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Full text of "Gioventú missionaria"

Sacra Famigl/a 



'"^C^<^O^.^JO'.tj^.,^C^. 



•'^W^s^;^f;-'^^^"^"T^ 




Contardo Ferrini Library 

of the 
HOLY FAMILY SOCIETY 

in the Madonna del Castello Church 
Auditorium - Swissvale, Pa. 



JN-.^JP-. . 



-5a- 







La Beatificazione della Confondatrice delle Missio- 
narie di M. A. assunse una eccezionale imponenza. 
Circonfusa della luce di D. Bosco, rumile Suora 
esaltata all'onor degli altari, oltre al fasto della pompa 
liturgica del sacro rito nell'impareggiabile splendore 
della Basilica Vaticana, riscosse dalle rappresen- 
tanze del mondo salesiano un plebiscite di venera- 
zione, che non h ordinario nella storia delle Beati- 
ficazioni. Cosi resta confermata ancora una volta 
la grande legge del Vangelo, che I'esaltazione delle 
creature di Dio alia gloria cristiana ha per unita 
di misura la virtii deH'umilta nell'esercizio della 
carit^. 

Letto il « Breve pontificio » dopo il canto del 
Te Deum, venne posta in venerazione sull'altare una 
reliquia della Beata. Allora cadde il velario che co- 
priva la ji gloria » nella raggiera del Bernini. La 
B. Mazzarello sfolgorava in un trionfo di luci, di- 
pinta fra angeli venerabondi, in una festa di colori 
celesti. Intanto nella sua nicchia, adorna di fiori 
e illuminata, anche la statua di S. Giovanni Bosco 
sembrava riflettere la gioia del Padre. 

Nel pomeriggio, la discesa in S. Pietro del Papa 
delle Missioni richiam6 nella Basilica una imponente 
folia di personalita e di fedeli. Disceso dalla sedia 
gestatoria, il S. Padre s'inginoc- 
chio al faldistorio e sul tronetto 
sfavillante d'oro, fra miriadi di 
ceri, venne esposto il SS. Sa- 
cramento. 

Dopol'indimenticabile funzione, 
il Rettor maggiore D. Ricaldo- 
ne si avvicin6 al faldistorio per 
presentare al Papa una reliquia 
della Beata, racchiusa in un ar- 
tistic© reliquiario d'oro e di argento 
adorno di gemme con altri doni. 
(1 S. Padre, nel gradire i doni, ri- 
lev6 come essi esprimessero non 
solo la profonda spiritualita della 
Beata, ma anche I'energia, che fu 
una precipua caratteristica della 
grande Seiva di Dio. 



Dalle notizie di alcuni corri- 
sp>ondenti dell'Agenzia Fides si ha 
un'idea delle sofTerenze causate dal- 
la guerra in estremo Oriente e di 
quelle che perdurano nelle conse- 
guenze del conflitto stesso, dovun- 
que passa la raffica distruggitrice. 
Le medesime notizie mettono an- 
che sempre piu in luce Tammira- 
bile condotta dei Missionari cat- 
tolici e gli eroismi della loro carita 
riconosciuti dalle due parti in con- 
flitto, esaltati dalle masse dei sini- 
strati e di ogni ceto di persone che 
riconoscono nei Missionari gli a- 
postoli di ogni ideale superiore, 
che trascende tutte le umane bar- 
riere e attinge direttamente alle 
fonti del divino, per un sempre 
piii ampio respiro di carita, di cri- 
stiana fratellanza, di vera pace tra 
le genti fondata su Cristo e da Lui 
portata con la sua comparsa sulla 
terra. 



A Canton i soccorsi furono organizzati dal Vicario 
Apostolico. Profughi se ne raccolgono dappertutto 
presso le residenze dei Missionari e la sola stazione 
missionaria di Yungchong ne mantenne per diversi 
mesi piu di tremila. 

Nonostante i continui e gravi pericoli, nessun Mis- 
sionario cattolico ha abbandonato il proprio posto. 

II seminario regionale di Kaifeng, affidato alle 
Missioni estere di Milano, accolse e euro per piu 
di un trimestre oltre tremila rifugiati. Sia prima che 
dopo I'occupazione della citta, tutto il personale 
della Missione seppe dimostrare carita, coraggio e 
abnegazione tali da suscitare la sconfinata ammi- 
razione perfino delle piii alte autorita. In Kaifeng 
essi battezzarono 870 persone morenti, quasi tutte 
ferite in combattimento o da bombe aeree e ospita- 
rono per novanta giorni piu di 10.000 profughi. 

Da questo contegno dei Missionari si ebbero 
due apprezzabili frutti: un notevole movimento di 
conversioni e il radicale mutamento dell'opinione 
pubblica in favore delle Missioni e della Chiesa. 



Poco tempo fa, a Betlemme soldati inglesi fecero 
saltar con la dinamite alcune case arabe; una delle 
case distrutte si trovava a meno di cento metri dalla 
Chiesa della Nativita. Per buona sorte questa non 
fu danneggiata. 




La preghiera del S. Padre dinanzi alia reliquia della B. Mazzarello. 



(CoDOGNATO) lUustrazione della copertina: L'arrivo dei Magi. 






TORINO 
l°GENNAiO 1939 



XVII 



Anno XVII - N. 1 - Pubbl. mensile. 
Spedizione in abbonamenlo posfale. 



Abbonamento annuo: per I'Ita- 
LIA: Ordinario L. 6,20 - Soste- 
nitore L. 10 - Vitalizio L. 120 
— per I'ESTERO: Ordinario 
L. 10 - Sostenitore L. 20 - Vi- 
talizio L. 200. 



Direzione e Amministr.: Via Cot- 
tolengo, 32 - Torino (log). 




AURORA RADIOS A 



II nuovo auno, che sorge ricco di promesse, ha la poesia della profumata pri- 
mavera e porta con se la giovialita e le speranze della giovinezza. 

All'aurora del 1939 spe'cialmente noi cattolici ci seutiamo uuiti negli stessi ideali 
della vita come membri di tuia grande famiglia raccolta sotto I'amabile autorita 
di uno stesso Padre, il Papa, tutta protesa verso il medestmo fine di amare 
Iddio e di farlo amare. Dacche la vita su questa valle di pianto ci e data per 
impiegarla nel bene, vorremmo die tutta I'umanita si assicurasse il Cielo con 
opere vivificate dalla fede e dalla grazia. Invece purtroppo la maggior parte degli 
uomini vive lontana da Dio o perclie dimentica di Lui o perche sepolta nel- 
I'ignoranza delle eterne verita e nelle tenebre dall'errore. 

Malgrado gli innumerevoli sacrifici del Missionari, die faticauo nelle terre 
tuttora inf estate dalla supers tizione e dal paganesima, il gregge di Cristo e an- 
cora esiguo; tanto piu che anche in diversi paesi cosidetti civili si tenta di 
scalzar le basi del CristianssmiD con una persecuzione aperta o subd^la, con 
diaboliche innovazioni materialistiche e ateistiche destinate alia perdizione di 
tante anime. 

I^ppure la Chiesa di Cristo e raaestra di civilta e insigne benefattrice dei po- 
poli; eppure essa comprende la parte piu eletta della societa e ispira i Missionari 
ad abbandonar patria e famiglia per estendere il dolce Regno del Redentore 
sulla terra. 

Ma nonostante le defezioni di tanti cristiani all'acqua di rose, al tranionto 
dello scorso anno assistemmo alia glorificazione di parecchie umili Donne fon- 
datrici di Congregazioni religiose, vere eroine degne d^U 'universale aminirazione. 
Tra queste. rifulge di luce radiosa la B. Maria Mazzarello che, suUe orine di 
D. Bosco, seppe raggiungere i piii alti fastigi della santita. Confondatrice delle 




Figlie di Maria Ausiliatrice, la novella 
Beata sorride dal Cielo alio stuolo delle 
sue infaticabili Missionarie clie consumano 
la loro vita tra gl'infedeli, felici di be- 
neficarli per accrescere il numero dei fe- 
deli e degli eletti. 

Gloria pertanto a questo olezzante Fiore 
dei campi coltivato dalle esperte mani del 
grande Educatore della gioventvi e dalla 
Chiesa innalzato all'onor degli altari! 

Facciamo voti che il suo mirabile esem- 
pio susciti ovunque sentimenti di emula- 
zione, specialmente nel sacrificio e nello zelo 
per la salvezza degli erranti. Imploriamo 
da lei la grazia d'imitarne le eccelse virtii 
per divenir tutti, secondo il nostro stato, 
umili ma efficaci strumenti nelle mani di 
Dio per il bene delle anime. 



INTENZIONE MISSIONARIA PER GENNAIO 

Pregare affinche tutfi gli erranti 
rifornino ail'unita della Chiesa. 

Questa intenzione e I'eco deW invocazione indul- 
gemiata inserita nelle Liianie dei Santi: « Ti 
preghiamo, o Signore, che ti degni di richiamare 
tutti gli erranti ail'unita della Chiesa e di con- 
durre alia luce del Vangelo tutti gl'infedeli ». 
Tale intenzione e appropriata al primo mese 
dell' anno, in cui dal i8 a/ 25 si ha I'ottava delle 
preci, affinchd tutti i cristiani erranti ritori ino ed 
entrino nella sola e santa Chiesa fondata da Cri- 
sto. Nel vocabolo « erronti » sono comprese tutte 
le sette degli Orientali e dei protestanti separate 
dalla. Chiesa cattolica romana. 

Attualmente tra i protestanti c'e grande desi- 
derio di unirsi nella stessa fede. A questo scopo, 
nel 1927 si face a Losanna il primo congresso; 
il secondo si riun'i nel 1937 a Edimburgo, dove 
presenziavano 414 delegati di 122 diverse sette 
appartenenti a 43 differenti nazioni. 

Anche il Poniefice delle Missioni, nella sua 
Enciclica del 6 gennaio 1928, fa voti che tutti gli 
erranti ritornino finalnunte all'ovile di Cristo, che 
vuol tutti salvi nella conoscenza della verita. 




deUe tiieUe ai^Une 



Gesu era nato a Betlemme e alia famosa 
Stella, che aveva condotto alia ciilla del c ivino 
Infante i tre sovrani dell'Asia, dopo avere sod- 
disfatto il suo compito, non rimaneva che 
ritirarsi. Ma dove? In cielo? Col suo splendore 
avrebbe eclissato tutte le stelle, e forse nuovi 
Magi, ccnquisi dalla sua vivissima luce, si sareb- 
bero mossi alia ricerca di un nuovo Messia. La 
terra dunque doveva essere il luogo del suo ri- 
fugio. 

A lungo la stella vago su isole e continenti, 
cercando un luogo, un paese adatto: finche in 
una placida notte di maggio scorse le monta- 
gne deiritalia, le sue vallate dai pascoli mae- 
stosi e silenti, e si disciolse in una miriade di 
stelle cadenti, che si posarono sulle cime nevose 
delle Alpi. 11 giorno seguente i pastori e i cac- 
ciatori scorsero alcuni fiori sulle pietre stesse, 
iiori comparsi- aH'iniprovviso e somiglianti ad 
astri di velluto bianco. 

Ecco perche Vedelweiss non appassisce mai, 
e perche si ritiene apportatore di felicita a 
quanti hanno la sorte di trovarlo. 



rr\ 



Is 



C'S una Stella 

tutta bella, 

tutta fulgida di luce, 

alia alia nell'azzurro. 

Con sussurro 

celestiale 

passa un lieve f renter d'ale 

sotto il bruno ed ampio manto 

della notte serenata, 

della notte tutta incanto. 



Quella Stella chi conduce? 

Sulla strada che si snoda 

tra le pahne e gli alod 

c'i una ricca cavalcata, 

cavalcata di tre Re. 

Sta ciascuno insediato 

sopra un alio dromedario, 

circondato 

da una stuol pomposo e vario 

di servenii, 

che procedon lenti a pid. 




Ogni lie stringe sul petto 
un vasello o un cofanetto 
con un dono sopraffino 
pel divino 
Pargoletto. 

it 

Bianco e il primo, e ha i capelli 

e la barba come neve, 

e il suo dono son gioielli 

d'or pretto 

nel prezioso cofanetto. 

Giallo e I'altro di pelame 

e signor d'un gran reame; 

porta incenso profumato 

da bruciare 

sull'altare 

per Iddio che in terra e nato. 

Nero e il terzo, con le rosse 

labbra grosse 

e la folia capelliera 

crespa, e anch'essa nera nera; 

porta in copia 

della mirra d'Etiopia 

nel suo piccolo vasello 

che sa I'arie del cesello. 




mi 



* 



Per le strade dell'Oriente 

tra casupole e palagi 

vanno vanno . 

i tre Re Magi 

verso un punto d'occidente 

che non sanno. 

Ma lo sa pero la stella 

che, raggiando di lassii, 

a conduce, 

con la luce 

che inargenta piira e bella 

la capanna di Gesii. 

Prof. Emilio Garko 




J 



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rW <rtA»tr> »' t;*»fr iSiart* M * M** **'*****'*'**'*** ^ 4A »fc ** ifcg-«».fciRS 



L'urna racchiudente le venerate spoglie delta Beata Mazzarello. 



La Beafa Maria Mazzarello e le Missioni. 



La Beata Maria Mazzarello non ando mis- 
sionaria in terre selvagge, ma fu valida coope- 
ratrice di S. Giovanni Bosco nello scegliere 
il personale adatto da unirsi ai Salesiani par- 
tenti per I'America. Non solo, ma queste Figlie 
di Maria Ausiliatrice erano da lei preparate 
alia Missione, accompagnate ai porti d'imbarco, 
segiiite con lettere affettuose e ricche di saggi 
consigli. Tre furono le spedizioni a cui la Beata 
presiedette, e, in tutte, grande fu I'entusiasmo 
e la plena fiducia in Dio ch'Ella seppe infon- 
dere nell'animo delle partenti. La prima spe- 
dizione avvenne nel settembre del 1877 con 
sei Missionarie. Quale ansiosa gioia e che fer- 
vore di lavoro vi era nella Casa di Mornese in 
quel giorni! Tutte le consorelle, e la Madre prin- 
cipalmente, erano in faccende alio scopo di 
preparare un buon corredo per le « Missionarie », 
come gia si chiamavano. 

Veraniente non erano ancora i veri luoghi 
di Missione quelli a cui erano dirette, poiche 
la loro m^ta erano le capitali dell'Argentina e 
deirUruguai; ma il loro pensiero correva ardi- 
mentoso oltre le barriere della civilta, e volava 
a cercar anime da salvare nelle immense 
pampas, tra le foreste intricate, lungo i fiumi 
amplissimi, per le terre deserte e flagellate dai 
venti. La Beata, dopo la funzione di addio, le 
accompagno a Sampierdarena, e di li, assieme 
a due Consorelle, ando con i- Missionari sale- 
siani diretti a Roma per ricevere la benedizione 
del Santo Padre. Con tutta umilta Madre 
Mazzarello rimase confusa e riverente ai piedi 
del somnio Pontefice. Chi avrebbe detto al- 
lora che, sessantun anni piii tardi, lo stesso som- 
mo Pontefice si sarebbe inginocchiato dinanzi 
all'umile Suora proclamata Beata? 

A Genova rimase sul ponte del bastimento 
per confortare e consigliar le sue figlie fin che 



udi il segnale della partenza. AUora le abbrac- 
cio a una a una, e scese su di una barca che 
s allontano verso terra, salutando ogni tanto 
con la mano quelle magnanime Suore. 

Nella seconda spedizione, non furono piii 
sei, ma dieci le « Missionarie » prescelte dalla 
Beata e da lei preparate a quell'impresa con 
indescrivibile ardore. A queste. quando furono 
partite, scriveva qualche tempo dopo: « ...Vi 
raccomando di amarvi, di usarvi sempre ca- 
rita, di compatire i difetti una dell'altra... Ab- 
biatevi riguardo alia salute: pensiamo che la 
vita, che abbiamo, non e piu nostra, ma I'ab- 
biamo data alia Comunita... Coraggio, buone 
e care sorelle! Facciamo il bene finche siamo 
in tempo; non scoraggiatevi mai! ». Come si 
sente in queste parole il cuore della Madre! 

La terza spedizione avvenne nel 1881, I'anno 
in cui la Beata doveva lasciar questa terra per 
volare al Cielo. Otto erano le Suore missio- 
narie, e questa volta potevano proprio chia- 
marsi co.si, perche le aspettavano la Patagonia 
e la Terra del fuoco, regioni immense, soli- 
tarie e in gran parte inesplorate, con tribii di 
gente nemica dei bianchi e ignorante del santo 
Vangelo. La Beata Maria Mazzarello, gia am- 
malata, non voile che le ^.lissionarie partissero 
senza il conforto della sua materna presenza, e 
le accompagno anche questa volta a Torino e 
a Genova. Ma a Genova fu assalita da una 
forte febbre. Incurante di se stessa, fece con le 
sue buone figlie un tratto di viaggio in mare 
fino a ]\Iarsiglia, considerandosi essa pure Mis- 
sionaria. II mare pero, quantunque tranquillo, 
le fu nemico, ed ella sofferse molto. 

Per di piu il piroscafo ebbe, durante il tra- 
gitto, un'avaria all'elica che I'obbligo a stare 
tre giorni in un bacino di carenaggio nel porto 
di Marsiglia per le necessarie riparazioni. La 








La Beata Mazzarello in gloria. 



(Quadro del Crida). 



Madre Mazzarello e le Suore ebbero alloggio in 
una casa privala, dove pero mancava tutto, 
anche i letti; sicche la Beata dovette donnire 
per terra, sopra uu semplice pagliericcio. Con- 
dizione di vita veramente niissionaria! Quando 
le Suore ripresero il mare, la ^Madre le abbraccio 
conimossa. Era quello davvero I'estremo addio! 



Le Mi sionarie di M. A. non dovevano mai piu 
rivedere la loro buona Madre, ma ella le avrebbe 
rivedute e benedette in Cielo! 

Ora la Mazzarello e tornata tra lore, in tutte 
le parti del mondo con la sua inimagine aurec- 
lata della luce di Paradiso! 

D. G. 



5 




FIORITA PURPUREA 



La notte dopo la partenza del Magi da Be- 
tlemme, Maria fece un sogno. Le sembrava di 
trovarsi in una vallata piena di gigli- Cera con 
Lei anche il piccolo Gesu, che protendeva le 
braccia verso la fiorita desideroso di cogliere 
un mazzo di quelle olezzanti corolle. 

Ma ecco coniparire, a un tratto, un vecchio 
alato dall'ampia barba di neve e con la faccia 
ossuta. Egli teneva tra mano una grande fake 
arcuata. II vegliardo s'inchino dinanzi al Bimbo 
che, per nulla impressionato dal suo aspetto, gli 
sorrideva. Invece Maria, che sempre trepidava 
per il suo Tesoruccio, rimase sorpresa a quella 
comparsa e nascose Gesu sotto il proprio manto 
per timore che quel vecchio avesse qualche si- 
nistra intenzione a suo riguardo. 

AUora Gesii le disse: 

— Non temere, Mammina! Quel vecchio fal- 
ciatore non mi fara alcun male. Egli e venuto 
a recidere questi gigli affinche non siano detur- 
pati dal re delle tenebre. Sta' dunque tranquilla 
e lascialo fare... 

La Vergine non rispose, ma non capiva per- 
ch^ mai quel vecchio fosse venuto a falciar la 
fiorita, che dava un cosi gradevole aspetto alia 
vallata. Intanto lo sconosciuto cominciava la 
sua opera senza parlare. Ma appena i primi 
gigli caddero recisi dalla fake, Ella si accorse, 
con un brivido, che dai loro steli usciva sangue. 
Impressionata di quel misterioso fenomeno, 
Maria rivolse uno sguardo interrogativo al Fi- 
gliuoletto e questi soggiunse: 

— Non angusliarti per cio che vedi, Mamma. 
Devi riflettere che tutti questi gigli simboleg- 
giano altrettante vite d'innocenti, che saranno 
sacrificate per la mia incolumita. 

Mentre il Pargoletto cosi parlava, la Vergine 
noto che, appena recisi, quel gigli si trasforma- 
vano in bambini morenti e imporporati di san- 
gue. 

— Ma Gesu! — sospiro allora Maria copren- 
dosi gli ocelli per non vedere. — Che significa 
tutto questo? 

— Non te I'ho gia detto? — soggiunse il 
Bambino. — IJ un quadro di cio che avverra 

•tra poco per la mia salvezza. 



— Ma perche tale strage? — insist eva la 
Vergine con la voce rotta dai singhiozzi. — 
Accorriamo per impedire che quel vecchio con- 
tinui la sua opera di distruzione... 

— No, lascialo fare, Mamma! Guarda piut- 
tosto che avviene ora di quelle piccole vittime... 

La Vergine guardo e vide che appena quei 
bambini si irrigidivano nell'immobilita della 
morte, subito balzavano dal suolo con una pal- 
ma in mano e la testa cinta di un'aureola pur- 
purea. 

Allora Maria si console, tanto piu che quei 
bambini redivivi correvano festanti verso il suo 
Figliuoletto, che li accoglieva raggiante di gioia. 

A un tratto scomparve la vallata e dinanzi 
alio sguardo della Vergine si prospetto un lago 
di sangue, dal quale emergeva un Vecchione 
incoronato. A questa vista, Ella rabbrividi e, 
non potendo sostener lo sguardo corrucciato 
di quell'orrendo vecchio che gettava fiamme 
dagli occhi, si guardo d'attorno per cercare il 
proprio Bimbo. Si console nel vederselo vicino, 
con un fascio di gigli tra le mani. Allora gli 
domando chi fosse quel Vecchione e Gesii con 
un sospiro rispose: 

— fe il persecutore! 

Proprio in quell'istante, Giuseppe si avvicino 
alia dormente per destarla. Che cos'era avve- 
nuto ? 

Durante il sonno, al buon falegname era ap- 
parso un Angelo, che gli aveva detto: 

— Alzati, prendi il Bambino e sua Madre; 
fuggi in Egitto e fermati la finche io ti avvisero, 
che Erode cerchera del Bimbo per farlo mo- 
rire (*). 

Immaginarsi la dolorosa sorpresa del santo 
legnaiuolo nel ricevere quel celeste messaggio! 
Dapprima la prospettiva di una fuga di notte 
e verso una regione cosi lontana sgomento il 
buon artigiano, ma poi, adorando le provviden- 
ziali disposizioni di Dio che cosi tempestiva- 
mente sottraeva il tenero Figlio alia gelosia del 
tiranno, egli sveglio la dolce consorte per co- 
municarle il volere del Cielo. 

(*) Matt., II, 13- 



Poco dopo, la sacra Famiglia usciva dalla 
romita capanna per non rientrarvi mai piu. 
Prima di allontanarsi dalla vallata dei gigli, il 
piccolo Gesu incarico Giuseppe di cogliergli un 
bel mazzo di quei fiori. Appena li ebbe, sorrise 
e poi si addormento sul cuore della Mamma. 
Era una uotte serena; sulla natura addormen- 
tata regnava una calma solenne. Le stelle tre- 
molavano nel vuoto; il silenzio incombeva ovun- 
que vasto, tragico, tombale. 

Ma eccoli in vista della porta custodita da 
guardie armate. Alia comparsa della piccola 
carovana, la guarnigione si mette subito in al- 
larme, perche indovina clie quei viandanti sono 
fuggiaschi. Ouella Donna, che si avvicina in 
groppa all'asinello, nasconde probabilmente il 
proprio Bambino sotto il manto. E proprio 
cosi. Le forme del Fantolino si disegnano evi- 
denti tra le pieghe del suo manto. Bisogna 
quindi arrest aria e sopprimere con un colpo di 
spada il Bimbetto, perche tale e I'ordine di 
Erode. 

Ecco Maria a pochi passi dalla guardia, 
che immediatamente le punta la lancia contro 
gridando: 

— Ferma! Fa' vedere quelle che nascondi 
sotto il manto! 

A quell'intimazione, la Vergine non riesce 
neppure a proferir parola; si limita soltanto a 
obbedire, pallida in viso come fosse divenuta 
Ella stessa un giglio. Ma la guardia non pud 
credere ai proprii occhi, perche invece del sup- 
posto Bambino non scorge che gigli di un can- 
dore cosi abbagliante, che le tolgono la vista. 
Tuttora incredulo, il soldato tocca quei iiori, ma 
ecco uno sciame di api ronzargli attorno al capo. 
Allora, anche per sottrarsi alle punzecchiature 
di quello sciame, la guardia si allontana di la 
ed entrata nell'attigua fortezza dove si trova 
il comandante della guarnigione, lo informa di 
quanto succede. II capo delle guardie si avvicina 
alia Vergine, che con gli occhi bassi trepida e 
prega, e le ripete I'intimazione del suo gregario. 
Maria, sempre in silenzio, riapre il manto, ma 
quando il comandante si e accertato che Ella 
porta soltanto gigli, la lascia passare. 

Ma mentre essi si allontanavano da Betlemme, 
tra la guardia e il comandante si svolse questo 
animato coUoquio: 

— Ma perche hai lasciato passar quella Don- 
na? — osservava il gregario fuor di se per la 
stizza. 

— Perche non portava che gigli... 

— Invece sotto di essi Ella nascondeva il 
proprio Bambino. 

— T'inganni: la mia perquisizione 6 stata" 
accuratissima. Ti assicuro che non c'era alcun 
Bambino... 

— Eppure il Figliuoletto vi doveva essere... 
I<o udivo perfino respirare! 

— Era un'illusione; metti pure il cuore in 
pace, chd i miei orecchi e tanto meno i miei 
occhi non s'ingannano. 

— Eppure voglio assolutamente accertar- 
mene... 

— Se vuoi, fa' pure. Metto un cavallo a tua 
ilisposizione. Ritornerai pero con le pive nel 
saccQ. 



— Sia pure. Ma almeno potro giustificarmi 
presso il centurione, che iersera mi ha minac- 
ciato la morte se non riusciro a condurgli di- 
nanzi o viva o morta la Donna e il Bimbo 
sfuggitimi durante la festa. 

Ma per aver dovuto partecipare alia strage 
dei bambini betlemiti, che per ordine del ti- 
ranno furono poco dopo sgozzati nelle loro culle, 
la guardia ritardo di qualche ora I'inseguimen- 
to dei santi fuggiaschi. Il soldato pote balzare 
a cavallo soltanto quando di lontano la sacra 
I'amiglia stava per rivolgere I'ultimo accorato 
sguardo a Betlemme che, ancor tra le gramaglie 
della notte, risuonava dei vagiti di tanti bimbi 
uccisi e delle grida di tante madri, inconsola- 
bili come Rachele per la perdita delle loro crea- 
turine sacrificate dalla crudelta di un despota 
geloso e sanguinario. 

Intanto la guardia, in groppa al suo focoso 
cavallo, si allontanava di galoppo da Betlem- 
me. Essa era furibonda di livore perche 
il comandante della guarnigione aveva la- 
sciato uscir da Betlemme Colei che certamen- 
te stringeva al petto il proprio Bamljino. Piu 
pensava a quell'incontro con la Donna dal 
manto azzurro e maggiormente si convinceva 
di aver intuito la verita. Ora percio il soldato 
era deciso di raggiungere i profughi per sop- 




Maledctte api! — mormorava I'arciere. 



7 



primere quel Bimbo misterioso con la spada 
ancor insanguinata dal recent e eccidio. 

Ed ecco una caverna, presso la quale sta un 
asinello. Forse i fuggiaschi si sono rifugiati 
la dentro. La guardia balza da cavallo e, sguai- 
nata la spada, entra nella caverna. Non si ^ 
ingannata. Ecco il Bimbo addormentato, che 
stringe al cuore i gigli. La Mamma e I'Uomo 
riposano poco distanti. Questa volta il Par- 
goletto non sfuggira pii!i alia morte. 

La guardia si avvicina cautamente al piccolo 
Dormente. Lo contempla con perfida gioia, ma 
mentre inarca il robusto braccio per vibrargli 
un colpo di spada, ecco un'ape ronzarle d'in- 
torno. 

— Maledette api! — mormora I'arciere. — 
Ce I'hanno proprio sempre con me? 

Fa per allontanar da se il noioso insetto, ma 
esso s'avventa contro la sua faccia. AUora la 
guardia indietreggia per sottrarsi alle punture 
dell'ape e intanto ode il Bimbo che, nel sonno, 
bisbiglia alcune parole che le fanno impressione. 

— Perche lottar contro le creature, che ob- 
bediscono al Great ore? 

Che misteriose espressioni! Dunque le api di- 
fendono quel Bimbo per disposizione di Dio... 
Se e cosi, quel Pargoletto non dev'essere come 
gli altri, che son caduti a decine sotto la sua 
spada. Chi sara dunque quel portentoso Bam- 
bino, dal cui viso emana una luce cosi radiosa 
da non poterlo neppur fissare, quasi fosse un 
sole? 

La risposta a questa domanda gliela da la 
Donna avvolta nel manto azzurro, che forse 
sogna: 

— Perch^ insidiar la vita del Re della luce 
venuto al mondo per redimere I'umanita pec- 
catrice? — ' Ha sussurra. 

— Ah, dunque... — pensa la guardia — quel 
Bimbo non e un competitore di Erode... Non 
e venuto al mondo per scatenar la guerra, ma 
per diffondere ovunque la luce del suo amore. 
Perche dunque sopprimerlo? 

La decisione e presa. L'arciere non si mac- 
chiera di un altro delitto, anche per non assu- 
mersi la grave responsabiUta di uccidere chi me- 
rita di vivere per il 
bene di tutti. Anziche 
vibrare il colpo mor- 
tale, il guerriero pie- 
ga piuttosto le gi- 
nocchia dinanzi al 
piccolo addormen- 
tato, che era seml)ra 
sorridere nel sonno. 
Che viso celestiale! 
Com'e grazioso quel 
Reuccio, che emerge 
da quella fiorita! EgH 




dev' essere un Dio: bisogna dunque adorarlo, 
deporre ai suoi piedi I'arma intrisa di sangue 
innocente, affinche Egli la purifichi. 

Poco dopo, l'arciere disarmato balza nuova- 
mente a cavallo e si allontana dalla spelonca, 
con la persua.sione di aver compiuto una buona 
azione. Ora, con la coscienza purificata dal do- 
lore, egli potra affrontar coraggiosamente an- 
che la morte. 

Intanto Gesu si desta. Egli, che quantunque 
addormentato aveva assistito alia conversione 
di quel sicario, guarda ora la spada di lui de- 
post a ai proprii piedini e rosseggiante di sangue. 
La prende nelle sue manine, vi accost a le lab- 
bra per baciarla e poi la depone con un sospiro 
sulla fiorita. A quel contatto i gigli, prima can- 
didi come neve, divengono purpurei. 

A questa tra.sformazione, il Bimbetto sorride 
e poi desta la Mamma e Giuseppe, aflSnch^ am- 
mirino quella fiorita purpurea. Specialmente 
Maria, nel vedere la spada insanguinata e le 
corolle della stessa tinta, trepida e non sa spie- 
garsi il fenomeno. 

— E; dunque entrato qualche sicario di Erode 
mentre noi dormivamo? 

Questa la domanda, che affiora dalle sue 
labbra di giacinto. 

— Si, Mamma! — assicura il Bimbo. — Ma, 
come vedi, il mio celeste Padre mi ha nuova- 
niente difeso; anzi ha illuminato un peccatore, 
che ora, pentito delle proprie colpe, fara una 
condegna riparazione. 

Allora la sacra Famiglia si prostro ad adorare 
la divina Provvidenza, che anche in quel mat- 
tino faceva spuntare il sole tanto sui buoni, 
che sui cattivi. 

Prima di rimettersi in viaggio, il divin Par- 
goletto incarico Giuseppe di plantar presso 
I'entrata della grotta il mazzo di gigli benche 
un po' appassiti. E perche il mite artigiano Gh 
osservava che quel fiori non avrebbero natural- 
mente potuto attecchire, Gesu lo assicuro che, 
al ritorno dall'esilio, avrebbero ritrovato quella 
fiorita fresca e olezzante come avesse i bulbi 
sotterra, perche perennemente irrorata dal san- 
gue dei santi Innocenti, mistici fiori recLsi dalla 
spada del tiranno e 
trapiantati nei cele- 
sti Giardini. 



Intanto i Magi at- 
traversavano nuova- 
mente il deserto ra- 
gionando tra luro del 
piccolo Re, che ave- 
vano adorato e che 
rendeva palpitant! di 
gioia i loro cuori. 



D. PHLA. 



^ Questo capitolo e stato tolto daWelegantissimo libro IL RE DELLA LUCE, ricco di 

illustrazioni e rilegato alia bodoniana. Per una speciale concessione, i lettori di G. M. lo possono 
ricevere francoposta per L. 9 {invece che per L. 10,50) spedendo vaglia all'editrice «La Sorgente», 
Viale Romagna, 51 - Milano. 

-- 8 



J 



SULLE TRACCE 

Dl DUE EROI 



Verso la mefa. 

II viaggio di ricognizione sul Rio das mortes 
doveva pero continuare. II mandate dei supe- 
riori era di risalire il fiume iino al punto estre- 
mo, raggiunto dalle due vittime, alia residenza 
cui diedero il nome di S. Teresa del bambino 
Gesii. Restavano ancora quasi altri quattrocento 
chilometri. 

Lunghe giornate di viaggio penoso e di con- 
tinuo pericolo. I selvaggi erano la. Anche il 
giorno, che sostarono in ricognizione sul luogo 
dell'eccidio, essi avevano messo fuoco nella 
steppa, a poca distanza. 

Dato pertanto I'addio al triste teatro della 
tragedia, gli espl^ratori partirono rimandando 
al ritorno il progetto di erigervi una grande 
Croce a perenne ricordo. 

II tratto da percorrere ofiriva ormai vicino 
il grandioso quadro della foresta, che giungeva 
fino alle sponde del fiume. Le spiagge aperte 
si facevano piu rare e imponevano maggior pre- 
cauzione e vigilanza soprattutto per la scelta 
dell'accampamento. A destra e a sinistra del 
fiume, ora piu vicino, ora piu lontano, si alza- 
vano tutti i giorni dense colonne di fumo. A 
un certo punto si distingueva recentissimo il 
passaggio dei selvaggi che avevano da poco 
attraversato il fiume. I nostri ardevano del 
desiderio di potere scorger qualcuno degli indi- 
geni almeno di sfuggita. Ma per quanto aguz- 
zassero la vista non ci riuscirono mai. L,i segui- 
vano certamente lungo la costa senza perderli 
di vista un istante; ma i nostri erano in mezzo 
al fiume, in campo aperto; essi, invece, protetti 
dal folto della foresta. Le tracce recent i che ne 
rivelavano la presenza e I'astuzia di occultarsi 
sistematicamente destavano pertanto non pochi 
timori. 

La navigazione teneva la sponda del fiume 
per evitare I'impeto della corrente, senipre piii 
intensa nel mezzo. Ma questo costituiva anche 
un continuo pericolo. A ogni istante la freccia 
di un selvaggio, nascosto dietro un tronco o 
tra gli arbusti della foresta, poteva colpire qual- 
cuno, che il bersaglio era affatto scoperto. I nervi 
quindi erano sempre tesi, I'animo in continua ap- 



prensione per ore e ore. Unico sollievo e distra- 
zione erano gli animali della foresta che di 
quando in quando scendevano al fiume e si la- 
sciavano vedere. Piu frequente il tapiro (anta) 
che, uscendo a lenti passi dal bosco, passeg- 
giava per la spiaggia, entrava nel fiume, si ba- 
gnava, nuotava, affondava, compariva e scom- 
pariva qua e la alia superficie dell'acqua diver- 
tendosi a suo bell'agio. Torme poi di capivaras 
e di altri animali, sereni e tranquilli, si godevano 
la vita. Era interessantissimo vederli e osser- 
varli in tutti i loro movimenti che riflettevano 
la pace solenne nella plena liberta della natura. 
Ma era altrettanto triste e penoso vedere come, 
appena avvertivano la presenza deH'uomo, essi 
perdevano istantaneamente la loro pace, s'inquie- 
tavano sconcertati e si davano a precipitosa 
fuga, con i segni del piu vivo terrore. 

Santa Teresira. 

I nostri desideravano arrivare alia residenza 
« S. Teresina » per la festa dell'Assunzione. E 
verso sera del giorno 14 agosto, ecco proprio a 
una svolta del fiume, visibile appena, in lon- 
tananza, una radura nella foresta ove emer- 
geva, davanti a una piccola capanna nascosta 
dal verde del bosco, un'alta croce. « S. Tere- 
sina! S. Teresina! » fu un solo grido. E la vici- 
nanza della met a rallegro i cuori. In breve ora 
si tocco quel remoto lembo di terra bagnata 
dal sangue delle vittime, e si giunse sulla soglia 
di quella povera capanna costruita dalle loro 
mani, che li ospito per piu di un anno, formando 
la prima Casa salesiana del Rio das mortes. 
I tre Salesiani die la componevano erano ormai 
tutti morti. ]Ma la capanna accoglieva quella 
sera altri tre confratelli. 

Otto mesi erano trascorsi dal giorno_ in cui 
D. Fuchs, D. Sacilotti e il coadiutore Pel- 
legrino avevano lasciato la residenza per la 
riterca dei Chavantes e non tornarono piu! 
Tuttavia le poche cose che avevano lasciate nella 
capanna rimanevano ancora intatte. S. Tere- 
sina aveva fatto la guardia. Forse i Chavantes 
non avevano mai posto piede in quel luogo. 
L'alta croce. che i Missionari avevano inualzata 
davanti alia piccola capanna se ne stava tuttora 
ritta, per nulla profauata; unica fra le tante 
che i ^lissionari ercssero qua e la pel Rio das 
mortes, per conquistarlo a Cristo. 

(Fine). 







GENNAIO 

1 D CIRC, di N. S. 

2 L SS. N. di Gesu 

3 M s. Antero p. 

4 M s. Tito vesc. 

5 G s. Telesforo 
6V EPIFANIA 

7 S s. Luciano m. 

8 D S. FainigUa 

9 L s. Giuliano m. 

10 M s. Paolo I erem. 

11 M s. Igino papa 

12 G s. Massimo v. 

13 V s. Ilario vesc. 

14 S s. Dazio vesc. 

15 D s. Mauro ab. 

16 L s. Marcello pp. 

17 M s. Antonio ab. 

1 8 M Catt. di S. Pie- 

tro in Roma 

19 G s. Bassano v. 

20 V SS. Fab. e S. 

21 S s. Agnese v. 

22 D s. Vine. m. 

23 L Spos. di M. V. 

24 M s. Babila vesc. 

25 M Con. di s. Paolo 

26 G s. Paola matr. 

27 V s. Giovanni Cr. 

28 S s. Cirillo d'A. 

29 D s. Franc, di 

Sales 



FEBBRAIO 

1 M s. Ignazio v. 

2 G Purificazione di 

Maria V. 

3 V s. Biagio vesc. 

4 S s. Andrea C. 

5 D Settw gesimn 

s. Agataverg. 

6 L s. Dorotea v. 

7 M s. Romualdo 

8 M s. Giov. de' M. 

9 G s. Apollonia v. 

10 V s. Scolastica v. 

11 S B. V. Lourdes 

12 D Sessogesima 

s. Melezio v. 

13 L s. Martiniano 

14 M s. Valentino p. 

15 M SS. Faust, e G. 

16 G s. Giuliana v. 

17 V s. Donato m. 

18 S s. Simeone v. 

19 D Quinquagedma 

20 L s. Eleuterio v. 

21 M s. Eleonora v. 

22 M Sacre Ceneri 

23 G s. Policarpo v. 

24 V s. Mattia ap. 

25 S s. Felice III p. 

26 D / di Quaresima 



30 L s. Savina matr. 27 L s. Gabriele A. 

31 Ms. Giov. Bosco 28 M s. Romano ab. 



Ditnostrate la vostra sitnpatia a G. M. 
procurandole nuovi abbonati. 




MARZO 

1 M s. Albino v. T 

2 G s. Simpliciopp. 

3 V s. Cunegonda T 

4 S s. Lucio papa T 

5 D // di Quates. 

6 L s. Coletta verg. 

7 M s. T omaso d'A. 

8 M s. Giov. di Dio 

9 G s. Francesca R. 

10 V s. Provino v. 

11 S s. Eraclio v. 

1 2 D III di Quares. 

13 L s. Eufrasia v. 

14 M s. Matilde reg. 

15 M s. Longino m. 

16 G s. Agapito v. 

17 V s. Patrizio v. 
i8 S s. Cirillo vesc. 

19 D IV di Quotes. 

s. GIUSEPPE 

20 L s. Eugenic 

21 M s. Benedetto 

22 M s. Cat. Fieschi 

23 G s. Vittoriano 

24 V s. Gabriele arc. 

25 S Ann. di M. V. 

26 D di Passicne 

27 L s. Ruperto ab. 

28 M s. Sisto III pp. 
20 M s. Eustasio ab. 



APRILE 

1 S s. Teodora v. 

2 D delle Palme 

3 L s. Riccardo v. 

4 M s. Isidoro v. 

5 M s. Vincenzo F. 

6 G s. Guglielmo c. 

7 V s. Epifanio v. 

8 S s. Dionigi v. 
9D PASQUA DI 

RISURREZ. 

10 L dell'Angelo 

11 M s. Leone M. 

12 M s. Zenone v. 

13 G s. Ermenegildo 

14 V s. Tiburzio m. 

15 S s. Anastasia m. 

16 D inAlbiss. Giu- 

seppe L. 

17 L s. Aniceto papa 

18 M s. Galdino v. 

19 M s. Crescenzic 

20 G s. Amanzio \ 

21 V s. Ansclmi" \ . 

(Solenn. citih) 

22 S s. Sotero m. 

23 D s. Marolo V. 

24 L s. Giorgio m. 

25 M s. Marco evaii. 

26 M Patr. S. Gius. 

27 G s. Pietro Can 

28 V s. Vitale man. 




MAGGIO 

1 L ss. Filippo e G. 

2 M s. Atanasio v. 

3 M Inv. S. Croce 

4 G s. Monica ved. 

5 V s. Pio V papa 

6 S s. Giov. Dam. 
7D s. Stanislao V. 

8 L s. Vittore m. 

9 M s. Gregorio N. 

(Sclenn. Civile). 

10 M s. Isidoro agr. 

1 1 G s. Mamerto v. 

12 V s. Pancrazio m. 

13 S s. Roberto Bell. 

14 D s. Ampelio v. 

15 L s. Giov. la S. R 

16 M s. Ubaldo v. R 

17 M s.PasqualeB./J. 

18 G ASCENSIONS 

19 V s. Pietro Cel. 

20 S s. Beinar. da S. 

2 1 D s. Felice capp. 

22 L s. Giulia v. L 

23 M s. Desiderio L 

24 M Maria SS.Aus. 

25 G s. Madd. Barat 

26 V s. Filippo N. 

27 S s. Giov. I pp. V 

28 D PENTECOSTE 

29 L s. Massimino 

30 M s. Ferdinando 

3 1 M s. Petronilla T 



GIUGNOi 

1 G s. Panfilo p 

2 V s. Erasmo 

3 S s. Clotilda : 
4D S.ma Trii 

(Festa nazii 

5 L s. Bonifacic 

6 M s. Norberto 

7 M s. Roberto 

8 G CORPUS 

MINI 

9 V SS. Prime e 

10 S s. Margher 

11 D s.Barnaba 

12 L s. Basilide 

13 M s. Ant. da 

14 M s. Eliseo pi 

15 G SS. Vito e 
16V S. C. di ( 

s. Quirico 

17 S s. Agrippir 

18 D s.Efrem^ 

19 L SS. Gervasc 

20 M s. Silverio 

21 Ms. Luigi G 

22 G s. Paolino ' 

23 V s. Lanfranf 

24 S Nat. Giov 

25 D s. Eligio \ 

26 L ss.' Giov. 

27 M s. Ladislac 

28 M s. Ircneo ■ 

29 G ss PIETB 

PAOLO 

30 V Comm. s. I 




(Mi i fUu (eiiUdi au^uU cU 




LUGLIO 

' Prez. Sangue 
I Visit. diM.V. 

, s. Eulogio V. 
1 s. Ulderico v. 
1 ES. Cirillo e M. 
r s. T ranquillino 
' s. Consolo V. 

s. El sabetta 
) s. Veronica 

J s. Felicita m. 
/I s. Pio 1 papa 
A s. Naborre m. 
X s. Anacleto pp. 
^ s. Bonaventura 

> s. Enrico imp. 
» SS. Redent. 

^ s. Alessio conf. 
iJl s. Camillo de' 

Leils 
A s. Vine, de' P. 
J s. Gerol. Miani 
/ 8. Prassede v. 
5 s. Mara Mad. 

> s. ApoUinare 

L s. Crist-na v. 
VI s. Giscomo ap. 
VI sant'Anna 
S s. Pantaleone 
V SS. Nazaro e C. 
3 s. Marta verg. 
D SS. AbdoneS. 

L s. Ignazio L. 



AGOSTO 

1 M s. Pietro in V. 

2 M s. Maria d.Ang. 

3 G Inv. s. Stef. 

4 V s. Domenico c. 

5 S B. V. d. Neve 
6D Trasf. N. S. 



7 L s. Gaetano Th. 

8 M s. Emiliano 

9 M SS. Fermo e R. 

10 G s. Lorenzo m. 

1 1 V s. Radegonda 

12 S s. Ch ara verg. 
J 3 D s. Ippolito m. 

14 L s. Eusebio v. V 

15 M Assunz.M.V. 

16 M s. Rocco pelleg. 

17 G s. Gioacchino 

18 V s. Elena imp. 
IQ S s. Giov. Eudes 
20 D s. Bernardo a. 



21 L s. Privato v. 

22 M s. '1 imoteo v. 

23 M E. Filippo Ben. 

24 G s. Bartolomeo 

25 V s. Lu'gi re 

26 S s. Alessandro 

27 D s. Genesio m. 



28 L s. Agostino V. 

29 M Dec. s. G. B. 

30 M s. Rosa da L. 

31 G S. Abbondio v. 



I 



SETTEMBRE 

1 V s. Egidio ab. 

2 S s. Stefano I re 
3D s. G. Vianney 

4 L s. Rosalia v. 

5 M s. Vittorino v. 

6 M s. Zaccaria p. 

7 G s. Regina v. 
8V Nat. di M. V. 
9 S s. Gorgonio m. 

10 D S.Nicola da T. 

11 L SS. Proto e G. 

12 M S. Nome M. V. 

13 M s. Maurilio v. 

14 G Esalt. s. Croce 

15 V B. V. Addolor. 

s. Nicomede 

16 S s. Eufemia v. 

17 D s. Satiro c. 



18 L s. Eustorgio v. 

19 M s. Gennaro v. 

20 M s. Eustach. T 

21 G s. Matteo ap. 

22 V s. Maurizio T 

23 S s. Lino papa T 

24 D s. Teda verg. 

25 L s. Anatalone v. 

26 M s. Cipriano m. 

27 M ss. Cosma e D. 

28 G s. Venceslao 

29 V s. Michele arc. 

30 S s. Girolamo d. 



OTTOBRE 

1 D s. Remigio 

2 L 8. Angeli Cu- 

stoJi. 

3 M s. Teresa B. G. 

4 M J' . Francesco di 

Assisi 

5 G s. Placido ab. 

6 V s. Brunone ab. 

7 S B. V. Rosario 

8 D s. Pelagia v. 

9 L 8. Dionisio 

10 M s. Lodovico 

11 M Matern. M. V. 

12 G s. Serafino 

1 3 V s. Edoardo re 

14 S s. Calisto I p. 

1 5 D s. Teresa v. 

16 L 8. Gallo ab. 

17 M 8. Margh. Al. 

18 M s. Luca ev. 

19 G s. Pietro d'Al. 

20 V s. Irene v. 

21 S 8. Orsola v. 

22 D s. Donate V. 

23 L s. Severino 

24 M s. Raffaele arc. 

25 M s. Crispino m. 

26 G 8. Evaristo p. 

27 V s. Frumenzio 

28 S 8. Simone (Fe- 

sta nazionale). 

29 D CRISTO RE 

30 L 8. Quintino v. 

31 Ms. Anton. 




Col concorso dei propagandist!, G. M. di 
verra sempre piu bella e piu interessanti 



^^ 



>v 



"^^pBiwSlw"''*^ 



NOVEMBRE 

1 M Ognissanti 

2 G Comm. Def. 

3 V s. Malachia 

4 S s. Ca. lo Borr. 

(Festo ?u.zi( n.). 

5 D s. Magno a. 

6 L s. Leonardo 

7 M s. Prosdoc. 

8 M ss. 4 Coronati 

9 G s. '1 eodoro m. 

10 V s. Andrea Av. 

11 S s. Martino v. 

12 D s. Martino p. 



13 L Aiv. Ambr. 

14 M s. Clemente 

15 M s. Alberto M. 

16 G s. Edmondo 

17 V s. Geltrude v. 

18 S s. Romano m. 

19 D s. Ponziano 

20 L 8. Benigno V. 

21 M Pres. M. V. 

22 M s. Cecilia v. 

23 G s. Clemente 

24 V s. Prospcro v. 

25 S s. Caterina 

26 D s. Gaudenzio 



27 L Aw. Rem. 

28 M s. Giacomo 



DICEMBRE 

1 V 8. Castriziano 

2 S s. B;b-ana v. 

3 D s. Franc. S. 

4 L s. Barbara v. 

5 M s. Dalmazio 

6 M s. Nicolo B. 

7 G E. Ambrogio 

8 V Immacolata 

Concezione 

9 S s. Siro I vtsc. 

10 D N. S. di Lor. 

11 L s. Damaso p. 

12 M s. Spiridione 

13 M s. Lucia verg. 

14 G s. Matron. 7 

15 V s. Valeriano 

16 S s. Adelaide T 

17 D s. Lazzaro 7 

18 L s. Graziano v. 

19 M s. Dario m. 

20 M s. Liberate v . 

21 G 8. T omaso 

22 V s. Flaviano 

23 S s. Vittorin v. 

24 D s. Gregorio 

25 L NAT. DI N. S 

26 M s. Sttfano pr. 

27 M s. Giov. ap. 

28 G ss. Innocent 1 

29 V s. Davide rt 




/.' 



/.• 



Visioni missionarie 



Di sera ripensare a questa vita d'apostolato 
^ come calniar la fatica, la stanchezza quoti- 
diana. Ti fascia allora una pace profonda, ac- 
cresciuta dal breve crepuscolo che infiamma 
I'orizzonte. 

In gita aposfolica. 

Quando giunsi in India ero chierico. 

La prima domenica mi unii a un gruppo di 
compagni che, in mancanza di preti, andavano 
in un villaggio vicino, dove iioriva un piccolo 
Oratorio feslivo. 

Si parti: un pallone sotto il braccio e un 
campanello in tasca. 

Appena giunti, il campanello diffuse i suoi tin- 
tinnii tra le scure capanne, che in disordine as- 
siepavano i margini di un'immensa pianta- 
gione di te. 

Vennero i bambini! 

Uscivano dal buio della porta a balzelloni, 
trillando quasi passerotti fuori del nido. 

Gli uomini e le donne li seguivano a distanza. 

Incomincio il giuoco: i bimbi scalzi lancia- 
vano il pallone verso il cielo translucido del po- 
meriggio; quando esso cadeva tra la folia degli 



adulti, che a cer hio orlavano il campo, lo scop- 
pio di risa era fragoroso. 

Ci divertimmo un mondo. 

Mentre facevano catechismo, preparai I'al- 
tarino. 

Piii tardi i gruppi si fusero per la Benedizione 
col Crocifisso, impartita da uno di noi. 

Cominciarono a cantare! 

Dinanzi alia piccola Croce, il cielo terso ri- 
suonava di quel canti quasi fosse una volta 
armonica. Era la voce di tutto il mondo, che 
prostrate domandava salvezza e pace... 

La benedizione la diedi io stesso. 

Alzar la Croce su quella terra sospirata! 

Pieno il cuore di quel canti, mi voltai. 

La piccola folia era tutta china: mi sentivo 
commosso. 

Rimiravo lontano, centuplicando col pensiero 
I'esigua turba: dal petto, pero, nell'agitazione, 
sail alia gola un pianto irrompente, irrefrena- 
bile. 

La commozione di essere Missionario mi aveva 
vinto. 

Tra ser enti. 

Di serpenti boa, cobra e a sonagli in India 
ce ne sono a profusione. 

Poverino chi si htsciasse vincere dal panico, 
che i rettili si vedono sbucare e slrisciar un po' 
dappertutto! Non supponevo pero che perano 
nella mia cameretta... Ma state a sentire... 

Leggevo o pregavo, non ricordo piii bene; 
in un attimo di sospensione, rivolsi a caso lo 
sguardo al pavimento. Misericordia! Verde, si- 
nuoso si avanzava un serpente: il cobra! 

Rimasi trasognato a quell'oudeggiar di ret- 




12 




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tile, ma poi guardai bene. II serpente era 
sparito! 

Ddgli e cerca: fu irreperibile. 

Se fosse us:ito di notte, per esempio, mentre 
dormivo? Che sogni e che sobbalzi! Mi assopivo e 
il ronzio di una zanzara lo scambiavo col sibilo 
di un serpente. II sole finalmeiite si affaccio 
all'orizzonte. 

Mi alzai con la gioia di chi esce da un nau- 
fragio. L,a commozione pero diede un fremito 
alia inia persona quando in un angolo della 
stanza vidi il cobra steso inerte. 

L'aveva ucciso una mangosta: cio risultava 
dalle ferite che il rettile aveva suUa testa. 

L'Angelo buono aveva vegliato sul Missio- 
nario. 



Povero Angelo! 

Era stato battezzato gia grandicello e cre- 
sceva dritto e buono. Allorche pensava alia 
mamma, una nube adombrava la sua fronte 
aperta e gli occhi si abbassavano: era ancora 
pagana. 

— Padre! — egli disse una volta al Missio- 
nario. — Mia madre mi vuole con s^. — E 
la sua voce vibrava di commozione. 

Passo qualche mese. 

— Padre, voglio partire! — E nei suoi occhi 
era segnata la decisione. 

— Amico, va'! Ricordati pero di rimanere 
sempre Angelo! 

Se ne ando sorridente. 

L'attesa fu lunga. 

Un giorno, alia casa del Missionario si pre- 
sentd una semi-figura umana, ricoperta di una 
divisa coloniale di soldato inglese. 

— Padre, mi conosci? 

Cercavo di scorgere dietro la voce un amico, 
e sotto le pustole una fisionomia nota. 

— Padre, sono Angelo: ti ricordi ancora? 
Qual tragico racconto fece il poverino! 

Un ciclone, piu gagliardo di quello che gli 
aveva schiantato la capanna dal di la della 
giungla, aveva straziato il suo cuore di giovane 
buono... 

Se ne riando. Sorrideva ancora, si, ma non 
piu come la prima volta. 

Alfa. 



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^3 




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'V^xffi^^ 



1 ^a grande pianura del Bengala, che nella 
sola nostra diocesi di Krishnagar ha gia I'am- 
piezza di tutto il Piemonte, in certe stagioni 
dell'anno e spazzata dai venti monsoni. Questi 
venti incominciano quasi sempre nel mese di 
marzo; dapprima soffiano solo alcune ore al 
giorno ma poi, aumentando gradatamente d'in- 
tensita e di durata, imperversano giorno e notte 
con insistente veemenza. 

Si dimentica presto la breve e mite stagione, 
chiamata pomposamente inverno, dei mesi pre- 
cedenti e il termometro parla un linguaggio 
assai... accalorato, che raggiunge il massimo nel 
mese di maggio. Questo e il tempo della piu 
grande siccita. La pianura bengalese, vera valle 
del Nilo, altre volte cosi ferace e lussureggiante, 
screziata delle infinite tonalita del verde delle 
risaie e dei campi di juta, occhieggiante di sta- 
gni e di laghetti nei quali si specchiano le palme 
e i villaggi, assume un color giallastro. Pioggia 
non ne cade piii da parecchi mesi, percio tutto 
^ bruciato nei campi. L,e piante lasciano cader 
le foglie secche e la terra riarsa si fende e s'in- 
durisce sotto il cocente sole indiano. Questi 
monsoni sofiiano da occidente dopo avere at- 
traversato gran parte del continente indiano e 
giungono in Bengala cosi caldi e opprimenti 
che pare provengano da una fornace. 

I,a loro violenza e tale che solleva colonne di 
polvere e sabbia finissima, la quale riempie 
I'atmosfera e annebbia la luce del giorno. Pe- 
netra ovunque; negli occhi, nel naso, nella bocca, 
attraverso le finestre, e va a finir persino tra 
le pagine del breviario. Alle sue possenti raflB- 
che, le porte e le tavole scricchiolano e si con- 
torgono. 

II vento procura dei guai anche al povero 
Missionario. Quando son cessate le piogge e si 
ritira I'acqua dell'inondazione, le strade restano 
alio scoperto e allora il Missionario ne appro- 
fitta per visitare i cristiani sparsi nei villaggi 
e per predicare il Vangelo in nuove locality. 
II viaggiar per le piste bengalesi in questa sta- 
gione non e la cosa piu facile. II fango di pochi 
mesi prima e diventato infatti scabroso, acci- 
dentato e duro come il mattone. II Missionario, 
che viaggia in bicicletta perche non puo permet- 
tersi il lusso di una cavalcatura o forse perche 
I'ha venduta per soccorrere i colpiti dalle re- 
centi inondazioni, e obbligato a compiere pro- 
digi di equilibrio per mantenersi in sella. A 
tutto questo si aggiunge il vento, che o all'an- 
data o al ritorno sofl&a in senso contrario; allora 
si che la bicicletta diventa uno strumento di 
tortura e la si appenderebbe... ai saUci piangenti, 
se vi fossero! 

In certi villaggi dell'interno, la povera e ru- 
stica cappella che ha gia subito i danni delle 



14 



piogge prolungate, lascia intravvedere il cielo 
dal tetto di paglia. Inoltre, dalle fessure delle 
pareti, fatte di canne di bambii intrecciate, en- 
tra un vento che, se non soffia come aU'esterno, 
almeno ha la forza sufficiente per spegnere le 
candele deH'altarino. In queste circostanze si 
starebbe volentieri a casa ma si perderebbe il 
tempo piu propizio per la visita ai cristiani e 
ai pagaiii, che in questa stagione non sono oc- 
cupati nei lavori campestri. 

Fuoco! 

Un altro guaio della stagione del vento e il 
fuoco. « Agun! Agun! » e il grido sinistro che 
echeggia sovente nel cuor della notte nel vil- 
laggio indiano. Una disattenzione, un caso, e 
la scintilla appicca il fuoco alle capanne di pa- 
glia e bambu, che sotto il soffiare del vento 
sono destinate alia distruzione. C'e appena il 
tempo di afEerrar le cose piu preziose: un para- 
pioggia (« Made in Japan »), una lanterna (« i\Ia- 
de in Germany ») e quattro stoviglie di rame; 
slegare i buoi e la capretta e fuggirsene al 
largo al piu presto possibile. Di la il contadino 
indiano, il paziente e frugale hrishok, temprato 
a tutte le carestie, alle inondazioni e alle epi- 
demie malariche, assiste intontito, con I'occhio 
smarrito, alia distruzione della capanna e dei 
suoi averi. Gli stanno intorno la moglie e ag- 
grappata a lei una nidiata di figliuoletti spauriti. 
Intanto i buoi scalpitano, sbufEano, danno cor- 
nate e vorrebbero fuggir piu distante ancora. 

La notte e solcata dai bagliori sanguigni del- 
I'immenso rogo. Tizzoni infuocati danzano per 
I'aria la loro ridda infernale, accompagnati dallo 
scoppio e dagli schianti delle canne di bambu. 
Tra poco non rimarra del villaggio 
che un mucchio di rovine e alcuni 
muri di terra sgretolati e ro.ssi 
come mattoni, che sembrano lapidi 
•di un cimitero. 



Le disgrazie di Mangal. 

Un povero pagano chiamato 
Mangal, vedovo con tre figli, era 
and at o a stabilirsi da un anno nel 
villaggio dal nome ironico di Jogod- 
anondokati, ossia « Luogo piii felice 
del mondo ». 

Una sera il vecchio padre disse 
al figlio maggiore di accendere la 
lucerna a olio. Questi prese un 
tizzone dal fuoco e accese il lume, 
ma poi, sentendosi scottar le dita, 
lo lascio cadere. Cadde proprio su 
di un mucchio di paglia che, in- 
cendiandosi, comunico il fuoco alia 
capanna. 



Povero Mangal! Era andato a stabilirsi la 
perche, dopo la morte della moglie e di due 
figli, un fachiro gli aveva detto: <iPer salvarti 
dall'odio dello spirito che ti perseguita, devi 
abbandonar questo paese, altrimenti tutti i tuoi 
figli morranno e tu pure farai la stessa fine ». 

Obbedendo ciecamente all'avviso del fai hiro, 
egli e i figli avevano abbandonato il paese na- 
tivo, spingendosi avanti due paia di buoi fin- 
che erano arrivati in quella localita. 

Adesso il povero pagano era persuaso che lo 
spirito I'avesse veramente con lui e che percio non 
lo lasciasse in pace. A conferma di cio mi diceva 
che un altro fachiro, tempo prima, gli aveva 
suggerito di non fermarsi neppure la definiti- 
vamente. 

lo cercavo di confortarlo con parole di ras- 
segnazione e d'istillargli dei priucipii cristiani 
che potevano condurlo alia fede proprio allora 
che la sventura I'aveva colpito. Ma egli per 
tutta risposta mi disse: 

— Kopale lekha acce! « Quello che mi e capi- 
tato e mi capitera e tutto scritto suUa mia 
fronte! ». 

Era il fatalismo piu fcrmidabile che non gli 
permetteva di credere in un Dio Padre e con- 
solatore degli afflitti! 

Lo spirito maligno era il suo padrone, odiato 
forse, ma servito ciecamente. 

Sac. U. Marocchino 
Missionario salesiano. 

Avete letto USIGNUOLI NELLA TORMENTA? 
Chiedetelo all'editrice « La Sorgente », Viale Ro- 
magna, 51 - Milano inviando L. 8,50. - E una 

meraviglia! 




£SSS9 



t/\mmu 



II Capodanno in Giappone si attende con 
ansia perche considerate come la festa delle 
feste, in cui si osserva rigorosamente il riposo. 
^ una festa piena di simbolismi. 




Fin dalla vigilia, si prepara Tintemo della 
casa adornandola con i caratteristici mochis e 
formando con quesli degli arlislici castelli, che 
sono coUocati in luogo visibile, preferibilmente 
presso I'altare degli antenati. 

All'esterno delle case si pongono invece due 
pini e due bambu; i primi, perche sempreverdi , 
sono sinibolo di lunga vita; i secondi, perche 
diritti, simboleggiano I'onore e la sincerita. I 
pini sono collegali da una corda sacra, simbolo 
della vita che deve mantenersi unita mediante 
I'amore ai proprii congiunti. Questa corda so- 
stiene un fastello di coserelle molto curiose, tra 
le quali un'aragosta detta « la vecchia del ma- 
re », la felce sempreverde simbolo di vegeta 
vecchiaia, un pezzo di carbone, perche il suo 
nome in Giappone e sinonimo di vita, un'aran- 
cia perche simboleggia molte generazioni. I/'ar- 
chitrave della porta e coperto di un tappeto 
bianco-rosso, il quale indica a chi passa nella 
via che in quella famiglia si celebra una grande 
festa. 

Fin dalla vigilia e durante la notte del Capo- 
danno, gruppi di uomini s'intrattengono a fab- 
bricare il mochi, cxiocendo il riso a tutto vapore 
in un forno. Posto quindi il riso cotto entro 
grossi mortal di pietra, essi lo battono con 
pesanti pestelli, finche diventa vischioso e 
gommoso. Allora il riso passa nelle mani delle 
donne, le quali lo adoperano per confezionare 
i dolci, che verranno poi mangiati con grande 
apparato nel giorno del bhogatsu ossia del Ca- 
podanno. Sono dolci che a noi sembrano insi- 
pidi, mentre invece per i giapponesi sono i 
migliori del mondo. Ma siccome si digeriscouo 
con molta difi&colta, si mangiano sorseggiando 
il sake, bevanda alcoolica. Ecco appunto la 
causa di molte sbornie, che si prendono in quella 
festa. 

Quelli che piu ansiosamente degli altri atten- 
dono il Capodanno sono i ragazzi, perche rice- 
vono dei regali e possono divertirsi con i giuo- 
chi caratteristici di quella festa. I fanciulli cor- 
rono per le vie sollevando in aria cervi volanti 
e le ragazziue, vestite dei loro piu graziosi ki- 
mono, fanno volar delle piume servendosi di 
di una originate e ricca racchetta, che con molto 
apparato ricevono in dono nel giorno del Sho- 
gatsu. 

Nelle citta e nelle borgate del Giappone, in 
quel tre giorni c'e assoluto riposo. In tale 
circostanza i giapponesi si trattengono volen- 
tieri con i loro parenti e amici per ricordar le 
glorie degli antenati e per commentare i fatti 
piu straordinari dell'anno recentemente pas- 
sato. 




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m lEVAflTE 



Anche in Cina il Capodanno, detto Hakka, 
6 solennemente fes!eggiato. E; una festa la cui 
origine si perde nella notte dell'anlichita. Seni- 
bra che essa risalga all'imperatore Vong Ti 
(anno 2492 a. C), epoca in cui si fisso I'anno 
lunare. Essa, benche festa quattro volte mille- 
naria, si celebra tuttora con un grande entu- 
siasmo. Incomincia un niese prima e finisce un 
mese dope, almeno per i ricchi, die possono 
divertirsi. 

Ma la caratteristica piu suggest iva e piu cara 
di tale festa consist e nell'essere festa di fanii- 
glia. A noi Missionari essa fa pensare con no- 
stalgia ai noslri cari lontani, alle feste passate 
in casa, nella nostra patria. 

Sbrigati i lavori autunnali dei campi e co- 
ininciato il riposo che segue il raccolto della 
messe. i cinesi sospirano il Capodanno e iniziano 
i preparativi per solennizzarlo lael modo niigliore. 



Le massaie attendono a ingrassare il pollame e i 
suini e a preparar tahte ghiottonerie, che si con- 
sumeranno in fatniglia nella lieta circostanza. In 
quel gioruo tutti i familiari devono trovarsi in 
casa che sarebbe sventura mancare. Da ogni par- 
te quiiidi gli assenti ritoruano, anche di lontano, 
per trascorrere il Capodanno nell'intimita della 
famiglia. Nel Kioangtung, per es., lavorano molti 
operai d^W Hunani immigrativi in ottobre per 
il raccolto del secondo risone. Essi, per ritor- 
nare alle loro case, devono percorrere a piedi 
anche quindici giorni di cammino portandosi 
sulle spalle le coliri per dorniire e gli attrezzi 
da lavoro. Eppure si assoggettano anche a que- 
sto sacrificio. Per chi poi abbisogna di servitii, 
questo e il periodo piii critico e spesso il ^lissio- 
nario deve farsi da niangiare personalmeute 
perche il servo se ne ritorna al proprio iiido. 
Appena tutta la famigUa e riunita, il suo primo 



^7 



palpito di affetto e di gratitudine e per rievo- 
care la memoria dei trapassati, ai quali si of- 
frono sacrifici e di cui s'implora la protezione. 
Quasi come continuazione del culto reso ai 
morti, al mattino del Capodanno si svolge in 
fattiiglia la cerimonia degli augiiri che si fanno 
ai parenti superstiti. 

Scena intiina, bella, educativa, che sembra 
ispirata dal comandamento divino: Onora il 
padre e la niadre se vuoi aver lunga vita sulla 
terra. 

Nella casa cinese v'ha una sala principale, 
che e contemporaneamente tempio degli ante- 
nati e salotto da ricevimento. Nel Capodanno, 
questa sala viene addobbata con fiori e arazzi; 
al fondo, dinanzi all'altare degli avi se si tratta 
di pagani o presso il Crocefisso se si tratta di 
cristiani, vien posto un tavolo che poggia su 
di una stuoia e ha ai lati due sedie, sulle quali, 
giunto il solenne momento degli auguri, seg- 
gono i nonni. Dinanzi a essi sfilano tutti i mem- 
bri della famiglia che, dopo una prostrazione, 
fanno loro gli auguri di buon anno e promesse 
di vita migliore. I nonni fanno ai familiari delle 
ammonizioni e consegnano loro poi un cartoc- 




cio rosso contenente le niance per i figli, per i 
nipoti e anche per i pronipoti. 

L,a famiglia in Cina e solidissima e i figli si 
separano, semmai, soltanto dopo la morte dei 
genitori. Cosi si assiste alio spettacolo di veder 
passare, davanti ai vecchi, parecchi figliuoli con 
le rispettive consorti e relativa figliuolanza. 

La visita degli auguri ai parenti consiste nel 
recarsi a passar qualche giorno in casa loro e 
nello scambiarsi dei regali. Nell'occasione del 
Capodanno, non vi e cinese per povero che sia, 
il quale non abbia i propri biglietti da visita. 

I piu miseri consistono in cartoncini di colore 
rosso, piegati conforme al costume e con sopra 
scritti a grossi caratteri il proprio nome e co- 
gnome. Con essi ci si presenta ad augurare il 
buon anno ai facoltosi, affinche questi con una 
generosa mancia contribuiscano a far passare 
meno tristemente quel giorni di festa. Chi puo, 
presenta i proprii biglietti con I'orlo dorato e 
variopinti in delicate sfumature. Tra uguali, 
si fanno gli auguri scambiandosi vicendevol- 
mente i biglietti da visita. Gli inferiori invece 
fanno gli auguri ai superiori presentando il 
proprio biglietto da visita e accompagnandolo 
con inchini e sorrisi. 

II banchetto del Capodanno e il piu sontuoso 
e solenne di tutti gli altri; vi compaiono tutte 
le leccornie e la mestizia vi e completamente 
sbandita. 

Festa di purificazione. 

Come i cattolici durante la quaresima, i pa- 
gani cinesi si purificano nella festa di Capodanno. 

II 24 della dodicesima luna si svolge la cerimo- 
nia della partenza di Tsao Kiun, dio del foco- 
lare domestico, che al 24 sale in cielo e riferisce 
a Shontl, dio supremo dell'universo, tutti i 
peccati e i nieriti, dei quali fu testimonio nelle 
famiglie cinesi durante I'anno. Questo dio del 
focolare, nella notte che segue il 30 ritorna 
quindi al proprio posto di osservazione. Alia 
sua partenza per il cielo, i cinesi preparano un 
sontuoso pranzo per lui e per il suo cavallo, 
sparano una grande quantita di petardi, offrono 
sacrifici e preghiere per ingraziarselo, affinche 
egli faccia un buon rapporto e, se occorre, sap- 
pia anche chiudere un occhio su certe mancanze. 
Nella notte che segue il 30, s'incolla sulle porte 
I'immagine di questo dio e alio sparo dei pe- 
tardi lo vanno solennemente a incontrare per- 
che ritorna dal cielo. 

Invece il 25 della dodicesima luna, Gnukyong, 
dio dei taoisti, discende dal cielo sulla terra per 
esaminare i peccati deU'uraanita. Per questo, 
in tale giorno, i taoisti mangiano per penitenza 
una specie di ricotta fatta di fagioli macinati 
e cosi sperano di ottenere il perdono delle colpe 
commesse nell'annata. Questa pertanto e la 
purificazione dei pagani, la quale, benche mi- 
sera, prova la necessita ch'essi sentono di espiare 
i falli commessi e di mondarsi la coscienza dalle 
loro macchie. 

D. Bassano Lareno Paccin 

Missionario' salesiano in Cina. 




ROMANZO DI E GA Rh O 



Disegni di D. Pilla. 



Capitolo I. 
In casa del vecchio Li-po. 

Ciu-kiang! « Fiume delle perle »! E questo 
il terzo fiume della Cina, per lunghezza (1900 
km.) e portata d'acqua dopo il lang-tze-kiang ( i ) 
e VHnang-ho (2). Esso nasce neXVYun-nan, 
scorre iiella parte occidentale, attraversa tre 
province e sfocia tra Ma-ag e Hong-Kong. 

II suo letto e alle volte incassato tra rupi a 
picco o si snoda in belle vallate fiancheggiate 
da amene colline o si prolunga ampio e mae- 
stoso per pianure e risaie verso la citta di 
Canton, dove comincia a diramarsi in un de- 
dalo intricatissimo di canali, che abbracciano 
I'isola di Macao con molte altre minori. Citta 
e villaggi popolano le sue sponde, con rag- 
gruppamenti di case dai tetti caratteristici, 
ma costruite per lo piii con semplici telai di 
canne impastati di fango. Spesso il tetto di 
una pagoda, dagli angoli acuminati e ricurvi, 
sovrasta agli altri o si alza sulla cima di un 
colle riverberando i raggi del sole dai suoi 
ornati metallici e dalle sue porcellane colorate. 
Tutt'intorno sono campi di cotone o di ramie 
ortica tessile, con folti cespugli di gelsi, 
e qualche grosso albero di canfora. Ciuffi di 
felci arboree si slanciano verso il sole tropi- 
cale e i bambu stormiscono al soffio del vento 
umido che proviene dai mare. Al soffio di 
questo vento, navigano sul fiume le giunche 
die risalgono verso I'interno, spiegando le 
grandi stiioie che servono da vela, essendo 
il Si-kiang un corso d'acqua facilmente na- 
vigabile. ila vi e un pericolo per quest e grosse 
bardie e per i passeggeri che, alia rinf u.sa in 
mezzo alle merci di ogni genere, compiono f 



(i) Fiume az:?urro - 5100 km. 
(2) Fiume giallo - 4200 km. 



lunghi e noiosi viaggi fluviali: quello d'un 
improvviso as.salto di pirati. 

II « Fiume delle perle » e tristamente famoso, 
fin dai tempi 'antichi, per I'abbondanza di 
questo flagello: e appunto per aver aiutato il 
Governo Cinese nella repressione dei pirati 
il Portogallo ottenne in compenso, nel 1563, 
di poter fondare una colonia suU'estuario del 
Si-kiang, aprendo in tal modo in quella im- 
mensa regione, chiusa allora alia civilta occi- 
dentale, una porta al commercio europeo. 

I pirati si raccolgono in bande piu o meno 
numerose, sotto la guida di un capo: esse sono 
formate da gente raccogliticcia — soldati di- 
sertori, malviventi, fumatori d'oppio immi- 
seriti, avventurieri — d'ordinario senza di- 
mora fissa, ma talvolta con una zona di terri- 
torio che serve loro di base, e donde si muo- 
vono in massa per fare scorrerie. Sventurato 
il villaggio su cui si abbattono! Tutto e rovi- 
nato, saccheggiato, e se gli abitauti non hanno 
tempo per trovare scampo nella fuga, sono fe- 
riti, uccisi senza pieta, o condotti via per ser- 
vire come ostaggi. JIuniti di vecchi fucili, s'im- 
pongono alia popolazione inerme, sparano 
contro le giunche che navigano nel fiume fer- 
mandone la corsa, salendo a bordo, deru- 
bando i passeggeri e non temono neppure 
i vaporetti governativi forniti di cannoncini, 
die spesso rimorchiaiio barconi pieni di merci. 
Nel 191 2 al flagello della pirateria si aggiunse 
una nuova causa di disordine e di tiniori per 
la povera gente: la rivoluzione. Tutta la Cina 
fu in subbuglio, e Tantichissima dinastia 
manciii dei Ta-tsing, che governava a Pe-King 
fino dai 1644, fu sbalzata dai trono e venne 
prodamata la Repubblica. Le soldatesche dei 
rivoluzionari entravano nelle citta e nei vil- 
laggi dando addosso ai funzionari dell'antico re- 
gime, obbligando chiunque incontravano a grida- 
re: \"iva la rivoluzione! I'orzavano a cingersi con 



^9 



una benda bianca e a tagliarsi il codino, cui 
ogiii vecchio cinese era particolarmente af- 
fezionato. 

La notizia della rivoluzione non si diffuse 
in un niomento: e niolti villaggi del Knang-tsmg 
e del Kuang-si, le regioni bagnate dal « Fiunie 
delle perle », coutinuavano a vivere tranquilli 
nella coltivazione dei campi di tabacco e di 
canne da zucchero, nella cura della pesca e 
nella caccia alle anitre selvatiche. 

Tale era, nell'aprile del 1912, la condizione 
del villaggio di Kou-peng, piccolo raggruppa- 
mento di case suUa sponda destra del Si-Kiang 
nella provincia del Kuang-tsing. II fiume ri- 
maneva qualche chilometro lontano, e a que- 
sto conduceva un sentiero serpeggiaute tra ar- 
busti di gelsi, che pareva dipartirsi da una 
rustica abitazione sull'entrata del villaggio. 
In quell'ora, poco dopo il niezzogiorno, stava 
seduto presso la porta un vecchio, che funiava 
la pipa. 

II sole, che lo illuminava, rendeva piu vi- 
vace il colore giallo della sua casacca e quello 
arancione del suo berretto tondo. Gli occhi a 
mandorla, tagliati sopra gli zigomi sporgenti, 
si serravano con una certa volutta quando 
aspirava le boccate di funio, nia li apriva spesso 
allorche, facendosi solecchio con la niano, guar- 
dava un uomo che zappava nel vicino campi- 
cello, dove verdeggiavano ce^pi di lattughe. 
Di quest'uonio non si vedeva bene la faccia, 
ma iL codino nero: si capiva che doveva essere 
un servitore, che il suo vestito era nrolto diniesso. 

— Ciao-Ciao, — disse a un tratto il vecchio 
— questa lattuga e proprio bella! 

— Ciot-kei! Meravigliosa! — rispose I'altro 
voltandosi e mostrando una faccia umoristica 
dove la sopracciglia parevano doie accenti cir- 
conflessi — E crescera anche a nieraviglia, 
purche, caro il mio padrone Ly-po, Tin-Cin 
po-yau! Dio ce la mandi buona! 

— Oh si! Davvero Jesit po yaw/ Gesu ci aiuti! 
U si fece il . segno della croce. 




L'atto e le parole dicevano chiaramente esser 
quella gente cristiana, come cristiane erano 
altre famiglie del villaggio. II Missionario pero, 
■che doveva arrivare la da Canton o da Macao, 
giungeva raramente, e questa era un'angustia 
per quel buoni fedeli. II vecchio Ly-po aveva 
avuto notizia che il salesiano Padre Giovanni 
era in giro da quelle parti e lo aspettava an- 
siosamente. Con lui lo aspettavano il fedele 
servo Ciao-Ciao, quello che zappava nell'orto, 
la moglie Sani-ku che, dietro casa, stava cuo- 
cendo il riso, e la figlia Tan-yi, una giovinotta 
robusta che ora si trovava nel poUaio, circon- 
data da un nugolo di galline, e verso cui gru- 
gnivano dalla loro arella due o tre grossi suini 
in attesa del pasto. 

Ed ecco a un tratto correre per il sentiero un 
vispo ragazzetto dimenando con la testa il 
codino e gridando: 

— Sin Fu! Sin Fu! II Padre! E arrivato 
il Padre! 

Subito Li-po fu in piedi e chiamo la moglie: 
— Savi-Ku, presto, la chiave della cappella! 
Tu, Ciao-Ciao, vai ad aprire! E tu, piccolo 
Cieng, corri in paese ad avvisare tutti i cri- 
stiani! 

La vecchia Sam-Kit apparve sulla portti: 

— E il riso? IJ gia pronto! , 

— Mangeremo col Sin-Fu! Ehi, Tan-ye, vieni 
qua, che arriva il Sin-Fu! 

II ragazzo era corso via inoltrandosi tra le 
case, donde usciva sulla strada gente diversa, 
che aveva udito I'annunzio, e faceva un chiac- 
chierio come quello di uno stornio di passed. 
Ciao-Ciao, con la faccia che sembrava sem- 
pre atteggiata a meraviglia, entrato nella 
stanza, se ne veniva portando una chiave, e 
Tan-ye, chiuso il pollaio, si avanzo verso la 
soglia dell'abitazione. 

Era Tan-ye, il cui nome vuol dire « Luce 
d'aurora » una giovane, plena di rigogliosa av- 
venenza come puo essere quella di una donna 
cinese vissuta nella campagna e in un ambiente 
cristiano; alle doti di buona massaia univa 
quelle di una fede robusta e di un coraggio a 
tutta prova. 

L'aveva dimostrato I'anno prima, quando, in 
una inondazione del iiume, si era gettata nella 
corrente e aveva strappato alle acque e alia 
morte il ragazzo Cieng, che, perduti in quella 
disgrazia i genitori, e accolto in casa di Ly-po, 
le voleva bene come un fratellino. 

— £) vero che e arrivato il Padre missiona- 
rio? Dov'e? — chiese. 

— Eccolo la, sul sentiero! — rispose Ciao- 
Ciao fermandosi e accennando con I'indice. 

Da una svolta della via tre persone erano 
infatti comparse: un port at ore, con una valigia 
sulla spalla; un compagno del Missionario, 
istruttore cinese, sacrestano, interprete, aiu- 
tante; e il Padre Giovanni, un sacerdote ita- 
liano di alta statura, di bella presenza e di 
lunga barba, vestito di nero e con un lucente 
crocifisso sul petto. (Contintta). 



Con approvazione ecclesiastica. - Torino, 1939-XVII - Tipografia della Societa Editnce Inccriiazionale. 
Direttore responsabile: D. GUIDO FAVINI, Via Cottolengo, 32 - Torino 109. 



20 



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vanni, Carlo, Maria, Assunta. - C. Vandelli (Firenze) 
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Giulio Giovanni. - T. Turconi (Cernusco sul Navi- 
glio) pel nome Maurizio. - A. Cattaneo (Rovellasca) 
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nome Giovanni Pietro Tarcisio. - I. Vittone (Savona) 
pel nome Carolina. - Orsolina Marca (Mesocco- 
Svizzera) pei nomi Teresa, Pietro. 

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Celestina. - G. Gritti (Novi Ligure) pel nome Giuseppe 

- F. Barzagli (Meda) pel nome Pietro. - L. Ferruccio 
(Padova) pei nomi Antonio, Maria. (Continua). 



Bollettino demografico della citta di Torino 



NOVEMBRH I938-X\ n 



Nati 

Morti 

Differenza 



796 
71S 




Concorso a premio per gennaio 

Mandar la soluzione su cartolina postale doppia o 
entro lettera, accludendo pero un fraricobollo di 30 cent. 



Ricostruire questo busto anda- 
to in pezzi, ricopiarlo su carto- 
lina postale doppia e spedirlo alia 
Direzione di G. M. che 'manderd 
un premio a ogni ricostruttore. 

Scrivere sotto il busto il per- 
sonaggio cbe rappresenta. 

SCIARADA DI D. PeNNA: 

Irriveicnte figlio di N06 

^ il primier, mentre il final, d'ltalia 

h il pill lungo fiume. Pu6 il total 

esser di grano o di biade ovver di footbal. 

Anagram MA di D. Penna: 

Un fiume spagnolo - che, letto al contrario, 

h voce che signiflca - il nostro e tutto il « mondo » 

MONOVERBI: 

I) P ni A; 2) t R. 

Soluzione dei giochi precedent!. 

Anagramma - polenta - Lepanto. 
Falso diminutiio - collina. 
Mottoverbi 1) ar-su-ia. 
2) perenne. 



CALENDARIO EUCARISTICO per il 1939, con 
una giaculatoria indulgenziata e un pensiero euca- 
rist'co a! gioino.- Spedir L. 3,50 al VicoloS. Maria, i 
Torino, per ricevere blocco e cattone. 



LIBRI RICEVUTI 

R. L'GucxiONi. — BOZZETTI SACRI. Ed. S. E. I.. 
Torino L. 3. 

6 il 30° volumetto del « Teatro dei ragazzi ». Con- 
tiene graziosi bozzetti di celebrazioni festive: L'An- 
gelo dell'annunzio; II primo grano; L'ospite invi- 
sibile; La croce nel bosco; Aurora divina. - 6 I'ideale 
per preparare accademie. 

V. Varanini. — LE NOSTRE IMPRESE COLO- 
NIALI NARRATE AI GIOVANI. Ed. Paravia 
- Torino L. 10 

Libro storico interessante per la scuola e p)er la 
\ita; stile limpido, esposizione sobria. Per biblio- 
techine. Dello stesso editore segnaliamo pure: 
GIOV. E SEBASTIANO CABOTO di E. Grassr. 
(L. 9) della seiie dei « Grandi viaggi di esplora- 
zione «. Vi si nota abbondanza di materiale stori- 
co esposto in forma attraente e accessibile a tutu 

C. I. — SPAZZACAMINO - Ed. Salani - Firenze 
Grazioso e commovente racconto ispirato a senti- 

menti educativi e cristiani. Ricco d'illustrazioni, sj 
presenta in bella veste tipografica. Per bibliotechine. 

Degno pure di segnalazione k: 
NELUANTRO DELL'ORCO. di E. Perodi - rac- 

colta di fiabe per bambini, illustrate da Micheli 
Gregori — LA DONNA NELL' A. C. 

L. I. C. E. Torino L. 5.50 

Libro importante, in cui sono esposti i problem: 
dell'apostolato e i mezzi di risolverli dalle donnc 
cattoliche. Pagine interessanti scritte con chiarezza 
e sempliciti. 

D. A. Texier — LA PIETA NEI GIOV AN L 
Ed. Marietti. - Torino L. 6.50 
In queste conferenze sono trattati con comp>e- 

tcnza vari argomenti sulla predicazione, sulla pre- 
ghiera, Messa, Confessione e Comunione, Rosario 
e Via Crucis. Sono adatte alia formazione della gio- 
ventii, che sar^ conquisa dal ragionamento e dai 
fatti in esse intercalati. 



ANNATE dello SCOLARO. Inter essanti raccolte di articoli, novelle e temi svolti. - Spedire alia Direzione, 
Vice San Matteo, Genoia, L. 20 per I'anr ata 1938, per le annate 1932 e 1933 L. 17 ciascuna. 




A quel tram. ..busto, il cane se la diede a... gambe lasciando Pin-da sospeso... dalle sue... alte funzioni. 
Ma ecco una guardia intimar la contravvenzione per... pascolo abusivo al suo piccolo... superiore. 
Presolo per un piede, essa riscosse da Pin-da una gragnuola di frutti del... suo sudore. Ma a quel 
fenomeno, il proprietario Cotechini pens6 di dare una lavata di... capo agli invisibrlr litiganti che. 




al di la dello steccato, lavoravano di mani e di piedi per mani...festarsi la loro bile. Ma anche Moietto, 
arrivato a casa con le scarpe pella...grose, si ricevette delle forti e palmari... impressioni in premio della 
sua... accidentata fuga di Bach. (Fine) 

(AI prossimo numero rumoristica storia del cacciatore Bomba). 

Ogni abbonato sia un propagandists, cosi G. M. diverra sempre piu bella. 
Fatela conoscere e diffondetela! 




aio 19^9 - XVII 
I - N. 2 - Pabblicaziont 
h. in abbonamento postale 



yffiUnU^ 41 4M-MU<1 




S. E. I'Arcivescovo Mons. Mathias. 



Gi 



loie e 



dol 



on. 



L'archidiocesi di Madras festeggio S. E. Mons. 
Mathias in occasione del suo Giubileo d'argento sa- 
cerdotale. Lo zelantissimo Arcivescovo salesiano si e 
conquiso in soli tre anni la stima e la venerazione dei 
diocesani con quella infaticabile attivita, che aveva gia 
profusa nella diocesi di Shillong, e con opere monu- 
mentali che perpetuano il suo ricordo in Madras. 
La prima h quella del grandiose seminario di Poona- 
mallee per il clero indigene, che compi in un solo anno. 
La sua mole spicca a venti km. in una verde spianata 
ricca di giganteschi alberi. 

L'ampiezza e I'arredamento delle aule, degli studi 
e dei dormitori, I'impianto elettrico con centrale pro- 
pria, gl'impianti igienici e i locali sussidiari offrono 
le piu moderne comodita agli studenti che gia in buon 
numero godono il beneficio della provvida costruzione. 

Grandi fatiche costarono anche a Mons. Arcive- 
scovo i lavori intrapresi per rampliamento del grande 
collegio Santa Maria, che tiene alto il prestigio della 
Chiesa cattolica nel eampo dell'educazione giova- 
nile. Ma anche in questo ha trionfato il suo zelo e il 
suo senso pratico. 

Altra opera importantissima di Mons. Mathias fu 
I'aggiornamento e rincremento della buona stampa. 
Inaugurata una nuova modernissima stamperia cat- 
tolica, S. E. rimoderno il settimanale cattolico Neiv 
Leader; fondo una rivista mensile The Clergy monthly 
per tenere al corrente il clero di tutto quanto puo 
interessare il ministero pastorale e gli stud? sacri; 
organizzo la difFusione di libri di cultura e di apolo- 
getica, con ottimo successo. Ma il suo genio organiz- 
zatore ebbe risonanze mondiali neirindimenticabile 
Congresso eucaristico nazionale, tenuto a Madras 
alia fine dell'anno scorso. Infatti il suo tatto, il suo 



lavoro indefcsso e la sua abilita personale fusero cat- 
tolici e non cattolici in quel trionfo di fede e di piet; 
eucaristica. Mai fino allora I'lndia s'era trovata cosi 
compatta e concorde in un omaggio di fede a Gesu 
eucaristico. I quattro milioni di cattolici indiani eb- 
bero la gioia di ascoltar la voce diretta del santo Padre 
che, non pago di essersi fatto rappresentare dal suo 
Legato speciale, S. E. Mons. Leone Kierkels, Dele- 
gate Apostolico nelle Indie, si degno di dirigere ai 
fedeli un paterno radiomessaggio e d'impartire I'apo- 
stolica benedizione. II Congresso ha segnato nella 
storia della Chiesa cattolica in India una grande pietra 
miliare. Tutta la stampa se ne occupo. Non si puo 
davvero mai piu dimenticare il fervore di quelle mol- 
titudini di cristiani, accorsi da egni parte dell'India, 
che fecero esclamare al luegotenente di Gandhi, I'at- 
tuale prime Ministro: « Madras e diventata cristiana ». 

Meraviglioso sviluppo ha prese subito I'Azionc cat- 
tolica fondata e organizzata da Mons. Mathias con 
un incomparabile slancio. 

Un'altra gloria dell'Arcivescovo e I'erezione di una 
grande scuola per I'insegnamento secondario, in un 
modemo e grandiose edificio, che accoglie giornal- 
mente piu di trecento giovani indigeni sotto lo sguardo 
di D. Bosco, che sorride dal monumento in tronso. 

I.e feste si protrassere per quattro giorni con so- 
lenni pontificali in cattedrale. I fedeli offersere al- 
I'Arcivescevo anche una borsa di 5.555 rupie per 
aiutarlo a sostenere le molteplici opere di carita da Kii 
organizzate. 

* * * 

Una disastrosa innondazione ha desolate la diocesi 
di Krishnagar nel Bengala. Da melti anni non si era 
visto una simile catastrefe che causa fame, epidemie 
e miseria. Tutti i cristiani e pagani vennere gettati 
su di un rialzo di terrene senza speranza di un po' di 
raccolte. In parecchi paesi non esiste piu nulla, che 
la corrente ha distrutte penti, case, strade. tutto. Non 
piu campagne fiorcnti e biondcggianti di rise. Tunica 
risorsa di questi poveri popoli; nia seltanto un'im- 
mensa distesa di acqua punteggiata qua e la da ciufH 
di alberi sommersi. 

Intanto la fame spinge le pevere popelazioni in 
cerca di nutrimente. E straziante specialmente la vista 
dei bimbi dalle occhiaie incavate pep la fame e con 
il volte atterrito. 

Un Missionario salesiano del distrette di Shimulia, 
apestole degli intoccabili, di frente al crescere del- 
I'acqua organizzo I'esodo dal villaggio. Ecco come de- 
scrive il doloroso avvenimento: 

« In Shimulia quando, nei primi giorni, comincio 
a penetrare I'acqua sembro una festa perche essa tra- 
spertava una infinita di pesciolini che i ragazzi s'af- 
frettavane a raccogliere in cestelli e in piccole reti 
improvvisate. Ma quando I'acqua, aumentando verti- 
ginosamente, invase i cortiletti delle case, coperse i 
viettoli e le strade che conducevane alia residenza 
della Missione, allora un generale sgomento in\Hse 
tutti e tutti pensareno a fuggire. 4f 

» Riunite le peche masserizie e lasciati gli oggetti tli 
qualche valore nella nostra residenza, fortunatamentc 
costruita in luogo alto e in muratura, iniziarono I'e- 
sodo. LTomini, donne e bambini, tutti con qualche 
fagotto, tirandosi dietre buoi e capre, ritrosi a ?e- 
guirli, si diressere verse Beniali, il villaggio cristiano 
piu vicino e piii elevate degli altri. 

» Due giorni dope, Shimulia e Kamarpara erano 
completamente deserte. Misi in salvo le Suore, le 
orfanelle, le vedove e i bimbi della S. Infanzia man- 
dandeli a Jessore in una casa caritatevolmente ofFerta 
da un buon signore di quella citta. I cristiani su zatterc 
improvvisate con trenchi di banane, non cessane di 
venire in chiesa a effondere con lacrime e lunghe pre- 
ghiere la lore afflizione in quest'ora dolorosa. 

1) Povera gente esposta alle piogge abbondanti di 
questi mesi, prive di un tette in mezzo a tanto di- 
sagie! Non hanne pero perduto la speranza e pre- 
gano aspettando che I'acqua si ritiri o si abbassi per 
peter correre a ricostruire le lore capanne sempre 
vicine alia chiesa, vicino al Missionario, vicine al Ta- 
bernacelo che sembra cosi triste in questi giorni! ». 



Illustrazione della copertina: La preghiera del sacrificio e dell'innocenza. 



Anno XVI. N. 2- Pabblicmioiie mensUe TORINO, 1° FEBBRAIO 1939-XVlI Spedizione in abbonamento postalc 



Abbonamento annuo: 



per 1'Italia: Ordinario L. 6,20 - Sostenitore L. 10 - Vitalizio L. 120 



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L. 20 



Direzione e Amministrazione : Via Cottolengo, 32 - Torino (109). 



L. 200 




La prowidenziale opera delle Figlie di M. A. in favore degli orfanelli. 

UN IMMENSO TESORO 



II dogma della comvuiione dei Santi nella 
luce dell'ideale missionario e quanto mai 
prowidenziale e rassictirante. 

Ogni offerta che si fa per le Missioni 
si Gambia, per generosita di Dio, in immensi 
tesori. Le preghiere, i sacrifici, I'olocausto 
dei Missionari costituiscono meriti anclie 
per chi aiuta le Missioni. Gli araldi del Van- 
gelo sono cercatori d'oro per la nostra in- 
digenza, le preghiere dei bimbi da loro bat- 
tezzati e dei convertiti da essi guidati sulla 
retta via sono voci d'invocazione clie si 
elevano al Cielo anche per gli zelatori delle 
Missioni cattoliche. 

Quando in G. M. si vede qualche gruppo 
fotografico di bimbi salvati dalle Suore di 
M. A., che pregano per i benefattori lon- 
tani, oppure un asilo per orfanelli o nn leb- 
brosario dove si sacrificano i figli di D. Bo- 



sco, si deve sentire riconoscenza per questi 
pionieri di civilta cristiana perche sono 
anche nostri benefattori. I loro meriti in- 
fatti, per divina disposizione e per il san- 
gue del Redentore, sono a disposizione della 
Qiiesa alia quale, per grazia di Dio, tutti 
noi apparteniamo. 

Da questa immensa ricchezza, come dai 
meriti dei Santi e da quelli infiniti di GesCi, 
la Cliiesa trae il patrimonio d'indulgenze, 
che offre con speciale generosita ai coope- 
ratori delle Opere missionarie. 

L'ideale missionai-io pone cosi i rispanui 
dei figli dell'mmiensa famiglia cristiana a 
beneficio della vita spirituale di tutti. 

Nulla si perde dei tormenti che si sop- 
portano nei campi di Missione e delle pre- 
ghiere che da essi si elevano al Padrone 
delle messi. Gli Angeli registrano tutto sul 



21 



libro della vita e i cooperatori missionari 
partecipano del frutto. 

I Missionari e le Missionarie ci associano, 
senza conoscerci ma amandoci in Cristo, ai 
benefici del loro apostolato e con i loro me- 
riti trattengono I'ira divina cosi provocata 
dalla malvagita del mondo nemico di Cri- 
sto e della sua Chiesa. Le loro eroiche sof- 
ferenze placano il Signore e proteggono le 
nazioni. Se nei nostri disorientamenti di 
spirito potessimo intuire rimportanza del 
movimento missionario nell'equilibrio tra 
la giustizia e la misericordia divina e nella 
vita spirituale degli individui e dei popoli 
ne saremmo sorpresi ed entusiasmati. 

Consideriamo pertanto come un ambito 
onore cooperare alio sviluppo e all'incre- 
mento delle Opere missionarie, anche per 
partecipare aH'immenso tesoro di meriti 
dei Missionari e dei convertiti. 



Intenzione missionaria per Febbraio. 

Pregare afBnche le Missioni della 
Cina, devastate dalla guerra, 
risorgano fiorenti. 

// confiitto cino-giapponese, scoppiato nel 193 1, 
dall'agosto 1937 I divampato in una spaventosa 
guerra. BencM i giapponesi, in questa guerra, 
non siano animati da odio contro la Chiesa cat- 
tolica, tuttavia le Missioni risentono gravi danni, 
che sono naturali conseguenze degli attuali si- 
siemi bellici. 

Nelle Missioni di Shangai, di Nanchino, di Wu- 
hu.d'Anking e di Penpu, le chiese e le scuole sono 
rimaste non solo devastate ma anche prive dei mezzi 
per risorgere. II popolo cattolico giace nella piii 
squallida miseria e specialmente i profughi, che 
non possono piu ritornare ai loro paesi, si tro- 




vano in condizioni quanto mai compassionevoli; 
molte parrocchie e residenze rimangono quindi 
deserte. La speranza di rifiorire non si basa solo 
sulle elemosine ma anche nella stitna che i giap- 
ponesi e i cinesi hanno dell'eroica carita dei cat- 
tolici verso i poveri, gl'infermi e i feriti. Se an- 
che noi pregheremo a questo fine, certamente la 
divina Provvidenza trarra bene dal tanto male 
causato dal confiitto. 

Importanti lavori di pubblica utility furono 
compiuti in Cina, nonostante la guerra, ma pur- 
troppo le malattie mietono tante vittime special- 
mente in mezzo all'infanzia e i Missionari non 
riescono a soccorrere tutti, sia per gli ostacoli loro 
jrapposti dalle superstizioni pagane, sia per la 
scarsezza di medicinali. Per ordine espresso del 
generalissimo Ciang Kai Seek, i Missionari sono 
rispettati e liberi di esercitare il loro apostolato. 

In realta i Missionari sono i piu. disinteres- 
sati benefattori dei poveri e dei sofferenti; essi, 
nonostante le difficolta, moltiplicano opere di pace 
e di carita. Lo stesso infuriar della guerra, non- 
chi diminuire il loro zelo, lo rende piii industrioso 
e solerte a beneficio di tanti miseri. 

II Delegate ap. in Cina, S. E. Mons. Zanin, 
scriveva che le attuali circostanze esigono un im- 
menso sforzo da parte della Chiesa; che bisogna 
dare il maggior incremento aU'Azione Cattolica. 
Specialmente la gioventii e i piccoli, la cui sorte 
d quanto mai tragica nell'attuale confiitto, ne- 
cessitano di aiuto. Egli raccomandava I'Opera 
della S. Infanzia e proponeva una crociata di 
preghiere dei fanciulli per implorar la pace. 

Constatata inoltre la dispersione di tanti se- 
minaristi indigent, il Rappresentante della S. Sede 
si propone di fondar I'Opera delle vocazioni e 
I'Unione missionaria del clero, la quale costi- 
tuirh un vincolo tra i sacerdoti e i laid, allar- 
ghera il campo dell'azione missionaria e appro- 
fondird- dappertutto la vita interiore e lo spirito 
di orazione, che alimenteranno la fiamma della 
carita. 



firi effetti delle g 
I catastrofici en ^^^^ 




Giounnnino 



Nelle corsie deU'ospedale si aggirava felice 
un bambino di tre anni, mentre la mamma sua, 
torturata dalla febbre, giaceva a letto, certo 
piu comodo del nudo terreuo della sua squal- 
Uda capanna, nella folta foresta. 

La poverina aveva tanto sofferto nella sua 
non lunga esistenza. II marito, ostinato fuma- 
tore di oppio, consumava nel vizio quelle po- 
che monete che guadagnava nelle piantagioni 
di te, incurante della casa e della moglie, che 
sebbene deboluccia, lavorava indefessamente 
per procurare il riso alia sua famigliuola. La 
sua fibra si era poi fiaccata per la vita dura, 
la capanna malsana, lo scarso nutrimento, a 
cui si aggiungevano i maltrattamenti del ma- 
rito, che piu di una volta, tornando a tarda 
ora ubriaco per lo spirito di riso bevuto, sfo- 
gava le sue smanie sulla poverina. 

Da un po' di tempo, una nube di tristezza 
velava lo sguardo della povera Sukni. Pre- 
quenti erano i colpi di tosse, sicche a poco a 
poco ella veniva meno ed era obbligata a ri- 
manere nella sua capanna, preoccupata sempre 
piu per la vecchia madre e per il caro angio- 
letto, che spesse volte, alle insistenti ricerche 
di cibo, non riceveva che promesse. 

Intanto si avanzava la stagione delle piogge 
apportatrici di malanni e di crescente miseria. 

La povera Sukni, sentendo sempre piii af- 
fievolii-si le forze, era ormai inabile al lavoro. 
La morte frattanto visito la povera capanna, 
rapendo in pochi giorni la vecchia Arbugi che 
si spense senza poter prima ricevere il Battesimo. 

Sukni, afflitta per la dolorosa perdita della 
mamma, e sempre piu ammalata, non trovo 
altro scampo per se e per la sua creatura che 
il pubblico ospedale. 

E si allontano dal villaggio che I'aveva vista 
nascere, dalla caparma testimone delle diuturne 
sue angosce. 

Giunse a Tezpur in un giorno piovoso, af- 
faticata e stanca con la previsione che ben 
presto la morte sarebbe giunta anche per lei. 
I medici constatarono subito che la povera 
Sukni era afEetta da tubercolosi all'ultimo 
stadio e che la malattia veniva lentamente 
minando la sua fibra; pronosticarono percio che 
ben poco le rimaneva di vita. Nell'ospedale il 
suo bimbetto divenne ben presto il beniamino 
di tutti. Egli era lieto di trovare nella nuova 
abitazione riso, sole e fiori. 

Quando la povera Sukni vide per la prima 
volta le Suore avvicinarsi al capezzale, ne fu 
meravigliata; le aveva seguite con lo sguardo 
nella visita fatta alle compagne di camerata, 
ma ora nel ricevere il loro benevolo saluto e 
cosi consolanti parole, ne rimase commossa e 
ammirata. Cosi, per le amorevoli vi.site e per 
le sollecite cure che le prodigavano le zelanti 
Figlie di Maria Ausiliatrice, la buona Sukni 
si convinse che la religione, dalla quale esse 




Una nube di tristezza velava lo sguardo 
della povera Sukni. 

erano ispirate a beneficarla, era preferibile 
all'induismo. Domando pertanto di essere 
istruita nel Cristianesimo e, dopo un breve ti- 
rocinio, ottenne il Battesimo. 

— Ora muoio contenta... — andava ripe- 
tendo. — Ma chi pensera al mio bimbo? — 
B lo guardava con quell'affetto che solo le 
madri possono avere. 

— Al tuo bimbo penseremo noi stesse... — 
risposero le Suore. — Nella nostra casa ne ab- 
biamo tanti come lui vispi, sani e felici. Anch'egli 
avra afEetto e amorevoli cure; gli confezione- 
remo un grazioso vestitino nuovo, lo alleve- 
remo nel modo migliore e, cio che piu importa, 
egli imparera a conoscere Iddio. Allora preghera 
anche per te, che presto andrai in Paradiso a 
godere per tutta I'eternita. 

Pochi giorni dopo infatti, serena e rassegnata, 
la novella cristiana finiva santamente I'esilio 
terreno ed entrava nella Patria celeste. 

Al bimbo, accolto nel nostro orfanotrofio e 
rigenerato nelle acque battesimali, fu imposto 
il nome di Giovannino Bosco, glorioso Padre 
degli orfani derelitti. 

Che il Signore lo benedica e lo faccia crescere 
nel suo santo amore, affinche possa anche lui 
conquistarsi il Cielo dopo una vita ricca di 
meriti! Intanto, assieme ai suoi coetanei, egli 
prega col fervore di un angioletto e nel ve- 
derlo con le manine giunte e gli occhi rivolti 
al Tabernacolo ci si sente commossi e ammirati. 

Suor InnocBnza Valuno, 
Missionaria in India. 



23 



34. dr^iMiiiiia 



Gli uomini erano parti ti in carovana verso 
il mare. Da casa, le donne e i vecchi, li accom- 
pagnavano col pensiero mentre nel meriggio 
sileuzioso I'oasi si apriva come una verde e 
viasta chioma d'albero sotto il cielo infuocato. 



— Padre... — disse il bediiino aprendo il 
« barracano » e col lampo negli occhi biechi. 
— Moavia, mio sceicco, muore nel deserto e 
ti vuole: vieni, dunque! 

P. Celso alzo dal breviario gli occhi dila- 
tati dalla meraviglia. 

— 13 tu chi sei? 

— Sono VaUk. Ti conosco, Padre. — E sor- 
rise brevemente come per cerimonia. 

I diie si fissarono: I'arabo sopporto a lungo 
lo sguardo del Missionario. 

— Bene! Attendimi. 

— Ho due cavalli: uno e per te. 

— Vengo. 



Abdul, il bravo catechista, non riusciva a 
darsi pace. — Andarsene cosi senza prima in- 
dagare se non si tratti di tradimento... — so- 
spirava desolato. — Andarsene in questa cir- 
costanza e abbandonar cosi il gregge senza di- 
fesa. 

Sail sull'altana tentennando il capo. 

Di lassu guardo lontano facendosi solecchio 
con la destra sulla fronte rugosa. Laggiu il 
deserto ondeggiava con le sue indefinite dune, 
come un mare. A destra, sullo sfondo dei pal- 
mizi svettanti alle raffiche del simun, spiccava 
il minareto e, poco lontano, la piccola moschea. 
Quello era il regno di Maometto. 



— 15 intanto P. Celso se n'e andato forse 
in bocca al lupo! Perche fidarsi di quel fana- 
tici nemici del noma cristiano? Che sara di lui? 

Scese la sera e il catechista si addormento. 
Che sogni! Sogno il deserto, corse vertiginose 
di focosi cavalli arabi, imboscate, ferimenti, 
sangue... 

Intanto nelle capanne le donne, i bambini e 
i vecchi • attendevano con ansia I'arrivo degli 
uomini. II gorgoglio del la fonte, che sprizzava 
da una roccia, sembrava un lamento. 

Scendevano le tenebre a velare ogni cosa. 
II silenzio dominava ovunque sepolcrale e im- 
pressionante. 

Neppure i palmizi vibravano piu al vento, 
che si era calmato. 

Ma ecco di lontano avvicinarsi una pattu- 
glia a cavallo, formidabile come una schiera 
di demoni vomitati dall'abisso. Procedevano 
con la celerita del vento. Erano molti, le facce 
truci, la mano armata. Le scimitarre brilla- 
vano alia luce del firmamento. Chi avrebbe po- 
tuto opporsi a quell'orda di forsennati se in 
casa non c'erano che persone deboli e inermi? 

Eccoli ormai in prossimita delle capanne. 

Sembrano guerrieri apocalittici. Ebbri di 
odio, il cuore insensibile come un macigno e 
chiuso alia pieta, quei criminali si scagliano 
sugli inermi come furie diaboliche. 

Chi resistette ebbe il petto spaccato dalla 
scimitarra. Donne, bimbi e vecchi, in un unico 
groviglio, nascosti nell'oscurita delle capanne 
aspettavano, col pianto in gola, che il finimondo 
passasse: ma ogni porta era rotta, ogni casa 
manomessa. 

Sospinti all'aperto, i disgraziati formavano 
una schiera triste e dolorante. 



24 



Abdul si sveglio trasognato e, vista dalla 
terrazza, I'oasi incendiata gli parve un ini- 
menso braciere avvampante. 

La chiesa, solo la chiesa I'avrebbe difeso 
e vi si rifugio come in una fortezza. 

Si avvicino al Tabernacolo in attesa'che una 
voce di Cielo gli parlasse. 

Dall'esterno giungeva un confuso vociare mi- 
sto a grida di dolore. 

— Signore, pieta! — disse Abdul — Perdono! 

Scassino la porticina, apri la pisside e tra 
un riflesso d'oro coniparvero bianche, inimaco- 
late le Ostie. 

Tutte le consume: il vecchio cuore nel petto 
gli batteva come non mai. Attese quindi, con 
viso sereno, la morte. ^ 

Poco dopo, davanti alia chiesa in fiannne, 
sul corpo di Abdul scendeva lo scudiscio con 
il sibilo sinistro di un serpent e. 



IcLtixaii 



Cosi, a poco a poco, anche qualche musul- 
mano, beneficato dal Missionario, assisteva 
alle sue prediche e ritornava tra i suoi corre- 
ligionari entusiasta della religione dell'amore. 
ij risaputo quanto sia difficile la conver- 
sione di un maomettano. Eppure al buon Dio 
nulla riesce impossibile, dacche Egli solo o- 
pera le conversioni. 

Intanto i Battesimi si moltiplicavano e i 
frequentatori della moschea divenivano sempre 
piu rari. Siiduciato e sgomento per le continue 
defezioni, anche il muezzin voile conoscere il 
Missionario almeno per confonderlo con la sua 
dottrina. Ma avvenne il contrario, che I'araldo 
di Cristo, egregiamente istruito nella religione 
che con tanto zelo predicava, spunto a uno a 
uno tutti i sofismi dell'avversario. 

La vittoria non fu ne facile ne istantanea. 
Passarono mesi e anni di lotta, ma finalmente 
venne il trionfo. 

Senza spargimento di san- 
gue, anzi senza violente dia- 
tribe ma con I'arma della 
bonta e col faro della ve- 
rita, anche il capo dei mu- 
sulmani chino la testa di- 
nanzi alia croce. 



II Padre, prigioniero a pochi chilometri, pote 
assistere a quel sanguinoso dramma. 

Valik I'aveva tradito e ora lo motteggiava pa- 
voneggiandosi per le proprie presunte prodezze. 

Allorche il sole raggiante si alzo dall'oriz- 
zonte, il Missionario vide che tutto era sparito: 
sola, bianca, nella luce crepuscolare, come un 
fantasma restava la piccola moschea. Allora, 
vinto dalla comraozione, egli pianse lacrime 
desolate, che ormai tutto il suo lavoro aposto- 
lico di tanti anni era stato distrutto. Quale 
dolore! 

Ma a poco a poco I'oasi rifiori. Fiducioso uel- 
I'aiuto celeste, il Missionario si rimise al lavoro. 
Gli uomini superstiti, piombando sui predoni, 
riuscirono a strappar loro i propri figli rapiti. 
Ma Abdul, chiuso talora in un ostinato si- 
lenzio, spesso sospirava fissando il deserto con 
occhi dilatati dal terrore. Egli stimava il Mis- 
sionario per la sua attivita ma aveva perduto 
ogni speranza nelle sue opere di apostolato 
rontinuamente minacciate dei maomettani. 

— Chissa... — pensava — se quei crudeli 
ci lascieranno in pace. Si lavora, si fatica e poi, 
in poche ore, tutto distrutto. Quei fanatici se- 
guaci di Maometto non hanno alcuna pieta 
per i cristiani, che odiano a morte. Ma perche 
tanto odio? 

II Missionorio invece continuava a lavorare 
e a pregar con fiducia il Padrone della messe, 
che benedice le fatiche dei suoi apostoli. Sulle 
rovine dell'antica cappelletta ne era sorta un'al- 
tra piii spaziosa e snella. II piccolo gregge, 
docile alia sua voce, s'ingrossava. In quell'oasi 
si viveva quasi come in una tebaide: di virtu, 
di lavoro, di preghiera. E il buon Dio guardava 
con occhi di compiacenza a quella comunita. 



KJGHJJH 



Fu questa una data indimenticabile per il 
^Missionario cattolico. Tanto piu che, sull'esem- 
pio del muezzin, anche tutti gli altri vollero 
essere rigenerati nelle acque battesimali. 

Per conseguenza la vecchia moschea fu di- 
roccata per mancanza di frequentatori e perche 
.simbolo di una religione falsa e ripudiata. 

Allora anche il catecliista spiano le rughe 
della faccia in un luminoso sorriso di soddi- 
•sfazione. 

Cri.sto aveva vinto con I'amore. I pre.sunti 
vincitori di quella tremenda notte non erano 
in realta che dei vinti. Alia loro ferocia, il Mis- 
sionario aveva risposto con la mansuetudine 
e ora essi erano diventati suoi figli, docili, uniti, 
o.ssequenti. 

Tali le vittorie della Croce! 

Al.l'A. 



^3 




Don CARAVARIO 



— Avanti imperterrito! — Era questa una sua 
frase comunissima, e bisogna proprio affermare 
ch'egli aveva una volonta di ferro. Lo visitai piii 
volte e lo trovavo sempre a studiare o a cantar 
cinese. Egli se ne mostrava contento, mi faceva 
sedere, ascoltava con attenzione, rispondeva vo- 
lentieri alle doniande, ma quando notava che 
I'argomento era esaurito diceva: — Ora basta; 
il resto per un'altra volta. 

Nello studio si applicava moltissimo, con 
tenacia, con metodo e amore, e cio non per 
vieta vanagloria di sapere, ma per intima 
persuasione che il Missionario, che non conosce 
la lingua, e un barbaro per il popolo, come il 
popolo e barbaro per lui. Con la sua assidua 
applicazione, e poiche fornito di buona me- 
moria e di non comune intelUgenza, fece tale 
progresso nello studio, che qualche mese dopo, 
in occasione deU'accademia musico-letteraria 
tenutasi per la sua prima Messa, pole leggere 
un discorsetto e farsi capire. Molti non riusci- 
vano a persuadersi come in cosi poco tempo 
avesse potuto far tanto progresso. 

Una prova I'abbiamo nei numerosi suoi qua- 
derni scritti in varie lingue, nelle prediche, 
buone notti e altre cosette, che tuttora si con- 
servano presso I'lspettore Don Braga. 

Di Timor si dice- 
vano tante cose. La 

nei ricordi di un compagno di Missione ^^^^a dd confratem 

r O provenienti di la in 

miseri condizioni di 
salute, stuzzicava 
maggiormente la curiosita intorno alle tante 
dicerie che si facevano. 

Piu volte interrogai Don Caravario su Timor, 
sul clima e suUa popolazione ma non potei 
mai udire una sola parola di biasimo a persone 
o a cose. Spesso diceva: — Sono figli della fo- 
resta, vivono quasi alio stato selvaggio, ma se 
tu vedessi che riserbo e che cuore! Basta una 
parolina meno retta perche mostrino subito 
risentimento. Sono di una ammirabile riser- 
batezza. 

— Eppure mi hanno detto... 

— Tutte chiacchiere e dicerie... 

— Si afEerma per 6... 
— ■ Non e vero; in quanto a me ci stavo vo- 

lentieri e cosi mi consta anche di altri con- 
fratelli. Come ci volevano bene! Se avessi visto 
alia nostra partenza, come piangevanol 

— Ma questo e troppo. 

— Eppure e proprio cosi. Appena seppero 
la notizia della nostra partenza non sapevano 
rassegnarsi e voUero accompagnarci. 

— Ma lei e ancora chierico... 

— Si, e vero; ho perduto qualche anno, ma 
se non sono ancor sacerdote, cio dipende dalla 
lontananza dell'isola, per cui il Vescovo di 
Macao, da cui dipende la nostra casa in questi 
anni, non pote venire per la consueta visita. 



— Come e magro! Da dove viene questo 
scheletro ambulante? — domandavano i gio- 
vani del Collegio « D. Bosco » di Shiu-Chow ai 
loro Superiori, nei vedere per la prima volta 
Don Caravario. 

Egli era partito per la Cina il 7 ottobre del 
1924; dopo i disordini del 1927, da Shanghai 
I'avevano destinato alia nuova casa nell'isola 
di Timor. Nei primi mesi del 1927 arrivo nei 
nostro Vicariato di Shiu-Chow. 

Giovane slanciato nella persona, con barba 
e baffi folti, ma specialmente di una bonta che 
traspariva dal viso leale, Don Caravario riu- 
sciva simpatico a tutti. Ma le cure del compianto 
Mons. Versiglia e degli altri Superiori non val- 
sero a rimetterlo in salute nei pochi mesi ch'egli 
passo nei centro della Missione. 

Gli fu assegnata una camera nell'episcopio, ca- 
meretta ch'egli tenne nella massima semplicita 
cercando sempre di adornare il cuore di virtu 
e non le pareti di essa. 

La principale occupazione fu di prepararsi 
agli Ordini sacri, e mentre studiava il dialetto 
ak-ka, faceva anche un po' di scuola d'inglese 
in qualche classe del liceo, nell'attiguo collegio 
« D. Bosco ». 

II discepolo. 

A una certa eta non ^ cosa gradita e facile 
ritornar semplice allievo. Eppure Don Cara- 
vario, che a Shanghai aveva gia fatto progresso 
aella lingua di Confucio e a Timor parlava gia 
bene il portoghese e I'iuglese, per apprendere 

dialetto ak-ka si metteva a studiare. 



Un'anima carifafevole. 

Si puo afEermar con certezza che dalla bocca 
di Don Callisto non usci mai una parola che 
ofiendesse la carita. In una conferenza per I'eser- 



26 



cizio della buona morte Don Guarona, allora 
provicario, pote affermare: — Vissi alcuni mesi 
con Don Caravario e posso dire di non aver 
mai udito da lui parole di critica. — Ed era 
tanto sicuro e persuaso della cosa che ci sfi- 
dava a trovare o a riferire una sola parola 
dell'eroico Confratello, la quale sapesse di mor- 
morazione. 

Angelo di pace. 

Dovendosi in quell'anno introdurre nelle 
scuole private certe disposizioni governative, 
i Superiori credettero bene di preferire al liceo 
una scuola normale di due anni, per aver mae- 
stri idonei alle piccole scuole della Missione. 

Questa riforma non piacque a parecchi al- 
lievi, perche, come essi dicevano, non vole- 
vano divenir maestri di campagna. Don Ca- 
ravario, fin da principio, sosteune sempre I'idea 
di Monsignore e dei Superiori, rivolgendo qualche 
buona parola ai maestri esterni. Spesso ripeteva: 

— Bisogna che noi sosteniamo le idee e le 
decisioni dei nostri Superiori. Parliamo ed espo- 
niamo anche le nostra opinioni; ma poi dobbiamo 
appoggiare, sostenere e star col Superiore che 
rappresenta Iddio. 

Tra i suoi alUevi egli seppe cosi ben fare e 
si inappuntabilmente comportarsi, che anche i 
piu scalmanati finirono per rassegnarsi. Par- 
landone con me diceva: — II tale e il tal altro 
stanno bene di famiglia, pagano tutta la pen- 
sione e hanno influenza sugli altri. Se essi se 
ne andassero ora a met a anno, si causerebbe 
il malcontento tra gli altri ed anche i nostri 
ragazzi mantenuti dalla Missione non sareb- 
bero piu animati di buona volonta; cosi la scuola 
perderebbe il proprio prestigio. Bisogna dunque 
insistere ed essere angeU di pace. 

Quando poi ando in distretto come missio- 



nario, scriveva: — I ragazzi hanno fatto giu- 
dizio? Si sono rischiarate un po' le idee? De- 
sidererei che qualche volta lei scrivesse per 
darmi informazioni in proposito. 

AvendogU poi riferito come tutto si fosse 
sistemato e funzionasse bene, egli rispondeva: 
— Sono molto contento delle buone notizie 
che mi da dei nostri giovani. In Missione come 
si capisce la necessita che il coUegio vada bene! 
Gli alunni sono le nostre speranze! II lavoro di 
educazione del collegio e lavoro paziente, in 
apparenza pero produttivo, eppure della mas- 
sima utilita. 

II buon seminafore. 

Sebbene non conoscesse ancora a perfezione 
il nuovo dialetto, pure cercava di fare un po' 
di bene a tutti. L,e sue esortazioni non furono 
certamente vane. 

Cera in collegio un alUevo il quale studiava 
il catechismo, frequentava la chiesa gia da pa- 
recchio tempo, ma non si decideva al Batte- 
simo. Piu volte, durante le ricreazioni, vidi 
Don Caravario passeggiare con quel giovane. 
Non so che cosa gli dicesse; mi consta pero che, 
dopo le vacanze, quel giovane ritomo cristiano 
e Don Caravario cosi scriveva: — Chong Shi 
Chong ha ricevuto il Battesimo a Tung Pi, la 
festa dell'Assunta. Non manchi di aiutarlo 
in tutto quello che le sara possibile. 

Ricordo che una volta, nel passargU vicino 
mentre passeggiava con un ragazzo, gU dissi: 

— Oh, costui e un paganaccio! 

Poco dopo, Don Caravario mi si avvicino e 
con uno spontaneo sorriso mi disse: 

— Caro Don De Amicis, un'altra volta non 
dica piu cosi. Bisogna rivolgere una buona pa- 
rola a tutti, seminar sempre buon grano e la 
grazia di Dio fara il resto. {Continua). 







D. Caravario, con il Direttore, tra i suoi allievi di missione. 



^7 




Ualsii unia, ossia il 
« primo giorno del caval- 
lo », e la festa che i giap- 
poiiesi celebrano in uno 
dei primi giorni di feb- 
braio, al tempio shin- 
tpista, festa dedicata al- 
ia dea Inari, protettrice 
delle messi. - Veramente 
la relazione "di tale fe- 
sta con Inari consiste nella sua celebrazione in 
onore della dea delle messi quando in febbraio 
ricorre il « giorno del cavallo ». 

Divisione del femao nell'Esfremo Orienfe. 

In antico gli abitanti deU'Estremo Oriente 
avevano diviso il tempo come gli occidentali, 
in relazione con la luna. Pero mentre in oc- 
cidente il mese lunate si divideva in periodi 
di sette giorni, come risulta dalla Bibbia (giorni 
che i pagani indicavano col nome di una divi- 
nita pagana: Marte, Mercurio, Gioveecc); gli abi- 
tanti dell'Estremo Oriente invece hanno diviso il 
mese lunare in periodi di dodici giorni, asse- 
gnando a ciascun giorno il nome di un animale. 
Cosi chiamano « giorno del topo » il primo 
giorno; « giorno del bue » il secondo; « giorno 
della tigre » il terzo; « giorno del coniglio » il 
quarto; « giorno del dragone » il quinto; « giorno 
del serpente » il sesto; « giorno del cavallo » 
il settimo; « giorno della pecora » I'ottavo; 
« giorno della scimmia » il nono; « giorno del 
gallo » il decimo; « giorno del cane » il decimo 
primo; « giorno del cinghiale » I'ultimo. Come i 
giorni, anche gli anni sono divisi in gruppi di 
dodici e indicati con i medesimi nomi di ani- 
mali assegnati ai giorni. 

Anche attualniente in Giappone, quantun- 
que sia adottato ufficialmente il calendario 



\m\ 



c le v>olj)i 



tre il 1938 era il 
I'impero e I'anno 



gregoriano, si contmua- 
no a stampare calendar? 
all'antica. Tutti poi i 
calendar! hanno sul f ron- 
tispizio il nome dell'an- 
no in corso, rappresen- 
tato con la figura dell'a- 
nimale. Per esempio il 
1939 per i giapponesi e 
I'anno del coniglio; men- 
2598 della fondazione del- 
della tigre. 
Intesa la divisione dei giorni, si capisce come 
ogni dodici giorni ricorra quello del topo, per 
esempio, come per noi ogni settimana ricorre 
la domenica. A ogni mese, lo stesso giorno puo 
ripetersi due o tre volte. Ebbene: la prima 
volta che nel mese ricorre il « giorno del cavallo », 
questo giorno si dice hatsu uma cioe « il primo 
giorno del cavallo »; la seconda, ni no uma o 
« secondo giorno del cavallo »; la terza, san no 
uma o « terzo giorno del cavallo ». 

Inari e il nome popolare di una divinita 
shintoista, nome che tradotto letteralmente 
significa « dea del riso ». 

Per i giapponesi la parola riso equivale al 
vocabolo pane: con essa cioe esprimono tutto 
cio di cui si ha bisogno. In una parola, questa 
divinita si potrebbe chiamare: « dea della prov- 
videnza ». II vero nome della dea Inari e Toyo 
uke hime oppure IVka no mitana figlia dello spi- 
rito celeste Izanaghi, appartenente alia set- 
tima generazione degli spiriti e fondatore (crea- 
tore) delle isole giapponesi. Perche le sono 
affidati tutti i granai del cielo ed ella tratta 
generosamefite i propri devoti, tutti i giappo- 
nesi si rivolgono a lei per aver bucna fortuna. 
Ora, secondo la tradizione, nel quarto anno 
dell'era wado (711 d. C), e proprio nel ((pri- 
mo giorno del cavallo », nel secondo mese 



28 



dell'anno, questa dea avrebbe fatto la sua prima 
apparizione dimostrandosi speciale protettrice 
della popolazione di Fushimi, a ovest della 
citta di Kyota. In questa provincia le fu per- 
cio innalzato un grande tempio, e tutti gli anni 
nel « primo giorno del cavallo »>, nel secondo mese 
dell'anno, si fanno sempre grandi feste con il 
concorso di numerosi pellegrini. 

La dea Inari e le volpi. 

Circa un secolo dopo il fatto suaccennato, 
al nord del palazzo imperiale, a Kyoto sul 
monte Funaoka, viveva una coppia di volpi 
con i loro piccoli. Queste volpi niosse, secondo 
la tradizione, da uno spirito superiore, anda- 
vano di tanto in tanto al tempio della dea 
Inari a Fushimi, per implorare il dono di par- 
tecipar della famiglia degli dei, per essere 
anch'esse in qualche modo utili all'uomo nel 
dispensare i favori celesti. Dopo che le volpi 
ebbero compiute le loro divozioni, I'altare sa- 
cro della dea Inari fu scosso ripetutamente, 
con assordante rumore, e cio per significare 
che le preghiere delle volpi erano state esaudite; 
cosi esse furono accettate a far parte della fa- 
miglia degli dei. Ecco perche, da quel tempo, 
la dea Inari dispensa 'i suoi favori per mezzo 
delle volpi. Dopo questo avvenimento, crebbe 
sempre piu il concorso dei fedeli al tempio 
della dea. Ed aSinche tutti i visitatori del tem- 
pio ricordassero che le volpi facevano parte 
della famiglia degli dei, in un primo tempo 
si mantenevano presso il tempio, in una gabbia, 
delle volpi vive; piu tardi invece si sostituirono 
con volpi scolpite in pietra, all'entrata del tem- 
pio. Per ricordar la potenza che la volpe gode 
presso Inari, essa e rappresentata con una pie- 
tra preziosa e una chiave in bocca. I,a pietra 
preziosa significa che la volpe ha il potere di 
concedere all'uomo una fortuna illimitata; la 
chiave invece indica che i granai inesauribiU 
della dea sono a sua disposizione. Per tutto il 
Giappone si sono innalzati templi piu o meno 
grandiosi. Presentemente non c'e villaggio che 
non abbia uno o piu templi dedicati a Inari, cu- 
stoditi sempre da due o piu volpi... in pietra! 
Ogni famigUa poi, riconoscendosi bisognosa di 
tutto, non solo nutre divozione verso la dea 
delle messi, ma conserva anche un altarino 
a lei dedicato per propiziarsela. 



I fanciulli e la fesfa della dea Inari. 

Trascorse le feste del nuovo anno, i fanciulli 
attendono con impazienza che arrivi la festa 
del « primo giorno del cavallo ». Questo loro de- 
siderio non e motivate dal diritto di essere ac- 
compagnati a visitare i famosi templi di Fushimi 
di Toyogaida, di Tamotsukumi e di Tokyo, ma 
la maggior parte di essi attende con impazienza 
la festa per poter fare sfoggio della propria 
forza muscolare nel battere il tamburo al tem- 
pio del proprio villaggio. 

II giorno prima della festa, si addobbano 
tutte le vicinanze del tempio con pennoni fre- 
giati del nome della dea: questi poi rimarranno 
li fino a che le intemperie li renderanno inser- 
vibili. 

La festa del « primo giorno del cavallo » si inizia 
al mattino per tempo con il rullo del tamburo, 
continuato ininterrottamente fino a tarda sera, 
,cioe fino a che tutto il villaggio sia passato a 
far le sue divozioni. Tutti gli uomini e le donne 
si fanno un dovere di andare al tempio per 
offrire incenso, abrera aghe o ganmodoki, alia 
divinita; cioe riso cotto con fagiolini rossi e dolci 
per i celebri suonatori del tamburo, che sono 
tutti i ragazzi del villaggio, per turno. 

Li'abrera aghe e una frittella di fagioli pestati, 
di cui le volpi sono ghiotte. Questa viene of- 
ferta per propiziarsi la divinita. II ganmodoki 
invece e una frittella di fagiuoli con verdura 
e altre sostanze, che viene offerta alia divinita 
Inari in ringraziamento dei benefici ricevuti. 
Mentre al tempio vengono presentate queste 
oiferte, i fanciulli devono suonare il tamburo, 
piu rumorosameiite che sia loro possibile, alio 
scopo di tener desta la divinita affinche conceda 
ai fedeli quanto essi domandano. In certi po- 
sti vi e anche la consuetudine di fare una specie 
di mascherata, portando una maschera volpina. 

In noi, che abbiamo la fortuna di essere cat- 
tolici, suscitano compassione queste supersti- 
zioni, che chi provvede del necessario sia nel 
campo spirituale come in quello materiale e 
I'unico vero Dio, Creatore del Cielo e della 
terra, nel quale fermamente crediamo e che 
fedelmente vogliamo servire. 



29 



Sac. E. Braggion, 
Miss. sal. in Giappone. 





Ha^ tuce- ^adiM-a, c&e- e^avia- daUa' ^aav^e 
{i^ia del qio^MMo- '^iXhdaiai.e deiie %iMlah.l 
^aie4ia¥ie, liiumwl di^ qioia- to, ^iav^ef%(u di 




i 1 



imconciliabili 



II Paihan, rimasto ancorato al ghat (scalo) 
di Gauhati, lancia il suo primo segnale. Bi- 
sogna quindi separarci da quella piccola « oasi 
cristiana » sperduta neirimmenso deserto spi- 
rituale che ci circonda e riprendere il nostro 
viaggio verso le sorgenti del Brahmaputra. 

P. Marengo ci accompagna sino al ghat perche 
ora siamo gia amici ed egli ci deve ancor rac- 
contare tante cose della sua cara Missione. 
jE) un missionario che ha le piii rosee speranze 
per I'avvenire. Non contento della cura spi- 
rituale e materiale di cento orfanelli e della 
sua vasta Missione del Kamriip, ora egli ha 
aperto un nuovo centre missionario a Barpetta, 
al di la del fiume. Con questa nuova iniziativa, 
egli spera di condurre alia luce del Vangelo 
la tribu dei Kaciari, che annovera piu di loo.ooo 
anime. Certo ci vorranno molti anni prima di 
riuscire a tanto; ma il Missionario cattolico ha 
la sola preoccupazione di gettare il buon seme 
a piene mani e poi lasciarlo maturare sotto 
I'azione benefica della grazia di Dio. 

Un secondo fischio prolungato tronca la no- 
stra conversazione con mio grande rincresci- 
mento. Stringo pertanto la mano di quel caro 
compatriota e il Pathan si stacca dalla sponda. 
Per me invece e una vera gioia contemplare 
il superbo panorama che si stende sulle rive 
del Brahmaputra. 

Varie ville di funzionari inglesi occhieggiano 
tra i verdi palmeti, mentre qui e la le gugUe 
di un tempio, o i minareti di una moschea si 
stagliano sul cobalto del cielo. 

Ora costeggiamo « I'isola delle scimmie », e 
io mi diverto a contarle e a studiare i loro mo- 
vimenti. Ma quelle briccone debbono essersi 
accorte del mio sguardo... profano e, indispet- 
tite, si ritirano nel folto della foresta, all'ombra 
del tempietto di Shiva, il dio dell'odio e della 
morte. 

La collina sacra. 

Gauhati e gia scomparsa. Solo il Nihassol, 
la collina celeste, e ancor visibile. Ij questa 
una collina « sacra » — tutto e sacro in India! 
Essa domina la citta e sulla sua vetta sorge il 
fatnoso tempio di Kamakya Goswami, la dea 
dell'amore. Simpatica la leggenda che e as- 
sociata a tale nome. 




Kamakya pensd di discendere presso 
la sorgente deH'ainore. 



Nei tempi antichi, la dea deH'aniore, stanca 
di rimanersene in cielo, un bel giorno penso 
di venir a stare in mezzo agli uomini. Ella fisso 
pertanto la sua dimora sulla cima del Nihassol, 
poco lontano da Gauhati. La sua presenza fu 
ben presto conosciuta e allora fu un accorrere 
di gente da ogni parte dell' Assam, che veniva 
a bere alia stessa sorgente delPamoj-e. Cosi, 
col concorso dei numerosi fedeli, fu costruito 
sulla « colHna celeste » un grandioso tempio, 
che divenne meta di continui pellegrinaggi. 

Ma « il cuore deH'uomo e volubile come I'acqua 
del Brahmaputra » — dice un antico proverbio 
indiano. — Se n'accorse ben presto anche la 
dea Kamakya allorche il suo dono divino co- 
mincio a essere disprezzato e 1' Assam si muto 
in un teatro di odio e di morte. Le varie tribii 
dei Koches, Kaciari e Ahdms si levarono I'una 
contro I'altra armate, in una guerra fratricida 
che per lunga serie di anni fece dell' Assam 
— I'incomparabile — un muccliio di rovine 
fumanti. In quel tempo, quando uno storio- 
grafo poteva scrivere che « le sacre acque del 
Brahmaputra portavano continuamente al mare 
i cadaveri dei combattenti e che I'orizzonte 
era sempre sinistramente illuminato dalle 
fiamme di cento citta... » fu costruito suU'iso- 
lotto, prospiciente verso il Nihassol, il tempio 
di Shiva. 



3^ 



In quegli anni, la dea deH'amore, uegletta 
e disprezzata, percorreva ogni notte la foresta 
riempiendola dei suoi lamenti. II suo tempio 
•cadeva in rovina, la via che vi conduceva era 
stata invasa dalla jungla e sul suo altare si 
era spento il fuoco sacro. 

Una sera, mentre il sole scompariva in un 
mare di sangue, I'armata del terribile Ban 
Rajah, U condottiero dei feroci Ahoms, era giunta 
nelle vicinanze del Nihassol, dopo aver portato 
la strage e la morte da un capo all'altro della 
vallata assamese. Fu cosi che « I'odio e I'amore » 
s'incontrarono. Ban Rajah rimase subito con- 
quiso dall'avvenenza di Kamakya e senz'altro 
si prostro ai suoi piedi chiedendola in isposa. 

La dea dell'amore si ritrasse inorridita escla- 
inando: 

— No! Giammai! L'acqua e il fuoco non si as- 
socieranno in eterno! 

Ma il principe continue a scongiurarla, as- 
sicurando che alia sua scuola egli avrebbe im- 
parato I'amore. 

— Ebbene... — soggiunse la dea — se e vero 
quello che dici, dammene una prova. lo vo- 
glio che prima che canti il gallo, tu abbia co- 
struito una bella strada, che dal fiume conduca 
al mio tempio! 

Ban Rajah accetto la prova. A un suo squillo 
di tromba comparvero i suoi fidi guerrieri. 
Poco dopo, tutti erano intenti a tagliar alberi 
e a portar pietre. Sembravano I'esercito dei 
giganti alia scalata dell'OUmpo! 

Kamakya, dall'alto della sua dimora, os- 
servava con spavento il rapido progresso della 
via. Ella non avrebbe mai immaginato che 
Ban Rajah la prendesse in parola. Le ore pas- 
savano veloci, ma piu veloce proseguiva il ti- 
tanico lavoro degli Ahoms. Le prime luci del- 
I'aurora gia imporporavano le vette dell'Ima- 
laia, quando Ban Rajah soUevo I'ultimo ma- 
cigno. Ma prima che I'avesse posto a terra, il 
gallo canto. Kamakya, mutatasi in gallo, aveva 
vinto. 

GU Ahdms fuggirono spaventati dinanzi alia 
tremenda ira del loro capo. Costui, col pugno 
chiuso contro il tempio, fece un giuramento: 

— Ebbene, se I'amore non mi vuole, mi daro 
all'odio, alia strage, alia morte! La spada di 
Ban Rajah ha sete di sangue... 

E mantenne la parola. GU anni, che segui- 
rono, furono i piu tristi e sanguinosi nella sto- 
ria deir Assam. II pae.se « dei giardini d'oro » 
minacciava di diventare un lugubre deserto. 

AUora Kamakya scongiuro Vishnu a libe- 
rar la terra da quel terribile mostro. Vishnu 
I'accontento e invio Krishna, il guerriero degli 
dei. Egli incontro Ban Rajah e i suoi 'Ahdms 
in memorabile battaglia nei piani, ove piu tardi 
sorse Tezpur, la citta del sangue. Second© la 
leggenda, le colUne prospicienti verso il campo di 
battaglia si mutarono, per volere degli dei, in 
altrettanti vulcani e vomitarono fiamme e 
pietre infuocate sopra gli Ahdms. 

Poi, stanchi di tante stragi e di odio, gli uo- 
mini tomarono alia montagna celeste. Ora c'era 
la bella strada costruita dall'odio e cosi fu fa- 
cile giungere di nuovo alia dea dell'amore. 

Sin qui la leggenda. t,2i 



Ban Rajah terribile condottiero dei feroci Ahums. 



Rivolsi ancora una volta lo sguardo verso il 
tempio di Kamakya, che scintillava ai raggi 
del sole, e allora compresi che « quella » non era 
una semplice « leggenda ». IS piuttosto la storia 
dell'umanita! Se vogliamo infatti giungere alia 
pace e all'amore, dobbiamo sforzar I'odio e 
la guerra a fabbricarci la via che ci porti « al 
dilettuoso monte ». 

« L'acqua e il fuoco non si uniranno in eterno! ». 

Indicus. 



^-tr-fr-tr-ir^ir-tT-tT-tr'tT-ir-tT'trii^^-iT'tr 



D. Deangeli e D. Pill.a 
S. E. I. - Torino 



PROVERBI ITALIAN I. 
L. 6. 

E una raccolta di proverbi e di aforismi con breve 
commento. Volumetto utile a tutti anche perche com- 
pilato con criteri educativi. 



P. Nazzaro. — UNA VOCAZIONE SANTIFI- 
CATA. Editrice Ancora, Milano L. 3. 

Edificante biografia dell'angelico Mario Fumagalli, 
aspirante missionario. Pagine deliziose, scritte da un 
Cappuccino per incitar la gioventu all'imitazione di 
questa nobile anima conquisa dall'ideale religioso e 
gia premiata, col Paradiso, dei suoi grandi desideri 
di conquista spirituale. 



AGENDA ECCLESIASTICA 1939. — E un ele- 
gante Vadeniecmn racchiudente non solo il calen- 
dario ma anche un'appendice utile per le per- 
sone religiose. Editrice L.I.C.E., Torino L. 4. 






HIDA NEILLi 



Sebastian, Jacob e Michael avevano deciso 
di passar la notte nella foresta. Si prospettava 
un'abbondante caccia di uccelli di ogni piu- 
maggio che, colpiti con la fionda, avrebbero 
costituito una discreta fortuna. 

La maggior difficolta da superare consisteva 
nel trovar qualche buco ove trascorrere la notte. 

— Per questo non preoccupatevi... — disse 
Sebastian. — Non ci sono forse a nostra di- 
sposizione i pagliai del riso ? Non f a^ ancor f reddo 
e gli elefanti in questa stagione non girano per 
quelle plaghe. 

Rassicurati da tale dichiarazione, i tre cac- 
ciatori si munirono di archetti e di frecce; riem- 
pirono la bisaccia del riso sufficiente per' alcuni 
pasti, vi legarono assieme il pentolino; poi con 
il vincastro in mano s'incamminarono verso il 
vallone di Monhor. 

Veramente essi non erano cacciatori di pro- 
fessione; facevano i mandriani e andavano ap- 
punto laggiu in cerca delle loro niandre sbandate. 



In qualche localita, anzi, si usa bruciar le 
erbe e le stoppie, affinche mediante quel con- 
cime naturale e con qualche pioggerella, in 
febbraio spunti qualche stelo. In tempo di 
siccita, per non lasciar morir di fame il bestiame, 
i mandriani errano in cerca di pascoli e talvolta 
s'imbattono in qualche branco di fiere, che fanno 
scempio dei loro magri armenti. 

I tre bovari andavano dunque in traccia 
delle loro mucche e verso I'imbrunire le ave- 
vano trovate. Dopo averle radunate dentro un;i 
stecconata, i mandriani cercarono un ricovero 
ove pernottare. Trovarono una specie di ca- 
panna col tetto di paglia e con le pareti di bambii. 
II ricovero non era distante dalla mandra. Men- 
tre pertanto il bestiame ruminava la poca erba 
che aveva potuto piluccare, i bovari si ritira- 
rono dentro la catapecchia, accesero il fuoco 
per cuocere il riso e poi cenarono con buon ap- 
petito mangiando, come companatico, alcuni 
pesci affumicati sopra le brage. Non mancarono 



34 



di far la pipatina come si usa da tutti gl'indigeni 
non esclusi i ragazzi; quindi f ermarono I'uscio con 
quattro bastoni perimpedireche qualche animale 
notturno riiiscisse a entrare. Mancava una stuoia 
che fungesse da letto, da materasso e da coperta, 
ma a questa suppli la paglia di rise abbondan- 
temente prof usa per terra. 

Prima di addormentarsi, Sebastian che aveva 
imparato dal catechista le preghiere, s'ingi- 
nocchio per recitar la pia invocazione: « Cara 
Madre Vergine Maria fa' ch'io salvi I'anima mia! ». 

Anche i compagni ripeterono devotamente 
quella preghiera, dopo la quale tutti si diste- 
sero sulla paglia per il riposo. Ma purtroppo 
il loro sonno non doveva essere tranquillo. Gia 
stavano in braccio a Morfeo, quando si avvi- 
cino alia capanna un feroce pachiderma sbu- 
cato dal folto della vicina foresta. L'elefante, 
data anche I'oscurita, schiantava al suo pas- 
saggio rami e alberelli per aprirsi il varco e, 
uscito finalmente dalla selva, si diresse verso 
il ricovero dei mandriani addormentati. Sem- 
brava che sapesse che quella capanna era abi- 
tata; fatto sta che, appena vicino, la mando 
aU'aria con la proboscide, come se la catapecchia 
fosse stata una festuca. Messa sossopra ogni 
cosa, poso una zampa sul posto dove riposavano 
i bovari e schiaccio la testa di Sebastian senza 
che gli altri si destassero. 

Soltanto quando un ramo cadde addosso a 
Jacob, questi si sveglio di soprassalto e udi. 



con un brivido, i gemiti del povero Sebastian 
ormai in agonia. 

Allora, esterrefatto, Jacob desto anche Michael 
che non credeva ai propri occhi. Da notarsi che 
l'elefante, forse impaurito dai gemiti del mo- 
rente, stava allontanandosi dal ricovero per 
internarsi nuovamente nella selva. 

Intanto i due compagni, tremanti e inor- 
riditi, accesero il fuoco e quando, alia luce 
della fianima, videro Sebastian in lotta con 
la morte si misero a gridare. 

Poveretto! Faceva davvero compassione... 
Aveva il capo sfracellato ed era ormai in pro- 
cinto di esalar I'ultimo respiro. 

Mentre Jacob correva verso il villaggio in 
cerca di aiuto, Michael rimase al fianco del mo- 
ribondo per assisterlo e confortarlo. 

Poco dopo, ecco giungere alcune persone mu- 
nite di torce a vento; altre si avvicinavano ar- 
mate di falcetti e di roncole, decise di ammaz- 
zare il pachiderma. 

Intanto Sebastian giaceva immobile sul po- 
vero giaciglio, con il capo irriconoscibile e im- 
merso in una pozza di sangue. 

Tra gli accorsi c'era anche suo padre, che 
si getto sul figliuolo gridando tutto il suo do- 
lore. Si tento di fasciare alia meglio il ferito, 
di stagnargU il sangue, ma la catastrofe si 
prospettava ormai inevitabile. 

Fu fatta una barella con alcuni rami intrec- 
ciati e poi il mesto corteo si mosse verso il 





Sembrava che il pachi- 
derma sapesse che quel- 
la capanna era abitata. 



JJ 




villaggio alle luce del- 
le torce. Che tristezza! 
II padre era inconso- 
labile. 

Povero Sebastian! Chi 
I'avrebbe detto? II piu 
diligente e assiduo alia 
scuola... Sempre il primo 
alle riunioni domenicali 
per intonar le lodi in 
cappella. 

Durante il tragitto, 
egli spiro. 

Immaginarsi lo strazio 
della mamma, quando 
giunse a casa il cadavere! 

Tutto il villaggio par- 
tecipo al lutto di quella 
buona famiglia. I fune- 
rali riuscirono un'apo- 
teosi. 

II catechista, con il li- 
bro di preghiere in ma- 
no, cantava il De pro- 
fundis ma nessuno ri- 
spondeva, poiche tutti 
erano commossi. Spe- 
cialmente la mamma del 
defunto aveva un aspet- 
to cosi desolato ch'era 
impossibile osservarla 
senza sentirsi intenerire. 
Prostesa vicino al fere- 
tro, con i capelli scar- 
migliati che le velavano 
il viso, ella mandava 
gemiti e riusci difficile 
allontanarla di la per 
poter procedere alia se- 
poltura del cadavere. 
Povera madre! Non po- 
teva convincersi della 
triste realta di quella ca- 
tastrofe. Eppure... 

D. EuA Tome 
Miss. sal. neW Assam. 



Immaginarsi lo strazio della mamma, quando giunse a casa il cadavere di Sebastian! 



UN BELL'ESEMPIO DA IMITARE. 

II sig. Oreste Granata di Marano (Napoli) invia L. loo al cinesino che 
porta il suo nome e che, a mezzo di G. M., ringrazia il suo benefattore. 



Si iscriveranno sull'AIbo d'onore i nuovi abbonati sostenitori e vitalizi di G. M. Abbo- 
nati ditnostrate la vostra sitnpatia al periodico che esce in 20 pagine e diverra sempre 
piu bello e interessante! Ogni lettore sia un entusiasta propagandista. Splendidi premi 
ai gruppi numerosi di abbonati. 



Lfl POROSTfl 

Doi soRpenTi 



Cosi si chiama la jungla di Rayama, in India. 
Oltre che di serpenti, essa e popolata di scim- 
miette, veri folletti pelosi, che volteggiano sui 
rami e fra i cespugli; ma in essa predominano 
le biscie, le vipere e: i pitoni, tra i quali il mi- 
cidiale cobra e il serpente degli occhiali. Vi sono 
anche scorpioni bianchi che uccidono una per- 
sona in pochi minuti; sanguisughe gigantesche, 
che svenano i viandanti attaccandosi numerose 
alle sue gambe. Ma gli alleati piii formidabili 
della,,morte sono i ccbra, di cui rimangono 
vittime talora anche le'pantere. Lotte tremende 
si svolgono spesso neila penombra della jungla 
tra la pantera e il cobra. Stretta tra le spire del 
terribile serpente, la pantera ruggisce, si dibatte, 
si contorce; ma gli anelli micidiali non si allen- 
tano fino alia morte della vittima. 

Anche il cobra e gli altri serpenti hanno pero 
un nemico, che li sopprime. IJ la mangosta, 
un grosso topo, che afferra per il cranio i rettili, 
e aiifondandovi i piccoli denti su di un punto 
debole, provocano la loro morte. Inutilmente 
i serpenti velenosi spruzzano il loro veleno per 
sopprimere I'assalitore; la mangosta riesce sem- 
pre a ucciderli impunemente. Per questo, appena 
odono il trillo del formidabile topo, tutte le 
serpi fuggono; ma la mangosta trilla appena 
un istante prima di assalire i rettili; la strage 
quindi e sempre numerosa. 

Gli inglesi fanno percio un allevamento di 
mangoste per sterminare specialmente i cobra, 
che gl'indiani chiamano « signori della notte ». 
Quando questo terribile serpente inocula il 
suo potentissimo veleno su di una persona, il 
punto colpito si gonfia istantaneamente; un 
piccolo cerchio paonazzo indica la ferita pro- 
dotta dal morso e un po' di sangue stilla dal 
foro microscopico. Intanto la vittima perde i 
sensi, che il veleno agisce rapidamente, dap- 
prima provocando vertigine, poi producendo 
un appannamento della vista e un rallentamento 
del cuore. Quando il veleno ha cominciato a 
decomporre il sangue della vittima, essa non 
si puo pivi salvare. I suoi arti si paralizzano, gli 
occhi si appannano di un velo funebre, le labbra 
si gonfiano. Ed ecco sopravvenir la morte, una 
morte lenta ma inesorabile, mentre il cobra 
assassino striscia tra le alte erbe in cerca di 
altre vittime. 

Questi pertanto sono i drammi che si svolgono 
nella jungla, che nasconde tante insidie di 
morte. 



Avete letto il vo- 
lume: IL RE 
DELLA LUCE? 

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che da le ali! 

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gente», Viale Ro 
magna, 51 -Milano 



37 





ROMANZO DI E. GARRO 



Disegni di D. Pilla. 



Ciao-Ciao alzo la mano e, fatto un gran segno 
di croce, corse incontro, ma ecco irrompere una 
frotta di ragazzetti, cristiani e pagani. Poi gli 
uomini e donne, tutti acclanianti al Padre, in- 
vasero il sentiero. 

— Sia lodato Gesu Cristo! — f ece il Missio- 
nario appena fu in mezzo a loro. — Andiamo 
alia cappella! 

— Padre, la tua benedizione! — esclamarono 
i cristiani mettendosi in ginocchio. 

— Si, vi benedico! — rispose Padre Giovan- 
ni. — E, volti gli occhi al cielo, traccio su di 
essi il segno della croce. 

— Padre, fermati nella nostra casa! — prego 
il vecchio Ly-po. — C'e pronto il riso e una 
[azza di te. 

— Lascero qui la valigia. jfe aperta la cap- 
pella? 

— Non ancora, Sin-Fu! 

— Allora andate ad aprirla e preparate ogni 
cosa. Quanti Battesimi? 

— Tanti, Padre... Quanto ti fermerai a Kou- 
Peng? 

— Una settimana, e speriamo di mettere a 
posto tutto. Andate alia cappella con Ciao-Ciao. 
lo e i miei compagni attenderemo un poco qui 
presso il bravo Ly-po, cos piglieremo il te e il 
riso. Andate, figliuoli, e che Dio vi benedica! 

Entro quindi nella stanza col Sin-sang, il 
maestro catechista, e il portatore, e tutti f urono 
fatti sedere a tavola, mentre le due donne ap- 
prestavano il te caldo caldo. Ly-po intanto con- 
versava col Missionario. 

— Hai fatto buon viaggio, Padre? 

— Siamo venuti con la giunca sino a Miu- 
Nam, e poi abbiamo trottato un bel pezzo a 
piedi. £; ormai un mese che sono in giro, e un 
po' di bene spero, con I'aiuto di Dio, di averlo 
fatto. Ma ci vorrebbero milioni di taelsJ (mo- 
nete). Allora si fabbricherebbe una bella chiesa 



in ogni villaggio, si radunerebbero in coUegi 
e Oratori tutti i ragazzi. A proposito: dov'd 
quel folletto di CiengP 

— Ah, e proprio un folletto! — esclamo « Luce 
d'aurora ». Ne fa di tutti i colori! leri ha legato 
Ciao-Ciao col codino alia sedia, e quando questi 
ha fatto per alzarsi... che strilli! 

— Ma prega il Signore e Maria Ausiliatrice? 

— Mattina e sera! Se tu sentissi, come recita 
bene il « Padre nostro »! 

— Lo sentiro. Dunque, speriamo che gli 
amici del Missionario, grandi e piccoli, si ricor- 
dino di me da Torino e dall'ItaUa, e mi mandino 
tanti... 

— Sin-Fu, — disse forte Cieng entrando al- 
I'improvviso — Ciao-Ciao ha aperto la cappella, 
e vuole il vino per la Messa... 

— No, no! — corresse Padre Giovanni — La 
Messa I'ho gia celebrata questa mattina, e 
adesso non ci vuole vino. Vai tu la, Kon-Sin 
e fallo capire a quella gente. Oggi faro un po' 
d'istruzione... 

II catechista usci. II Missionario continue a 
trattenersi ancora un poco benevolmente, e 
quindi, prima di andarsene, chiamo il ragazzo: 

— Cieng, so che tu sei birichino e ne fai da 
pendere. Ma so anche che vuoi bene al Si- 
gnore. Cosi il Signore ti aiutera a farti buono. 
Adesso fammi sentire se reciti bene la pre- 
ghiera. 

II piccolo cinese congiunse divotamente le 
mani e alzo gli occhi al cielo pigliando I'aria 
di un angioletto. 

— Tsoi Tien ngo... — comincio a dire, ada- 
gio e con voce carezzevole, quasi cantando. 
E gli altri, come attratti dalla bellezza della 
preghiera, giunte anch'essi le mani, continua- 
rono con lui: 

— .... tang Fu tsa... Padre nostro, che sei 
nei CieU... 



3S 



Capitolo II 

L'assalto dei pirati. 

Una settimana dopo, P. Giovanni ripartiva 
per un altro luogo di missione. I cristiani lo vol- 
lero accompagnar sino al fiume, dove egli s'im- 
barco sopra una giunca. Ma prima, inginocchia- 
tisi sulla sponda, ricevettero ancora una volta 
la sua benedizione. 

Poi la vita del villaggio riprese 11 proprio 
ritmo e nella casa di Ly-po solo Cieng rompeva 
la monotonia con le sue f acezie. 

Tan-yi gli aveva affidato un piccolo cesto di 
uova da portare dal pollaio in cucina, ma quello 
sbadato se I'era lasciato sfuggir dalle mani pro- 
prio sulla soglia di casa. Che frittata! Albumine 
e tuorli, insieme mescolati, scorrevano per gli 
scalini in una larga sbroscia di colore. Pareva 
proprio I'Huang-ho, il Fiume giallo! Come do- 
vette lavorare la scopa di Ciao-Ciao per ri- 
pulir beae tutto! 

La sera del giomo seguente, mentre la rossa 
sfera del sole stava nascondendosi dietro la 
lontana catena di colline del Kuang-Si, nel 
piccolo e tranquillo villaggio echeggid a un 
tratto un formidabile grido: 

— I pirati! I pirati! 

Tutto il paese fu sossopra: gente che usciva 
dalle case chiedendo, informandosi; chi, gia ac- 
certato, fuggiva; chi cercava di prendersi e 
portarsi piu roba che poteva; chi spingeva in- 
nanzi due o tre maialetti o si tirava dietro un 
bufaletto mugghiante. Uno diceva di averli 
visti, e ch'erano piu di cento; un altro assicu- 
rava ch'era la banda del terribile Long', il « Dra- 
gone»; un terzo, che tutte le uscite erano gia 
da essi occupate. 

E mentre il gridio aumentava e la confu- 
sione si faceva maggiore, ecco che si ode il 
crepitio delle fucilate. Quasi nello stesso tempo 
si vedono sbucar dalle siepi e dai cespugli, 
innanzi alle ultime case e agli sfoci delle vie, 
dei brutti ceffi armati, con cappellacci a punta 
inclinati su di un orecchio o postati sulla nuca, 
con casacche sporche e di tutti i colori. Si, erano 
i pirati, e proprio quelli di Long! 

— Fermi tutti! — gridavano essi alia gente. 
Poi, senz'aspettare risposta, si lanciarono 

contro quelli che portavan roba, strappandola 
loro di mano: se resistevano, erano sciabolate 
e colpi di coltello senza pieta. Per le porte, 
aperte o sfondate, chi di qua chi di la si but- 
tarono dentro le abitazioni, e anche li rapi- 
menti, uccisioni, ferite, urli, gemiti, confusione. 

La casa del vecchio Ly-po fu una delle prime 
a essere assalita. Una decina di pirati si avvento 
contro la porta, ch'era stata chiusa in fretta, 
e alcuni pirati con i calci dei fucili cominciarono 
a tempestarla di colpi d'ariete: gli altri scaval- 
carono il cancelletto del pollaio, per rubare 
ogni cosa. 

Ben presto la porta fu abbattuta, e i bri- 
ganti irruppero nella stanza, dove stavano, rag- 
gruppati in ansiosa attesa, i due vecchi, con 
Tanyd e Cieng. II servitore Ciao-Ciao si era 
nascosto in uno sgabuzzino dell'orto tra le 
zappe e i rastrelli, e stava li, senza quasi fia- 



tare, aspettando il momento di svignarsela inos- 
servato. 

— Guai a chi si muove! — grid6 un pirata. 
Cio che vi era nella stanza fu tutto mano- 

messo: arnesi di cucina. provviste, vestimenta, 
ogni cosa fu gettata all'aria, sparsa per terra, 
calpestata o insaccata. 

I poveretti dovevano guardare quella rovina 
senza poter in alcun modo reagire. Ma quando 
un pirata tolse da un armadio un finissimo ser- 
vizio da te composto di preziose chicchere di 
porcellana sopra un vassoio laccato, e lo sbatte 
sul pavimento mandandolo in frantumi, la 
vecchia Sam-ku non pot^ piu resistere. Ella si 
avanzo, singhiozzando, verso quel barbaro sup- 
plicandolo di desistere da tanta rovina. QueUo 
per6, stimandosi ofEeso: 

— Ti pigli il malanno, vecchia strega! — le 
grido. E, impugnato il fucile per la canna, 
percosse brutalmente la poveretta sulla testa. 

La misera barcoUo e cadde, grondante di 
sangue. A quella vista anche Ly-po si mise a 
gridare e ad agitarsi; allora un altro pira- 
ta, che gli stava alle spalle, gli pianto prodito- 
riamente il coltello sulla schiena. 

— Je-sii! — gemette il vecchio. E piombo 
a terra, agonizzante. 

— Crudeli! Assassini! — invei allora la gio- 
vane Tan-yd — Tigri umane! Rendetemi i ge- 




... inginocchiatisi sulla sponda... 

nitori... L'inferno vi aspetta! Belve siete, non 
uomini! 

A quelle grida disperate e veementi, tutti i 
pirati si voltarono contro Luce d'aurora, con i 
fucili e i coltelli in mano, per massacrarla. 

Ma una voce potente risono nella stanza: 

-^ Legate le mani a quella vipera e portatela 
alia giunca! Voglio che costei sia mia schiava! 

I pirati si rivolsero e videro nel vano della 
porta sfondata, contro il rosso del tramonto che 
accendeva I'orizzonte, la sagoma scura e pode- 
rosa del loro capo, di Long, il « Dragone». Questi 
fece due passi innanzi, mentre gli altri, abbas- 
sate le armi, arrestavano Tan-yi. 

Intanto il ragazzo Cieng, che s'era accucciato 
dietro una cassa, approfittando del momento, 
sgattaiolo dalla porta. 

(Coniinua). 



39 



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chetti (Torino) pel nome Giovanni Maria. - G. Valli 
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gnacavallo) del nome Giovanni. - E. Tetamanzi (Mon- 
todine) pel nome Erminia Verga. 

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stelvero (Nizza Monferrato) pei nomi Liiigi, Vittorio, 
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(Smirne) pel nome Albino. - M. Carbonelli ved. Ca- 
vallero (Felizzano) pel nome Attilio. - Fresia (To- 
rino) pel nome Silvio Sergio. - Gruppo fanciulli Don 
Bosco (Inverigo) pel nome Giovanni Domenico. - C. 
Puerari (Cremona) pei nomi Pietro, Carlo, Rina, Pal- 
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denone) pel nome Maria Maddalena. - R. Canali 
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bia) pel nome Rosa. 

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Domenico. - C. Buzzi di Luigi (Rodero) pel nome Ca- 
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conquide. La meravigliosa figura della Santa balza 
viva da queste pagine adatte per persona colte. 



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Sciarada - Cam-po 
Anagrammi - Ebro. 
Monoverbi 1° Trapani; 2° Contralto. 



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i Crcdetc voi, cari lettori, che quel pennacchio di fumo provenga dal focolare ? Mai piiil Esce invece dalla... pip* 
di Bomba, che si dovrebbe parci6 chiamar... Bomb-arda, dato che manda... in fumo il suo denaro e sa ne... 
impipa dell'economia. Egli legge le curiose arventura di Tartarin avuole emularlo. Detto, fattol Prende con- 




gedo... illimiuto duUa consoite e poi va in... distaccaniento piesso I'aviatoie Nasolini. iSel vedeisi cosi librato 
in aria, Bomba vuol darsi delle... arie, ma invece I'aria ha il soprav-vento e gli porta via il cappello mettendo 
in luce la sua testa... riflessiva di perfetto... calvinista. Che fare edoveandare? Non ve lo dico ora perch^ in... 
febbraio vi verrebbe la... febbre nel seguire il... seguito di questa eroicomicotragicografia! (Continud). 




i 




10 WARZO 1939 - XVI 

N. 3 - ANNO XVII - Piibblitazioot mei 

.:i. - Ciiaitiiinna in ahhfliiainpniR nfifta 



^4 



La prowidenziale opera delle Missionarie in Cina. 



La Congregazione delle Suore giapponesi della 
larita a Miyazaki va normalizzandosi e cinque 
niiove aspiranti hanno iniziato il loro noviziato. 



Tutta I'attivita missionaria ad Hankow e 
nel suo distretto si concentra nell'assistenza di 
cinesi rovinati dalla guerra. Essi sono coUocati 
in concentramenti coslituiti da casa, scuole, 
pagode, nella citta cinese. 

I missionari cattolici, coadiuvati dalle mis- 
sionarie, si prodigano a favore delle povere 
vittime cercando di conquistare, per mezzo della 
carita, anime a Cristo. 

Furono istituiti due ospedali per i contagiosi. 
Un'altra prowidenziale iniziativa dei missio- 
nari e la cura di 280 figli di profughi. L'ammi- 
razione dei pagani per tanta carita e incondi- 
zionata: essi comprendono clie Missioni e mis- 
sionari si propongono unicamente il vero bene 
di tutti. 

* * * 

II bilancio spirituale deU'anno decorso nella 
Missione salesiana in Giappone e assai conso- 
lante. 

Dall'esame statistic© dei Battesimi risulta che 
essi superano di un centinaio quelli deU'anno pre- 
cedente e si tratta di Battesimi di adulti. I 
fattori di questo progresso sono vari: prime, 
indiscutibilmente, la grazia di Dio, che da in- 
cremento a tutto; secondo fattore: i Coope- 



ratori salesiani, ministri della Provvideuza, dai 
quali i missionari attendbno fiduciosi i mezzi 
spirituali e materiali. Terzo fattore: i missio- 
nari e coUaboratori che si prodigano con grande 
amore e zelo nelle opere di apostolato. luoltre 
gli Oratori salesiani giovano ad avvicinare set- 
timanalmente oltre 3.000 ragazzi pagani. Gia 
si comincia a vederne i risultati: antichi orato- 
riani che, cadendo ammalati, desiderano la vi- 
sita del direttore; oratoriani che, divenuti cri- 
stiani, entrano in Seminario o si consacrano al 
Signore nella vita religiosa. 

Ci sono inoltre le varie Opere di assistenza 
sociale e di carita come I'Ospizio di Miyazaki, le 
Opere di carita per I'infanzia abbandonata te- 
nute dairOspizio e dalle Figlie di Maria Au- 
siliatrice a Beppu; gli asili d'infanzia di Oita, di 
Miyazaki e di Tokyo; I'aspirandato di Nakatsu; 
il seminario indigene e 1' Opera di formazione 
del personale salesiano a Tokyo e delle Figlie 
di M. A. a Beppu. Ma fra tutte queste Opere 
spicca come bellissimo fiore, la nuova Congre- 
gazione indigena delle « Suore giapponesi della 
carita » di Miyazaki. 

Anche la stampa e un importante mezzo di 
propaganda. 

Tra le nuove costruzioni dello scorso anno e 
da ricordarsi la chiesa dedicata a D. Bosco in 
Nakatsu e la chiesetta del S. Cuore nel sanatorio 
di Beppu. 

Le Figlie di M. A. inaugurarono il nuovo 
padiglione « Giardino di gigli » per 1' Opera della 
S. Infanzia, che raccoglie oltre sessanta piccoli 
ricoverati. 



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IL PAPA CHE VIVRA 



Alia scomparsa del 
grande Pontefice dclle 
Mission!, della Conci- 
liazione e dell'Azione 
Cattolica si commosse 
tutto il mondo. Da- 
vanti aH'aiigusta sal- 
ma, composta sul letto 
di inorte nella veste 
Candida, con Ic niani 
intrecciate al crocLfis- 
so, sfilarono in comu- 
nione di spiriti e di pre- 
ghiere, in plebiscite 
conini6sso di ammira- 
zione e di riconoscen- 
za, le folle di tutti i 
Continenti, i grandi e i 
piccoli di tutte le na- 
zioni. II sincere e ri- 
verente cordoglio di 
tutti gli Italiani fu no- 
bilmente interpretato 
dal Re imperatore e 
dal Duce. 

L,e campane di Ro- 
ma diedero I'annmi- 
zio della morte all'al- 

ba del lo febbraio, con rintocchi sincopa- 
ti e profondi, a cui fecero eco in Italia 
e nel mondo le voci metal) iche di tiitte le 
cattedrali e delle piccole cliiese dell'Orbe. 

Fu un dolore universale. 

La basilica di S. Pietro era ancora sgar- 
giante dei velluti e dei damaschi purpurei 
con cui, per or dine dello stesso Pontefice, e- 
rano stati adomati gli arclii e le colonne e clie 
attendevano di splendere, la domenica suc- 
cessiva, per.il decennale della Conciliazione. 
Quel lampadari, quegli ori e quelle ornamen- 
ta/.ioni furono sostituiti dal nero del gravis- 
simo lutto, clie avvolse come im improvviso 
nembo I'intiero globo, clie fascio le terre e 




proietto su quella da- 
ta lo sgomento per 
una scomparsa e un 
vuoto incolmabili. 

II Papa delle Mis- 
sion.! accolse la morte 
con soavita, nel can- 
dore del bimbo che, 
sorridendo, apre il cuo- 
re e protende le brac- 
cia aH'incanto di xma 
lieta novella. Come vivS- 
se, cosi Pio XI mori. 
Senza interruzioni del- 
I'immenso lavoro, sen- 
za indulgere dinanzi 
alle responsabilita. La 
morte colse il sommo 
Sacerdote .sulla breccia 
— com'era solito ripe- 
tere — al suo posto di 
comando, pilota dallo 
sguardo oceanico -e 
preveniente, vero e de- 
gnissimo Operaio del- 
la vigna di Die. II suo 
riso era calmo, solen- 
ne, pontificale. Forte 
come diamante, ardente come f uoco, Egli pre- 
dicc) imperterrito il Vangelo all'Orbe intero. 
Sotto il Pontificate di questo gigantesco 
Papa, presero grande sviluppo tutte le 
Opere di ccxiperazione missionaria e la stessa 
attivita. missionaria in tutto il mondo: cen- 
tinaia di nuove Diocesi, di Mcariati e di 
Prefetture apostoliche, di Missioni sorte in 
ogni paese sono I'imponente risultato di 
questa magnifica fioritura. 

Ouando Pio XI pronuncio la frase: 

— Anch'io saro im Papa missionario! — 

aveva gia mostrato in niolti modi I'intendi- 

mento di orient are la propria opera di Capo 

della Cliiesa in raaniera speciale verso Tin- 



•/^ 



■'% 



S.S PAPA P\0 XI 

■N>:i L' JiNNO 1685 • CiQVA^r. SACCPDOTt: 
SEDKTTE 0\J ALL\ ^ENSA D! D CJOVANNi 
BCSCO-E .nFNTRE PORCevA \LinPNTO XI. 
^OFTO NVTRiNA E I>«:L!ZIA^■A LO bPlPITO 
Cvi^ hZ PARCLr E GLl ESE-nPi Dl COL\'l 
C.i^f. DOVE*>/V V.N CSOKNO ' CON CRANDE 

i.emiA on. s\o cvore di \>cario dj 

CRJSTO- ifVNAL'.ARE. 41-5/ ONORK DEGIJ 
Al rA«\>}-Ck:WJ^RANl>OLO BKATO IL 2 GfVCNO 
{l)?<^-ii-: r,L ORJFJCARE CON LAVRiiOLA VTA 
SANFJ IL i APRIL F, 1034-FASO\^ Dl.. 
RlSVRRt^IIO.v r.-j.M.Li 

Ricordo marmoreo, in onore del Papa di D. Bosco, 

nella cappella Pinardi della Casa madre 

dei Salesiani a Torino. 

cremento delle Missioni. II primo atto mis- 
sionario lo compi a pochi inesi dalla sua 
elezione alia Sede di Pietro, quando, dopo 
avere ricordato le ausie e le consolazioni 
avute dal suo Antecessore nel catnpo delle 
IVIissioni, confermava quanto era stato 
fatto da Benedetto XV e si proponeva di 
« provvedere in forma decisa a tutte le 
Missioni cattoliche con I'offerta di tutto il 
mondo cattolico ». La sua Omelia della Pen- 
tecoste del 1922 e una raagnifica visione 
dei campi opimi dell'apostolato missionario, 
dei trionfi e delle pacifiche conquiste della 
Croce di Cristo. 

« Sono milioni di anime, per le quali il 
Cuore del Redentore non deve piii dolersi, 
perche per esse non e perduto il frutto della 
Redenzione ». 

Cure speciali ebbe Pio XI per i fratelli se- 
parati dalla cattolicita, facendo risplendere 
alta sul Colle vaticano la fiamma deH'amore, 
segno di raccolta per tutti colore che credono 
nel nome di Cristo. In due ammirabili Enci- 
cliche Egli fisso quali siano i fondamenti 
della vera unita e ricordo che I'unione sara 
eflFetto della preghiera e della carita e che 
essa si potra raggiungere soltanto se I'O- 
riente e I'Occidente si conoscano e si amino. 



» Siano essi sempre rimasti nella casa pa- 
terna o I'abbiano abbandonata in un pas- 
sato lontano o presente — diceva il Papa — 
i popoli sono tutti, senza eccezione, i figli 
del Padre comune, che assiso alia mensa 
della famiglia con i figli rimasti ancora fe- 
deli, aspetta e accelera con i suoi voti il 
ritorno degli assenti. Tutti infatti sono pe- 
core e agnelli del medesimo ovile, dove li 
chiama, senza giammai stancarsi, Tamore- 
vole voce di Dio rmico Pastore». 

Aveva tante volte benedetto i Missionari 
e le Missionarie, « figli e figlie in Cristo ca- 
» rissimi, che nelle Missioni pregano e lavo- 
» rano a propagar la fede di Gesvi e a dilatare 
» il suo Regno come i primi Apostoli della 
)> Chiesa, nei pericoli, in molta pazienza, nelle • 
» necessita e tribolazioni, fatti spettacolo a 
» tutti e. come gli Apostoli, anch'essi gloria 
» di Cristo ». 

Li aveva elogiati perche nelle fatiche, 
spesso anche nelle catene e nel loro sangue, 
combattono fijio alia morte il buono e grande 
combattimento della fede e della soiferenza, 
confessando generosamente la fede, gua- 
dagnano le anime e spargono il seme di fu- 
turi cristiani. Li salutava chiamandoli forti 
soldati di Cristo! E assieme a essi salutava 
pure i sacerdoti indigeni e i buoni catechisti, 
principali frutti e attualmente colleghi e 
coadiutori delle loro fatiche. 

Nell'ultimo discorso, pronunziato il 3 feb- 
braio agli alunni del pontificio Collegio ca- 
nadese, aveva detto: 

« Siamo sempre pronti a far tutto quello 
che Iddio vuole e come lo vuole e finch^ lo 
vuole, ripetendo ogni giorno al Signore la 
bella parola: Non recuso laborem, per la 
maggior gloria di Dio, per I'onore della 
Chiesa, per il maggior bene delle anime ». 

Aveva oSerto a Dio la sua vita per la 
pace fra gli uomini. 

II grande Scomparso era anche il Papa 
di Don Bosco, della beatificazione di Suor 
Mazzarello Confondatrice delle Figlie di 
Maria Ausiliatrice; aveva anche dichiarato 
venerabile Domenico Savio. 

Egli raerita percid speciali suffragi da 
parte dei Salesiani, delle Figlie di M. A. e 
di quanti nei collegi di D. Bosco apprendono 
a venerare il Papa, dolce Cristo in terra. 

Forse Ei non vive come vive il sole 
dieiro le nubi, cotne 
vivono in seno alia terra le vide? 
Cost duri il suo nome! 



Fior date, o popoli, frenate il pianto, 
cM quella tomba i un'ara. 



42 



Ill 






II tepore, clie si diffondeva dal fuoco cre- 
pitante nel caminetto, investiva Arturo 
Brancacci, assorto in profonda meditazione 
al suo tavolo di lavoro. 

II tic tac monotono del grande orologio 
a pendolo scandiva il silenzio. 

D'iniprov^'iso Brancacci si alzo; prese al- 
cune carte e una scatoletta cli'erano sulla 
scrivania, le fece sparire dentro a una ca- 
pace borsa di cuoio e si avvio verso I'uscita. 

SuU'acciottolato della strada si udi, poco 
dopo, I'avvicendarsi affrettato dei suoi passi. 

Dova andava, alle dieci di sera, con quella 
tramontana, quell uomo solitario? 

Se lo domandavano meravigliati i rari pas- 
santi. 

Certo presso nessuno dei borghigiani, per- 
rhe dal giomo della « fuga » del suo Carlo, 
chiusosi nel suo dolore, Brancacci aveva in- 
terrotto ogni rapporto con i propri siinili. A 
cosa gli sarebbero giovate, del resto, le inu- 
tili parole di conforto dei compaesani? 

L'uuico die avrebbe potuto comprenderlo 
e die sarebbe stato capace di condividere 
la sua tristezza era il parroco, gia compagno 
di studi e di giuoclii del suo Carlo. Ma da 
lunglii anni orniai si era tenuto lontano an- 
che da lui, soggiacendo a un iniperativo 
incontrollato e ingiustificabile, effetto di ca- 
parbia ostinazione, invano combattuto dal 
suo aniore di padre si duramente colpito. 



Ouando annunziarono al parroco la visita 
del signor Brancacci, il buon sacerdote senti 
quasi venirsi meno dall'emozione. 

Penso subito all'amico Carlo e convenne 




II nostro animo non poteva rimanere tranquillo 



die il niiracolo doveva essere frutto delle 
preghiere di lui. 

— Don Antonio, — esordi il signor Bran- 
cacci — mi scuserai per I'ora incomoda e 
spero die vorrai ascoltanni. Sono piu di 
vent'anni die non nietto piede in casa tua 
e di questa pecorella, credo, il pastore non 
sperava piii il ritorno. 

Don Antonio provo in queste parole lui 
certo sapore di rimprovero. Voleva far qual- 
die osservazione ma non sapeva come inco- 
minciare, ne d'altronde Brancacci gliene diede 
il tempo. 

— Sono tornato di mia spontanea volonta, 
dopo una lotta di pivi ore contro i miei pre- 
giudizi ingigantiti onnai dalla lunga assue- 
fazione alia vita assurda die mi ero im- 
posta. 

II parroco respiro. Forse non si era in- 
gannato nelle sue previsioni. 

— Ho ncev-uto una lettera di mio figlio. 
Mi notifica die sta molto male, che ha bi- 
sogno di aiuto e di preghiere. Le preghiere 
le farai tu die sai pregare; io pensero al- 
I'aiuto. Mi ha spedito inoltre un pacchetto 
contenente un pezzo di candela e dichiara 
die si tratta di un ricordo storico. Me la 
vuoi raccontare que.sta storia ? Carlo mi dice 
die la conosci soltanto tu. 

— 15 una storia che risale alia nostra 
fanciuUezza... — rispose il parroco sor- 
ridendo. — Ma e deliziosa e spero che fara 
del bene anclie a voi, signor Brancacci. 

La vecchia domestica reco due tazze di 

caffe bollente. 

II parroco getto una manata di sarmenti 

nel caminetto. 

Nel cantuccio conciliante di 
quel modestD salottino, presso un 
tavolo sul quale spiccava un cro- 
cifisso, il sacerdote soggiunse: 

— Da piccoli, quando si gio- 
cava agli altar ini. Carlo e io, 
per rendere piii solenni le no- 
stre funzioni, aiidavamo in cerca 
di fiori e di candele. In quanto 
ai fiori non era difficile averli, die 
nella villa ve n'erano in abbon- 
danza. Per le candele provvede- 
vamo con i poclii moccoli che il 
sacrestano della parrocchia, il 
vecchio Silvio, ci regalava di tan- 
to in tanto. Ma bisognava, per 



43 



ottenerli, fargli una corte spietata, quando 
era intento alia pulizia dei candelieri. 

Un giorno, che eravamo soli in sacrestia, il 
nostro sguardo si poso sui grandi ceri gia 
preparati per I'altare maggiore. 

Stabilimmo di rubame uno. Detto, fatto: 
lo calammo dal candeliere, lo rompemmo in 
mezzo e, dopo di averlo nascosto alia meglio, 
lo portamino a casa. 

Ciascuno ebbe la sua meta. Piu tardi tor- 
nammo in parrocchia per la benedizione. 
Silvio non si era ancor accorto di nulla; ma 
la bomba non avrebbe tardato a scoppiare. 

A parte questo, il nostro animo non po- 
teva rimanere tranquillo; naturalmente, a 
quell'eta, le cose acquistano proporzioni gi- 
gantesclie, e ci sembrava di aver connnesso 
una colpa di cui avremmo dovuto sentire 
il rimorso per tutta la vita. Preso il coraggio 
a due mani, decidemmo di rivelare al par- 
roco il nostro delitto. II buon vecchio di 
fronte al luccicliio dei nostri lacrimoni non 
ebbe coraggio di rimproverarci. 

Ci disse soltanto: 

— Figliuoli, ormai quel che e fatto e fatto 
e non pensateci pivi. Ognuno conservi il sua 
pezzo di candela e I'accenderete, recitando 
I'Ave Maria, ogni volta che dovrete rin- 
graziar la Madonna per qualclie favore ri- 
cevuto o per qualche opera buona che avrete 
potuto fare. 

Accettamnio con entusiasmo la dolce pe- 
nitenza e avemmo piu volte la bella occa- 
sione di recitare assieme I'Ave Maria di- 
nanzi al cero rubato. 

Poi Carlo si isolo per un lungo periodo 
di tempo, e le rare volte, che m'imbattevo 
in lui, lo trovavo stranamente pensieroso. 
Non voUi chiedere spiegazioni della sua con- 
dotta pur sentendomi quasi offeso di quella 



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Stabilimmo di rubarne uno. 



mancanza di confidenza. Ma un giorno, rag- 
giante di gioia, egli mi confido che aveva 
deciso di farsi Missionario. II fascmo del- 
I'apostolato I'aveva conquiso ed egli inten- 
deva dedicare la propria attivita nell'a- 
postolato per il trionfo della fade. Ma 
nessuno conosceva ancora le sue decisioni, 
effetto di fervorose preghiere e di meditazioni. 

Voile che insieme a lui recitassi VAve Ma- 
ria, dinanzi al famoso cero, per ringraziar la 
Madonna della vocazione missionaria. Im- 
maginerete f acilmente con quale commozione 
elevannno le nostre mnili preghiere dinanzi 
alia fiammella tremolante. Ed ecco che pro- 
prio in quel momento, credo, baleno anche 
a me I'idea di farmi sacerdote. 

Brancacci quasi trasognato ascoltava il 
racconto semplice e sublime. La sua atten- 
zione era tutta protesa per non perdere nulla 
del profumo di quelle parole, che lo ricolle- 
gavano con un mondo passato ma ignorato. 

— Carlo non ebbe il coraggio di mani- 
festarvi la sua vocazione... — soggiunse 
quindi il parrcco. — Conosceva i vostri sen- 
timenti relativi alia religione e temeva, con 
un rifiuto, qualcosa di peggio. II suo di- 
stacco fu doppiamente eroico. Se ancora ci 
fosse stata la mamma, la signora Maria, 
egli avrebbe agito diversamente. Ella 
avrebbe saputo addolcir I'amarezza della 
separazione. Carlo mi raccomando di prende- 
re il proprio posto presso di voi e io ho cer- 
cato di farlo. Dio m'e testimonio se mi sono 
adoperato in tutti i modi per esservi vi- 
crno. Ma il vostro dolore era troppo stra- 
ziante; sicche compresi che la mia presenza 
riusciva piuttosto di pena, che di conforto. 
Forse voi pensavate che io avessi la mia 
parte nella risoluzione improvvisa di vo- 
stro figlio e quindi non potevo esservi s'm- 
patico; non mi rimaneva quindi che pregare 
per voi perche il Signore vi concedesse il 
dono della rassegnazione. 

Brancacci provava un sentimento nuovo 
di ammirazione e di stima per Tamato fi- 
glio e per quel sacerdote die gli parlava con 
tanta carita. II suo cuore, incapace di un 
sentimento di fede e di un palpito di amore, 
si sgrommava dalle incrostazioni accvunulate 
in tanti anni di apatia e di egoismo. Nulla 
di straordinario avevano intomo le cose; ma 
a tutti e due apparvero in quel momento i 
i volti dei iigli della foresta, quasi che fosserc 
davvero presenti, con il gesto implorantej 
delle loro mani. 

II silenzio era imponente. 

D'improvviso il signor Arturo Brancacci] 
si alzo, apri la borsa, ne estrasse il fascio di] 
lettere e il pacclietto: tutto cio che gli ri- 
maneva di suo figlio. Le lettere erano affet- 



44 



tuose e permeate di amore: ma egli non le 
aveva mai comprese: le aveva lette senza 
porvi attenzione. Contenevano la storia seni- 
plice del cammino eroico del Missionario, 
delle sue conquiste, delle trepide ore di an- 
sia e di abbandono. 

Erano voci supplichevoli di aivito peropere 
da fondare, per la chiesa da costruire: cliiesa 
ampia e Ivuninosa. Ma dai forzieri del ricco 
padre nou era uscito tin soldo. 

L 'ultima lettera, vergata con mano tre- 
mante, era mi capolavoro. 

« Ti cliiedo I'ultima beuedizione. II buon 
Dio mi \Tiole con Se; mi si strazia il ouore 
al riflettere di dover abbandonare questi mi- 
seri. Ma Dio provvedera loro un altro pa- 
dre. Sono affranto ma tranquillo; manchi 
solo tu per la mia completa pace. Ti ac- 
cludo questo pezzetto di candela; e tutto 
cio die ho di piu caro. Vdglia Iddio ch'esso 



possa ancora ardere! Don Antonio sa tutto ed 
egliti dara le relative spiegazioni. Addio!». 

Mentre Don Antonio leggeva, Arturo Braii- 
cacci veniva svolgendo con commozione e 
quasi con devozione la carta clie a\'A^olgeva 
il piccolo avanzo del cero rubato. 

Poi scesero ambedue in chiesa, accesero 
il mozzicone, recitarono insienie I'Ave 
Maria. 

La fiammella diffuse il suo incerto chia- 
rore nelle tenebre del tempio facendo bril- 
lare I'oro dell'altare. Don .A.ntonio, nello 
spegnere la fiamma, disse sorridendo: 

— Ora certo Don Carlo stara meglio. 
Verremo a ringraziar la Madomia quando 
ci giimgera notizia della sua guarigione. 

Un minuto dopo, Arturo e il parroco erano 
a fianco, nella via, tra le raffiche del vento. 

D. CI.EMENTE BUGI.IONE DI MqxaLE. 



II piccolo Venerabile 



Marzo 1857. 

Domenico Savio aveva 15 anni e il Si- 
gnore lo voile con se. 

Giovanetto della campagna, ne portava 
in volto la fresca serenita e jiel cuore la tra- 
.sparenza di quei liberi cieli. 

Scomparve presto: ma la sua scia luminosa 
non e scomparsa: essa brilla argentea come 
un ideale. 

Piccolo scalatore. 

Non so se amasse le montagne: da To- 
rino spesso doveva A^ederle stagliarsi all'oriz- 
zonte, bei giganti ridenti nel polverio d'oro 
degli ultimi raggi del crepuscolo. Ma per il 
monte della santita era appassionato. 

Se ne getto verso la cima con I'ardorc 
piu fervido di mia fiamma. 

« Ho assolutamente bisogno di farmi san- 
to! ». 

« Se non mi faccio santo, non fo' nulla! ». 

B il piccolo scalatore trovo la guida. 

Spesso Don Bosco doveva tcmperar la foga 
del quindicenne, con la cahna della sua 
prudenza. 

Alle penitenze del corpo, il Santo sostitiii 
I'allegria del cuore. 

« Noi facciamo consistere la santita nello 
star molto allegri... » diceva Domenico a 
un compagno. 

— Fissate lo sguardo 
su questo crocifisso... 




<< Alle poche oi:azion.i, la gioia del dovere. 

» II mio divertimento piu bello e radem- 
pimento dei miei doveri ». 

E tocco la vetta! 

« Oh, die bella cosa io vedo mai! » sus- 
surrava neiragonia. Contemplava i cieli 
aperti e la gloria del Signore! 

Soffo la neve... 

Quando in Piemonte nevica, nevica sul 
serio. 

Per il dondolio dei petali bianchi I'atmo- 
sfera sembra agitata da unospirito burlone e, 
in quelle mattinate, die fatica uscir di letto! 

A Murialdo — un paesino dell'Astigiano 
— giornatacce simili ce ne sono parecchie. 

Ebbene: il Cappellano non sapeva coutar 
le volte die, con tale tempaccio trovo Do- 
menico alia porta della cliiesa ancor cliiusa, 
per esser pronto a servir la Messa. Egli lo 
vedeva sempre cosi: « con la testa china con 
le manine congiunte dinanzi al petto, ini- 
merso in una fervorosa preghiera ». 

Insomnia: crebbe innocente e pio come 
un Angelo. 




Contempld in visione I'lnghilterra protestante 
ritornare in massa a Cristo. 



Di lui il Maestro non ebbe mai a lagnarsi. 

I compagni lo chiamavano santo. 

Come il grano, anch'egli era cresciuto 
silenziosamente sotto il bianco manto della 
sua purezza, turgidaspiganella calda estate. 

Missionario ? 

Missione! 

Per i giovani cattolici questa e una nieta 
die attira i loro sguardi radiosi. Fortunati 
i giovani che si consacrano all'apostolato 
mssionario! A quel tempi nell'India i Ge- 
suiti e i Cappuccini si stendevano come 
una rete di salvataggio e 1' Africa nera u- 
sciva dalle sue capanne per raccogliersi 
nella pace del Cristo. 

Don Bosco stesso si sarebbe fatto Mis- 
sionario, ma il Signore non voile. 

Talvolta, per invito del Santo, veniva al- 
rOratorio qualcuno di quegli apostoli. La 
mascliia fisionomia e la barba fluente elet- 
trizzavano la massa dei giovani. II Missio- 
nario parlava e nella fantasia dei ragazzi 
sprgevano paesaggi esotici, belve ruggenti, 
cannibali in agguato... 

Domenico Savio ne rimase impressionato: 
da allora I'azione missionaria fu il suo pen- 
siero preferito. 

« Parlava volentieri dei Missionari, percio 
offriva ogni giorno al Signore qualdie pre- 
ghiera ». 

Mentre appunto ricordava tutte queste 
anime a Gesu, contemplo in visione I'ln- 
ghilterra protestante ritornare in massa a 
Cristo. 

Era fiducioso: « Iddio prepara mi gran 
trionfo al Cattolicesimo in quel Regno! ». 

Speciahnente in questi tempi, nei quali 
si nota un rifiorimento di conversioni nella 
Gran Brettagna, le parole del Savio sanno 
di profezia. 

Se io potessi... 

Come ogni giovane, anclie Domenico Savio 
aveva il suo ideale. 

Uno solo, audace, bello. 

« Se potessi guadagnare a Dio tutti i miei 
compagni, quanto sarei felice! ». 

Mite e coraggioso, i suoi gesti, le sue pa- 
role lo circondano di un incantevole alone 
di poesia. 

Udi parlare un ragazzo sboccato. 

« Andiamocene! — grida. — Ci \t.io1 ru- 
bare raninia! ». 

Passa il Viatico: s'inginocchia nel fango. 
A un compagno die ne lo sconsiglia: 

« Ginocchia e calzoni .. —dice — tutto e 
del Signore: tutto deve servire a rendergli 
gloria! ». 



46 



\ 



Due giovani, per una sciocchezza, si vo- 
gliono uccidere a sassate. Savio alza, tra 
quegl'iracondi in lotta, il crocifisso per se- 
])ararli. 

Fissate lo sguardo... — grida — su que- 
sto crocifisso e poi tirate una pietra cont"o 
(li mel ». 

1 due neniici piangono. L'odio e sbollito. 
Fondo nel 1854 la CoiHpagvia deU'Iiu- 

macolata. II prograninia era preciso: cor- 
rere dove pericolano le anime. 



Don Bosco lo battezzo bene questo mani- 
polo luminoso: Guardia imperiale di Maria! 

Savio li precedeva tutti: era il cavaliere 
dell ' Inimacolata. 

* * * 

Anche per lui aspettiamo I'ora di Die. 

Nell'attesa che tutte le genti lo chiamino 

beato., il piccolo Venerabile ci rivolge in- 

tanto un motto, fulgido come un vessillo: 

— I.a niorte ma non peccati! 

Alfa. 



-'*->.•*•. .•*»».'*V.'*^. 



^ CrRossAU. — SI VIS... Editrice Ancora - Milano L. 4. — Stpria di una vocazione maturata tra le prove ^ 
{ c riuscita vittoriosa mediante la costanza e la divina assistenza. Pagine serene, edificanti, educative. } 

( ) ( ) , ( ) ( ) 




F.cco una bella figura di missionario, per 
voi ragazzi, cui place il carattere leale, intre- 
pido, generoso. D. Mario Rosin era un mis- 
sionario coraggioso, nobile, sincero. I viaggi 
lunghi e f aticosi non lo spaventavano. Caval- 
cava frequentemente che in Palestina, quan- 
do non esistevano ancora le automobili, per 
certe vie si andava soltanto a dorso di giu- 
mento. Il compianto D.Mario si fece missio- 
nario alia vostra eta. Lasciava I'ltalia a 
17 anni per imbarcarsi alia volta della Pale- 
stina. A lui, come a voi, sorridevano i ri- 
eordi della Terra Santa, la piccola Grotta di 
Betlennne ove era nato Gesii, quel ragazzini 
die ricordano il divin Fanciullo nelle vesti, 
nelle forme aggraziate. D. Rosin visse quasi 
sempre a Betlennne. I Salesiani posseggono 
ivi ini bel collegio che raccoglie i fanciulli 
concittadini di Gesu: le porte si aprono solo 
agli orfani. F quel ragazzi vengono accolti 



gratuitamente, vi sono nutriti, educati. 
istruiti finche possono guadagnarsi il pane. 

D. Rosin fu loro direttore per circa 23 
anni; la sua vita fu consumata nell'asGoltar 
vedove che raccomandavano j^iangenti i figli, 
nel consolare orfani, nello scrivere lettere, 
nello stender la mano per chiedere elemo- 
sine, per prociurare il pane ai suoi orfani. 
E quando questo cominciava a mancarc, 
D. Rosin mandava i suoi orfani a chie- 
derlo al Padrone dei canipi, a Gesii, nella 
Grottina ove nacque, mentre egli dalla ter- 
razza della casa li seguiva con lo sguardo 
e pregava col cuore. li otteneva sempre. 

Un giorno, — si era dinante la grande 
guerra — mancava il pane. Egli doveva 
dunque andare in cerca di grano, ma cio 
implicava pericolo di essero arrcstato. Ep- 
pure i suoi orfani dove\ano mangiare. 

Ivccolo in aperta campagna, a piii ore di 



47 



distanza da Betlemme; ma i soldati lo incon- 
trano, lo arrestano e lo esiliano. Dove? Nel 
centro dell'Asia Minore, della Turchia: oc- 
corrono settimane di viaggio. Ed egli viaggia 
quasi sempre a piedi, tra la neve, con un 
freddointenso, mal vestitoe spesso affamato. 

A Daniasco lo gettano in una liurida pri- 
gione. I condannati del suo stanzone ini- 
precano tutta la giornata, rissano e taluni 
sono in pericolo di strangolarsi I'un I'altro. 
Inimaguiate I'affanno del pio Missionario! 
— II meno colpevole di quel condannati, 
diceva D. Rosin, — aveva alnieno un omi- 
cidio sulla coscienza. 

Giunge ad Angola, I'attuale capitale della 
Turchia: colpito dalla febbre tifoidea, e ri- 
coverato in un ospedale. Le autorita, i mala- 
ti, i medici, le infermiere sono tutti musul- 
mani e parlano il turco che egli non conosce. 

Gli successeungraziosocaso. In quellacitta 
era rimasto un prete armeno, cattolico. Ap- 
preso che un cristiano si trovava all'ospedale, 
quel prete lo va a trovare. B cosi D. Rosin 
ebbe un conforto, un aniico che gli giovo 
un poco per ricuperar la salute. Quando fu 
guarito, 1 'armeno gli chiese: 

— Sapete perche mi son preso cura fra- 
tema di voi? 

— Perche sono cristiano e cattolico. 

— Non solo per questo, ma perche siete 
anche figlio di Don Bosco. Pensate che po- 
tei vedere D. Bosco! 

— Dove ? 

— A Roma, ove feci gli studi. D. Bosco 
era venuto al nostro seminario, e noi alunni 
sfilammo tutti dinanzi a lui per baciargli 
la mano. D. Bosco era gia vecchio, stanco 
e non parlava. Quando pero fu il tvirno del 
giovane che intmediatamente mi precedeva, 
D. Bosco alzo il capo, appresso la bocca 
all'orecchio del compagno e gli sussurro 
piano: « Figliuolo, tienti preparato alia 
morte ». Aveva parlato piano, ma io afferrai 
quelle parole. K il mio compagno moriva 
otto giomi dopo. Da quel giorno, vissi per- 
suaso che D. Bosco era un santo. 

Dopo un anno di esilio, D. Rosin ritorno 
con i suoi cari orfani. Nell'ottobre del 1897 
da Betlemme fu mandato direttore in un 
altro orf anotrofio eretto in aperta campagna, 
limgi dall'abitato, ove si estendono terreni 
coltivati dai ragazzi. Ivi non e piii la Grotta 
di Gesvi bambino ma ve n'e tm'altra, an- 
ch'essa molto cara: quella ove fu nascosto 
e seppellito il corpo del primo martire cri- 
stiano, santo Stefano, lapidato a Gerusa- 
lemme dai nemici di Gesii. E vicino a 
quel luogo, chiamato Beitgemal, casa di 
Gamaliele maestro di S. Stefano, sono 
monti e valli pieni di ricordi; il villaggio ove 




Quel ragazzini che, nelle vesti, ricordano il 
divin Fanciullo... 

nacque Sansone, la valle dove egli incendio 
le messi dei nemici del popolo ebreo ser- 
vendosi di fiaccole legate alle code di volpi; 
la valle dove Davide uccise, con im colpo 
di fionda, il gigante Golia. 

In quella terra, D. Rosin trovo la morte. 
La Palestina oggi e in plena rivoluzione. Gli 
abitanti musulmani non consentono che il 
governo inglese, che ora domina, permetta 
a molti ebrei di venir ivi a stabilirsi e a far 
della terra di Gesii un regno per se. Quel 
musulmani formano gruppi che assaltano 
proditoriamente i nemici, li uccidono, 11 bru- 
ciano e poi scompaiono negli anfratti mon- 
tani, nelle valli, nelle caverne. 

Una di quelle bande, una sera, al calar 
della notte, irrompe nell' orf anotrofio di Beit- 
gemal; con i fucili spianati dinanzi ai ra- 
gazzi atterriti, fa chiamare il direttore e lo 
trascina fuori di casa. 

— Dobbiamo ammazzarti! — gli dice il 
capo. — Devi darci cento sterline. 

— Non ho denaro, prendete quel che vo- 
lete: pane, vestiti, ma denaro non ne ho. An- 
date in casa e frugate, se non volete credere. 

E infatti non trovarono altro che poche 
lire italiane. Lo schiaffeggiarono, lo mal- 
trattarono e poi gli dissero: 

— Guai a te se parli di questa nostra 
visita! Tomeremo. Intanto prepara il denaro. 

Non tornarono. Una settimana dopo, Don 
Rosin doveva andar a confessare i ragazzi 
e le monache di mi altro orfanotrofio di- 
stante un'ora a cavallo, anch'esso in un sito 
isolato. 



I 



4S 



Era la vigilia della festa del S. Cuore, di 
cui D. Rosin era molto devoto: a Betlemine 
organizzava ogni anno una splendida proces- 
sione in suo onore, per le vie della citta. Cio 
non era cosa facile quando il paese era sotto il 
governo musulmano. Ma D. Rosin era intre- 
pido perche tali devono essere i Missionari. 
Quantunque vi fosse da temere, sfido il peri- 
colo c, salito in arcioni, corse a conipiere il do- 
vere per preparar quelle religiose e quegli or- 
fanelli alia Comunione deH'indomani. Compi 
quella missione, che fu rultiina della sua vita. 
Una banda di briganti lo arresto, mentre 
ritoi-nava; lo fece scendere da cavallc, lo 
butto a terra, I'oltraggio in tutti i modi strap- 
pandogli perfino la barba. Inutilmente egli 



que cibo e a qualunque or a andava bene. A 
lui stavano a cuore i cari orfanelli. 

II cadavere fu trovato quasi sepolto tra 
le pietre ch'erano serv'ite a ucciderlo. Anche 
santo Stefano fu lapidato. E D. Rosin aveva 
fatto ried ficare dalle rovine, presso la scuola 
agricola, xina chiesetta che copriva la tomba 
del santo Protomartire, distrutta ormai da 
circa tredici secoli. 

Attualmente anche la sua salnia marto- 
riata riposa presso la tomba del primo Mar- 
tire, che suggello con il sangue il suo ar- 
dente amore per Gesu. Ccsi vivono e muo- 
iono certi Missionari. Amateli e pregate per 
loro! 

D. PUDDU. 




protesto di essere un povero prete italiano 
e di non aver mai fatto male ad alcuno. Fu 
accusato di aver fatto la spia contro i ribelli. 
Ma quella era una vera calunnia. Intanto 
quegli assassini gli rovesciarono sul capo un 
grosso sasso e poi lo finirono a colpi. Chi 
passo di 11 in quel momento, un giovane 
musulmano, riferi che quel martire non si 
lascio sfuggire vma parola di lamento o d'ira. 
II suo corpo fu rinvenuto I'indomani quasi 
ricoperto dalle pietre, con le braccia distese 
e un pugno stretto. Aperta con forza la mano, 
vi fu trovato il suo rosario. Nella croce di 
Gesu aveva trovato il coraggio di tacere e di 
morire. Era la vigilia della festa del S. Cuore 
e di quella di S. Giovanni Battista. Come a 
questo gran Santo, era piaciuto anche a Don 
Ros'n dir la verita con franchezza; come San 
Giovamii, anche Don Mario aveva amato la 
vita di penitenza, perche, da bravo mis- 
sionario, non aveva mai badato, pur di la- 
vorare per le anime, a fatica, a fame, o a 
sonno. D 'estate dormiva su di una sedia a 
sdraio e d'inverno sopra un sottile materas- 
sino, per terra. Per il suo nutrimento, qualun- 



Beitgemal, ove 
fu seppellito il 
Protomartire. 



— Dobbiamo 
ammazzarti! — 
gli dice il capo. 



^ Del libro IL RE DELLA LUCE 

di D. Pilla, "L'Osservalore rom^D]" 
pubblico questo giudlzio: 

« Quadro colorito e vi- 
vissimo dell'epoca e del 
mondo orientale, in cui 
viveva Gesii Cristo. £ 
un brano di storia sacra 
immaginato e rivissuto 
con profondo sense del- 
I'atmosfera biblica e del- 
la figura del Redentore. 

La narrazione precede 
serrata e rapida, sicchfe 
tutto il libro si legge con 
immense piacere e, nel- 
lo stesso tempo, con 
grande edificazione. 

In bella veste tipogra- 
fica e con artistiche ta- 
vole fuori teste, la pub- 
blicazionc e di quelle 
che meritano il piii lu- 
singhiero successo >. 



49 






11 primo rintocco echeggiava 
dell'Ave nell'aura assonnata, 
I'oriente lontano imbiancava, 
sflorato da mano fatata. 

Tornava la vita... II Pastore, 
stringendo il bordone suo santo, 
partiva, lasclandoci in cuore 
un acre desio di planto. 

II gregge per tanta vicenda 
rattenne ne' pascoli il piede: 
ristette nell'ora tremenda, 
incerto dell'ansia che chiede: 



MORTE 




— Perche sei partito? Da p( 
brillava all'estreme region! 
gigante, quel mistico foco, 
che invase le sacre Missioni. 




50 



i 



PIOXI 




i crebbe, a quel mite chiarore, 
Je e au me ntp.ro n gli agnelli; 
pldo tuo appello d'amore 
orser gli erranti fratelli, 



— Perche sei partito? Hai donato 
Iddio all'italia, che errava 

tra i flutti d'un mare infuriato 
avvolta in satanica bava. 

— ijiiiei giorno la Madre immortale 
la prole riprese per mano: 

per Te s'allieto il Qi-iinnale 
e all'Urbe s'apri il Vaticano. 

— Rimani. Sui monti che amavi, 
nel cielo di nembi si tetro, 
ancora fa splender le chiavi 
insigne retaggio di Pietro. 









Guai a chi non fa silenzio! 




C^^Hdc^ 



Sapete chi e questo moretto che allinea 
il suo plotone? Si chiama Gerardo. Fino 
a pochi mesi or sono non aveva neppure 
un vero nome: lo chiamavano « Matao ». II 
suo regno era la strada e il suo seguito un 
gruppo di vagabondi, monelli della sua ri- 
sma, da lui capitanati nelle imprese -piii sva- 
riate e tutt'altro che gloriose. Ma un giorno 
ebbe la buona sorte d'incontrare chi gli in- 
dico il nostro Collegio del Carmine, dove era 
stata aperta una « cucina economica », per 
i poveri danneggiati dal ciclone. Matao 
pero aveva avuto ben poco da fare col ci- 
clone, a meno che non si debba considerarlo 
come una specie di... uragano, perche sem- 
pre in moto per causare ogni sorta di mo- 
lestie ai passanti. Tuttavia, poiche le Suore 
elargivano la minestra a tutti i poveri della 
strada, per questo Matao non intendeva 
lasciarsi sfuggire ima simile fortuna. 

Fortuna davvero, per lui, e assai mag- 
giore di quanto poteva immaginarsi. Egli 
trovo infatti non solo pane e minestra, ma 
I'inaspettata sorpresa di im. benevolo trat- 
tamento; tanto pivi quando seppe che vi era 
chi, anziche scacciarlo, s'interessava della 
sua anima, come nessvmo al mondo a- 
veva fatto fino allora. Sembrerebbe super- 
fluo dichiarare che egli fosse rimasto subito 
conquistato e convertito; invece no. Prima 
infatti che Matao divenisse Gerardo, ne 
passo del tempo e occorse tanta pazienza. 
Ma alia fine, il povero e reietto ragazzo mani- 
festo die giu in f ondo al cuore, sebbene molto 
in fondo, aveva anch'egli qualche cosa di 
buono; un po' di affetto che dimostro a chi 
gli faceva del bene, e che a poco a poco 
lo ridusse docile a quanto gli si diceva. Im- 
paro cosi, fra I'altro, che tutti in questo 



mondo devono lavorare, e si rassegno alia 
fatica accettando di spazzare e tenere in 
ordine il cortile. Non ha rinunciato al suo 
prestigio di capo-popolo, ma ora conduce 
il fido drappello alia parrocchia, dove le 
« sue Suore » fanno il catechismo. Ha im. bel 
vestito nuovo fiammante, il cui candore fa 
forte contrasto con la sua carnagione 
d'ebano. Bisogna vederlo quando e in fun- 
zione di... comandante! Sta in sussiego e si 
fa obbedire. Guai a chi non fa silenzio! Ge- 
rardo e inesorabile con gli indisciplinati. Spe- 
cialmente in chiesa bisogna avere un con- 
tegno impeccabile. C'e in lui la stofEa del 
piccolo capitano. B come ci tiene a far mar- 
ciare il suo plotone! 

Speriamo davvero che diventi un piccolo 
apostolo come Michele Magone. Lo ricordate 
I'angelico giovanetto, capo dei birichini, che 
fu avviato alia santita da D. Bosco? Chissa 
che anche Gerardo lo imiti! Aiutatelo con 
le vostre preghiere. 

Suor Carmen Vii,i<anueva 
Figlia di M. A. Missionaria a Camagiiey {Cuba). 

INTENZIONE MISSIONARIA PER MARZO 

Pregare affinche in Palesfina si man- 
tengano i dirifti dei crisfiani e sia 
promossa nel Regno di Cristo la 
pace crisfiana. 

Nel 1938 nella Terra di Gesu si annove- 
ravano 848.342 maomettani, 370.483 ebrei, 
106.473 cristiani, di cui appena 22.000 cat- 
tolici. 

In questi ultimi anni, le ostilita tra arabi ed 
ebrei tengono in ansia il popolo palestinese. C'e 
quindi pericolo che i cristiani, cosi inferiori 
di numero agli altri palestinesi, siano insuf- 
ficientemente difesi e che i loro diritti di con- 
servare e visitar i Luoghi santi siano misco- 
nosciuti. 

Ormai anche le altre sette cristiane inco- 
minciano a capire quanto utile sarebbe la loro 
unione con la Chiesa Cattolica-romana. 

Preghiamo pertanto affinche il culto pub- 
blico cattolico sia tiitelato e che le sette prote- 
stantiche si uniscano a noi cattolici. Faccia 
Iddio che sia sempre e sicuramente acces- 
sibile ai cristiani quella Terra in cui Gesii 
inizid, con la sua Nascita, I' opera della Re- 
denzione, opera ch'Egli continub vivendo, che 
completb con la morte e confernio con la sua 
Risiirrezione. 

W / FIORETTI DI S. FRANCESCO. Editore 

'^ Paravia - Torino L. 6,25 

Edizione scolastica con una dotta introduzione e ab- 
bondanti note di Arnaldo Della Torre. Nel commen- 
tatore si ammirano ricchezza di erudizione, originality 
di chiosatore e chiarezza di giudizi. 



5^ 



Una strana 
tradizione 



II fatto s'impemia su due Kivari, Etza e 
Cttjangiam. 

Etza, che significa « sole », ^ il simbolo della 
grandezza, della potenza, dell'autorita, della 
divinita, e si distingue da tutti gli altri come 
il sole ^ il piu luminoso degli astri. Cujangiam 
invece, che significa « volpe », ^ il tipo dell'uomo 
debole, timido, ingannatore, ladrone, traditore 
come Tanimale di cui porta il nome. 

I due Kivari, sebbene di carattere opposto, 
vivevano nella stessa capanna. 

Un giorno Etza, per provar la fedelta di 
Cujangiam e, in lui, queUa di tutti i Kivari, 
gli comando, sottopenadi castigo, di non mangiar 
del frutto del mtmbi, albero grande che cresce 
spontaneo nella foresta e produce frutta dolci 
e saporite riservate alle scimmie. 

Intanto Cujangiam, munito di badochera, 
specie di tubo lungo due metri, che serve a 
scagliar piccole frecce avvelenate, parte con la 
moglie in cerca di cacciagione attraverso la bo- 
scaglia. Giunto presso un grosso numbi, egli si 
apposta in attesa delle scimmie. Sotto I'albero, 
il terreno era letterahnente coperto di frutti ma- 
turi caduti durante la notte alle raffiche del vento. 
Cujangiam, dopo aver atteso invano per un po' 
di tempo le scimmie, stuzzicato dalla fragranza 
di quelle frutta, ne fece raccogliere alcune dalla 
donna e se ne cibo egli solo in abbondanza. 

Poco dopo, visto che le scimmie soprag- 
giungevano numerose, punto la badochera sca- 
gliando le cinque frecce di cui era fomito, ma 
senza colpirne alcuna. 

II fatto era nuovo e significativo: ogni cac- 





ciatore, andando nella selva, portava con se 
soltanto cinque frecce, ciascuna delle quali era 
fatta col fusto di cinque diverse palme; ciascuna 
di esse doveva esser mortale e colpire infallibil- 
mente nel segno. Invece nessuna delle cinque 
frecce aveva toccato il bersaglio; cio significava 
che avevano perduto la loro efficacia esiziale. 

Allora il povero Cujangiam, muto e triste, 
ritorno alia capanna. 

Etza, appena lo vide, lo interrogo: 

— Son venute le scimmie? 

— No! — rispose seccato Cujangiam. 

— Ma come! Se ne vengono sempre tante?! 
Hai forse mangiato frutta del numbi? 

— jsj^o! — rispose piu seccato ancora il deluso 
cacciatore. 

Ma Etza non rimase persuaso di quella ri- 
sposta e voile accertarsi della verita. Fece 
quindi boUire alcune foglie di tabacco, ne ricavo 
un'infusione che diede a here a Cujangiam, il 
quale vomito tutto. Cosi Etza scopri la sua 
impostura. Venuto a conoscenza dell'inganno, 
egli maledi Cujangiam e in lui tutti i Kivari. 

Quella maledizione si attuo rendendo i Kiva- 
ri, anche per le loro future generazioni, deboli, 
facili alia rapina, al tradimento e alia vendetta. 

II numbi, anche attualraente, e considerato 
come I'albero della disgrazia, sicche i Kivari 
la guardano con timore e non mangiano delle 
sue frutta, perche le ritengono esiziali per la 
loro salute ma piu specialmente perche credono 
che, cibandosene, diventerebbero completa- 
niente inabili alia caccia. 

Che strana caduta originale, nevvero? Ep- 
pure tutti ci credono. 

D. P. Chinassi 
Missionario salesiano. 
S3 




II novello Sacerdote fu accolto dalla spontanea ovazione degli astanti. 



Oon Caravario nei ricor 



(Ccntinuaziune). 



U(i giglio tra le spine. 



In quanto a niodestia, Don Caravario era 
di una straordinaria riservatezza. Avvicinatosi 
a un gruppo di ragazzi, mentre parlavano equi- 
vocaniente, li fisso con paterna severita. Dopo 
la ricreazione, mi disse: — Quel linguaggio non 
bisogna permetterlo, che puo divenir pericoloso. 

Intanto il tempo trascorreva e per il buon 
chierico si avvicinava il gran giorno. Mons. Ver- 
siglia aveva fissato I'Ordinazione per Pente- 
coste e il buon Missionario vi si preparava col 
massimo impegno. 

Nella sua persona non si vedeva nulla di 
affettato; in chiesa sempre ben composto e 
con la massima riverenza. Parecchie volte andai 
con lui a recitare il Breviario e ricordo che pro- 
nunciava le parole con chiarezza e devozione. 

Passo il tempo degli Esercizi spirituali in 
perfetto raccoglimento; in preparazione al dia- 
conato non voile intervenire neppure alia ri- 
creazione moderata, concessa dalla Regola dopo 
i pasti. 

— II diaconato — diceva — conferisce lo 



Spirito Santo e bisogna percio prepararvisi bene, 
senza distrarsi. 

Si raccomandava alle preghiere degli altri, 
afiinche tutti pregassero per lui, per il passo che 
stava per fare. 

Dopo la sua prima Messa, che celebro sera- 
ficamente il 19 maggio all'altar maggiore della 
cappelletta, egli indugiava nel ringraziamento. 
Se ne stava raccolto al lato dell'altare e non sa- 
peva staccarsene. Intanto confratelli, cristiani, 
seminarist! e alunni, con un bel nuniero di am- 
miratori pagani, aspettavano fuori. 

Finalmente Don Lareno, che dopo il martirio 
di Don Caravario ne ritrovo la salma, tolse il 
novello sacerdote dalla sua estasi e lo accompa- 
gno nel cortiletto, dinauzi all'episcopio, dove 
il novello Sacerdote fu accolto dalla spontanea 
ovazione degU astanti. 

Dopo pranzo, si tenne una graziosa accade- 
mia, in onore del Festeggiato. Fu un tratte- 
nimento niodesto ma ben riuscito per merito 
del direttore Don Cucchiara, zelante missio- 
nario e, un tempo, mandarino di In Fa. 

Don Caravario voile che gli sedessi vicino e 



5-/ 



cosi potei ascoltare i suoi apprezzamenti. Alle 
felicitazioni che gli prodigavano gli astanti, il 
novello Sacerdote rispondeva sempre con sor- 
risi e attribuendo a Dio cio che fino allora 
egli aveva fatto di bene. 

L'indirizzo, che gli riusci piii gradito, fu la 
lettura di iin componimentino italiano, letto 
da un seminarista, anche perche quello scritto 
era stato composto da lui stesso in onore del 
suo maestro Don Braga, attualmente Ispettore 
salesiano della Cina. 

Alia fine del trattenimento, Don Caravario 
si alzo per ringraziare e lesse una paginetta 
in cinese. Fu una rivelazione! Disse qualclie 
riga anche in inglese e allora i suoi allievi co- 
minciarono ad acclaniarlo col grido: Ti yii! 
Cioe: Bravo, bene! 

Missionario. 

Dopo la sua Ordinazione sacerdotale, D. Ca- 
ravario fu mandato come missionario nella citta 
mandarinale di Lin Chow, posta nella parte 
nordica del Vicariato. La cittadina, per la sua 
posizione geografica, non e priva d'importanza; 
non manca di opere pubbliche e d'importanti 



edifici; annovera 30.000 abitanti e nel suo 
territorio vanta non una, ma due grosse torri 
della fortuna, una delle quali, secondo la ira- 
dizione popolare, fu edificata in una notte! 

Don Caravario vi trovo un centinaio di cri- 
stiani e una residenzina con modestissima cap- 
pella e scuola. In questi ultinii anni, per la 
morte di D. Ronclii, missionario provetto, pru- 
dente e zelante e per la mancanza del l)ravo 
coadiutore Giuseppe Sturm, la cristianita, per 
un insieme di cose, era rimasta priva di IMissio- 
nari stabili. 

D. Parisi, che fungeva da superiore interi- 
nale, fu assai lieto di avere a Lin Chow il ca- 
rissimo Don Caravario, che in luglio arrivo nel 
suo campo di missione. In breve tempo si am- 
biento e non si perde d'animo per il tanto la- 
voro che c'era da fare. 

Don Callisto si mise subito all'opera: visi- 
tava famiglie, sfatava pregiudizi e supersti- 
zioni locali, predicava insistentemente e pro- 
curava di avvicinar tutti con la parola, con il 
giornale, con i foglietti volanti; e questo sempre 
con dolcezza e carita, riuscendo cosi a conqui- 
stare anime a Cristo. (Continua). 



m (ompagno di missione 



Dopo pranzo, si tenne una graziosa accademia. 



55 





II vecchio maestro. 

Zoppo, ma di costitxizione robusta, di ca- 
rattere fiero e indipendente, enfatico ma sin- 
cere, vero tipo di bengalese nel suo fare, ha 
74 anni, ma conserva ancora il vigore intel- 
lettuale e fisico dei 40. 

Rimasto per si lunghi anni libero di se, senza 
soggezione per alcuna autorita, ma abituato a 
guidarsi da se e a sdegnare il consiglio degli 
altri, si e ora piegato alia grazia, lasciandosi 
guidare come un fanciuUo dal giovane Missio- 
nario, di cui potrebbe esser nonno. 

Apparteneva ad alta casta hindii, ma cono- 
sciuto il Cristianesimo attraverso i sedicenti mis- 
sionari protestanti, aveva abbandonato Krishma 
e abbracciata la religione di Cristo, benche non 
intieramente. 

Divenne catechista. Un giorno, durante la 
stagione delle piogge, mentre accompagnava 
il suo pastore in un giro di missione, a un tratto, 
come succede sovente in questi paesi, i vian- 
danti si trovarono dinanzi a una regione pan- 
tanosa che non si poteva passare senza spro- 
fondar fino al ginocchio. 

— Senti, Probhat, — gli disse allora il pa- 
store. — Va' tu in quel villaggio: voi bengalesi 
siete abituati a queste escursioni, ma e evidente 
che io non posso passare di qui. lo quindi ri- 
tornero a casa e tu invece continuerai... 

— !? Come! Sono forse io il missionario? 
Perche dunque dovrei sobbarcarmi io solo alle 



fatiche _^del viaggio? Un pastore, che si ritira 
per un piccolo disagio! Ritornero a casa anch'io| 
e d'ora innanzi non faro piu il catechista pre 
testante... 

Arrivati a casa, Probhat soggiunse: 

— Ora^dammi la paga che mi spetta, e pc 
me ne andro per sempre. 

— Come...? 

— Niente, niente! La paga e... alia larga 
Si ritiro, lui bramino, fra i fuori-casta, 

circa venti miglia dalla cittadina di Gessord 
Non toUero diiferenze: mangio persino con lore 

Vi rimase per circa vent'anni, insegnandl 
musica indiana, facendo da dottore e mandandl 
avanti bene una scuola finanziata da un sii 
gnorotto indii pure di alta casta. 

Nel 1937 venne alia nostra residenza di Ges 
sore, ma non vi pote vedere il Missionario peri 
che ammalato. Poco dopo, un bue infuriat^ 
gli rovino la gamba sinistra. Ma appena pot^ 
Probhat c'ontinuo a far scuola ai suoi piccoj 
intoccabili, seduto sul tavolone-letto traspoi 
tato nella medesima aula scolastica. 



Intanto incominciava fra gli « intoccabili fuori 
casta » il movimento di separazione dall'indui- 
smo, da cui sono rigettati. La ricerca di una reli- 
gione piu umana, che renda loro la liberta dei 
figli di Dio, li orienta verso la religione cristiana. 
Fu COS! che nella localita sopracitata si chiese 
una visita del Missionario cattolico. Questi vi 
ando, e si reco per prima presso un mercante di 
scarpe, capo degli intoccabili della regione. Que- 
sti tuttavia non voile saperne di trattative, e 
insistette perche il Missionario si rivclgesse al 
« maestro ». , 

— Ma, insomma, chi e questo maestro? 
— chiese il Missionario. — Andiamo a vederlo. 

Arrivato presso I'entrata della scuoletta, egU 
si fermo meravigliato. Tutta la ''scolaresca, in- 
ginocchiata, recitava, adagio, il « Padre no- 
stro i> secondo la versione protestante. II mae- 
stro, seduto sul letto da cui non poteva ancora 
muoversi, guidava la recita. 

La scena era commovente. 

Finita la preghiera, il Missionario entro. I 
ragazzi lo salutarono rispettosamente: il maestro 
si mostro oltremodo contento. Parlarono a 
lungo. Probhat era disposto a farsi cattolico 
li sul posto. In quanto ai fuori-casta, essi di- 
pendevano da lui per una decisione finale. 

Prima di lasciare il paese, il Missionario ebbe 
un abboccamento con quel tal signore hindii 
mecenate della scuola, che gli disse: 

— Ma perche vuoi far cristiana questa gente? 
Essa non si riabilitera mai. fe una mandria 
e tale restera! 

Venti giorni dopo, arriva alia residenza mis- 



56 



sionaria una lettera da un nostro catechista 
inviato sul posto a tastare il terreno. Questo 
il contenuto: 

« Cashi Balm, quel signorotto hindu, visto che 
per frenare il movimento verso il Cristianesimo 
bisognava liberarsi del maestro, per istiga- 
zione di un mussulmano — quel giorno, come 
Erode e Pilato si fecero amici — lo ha oggi li- 
cenziato ». 

— Deo gratias! — si esclanio. — Cosi, d'ora 
innanzi, egli sara libero di predicare il Cristia- 
nesimo... 

Invitato infatti alia residenza, il giorno se- 
guente Probhat era gia alia Missione. 

* * * 

Lo facemmo fermare in casa per poterlo de- 
bitamente istruire. II maestro ridiverme dun- 
que scolaro. Si mise a studiare con impegno. 
Non solo cercava di capire, ma appena afEer- 
rata un'idea, da buon maestro la voleva spie- 
gare a un altro protestante, gia diacono bat- 
tista, che s'istruiva con lui. 

Un giorno, verso sera, lo invitai a sedersi 
all'aperto per la consueta istruzione. Appena 
gli fui vicino, egli proruppe in pianto: 

— Cosa ho mai fatto io nella mia vita pas- 
sata! La notte scorsa non ho chiuso occhio. Tutti 
i miei peccati mi son ritornati alia mente, uno 
per uno, nella loro gravita! Vi sara perdono 
per me? Ecco, ho scritto una lettera al Padre 
di Shimulia e a lei: io voglio confessarmi di 
tutto e aver pace. Ora capisco perche tanti 
anni di lavoro furono infruttuosi! Come si puo 
lavorare con frutto, quando non si ha la be- 
nedizione di Dio con se? 

Quel mattino si era parlato della Confessione. 
Simili sfoghi si ripeterono anche in presenza 
di altri. 



Lo assicurai che, date queste sue disposi- 
zioni e il suo ardente desiderio di riconciliarsi 
con Dio, non gli avremmo fatto sospirare a 
lungo il Battesimo e la Confessione. 

Intanto comincio a comprendere e ad ammi- 
rar la vita cristiana. 

— Qui si santifica tutto con la preghiera... 
diceva. — Presso i battisti invece... 

Giunse la Settimana Santa. Nei prinii tre 
giorni vi furono gli Esercizi spirituali per i 
nostri allievi catechisti, durante i quali si fa- 
ceva quotidianamente la Via Crucis. 

Ne fu commosso, e non voile" piii saperne di 
discussioni, che piacevano invece tanto al suo 
compagno diacono. 

— Ma che disquisizioni bibliche! Per ora 
lasciamo tutto da parte. Questo e importante! — 
E mostrava il libretto che conteneva la pia 
pratica della Via Crucis. — Gesu sofferse e 
mori per nostro amore, per i nostri peccati: 
su questo bisogna meditare! Gli occlii erano 
umidi di pianto. 

Finalmente, con sua grande consolazione, fu 
ricevuto nella Chiesa il Sabato santo, e la Do- 
menica di Pasqua fece la prima Comunione... a 
74 anni! 

Pu una vera Pasqua per lui, una vera risur- 
rezione! 

Gli ho imposto il nome Agostinc. 

— fe contento ora, signor maestro? — gli 
chiesi poi. 

— Ah, ora si! — rispose. E pareva veramente 
trasfigurato. Tali le meraviglie operate dalla 
raisericordia di Dio. 

Sac. RuGGERO Dal Zocco, 
Missionario sales, in Bengala. 

57 " Ma percb^ far cristiana tutta questa gente? " 





uV^^^f-^ 




■' 



i 




ROMANZO DI E. GARRO 



Disegni di D. Pilla. 



Cieng sperava di darsela a gambe via per i 
campi, ma, appena fuori, si senti acciufEare da 
due manacce. 

— Ahi! ahi! — strillo. — Man! man! (piano! 
piano!). 

— Che pollastro hai preso, Li-Fan? — cliiese 
Vina voce dall'arella. 

— Un pollastro gia pelato! Tieni, mangiatelo, 
Ku-kung! 

E il povero Cieng si senti gettato oltre il 
muricciolo nel cortiletto del pollaio, tra due 
braccia non certo amorose, che lo pigliarono 
a volo. Altri pirati, che avevano aperto il can- 
cello e stavano rincorrendo le galline le quali 
scappavano schiamazzando da tutte le parti, 
s'accostarono sghignazzando a Ku-kung per 
vedere il nuovo volatile piovuto dal cielo. Ma 
Cieng voleva fuggire a tutti i costi, e si divin- 
colava sprangando calci. 

— Fong ngoo! Fong ngoo! — urlava. — No! 
no! Non voglio stare con voi! Lasciatemi an- 
dare, bestie, tigri, diavoli crudeli! 

— Impiccalo, Ku-kung! — suggeri uno. — 
Appendilo lassu! 

Da un lato dell'arella sporgeva una trave 
orizzontale con un uncino, a cui di solito ve- 
niva appeso il maiale per essere squartato. II 
pirata monto sopra una pancaccia, e vi lego 
la treccia di Cieng, lasciandolo poi pendere so- 
speso in aria. 

— ■ Adesso, — gli disse — strilla quanto vuoi. 

E) ando ad aprir la porticina deU'arella. II 
ragazzo si niise a dimenar le gambe e a urlare 
come un dannato. 

— E meglio ammazzarlo! — esclamo un altro. 
E, roteata la sciabola, tiro un forte colpo. Ma, 
invece di Cieng, che dondolava a destra e a 



sinistra, il ferro colpi il codino di lui, tagliandolo 
netto per meta. II piccolo cinese piombo giu, 
ma, per caso singolare, cadde proprio a caval- 
cioni suUa schiena di un grosso maiale, che, 
uscito grugnendo dal suo reparto, aveva. but- 
tato a terra Ku-kung, e scappava di qua e di la. 

Ceng afferro per le orecchie il suino e strinse 
le gambe, ma questo, infilato rapidamente il can- 
cello, irruppe fuori col suo cavaliere, tra le 
ortaglie e i campi di tabacco, verso il fiume. 

Corri e corri, un ostacolo si paro improvvi- 
samente davanti: un uomo che, uscito da un 
cespuglio dietro cui stava accoccolato, nel 
vedersi venir innanzi quello strano mostro che 
grugniva, s'era dato egli pure a correre come 
impazzito. Ma impazzito pareva diventato an- 
che il maiale, che, di carriera, gli s'infilo tra 
gli stinchi. 

Cieng, nell'urto, si lascio sfuggir le orecchie 
del porco, e cadde rovescioni da un lato: I'uomo 
casco dall'altro, e il maiale continue la sua corsa 
tra le piante perdendosi nell'ombra del crepu- 
scolo. 

Due esclamazioni di meraviglia risonarono: 

— Cieng, tu? 

— Ciao-Ciao, tu? 

Iv'uomo e il ragazzo si alzarono da terra e 
si buttarono I'uno nelle braccia dell'altro. 

— Sia lodato Dio! 

— Siamo salvi! 

— - E Ly-po? E Sam-ku? 

— Li hanno ammazzati! Quelle tigri! — sin- 
ghiozzo Cieng. 

— E Luce d'auyoya? 

— Legata!... Imprigionata! Guarda! 

Dal posto, dove si trovavano, si scorgeva la 
loro casetta, e si vedevano intorno muoversi 



5S 



niolte ombre: un gruppo ne usciva, tenendo iu 
mezzo Tan-ye legata. Si dirigevano per il sen- 
tiero verso il Fiwne delle perle, ma dalla parte 
opposta a quella dov'erano il servo e il ragazzo. 
Quasi subito, una densa nuvola di fumo si eleva- 
va in nere volute dall'abitazione, mentre fiamme 
rosse e serpeggianti s'innalzavano al cielo. I 
pirati avevano appiccato il fuoco alia casa di 
Ly-po. 

— Ah, ladri! Assassini! Incendiari! — ge- 
meva I'uomo con i pugni tesi contro i briganti. 

— Anche il fuoco! Tutto hanno distrutto! 
— diceva piangendo il piccolo. — E adesso si 
portano via anche Tan-y&, la mia buona sorella 
Tan-yi, Luce d' aurora, la reginetta della no- 
stra casa! Oh. Je-sii! Oh. Ma-H-a! 

— Cieng! — chiamo a un tratto il servo. 

— Ebbene?!... 

— Noi salveremo Tan-yi! 

— Si, la salveremo. Seng Mou po yau! (La 
Madonna ci aiuti!). Che dobbiamo fare? 

— Andiamo dietro ai pirati, ma alia Ion- 
tana, senza farci scorgere! 

— Si, piano, piano! 

— Vieni, Cieng! 

— Andiamo. 

E, alia luce tragica dell'incendio, adagio 
adagio si mossero. 

Capitolo III 

Funerali cinesi. 

II gruppo dei pirati procedeva lento lungo il 
sentiero. Avevano acceso delle torce f umose, e, 
quando non erano riparati da qualche albero, 
si distinguevano bene. Ciao-Ciao e Cieng ora 
a passi corti, ora a salti e procedendo curvi, 
li seguivano alia loutana, come avevano 
stabilito: il fanciuUo, piii piccolo e svelto, in- 
nanzi, e il servo alle^spalle. A un certo punto, 
un fischio acuto parti dal gruppo, e i due si fer- 
marono non sapendo di che si trattasse. Quasi 
subito, dal villaggio depredato rispose un altro 
fischio, e poi un altro ancora, e poco dopo si 
videro nuovi gruppi di pirati uscire di tra le 
case, carichi anch'essi di bottino, e avviarsi per 
il sentiero. 

— Scappa, Cieng! 

— Scappiamo, Ciao! 

Lasciarono il terreno battuto e andarouo 
ad accoccolarsi in mezzo a folti cespugli. 

Gridando e cantando, i pirati di Long, con- 
tenti del colpo ben riuscito, s'incamminarono 
verso il Fiume delle perle dove li aspettava 
una grossa giunca. Vi scaricarono quanto ave- 
vano rapito, salirono a bordo e fischiarono an- 
cora piu forte. Nessuno rispose piu. AUora Cieng 
e Ciao-Ciao uscirono dal nascondiglio e si mos- 
sero verso la sponda. Le acque, alia luce fu- 



mosa delle torce, riverberavano un colore ros- 
sastro, in mezzo al quale si prospettava nera la 
giunca; e i pirati che andavano e venivano sul 
suo bordo, parevano ombre infernali. Presto una 
lunga canna di bambii fu puntata contro il 
fondo, e il barcone si mosse allontanandosi dalla 
sponda: i remi' furon messi in moto, mentre i 
rematori, si sentivano cantare in cadenza: 

— Oooh, ngae fooong! Ah, il vento ci e nemico! 

— Ooh, saaam shuiii! Oh, che abisso profondo! 
II fanciullo si rivolse al servo: 

— E adesso se ne vanno! 

— Gia, se ne vanno! E Tan-yi con loro! 

— Purtroppo non possiamo seguirli! 
— • Sicuro! Ci vorrebbe una barca! 

— E se chiedessimo a Lin di traghettarci? 

— Bisognerebbe trovarlo! 

— Da che parte si dirigono i pirati? 

— Vanno contro corrente; ver.so Wu-ciou. Li 
raggiungeremo. Cerchiamo Lin. 

Era questo un barcaiolo che faceva servizio 
di traghetto un duecento metri piii in giu, ma 
in quell'ora e dopo I'arrivo dei pirati era assai 
difficile trovarlo. A ogni modo, Cieng e Ciao 
si misero a correre verso la capanna di Lin. 
II buio diveniva piu intense e i due spesso ince- 
spicavano e cadevano. In buon punto, dalle col- 
line della sponda opposta, sorse la lunaf, una luna 
plena, enorme. Giunsero alia capanna che trova- 
rono aperta, in disordine, con i pochi attrezzi 
sparpagliati; purtroppo anche per di la erano 
passati i pirati! E del barcaiolo nessuna traccia. 

— Trovassimo almeno la barca! — sospird 
Cieng. 

Guardarono lungo la riva. Niente. Sotto il 
pallido lume della luna le acque fluivano pla- 
cide e tranquille, e quando qualche lieve fiato 
di vento le increspava, il fiume pareva davvero, 
a quel candore plenilunare, una massa di perle 
preziose che scorressero lucide e fruscianti verso 
I'infinito. (Coniinua). 




E adesso si portano via anche " Tan-y6! " 



59 



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nomi Angela, Marianna. 

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tonio) pel nome Anna Maria. - V. De Blasi (Alcamo) 
pel nome Graziella. 

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pei nomi Oreste, Virginio. - R. Dina (Schio) pel nome 
Carlo. - Ch. L. Lamperti (Busto Arsizio) pel nome 
Leopoldo. - C. Cicorello (Torino) pel nome Maria 
Giuseppina. - R. Azara (Torino) pel nome Efisio. - 
L. Satta (Villamar) pel nome Ettore. 

Porto Velho (Brasile). — G. Ajani (Milano) pei 
nomi Giuseppe, Filippo. - E. Bernatto (Rivara) pel 
nome Bernatto Donienica. - P. Vagnati a mezzo dei 
Salesiani (Gaeta) pel nome Carmela. - Direttore Isti- 
tuto Sal. (Palermo) pei nomi Piazza Pierino, Cangelori 
Antonino. 

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Paolo, Paolo. 

Congo. — C. Bonvissuti pel nome Domenico. - 
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A. Caneva (Valdagno) pel nome Giovanni. - G. Co- 
letto (Padova) pel nome Gabriella. 

India - Madras. — B. Carinelli (Lodi) pel nome 
Maria Antonietta. - M. Ceroni (Torino) pel nome 
Josepha. - I. Ceroni (Torino) pel nome Bernardino. 
- V. Maffiodo (Torino) pei nomi Allemandi Maria 
Nicolina, Allemandi Lorenzina, Maffiodo Anna. - 
G. Fassio (Castelrosso) pel nome Giuseppe. - E. Se- 
gagni (Cordami) pel nome Giiueppe. 

India - Krishnagar. — G. Testori (Sampierda- 
rena) pel nome Giovanna. - A. Basso (Frabosa) pel 
nome Agostino. 

Ringraziamo e proponiamo all'imi'fazione i se- 
guenli abbonafi vitalizi e soslenifori, che con 
la loro generosifa cooperano efffcacemenle 
aU'incremenfo di Gioventii Mi?sionaria. 

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Adriano Gozzeuno. - GiusEPPiNO Zamperini. 
ABBONATI SOSTENITORI 
M. L. Corneo - Pamiglia Grassi - E. G. Mon- 
tani - F. Pozzi - M. Bernardi - G. Colombo - 
L. Parino - M. Ballario - A. Gualandris - Di- 
rettrice Leonfonte - G. Gasparolo - Famiglia 
Milanese - L. Toscano - B. Monti - P. Bosio. 

{Continud). 




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India - Assam. — Bellatorre a mezzo di Salesiani 
(Ivrea) pei nomi Maria, Giovanni, Ida, Elena, Clelia, 
Pietro, Ferruccio, Carlo, Teresa, Celeste, Luigi, Da- 
niele. - B. Celosa a mezzo di Salesiani (Ivrea) pei 
nomi Pietro, Pietro, Pietro, Enrico, Andrea, Felice 
Biagio. - N. Nicoletto a mezzo di Salesiani (Ivrea) 
pel nome Elio. - M. T. Cerutti (Chieri) pei nomi 
Giovanni Battista, Lucia Maria, Giovanni Battista, 
Giacomo Francesco, Angela Caterina, Maria Teresa. 
- E. Cottino (Marsiglia) pel nome Biagio. - A. Galo- 
faro (Bolzano) pel nome Bruno. - M. Bruera (Piscina) 
pel nome Francesco. 

IsPETT. SuD - India. — C. Leber (Los Angeks) 
pel nome a due battezzandi. - A. Scamuzzi (Cuccaro) 
pel nome Roberto. - A. Arfani a mezzo di Savare 
(Lodi) pei nomi Pietro, Achille. - M. Del Moro (Lido) 
pel nome Margherita Grazia. - M. Barbazza (Crema) 
pel nome Fortunato. 

CiNA - VisiTATORiA. — E. Zamorano (Santiago) 
pel nome Elitta Giuseppina. - L. Comerio (Vittuone) 
pel nome Luigi. - M. Bertello pel nome Maria. - 
M. Spineto (Vignole Borbera) pel nome Spineto Pa- 
squale. - T. Quintini (Lodi Vecchio) pei nomi Eligio, 
Teresina. - Q. Leoni (Sacchiano Marecchia) pel nome 
Michele. 

CiNA - ViCARiATO. — L. Danieli (Torino) pel nome 
Luisa Rosa. - A. Granziera (Martignacco) pel nome 
Margherita. - G. Zotti (Napoli) pel nome Giuseppe 
Salvatore Maria. - E. Barsocchi (Ruota) pel nome 
Bernardino. - C. Canibie (Lodi) pel nome Angela. 

SiAM. — A. Maralla (Locarno) pei nomi Angelo, 
Efren, Angela Chiara, Rosa Anna. - Ch. S. Azzolina 
(Caltagirone) per il nome a due battezzandi. 

GiAPPONE. — Ch. S. Azzolina (Caltagirone) pel 
nome Teresa. - L. Sala (Milano) pel nome Carlo. - 
M. M. (Sommariva Perno) pei nomi Maria, Teresa, 
- A. Mandelli (Cunardo) pei nomi Giovanni, Angela. 

Orinoco - Venezuela. — Circolo missionario 
(Caltagirone) pei nomi Giuseppe, Carlo. - E. Keller 
(Cles) pel nome Giovanni Maria Michele. - Serg. 
N. Giglioli (Roma) pel nome Nicolo. 

Matto Grosso. — A. Zappa (Seregno) pel nome 
Luigi Angelo. - D. V. Bologna (Treviglio) pel nome 
Pier Renzo. - A. Robotti Sacco (Mogadiscio) pel nome 
Carlo. - G. Cremasco (Schio) pel nome Guido. 

Rio Negro. — M. Gino (Torino) pel nome Dome- 
nico Giovanni Colonna. - G. V. (Torino) pel nome 
Carlo. - R. Delladio (Tesero) pel nome Giovanna. - 
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(continua). 



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Monoverbi: i" misura; 2° tremendo; 3" opera. 



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RITUALS. Ed. Marietti - Torino L. 12. 

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D. Caudano, k uno studio ragionato dei principi della 
vita spirituale. Esso e atto a stimolar le anime ad ap- 
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spirituale, il cui principio, mezzo e fine non sono altro 
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contenuto ed elegante nella vestc tipografica. 



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Qui, come vedete, c'h il venditor Polpetta che si scalmana per smerciar le sue arance. Lo vede Bomba 
dall'alto e, deciso di diventare un... asso, piantato assc.lutamente in asso Nasolini, muove in ass. ..alto 
verso Polpetta. Ed ecco un putiferio di palle in aria... compressa, mentre i compratori, sempre in gamba, se 




la danno a... gambe. Ma la ditta Spaghetti e figli, che corrono a conto corrente, vengoiio sollevati dalla... fa- 

ticosa corsa e presi in... giro dall'elica. Cosi sospesi dalle loro... funzioni, benche il cielo sia sereno, aprono 

il para...pioggia che funge da para...cadute, mentre il loro cervo...volante ronza agli orecchi degli aviatori, 
che fanno I'orecchio da... mercante. (continUii)% 



« •» ""JgWJ^ 




f>y 



10 APRILE 1939- XVII 




II Missionario P. Kerec. 

CUo-Mica fnidtUaMtMa. 

II Missionario salesiano Dou Giuseppe Kerec f u 
vittima di un'aggressioue da parte di pirati cinesi. 

Egli era in viaggio da Yunnanfu a Chao-Tung 
e^sulle alture di Kongshan fu assalito dai bri- 
ganti, i quali lo percossero con il calcio dei fu- 
cili rompendogli le costole e ferendolo gra- 
vemente al ventre. Quei criminali uccisero i 
due catecumeni e il portatore, che viaggiavano 
assieme al Missionario. Compiuto il delitto, i 
pirati rubarono tutto il carico e tolsero a Den 
Kerec perfino la crocetta die gli aveva regalata 
S. S. Benedetto XV e il rosario benedetto dal Pa- 
pa Pio XI, di s. m. Poi lo abbandonarono in quel- 
le pietose condizioni suUa strada coperta neve. 

A notte inoltrata, il ferito fu trasportato a 
Laotopo e presentato al mandarino. Questi, ben- 
che pregato di provvedere del nutrimento e un 
vestito al Missionario, non gli diede nulla; la 
Provvidenza dispose pero che si trovasse il sa- 
cerdote cinese P. Chong, die avvolse il ferito 
nel suo mantello e gli cerco ospitalita presso 
una famiglia, dalla quale fu curato. 

II mattino seguente egU fu trasportato a Checlii 
e poi a Tang-Chwan, presso il sacerdote P. Moi. 

I banditi lo avrebbero anche ucciso se non 
avessero potuto ottenere da lui un discrete 
bottino. Uno di quei delinquenti gli disse: 

— Se tu non avessi avuto 4.000 dollari, ti 
avrei senz'altro ammazzato con la baionetta. 

Gli rubarono anche la macchina da scrivere. 

Da una notizia proveniente da Yunnanfu ri- 
sulta che in quella regione il banditismo e as- 
sai diffuso e favorito dai soldati disertori. 

Ma i Missionari continuano il loro lavoro fi- 
denti in Die e nella Vergine Ausiliatrice. 



Orniai tutte le. citta del Vicariate ap. di 
Shiu Chow furono bombardate, parecchie in- 
cendiate e distrutte. Anche a Van Fa i danni 
sono incalcolabili. Di pace nemmeno un bar- 
lume. Intanto le sofferenze e le miserie aunien- 
tano: dappertutto si registra una impressionante 
mortalita anche perche mancano le medicine. 
Ogni giorno, e spesso anche di notte, allarmi per 
le incursioni aeree. Le scuole sono tutte chiuse 
perche ne i maestri ne gli alhevi osano esporsi 
ai bombardamenti aerei. Solo nel Seminario sa- 
lesiano di Ho-Sai si e potuto, finora, contiuuare 
regolarmente gli studi. L,e Figlie di Maria A. 
sofErono piii dei missionari salesiani per Jo spa- 
vento delle incursioni e per le bombe che esplo- 
dono spesso vicino all'Istituto. 

Tuttavia i missionari lavorano, soccorrono, 
aiutano dove possono. L'episcopio diocesano 
e diventato il rifugio della povera gente. 



Nel villaggio cinese di Tuchenwan, nell'Hu- 
peh, avvenne un episodio che dimostra, ancor 
una volta, da quale odio ferocemente satanico 
siano animate le orde comuniste. 

Una banda bolscevica, entrata nel villaggio, 
dopo aver saccheggiate anche le piii modeste 
abitazioni, forse non soddisfatta del bottino mal- 
tratto i disgraziati abitanti sciabolando uomini, 
dorme, vecchi, bambini e sparando all'impaz- 
zata contro quanti non riuscivano a salvarsi con 
la fuga. Con particolare accanimento i comu- 
nisti cacciavano i cinesi cristiani del villaggio, 
che furono tutti massacrati, compresi i figli del 
vecchio I<u, che si era rifiutato di apostatare. 
Anche il venerando vegliardo, obbligato con raf- 
linata ferocia ad assistere al niassacro dei pro- 
pri figli, fu invitato a rinunciare alia sua fede: 

— Se non obbedirai... — gli gridarono i fur- 
fanti spianandogli contro i fucili — ti faremo 
perire tra i piii atroci tormenti. 

Ma le ingiurie e le minacce di quei deUnquenti 
non intimorirono Lu il quale, battezzato da ol- 
tre trent'anni, rispose imperterrito che neppure 
alia prospettiva della morte avrebbe rinne- 
gato la propria fede. 

Una donna presente alia scena tento invano 
di persuadere Lu a fingere di apostatare. 

— Sono cristiano! — esclamo allora il vec- 
chio. — Avete bruciato la mia casa e assassi- 
nate i miei figli. Uccidete me pure, che son lieto 
di morir per la mia fede! 

Allora, in un estremo tentativo, la donna 
grido ai comunisti che lo lasciassero in pace per- 
che era pazzo e siccome il vecchio continuava 
a dichiarare che non aveva alcun tiinore di 
morire, gli tappo la bocca con una mano, poi, 
afferratolo con I'altra per un braccio, si fece 
largo tra la cerchia dei banditi stupefatti di 
tanta energia e lo trascino lontano. 

Ma quando, dopo qualche istante di sorpresa, 
i comunisti si slanciarono aU'inseguimento del 
vecchio, era troppo tardi. La donna, che lo 
aveva coraggiosamente sottratto ai carnefici, 
era riuscita in tempo a nasconderlo nei sotter- 
ranei di un antico edificio quasi demolito e ab- 
bandonato. 

Dopo lunghe e varie ricerche, i banditi si 
allontanarono dal villaggio. 



Illustrazione della copertina: La preghiera del convertito cinese. 



AimoXVI-N. 4 -Pubblicazionc mensilc TORINO, 1« APRILE 1939-XVII Spidizione in abbonamenlo postalc 



Abbonamento annuo: ' P" !!!7^'-''- Ordinario L. 6.20 - Sostenitore L. 10 - Vitalizio L. 120 
' per I EsTERo: » L. 10 - • L. 20 - L. 200 

Direzione e Ammimstraziont : Via Cottolengo, 32 - Torino {109). 



VIVA PIO XII! 



L'ovazione entu- 
siasticamente filiale 
e gratulatoria prd- 
ruppe il due mairzo 
p. p. dal cuore del- 
rimmensa moltitu- 
dine radunata in 
piazza S. Pietro e 
ardente, come un 
braciere, di mistica 
esultanza. Le braccia 
dei convenuti si pro- 
tendevaiio verso la 
Loggia in nn fervido 
slancio, in attesa di 
ricevere la prima au- 
gusta benedizione a- 
postolica. 

Le campane della 
Basilica squillavano 
in una gamma trion- 
fale di note festose, 
alle quali fecero a- 
lata eco quelle di 
tutte le altre chiese 
di Roma, d'Ttalia, 
del mondo. 

II sole quasi pri- 
maverile, addolcito 
da vuia vivida brez- 
/.a, brillava nel cielo 
terso preludeudo a 
un tramonto super- 
bo, glorioso. 

La << fumata » al Il-i/.o scriilinio m era 
dissipata in un nimbo d'argento, clie cir- 
confondeva I'abside sampietrina: era il se- 
gno sicuro dell'elezione del nuovo Papa. La 
Cristianita aveva il suo Cajjo; il mondo la sua 
Ouida: le coscienze, il Padrt- ronume. in- 




vocato, desideratis- 
simo. E in quell'at- 
timo un fremito, una 
onda d'incontenibile 
commozione agitato 
no la massa dei con 
venuti, che si pro- 
Iraevasilenziosa fino 
alle rive del Tevere. 
che lambisce la Via 
della Conciliazione 
(juella moltitudine 
aveva im solo nome: 
Cristianita. Era I'l- 
talia, era I'Uni verso. 
Erano i figli del 
nuovo Papa, una 
rappresentanza dei 
milioni di cattolici. 
che in quella stessa 
ora apprendevano la 
faustissima notizia 
ed elevavano al Cielo 
il cantico del gau- 
dio e della ricono- 
sceuza. 

LTn triplice grido si 
levo, come d'incanto, 
solenne come una te- 
stimonianza secola 
re, maestoso come 
una certezza che non 
si smentisce: 

Christus vincit. 
Christns rcgnat, Christus iniperat! 

Chi I'aveva suggerita quella triplice pro- 
niessa di vittoria? Era la fede era I'amore, 
era il pali)ito della speranza cristiana, che 
perdura da epoche e che varchera i secoli 
fino all ultima ora. Era il riflesso, che la 



61 



storia dociimeiita e che la realta di domani 
accertera, della promessa divina e infalli- 
bile, fatta dal Salvatore a Pietro, il primo 
Papa e in questo a tutti i suoi Successor!. 

Passano i secoli, passano le generazioni, 
passano le alterne vicende della storia e la 
Croce di Cristo si erge alta sul mondo, se- 
gnacolo di salvezza, e con la Croce il Vi- 
cario di Cristo riapparso all'Urbe e all'Orbe 
col nome di Pio XII. 

Appena avuta notizia della elezione del 
Santo Padre Pio XII, S. M. il Re Impera- 
tore Vittorio Emanuele III e il Capo del 
Govemo S. E. Benito Mussolini Gli invia- 
rono telegrammi augurali. 

Nel suo primo messaggio di pace radic- 
trasmesso a tutto il mondo, il sommo Pon- 
tefice benediceva « i Sacerdoti, i Religiosi 
e le Religiose; coloro che nelle Missioni la- 
vorano per la difiEusione del Regno di Cri- 
sto ». A Lui sono riconoscenti pertanto i Mis- 
sionari e le Missionarie che, quantunque lon- 
tani dal Padre commie, gli sono spiritual - 
mente uniti con cuore di figli. Perche araldi 
del Vangelo, essi, docili ai cenni dell'augusto 
Capo, lottano impavidi per far trionfare la 
Croce su tutto il mondo. Questi pionieri della 
civilta cristiana riconoscono in Lui il Duce 
delle genti, il supremo depositario della ve- 
rita, il Vangelo, la voce, il verbo del divin 
Maestro. 

II suo segno di croce e come I'oscillare 



di im sacro vessillo al vento; la sua parola 
di benedizione e come un appello. Un po- 
polo, un mondo mira e ascolta. La Cristia- 
nita prostrata ripete, incide nel cuore quel 
segno, coglie quel motto. Si leva e procede 
alle nuove Crociate. 

^•tfit-ir-iT-tf-tr'irir-tr-tr'tr-tr-erir-tr-eT'er-tr 

INTENZIONE MISSIONARIA PER APRILE: 



Pregare affinche in India le aspirazioni na- 
zionali non nuocciano al Cristianesimo. 



/ popoli dell'India inglese aspirano e ten 
tano con ogni mezzo di sotirarsi a qualsiasi 
dominazione europea. Queste aspirazioni osta- 
colano la diffusione del regno di Cristo in 
quelle immense plaghe, perche non solo nelle 
grandi cittd ma anche nei paesi piii renioti 
si considera erroneamente il Cristianesimo 
come un prodotto europeo^ di cui gli stranieri 
si servano per afferniare ed estendere il pro- 
prio dominio suW India. Per questo gl'indiam, 
che si convertono alia vera religione, sono 
considerati come traditori della patria. 

^ necessario quindi pregare affinche quei 
popoli capiscano che Gesii Cristo e la sua 
benefica dottrina non appartengono esclusi- 
vamente ad alcuna nazione; che essa si deve 
ijuindi predicare a tutte le genti non per I'ac- 
quisto dei heni ternporali ma di quelli eterm. 



4 




Neirindia superstiziosa - Pronti per in lianxa in onore di una divinity. 



62 







Sotto il bianco ammanto, la 
casa cinese h ancor piik ci- 
vettuola. 



^- ^moM^tr..^ 



H impresa moralmente impossibile, senza 
la grazia di Dio, persuadere i pagani cinesi 
ad abbracciare il Cristianesimo e a spezzar 
tradizioni millenarie, pratiche di culto clie 
regolano ogni atto della vita per attirarsi 
cosi I'odio dei congiiuiti e il disprezzo dei 
conoscenti. Molti infatti ammirano la Chiesa 
cattolica, ne esaltano le opere e le iniziative 
benefiche, ma all'atto pratico non osano ri- 
nunciare alle superstizioni e alle tristi usanze, 
di cui si sentono schiavi. 

Per far comprendere da uu lato la diviua 
Misericordia che ha compassione di taute 
povere aninie, e dall'altro la rete di super- 
stizioni da cui si lasciano avvincere tante 
buone famiglie, occorre uu iuventario. Da 
notarsi che queste notizie furono attiute da 



un niissiouario che con tauto di aspersorio 
e di rituale dovette sfrattare il diavolo da 
una famiglia, per intronizzarvi la Croce. 

Ecco la descrizione che egli fa di quella 
casa. 

Sull'entrata ])rincipale sta scritta la 
parola FU, felicita. Ai lati della porta, due 
grosse pietre su cui sono scolpite delle frecce 
cfficaci contro il deuionio, ima gru, I'uc- 
cello dalla lunga vita, due cavalli carichi 
di verglie d'oro e d'argeuto, il liocorno sini- 
bolo della figliuolanza. A un lato della porta 
c'e una niccliia con una statua raffigurante 
r« agente del cielo », e sotto, I'iscrizione: 
« Che il Padrone celeste ci faccia felici! ». 
Sopra la porta spiccano le inscgne degli 
<i otto inunortali »: il flauto, la sciabola, il 



(>3 




II dio dell'atrio, quello delta guerra e il dio del focolare. 



ventaglio, il paniere di pesche, il caccia- 
inosche, la zucca secca uso fiasco, il fiore di 
loto, la piuma di fenice. Sul tetto si vede 
una loggetta per il « dio » maresciallo deile... 
tegole. 

L,e porte interne sono poste obliquamente 
per arrestare le nefaste influenze degli... spi- 
riti cattivi. Davanti alia principale entrata 
interna, c'e una grossa pietra posta la per 
ostacolare I'entrata degli spiriti maligni. 
Sulla porta sono incollate iscrizioni allu- 
sive ai cinque beni desiderabili: felicita, 
dignita, longevita, gioia, ricchezza. 

« Kiang Tseya e qui! ». Con questa iscri- 
zione la famiglia si assicura la protezione 
di Kiang Tseya, personaggio... storico il 
quale, secondo la... leggenda, avrebbe ca- 
nonizzato tutti gli spiriti. 

Presso i battenti della porta sono incol- 
late figure strane, che rappresentano gli spi- 
riti protettori dalla faccia di... mastini. Que- 
sto costume risale aU'lmperatore Tai Tsong. 
che in un accesso di febbre credette di ve- 
dere una truppa di diavoli. Le notti se- 
guenti due alti funzionari dello Stato, ve- 
stiti della loro armatura, erano montati 
di guardia alle porte e cosi il monarca aveva 
potuto riposare in pace. Temendo poi di 
stancare i fimzionari, I'iniperatore aveva 
fatto incollar la loro immagine suU'entrata 
del suo appartamento; e d'allora in poi i 
diavoli non erano piii tornati. 

Sotto la soglia di pietra sono nascoste 
delle sciabole, che servono a tener lontani 



i... briganti. C'e anclie un coltello ravvolto 
in un ciufEo di capelli; questo preservera 
la famiglia dalla miseria e cosi essa non do- 
vra mettere i figli in una pagoda e sforzarli 
a farsi bonzi. 

Al muro sono appesi frammenti di sco- 
delle e xm bastone: eccellenti preservativi 
contro la miseria... stabile e la mendicita... 
mobile! 

Al disopra della porta e imrmurato un 
pezzetto di legno legato con una cordicella. 
Cio perche nessuno della famiglia, benche 
sorgano litigi, faccia lo sproposito di... im- 
piccarsi. 

Nella fessura di una colonna di legno 
sono fissi sette chiodi, i quali assicurano 
I'unione dei membri della famiglia. Se si 
tolgono, uno della casa morra! (Roba da... 
chiodi!). 

Nel fabbricar I'abitazione, si sono na- 
scosti nel muro un pennello e un bastoncino 
d'inchiostro, affinche chi nasce nella casa 
sia ricco e letterato. 

Sul let to nuziale sono scritti auguri conj 
ornamenti: il liocorno, due pesci simboli dij 
ricchezza e di felicita e altri animali chej 
simboleggiano la concordia degli sposi. Nelle 
seggiole sono incise figure, quadretti sto- 
rici o macchiette superstiziose. 

La saletta di ricevimento e adorna d'iscri- 
zioni verticali; su sfondo rosso brillano gra- 
ziosi caratteri dorati. Sono invocazioni agli 
.spiriti e preghiere agli antenati per otte- 
nerne la protezione. 



^4 



Tra le iscrizioni spice a iina grande im- 
magine di Koan Kong, dio della giierra. 
Accanto a essa, c'e la tavoletta sulla quale 
sono scritti i nomi degli antenati, elemento 
essenziale dell'altare della famiglia. I pa- 
gan! credono che tale tavoletta sia la sede 
dell'anima dei loro cari; a essi quindi si 
fanno i sacrifici di rito da cui si sperano 
profitti temporal!. Questa credenza super- 
stiziosa costituisce uno degli ostacoli piu 
gravi alia conversione dei cinesi. 

Degno di nota e anclie un rotolo di carta 
esposto, sul quale sono scritti cinque di- 
vers! caratteri: « Cielo, terra, sovrano, ge- 
nitori, maestri ». E ima imitazione delle re- 
lazioni confucianiste, che alludono a! Co- 
mandamenti di Dio, ma nmtilati degli ar- 
ticoli che si riferiscono a Dio e al prossimo. 

Quanto alle divinita, oltre Budda, sono 
degni di menzione il dio dell'atrio e quello 
del focolare. II culto di quest! due dei fu 
messo in onore dal monarca Han Ou Ti, 
uella speranza di prolungare la propria vita. 

Qua e la per i muri sono appes! amulet! 
e talisman! efficaci contro le... epidemic. Al- 
I'esterno delle porte e sulle fiiiestre sono 
appese alcime arm! da caccia per spaven- 
tare i diavoli cattiv! (da non confondersi 
con quell!... buoni, poveri diavoli!) 

Interessante e il Hoang li t'eou ossia ca- 
lendario, dove sono indicat! i giorni felici 
e quell! nefasti. Ouindi sponsali, niatri- 
raoni, mort! e funeral!; ogn! atto della vita, 
iusomma, e regolato dal calendario. Esso e 



la bussola che indica la via, h oracolo di 
consultazione. Gua! a quella famigUa che 
non si attenesse alle sue prescrizioni; la 
vendetta degli spirit! non tarderebbe a ma- 
nifestarsi. Cosi quando muore qualche mem- 
bro d! mia famiglia pagana, spesso si at- 
tribuisce la disgrazia all'ira degli dei. 

Tuttavia con la grazia di Dio molte fa- 
miglie si convertono alia vera religione e 
rimmciano alle superstizioni. Queste con- 
version! si devono anche alle preghiere e 
a! sacrifici di tante anime buone, che s'im- 
molano per la diffusione del Regno di Cri- 
sto nel mondo infedele. 

P. A. P. 

L'editore Marietti - Torino, presenta: 
O. Capuzzo. — S. RITA DA C ASCI A L. 5. 

Interessante biografia della « Santa degli impossi- 
bili » esposta in modo adatto al popolo, con ricchezza 
di aneddoti e di riflessioni. 

F. L^coRDAiRE. — LA PASSIONE DI GESV 
CRISTO L. 2. 
Celebre discorso pronunciato a Soreze nel 1857. 

E una gemma di sacra eloquenza. 

R. Uguccioni. — L'ALLODOLA SUL CAMPA- 
NILE. — Ed. a. E. I. Torino L. 1,50. 
Delizioso volumetto delle « Letture cattoliche ». 

II delicato intreccio di questo racconto conquide I'at- 

tenzione del lettore e lo commuove. E un piccolo. 

gioiello. 

G. Bertinetti. — FUMETTINO. — Ed. A. V. E. 
Roma, Via della Stazione S. Pietro, 3 L. 4- 
Grazioso volume illustrato, che racchiude le curiose 

a\^enture di un ragazzino di... fumo. Sotto il vel<i 
della favola, i piccoli lettori possono apprendere u- 
ti!i insegnamenti pratici. 



La gioia di due convertite alia 
religione dell'amore. 




0\ X 







Si chiamava Paolo Gignoux. Voleva di- 
ventar missionario, consacrar la sua vita al- 
I'apostolato, tra grinfedeli. E invece mori 
a otto primavere. Fu lapidato da altri ra- 
gazzi, i quali non potevano aiiimettere clie 
questo fanciullo se ne andasse a offrir bi- 
glietti per un'opera scolastica di carattere 
religioso. 

Fu questo il suo delitto. La tragedia si 
svolse in un quartiere operaio di Lione; 
quattro anni or sono, egli suggello con il 
sangue il suo apostolato. 

In questo piccolo coixfessore insanguinato 
dell'Azione cattolica riesce suggestivo consi- 
derar la vita soprannaturale e tutte le ric- 
chezze della grazia inserite in una cosi te- 
nera esistenza. 

Paolino Gignoux apparteneva a una nici- 
desta e laboriosa famiglia caratteristica per 
la fedelta alle tuone tradizioni cristiane del 
passato. 

Un'antenata di sua mannna, nel 1794, 
aveva nascosto, con pericolo della propria 



vita, "due religiosi in casa; altri due sacer- 
doti, prozii di sua madre, erano rimasti vit- 
time del « Terrcre ». 

Ancor bambino, Paolo diceva spesso: 

— Piccolo Gesti, io ti amo molto! 
Assai probabilmente c'era in fondo al suo 

ingenuo cuoricino qualche atavica soprav- 
vivenza dello spirito d'inflessibile dedizione, 
clie aveva suscitato questi eroici sacrifici, 
queste audacie d'immolazione. 

Aveva appena cinque anni quando, per 
mezzo della S. Infanzia, adotto un moretto 
e lo chiamo Giuseppe. Poi con la sua im- 
maginazione si mise a fantasticare. Beppino 
divenne il suo amico. Negli almanacchi mis- 
sionari, che aveva sott'occhio, si divertiva 
a indovinare i genitori di Giuseppe, ed erano 
sempre i piu neri o quelli suJla cvii testa; 
sfoggiavano le piii belle pimne. II destino 
di questo piccolo Giuseppe preoccupava la 
sua ingenua coscienza di apostolo. Nell'ap- 
prendere che una religiosa di S. Giuseppe, 
la Madre Bernard « aveva visto delle vecchie 
negre che avevano cinquant'aiini e non erano 
ancor battezzate », Paolino diceva: 

— Quandc saro grande, la Madre Bernarc 
si rimettera la veste bianca e noi partiremc 

insieme per an-1 
dare dai negri! 
A sei anni c 
mezzo, si acco- 
sto alia prima ; 
Comunione e su- 
bito dopo diven- 
ne «crociatino»>; 
gli sembrava 
cosi di aver fat- 
to la prima tappa verso la vita missionaria. 
Una cugina gli aveva dato im libretto, 
che racchiudeva la storia di due piccoli or- 
fani, convertiti median te le preghiere di una 
<( crociatina ». 

— Anch'io — diceva il frugolo — vo- 
glio essere soldato di Cristo e aiutare i Mis- 
sionari! 

L'attrattiva, che aveva per hii questa di- 
gnita di « crociatino ->, non era affatto tm pre- 
stigio superficiale; si trattava di ben altro che 
mettere delle spighe sul suo costmne bianco 
e azzurro; si trattava onnai di condurre una 
vita conforme all'ideale missionario. 

Questo fanciullo, in nome dei suoi doveri 
(li « crociatino » lavorava a raffrenar le sue! 
suscettibilita morali, ad ascoltare le esigenzej 
della sua coscienza e lo faceva semplice- 
mente, senza enfasi, senza la minima pre- 
tesa: I'amore del suo Gesii e la ciura del- 
I'anima del moretto Giuseppe determina- 
vano tutte queste tendenze, dirigevano tutti j 
questi atti. 



66 



Per questo ragazzino di sei anni era luia 
necessita lavorare alia redenzione dei piu 
diseredati o dei piu criminali e aspirar a ren- 
dere loro libero I'accesso al Cielo. 

II 24 aprile del 1937, il piccolo Paolo 
Gignoiix, vittima di un volgare tumulto, fu 
improwisaraente cliiamato a rendere a Dio, 
nella Chiesa trionfante, gli omaggi, ch'egli 
avrebbe voluto rendergli come apostolo della 
Chiesa militante presso il suo piccolo nero 
Giuseppe e i suoi compagni di razza. 

L,a vigilia della sua morte, ritornando dal 
funerale di una religiosa, egli aveva detto: 

— lo non comprendo perche Suor Mar- 
gherita pianga. Non bisogua piangere quelli 
che son morti in Dio, clie quando si e in 
Cielo si sta bene per sempre. 



E se le lacriine dei suoi genitori avessero 
potuto essere asciugate dopo I'orribile sven- 
tura, queste parole di serenita, forse, avreb- 
bero potuto esercitare qualche influenza pa- 
cificatrice e anche consolatrice. 

Paolo, ancor piccino, aveva chiesto a suo 
padre: — Papa, si puo essere nello stes- 
so tempo missionario, aviatore e gene- 
rale? 

Kgli aveva rinunziato, a poco a poco, a 
questi due ultimi ideali e la sua imma- 
ginazione andava ormai verso I'ideale del- 
I'apostolo. E fu apostolo per il sangue ver- 
sato, e nulla ci puo impedire di pensare alle 
parole di Pio X: 

— Vi saranno dei Santi anche fra i 
fanciuUi. 



SU--., 



In sanpe 



senza sosta 




[le none 



di ore 



Si calcola che i Sacerdoti cattolici siano 
in tutto il mondo circa trecentomila. Sono 
dunque 300 mila le Messe che si celebrano 
sulla terra ogni 24 ore. 

Quale meraviglioso spettacolo d'iufinita 
misericordia! 

Ma un'altra considerazione accresce im- 
mensamente la nostra ammirazione per la 
infinita bonta del Signore. In tutte le ore 
del giorho e della notte e non vi e un istante 
solo del giorno e della notte in cui, in qual- 
che parte del mondo, non si celebri la santa 
Messa. 

Per comprendere questa cosa, basta ri- 
flettere alia rotondita della terra: questa 
terra sulla quale abitiamo — tutti lo sanno — 
ha la forma di una immensa sfera che, mossa 
dalla infinita potenza di Dio, gira intomo 
a se stessa con grande velocita e, per com- 
piere un giro, impiega 24 ore. 

In conseguenza del movunento della terra, 
mentre in Italia, per es.. sono le 6 del mat- 
tino, in Cina e mezzanotte, in America e 



mezzogiorno; in altre regioni e un'altra 
or a. 

Sicche dividendo tutto Timmenso glcbo del 
la terra in 24 parti uguali, come in 24 spic- 
chi, avrenio in ciascuna parte un'ora diversa. 

Questo e il significato dell'orologio dise- 
gnato piu sopra. II disco rappresenta tutta la 
terra divisa in 24 parti uguali. Le ore se- 
gnate tutt'intorno rappresentano le ore del- 
l'orologio d'ltalia in relazione con le 6 ore 
del mattiuo in tutte le regioni del mondo. 
Cosi, quando in Italia sono le ore 18, in 
Alasca e nelle Isole Fenicie sono le 6 del 
niattino e si celebra la Messa. Quando in 
Italia 6 mezzanotte, in Cina, in Australia, 
nelle Filippuie sono le ore 6 del mattino e 
si celebra la Messa. 

Ora contempliamo il raagnifico spettacolo. 
La Vittima divina e sull'altare continua- 
mente: m tutte le ore del giorno e della 
notte, in tutte le parti del mondo e il Sa- 
crificio si off re senza interruzione per la 
salvezza di tutti. 



67 



^U^ JUt WeJt. 



I Missionari per svolgere il loro apostolato 
non viaggiano soltanto attraverso le selve o 
lungo i fiumi dalle scroscianti cascate, ma 
anclie in areoplano per guadagnar tempo e 
raggivmgere, nonostante i pericoli, le resi- 
denze m.issionarie. 

Dovevo partire per le Amazzoni con ur- 
genza e il Governo aveva messo a mia di- 
sposizione un idroplano Clipper a quattro 
motori. Celebrata la Messa per tempo, al- 
r aurora partii per Belem. Furono oltre quin- 
dici ore di volo appena interrotto da rapidi 
intervalli. Ora si viaggiava sulle nubi a due 
e tremila metri, ora ci si abbassava fino ai 
cento e anche meno sfidando quasi I'oceano, 
i fiumi, le citta e i villaggi sul litorale e 
neH'interno, per im percorso di oltre quat- 
tromila chilometri, attraverso a quattordici 
stati del Brasile. 

Quella stessa sera mi trovai fra i cari 
confratelli di Belem e potei ammirare la 
loro importante opera missionaria. 

II mattino seguente mi attendeva im pic- 
colo idroplano a due motori che, in otto 
ore di viaggio, sorvolando I'immensa pia- 
nura amazzonica, mi trasporto a Manaos. 
Viste dall'alto, le Amazzoni sembravano un 
mondo antidiluviano. Che impressione nel- 
I'osservar quel gigantesco labirinto idrico! 

Mentre si volava a bassa quota, passavano 



i famosi parand-mirins di Breves, dove i pi- 
roscafi e le gaiolas, per evitame la corrente 
impetuosa, radevano quasi I'orlo della fore- 
sta, e le povere capanne palafittiche che si 
nascondevano come impaurite ai margini 
solitari. 

Ci alzammo a 2000 metri, sorvolando le 
nubi, che non c'impedivano pero di scorgere, 
tra gli strappi squarciati dal vento, un'im- 
mensa distesa verde, densa e compatta, ta- 
gliata in tutti i sensi dalle sinuosita dei nu- 
merosi corsi d'acqua. Poi scorgemmo cen- 
tinaia di grossi alberi divelti e riuniti as- 
sieme dalla violenza delle acque. Da quel- 
I'altezza sembravano sottili rami. II pilota 
allora ci passo im. biglietto in cui era scritto: 
« almeno la in basso non ci mancheranno 
stuzzicadenti per il pranzo ». 

Passato il denso mare di nubi, incon- 
trammo xm. azzurro splendente di sole. 
L'idroplano comincio a scendere e la pro- 
spettiva si modifico d'incanto. 

La foresta, che dall'alto ci appariva come 
una sconfinata pianura d'erbe falciate, gi- 
ganteggiava nella sua selvatichezza primi- 
tiva e, assieme alle sue acque tranquille 
come specchio d'acciaio, ci ofEriva un altro 
spettacolo di bellezza impressionante ancora 
per la stessa nota di diffusa tristezza, che 
saliva dal suo misterioso silenzio. Volammo" 




Manaos. - Uno dei tre collegi salesiani con la chiesa e il monumento a Don Bosco. 

^ 68 ^ 



per mezz'ora a bassissima quota, lascian- 
doci dietro, alia velocita oraria di circa 150 
miglia, i poveri abitanti delle capanne pri- 
mitive, die correvano a vederci passare. Si 
scorgevano le snelle piroghe, clie tagliavano 
le grandi acque serene, dove I'oinbra del- 
I'aeroplano si disegnava come mia farfalla 
volante. 

Due culture, due epoche umane: in basso 
I'eta delle grandi acque, anteriore forse al- 
I'eta della pietra; la in cima, I'eta del du- 
ralluminio, del motore e della radio. 

Ouesta regione e certamente una delle 
pivi selvagge del grande Rio-mar, perche 
tutto e instabile e provvisorio, a cominciare 
dall'alveo del fiume per finire aH'uGmo, che 
vive, o meglio muore nel pin squallido ab- 



Mons. Massa 
prima della 
partenza sul 
Clipper. 



^"■^vi^fsff-vsyatift^ • 





Axnmaraggio. ,_«' 



L'accoglien- 
za f es tosa a 
Manaos. 





baudono materiale c spirituale. Veramente 
se c'e un « inferno verde nelle Aiuazzoni » 
— come qui si ripete — quella, per cui pas- 
savamo volando, era una bolgia, die po- 
trebbe ispirare il genio di Dante e il pennello 
del Dore. 

Ma, felicemente, il panorama niiglioro: 110- 
tammo qua e la tracce di civilta; le terrc 
apparvero piu alte e piu secche; comin- 
ciammo a scorgere i primi nionti, che rom- 
pevano la triste monotonia della pianura. 
Sorvolanmio cittadine, alcune moderne, al- 
tre anticliissime, villaggi pieni di poesia, 
mentre raninia si rinfrancava. Per farcela 
meglio osservare, il pilota sfioro quasi gli 
alberi piii alti — le gigantesche sapiicaias 
(bertoletia) di 70 e piix metri, dalle saporite 
mandorle, die i macacos e i saguis sbuccianp 



con tanta grazia. Sor- 
prendemmo cosi i coc- 
codrilli sonnolenti stesi 
al sole nelle bianche a- 
rene deserte; qua e la 
,^ 3? qualche mandra di ma- 

-J^ gro bestiame, e poi, sor- 

presi del nostro pas- 
saggio, stormi di uc- 
celli, di garsas, di ara- 
ras, di pappagalli, die 
tingevano di giallo, di 
rosso e di cenere I'im- 
menso tappeto verde. 

Presto pero, con rapida mossa, il pilota 
ci alzo a un'altissima quota: im'aria fredda 
e rarefatta ci mozzava quasi il respiro. 
Erano nuove foreste immense die si sor- 
volavano, attraversandole in linea retta 
per accorciare il cammino, perche quanto 
pivi alti tanto piu sicuri. 

Mentre si navigava ancora sullo sconfi- 
nato mare silvestre, si succedevano e s'in- 
calzavano i piu svariati toni del verde, in- 
terrotto dal giallo e violetto di qualche 
grande albcro in fiore: niente pero che de- 
nunziasse la vita sotto queirimmenso bal- 
dacchino, die copriva il mistero della fo- 
resta vergine. 

Sorvolate le citta di Santarem, Obidos e 
Parintins, scendeimno finalmeiite a Manaos, 
capitale delle Amazzoni, rideiite di giardini, 
di case, di sole. 

• Moiis. PiETRO Massa. 
Awni. ap. delle Amazzoni. 

NOVITAr E uscito il 4° volume della <■ Collana 
azzurra »: 

AURORA SULLE AM BE di D. Uguccioni, affa- 
scinante roipanzo della guerra etiopica. Editrice 
« La Sorgente », Viale Romagna, 51 - Milano L. 8,50. 



69 




Diffusa nel tacito vespero 

e un'ansia di cuori che attendono, 

serrati nel vasto piazzale 

I'arrivo del Nunzio fatale. 



E un'onda di giubilo Paere 
pervase festante: I'angelico 
Pastor ci fu dato da Dio, 
un altro onorabile Pio. 



Attesa fremente di spirit! 
dell'Urbe e del mondo in un vincolo; 
un grido s'innalza; — Un Pastore, 
Dio, secondo il tuo cuore! 



Un canto si sciolse ne I'empito 
ardente de' petti frenetici: 
— Oppresso da tante vicende, 
Padre, il tuo gregge t'attende. 





— E amara la valle d'esilio, 
cosparsa di spine e di triboli; 
da crudo flagel ci ripara 
con stabile asil sol la tiara! 



— Nel ciel, che di speme s'illumina, 
deposti i rancori comprendano 
aifine concordi le genti 
di CRISTO gli amabili accenti. 




— Dirigi a piu placidi pascoli 
11 passo vagante de' popoli; 
la face splendente di fede 
rischiari il cammin di chi crede. 



— E Tu perche i regni s'estendano 
d'amore e in future ci allietino 
tripudi di giorni piu belli, 
la pace ci dona, o Pacelli. 

0. CARLO BUSSI 





CAM PAN A 



DEL LA 



FOIRESTA 



Figiira energica, linementi decisi e vin cuor 
d'oro: ecco Padre Jos^. 

Nei suoi venticinque anni di vita mis- 
sionaria aveva dato a gran parte dei bo- 
roros una casa e una famiglia. 

Nel contemplare quel grandi fanciulloni 
ammansiti, gli parevaormai lontano ilgiorno 
in cui li aveva incontrati per la prima vclta 
nella foresta. 

Aveva portato, quasi senza avvedersene, 
sulle rive delle Amazzoni il sofl&o della ci- 
vilta: sotto le sue mani d'artefice e di sa- 
cerdote era fiorito il grazioso villaggio Santa 
Teresita, con la chiesa e I'asilo. 



Padre Jose era orgoglioso della chiesa e 
frequentemente sostava a lungo nel rimi- 
rarla. Quando pero lo sguardo si posava 
suH'arcata vuota del campaniluccio, allora 
il missionario abbassava la testa e poi si 
allontanava afflitto. Quel campanile muto 
gli pareva una creatura senza voce. 

Veramente una campana se I'era prov- 
veduta, anzi I'aveva gia fatta vibrare e 
quello squillo ora gli echeggiava quasi al- 
I'oreccliio per aumentar la sua delusione. 

Se qualcuno si azzardava a interrogarlo 
su quella campana, Padre Jose si abbuiava 
in viso e bruscamente cambiava discorso. 

Un giorno ando a visitar le Suore. Una 
di queste os6 interrogarlo: 



— Don Giuseppe, le bambine spesso ci 
domandano notizie della campana; tardera 
molto ad arrivare? 

II missionario trattenne im gesto d'impa-| 
zienza: 

— Ma benedette Suore! Non lo sapet 
ancora che I'hanno perduta? Chi me la 
a pescare ora nel Rio delle Amazzoni? 15 
fondata, ecco: affondata... Purtroppo! 
suonava cosi bene... 

Suore e bambine tacquero. 

II Padre, che dopo il piccolo turbament 
si era rasserenato, alzo il viso e protese 
braccia verso il cielo. 

— Figliole! — esclamo. — Pazienza: coi 
Dio vuole! 

E in quel gesto di rassegnazione, i sue 
lineamenti si addolcirono, mentre un soi 
riso di speranza gli fioriva sulle labbra. 



La campana gliel'avevaregalata ringegnej 
Varchi, quando egli era tomato in Itali 
per la convalescenza di una di quelle ma 
lattie, che i medici chiamano tropicali. 

Mentre, il giomo di Pasqua, egli ritoma\ 
al suo paese, il parroco lo aveva incaricat 
di predicare ai suoi compaesani. 

In chiesa c'era abbastanza gente, ma pj 
recchi mancavano, e questo dispiaceva 



72 



i missionario awezzo a veder gremita la sua 
cappella di missione. 

Come conclusione aveva detto: 

— Fratelli, se tra quelle selve avessi una 
campana, lo sa Dio quanti bororos accorre- 
rebbero al dolce richiamo! 

L'ingegner Varchi fu colpito dalle parole 
del missionario. 

Per lui, di condizione piu che agiata, com- 
perare ima campanella sarebbe stato piut- 
tosto facile; perch^, dunque, non concorrere 
in quell'opera buona anche per acquistarsi 
qualche merito? Dopo un po' di riflessione, 
egli aveva deciso di aiutare il missionario e 
si era presentato a lui in sacrestia. 

— Don Giuseppe, quando crede, faccia 
una capatina a casa mia. 

A sera, il missionario era andato e aveva 
ricevuto quattromila lire. 

Ma, a distanza di un anno e mezzo, il mu- 
nifico signore apprendeva per letter a da 
P. Jos6 che la campana non era arrivata 
a destinazione. 

II donatore, a quella notizia, era rimasto 
\ sconcertato, ma desideroso che il missio- 
nario avesse la campana, ne acquisto un'al- 
tra. Cosi, poco dopo quella comunicazione, 
una seconda campana sulla quale sorrideva, 
in rilievo, mia graziosa immagine dell'Au- 
siliatrice, partiva per il Mato Grosso. 

Quando I'ingegner Varchi tomo dalla 
stazione, agli amici non faceva che ripetere: 
— Che suono ha quella campana! Pare 
la voce di im angelo... 



A Pasqua la cristianita si strinse attorno 
al Padre come una grande famiglia. 

Questa volta perd a Santa Teresita i bo- 
roros accorrevano piu festosi del solito. Per 
la prima volta la campana a\'Tebbe suonato: 
era la voce da lungo aspettata, voce di be- 
nedizione nelle cacce della foresta e tra il 
faticoso remigar sul Rio delle Amazzoni, 
voce buona tra lo scrosciar della pioggia, 
fiducioso richiamo alia speranza nell'ultimo 
viaggio dalla chiesa al camposanto... 

Quelli che giimgevano di lontano, dopo 
im saluto a Padre Jose, sostavano nel 
rimirar lo strano bronzo pendulo. 

La piccola corda della campana doudo- 
lava alia brezza sopra il gruppo di estatici. 
quasi per segnare il tempo all'attesa di tanti 
cuori. 

Era I'ora delle funzioni e i curiosi si at- 
tardavano per commentarc. 

— Figlioli! — grido il Padre. — Si va 
in chit'sa! — E per I'ultima volta lo stanco 
campanello chiam6 a raccolta le anime. 

II missionario aveva ricevuto quattromila lire. 



La Messa comincio. 

Con un hnguaggio ignoto ai bororrs. Pa- 
dre Jose pronunciava parole di gioia: « Re- 
surrexit, non est hie: Cristo ^ risorto, non e 
qui ». 

Chiaro e lento si alzo il canto dei ragazzi 
e delle bambine: Kyrie eleison. 

Quando I'inno al Redentore si spense se- 
reno, Don Giuseppe dall'altare intond con 
voce commossa il Gloria in excelsis. 

AUora dal campaniluccio rispose la voce 
di un bronzo argentino: pareva il trillo di un 
bimbo contento, una melodia proveniente 
dal cielo a diffondere la gioia sulla terra. 

In chiesa nessimo piii cantava. Se le Suore 
non avessero frenato i fanciulli e il Cate- 
chista gli uomini, tutti si sarebbero river- 
sati in piazza per ascoltare attoniti quel 
tintinnio allegro di campana. 

Cosi I'inno continue, mentre la campa- 
nella rispondeva fremente, squillante. 

Quando i ragazzi cessarono di cantare, 
anche la campana non suono piu; perd i 
suoi squilli echeggiavano lieti per la verde 
chioma della foresta... 



A Messa finita, i bororos si riversarono 
in piazza: le loro facce scure erano illimii- 
nate da un radioso sorriso. 

Attendevano Padre Jose e quando que- 
sti usci, fu un subisso d'applausi. II mis- 
sionario lesse negli occhi di tutti im desi- 
derio e al Catechista, che si era piantonato 
vicino alia corda, grido: Suona, Pedro! 

II bronzo torn6 a cantare. 

Padre Jose rimase assorto: vide lontano, 
nel cielo della patria lontana, il profilo del 
donatore felice die quel popolo fosse in 
festa per la sua campana. 

Poco dopo, P. Jos6 gli comunicd la gioia 
dei figli della foresta, con mi telegranmia. 

« Alleluja! II sacro bronzo finalmente 
squilla nel cuore della foresta. Deo gratias! >>. 

Al,FA. 





Don Caravario 
della basilica 



efligiato in una vetrata policroma 
di Maria Ausiliatrice a Torino. 



un giovane cristiano, perche la madre era grave 
mente ammalata e allora esortai tutti a ricorrere 
all'intercessione di Don Caravario e di Mons. 
Versiglia. L'ammalata e i figli mi dicevano: 

— Si, padre, siamo suoi cristiani; Egli ci battez- 
z6, ci voleva molto bene e certamente ci aiuter^.. . 

E COS! fu. 

Don Caravario riforna. 

Una sera dei primi giorni di febbraio del 1930 
nel coUegio « D. Bosco » di Shiu Chow, si gri- 
dava: — Kau skin fu loi li! "^ arrivato D. Ca- 
ravario! Tutti i giovani volevano rivedere I'ami- 
co, il maestro, il proprio Missionario. 

Nel rivederlo, dopo pochi mesi, ben rimesso 
nella persona, dicevano: 

— A Lin ChoW c'e del buon riso. 
I suoi parrocchiani ne godevano immensa- 
mente, e non cessavano di vantar le bellezze 
e la fertilita del loro paese nonche le buone 
qualita del Missionario. 

Resto tra noi una ventina di giorni, sempre 
in attesa di poter partire con Mons. Versiglia, 
che doveva andare in visita pastorale nella 
sua sezione. Passo quegli ultimi giorni in con- 
tinua preghiera; restava in chiesa per molto 
tempo, sia per la recita del Breviario, come per 
dare sfogo alia sua esemplare pieta. I giovani 
del suo distretto assicuravano che anche a Lin 
Chow faceva cosi: — Ma ora, — dicevano, — 
ci sta un po' di piu. 



1 



Don Caravario nei ricori 



( Continuazione) . 

Nei registri, il nome di Don Caravario ricorre 
una trentina di volte: per I'amministrazione di 
qualche matrimonio e di una ventina di Batte- 
simi. Intanto egli scriveva: 

— ■ Come posto, Lin Chow e molto piu bella 
(li Shiu Chow, lontana dai grandi turbini ri- 
voluzionari... Sono alle prese con la lingua ci- 
uese; e, per amore o per forza, debbo imparare 
a parlarla, quantunque attualmente io sia solo. 

E altrove: — Qui nulla di nuovo, tolti i pi- 
rati, che infestano le strade. 

Poi, nella sua umilta, continuava: — Mi rac- 
comando alle sue preghiere, affinche il Signore 
ripari i miei grandi spropositi. 

— Lei non si dimentichi di me, scongiuri 
il sacro Cuore che mi dia un po' di amor 
per Lui e per le anime. 

Nei pochi mesi, che passo nel distrgtto, fece 
del gran bene e nella citta molti lo ricordano 
con ammirazione. Un giorno fui chiamato da 



Aposfolo fiducioso. 

In tempo di ricreazione, anche questa volta, 
veniva spesso in cortile e cercava di avvicinare 
or I'uno or I'altro, ma quelli del suo territorio 
erano da lui preferiti. Un giorno lo vidi parlare 
con un piccolo pagano piuttosto birichino. Al- 
lora, passandogli vicino, gli dissi in italiano,^ 
per non essere inteso dall'altro: 

— Se lei riuscisse a convertirlo, farebbe ve 
ramente un'opera buona. 

E lui: 

— Prega il sacro Cuore, e tutto otterrai! 
Quando lo accompagnai per la casa, per far 

gli vedere la disposizione degli ambienti pei 
il nuovo anno scolastico, osservo che nel dor 
mitorio dei grandi non c'era alcuna immagint 
sacra. 

— Ma se sono quasi tutti pagani! — rispos 
per giustificar quel provvedimento. 



74 






— Non importa. Non sai che le iiumagini 
sacre attirano la beiiedizione del Signore? 

Tomato alcuni giorni dope, vi trovo Timma- 
gine deirimmacolata, cou la scritta cinese: « Ma- 
ria, concepita senza peccato originale, pregate 
per noi ». Ne fu molto contento. 

Se si mostrava buono, calmo e condiscendente 
non bisogna credere che fosse uomo senza 
carattere. Quando una cosa era della maggior 
gloria di Dio, la intraprendeva con decisione, 
e davanti alle dlfficolta non si arrendeva. In 
missione i cinesi lo conobbero subito e dicevano 
di lui: — Porta pantaloni europei! — ossia: 
— ;fe un missionario di carattere adamantine. 



Consigliere prudenfe. 

Mentre passeggiavamo assieme, si parlava della 
vita religiosa in Cina. Gli facevo notare che per 
il clima, I'ambiente e le usanze era molto dif- 
ficile far. grandi penitenze e che in Cina non 
c'erano santi Confessori, ma soltanto Martiri. 

. — Appunto per questo... — mi disse allora 
Don Callisto ^- bisogna che ci facciamo santi 
noi, che la santita e possibile ovunque, con la 
grazia di Dio. Basta pregare e fare il proprio 
dovere con la maggiore fedelta possibile. 

Interrogato poi' suU'attivita del missionario, 
rispose: 




Mons. Versiglia 
in un'altra vetrata della Basilica. 



un (ompagno di mi$$ione 



— La vita missionaria e bella ma bisogna 
esservi chiamati, ch^ presenta tante difficolta e 
pericoli. 

Amore. 

Da vero Missionario desideroso di esercitare 
un fervido apostolato, Don Caravario procurava 
di farsi amare dalle anime e percio le amava 
per primo. 

— Sembrerebbe, dapprima, che i cinesi fo.s- 
sero insensibili. . — mi diceva. — Invece, dopo 
averli studiati bene, ci si accorge che hanno un 
cuor d'oro. Quantunque si dica che i cinesi sono 
indietro nella civilta e nel progresso, pure sono 
convinto che possano raggiungere le piii alte 
vette della perfezione. 

E perche io gli facevo qualche riserva, sog- 
giunse: 

— Non occorre generalizzare ma basta citar 
qualche esempio. Ricordi Liau A Yovf;, nostro 



ex-allievo di Shiu Chow, attualmente catechista 
e maestro a Lin Chow? 

— Lo ricordo benissimo. 

— Ebbene: quando era ragazzo sembrava un 
po' sbarazzino; ora invece fa un immenso bene. 
Aiuta il Missionario, lo consiglia, persuade i 
diffident! ad aver liducia nel Fan Kui I.ao (dia- 
volo di un europeo), perche benefattore del po- 
polo cinese. Egli sa parlare con tanta eloquenza 
che conquide subito; il suo esempio poi trasciuji 
all'imitazione. ft quindi stiniato e aniato; cosi 
prepara la strada al Missionario. Non ti par 
molto? 

— D'accordo. 

Presentimento? 

Qualche giorno prima della partenza con 
Mons. Versiglia per la visita pastorale, Don Ca- 
ravario era in faccende per preparar quanto oc- 
correva al rifornimento delle varie residenze. 



/J 



Guardava pero le casse tentennando il capo per 
il timore che il loro contenuto non giungesse a 
destinazione. 

Ricordo di avergli parlato, appunto in quella 
circostanza, della noia, dei disagi e dei peri- 
coli dei viaggi in barca. 

— Hai ragione... — confesso con una certa 
preoccupazione. — Tanto piu che al viaggio 
partecipano anche delle donne, che i pirati non 
lascieranno passare tanto facilmente. 

— Ma perche, allora, non parlar di cio ai 
superiori per poter, semmai, tramandar la vi- 
sita ad altro tempo? 

— Sara cio che Dio vorra! — concluse Don 
Caravario. — Se ci sorprendessero i pirati, forse 
potremo far loro del bene. 

Invece... 

La mattina del 24 di marzo i partenti furono 
accompagnati alia stazione da tutti gli allievi, 
che gridavano: 



— Chiu Kau, Kau shin fu, tsen li! (W il Ve- 
scovo e Don Caravario che se ne vanno!). 

E gli eroici Missionari se ne andarono davvero 
per sempre. 

Intanto i Missionari e i cristiani di Lin Chow, 
informati della visita pastorale, attendevano in- 
vano I'arrivo del venerato Pastore e dell'in- 
trepido Don Caravario. 

Per iuteressamento di Mons. Canazei, allora 
superiore della Missione, le spoglie martoriate 
di Mons. Versiglia riposano a Shiu Chow e quelle 
di Don Callisto nel piccolo Seminario di Ho Si, 
in attesa dell'ora di Dio. 

Possano i giovani missionari e i seminarist! 
imparare da questi due eroici figli di D. Bosco 
ad amare Iddio e il prossimo cosi da santificarsi 
nella evangelizzazione della tormentata Cina! 

D. De Aincis. 

Missionario in Cina. 




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Ho Si. - Nuova chiesa della missione salesiana eretta in onore di San Giuseppe. 



76 



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Nell'Ospedale di Campo grande, si effettuo 
una conquista cattolica in modo veramente 
singolare. Una giapponese, madre di otto fi- 
gliuoli. era stata ricoveratad'nrgenza per es- 
sere sottoposta a una non facile operazione. 
L'ammalata, gia grave, peggioro ben pre- 
sto per varie complicazioni sopraggiunte, 
tanto che nel volgere di poche ore, i medici 
dichiararono non esser\d piu alcuna spe- 
ranza. Infatti la febbre altissima, la generale 
intossicazione del sangue e altri sintomi non 
dubbi preludevano a una fine iinminente. 

Come poter riuscire in quello stato a di- 
sporre la poveretta al Battesimo, ignara 
eom'era di ogni principio religioso e con poca 
conoscenza della lingua portoghese? Con- 
fidando nel Signore, le mostranimo il cro- 
cifisso, sussurrandole alcune parole sulle pivi 
essenziali verita della fede e sal Battesimo 
che dischiude la felicita del Cielo... La 
Ipovera donna, che si dibatteva fra gli spa- 
isimi, aveiido inteso di un luogo dove non 
isi sarebbe piu sofferto, parve rianimarsi e 
chiedcre col gesto, se non con la parola, 
quanto le avrebbe assicurato quella felicita. 
II marito invece, tutto ininierso nel suo do- 
lore, si limitava soltanto a dire: 

— Poi, pill tardi; qiiando stara meglio... 

— No; bisogna battezzarla adesso, altri- 
menti non guarisce! — riprendemmo noi. 

— 11 Battesimo la fara guarire? — sog- 
giunse. — Ebbene: battezzatela subito! 



Allora il sacerdote accorse senz'altro ad 
amministrare il Battesimo alia povera ma- 
dre, ormai quasi agonizzante. Ed ecco, ap- 
pena ricevuta I'acqua lustrale, la morente, 
prima sconvolta da sussulti spasmodici, di- 
venir cahna e poi addonnentarsi placida- 
mente. Passo cosi tutta la notte e all'in- 
domani i medici, con grande meraviglia, la 
trovarono prodigiosamente fuori di peri- 
colo. 

II marito intanto era scomparso, ne si 
sapeva dove fosse andato. Ma piia tardi, 
preceduto da un insolito calpestio di zoccoli 
nel corridoio, egli ricomparv-e con la vivace 
corona dei suoi otto figliuoli die si era af- 
frettato di andar a prendere a casa, appena 
aveva potuto accorgersi del subitaneo mi- 
glioramento della moglie. 

— Eccoli! — disse presentandoli alia Di- 
rettrice: — Battezzateli tutti! 

Premessa la necessaria istruzione catc- 
chistica per il babbo e i figli piu grandicelli, 
la funzione del Battesimo si temie qualche 
tempo dopo nella Cappellctta stessa del- 
rOspedale, presenti i medici, che, con le loro 
signore, si prestarono volentieri a far da 
padrini alia bella famiglia giapponese. 

Poi la mamma, del tutto ristabilita, rag- 
giunse i)resto la propria casa, dove ora va 
compieudo i suoi nuovi doveri, sollecita nel 
mandare i figliuoli alle scuole cattoliche, 
afl&nche pcssano crescere buoni cristiani. 



77 




ROMANZO DI E. GARRO 



Disegni di D. Pilla. 



I ciuflfi di canne, che vi crescevanb numerose, 
ricamavano la sponda di una bruna f rangia, e 
qualche salice piangente s'incurvava fino a 1am- 
bire I'onda con i rami. Piu in su I'ombra nera 
della giunca, punteggiata di rosso, diventava 
sempre piii piccola, di grado in grado che s'al- 
lontanava. 

A un tratto, i due cinesi iidirono iin lamento. 

— Che c'e? 

— Ma?! 

— - Ehi la, chi si lamenta? 
Un nuovo gemito rispose esi udi una voce pro- 
veniente di tra le canne: 

— Sono io, Lin! Aiuto! Venite qui! 

II ragazzo scosto una piccola barriera di ar- 
busti, che impediva la vista e al lume della luna 
scorse seduto per terra il vecchio barcaiolo, che 
si teneva un piede con le mani. 

— Che c'e, Lin? Che hai? 

— I pirati!... Quel diavoli mi hanno rubato 
tutto cio che avevo in casa, mi hanno affondata 
la barca, mi harmo caricato di bastonate, e poi 
mi hanno buttato qui tra le canne, lasciandomi 
come morto! 

— La, speriamo che non sia nulla! Prova 
ad alzarti. 

— Ah, non posso! Ho un piede fracassato! 
Aiutatemi voi! 

Ciao-Ciao gli esamino il piede, che trovo con- 
tiiso, ma senza niente di rotto: percio, con I'aiuto 
di Cieng, sollevo il vecchio e provo a farlo cam- 
minare. Zoppicava, ma camminava. 

— Lin, noi abbiamo bisogno della tua barca! 
— gli disse Cieng — Dove I'hanno affondata? 

— La sotto, presso quel cespugli. 

— Ora andro a vedere. — 

Cieng corse e si affaccio alia sponda. Dall'ac- 
qua bassa e limacciosa spuntava fuori una spe- 
cie di piuolo: la punta della prua. La barca 
stava davvero li, affondata. Per tirarla su con- 
veniva chiamar gente e lavorare di braccia per 
un buon pezzo. Intanto, sorreggendolo, ricon- 



dussero Lin alia sua capanna: gli prepararono 
una specie di lettuccio, ve lo adagiarono e poi 
gli dissero: 

— Adesso andiamo al villaggio a cercare i 
tuoi due nipoti, che sono robusti, e torneremo 
qui con loro. 

— Fate presto, vi raccomando! 

— Non dxibitare, Lin: abbiamo fretta anche 
noi. 

Fuori della capanna, sul sentiero ci si vedeva 
abbastanza, perche la luna, grande e tonda, 
diffondeva dal cielo azzurro la sua luce d'argento. 

Cieng e Ciao correvano verso il villaggio, che 
rosseggiava e fumava ancora per gli incendi 
appiccati dai pirati, allorche il vento notturno 
porto ai due cinesi un'ondata di gridi e di la- 
menti. 

— Che succede? — chiese Ciao-Ciao, fer- 
mandosi di schianto. 

— Non lo so... — rispose Cieng. — Avvici- 
niamoci di piii e lo sapremo. 

Lo seppero presto, perche i primi abitanti 
che incontrarono dissero di che si trattava: pre- 
paravano i f unerali alle vittime dei pirati. Percio 
i parenti e gli amici dei morti avevano comin- 
ciato i clamori e gl'interminabili piagnistei in 
uso nei funerali cinesi. 

— Dobbiamo anche noi seppellire Ly-po e 
Sam-ku... — disse Ciao-Ciao. — Non possiamo 
lasciarne i cadaveri cosi. Una delle opere di mi- 
sericordia e appunto seppellire i morti. 

— Ma li troveremo ancora? La casa e tutta 
bruciata. Passiamo di la. 

Si avvicinarono da quell a parte. Quale ro- 
vina! Le fiamme s'erano spente, ma dei fumacchi 
densi e irrespirabili si alzavano dalle macerie e 
dai muri pericolanti. La stalla e I'arella, ri- 
dotti a mucchi di cenere, covavano ancora della 
rossa brage. A un tratto il ragazzo inciampo 
e stava per cad ere. 

— Che cosa c'e qui?... Oh, guarda, Ciao! 
Un porcellino carbonizzato! 



7<? 



Zitto, Cieng! Passiamo nella cucina. ^ui e 
avveuuta la lotta. Proprio qui quei diavoli hanno 
ammazzato Sam-ku e Ly-po. 

— Piirtroppo! Ecco, i loro cadaveri! Guarda. 
Ciao: non si riconoscono quasi piu! 

Infatti le spoglie inortali dei due poveri vec- 
chi erano mezzo abbruciate e rattrappite dal 
dal fuoco; intorno a loro stava, alia rinfusa, 
un guazzabugUo di oggetti di ogni specie, in 
parte buttati sossopra dai pirati, e in parte ro- 
vinati dall'incendio. 

— Una bara! Dove possiamo trovare una 
bara? 

— Aspetta, Cieng. Nell'orto io avevo una 
cassa che potra servire; ve li collocheremo 
dentro. Va bene? 

Ciao-Ciao corse fuori, e torno poco dopo tra- 
scinandosi dietro una cassa vuota, che serviva 
per mettervi gli ortaggi. Dentro a quello strano 
feretro composero i due cadaveri. Cio fatto, 
il servitore si butto in ginocchio vicino a 
quella cassa e si mise a pregare a modo suo, 
cioe lamentandosi forte, con una cantilena mo- 
notona e piagnucolosa. Cieng gli fece eco, in 
un tono di voce piii acuto, chiamando Ly-po 
e Sam-ku, scagliando maledizioni contro i dia- 
voli d'inferno incarnati, che li avevano uccisi e 
jcommovendosi tanto sinceramente che a un 
certo punto i lacrimoni gli scesero giii dagli 
occhi e le parole si cambiarono in singhiozzi. 
Povero piccolo Cieng, orfano due volte! 

Ed ecco due omaccioni entrar nella stanza 

— Ci son dei morti anche qui? — doman- 
darono. 

II ragazzo mostro loro la cassa. 

— Siete voi, Tak e Tzu? Che venite a fare? 
— chiese il servo cessando di pregare. 

— Stiamo trasportando alia cappella le vit- 
time dei pirati. Su, trasportiamo anche queste. 
Andiamo! 

E, uno avanti e I'altro dietro, afierrarono quel- 
la specie di bara e si incamminarono verso la 
cappella. Ciao e Cieng li seguirono, continuando 
j lamenti. Per le strade del villaggio la gente, 
ch'era tornata, mostrava i segni del dolore e 
della disperazione: chi piangeva qualcuno dei 
propri cari assassinato, chi si disperava per i 
pochi averi rapiti, chi era inconsolabile per I'abi- 
tazione rovinata o guasta. Ma i piu erano corsi 
alia cappella dove erano state riunite cinque 
bare di cristiani morti o uccisi nell'assalto: e 
li erano altissimi pianti e grida. 

Non era stato difficile trovar le bare perche 
i cinesi se le provvedono per tempo; e loro am- 
bizione averne una bella per il loro funerale: 
percio molti se la conservano in casa. Anche 
i miseri resti dei due vecchi furono messi in 
una grande bara, nella quale c'era solo il ca- 
daverino di un bimbo. La gente che stava li 
si era vestita a lutto, cioe aveva messo un cap- 
puccio bianco in testa, o un cencio bianco rav- 
volto intorno al capo, o una sciarpa bianca 
penzoloni dal fianco, o un drappo qualsiasi 
addosso di color bianco, perch^ questo era per 
essi il colore del lutto. 

Presto giunse anche la musica, costituita da 
un tamburo, da un paio di piatti e da qualche 
tromba stonata. tutti gli altri strumenti della 



bauda paesana erano stati portati via dagli as- 
salitori. In compenso, i musicanti davan dentro 
a questi pochi strumenti, facendo un fracasso che 
arrivava alle stelle. Di piu, per un funerale ci- 
nese che si rispetti, e necessario il banchetto 
funebre, cui prendon parte tutti i partecipanti 
al corteo funebre. Nelle tragiche circostanze, 
in cui quei cinesi si trovavano, non si po- 
teva pensare a un grande pranzo; pur tut- 
tavia in un cortile vicino alia cappella s'erano 
improvvisati dei fornelli e vi bollivano sopra 
delle grosse pentole, mentre alcuni preparavano 
delle tavole. Se il funerale fosse stato pagano, 
avrebbero fatto precedere il corteo da una man- 
dra di porci, che si sarebbero ammazzati e cu- 
cinati intorno alia fossa. 

Ma questo era considerato da quei poveretti, 
non ancora perfettamente convertiti e privi 
della presenza del missionario, un funerale cri- 
stiano. Quando videro Ciao-Ciao, che per avere 
talvolta aiutato il Sin-Fu (sacerdote) nell'eser- 
cizio del suo ministero, era stimato da essi un 
mezzo sacrestano, gli furono attorno a fargli 
premura perche benedicesse le bare. E Ciao- 
Ciao, senza scomporsi, andato a uno stipetto 
dov'era un secchiello con aspersorio, lo empi 
d'acqua, (non benedetta) e serio serio asperse 
le casse mortuarie. Le preghiere per i defunti 
si alzarono allora confusamente da tutti i petti 
e continuarono a lungo per turno. Quando qual- 
cuno era stanco di pregare, usciva nel cortile 
per mangiar e bere, e poi ritornava in cap- 
pella. Alcune donne, parent! prossime dei de- 
funti, si erano buttate addirittura a braccia 
distese sulle bare, e li smaniavano con pianti 
e ululati. 

Finalmente venne il momento in cui il corteo 
funebre doveva andare al cimitero, luogo poco 
distante dal paese, dalla parte opposta del 
fiume. La confusione, il fracasso, i pianti aumen- 
tarono. Nel muoversi della gente, entro e fuori 
della cappella, Ciao e Cieng scorsero i fratelh 
Vu-tap e Sa-ko, nipoti del barcaiuolo, che s'ap- 
prestavano a caricarsi sulle spalle delle bare. 

— Ehi, cercavamo proprio voi! — fece Ciao- 
Ciao. — ^'ostro nonno e ammalato, sta nella 
sua capauua, la barca e affondata tra le canne, 
bisogna tirarla su. Venite al fiume. 

(Covtinua). 




Ciao con I'aiuto dl Cieng. sollevd il barcalolo. 



79 



OFPERTE PERVENUTE ALLA DIREZIONE 



India - Madras. — M. Martinelli (Travagliato) pei 
nomi Alfredo, Pietro. - P. Gallante (Torino) pel nomt- 
Luciano. - E. Cantu (Torino) pel nome Elia. - A. Piz- 
zardi (Savona) pel nome Maria Camilla Adelaide. - 
A. Vultaggio (Trapani) pei nomi Paolo, Giuseppe. 
Fraiicesca. Rosalia. - M. Cuprioglio (S. Martino) pel 
nome Liiigi. - I. Surdi (Angera) pel nome Mario 
Teresa. -DA. Marti' , (Schio) pei nomi Giovanni, 
Maria. - I. Galli (Me-id isio) pei nomi Ada, Antonio. 

India - Krishnag\r. ■ — I. Bocchietto (Mezzana) pel 
nome Giovanni Luigi. - B. Mayagoitia (Aguascalientes 
Messico) pel nome Maria Aida. - M. Jimenez (Aguas- 
calientes-Klessico) pel nome Maria. - A. Paiola 
(S. Urbano) pel nome Gabriella. - Atzei Steri Bibia 
(Usellus) pei nomi Clementina, Efisio, Bibia, Fran- 
cesco. - G. Maccolini (Faenza) pel nome Angelo. 

India - Assam. — M. Olivo (Torino) pei nomi 
Maria Maddalena, Sebastiano. - A. Trajna (Camma- 
rata) pei nomi Vincenzo, Concetto. - D. V. Bologna 
(Treviglio) pel nome Vincenzo. - M. Mauri (Renate B.) 
pel nome Giovanni Carlo. - D. G. Bordignon (Paviola) 
pel nome Maria Gioranna Antonietta. 

Cina - Visitatoria. — D. V. Colombara (Foglizzo) 
pei nonxi Domenica , Teresa, Claudia, Attilio, Gaetano. 

- R. Torchio (Torino) pei nomi Camillo Giuseppe, 
Giovanni. - Biancotti (Noviziato Salesiano - Pinerolo) 
pel nome Giovanna. 

Cina - Vicariato. — E. Rezza (Torino) pel nome 
Giovanni. - M. Botto (Udine) pel nome Teresa Mario. 

- D. C. Caravatti (Milano) pei nomi Moria, Virginia. 

GiAPPONE. — M. Beber (Pergine) pel nome Ric- 
cardo. - A. Tura (Torino) pel nome Aurelio. - A. Lava 
ved. Segato (Dolo) pei nomi Angelo, Rosa, Attilio. 
Gaetano. - D. A. Besio (Borgo S. Lorenzo) pel nome 
Lorenzo Giovanni Borghigiani. - L. Vassallo (S. Ca- 
taldo) pel nonae Giovanni. 

IsPETT. Sud- India. — R. Rocco (Belluno) pei nomi 
Rocco, Rocco Giovanni. - L. Oggero (Camerano) pel 
nome Maria Consolata. - A. Zortea (Canale S. Bovo) 
pel nome Luigi. - M. Paini (Parma) pel nome Severino 
Emidio Maria. - G. Galoiati (Monza) pel nome Angelo 
Luigi Mario. 

Orinoco - Venezuela. — G. G. Ledda (Bonorva) 
pel nome Giovanni. - L. Bompani (Montale) pel nome 
Spalanzani Maria. - P. Farronato (Fellette) pel nome 
Silvio Mario. - L. Comerio (Vittuone) pel nome Ma- 
ria Luigia. 

Porto Velho. — E. Artioli (Sondrio) pel nome 
Luigi. - L. Gastaldi (Lusema) pel nome Luigia. - 
M. HoFFER (Torino) pel nome Teresa. - R. Bardusco 
(Varazze) pel nome Rina. - A. Mortara (Genova) pel 
nome Lucio. 



Vic. Equatore. — G. Pigino (Palazzolo) pei nomi 
Maria, Giuseppe Gemma. - B. Pelassa (Monta) pel 
nome Enrico Fedele. 

Congo. — D S. Saponara (Monopoli) pel nome 
Domenico. - Sr. A. Mazza (Collesalvetti) pel nome 
Giuseppina Uslenghi - M. Serafini (Marostica) pel 
nome Maria Antonietta. - P. Bianchi (Legnano) pel 
nome Pietro. - M. Campostrini (Pilcante) pel nome 
Giuseppe. - M. Cortovese (Moretta) pel nome Ber- 
riordo. 

Assam. — N. N. pel nome Maria Angela. - Coni- 
pagnia Immacolata (Sampierdarena) pei nomi Ma- 
ria, Imtnacolata. - Famiglia Caligaris (Milano) pei 
nomi Maddalena, Domenica. - M. Zerbini (Boves) 
pel romi Maria, Giuseppe. - E. Aimasso (S. Antonio) 
pel nome Luigino. - M. Bianchi (Udine) pel nome 
Maria. - D. G. Fassina (Treviso) pel nome Anna 
Maria. - L. Possa (Milano) pel nome Giovanna Mo- 
ria. - L. Berlotti (Capodistria) pel nome Laura. - 

D. Greco (Neviano) pel nome Antonio Salvatore 
Giuseppe. - E. Marcone (Moneglia) pel nome Luigi. - 
L. Mascherpa (S. Colombano al Lambro) pel nomt- 
Maria. - G. Vergani (Milano) pel nome Giuseppina. - 
M. Mauri (Renate) pel nome Giovanni Camillo 
Mauri Mira (Renate). - Bambini del Catechismo (To- 
rino) pei nomi Maria Nazzareno, Cesare Giuseppe. - 
T. Ferrari Chinea (Scandolara) pel nome Alberto 
Sebastiano. - G. Carnaghi (Sacconago) pel nomt- 
Maria Giovanni Bosco santo. - Sr. R. Bonardis (Toi - 
niaco) pei nomi Lucia, Maria Domenica. - D. C 
Romanelli (Sassano) pei nomi Angela, Maria, Te- 
resa, Antonio, Antonio, Teresa, Maria, Angela. 
M. DairOvo (Livorno) pel nome Corina. - A. Ba- 
roncelli (Livorno) pel nome Athos. - D. Cesare cav 
Romanelli (Sassano) lo battesimi in art. mortis. 

Cina - Vicariato. — Sr. M. Lisa (Castellanza) 
pel nome Maria Luisa'. - M. Filippa B16 (Castagnole) 
pel nome Maria Giuseppina. - A. Zutta (Torino) pei 
nome Clemente Pietro. - A. Cattaneo (Trento) pel 
nome Leonardo Oreste Maria. - 1st. Maria Ausilia- 
trice (La Spezia) pel nome Giovanni Menchini. - 
M. Sciarra (Torino) pei nomi Giovanni Sebastiano. 
Camillo Remigio, Margherita Francesco, Amelia Maria. 

Porto Velho. — G. Pressio (Terni) pel nome 
Cesare. - A. Castiglioni (Busto Arsizio) pel nome 
Mariuccia. - Salesiani (Schio) pel nome Nestore. - 

E. Fornara (Cameri) pel nome Cesare Vincenzo. - 
M. T. Gianglio (Torino) pel nome Pier Luigi. - 

Rio Negro. — A. Perrone (Caserta) pel nome 
Giovanni Bosco. - Salesiani (Schio) pei nomi Giorgina. 
Achille, Edoardo. - Dr. .\. Giannetti (Lignana) pel 
nome Anna Maria. (continua). 



Ringraziamo e proponiamo all'imHazione i se- 
guenli abbonali vilalizT e sostenilori, che con 
la loro generosila cooperano efficacemenle 
aUincremenlo di Gioventii Missionaria. 

ABBONATI SOSTENITORI 
L,. Caldara - Sac. G. Zanetta - Direttrice Corte 
Palasio - A. Savino - A. Gasparolo - I. Pezzelle - 
C. Viola - A. ]M. Fama - M. Landorno - A. Spa- 
dari - F. Spadari - V. De Persiis - O. Dario - 
P. V. Ravizza - G. Signa - I. Pesce - G. Alloni - 
Direttrice Pavia - A. Carpanelli - C. Santini - 
G. Nasi - N. Colombo - M. P. Falcioni - I. Piazzo 
- G. Ferraris - A. Simoni - M. Ferrero - I. Pogo- 
lotti - A. Ceriotti - C. Aprosio - L. Marchisio. 



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Rag. Antonio Micheletti 

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Bollettino demografico della citta di Torino 

Febbraio: Nati 837 Morti 1056 Differenza — 21Q 



Con approvazione ecclesiastica, - Torino, 1939-XVII - Tipografia della Societa Editrice Internazionale. 
Direttore responsabile: D. GUIDO FAVINI. Via Cottolengo. 32 - Torino ioq. 

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GIOVANNI SARTORIO & FIGLIO 

Sede: TORINO (129) - Corso Racconigi, 26 - Telefono 70-149 e 73-649 

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GLI ISTITUTI SALESIANI D'lTAUA E DELL'ESTERO SONO CORREDATI DEI NOSTRI IMPIANTI 



Concorso a premio per aprile. 



Mandar la solnsione 
sii cartolina postale dop- 
pia entro lettera, nc- 
clitdendo pero tin fron- 
cobolln da ^o cent. 




Cercare il missionario. 



NB. - Tra i coucnrrenti sura sortcsf;iato i,)i bel Hhro! 

Cambio d'iniziale: 

Immobil giace disteso nella bara 

il corpo, mentre I'alma al C'iel vola; 

dalle tempeste furiose del mar 

porge tranquillo riparo alle navi. 

Indovixello nisEN\-;o: 

Stretto o canal tra Francia ed Inghilterra; 

d'abito parte, che il braccio ricopre. 

MONOVERBI: 

D re D ; No no Xo 



Soluzione dei giochi precedenti. 

Biscnso: i" Mosca; 2" Lucerna. 
Mouoverbi: i" Trasimeno; 2" India. 



LIBRI RICEVUTI 

M. Cervantes. — DOX CHISCIOTTE. Ed. Pa- 

ravia - Torino L. 12 

Questa graziosa riduzione fatta da Luigi di S. Giu- 
sto, pur conservando intatte le bellezze del famosn 
capolavoro, riesce accessibile ai ragazzi che, ncl 
leggerla, troveranno utilita e diletto. Anche le ar- 
tistiche tavole del pittore Cav. Nicco concorrono a 
rendere I'edizione attraente e piacevole. 

DeJlo stesso edit ore: 
E. Salgari. — MAGO MAGON. Fiaba unioristica 

illustrata. 
G. Fanciulli. — LA BARCA DELLA FORTUXA. 

Racconto per ragazzi, ricco d'incisioni. 
G. Schrivers. — MESSAGGIO DI GESU' AI. 

SUO SACERDOTE. Ed. Marietti -Torino. L. 3,50 

Meditazioni iitili al clero, al quale riescono anche 
di soUievo spirituale. Costituiscono un'oasi, in ciii 
e concesso al sacerdote di sostare ai piedi di Gcsii: 
e un efficace invito alia santita. 
A. Xeppi. — / PAGGI DEI CAPODIFERRO. 

Ed. Moderna - Xapoli L. 10 

Racconto ameno per ragazzi illustrato da Goglia. 
C. del Soldato. — GIOVIXEZZA IX MARCIA. 

Ed. Ancora - Milano L. 5. 

Graziosa storia raccontata con stile disin\olto dalla 
nota sc:ittrice per la gioxentu. Fa parte della Collana 
« Innocenza " ed e adatto per bibliotechine. 
Baii.ario. — IL CODICE DI DIRITTO CAXO- 

XICO. Ed. L. I. C. E. - Torino L. ^,50. 

Importante Aolume in cui e spiegato con chia- 
rezza ai fedeli il Codice di Diritto canonico. 



IvO €L^v^KreTii±xxr'& del oticoisLl;or'e> Boamba^. 




A fo-zn di cssere presa in... giro dall'elica, la ditta Spacrhetti pe'dc il filo del... discorso e per nor. aver 
senipre la testa tra le... nuvole, discende precipitevolissimevolmente vincendo in velocita gli aviatori 
che, per darsi delle... a^ie, cambiano... aria. Perche sprovvisti di paracadute, essi cadono sul tetto di un 
ospedale e, dopo una forte... inipressione ricevuta a conto corrente senza farlo a posta, prccipitano su 




di un letto. Avendo lavorato troppo di... testa, restano nel nosocomio, dove guariscono di mano... in 
mano con... rise e fagiolini. Rimesso a... nuovo, Bomba per ammazzare il... tempo, va a cacciar la... 
noia e, visto un gallo su di un campanile, lo... fredda con una fucilata. Ma il galio, gia freddo prima di es- 
sere freddato perche di ferro, vola in cerca di awenture... galliche. Dove? Per saperlo dovete at- 
tendere e divenir quindi suoi... attendenti! (continiia). 



itciiiois ■insilt ySSi .>-^ 
II \t ibb. pnlili. 







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La gioventu coreana di Azione Cattolica, che partecipo alia benedizione della chiesa dedicata a D. Bosco. 



Nel villaggio (.oreuno di Eitoho .si e dedicatii 
la nuova chiesa parrocchiale a D. Bosco <• celebre 
Santo moderno, patrono dei poveri e apostolo 
della gioventu », come si esprime, nella relazione 
della festa, lo zelante parroco del paese. 

I,e Associazioni giovanili locali contano cento 
iscritti aspiranti e altrettanti effettivi dei due ses- 
si, i quali si addestrano alle piu belle manifesta- 
zioni di azione cattolica nello spirito di D. Bosco, 
Secondo le sapient i direttive del Papa. 



Da un elenc3 pubblicato dalle Missioni catto- 
liche in Cina risulta che uel priino anno delle 
ostilita cino-nipponiche, dal luglio del 1937 al 
giugno del 193S, furono assassiuati in Cina 
dalle orde comuniste diciotto Missionari cat- 
tolici, uumerosi Coadiutori, Snore e Catechisti. 
Nell'ottobre del 1937 a Cheugting furono mas- 
sacrati Mons. Schraven assieme ad altri cinque 
Missionari, due Coadiutori e un laico. Un rap- 
porto definitivo, pubblicato dal Coniitato inter- 
nazionale di soccorso, registra il lavoro com- 
piuto dai Missionari cottolici a Kaifeng per 
aiutar le innumeri vittime del conflilto nippo- 
cinese. 

Durante tre mesi, i Missionari curarono e 
vestirono 54.000 soldati feriti, lavorando giorno 
e notte. In quattordici campi di concentramento 
erano accolti 17.000 profughi: vecchi, donne e 



fanciulli che abbisognavano di tutto. II ser- 
vizio d'igiene pote preservare tutti quegli in- 
lelici di'lle epidemie, che li minacciavano. 

Anche durante la formidabile inondazionc 
delFiunie giallo, il sacrificio dei Missionari catto- 
lici fu provvidenziale. Le acque, che "coprivano 
una superficie di 10.350 chilometri, gettarono 
nella piu squallida miseria quattro niilioni di 
persone. Fu un flagello indescrivibile: il bestia- 
me annegato, le bande di briganti che scorraz- 
zavano dappertutto. Sara impossibile seminare 
in priniavera e i poveri .senza tetto devono ora 
cibarsi di foglie e di radici. 

Settemila profughi poterono entrSjir nella citta 
di Kaifeng, dove il centro dell'Opera di soccorso 
.si trova presso il priorato dei Benedettini. I 
venlidue Missionari e Missionarie aniericane e 
i trentasei ^Missionari e Suore italiane sono 
aiutati da un forte nucleo di volontari della 
carita. Si fanno tali prodigi di economia da 
giungere a mantener due persone con un dol- 
lar© al niese. Per i profughi si spesero gia due 
milioni di dollari. 

I Mi.ssionari procurauo pure che non manchl 
I'assistenza spirituale alle popolazioni, che chie- 
dono aiuti materiali. Durante le operazioni bel- 
liche, I >oo moribondi ricevettero il Battesimo 
e parecchie migliaia di persone son divenute 
catecuniene. Cosi, mentre tutto e rovinato 
dalla guerra, dai ladri e dalle acque, sopra , 
questo immenso naufragio si aderge, sempre.; 
piu luminosa nelle .sue molteplici manifesta- 
zioni, la pieta cristiana. 



Illustrazione della copertina: 



Gioventu cinese devota dell'Ausiliatrice. 



Anno XVI -N. 5 - Pubblicozionc men»ilc TORINO. 1° MAGGIO 1939-XVlI Spedi/ione in abbonomento postalc 



i per I'Italia: Ordinario L. 6,20 - Sostenitore L. 10 - Vitalizio L. 120 

Abbonamento annuo: , ..r- i i »_ 1 -,«^ 

' per lEsTERo: • L. lo - L. 20 - L. 200 

Direzione e Amministrazione: Via Cottolengo, 32 - Torino (109). 



ANTENNE Dl TRASMISSIONE 



DaU'ideale missionario non solo proveu- 
gono tanti meriti collettivi, ma esso ci 
sprona anche all'opera personale. Non ci il- 
lude assiciirandoci il Paradiso « per procnra », 
ma ofEre im notevole soccorso alia nostra 
indigenza spirituale, proporzionandolo alle 
nostre buone disposizioni, al contributo die 
diamo all'attivita m^issionaria. 

Questo pensiero, saggiamente utilitario 
senza essere egoistico, dovrebbe bast are per 
far di tutte le anime nobili, e specialmente 
dei Sacerdoti, altrettanti Missionari. Se cost 
fosse, i campanili d'ltalia, invece di limitarsi 
al richiamo di pochi fedeli con mia picqola 
diffusione di squilli, diverrebbero senza ec- 
cezione, per opera del Clero, antemie di tra- 
smissione di consensi, d'incoraggiamenti, di 
preghrere, di propositi e di notizie di cri- 
stiana solidarieta a tntte le zone missio- 
narie. 

E vero ohe bisogna provvedere anche alle 
nostre terre, le qnali abbisognano di apostoli 
per non diventar paga- 
ne; ma I'ideale missio- 
nario sara la salvezza 
anche per le nostre na- 
zioni. 

Se esse sono in un gra- 
\<-' pericolo di morir mo- 
ralmente perche stanno 
apostatando da Dio, Id- 
dio stesso perdonera ioro 
qualora favorisoano una 



grande opera di misericordia e cioe le Mis- 
sioni. 

I gemiti degli infedeli sepolti nelle tenebre 
del paganesimo, i quali attendono la luce 
dagli araldi del Vangelo, non devono lasciarci 
indifEerenti ne risuonar desolati come il ge- 
mito del deserto. 

Al tramonto del sole, I'arabo arso dalla 
calnra delle sabbie desertiche, scende dal cam- 
mello e si curva al siiolo, in ascolto; secondo 
la legge, quella e I'ora in cui il deserto si 
lamenta perch^ vorrebbe diventare un 
giardmo. Ma gli risponde soltanto la pe- 
remie ironia della Sfinge ed esso rimane 
deserto privo di vegetazione, bruciato dal 
sole. 

Invece I'ideale missionario risponde in no- 
me di Dio al lamento del mondo iufedele 
e lo ravviva. 

di quel caldo 

che fa nascere i pori e i frutti santi. 




INTENZIONE M15S10NARIA PER MAGGIO: 

Pregare affinche tra i cattolici 
deiringhilterra aumenfi il numero 
dei Missionari. 



Nessuna nazione possiede in tutto il mondo 
tante colonie quante ne ha I'Inghilterra. Da 
essa, che annovera circa 47.000.000 di abitanti 
dei quali soltanto due milioni cattolici, I'an- 
glicanesimo si diffonde continuamente nei 
territori esieri anche percM i pastori prote- 
stanti dispongono di molto oro. Tuttavia 
nelle stesse regioni delle colonie hritanniche 
prosperano, grazie a Dio, anche le Mis- 
sioni cattoliche fondate, sostenute e in- 
crementate da Missionari di altre nazioni, 
i quali, oltre alia lingua indigena, par- 
lano pure I'idioma inglese. 

Soltanto recentemente i cattolici del- 
ringhilterra, benchi non abbondino di sa- 
cerdoti neppure per la cura delle loro a- 
ninie, dimostrano un lodevole zelo per I'in- 
cremento delle opere missionarie nelle pro- 
prie colonie; si coltivano anche vocazioni 
per le Missioni e si raccolgono offerte per 
il loro sviluppo. 

Preghiamo pertanto il Padrone delta 
messe e la Sovrana delle Missioni affin- 
che questo zelo perduri e aumenti a bene 
di tante anime ancor sepolte nelle ombre 
di morte. 




Una eroina 
della carita 



Lo scorso aprile ricorreva il primo anni- 
versario della morte edificante di Suor Mo- 
desta Ravasso, Figlia di Maria Ausiliatrice, 
spirata in Colombia nel giorno sacro al- 
rAddolorata, dopo aver vissuto quarant'anni 
fra il dolore e nel dolore, con un sublime 
eroismo di carita. Appena ventuneim.e, era 
partita dall'Italia per la Colombia, con la 
prima spedizione di iPiglie di M. A. guidata 
dal grande apostolo dei lebbrosi D. Evasio 
Rabagliati. Dopo im lixngo e faticoSo viaggio, 
il 7 febbraio del 1898 ella era giunta, as- 
sieme alle Consorelle, nel lazzaretto di Con- 
tratacion, che fu per quarant'anni consecu- 
tivi il campo del suo fecondissimo aposto- 
lato, I'altare della sua continua immolazione. 

Nel prodigarsi per i poveri lebbrosi, Suor 
Modesta ne condivise, un giorno, gli stessi 
dolor i. 

Un tempo quel lebbrosario risultava di 
misere capanne dal tetto di paglia, era privo 
di tutto e riboccante di miserie d'ogni ge- 
nere. Dal 1899 al 1903 imperverso anche la 
guerra civile, dvu^ante la quale il lazzaretto 
fu tagliato f uori da Bogota e quindi i degenti 
rimasero senz'altro soccorso, in uno stato 
di abbandono e di miseria. Per due anni e 
mezzo non si vide pane, carne raramente, 
legumi e verdura in misure liraitatissiine e 
talora non si aveva proprio nulla in casa. 
La fiducia nella divina Provvidenza delle 
missionarie, piu sgomente per gli stenti dei 
ricoverati che per le loro stesse prolmigate 
sofferenze, fu messa a ben dura prova. 

Tra quelle generose, che si sacrificarono 
per sottrarre qualche vittima alia fame, 
emergeva Suor Modesta sempre pronta a 
sostenere, a incoraggiare, a ricorrere a tutte 
le Industrie e fatiche possibili per trovar 
nuovi espedienti. 

La si vedeva, alia testa delle fanciulle 
lebbrose, correre quasi in amena passeggiata, 
su per I'erta delle circostanti montagne, in 
cerca di frutti selvatici e di erbe alimcutari 
per poter cosi sfamare i poveri ricoverati. 
Come le sue Consorelle, era sempre se- 
rena e sorridente, sollecita nel tener allegre 




Suor Modesta con una fanciulla lebbrosa. 

le povere inferme perche sentissero meno 
I'asprezza di tante privazioni temperate dal 
conforto della fiamma vivificatrice dell'a- 
raore. 

Passati quegli anni terribili, alcvme di 
quelle suore dovettero esser cambiate per- 
che ridotte in pietose condizioni. Suor IMo- 
desta invece fece a Dio ima eroica preghiera: 

— Oh, poter divenire anch'io lebbrosa 
per rimanere sempre tra qixesti cari infermi. 
Mi basterebbe conservar salvi i piedi per 
reggermi e intatte le mani per continuare 
ancora nel lavoro. Desidererei aver anche 
sano il viso per non destar ribrezzo agli as- 
sistiti. 

IL Signore gradi la sublima offerta e 
nell'ottobre del 1906 I'eroica Suora fu di- 
chiarata lebbrosa. Benche chiesto con spon- 
tanea generosita, I'olocausto non le riusci 
meno sensibile al cuore; tant'^ vero che, 
alia dicliiarazione della terribile malattia, ella 
cadde svenuta dallo sgomento. Non rim- 
pianse pero la sua offerta, anzi la riimovo 
ogni giorno e la ripete con piu fervido 
slancio d'immolazione nei momenti, in cui 
pill fortemente ras.saliva la nostalgia della 
patria lontana, dei suni cari. delle Sui)eriore 
e delle stesse Consorelle della Colombia, da 
cui il morbo la separava per sempre. Nel 
diuturno martirio le fu concesso, come aveva 



S3 




La residenza missionaria salesiana a Tezpur. 



desiderate, di continuar nel lavoro perche 
il viso e le mani erano esenti dalla lebbra. 

Si consolava tuttavia nel sacrificare gioriio 
e notte la sua vita tra le affezionate leb- 
brosine, con una eroica dedizione di amore e 
di lavoro. Solo Iddio puo conoscere il bene 
da lei compiuto in tanti anni di fatiche e di 
sofferenze, benedette dal Signore con una 
ele'tta fioritura di anime angeliche, da lei 
coltivate fra le povere fanciuUe lebbrose e 
condotte a cinie ben alte di amore e di virtu. 

Nel suo nascondimento, la raggiunse nel 
1930 una onorificenza del Govemo italiauo, 
la medaglia d'argento dei benemeriti della 
salute pubblica, clie lo stesso rappresen- 
tante di S. M. il Re d'ltalia le consegno. 
Ma il premio piu grande le venne dal buon 
Dio, per il quale I'eroica Suora operava con 
pura intenzione. 

Pochi anni or sono, Suor Modesta era 
guarita dalla lebbra e avrebbe quindi potuto 
lasciare il lazzaretto, ma invece ella rimase 
al suo posto e continue infaticabile a pro- 
digarsi per i lebbrosi. 

La sua dipartita f u comunicata per radio 
e i giornali di Bogota se ne occuparono dif- 
fusamente. II Dipartimento nazionale d'i- 
giene, nell'esprimere il suo cordoglio, disse 
doversi considerar la scomparsa di Suor Mo- 
desta come una perdita nazionale, e di- 
spose die nel lazzaretto di Contratacion 
se ne collocasse il ritratto a perpetuarne il 
ricordo. 

Ma piu forse che nell'effige, la memoria 
di lei vive pereimemente nel cuore dei ri- 
coverati, che inconsolabili la piangono come 
una Madre e la invocano come loro celeste 
protettrice. 



^i^hA>Me^ d\ 



Recentemente un manipolo di Salesiani 
salpo da Calcutta per spingersi fino a 
Mandalay, nel cuore della Birmania, per 
assumere la direzione di un grande Orfa- 
notrofio con annessa Parrocchia e Scuole 
industriali. 



Gli Oratori festivi nell'Assam sono una 
delle principali fonti di conversioni e di 
simpatie da parte dei pagani. Perfino i 
protestanti, prima ostili al cattolicismo e 
proclivi alle inutili discussioni, si dovettero 
arrendere ai giovani Missionari salesiani, 
che, invece di discutere, giocano con i lore 
figli, raccontano loro tante belle cose e 
suscitano tante salutari impressioni. At- | 
tualmente una fitta rete di Scuole superiori 
e inferiori, di Oratori festivi, d'Istituti agri- 
coli e industriali collega fra loro le varie 
stazioni missionarie e costituisce il vanto e 
la gloria dei Salesiani neH'Assani. Le nuove ; 
generazioni crescono cosi in un'atmosfera 
di bonta e di pieta, nella quale fiorisce in 
tutta la sua puxezza la vita cristiana. 

Un altro motivo di conforto e di spe- 
ranza e il crescere delle vocazioni indigene. ; 
II primo sacerdcte khasi e gia sul campo 
del lavoro e sara presto seguito da altri | 
numerosi di diverse nazioni, die attual- 1 
mente compiono i loro studi nel Seminario }| 
maggiore di Shillong e negli altri piccoli 



S4 



Seminari salesiani di Sanada, Gaxiliati, 
Krishnagar. In. tali Studentati e bello con- 
statare come lo spirito di D. Bosco tutti 
aflfratella in. Cristo. Assieme ai chierici di 
sei nazioni europee vivono aspiranti ben- 
galesi, assamesi, niunda, oraon, kliasi, 
tamil e lepcha, fusi in un cuor solo per la 
gloria di Dio e il bene delle anime. II suc- 
cesso e tanto piii notevole se si pensa alia 
« prova del fuoco » del 1936, che ridusse a 
un cumulo di rovine la Cattedrale, I'Episco- 
pio e gli Studentati filosofico e teologico 
di Shillong. Passata la bufera devasta- 
trice, I'albero e risorto piu vigoroso e diritto 
di prima. Un nuovo Studentato teologico sta 
sorgendo infatti maestoso all'ombra del 
santuario del Sacro Cuore a Mawlai, mentre 
il Noviziato e lo Studentato filosofico s'in- 
ualzano sulle colline salubri e ridenti di 
Sanada, alle pendici dell'Imalaya. 



i novelli sacerdoti sul grande piazzale pro- 
spiciente il Santuario. Tutti passarono a ba- 
ciar le mani consacrate e a ricevere la loro 
prima benedizione, mentre le note musicali e 
i fragorosi petardi riempivano I'aria di stra- 
ordinaria festivita. Molte niamme avevano 
gli ocelli velati di commozione, mentre si cbi- 
navano a baciar la destra dei giovani leviti. 
La processione eucaristica, che corono le 
sacre Ordiiiazioni e concluse I'annuale Con- 
gresso cattolico kliasi, riusci una vera apo- 
teosi e un grande trionfo per la nostra saiita 
religione. Da tutti i villaggi vicini e lontani, 
i fedeli affluirono nella simpatica cittadina, 
che forma il centro di un superbo e grandio- 
so anfiteatro di colline e montagne. Tra il 
garrir d'imiumeri bandiere, il profumo del- 
I'incenso, una infinita di fiori e il canto degli 
inni reUgiosi, Gesu sacramentato passo be- 
nedicente e trionfante. 



^^ mJUCImMci m4ieMM^ 



Nella festa dell'Immacolata, dodici no- 
vizi emisero i voti religiosi e altrettanti 
incominciarono il Noviziato. Cosi nuovi 
anelli si aggiungono alia mistica catena, 
che assicura I'avvenire delle Missioni sale- 
siane in India. Ogni anno una nuova on- 
data di ossigeno salesiano rinfresca e rinnova 
le file dei Missionari di D. Bosco e li rallegra 
con lo spettacolo di quelle balde schiere di 
giovinezza, ricclie di sacro entusiasmo e di 
apostohco fervore. 

Nella stessa data 
della Professione re- 
ligiosa dei nuovi Sale- 
siani a Shillong, I'Ar- 
civescovo di Calcutta 
Mons. Perier conferiva 
la sacra tonsura a di- 
ciassette candidati, gli 
ordini minori ad al- 
trettanti chierici, il Sud- 
diaconato a dieci mi- 
noristi e il Presbiterato 
a otto diaconi. All'ordi- 
nazione intervemie aii- 
che il Re di Myllien 
con tutto il suo seguito 
di ministri: egli segui la 
bella cerimonia con vivo 
interesse. 

Dopo rOrdinazione, 
il popolo kliasi festeggio Aspirant 



Al ritomo, I'imponente folia si schiero 
attorno al monumentale Calvario e alia 
cripta deU'erigenda Cattedrale. Scese la notte 
e una fantasmagoria di luci trasformo il 
vasto piazzale quasi in un salone incantato. 
Era una festa per gli occhi e per il cuore. 
A vmo squillo di tromba, tutti s'inginocchia- 
rono e Gesu benedisse ancor una volta il 
suo popolo fedele. 

D. LuiGi Ravalico, Miss. sal. 




assamesi con i loro Superiori. 



S5 




ZEFIRINO NAMUNCURA 

Nel XXXIV anniversario della morfe. 



Cari e nostalgic! ricordi di Villa Sora! 

Avevo quindici anni e frequentavo la 
quarta ginnasiale. Avevo visto il venerato 
D. Rua e parlato con lui. Mi germinavano 
in cuore ideali di vocazione, che presto 
■dovevano fiorir nel Noviziato. 

Leggevo con ammirazione il racconto delle 
eroiche gesta del grande Missionario sale- 
siano Mons. Cagliero. Ricordavo con com- 
mozione le patetiche romanze e le ispirate 
pastorali del musico di D. Bosco. 

Nel 1904, Monsignore venne a Roma e 
present© a S. S. Pio X, di s. m., un fiore 
della Missione patagonica. Era un giovane 
diciannovenne; un patagone dal gesto 
espressivo, dallo sguardo ingenuo ma pieno 
d'intelligenza: Zefirino Namtmcura. 

Kra figlio del cacico. Educato e istruito 
cristianamente, parlava diversi idiomi. Vo- 
leva diventar sacerdote salesiano e vivere 
nel centro della cattolicita, per poi ritor- 
nare in patria come Missionario indigeno 
e conqviistar tante anime. 

Per questo, veniva in Italia e a Roma; 
per questo domandava la Benedizione al 
Vicario di Cristo. 

Davanti a quel fiore della steppa, cosi 
rigoglioso di energie e di spirituale bellezza, 
il santo Padre si commosse; Egli lo bene- 
disse con tutta I'effusione del suo grande 
cuore. 

Intanto si doveva scegliere vm coUegio, 
dove il giovane potesse studiare e formarsi 
alia vita salesiana per realizzare il suo gran- 
diose sogno di conquista. 



Perclie abituato al clima del suo paese 
natio, conveniva metterlo nella possibilita 
di attendere agli studi in un consimile am- 
biente sano, nel quale non difettasse il 
necessario anche per la salute. 

Lo si destino quindi a Frascati, nella 
Villa Sora, luogo di villeggiatura e buon 
centro di studi. Ve lo accompagno lo stesso 
Mons. Cagliero. Ricordo benissimo che noi 
collegiali, preparati al ricevimento dal di- 
rettore D. Ludovico Costa, facemmo ima 




L'apostolo della Patagonia. 



S6 



i 



festosa accoglienza all'intrepido apostolo 
della Patagonia e al figlio della steppa. 

Raiumento la calma di Zefirino e il sun 
sguardo ingenuo ma espressivo. 

Con noi collegiali, egli parlava poco anche 
perclie conosceva insufficientemente I'idioma 
di Dante. Per la sua serieta, forse causata 
dalla nostalgia, poclii di noi lo avvicinavano. 

Generalmente passeggiava sulla terrazza 
sovrastante il cortile di ricreazione e si li- 
mitava a guardare i convittori impegnati in 
gare di corsa. Forse pensava alle corse da 
lui fatte nel labirinto della foresta vergine. 
Talvolta il suo sguardo pensoso rimaneva 
fisso sulla cupola di S. Pietro emergente 
dall'orizzonte. 

Ma il giovane non godeva buona salute. 
Era sempre stanco e soffriva d'inappetenza; 
rassegnato pero alle divine disposizioni, non 
si lamentava mai. 

lo avevo contratto con lui una fraterna 
amicizia. Scambiavamo pero poche parole, 
perche egli parlava con difficolta la lingua 
italiaua. In camerata, gli fui anche vicino 
di letto. 

Ricordo che quarido egli incomincio ad 
ammalarsi, passava le notti quasi insonni. 
Destato talvolta dal suo respiro affannoso 
e dalla tosse, lo vidi porsi a sedere sul letto 
e baciar la medaglia della Madonna nior- 
morando giaculatorie. Per I'aggravarsi della 
malattia, egli fu in seguito trasportato in 
un ospedale di Roma, dove concluse il suo 
esilio terreno con ima morte da santo. La 
sua sahna fu portata in patria ed e in ve- 
nerazione. 

Attualmente la sua figura e perennata 
nel marmo, assieme a quella del ven. Do- 
menico Savio, nel gruppo scultorio di Don 
Bosco, in S. Pietro. 

Questi sono i ricordi, che conservo di 
quell'anima eletta. Come dunenticar gli ar- 
dent! baci, che Zefirino unprimeva sulla 
medaglia della Vergine e le sue fervorose 
giaculatorie? 




Zefirino Namuncura nei gruppo marmoreo 
di S. Giovanni Bosco in S. Pietro. 

Intanto sento di appartenere a quella 
immensa falange di anime, che riconosce 
nell'angelico estinto un piccolo Santo. Spe- 
riamo che il buon Die, giusto estimatore 
delle sue virtvi e meriti, voglia cingere del- 
I'aureola dei Beati anche quell 'olezzante fi- 
glio della foresta patagonica, a edificazione 
della gioventu, che cresce nelle Missioni 
sotto il manto materno deH'Ausiliatrice. 
D. P. Gaujni. 



R. Uguccioni — AURORA SULLE AMBE. Editrice « La Sorgento di Milano . L. 8,50 

.AfFascinanti avventure, che si svolgono nell'Impero dell'A. O. I. e di cui sono prota>,'onisti due ragazzi: 
un italiano e un etiope. Anche qui le belle doti narrative dell'autore danno al racconto le caratteristiche 
del cinedrainma, mentre i giovani lettori assistono con gli occhi della mente al rapido svolgimento dell'intreccio 
le loro anime restano affascinate dal grande ideale della conquista cattolica. II piccolo conquistatore 
d'ltalia riesce infatti a rigenerare nell'onda battesimale I'anima dell'abissino, mentre I'aurora dispiega la 
uamma delle sue tinte meravigliose all'orizzonte, sul quale si stagliano le ambe dcH'Etiopia italiana. 



s? 




]| fide del bari 



Alcuni bororo, seduti attorno a un grande 
mucchio di « mandioca », la sbucciavano per 
fame farina. Passando loro vicino, udii che 
coiiimentavano la storia di Tobia che avevo 
raccontata pochi giorni prima. 

— li proprio cosi... — diceva uno... — Con 
il fiele del pesce, Tobiolo guari dalla cecita 
il vecchio padre. 

— Non puo essere... — insisteva un 
vecchio. — Col fiele {boe ecu) non si da la 
vista, ma la si toglie. 

— Oh! — interruppe un giovane. — 
Che volete dire? 

— Ma che diamine! — soggiunse il piu an- 
ziano. — Boe ecu tabo (col fiele) si ungono 
gli ocelli del bari morto, perche non ci possa 
nuocere. 

La cosa ini sembrava interessante e mi 
rincrebbe di dovermi allontanare. Pero alia 
prima occasione favorevole, m'informai di 
quella conversazione. 

Ji, un bel document© del potere, che il 
bari aveva sui bororo con il relativo loro 
timore tutt'altro che riverenziale. Docu- 
menta altresi le non indifferenti difificolta 
incontrate dal Missionario per quest'uomo, 
che era come un medium fra questo mondo 
c quello degli spiriti. 

. Presi adtmque in disparte uno dei piu 
anziani, e di discorso in discorso, arrivai 
al momento opportuno a chiedergli che 
cosa facessero al bari con il fiele. Mi rispose 



che quando moriva un bari di quelli di grande 
potere e temuto, gli aprivano il petto per 
estrarne il fiele, che gli sfregavano sugli 
occhi: Boe ere bari curi bouge fuo ecu tauge, 
tuo ecu poroddo giocuto, giordiia cauo boei 
poghegge. 

II mio inter locut ore, dopo questa di- 
chiarazione, emise un respiro quasi sibi- 
lando, passo la mano sul volto e poi tacque. 

Allora gli chiesi: 

— Ma perche ungere con il fiele gli occhi 
del bari morto? 

— Non ricordi... — mi rispose — che 
il bari ci perseguitava anche dopo morte? 
Passando il suo stesso fiele sugli occhi, non po- 
teva pill vedere e cosi stavamo piii tranquilli. 

II caso e interessante perche dimostra 
come il potere del bari continuasse anche 
dopo la sua morte, sicche i poveretti ancora 
ne temevano le insidie. 

Mi ricordai die nella zona del pogubo da 
poco era morto un bari di « gran potere » 
e chiesi se anche a lui avessero passato il 
fiele sugli occhi. L'interrogato mi rispose 
con un evasivo: parduca (non saprei). 

Era il bari Marco, forse i'unico superstite 
di quei bari di « potere e temuti »; un mio 
amico d'una ventina di anni fa. Del pove- 
retto ho un caro ricordo perche mi aiuto 
a battezzare in punto di morte un giova- 
notto. Costui, gia alquanto istruito, deside- 
rava il Battesimo,- ma i vecchi erano inesora- 
bili con lui e con me. Allora chiamai il mio 
amico Marco e lo pregai di far da... mis- 
sionario. II bari ritorno poco dopo dicendomi: 
« Vai presto, che ti aspettano ». 

Accorsi e amministrai il santo Batte- 
simo al poveretto, die poco dopo spirava. 

Marco continuo tuttavia a essere bari, ma 
si allontano dalla Missione. 

D. C. Al^BISETTI. 




Fanciullezza che vive al rezzo delle Missioni. 



ss 



3 bicci coittanbamcnti bi«.. ^ii^ba. 



Questi comandamenti, che sono piii in 
voga in Giappone, furono desunti dal cost 
detto « libro sacro » scritto dal discepolo 
Ryoo, sotto dettatura di Budda. 

Eccoli: 

lO Non ammazzare . — ■ O Ryoo, se non 
ammazzerai alcun vivente, non solo non 
sarai mai spaventato, ma sorgera in te 
I'amore ai viventi, sara svelta da te la ra- 
dice dell'ira, non avrai malattie, avrai lunga 
vita, riceverai aiuti inipensati, placidi sogni, 
verra meno per te ogni odio, non vi sara 
timore che tu vada errante per una via 
perversa; inline, nascerai in cielo. 

2° Non rubave. — O Ryoo, se non ruberai, 
le tue riccliezze aunienteranno sempre piu, 
e inoltre non sarai vittima dell'oppressione 
di alcim re, di pirati, dell'incendio o dell'i- 
nondazione. Oltre a cio poi, sarai amato da 
molti, non vi sara persona che ti ingiurii, 
ma tutti ti loderanno. Tu non avrai sogni 
di rovine, ma buon nome; il tuo cuore non 
temera, la tua vita sara piena di benedi- 
zioni, il tuo cuore sara caldo di misericordia; 
infine, nascerai in cielo. 

3° Non conimettere atti impuri. — O Ryoo, 
se cosi farai, vi sara armonia nel tuo corpo, 
non avrai discordie in famiglia, sarai sti- 
mato nel mondo. 

4° Non dir bugie. — O Ryoo se ti terrai 
lontano dalla falsita, la tua bocca sara 
sempre pura, avra il profumo del loto, sarai 
creduto dagli altri, la tua parola avra auto- 
rita e diventera la consolazione dei viventi. 
La tua vita poi sara pura, sarai da tutti sti- 
mato, grande sara il tuo ingegno; sarai 
insomma superiore a tutti. 

5" Non essere bilingue. — O Ry56, se tu 
eviterai di usar due lingue, nessuno ti fara 
danno, ti farai dei veri amici e il tuo corpo 
diverra incorruttibile. Buone infine saran 
le tue azioni e troverai im buon maestro. 
6° Non fnormorare . — ■ O Ryoo, se adem- 
pirai cio acquistando la moderazione nelle 
parole, sarai utile a tutti, seguirai la verita, 
sarai creduto in modo meraviglioso, non 
incontrerai disgrazie e le tue azioni avranuo 
un largo riflesso. 

7° No7i dir cose stravaganti. — O Ryoo, 
se seguirai questo precetto, le tue parole 
saran sempre vere e sarai fornito di un grado 
altissimo di au tore vole virtu. 

8° Non viver di cupidigia. — O Ryoo, 
non devi essere avaro! Se ubbidirai a cio, il 
tuo corpo e I'anima avranno ricchezze, feli- 
cita e stima; tutto sara pro])rio secondo i tuoi 



desideri. Conseguirai anzi il centuplo di quel 
che avresti potuto desiderare. Questo sara il 
premio destinato al cuore privo di avarizia. 

9° Non adirarti. — O Ryoo, se non ti adi- 
rerai, avrai un cuore pacifico e i buoni ti 
ameranno. Non avrai spirit© accusatore, 
lavorerai per il mondo, sarai rispettato da 
tutti e presto nascerai in cielo. 

io° Non essere ingiusto. — O Ry")o, se 
sarai giusto, avrai ima mente veramente 
buona e veri buoni amici. Crederai profon- 
damente nella legge di causalita; vedendo 
qualche vivente, non gli farai male. Solo 
professando il buddismo e stando a lungo 
lontano dal dubbio, sempre rinascerai in 
bel luogo, sarai oggetto d'inmmierevoli fe- 
licita, opererai secondo giustizia e non sarai 
sedotto dal male. 

Ouesto e il testo sacro buddista, die ri- 
sale al primo o secondo secolo dell era vol- 
gare. Ammettendo pure die tale insegna- 
mento possa risalire fino a Budda, non si 
puo non ammirare una veramente pedissequa 
imitazione dei dieci Comandamenti della 
Bibbia, conosciuti in India certo gia ai 
tempi di Budda. 

D. C. Arri 
Missionario salesiano. 










^^^ 6^ 



89 







Quanfe anime da^ 
Fede nelf immenso a 
combono fignovanzc 

I 



ISTIEIRIOSA 




1 - Poveri ma contenti. 

2 - Maternita spirituale. 

3 - La gioia del lavoro. 

4 - Una tnadre felice. 

5 - Disegno dal vero. 

6 - Confidenze serene. 

7 - Una scriba non... farisea 

8 - Riflessi e riflessioni. 

9 - L'angelo delle Mission!. 



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Boshada se ne parti solo, una medaglia 
al collo e un immenso sconforto nel crfore. 

II Missionario I'aveva indirizzato a Cal- 
cutta: la, pensava il Padre, quel giovane 
avrebbe trovato qualcosa da fare. 

Se ne andava a malincuore: che I'indiano 
abbandona con pena il paese e la propria 
capanna, culla e tomba della famiglia. 

Aveva ancora negli occhi la visione del- 
rimmensa inondazione e negli orecclii la 
romba delle rive, die cedevano aU'impeto 
delle acque. 

Se ne andava solo, per die suo padre era 
perito in un gorgo e la mamma era stata 
ritirata nell'Ospizio della Missione. 

Ouando arrivo a Calcutta, il iirmamento 
tropicale pareva una cupola fantastica- 
mente illuminata e il mare, liscio come un 
gran tappeto di velluto scuro, si stendeva 
a perdita d'occhio. 



Due anni dopo. 

Boshada era ritornato; un Missionario sa- 
lesiano gli aveva procurato un impiego al 
seguito di un Maradgid. 

Guidava un elefante denominato Riquitl: 



si era affezionato al mastodontico quadru- 
pede come a un amico. 

I suoi compagni erano tutti pagani: egli 
invece, battezzato da due anni, era rimasto 
affezionato alia religione cristiana e ai 
Missionari salesiani; mostrava a tutti, con 
ingenuo orgoglio, la medaglia della Madonna. 
La baciava sempre prima di salir su Ri- 
quiti e il pacliiderma, dopo quel bacio, si 
rabboniva agitando dolcemente la probo- 
scide. 

Se il Maradgid indiceva ima importante 
caccia nella gimigla, Boshada lasciava pen- 
dere sul petto il lucido simulacro della 
Vergine e non temeva piii alcvm pericolo; 
anzi, nella notte trepida di attesa, gli 
sembrava piu giocondo starsene solo nella 
solitudine; fatto raro tra gl'indiani cosi 
proclivi alia superstizione. 



Una volta il Maradgid indisse la caccia 
alia pantera. 

Boshada, prima di partire, ando a salu- 
tare i Missionari. 

— Padre, prega molto per me. Oh, se po- 
tessi portarti la pelle della pantera! 



p2 



— Achescopo, bur lone? 

— La manderesti al di la del gran mare, 
a tua madre. 

II Missionario sorrise al pensiero gentile 
deH'indiano clie, dopo quella dichiarazione 
V un profondo incliino, se ne ando. 

II di seguente, egli partiva assienie ad 
altri trenta paggi, al seguito del Maradgid. 

Su Riquiti c'era mi ricco inglese, ma 
con quel mister, Boshada non andava d'ac- 
cordo, anclie perche, mentre baciava la me- 
daglia, si accorgeva che quel bellimbusto 
sorrideva sarcasticamente. Salito sull'ele- 
fante, il mister continuava a punzecchiarlo 
con sorrisetti canzonatori, dicendogli: 

— Oh,, quella medaglia! Che fame di .un 
ilischetto di vile alluminio? fosse almeno 
di oro o d'argento! 

Boshada taceva ma il suo viso era im- 
bronciato. 

Intanto si erano inoltrati nella giungla: 

inglese e indiano tacevano. Solo di tanto 

in tanto il mister protestante faceva I'occhio 

-'di triglia alia medaglia, ma Boshada duro. 

II passo del pachiderma dava ai viaggiatori 
im'oscillazione ritmica sicche il mister, mi 
po' brillo per il vino bevuto con il Maradgid 
e per I'afa opprimente della foresta, s'appi- 
solo beato. 

Anche Boshada sonnecchiava. Cosi am- 
bedue erano quasi immersi nel nirvana. 
Ma mentre erano in braccio a Morfeo ecco, 
d'improvviso, imo sfaglio e un barrito del 
pachiderma destarli di soprassalto. 

Che succedeva? 

Sulla groppa di Riquiti era caduto un 
• cobra, sicche I'elefante sbuffava per libe- 



rarsene. Avvinghiando il serpente con la 
proboscide, era in procinto di scagliarlo con- 
tro le piante. L'avventura era piuttosto 
tragica. Superfluo dichiarare la gravita del 
pericolo, che il cobra e velenosissimo e 
I'elefante inferocito diventa formidabile. 

Che fa allora Boshada? 

Bacia la medaglia e dice a fior di labbra: 

— Ausiliatrice dei cristiani, soccorrici Tu 
che sei potente! 

E la fiduciosa preghiera dell'indiano e 
ascoltata dalla Sovrana del Cielo. 

Con un energico colpo di proboscide, 
Riquiti riesce finalmente a liberarsi del 
cobra, sfracellandolo contro il fusto di un 
albero. 

— Grazie, pietosa Ausiliatrice, grazie! — 
sussurra allora Boshada, baciando ripetu- 
tamente la medaglia. 

Intanto il mister, con gli occhi fuori del- 
I'orbita per il panico, balbetta qualche pa- 
rola: 

— Serpente maledetto! Bravo elefante! 
Oh, yes! 

— Si, bravo elefante! — corregge 1' in- 
diano. — Ma molto piu brava la Madonna! 

E nel proferir queste ultime parole, le 
sue pupille di ebano brillano di filiale ri- 
conoscenza. 

* * * 

Notte. 

Boshada vegliava fuori della tenda del 
mister. 

Abbiosciato sulle gambe, davanti al 
fuoco e col fucile pronto, I'indiano era 
rapito dalla misteriosa musica della giun- 
gla: frusciar di foglie e urli di belve; scimmic- 



... scontri furibondi tra il cobra 
e la nnangosta. 





scodinzolanti e miagolii di gatti selvatici; 
inoltre tra i bambu e le liane, scontri furi- 
bondi tra il cobra e la mangosta. 

Quando il fruscio si accentuava, Boshada 
spianava la carabina pronto a ogni evento. 
Ouando invece la musica della giungla con- 
tinuava in sordina, I'indiano tornava a ina- 
bissarsi tra le maglie di quello strano mondo 
di sussurri erompenti dal groviglio dei rami 
e dalle ombre della notte fonda. 

— Niente, ^Boshada? 

— Niente, mister! 

Ma il milord non riusciva ad addormen- 
tarsi: gli pareva che il telo della tenda do- 
vesse cedere agli artigli del gattone striato. 

— Boshada, non hai paura tu? 

— Nessuna paura io, mister! Guarda! — E 
gli fece veder la medaglia che aveva i ri- 
flessi del fuoco. — Questa me la diede mia 
madre, prima — e qui abbasso la voce — 
prima che lasciassi il mio paese, un giorno 
quando il Gange straripo... 

— Oh, Boshada... — sospiro ansioso il 
milord. — Boshada, ascolta! 

K infatti si udiva un frusciar tra le piante. 
Allora I'inglese rientro nella tenda e quando 
usci, al di la del fuoco vide il luccicar di 
due occhi, due topazi nella notte profonda. 

— Gli occhi della pantera... — bisbiglio 
rindiano nello spianar la carabina. Difatti 
la pantera, a passi misurati, si avvicinava 
ammaliata dalla brace, in cerca di preda. 

Istanti quelli di trepidazione nella caccia; 
uno sbaglio e son guai per tutti! Boshada 
cosi a solo a solo non si era mai trovato con 
la pantera, ma nella sua fede ingenua cerco 
la medaglia, vi schiocco un forte bacio e 
poi sparo contro la belva. 

II colpo si perdette lontano nella forssta 



e un gran mcto di scimmie fuggenti, di 
fiere urlanti accompagnarono Tagonia della 
pantera. 

L'inglese, dopo quella fucilata, provo un 
sense di sollievo; pero non si mosse dalla 
tenda, essendo pericoloso, nella giungla, 
uscir di notte dal cerchio del fuoco. Aspetto 
quindi il sorgere deH'aurora. 

Pill tardi echeggiarono altri due colpi di 
carabina: era il Maradgid che faceva caccia 
grossa. 

Boshada, accoccolato presso la tenda, nel 
ripensare alia vicenda contemplava la me- 
daglia con filiale riconoscenza: di tratto in 
tratto la baciava con affetto e gli pareva 
che le sue labbra non baciassero soltanto 
il simulacro della Mamma celeste ma anche 
quello della mamma terrena. 



II crepuscolo, con la sua magica tavolozza, 
iridava la givmgla. 

Era una festa di canti: una vita esotica 
si ridestava di ramo in ramo tra i bambii 
e le liane. 

Boshada e il mister andarono a veder 
la vittima. 

L'enorme felino variegato era disteso a 
terra: ^xa. rivolo di sangue gli scendeva 
dalla f route spaccata. 

Anche Riquiti guardava la bella pantera, 
dimenava la proboscide volgendo gli occhi 
ora verso la vittima, ora verso Boshada. 
Ouegli occhi vrniidi e pacati, quel dondolar 
di proboscide sembravano domandare: 

— Perche tanto sangue versato? 
E l'inglese: 

— Oh, yes! Bella pantera... Colpo for- 
tunato... Oh, yes! 

— Si, d'accordo! Un bel colpo, ma di chi 
il merito? — osservo rindiano. 

— Merito tuo, oh yes! 

— T'inganni, milord. II merito e della 
Scvrana di lassii, di Colei che noi cattolici 
consideriamo, a ragione, come nostra ot- 
tima e pietosissima Mamma! 

Alfa. 




JU 



maU^ 



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pzOezi^SS^ 



II 12 gennaio del 1931, dopo la celebra- 
zione della Messa, nell'uscir di chiesa fui 
awicinato dal maestro Ma, che tni fece 
cermo di segviirlo. 

Appena entrati in refettorio, dopo aver 
ohiuso porta e finestre, mi disse: 

— Padre! Un telegramma, trasmesso po- 
co fa al Prefetto, amiimzia I'arrivo di nn 
forte contingente di coinmiisti. Si dice che 
siano molte migliaia e che in settimana 
saranno a Liu Chow... 

Pvirtroppo rallarmante notizia fu con- 
fermata, circa im'ora dopo, dal direttore 
della scuola. 

Che fare? 

Si discusse un po' sulla situazione e poi 
si decise di prendere qualche prowedimento. 
Chiusi dentro una scatola alcim.i docmnenti 
d'importanza e li nascosi, assieme ad al- 
cune bottiglie di vino per la Messa, sotto il 
pavimento della Cappelletta. 

Perclie le vie erano uifestate di malan- 
drini dalle dita unghiute, non oonveniva av- 
venturarvisi con oggetti di valore indosso: 
si mise percio al sicvuro quanto v'era di pre- 
zioso in casa, nella speranza di ritrovare 
ogni cosa al ritomo. 

Intanto dappertutto si parlava di comu- 
nisti e delle loro macabre gesta. Si diceva 
che quei criminali trciscinassero con se, 
come ostaggi, le persone piu facoltose per 
estorcere denaro ai loro congivmti. Si vocife- 
rava che quei delinquent! squartassero gli 
abitanti che si fossero opposti alia loro 
furia distruggitrice; che facessero a pezzi i 
bambini, che bruciassero le case, che met- 
tessero sossopra ogni cosa; che fossero in- 
somma demoni usciti dalle bolge infernali. 
In realta i misfatti dei co- 
mimisti erano orrendi e non 
c'era qumdi da meravigliarsi 
se, prima del loro irrompere 
in citta, si pensasse a fuggire 
per aver salva almeno la vita. 
g^^Per qnesto i nostri allievi, 
come tutti quelli delle scuole 
civiche, preparati i loro far- 






^^fj^OM^ 




delli, se la diedero a gambe. Era questa 
del resto Tunica risoluzione migliore, per- 
che ormai si sapeva, per dura esperienza, 
die non conveniva esporsi al pericolo di 
cader tra le mani dei comunisti per salvar 
la propria roba destuiata, nonostante tutto, 
a un sistematico sacclieggio. 

Tutta la cittadina fremeva pertanto sotto 
I'incubo di un panico di eccezione; special- 
mente i piu ricclii lasciavano Liu Chow 
sapendosi bersagliati dai briganti. Le per- 
sone agiate indossavano i vestiti piii lisi 
per non essere riconosciute come facoltose e, 
dopo aver nascosto nei sotterranei le lore 
ricchezze, partivano sollecite per ignota 
destinazione. 




Cartello per la propaganda comunista in Cina: 
il sole dell'avvenire. 



La domenica seguente, i cristiani afflui- 
rono numerosi alia cappelletta della Mis- 
sione salesiana e io approfittai dell'occa- 
sione per esortarli a confidar nell'Ausilia- 
trice sempre Madre provvida e pietosa spe- 
cialmente verso gli sventiorati. 

Verso il mezzogiorno, arrivo alia Missione 
D. Parisi, allora Superiore del distretto, e, 
d'accordo con lui, si fecero gli ultimi pre- 
parativi per la partenza. 

La biancheria della casa, raccolta e di- 
visa in fardelli, fu affidata ai cristiani; 
nella residenza missionaria rimase, come 
custode, vm bravo cinese e le persone addette 



alia Missione si ritirarono nei lore paesi 
di origine o presso qualche amico, in cam- 
pagna. 

Prima che arrivassero i comunisti, noi 
pure lasciammo la nostra casa per rifugiarci, 
fuori di citta, nella vicina residenza di 
Ki Tham. 

Intanto le orde bolsceviche raggiimge- 
vano Tung Pi mettendo a ferro e a fuoco 
quanto incontravano sul loro passaggio. 
Nella nostra residenza, essi rispettarono 
soltanto alcune bottiglie di vino per la Messa, 
perche sulla loro etichetta avevamo scritto: 
Tuk yok! Veleno! 

Arrivati presso Liu Chow, non potendo 
entrar nella citta perche munita di buone 
miira difese dai cittadini, quel facinorosi si 
accamparono attorno a una pagoda poco 
lontana dalla nostra residenza missionaria. 
Piii volte caporioni e gregari entrarono 
nei cortile per chiedere al custode notizie 
del Shin fu (Missionario), ma nessimo 
oso entrare in casa e tanto meno in Cappella, 
dove vegliava I'Ausiliatrice. 

Non cosi invece fu per la citta, il cui Pre- 
fetto dovette sborsare alle orde comuniste 
una ingente somma del valore di circa 
duecentomila lire. Si dovette anche lamen- 
tare uno spaventoso incendio doloso, che 
getto sul lastrico circa centoventi famiglie, 
avendo esso distrutto un intiero quartiere. 

Invece i nostri cristiani constatarono an- 
cora una volta gli effetti della protezione di 
Maria S.S., perche non subirono alcuna 
vessazione. 



I Missionari del distretto di Lin Yong 
desideravano, da tempo, erigere alia ce- 
leste Sovrana mi Santuario capace di con- 
tenere i numerosi cristiani in continuo au- 
mento; ma per vari motivi non erano riu- 
sciti ancora a nulla di positivo. 

Nei 1934 un'orda di oltre cmquemila 
banditi invadeva la regione dell'Hunan e, 
guidati da un reduce dalla Russia, quei 
demoni incarnati si avanzavano verso la 
citta. 

Allora i cristiani, atterriti e sgomenti, 
si raccomandarono alia protezione dell'Au- 
siliatrice e Le promisero di tributarle, nel- 
rimminente mese dei fiori a Lei consacrato, 
numerosi omaggi di preghiere e di raccogliere 
offerte per I'erigendo suo tempio. La Ma- 
donna, come sempre, ascolto le suppliche 
dei suoi figli devoti proteggendoli, con il 
suo manto materno, dalle irruzioni comu- 
niste. 

Intanto il Superiore del distretto, coadiu- 



96 



I 




L'orrendo spettacolo delle rovine lasciate al passaggio delle orde bolsceviche. 



vato dai suoi Missionari, raccoglievano I'o- 
bolo per il Santuario che doveva sorgefe 
in. Lin Chow, e in. un tempo relativamente 
breve riuscirono a realizzare uiia conside- 
revole somma, che fu depositata in una 
banca di Canton. L'entusiasmo dei devoti 
di Maria cresceva sempre piu e perfino i 
cristiani del porto ofErivano il loro generoso 
obolo, desiderosi di veder presto sorgere 
il tempio, che doveva essere il monumento 
della riconoscenza alia Madonna per i be- 
nefici da Lei ricevuti. 

Ma ecco un telegranuna proveniente da 
Canton annvmziare il fallimento della banca 
presso la quale si erano depositate le of- 
ferte per sottrarle alle orde comuniste. 

Immaginarsi lo scompiglio generale! Ma 
anche quella volta I'Ausiliatrice manifesto 
la sua potenza, che per sua intercessione, 
si riusci a riavere I'intera somma benche 
senza interessi. 

Cosi, dopo vent'anni di lavoro apostolico 
nella patria di Confucio, alia vigilia del 



cinquantesimo anniversario del beato tran- 
sito del loro Fondatore, i Salesiani poterono 
vedere realizzata, anche per la Cina, il 
programma tracciato dall'Ausiliatrice a 
Don Bosco: Haec domus mea, inde gloria 
mea! 

La cristianita di Lin Chow ama immensa- 
mente la Madonna e nelle critiche circo- 
sta;nze e necessita della vita il suo ricorso 
al potente aiuto di Lei non fu mai vano. 

Anche attualmente numerosi i cristiani 
accorrono da ogni parte a onorar la Vergine 
nei suoi santuari. Cio anche perche la Ma- 
donna di D. Bosco e veramente misericor- 
diosa e sollecita nel soccorrere i suoi devoti 
specialmente durante la tremenda guerra. 
che dissemina ovunque stragi e rovine. 

Ch'Ella protegga sempre matemamente 
lo sventurato popolo cinese e faccia presto 
brillare Tarcobaleno della sospirata pace! 

D. A. De Amcis 

Miss. sal. in Cina. 




Sorriso d'innocenti che tempra la tristezza della miseria. 



97 




ROMANZO DI E. GARRO 



Disegni di D. Pilla. 



— Ma davvero? — dissero i due. — Veniamo 
subito! 

Ma i cinesi non hanno fretta, e il « subito » 
era molto relativo. Infatti Vu-tap aggiunse: 
— Appena avremo seppellito mio cognato, sa- 
remo con te. 

II corteo funebre si svolse. Dinanzi erano 
portate delle bandiere o delle strisce di tela 
con iscrizioni; poi la gente vestita a lutto, te- 
nendo in mano fiaccole e torce; quindi, fissa 
a una larga tavola sostenuta a spalle da due 
uomini, una Croce, invece degli idoli mostruosi 
dei cortei pagani. Dietro venivano le cinque 
bare, seguite ciascuna dai parenti, che grida- 
vano, piangevano e, se donne, si abbandonavano 
spesso semisvenute tra le braccia dei figli o dei 
fratelU. Seguiva la musica strepitante. Cieng e 
Ciao venivano dietro la bara di Ly-po. Al cimi- 
tero le fosse erano state scavate nel frattempo, e 
dopo altre preghiere, le casse vi furono calate 
e la terra buttata sopra. 

— Addio, Ly-po! Addio, Sam-kii! — sospiro 
il fanciuUo, piangendo — Riposate in pace! 
Adesso cercheremo Tan-ye, e le diremo che vi 
abbiamo accompagnati all'ultima dimora. Inter- 
cedete per noi, che pregheremo per voi. Addio! 
Addio! 

Avrebbe ancora continuato se non si fosse 
sentito prendere per un braccio. Era Ciao-Ciao: 

— Vieni, Cieng! Vu-tap e Sa-ko son pronti. 
Corriamo al fiume. 

Per vie traverse, i quattro cinesi si diressero 
verso il « Fiume delle perle ». La luna illuminava 
ancora, dal firmamento azzurro, la notte, nia 
nella zona orientale del cielo un tenue albore 
faceva impallidire le stelle. L'alba spuntava. 



Capitolo IV 

*'Luce d'aurora". 

Tan-y^, « L,uce d'aurora » giaceva intanto, 
legata niani e piedi, dinanzi a Long il « Dra- 
gone ». Questi, con la rivoltella in pugno, le 
voleva imporre la propria volonta. 

— Adora i nostri idoli... — le diceva. — In 
compenso ti daro ricchezze e diverro tuo ma- 
rito. 

Ma ((Luce d'aurora » rispondeva: 

— Giammai! 

— AUora ti mettero alia tortura e poi, se non 
obbedirai ancora, ti fulminero con quest'arma. 

— Pazienza! Meglio morire, che diventare 
apostata. 

— Ma non conosci la mia potenza? — insi- 
steva Long. 

— Iddio solo e potente; io devo obbedire alle 
sue leggi. 

AUora il «Dragone» irritatissimo fece gettar 
la ribelle in fondo alia stiva. 

— Non le si dia ne da mangiare n^ da bere. 
— ordino ai gregari. — Vedremo se rimarral 
cocciuta nelle sue strane idee. 

Percio, buttata laggiii, al buio e in mezzo! 
a cattivi odori, sentiva sopra di se le voci e glij 
schiamazzi confusi dei pirati che mangiavanoj 
bevevano, sghignazzavano. EJlla intanto in cuoi 
suo pregava e si ofEriva tutta a Dio, abbando- 
nandosi alia sua santa volonta. 

Quante ore stette laggiu? Non pote sa^erlo,] 
ma senti a un certo momento che qualcuno^ 
veniva da lei: era uno dei pirati con una lan- 
terna. 



98 



— D « Dragone » vuole parlarti. Vieni di 
sopra. 

— E come faccio se non mi sleghi? 

— lo non ho I'ordine di slegarti. Vieni di 
sopra. 

— Va prima a chiedere di slegarnii. Non 
fuggird. 

— Hou-ld. Va bene. 

II pirata torno indietro. Ed eccolo, dopo qual- 
che minuto, un'altra volta per dire: 

— II « Dragone » mi ordiua di liberarti dalle 
fimi. 

Libera dei legami, la ragazza fu condotla sul 
ponte della giunca, che risaliva, lentamente ma 
costantemente, il « Fiume delle perle ». La luna 
plena stava per nascondersi dietro gli alti 
bambu della sponda e tutto il cielo era sereno 
e azzurro come una coppa di turchese reve- 
sciata. Pochi pirati stavano svegli per badare alle 
vele, ai remi, al timone. La maggior parte di essi 
giacevano sdraiati di qua e di la, stanchi del- 
I'impresa compiuta, con le bocche aperte e gli 
occhi chiusi, orridi nei volti, immersi uel sonno. 
Non dormiva pero Long, il « Dragone ». Seduto 
sopra una specie di divano ricoperto di- pelli 
e di morbide stoff e, guardava immobile « Luce 
d'aurora » che s'avanzava: accanto a lui, da 
una parte, al lume rossastro di una lanterna 
si alzava come un altarino di legno in forma 
di nicchia, entro cui parecchi idoletti, goffa- 
mente intagliati, parevano ridere un ebete 
riso di freddi automi. Di piii, sopra una mensola 
davanti a loro stavano cibi, bevande, un for- 
nellino con carboni accesi, e dei bastoncelli 
d'incenso. Tre o quattro dei brutti ceffi, ch'erano 
svegli, si accostarono quando Tan-ye giunse di- 
nanzi a Long. Questi stette prima con gli occhi 
fissi su di lei senza nulla dire per qualche nu- 
nuto; poi parl6: 

— Hai fame? 

— Perch^ questa domanda? 

— Perche suppongo che tu abbia fame e sete. 
Qui c'd da mangiare. Puoi prendere di quella 
roba e saziarti, ma prima ofirila agli dei. 

— Per questo mi hai chiamata dalla prigione? 
Pote\'i lasciarmici ancora. Ogni buon cinese 
deve anzitutto rispettare la roba altrui; non 
deve ferire, non deve ammazzare. Tu, che hai 
le mani sporche di sangue, di sangue dei tuoi 
fratelli, osi darmi consigli di bonta? 

— Che io sia buono o non buono non conta. 
Tu pensa a obbedire. Offri questi cibi agli idoli, 
brucia un bastoncino d'incenso e mangia. 

— E inutile che tu insista... Io non obbe- 
dir6 mai al tuo empio comando. Sono cristiana 
e non posso quindi far cio che vieta la mia re- 
ligione. Come cristiana, devo adorare I'unico 
Die creatore del Cielo e della terra. Egli mi 
chiedera conto, un giorno, se ho osservato quello 



che credo; ma giudichera anche te di tutti i 
delitti che hai commessi. Egli mandera me a go- 
dere per sempre in un giardino di luce, e te a 
bruciare come un tizzone nell 'inferno, se non 
ti emendi! 

— Tu parli molto arditamente. Ringraziami 
che ti ho lasciata parlare. 

— Non ti ringrazio affatto. Io son nelle mani 
di Dio. 

• — Tu sei invece nelle mani di Long, il « Dra- 
gone >> che puo strozzarti, se vuole, ma non lo 
fara, percb*^ prende gusto al tuo linguaggio, 
e gh piace di vedere una giovane donna cosi 
coraggiosa. Bruci dunque I'incenso agli ddi? 

— Ma credi tu a questi dei? Non credi 
forse di piii al tuo. braccio e alia tua arma? 

— Si. 

— E vuoi che vi creda io? Guarda che cosa 
faccio di questi idoli di legno! — Cosi dicendo 
« Luce d'aurora » si appresso alia nicchia e, 
dato un colpo con la mano alle statuette, le fece 
volar nel fiume. 

II « Dragone » balzo in piedi e gli altri fre- 
mettero. Tan-ye si aspettava di essere uccisa, e 
in cuor suo si preparava al martirio, ma Long, 
dopo un istante di meraviglia, fu preso da un 
senso di stima per quella coraggiosa anima, 
pronta a morire per la sua fede, e le disse: 

— Tan-ye, tu sei degna di stare con gente 
fiera e ardita come noi. Voglio che tu stia 
qui non come una schiava, ma come donna 
libera. Concedimi solo di poter conversare e 
ragionar qualche volta con te. Va'' 

E licenziatala, il « Dragone » fece oenno a un 
gregario di portarle da mangiare. 

« Luce d'aurora » si allontano, avviandosi verso 
un posto solitario della barca. La distese una 
stuoia, si mise in ginocchio, prego; poi mangio 
una ciotola di riso che le era stata portata, 
quindi, coricatasi sopra la stuoia, si addormento 
perchd stanca delle fatiche e delle emozioni 
di quella tristissima giornata. 

(Continua). 




Se non obbedirai, ti fulminerd con quest'arma.. 



(J^ 



OFPERTE PERVENUTE ALLA DIREZIONE 



Eqi)atore. — E. Segala (Vicenza) pel nonie Elena. 
- E. Keller (Cles) pel nome Gian Antonio. - F. Pel- 
legrini (Chieti) pel nome Orion Bucchi. - E. De Carli 
(Pomponesco) . pel nome Teresa Boffano. - M. Be- 
rardi (Monta) pel nome Matteo. - A. Caprino (Gia- 
role) pel nome Zaio Maria Alhina. - A. Venier (Gra- 
disca) pel nome Atnalia. - G. Littoni (Viarago) pel 
nome Teresa. 

SiAM. — I. Margara (Torino) pei nomi Irene, 
Franca. - G. Crespi (Legnano) pel nome Pier Luigi. - 
R. Negri (Torino) pei nomi Alberto, Giuseppe. - 
Direttore D. Bologna (Trevigio) pel nome Bologtta 
Francesco. - C. Parodi Gazzaniga (Torino) pel 
nome Giovanni Giuseppe. - M. A. Berardo (Bu- 
sca) pel nome Benedetto. - E. Teruggi (Fontaneto 
d'Agogna) pei nomi Carletto, Anna Maria. - C. Ber- 
nareggi (Desio) pel nome Angela Antonio Carlo 
Mario. - I. Bocchietto (Mezzana Mortigliengo) pel 
nome Francesco Giuseppe. - Sr. C. Gervasoni (Pon- 
tevico) pei nomi Laura, Paolo, Maria, Marta. - Go- 
rilla Pellini (M(mtenero) pel nome Lucia. -'L. Ca- 
neva (Valdagno) pel nome Sebastiano. - Famiglia 
Arrobio (Torino) pel nome Margherita. - Assoc. San 
Paolo « Gruppo missionario )> (Torino) pel nome Fran- 
cesco Vitale. - C. Goergina (Riva di Chieri) pel nome 
Catterina. - D. G. Cantu (Riva di Chieri) pel nome 
Giacotno Benedicandi. - E. Delladio (Tesaro) pel nome 
Giidiana Maria. - G. Busto (Milano) pei nomi Pao- 
lina, Andrea, Giuseppe, Teresa, Rita. - M. Nardi 
Frigo (Gambellara) pel nome Gaetano. 

Congo belga. — P. Ticozzi (Posturo) pel nome 
Antonietta. - C. Serra (Trento) pel nome Maria 
Clotilde. - V. Calo (Vomero) pel nome Giovanna. - 
I. Politi (Formia) pei nomi Giovanni, Margherita. 

Madras. — M. L. Rocca (Genova) pei nomi Ni- 
cola, Paolo, Emilia, Edoardo, Gigetta, Maria, Matilde, 
Giuseppina. 

Orinoco Venezuela. — S.ra Direttrice (Jerago) 
pel nome Bruna Cardani. - Sorelle Baratia (Torino) 
pel nome Maria Luisa. - A. Bassi (Padova) pel nome 
Arcangelo. - L. Vallino (Saluggia) pel nome Luigina. 
- P. Serasso (Torino) pel nome Carlo Lorenzo. - 
N. N. (Corio) pel nome Maria Adelaide. - A. Ga- 
staldo (Torino) pel nome Franca. - R. Gatti (Tra- 
vagliato) pel nome Gatti Lucia. 

Centro America. — Parrocchia S. Calimero (Mi- 
lano) pei nomi Anna, Gaetana, Maria, Pio, Calimero, 
Alfredo, Carlo, Giuseppe. 

Matto Grosso. — .\. Borrini (Casalmaggiore) 
pei nomi Lucia, Antonio, Alessandro, Adele, Fer?no. 

Giappone. — C. Cantu (Busto Arsizio) pel nome 
Piera. - Riva (Monza) pel nome Maria Rosa. - D. Fe- 
derico Francesco (S. Caterina Villarmosa) pel nome 



Giovanni. - D. Fascio (Torino) pel nome GiQvanni. - 
Dott. A. Giannetti (Legnano) pel nome Anna Maria. 

Isp. India sud. — D. L. Gasperi (Firenze) pel 
nome Pier Maria. - A. Chiarino (Torino) pei nomi 
Antonio, Ernestina. - L. Navone (Villanova d'Asti) 
pel nome Luigi Teofano. - C. Almasio (Torino) pel 
nome Celso. 

Krishnagar. — A. Rossanigo (Valle Lomellina) 
pel nome Maria Giovanna. - R. Velugan (Tesero) 
pel nome Giovannino Mareo. - Direttrice Convitto 
manifatture (Legnano) pel nome Teresa. - R. Rosso 
(Torino) pel nome Maria Rosa. - Magg. G. Bar- 
bera (Roma) pel nome Anna Lucia. 

Cina visitatoria. — P. Maccagatta (Boscoma- 
rengo) pel nome Maria Carla. - M. Filippini (Prol- 
boino) pel nome Flaviano. - Aw. G. Goggi (Ales- 
.sandria) pel nome Goggi Maria Eletta. - T. Mo- 
resco Tina (Varazze) pel nome Giuseppe Moresco. - 
M. Liberal! (Nardin) pel nome Giuseppina Regina. - 
R. Diotto (Vesime) pel nome Carlo Giovanni. - Aw. 
Dott. L. Bianchi (Milano) pel nome Andrea. 

.\sSAM. — • F. Terenza (Milano) pel nome Maria 
Colomba. - L. Gallia (Solero) pel nome Briccetto 
Perpetiio. - G. Di Stefano (Gondar) pei nomi Gia- 
cotno, Anna. - A mezzo Don Fasulo pel nome Vin- 
cenzo Bologna. - N. Conforto (Torino) pel nome 
Giuseppe. - D. M. .^stori (Valsalice) pel nome Ma- 
rio. - G. Geneletti (Zogno) pel nome Gilio Giovanni. - 
T. Franzino (Torino pei nomi Biagio, Giovanna. 

Brasile. — C. Turati (Barlassina) pei nomi Stella, 
Rinaldo Paolo, Ambrogio. 

Cina. — M. Scala (Scaldassole) pel nome Batti- 
sta. - G. Carena (Boscomarengo) pel nome Pier 
Domenico. - L. Bardelli (Angera) pei nomi Giuseppe, 
Maria. - A. Buretti (Madrisio) pel nome Sergio. - 
D. B. Antoniazzi (Novara) pel nome Giacomina - 
V. Malinverni pei nomi Giovanni Liino, Maria Se- 
rena. 

Colombia. — E. De Caterina (Milano) pel nome 
Vittoria Pierina Pezzi. 

Congo belga. — L. Pollastri (Firenze) pel nome 
Adolfo. - G. Contessini (Milano) pel nome Carlo 
Felice. - E. Carpignano (Asti) pel nome Dimma Vit- 
torio Piera. - O. Delia Torre (Trento) pel nome Gio- 
vanni Maria. - D. A. Gambatesa (Matrice) pei nomi 
Giovanni, Margherita. - Circolo miss. S. Franc. Sa- 
verio (Chieti) pel nome Giulio. - R. Fanfani (Firenze) 
pel nome Teresa Emilia. 

Giappone. — I. D'Amore (Portici) pel nome 
Francesco Toraldo. - Suor M. R. Cimatti (Alatri) 
pei nomi Luigi, DioniHo, Ignazio. - G. Mattone (Mon- 
dovi) pei nomi Angelo, Angela. - Can G. Valpondi 
(Bertinoro) pel nome Giovanni Maria Giuseppe. 



Ringraziamo e proponiomo a/l'imifezione i se- 
guenti abbonad vitalizT e soslenifori, che con 
la loro generosifa cooperano efffcacemenfe 
a/f'incremenfo di Gioventii Missionaria. 

ABBONATI SOSTENITORI 

Sac. G. Biga - S. Musso - Fratelli Beccaro - 
P. Ferrero - Sac. A. Elli - N. Nespoli - Ispet- 
trice INIilano - C Besnate - P. Stefani - Sorelle 
De Falco - C. Lorenzini - P. Fausone - Snore 
Giugliasco - E. S. Sengele - Sac. G. Botta - 
Direttrice Rapallo - G. Bollati - G. Agosta - 
P. Segalini - C. Dotta - A. Abate - Suor Zave- 
ria - V. Chiara - Sac. G. B. Tocci - V. De Mar- 
chis - L. Sarandrea - M. Ercoli - Sac. L. Grassi. 



STUDIO DI RAGIONERIA 

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Commercialista collegiato 

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Con approvazione ecclesiastica. - Torino, IQ39-XVII - Tipografia della Societi Editrice Internazionale. 
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renti sara sorteggiato un 
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Indlviduarc i due com- 
pagnl di To|>olino. 




Indovinello bizzarro: 
Oh, giovane lettore mio gentile, 
ofFro alia mente tua certo sottile 
un tal problema, serio, da risolvere: 
quale d'ltalia la citta piii verde ? 
Mi sai tu sciogliere I'enigma crudo ? 
Anagramma. Un metallo duio e sottile; 
della Corsica cittA. 



LIBRI RICEVUn 

Ballario. — IL TESORO DELLE SANTE IN- 
DULGENZE. L. T. C. E. Torino L. 6.50. 

Manuale utile a tutti. 

Williamson. — LA NOSTRA MADRE CELESTE 
NELLO SPIRITO DI S. TERESA DEL BAM- 
BINO GESU'. Editore Marietti - Torino L. 5. 
Su questo libro, tradoito dali'inglese, I'A. pone 

in rilievo !e caratteristiche della devozione semplice, 

•sincera e pratica di S. Teresa verso la Vergine. 

Catalany. — IL CIRCO BARLETTA. Editoie 
Salani - Firenze. 
Curiose avventure di una bimba. Volumetto il- 

lustrato ricco di sentimento e di spunti educativi. 

V. Varanini. — LUIGI CADORNA. Editore P..- 
rava - Torino L. 9,50. 

Importante biografia del grande Condottiero espo- 

sta secondo la verit^ storica desunta da testimo- 

nianze documentate. Libro scritto da un competentc : 

opera quindi molto apprezzab-le. 

Bologna. — L'EROE DELLA FALANGI: 
A. V. E. Roma L. 4 

Romanzo inquadrato nella guerra apagnola. L'ir.- 

teressante intreccio e la spigliatezza dello stile con- 

tribuiscono a leggere volentieri questo libro illustrate 

Fanciulli. G. — CUORE DEL NOVECENTO 
Editrice S. E. I. - Torino L. ro 

Pagine istruttive per la scuola. 



Trk 

MONOVKRBr. 



To 

* 



^ 




Soluzione dri giochi precedenli. 

Cambio d'iniziale: morto-porto. 
Indovinello: Manica. 
Anagrammi: 1° tradire; 2° treno. 



t/e a.'v^^v€?i-»txxr"e> del oaooi€itor'«f» ^cuncktytA, 




I coniugi CipoUini dopo aver semi, .nato dei bocca..,leone in un'aiuola, restarono a... bocca aperta nel 
vedervi spuntare una gallo in... gamba. Intanto il cacciato-re si esercita nel tiro contro I'in-carta-pe- 
corito re della foresta, ma il proiettile, attraversato i! Taglia...mento, taglia la coda e spezza il corno dells... 



'''^^ 



■^ 






j^ 











fortuna a una mucca... lattivendola completamente al... verde. Proseguendo quindi dif-fi-lato cmo recidc 
la cordicella di un'amaca, sottoponendo il letto-re pcnalista Cappellini a un .. bagno penale. {eonUfma) 




<yi//^^f7/yA^/j7Mmmim 




\wm 




^'^^^^ 



I 




Azione cattolica femminile in Giappone. 



dO'ft^cn md^io-KOAia, 



In Africa ci sono pin di trecento Chiese sepa- 
rate, molte delle quali si basano soltanto sul 
vecchio Testamento; non hanno templi; si bat- 
tezza per immersione e soltanto gli adulti; tra gli 
atti di culto ci sono danze a suono di tamburo. 
II giorno del riposo e il sabato; al posto del 
Crocifisso mettono immagini di antenati negri; 
in luogo della Comunione, gli adepti bevono 
una fetida birra cafra. La disciplina morale 
di queste sette e molto rilassata; i dirigenti 
sono poco istruiti. 

La Chiesa cattolica invece non deve deplorare 
scismi; essa non ha distinzione di razza e di 
colore. Vi fioriscono anche Congregazioni reli- 
giose indigene, che lavorano per le ^Kssioni. 



II P. Giuseppe Dangreau, ilissionario belga, 
fu iicciso a Tient-sin, con tutti i suoi cristiani. 



II pittore Chang Shan Chiech e sua nioglie 
ricevettero il Battesimo da S. E. Mons. Yu 
Pin, Vic. Ap. di Nanchino. Egli e tra gli artisti 
cinesi piii celebri. Ha dipinto una « Fuga in 
Egitto », una « Nativita », una « Ultima Cena », 
una <( Risurrezione » e un'« Ascensione ». 



I Salesiani hanno aperto a Beppu una ^lis- 
sione che fiorisce meravigliosaniente. Le Figlie 
di Maria Ausiliatrice attendono alia formazione 
del proprio personale e all'educazione dell'in- 



fanzia abbaudoaata con un'Opera che accoglie 
gia settanta fanciulle ed e molto ben vista 
anche dalle Autorita. Nel nuovo tubercolosario, 
sorto sulle rovine dell'altro incendiato, le in- 
fermiere, che desiderano presto costituirsi in 
Associazione religiosa, svolgono un magnifico 
lavoro. Si aiutano anche con la stampa e con 
versioni in giapponese di pubblicazioni reli- 
giose, che si diffondono assai. 



La Scuola cattolica « Viravit *, diretta dai 
Salesiani a Thamuang consegui a unanimita 
di voti il primo premio nelle passate feste della 
Coslituzione. 

* 

Nel Vicariate Ap. di Shiucow (Cina) recen- 
temente facevano la Professione religiosa le 
prime tre « Annunciatrici del Signore ». Questo 
Istituto, gia vagheggiato dall'eroico Mons. Ver- 
siglia, fu fondato dal suo successore S. E. Mons. 
Canazei. Attualmente esso annovera tre pro- 
fesse e sette novizie. Loro scopo e la direzione 
dei « Giardini d'infanzia », la scuola nelle classi 
elementari, I'istruzione religiosa nei villaggi, 
la direzione dei dispensari e delle Case di ma- 
t emit a. 

In Giappone, con I'aumentare dell'organiz- 
zazione missionaria, aumenta pure il numero 
degli iscritti e iscritte alle Opere pontificie 
missionarie, alle riviste e pubblicazioni mis- 
sionarie riccamente illustrate. L'azione cat- 
tolica missionaria facilita molto la predica- 
zione evangelica e da anche un consolante nu- 
merc di vocazioni all'apostolato. 



Illustrazione d.Ha cop^rtina: Guerriero della Guinea francese. 



Anno XVI . N. 6 - Pnbblicozione mensile TORINO, 1» GIUGNO 1939-XVII Spedizione io abbonamento poslale 

Abbonamento annuo: | ^^ 1'Italia: Ordinario L. 6.20 - Sostenitore L. 10 - Vitalizio L. 120 
( per 1 EsTERo: 1 L. 10 - L. 20 - L. 200 

Direzione e Amministrazione: Via Cottolengo, 32 - Torino (109). 



(Rezzi Oi cooperazione iDissionaria 



La Chiesa cattolica, che muove alia 
conquista del mondo per guadagnarlo a 
Dio, e paragonata a un esercito schierato 
a battaglia. Ecco perche si chiama Chiesa 
militante. 

In questa guerra, con cui tende ad an- 
nientare il dominio di Satana, a strappare 
i popoli al giogo dell'ignoranza e dell'er- 
rore e alia corruzione del vizio per guidarli 
nelle vie della verita e deUa giustizia; in 
questa guerra i Missionari e le Missionarie 
che si sacrificano nelle terre degli infedeli, 
costituiscono I'esercito combattente alle 
frontiere e nelle trincee. Ma per vincere 
una guerra occorre che nelle retrovie e 
neU'interno vi siano quelli che provvedano 
del necessario i combattenti e cioe armi, 
vettovaglie e munizioni. 

Cosi anche nelle battaglie del Signore 
6 necessario che chi possiede il dono della 
fade venga in aiuto di coloro che ne sono 
privi. Ecco un importantissimo lato del 
problema missionario. Per questo, anche 
secondo le direttive dei Romani Pontefici, 
i credenti devono aiutare volentieri e ge- 
nerosamente gl'mfedeli e cooperare alia 
lorb conversione. Ma per far cio bisogna 
fonnar la coscienza missionaria nei cre- 
denti e cioe la coscienza dell'obbligo di 
concorrere alia propagazione del Vangelo, 
obbUgo fondamentale della car ita cristiana. 





.i^y^- 





Essi devono fornire ai Missionari anzi- 
tutto I'aiuto della preghiera, senza della 
quale ogni fatica degli araldi evangelici 
riuscirebbe vana e sterile. Solo il Padrone 
della messe fa fiorire infatti le Opere mis- 
sionarie; soltanto Iddio le incrementa con 
la sua benedizione e con il suo aiuto indi- 
spensabile per ogni risultato nel lavor'o 
missionario. 

I credenti debbono inoltre cercar voca- 
zioni missionarie, indirizzarle alle case di 
formazione e procurare i niezzi di sussi- 
stenza agli aspiranti affinche, dopo il ne- 
cessario periodo di preparazione, essi j^os- 
sano andar nelle Missioni per aiutare i 
Missionari stanchi o animalati, per sosti- 
tuire quelli chiamati all'eternita e lavorare 
con spirito ardente alia evangelizzazione 
degli infedeli. 

In questo modo la cooperazione dei ]\Iis- 
sionari delle retrovie riuscira efficace e i 
lavoratori della vigna potranno conside- 
rare il lavoro, che resta da fare, con fiducia 
che sara fatto a maggior gloria di Dio e 
a salvezza delle aninie. 

Dopo la preghiera, che assicura la di- 
vina benedizione, e dopo il contribute 
delle vocazioni, che assicurano la conti- 
nuita dei Missionari, occorrono generose 



e abbondanti offerte pecuniarie e di cose 
utili alle Missioni. 

A ])roposito di queste ultnne, oi sono 
tante anime veraniente nobili e generose 
che occupano anche il tempo disponibile 
al riposo per confezionare paramenti sa- 
cri e lini per le sacre fiuizioni; cosi che i 
Missionari, privi di tutto, possono presen- 
tarsi nei campi di Missione decorosamente 
vestiti e adornare le povere cappelle di 
suppellettili, che concorrono a rendere at- 
traente la casa di Dio. Lo splendore del 
culto non e certo da trascurarsi, special- 
niente se si pensa che i neofiti restano 
conquisi da esso e che i pagani vengono 
attirati alia Missione non solo dalla carita 
del Missionario ma anche da quanto con- 
corre a rendere attraenti le sacre funzioni. 

E dunque necessario che tutti, e spe- 
cialmente i giovani, sentano il dovere di 
cooperare personalmente alio sviluppo delle 
Missioni con i mezzi che si sono indicati. 
E se qualcuno sentisse la vocazione di 
consacrarsi all'apostolato, vi corrisponda 
con generosita, persuaso che lavorando per 
la salvezza degli infedeli, assicurera anche 
la propria salvezza. 




Solo il Padrone di^... ...v,,.,o la fiorjr 

le Opere missionarie. 



INTENZIONE M1S5I0NARIA PHK GIUGNO: 

Pregare per la grande nioltitudine 
di cristiani, che nell'Africa equa- 
toriale sono mirabilmente guidafi 
ad abbracciar la fede. 

Dalle statistiche si deduce che in uh mino 
di missione si convertirono alia fede cattolicu 
in India 35.000 indigeni, in Cina 70.000 
e nell'Africa centrale 152.000. 

Secondo un altro computo, si pud atfermare 
che ogni Missionario in un anno convert e 
neW India britannica 18 indigeni, in Cina 18, 
nell'Africa centrale 140. In parecchie regioni 
deir Africa centrale, come nel Congo belga, 
)iel Cameram, neW Uganda e nel Kenia, 
raumento di un Missionario iui plica Vau- 
niento di fnille conversioni. ^ 

Come in guerra si desiderano nunierose 
schiere di comhattenti per riportar piii certa 
e gloriosa vittoria, cosl dobbiamo pregare 
affinche si possano mandare niolt.> piii mi- 
nierosi Missionari neW Africa ec/uatorialc: 
percJii- * la niesse e molta ma t^li opcrai so)h 
pocJii ». 



I O. 







— Cuore di Gesu, confido in voi! — questo 
il SQspiro del ragazzo. 




« Ficr di loto » passo in questo mondo ap- 
pena dodici primavere, ma a noi e ai 
suoi compagni superstiti lo unisce indisso- 
lubilmente una rossa traccia di sangue ge- 
neroso. 

II fatto non e di questi mesi; bisogna ri- 
salire al Giappone dell'inizio di questo se- 
colo, quando da alcuni decenni aveva ri- 
preso contatto con la civilta occidentale. 

Per quell'innesto difl&?ile d'idee e di usi 
europei a istituzioni e a mentalita tradi- 
zionali, si era andata formando attorno 
al Missionario un'aria di diffidenza e i po- 



chi cristiani passavano per un manipolo 
di traditori. 

Ma narriamo I'episodio. 



« Fior di loto », dunque, aveva dodici 
anni: esile, lineamenti raddolciti, con la 
faccia di una diafaneita quasi celeste. 

Papa, mamma e la sorella Wang gli vole- 
vano tanto bene. 

La famiglia era cristiana. Nel lungo pe- 
riodo, in cui I'lmpero del Sol levante aveva 



10 



chiuso le porte ai Missionari, i loro ante- 
nati eran gia gregge di Cristo, fedeli agli 
insegnamenti di San Francesco Zaverio. 

Da alcuni anni veniva a visitarli P. An- 
gelo: anzi il Missionario aveva ioro donato 
un bel sacro Cuore, dipinto su tela, senza 
cornice. Dal centro della casa il buon 
Gesu benediceva con il suo divin sorriso 
le loro gioie e le tristezze. 

Quando arrivava il Missionario, i pochi 
cristiani erano in festa. In una di quelle 
visite, P. Angelo consacro la esemplare fa- 
miglia al sacro Cuore. 




Per quell'atto solenne la prescelse come 
un fiore da un'aiuola. Le quattro anime, 
d'allora in poi, si sentirono piir contente: 

« Cuore di Gesia, confido in voi! ». 

Questo il loro continuo sospiro. 



La piccola cristianita, lontana dal Mis- 
sionario e con Jl tabernacolo sempre vuoto, 
si sentiva come spersa tra i lupi. 

I sliintoisti — non tutti, ma un grup- 
petto — si mostravano spietati verso i 
credenti nel Dio d'occidente. 

II capoccia di questa cricca naturalmente 
era Tin-sin, bcnzo roso dall'invidia e dalla 
gelosia. Le sue arringhe — sempre le stesse 
— erano avvelenate di odio: 

« E ccme covarci la serpe in seno il sop- 
portare questi cristiani! Gli spiriti deglij 
antenati vcgliono vendetta ». 

E i fedeli — cioe quella trentina di fa- 
natici — se ne ritornavano a casa sem- 
pre piu imbestialiti. 

Le cose non potevano durare a lungo: sej 
ne accorse anche il Missionario neirultimaj 
visita. Li lascio a malincuore con un triste] 
presagio e, quasi a dividere le responsabilita, 
li pose sotto la protezione del S. Cuore: 

— Gesu, — disse congedandosi, — vi cu- 
stodisca nella vita e nella morte. 

<( Fior di loto » e Wang accompagnarono 
il Missionario sin fuori del paese. 

Era primavera: in Giappone questa star 
gione e smagliante di colori. I ciliegi in| 
fiore diventano una cornice d'incanto alla| 
bianca piramide del Fujiania, die fuma.j 
all'orizzonte. 

Per i due ragazzi questo tramonto era! 
muto, ripieni com'erano del ricordo di Tar-j 
cisio, il bell'episodio die il Padre avevi 
loro narrato. 

— Tarcisio aveva quasi la mia eta.. . — di-1 
cliiaro <i Fior di loto » alia sorella, senza ce- 
lare un sentiiiiento di giusto orgoglio. 

E lo rividero, fratello e sorella, nel sonnoj 
della notte: il Martire romano era bello,} 
luminoso e sorrideva... 



Tin-sin da varie settimane era fuor di] 
se. Si avvide die alcune famiglie paganel 
si univano ai cristiani per la preghiera se- 
rale; niolti anzi non credevano piu nei suoi 
dei e tra la massa sliintoista serpeggiavaj 
un'insofEerenza inesplicabile per tutta la! 
sua canipagna di odio contro i cattolici. 

Wang, I'angelica sorella di «Fior di loto ». 

104 



Ormai il popolo lo diceva apertameiite : 
la pagoda, rispetto alia chiesina cristiana, 
era una sala, o peggio, una bottega affumi- 
cata. 

« Fior di loto » e Wang curavano I'addobbo 
della cappella con I'ardore di due angeli: 
poca roba — rami di ciliegio e fiori — nia 
ci mettevano tutto, tutto il cuore... 

Perdere clienti: ecco la paura del bonzo; 
rimaner solo o con pochi tra le facce serie 
dei suoi dei: ecco il suo incubo. 

Un episodic banale pero gli offri I'oc- 
casione per ritornare alia carica. 

Un mattino nella pagoda trovo per terra 
due o tre idoli fracassati. 

Come sia avvenuto il fatto e un mistero. 
Forse erano stati distrutti da qualclie spre- 
giudicato nemico del bonzo opptire i tarli 
avevano minato le basi di quegli dei di 
legno? Per questo, solo per questo, sulla 
nostra cristianita scocco I'ora delle te- 
nebre. 

II bonzo, trasfigurato da un odio clie lo 
rodeva e da im'invidia che I'infiammava, 
corse dai suoi trenta o quaranta cagnotti. 

II discorso concitato destava piu conci- 
tate ire. 

— A questa sera... — concluse lasciandoli. 
— Al tramonto! 

La colpa naturalmente la riverso .sui 
cristiani. E non deve meravigliare, che la 
caltmnia e I'arma dei nostri nemici! 

«Fior di loto» e Wang nell'ora della con- 
venticola erano in chiesa: I'adornavano per 
la preghiera serale. 

Tra i fiori predominavano i rossi e il pic- 
colo sacro Cuore sembrava starci volen- 
tieri in mezzo a quei colori di porpora. 

Ma quei. sogni di pace e quei sorrisi di 
cielo s'immelanconirono come il create 
aH'appressarsi deli'uragano. 

I pagani fanatici si avanzavano terri- 
bili. 

— Wang... — bisbiglio tremante «Fior 
di lotort. — Corri a chiamare il babbo, av- 
v'isa la mamma; io difendero Gesii! 

Wang proruppe in un pianto dirotto e 
si aUontano. 

A « Fior di loto •> pareva che Gesu non sor- 
ridesse; in quell'incertezza si senti smar- 
rito, solo; sarebbe fuggito, ma poi si vinse 
e si pose sulla porta della chiesa rigido 
come ima sentinella. 

Aspettava la morte. 

Alia mente gli comparve Tarcisio, come 
lo aveva inmiaginato la prima volta in vm 
tramonto di rosa, fulgido, vsorridente. 

Come la prima persecuzione di Nerone, 
cosi tutte le altre sorsero dal risentimento e 
dal livore; compagna delle precedenti, anche 




Perdere clienti: ecco la paura del bonzo. 



questa persecuzione, sconosciuta alia storia, 
brilla nel cielo con i suoi atti d'eroismo. 

A sera il bonzo attendeva. 

II branco dei sicari arrivo alia spicciolata 
uno dopo I'altro. Poi I'arringa coraincio via- 
lenta, calmmiosa: 

— I cristiani! Essi hanno rovesciato dal 
trono i nostri dei. Sorgono 1 'ombre degli 



^05 



avi e non v'^ chi li ricordi; cercano I'mcenso 
che raddolcisca le tenebre di un sonno for- 
zato e per loro non c'6 il profmnato aroma, 
ma per un Dio nemico, si! La vendetta deve 
essere terribile! 

lya schiera fremette, s'agito, grido e tra 
le ixrla, im grido si alzava terribile sopra il 
rumor e: 

« Bruciate, infiammate! ». 



Quando la truppa arrive, la piazzetta 
era quasi vuota. Tre o quattro donne in 
distanza piangevano. I fanatici dinanzi a 
« Fior di loto » rimasero perplessi. 

— Che ci fa quel ragazzo! — urlo rab- 
bioso il bonzo. 

— Via, ragazzo! — grido con un vocione 
d' inferno il piu zelante. — Via! 

E lo scaravento per terra. 

« Fior di loto » batt^ con la fronte su di 
una pietra. Ma il piccolo cristiano si alzo: 
sanguinava, ma non badd al rivolo che gli 
arrossava la faccia e si pose a gridare di- 
speratamente, con passione: 

— Lasciate stare! Uccidete me! Ma la- 
sciate il quadro! 

Visto che quel cuori non si commuove- 
vano, « Fior di loto » si attacco alle braccia 
-di un forsennato piangendo: 

— Non ti abbiamo fatto nulla!... 




Anche il quadro del S. Cuore ora ha la sua cornice. 



— Lasciami, per Buddal 

E lo guar do torvo: gli occhi del bimbo 
eran gonfi di lacrime e il sangue deUa fronte 
sul pallore della faccia lo trasfigurava. 

— Vattene, cane! — E con un bastone 
lo colpi. 

II fanciullo piombo abbattuto. 

II sicario, come se si trovasse di fronte 
a una nuova realta, si senti stranamente 
commosso alia vista del ragazzo agoniz- 
zante. Si pose a correre impazzito: era 
omicida! 

Con lui, presi da panico, fuggirono i vi- 
cini, gli altri, tutti! 



Egli e in Cielo. 

Lo dice il sorriso del sacro Cuore, che 
veglia presso la testa fracassata del Mar- 
tire. 

Anche il quadro del Redentore ora ha 
la sua cornice. 

E) stata tratta dal grosso bastone che 
colpi « Fior di loto »; qua e la essa e chiaz- 
zata di sangue. 

Le quattro assicelle I'ha inchiodate il 
padre piangendo di commozione. 

Ma anche lui si e calmato, vinto dalla 
pace sovrumana che fascia il piccolo cada- 
vere. 

Nella piazzetta della chiesa intanto si 
svolge ima scena muta, commovente: pas- 
sano i cristiani e nel sangue generoso in- 
tingono pannolini che conserveranno come 
reliquie. 

E) sera: il cielo e una retata di stelle. 

AlvFA. 

ABBONATI SOSTENITORI 

G. Gambigliani - G. Tremolada - C. Oliva - 
M. Favaro - Direttrice Alba - P. Passoni - 
S. Calloni - C. Ladetto - A. Rossi - A. Tosatti - 
G. Pennacchi - G. Sabattini - A. Toiinini 
Mons. L. Vigna - C. Calcauda - R. Bestetti - 

F. Rassiga - G. Corti - F. Vago - M. Lovati - 
E. Ghirardini - V. Tosetti - A. Dott. Averini - 
Ispettrice Padiva - Contessa Collobiano - A. Ra- 
nieri - G. Silvestri - M. Dell'Orto - Sorelle Ales- 
sio - Sac. F. Bordin - G. Ceriotti - G. Boetti - 
R. Francini - C. Lanzani - M. Camerini - E. Luc- 
chini - C. Ceriotti - L,. Monfrinotti - Direttrice 
Diano d'Alba - A. Rosso - G. Bosco - C. Mo- 
randi - E. Piombo - V. Simon - Sac. E. Corradi - 
C. Zannoni - M. Castelli - Famiglia Camisassa 
Pratelli Ajardi - G. Bozzo - T. Strani - A. Chesi - 
R. Chiarla - P. Zarri - P. Rey - G. Vadorini - 

G. Nerini - O. Carmagnola - G. Sigona - L. F. 
Mangoni - O. Venturelli - E. e G. Venturelli. 



/o6 




Un giardino di the e le sue coltivatrici. 



lln* importante piantagione 



L'Assam, regione singolare per la sua 
bellezza natvirale, per la fertilita del suolo 
e I'abbondanza del prodotti, e anche ca- 
ratteristica per la sua flora. La coltiva- 
zione del the costituisce la ricchezza di que- 
sta privilegiata regione. Numerosissime son 
le tenute di the, chiamate « giardini », che 
si estendono su vaste aree in pianvira o sui 
pendii delle coUine. Attraversando I'As- 
sam in ferrovia, si puo aver un'idea dell'im- 
portanza di queste coltivazioni, che richie- 
dono molto lavoro. Generalmente quest a 
pianticella raggiunge un metro e mezzo di 
altezza. Per crescere florida, ha bisogno di 
terreno sgombro da certe piante: le pian- 
ticelle di the devono distar circa mezzo me- 
tro le une dalle altre. Le tenere foglie, rac- 
colte in grandi cesti, vengono port ate alia 
fabbrica, dove si famio seccare artificial- 
mente. 

II merito di avere scoperta I'origine as- 
samese del the spetta a Roberto Bruce, 
che nel 1823 pote ottenere dal capo tribu 
dei sinphos esemplari di questa pianta. 



Quasi contemporaneamente il signof Gordon 
esportava dalla Cina altre 20.000 piante 
di the per trapiantarle in Assam, ma esse 
non attecchirono. Invece il Bruce constato 
che le pianticelle avute dal capo tribvi da- 
vano ottimi risultati. Egli scoperse pxxre 
in Assam larghe estensioni di terreno, nelle 
quali il the cresceva spontaneamente flo- 
rido. AUora s'inizio la sua coltivazione ra- 
zionale, che tocco I'apogeo nel 1866. Dal 
1870 in poi I'industria progredi ed e tuttora 
sempre in fiore. 

Attualmente in Assam si coltivano oltre 
mille « giardini » di the: essi offrono mio 
spettacolo lussareggiante e piacevole alio 
sguardo. 

Ogni direttore di piantagione deve avere 
anche una scuola e un dispensario. I la- 
voratori sono in maggioranza immigrati dal 
Chotanagpur. Fra di essi si annoverano 
ben 25.000 cattolici. 

D. G. Dai, Broi 

Miss. sal. 



7 0/ 



^Umu cuUm^ edceic 




L'incantatore non avrebbe mai ucciso il serpente.. 



Da parecchio tempo si andava dicendo, 
in casa, di aver visto girare un grosso ser- 
pente cobra, detto anche « serpente del 
minuto » perclie il suo morso causa la morte 
irmnediata. Purtroppo non ne mancavano 
• le prove, che nn giorno trovammo morto 
un bel cerbiatto che ci avevano regalato; 
altra volta un'anitra, morta anch'essa in 
modo misterioso; in seguito vedemmo pro- 
prio il serpente stevSso awiticcliiato alia 
gamba di un bue, che pascolava tranquil- 
lamente nel prato attiguo al giardino. Si 
pud itnmaginare la nostra preoccupazione, 
tanto piu die, proprio va. quel prato, anda- 
vano le fanciulle dell'orfanotrofio alia sera 
per la loro ricreazione! 

I^a Direttrice penso di chiamare un in- 
cantatore di serpenti, il quale, al suono della 
sua piva, avrebbe attratto e poi ucciso il 
cobra. Ma ci dissero invece che l'incan- 
tatore non I'avrebbe mai ucciso quel ser- 
pente, perche il cobra e considerate come 
una divinita; e che quindi I'uccisione I'a- 
vremmo dovuta fare noi. A ogni modo si 
chiamo l'incantatore, che per venire attese 
il giorno propizio, secondo le sue supersti- 
zioni. 

Spimtato finalmente questo tal giorno 
felice, I'uomo giro tutto il nostro recinto 
suonando il suo strumento e cercando nelle 
tane formate da buchi rotondi del diame- 
tro di sei o sette centimetri. Dopo aver 
suonato e cercato per circa tre ore, sotto 
un sole ardentissimo, ecco un leggero fru- 
scio fra gli sterpi, e subito dopo la com- 
parsa del terribile cobra che, attratto ir- 
resistibilmente dalla musica, si avvici- 
nava lentamente. Prima pero che l'incan- 
tatore potesse prenderlo, il serpente en- 
tro in tm buco e disparve. L'aiutante del- 
I'incantatore comincio a zappare intorno 
alia tana, mentre l'incantatore stesso in- 
troduceva un bastone di ferro negli altri 
buchi. Forse, e ne ringraziamo il Signore, 
il serpente fu colpito al capo, perche non 
fuggi, e l'incantatore, scavando ancora, 
pote afferrarlo per la coda e trarlo fuori. 
Lo tenne per un po' sospeso per la coda, 
lontano il piu possibile dalla persona; sicche 
il serpente, lungo circa un metro e mezzo, 
ondeggiava nell'aria, tentando, ma inu- 
tilmente, di mordere. Dopo averlo stordito 



I 08 



(4%^ X€t4^(i^ 4tC4ii(l 



con un buon colpo di bastone, rincanta- 
tore lo getto per terra, gli passo longitu- 
dinalmente il bastone fin quasi sulla testa; 
gli prese il capo fra le mani e, apertagli 
la bocca, gli ruppe il terribile dente vele- 
noso. Solo allora tutti i presenti, che erano 
rimasti per parecchi minuti con il respiro 
sospeso, ne trassero uno di soUievo e av- 
vicinatisi poterono anmiirar la bellezza, 
per quanto poco attraente, del rettile, che 
era striscjava ai pledi, non del tutto inno- 
cuo, ma orniai disarmato. 

L'incantatore riprese a suonare la piva 
e il ssrpente coniincio ad alzar la testa; poi 
si drizzo un po' di pm, dondolandosi leg- 
germente e firando fuori di tratto in tratto 
la sua lingua biforcuta, nientre gonfiava 
il collo in mcdo strano, facendolo diven- 
tare come una borsa larga ed appiattita, 
sulla quale si distingueva riettamente di- 
segnato un paio di occliiali. Cosi per un 
po' di tempo; poi l'incantatore lo prese 
nuovamente per la coda e lo espose alia 
curiosita delle ragazze della scuola, accorse 



a vedere un simile rettile, non tanto facile 
ad avvicinare. 

Si trattava ora di pagar l'incantatore e 
di uccidere il serpente; l'incantatore vo- 
leva portarselo via per ammaestrarlo, e la 
Direttrice, invece, voleva metterlo nello 
spirito e conservarlo nel museo scolastico. 
Dopo un po' di discussione, si convenne 
che l'incantatore avrebbe ucciso il serpente; 
ma siccome diceva die cio sarebbe stato 
pet lui un grosso peccato, cosi la Direttrice 
gli avrebbe dato qualche soldo in piu come... 
assoluzione! Accetto; ma prima di ucci- 
derlo, prese dei peli di animale, li passo 
tre volte sul dorso del rettile, poi raccolse 
per tre volte dal disotto del suo calcagno 
un pizzico di terra e glielo getto sulla testa 
mormorando alcune parole, con le quali 
gli chiedeva perdono dell'atto die stava 
per fare; e finalmente con una mazzata 
sulla testa, lo uccise. 

Una Figlia di Maria Aiisiliatrice 
Missionaria a Vellore (South India) . 








I terribili cobra, incantati dal suono delle pive, danzano dinanzi agli incantatori. 



log 







il> g ^t— .vV 










Si dedicano all'irrigazione dell'orto. 



Caratteristico, in Giappone, il grido dei 
monaci buddisti, che al mattino vanno alia 
questua. 

Immaginatevi una fila Indiana di in- 
dividui con un largo cappello di bambu in 
testa e con un bastone ricurvo nella destra, 
che gridano a squarciagola: Ah! Ah! Ah! 

All'udir quelle ^^oci, i fedeli escono di 
casa e versano nella borsa, che i monaci 
portano appesa al petto, i generi piia sva- 
riati, quali farina, riso, fiammiferi e frutta. 

— Chi sono questi monaci buddisti? — 
domanderete voi. 

Sono monaci per modo di dire, che abi- 
tano nei conventi e vivono in silenzio se- 
guendo certe regole tutt'altro che disprez- 
zabili. 

Uno dei conventi buddisti piii impor- 
tanti del Giappone e quello di Ohaku-san 
dell a sett a Zen. Ecco il loro orario mona- 
stico: 

Si alzano alle quattro antimeridiane e 
si applicano subito ai lavori manuali; pu- 



lizia dei pavimenti, irrigazione dell'orto, 
coltivazione dei campi. Alle sei, colazione. 
Mezz'ora dopo, preghiere e meditazione 
nel gran tempio. Alle sette, il superiore 
ritorna alia propria dimora, mentre gli 
altri si dispongono in piccoli gruppi per i 
diversi templi, dove pregano e meditano. 
Alle otto, alcuni monaci mendicanti escono 
alia questua. Un tempo uscivano ogni 
giorno, ma poi il Governo ha limitato la 
questua ad alcuni giorni per settimana. 

A mezzogiorno, al suono di una speciale 
campana, i monaci si recano in proces- 
sione al refettorio, portando ciascuno la pro- 
pria scodella. Prima pero di cominciar a 
mangiare, ognuno per regola ritira dalla 
sua scodella sette grani di riso, che oiTre 
agli spiriti invisibili invocandoli. I monaci 
mangiano, in silenzio, pivi o meno sempre 
gli stessi cibi; mai carne o pesce. Ciascuno 
poi lava da se la propria tazza; quindi ri- 
cevono le istruzioni speciali che fissano i 
diversi lavori, a cui dovranno attendere. 



112 



Alle sei, un po' di cena. Alle sette, nientre 
gli altri sono nei diversi tempietti, i piu 
anziani si ritirano nella sala delle medita- 
zioni. Ouesta sala e un edificio speciale, 
-che ha nel mezzo una grande statua di 
Budda. AU'intorno stanno seduti i bonzi 
in contemplazione. II superiore propone 
un tema e gli altri devono meditare. An- 
che la posizione per la meditazione e sta- 
bilita. Bisogna sedersi con le gambe in- 
crociate davanti, in modo da mettere il 
piede destro suUa coscia sinistra e il si- 
nistro sulla destra. Ouesta posizione e ol- 
tremodo dolorosa speciahnente per i prin- 
cipianti. Bisogna poi che la veste e la cin- 
tola non siano troppo strette e si adattino 
alia persona con una certa sinimetria. Si 
deve inoltre metter la mano destra con la 
palma in su, sul polpaccio della gamba 
sinistra; il dorso della mano sinistra nella 
palma della destra e tenere i pollici in ma- 
niera die le loro estremita si tocchino. Si 
deve tenere il corpo ben diritto, senza pie- 
garsi ne a destra ne a sinistra, ne avanti 
ne indietro. Le orecchie devono essere rien- 
tranti verso le spalle e il naso diretto verso 
il ventre; applicare la lingua alia volta 
del palato e tener ben chiuse le labbra e 
i denti. Bisogna poi tener gli occhi aperti 
e respirare normalmente per le narici. Si 
tira quindi im profondo respiro; e, dopo 
aver constatato die il corpo sia veramente 
ritto, si comincia a dondolarlo leggermente 
a destra e a sinistra. Si puo cosi librarsi 



alia contemplazione di cio che sorpassa 
I'intelligenza! 

Ouesto e il metodo di meditazione che 
insegnano i maestri buddisti. Tuttavia 
sotto questa esteriorita e severita di regole 
quanta miseria sta cliiusa in quel conventi! 
Oggi i bonzi non sono diversi da una volta. 
In passato quei conventi non erano die 
raduno di individui i quali, nascondendo 
sotto la tonaca le armi, si davano a guerre 
sanguinosissime, oppures'immergevano nella 
pill ributtante corruzione. Se ora non fanno 
piu guerre, la loro condotta privata pero 
non e cambiata. 

Un fatto recente, die non riguarda la 
setta Zen a cui alludo sopra, ma che di- 
mostra pero quanto in basso sia il buddi- 
smo. Nel 1934 si doveva far la consacra- 
zione del nuovo sommo pontefice della 
setta Shin. Vi erano vari grandi bonzi che 
pretendevano di diritto I'onore di celebrar 
la funzione. La cosa giunse a tal punto, che 
dalla discussione passarono agli alterchi 
e di qui alle botte, che si diedero ben sode 
gli uni gli altri. Parlando poi del fatto con 
i giornalisti, uno di quei bonzi disse: 

— Noi cerchiamo di fare le cose il piii se- 
riamente possibile, ma quando non si puo 
veniamo alle mani! 

Ecco la serieta buddista! 

Bisogna pregare e pregar molto afl&nche il 
Signore apra gli occhi a tanti poveri infelici. 
D. Cari<o Arri 
Missionario salesiano. 




I monaci si recano in processione al refeltorio. 



^^3 




NIDIA 



SUPERSTI 





Come gia Romolo e Remo attribxiivano 
tanta importanza al volo degli uccelli per 
scegliere il luogo della fondazione di Roma 
e gli aruspici facevano stupire Cicerone 
per la loro serieta pure quando due di essi 
s'incontravano per le vie di Roma; cosi 
pure questi popoli idolatri dell'India non 
sono da meno degli antichi nel credere agli 
auspici, alle formtde magiche e a tutto 
cio che presenta alcunche di misterioso e 
di anormale. 

Formule magiche: Jadu - Manfra, 

La stessa fervida e strapotente fantasia 
Indiana che ha chiamato « Ganga-Mata » 
(Madre Gange dei viventi) rimmenso Gauge 
nel quale si ritoma dopo la morte con il get- 
tare i cadaveri o le loro ceneri ancora fu- 
manti dentro le sue onde torbide; che ha chia- 
mato Brahma-Putra (Piglio di Brahma) il 
fiume sacro dell'Assam; che ha divinizzato 
i fuochi e gli incendii delle jungle e delle bo- 
scaglie nonche le bufere ed i monsoni impe- 
tuosi che scuotono I'Oceano indiano e scor- 
razzano con furia vertiginosa per il conti- 
nente; tale fantasia ha pure creato attorno 
a se un altro mondo fittizio e immagina- 
rio in un caos di mister lose forze e occulte 
potenze, che sono da propiziarsi, allonta- 
narsi o neutralizzarsi per mezzo di oppor- 
tvme manipolazioni. 

Sono ritenuti fortunati e temibili coloro 
i quali conoscono delle formule magiche 
o « mantra », a cui si attribuisce il potere 
di cvirar malattie oppure di farle piombare 
addosso a qualcuno. Queste formule ven- 
gono insegnate da padre in figUo e cosi 
tramandate di generazione in generazione. 
II figlio, che sta per ricevere dal padre la 
« mantra », deve prepararvisi con uno spe- 
ciale regime di vita; poi, quando capita 
im eclissi totale di luna, entrambi vanno 
presso un dato pozzo o corso d'acqua nelle 
vicinanze di una pianta ritenuta sacra per- 
che abitata da uno spirito. 

Cola prendono il bagno e stanno nell'ac- 
qua finche dura I'eclissi, mentre alio stesso 
tempo continuano a ripetere alternativa- 
raente le formule, die il figlio dovra impa- 
rare a memoria e guardarsi bene dal ri- 
velarle a cliicchessia; altrhnenti perdereb- 
bero tiitta la loro virtii. 

Gli scongiuri. 

Dice pero il proverbio: «Fatta la legge, 
trovato I'inganno... ». Come tutti gli altri 
mortali, che amano cio che puo arrecare 
del bene e temono cio che prociura del male, 



114 



cosi pure gli Indian! han trovato delle 
« contro-formule » degli antidoti o medicine 
che possono annullare I'efEetto funesto delle 
« mantra » cattive. 

Fortiinato chi conosce degli sconginri 
benefici e potenti da contrapporre a quelli 
pemiciosi! 

15 qualcimo infermo di malattia non co- 
mune? Si sente forse preso da malore im- 
prowiso? Gli si apre una piaga nel corpo? 
Pensasenz'altro che il tale o il tal altro abbia 
scagliato ima maledizione contro di lui. 
Amur sottru amake ban mariacce! (Un mio 
nemico ha scagliato una maledizione con- 
tro di me!). Questa e la frase che udii pa- 
recchie volte dalle labbra di qualche pa- 
gano hindii. Qualcvmo si rifiutava persino 
di essere cvirato, tanto era convinto che le 
medicine dell'europeo fossero inefficaci con- 
tra le terribili « mantra » dei nemici indiani. 
Riuscii vma volta a guarirne uno dicendogli 
che la medicina, che gli somministravo, era 
nientemeno che una: lol-eora, (Acqua-letta) 
ossia acqua su cui avevo letto le mie... 
formule magiche; e dovetti ancora con- 
vincerlo rileggendo con tutta serieta su 
di essa vm brano di vm vecchio orario fer- 
roviario, che tenevo nella cassetta dei me- 
dicinali! 

Persino certi giorni della settunana sono 
nefasti e porterebbero il malaugurio a chi 
facesse un dato lavoro. Sarebbe ben dif- 
ficile convincere un hindii a tagliar canne 
di banibu nel bosco il giomo di martedi, 
perche esso e mi giomo di Omongol ossia 
funesto. 



Gli 



ilefi. 



In mezzo a tanta varieta di sortilegi, 
maledizioni e disgrazie, il povero pagano 
crede di aver trovato la protezione e il 
farmaco infallibile negli amuleti e talismani. 
Questi Kabac sono il pivi delle volte con- 
fezionati e venduti dai bramini e dai fa- 
kiri e consistono in ciocche di capelli at- 
torcigliati come corde, in figurine di qual- 
che diavolo o divinita tracciate sopra un 
pezzo di carta piegato in fogge bizzarre, 
pezzetti di legno o unghie di pipistrello 
che vengono appese al collo e persino pic- 
cole teche di rame ripiene di certe foglie 
o sementi che si appendono ai fianchi o 
al polso. 

Alcimi piu fanatici e creduloni se li fan 
persino conficcare nell'avambraccio o nelle 
coscie e con questi amuleti in corpo cre- 
dono di avere acquistata I'invulnerabilita 
oppure qualche dote speciale. 

In uno dei miei primi giri missionari 




Un^mio nemico ha scagliato una maledizione. 



J^5 



per i villaggi dei pagani, ero stupito di in- 
contrare tanti bambini con il capo ben ra- 
sato e unto di olio, con gli occlii cosi orlati 
di nerofiimo e il corpo cosi impiastric- 
ciato di geroglifici die sembravano tanti 
mostricciattoli. II fedele catechista mi spiego 
che tutto questo apparato era nientemeno 
die per scacciare il malocchio e le maledi- 
zioni che potevano piombare sul bambino. 

Tutto sommato, quelli invece che si ri- 
dono degli scongiuri e dei talismani sono 
i bramini ed i fakivi die speculano sull'i- 
gnoranza e sulla credulita di tanti poveri 
Indiani e vivono a loro spese. 

Ouanto deve destare la nostra piu viva 
compassione questo misero mondo pagano 
die, pur dibattendosi tra le spire del Ser- 
pen te infernale che lo tiranneggia e lo 
opprime, tuttavia lo adora e lo serve cie- 
camente! 

Come dobbiamo apprezzare sempre pivi 
« la Verita che tanto ci sublima », questa 
Fede die ci fa figli di Dio eredi del Para- 
diso! Dobbiamo quindi aiutare il Missio- 
nario e cooperare con la preghiera, I'obolo 
e il sacrificio, alia liberazione e alia feli- 
cita di tanti nostri simili. 

Sac. U. Marocchino 

Missionario - Krishnagar {Bengala). 



Una data storica nella 

Missione salesiana 

del Giappone. 



La domenica 19 marzo u. p. segnava per la 
storia della nostra cara Prefettura Aposto- 
lica una data memorabile e die determina 
la posa di quella prima pietra spirituale 
die, a seconda della volonta di Dio, se- 
gnera il veto inizio della diocesi indigena: 
voglio alludere alia consacrazione del primo 
prete giapponese della nostra Missione. 

Nell'assistere alia funzione, mentre dal 
piu profondo del cuore ringraziavamo il 
Signore per il dono prezioso concesso alia 
nostra Missione, il pensiero di nci tutti 
volava agli zelanti Missionari delle Mis- 
sioni estere di Parigi, die dopo il doloroso 
periodo delle persecuzioni, ritornati alia 
terra dei Martiri, dopo avere scoperto i 
discendenti dei vecclii cristiani a Naga- 
zaki, vollero ricostruire su salde basi la 
Chiesa cattolica in Giappone incomin- 
ciando dalla formazione del clero indigene. 

Fin dagli inizi del nostro lavoro, pro- 
curammo cercar vocazioni indigene e di 




I bramini e i fakiri speculano sull'ignoranza e sulla credulita di tanti poveri indiani. 



JI6 




Si pu6 iminaginar lo svolgersi delle altre modalita della festa. 



niettere le basi del nostro piccolo Seminario. 
Dio solo conosce le dilEcolta, le disdette, gli 
, insuccessi, gli sbagli dei primi tentativi. Sa 
il Signore il dispendio di forze, di personale, 
di mezzi: ora siamo incamniinati suUa via 
sufl&cientemente battuta e domandiamo al 
Cielo solo biione vocazioni indigene e la per- 
severanza delle medesime, disposti a in- 
tensificar fino alia morte la vita di sacri- 
ficio e di responsabilita per questa impor- 
tantissima fomiazione del clero indigene, 
voliita dalla Chiesa e indispensabile per 
lo stabilirsi della Chiesa nella zona a noi 
affidata. E questo anzi il fine della Missione; 
e questo il nostro primo dovere, e necessita 
urgente per accelerare il ritmo delle con- 
versioni, per salvaguardare il lavoro com- 
piuto dagli inimani sforzi dei Missionari 
precedenti e dei nostri nel caso die avve- 
nimenti politici determinassero un esodo 
forzato. B anche I'omaggio clie la nostra 
prefettura vuol rendere a S. Pietro Ap. per 
il clero indigeno nell'anno giubilare dcl- 
rOpera stessa, iniziato proprio quest'anno 
nello scorso i8 gennaio. 

Mons. Breton, delle Missioni estere di 
Parigi, Vescovo di Fiikuoka, sempre pronto 
ad accorrere paternamente in aiuto dei po- 



veri figli di Don Bosco, tenne solenne- 
mente il sacro rito, presenti la massinia 
parte dei Missionari, i parenti del nuovo 
sacerdote, tutta la cristianita con rappre- 
sentanza delle cristianita vicine. Presta- 
rono inappuntabile servizio per lecerimonie 
e per il canto i nostri cari seminaristi di Mi- 
yazaki, clie santamente invidiavano il loro 
primo sacerdote e, si sentivano con'"emiati 
piu intensamente nella loro vocazione. Si 
piio immaginar lo svolgersi della altre mo- 
dalita della festa alia salesiana, pervase di 
quella pura gioia clie sprizzava dal volte, 
dalle parole, dalle manifestazioni di tutti. 
II Signore in altra sede, a Tokyo, ci ha rega- 
lato un altro dono inagnifico nella consa- 
crazione sacerdotale del nostro confratello 
Dal Fior e in quella di cinque Suddiaconi. 
In mezzo alle difficolta, alle ansie e agli 
sforzi per I'apostolato, queste sono ondate 
di frescura, clie faiuio del bene. Sono sti- 
niolanti efficaci, frustatine eccitanti al bene, 
a proseguire nel lavoro, a corrispondere 
alia grazia cosi regalmente generosa del 
Signore. 

Mons. ViNCENZO Clmatti 
Prefetto apostolico di Miyazaki. 



I IJ 




ROMANZO DI E. GARRO 



Disegni di D. Pilla. 



Capitolo V 

Nel covo del Dragone. 

Quando I'alba imbianco I'aria, e le niivole 
vaganti all'orizzonte si tinsero di porpora e 
d'oro, la natura parve ridestarsi al riverbero 
del crepuscolo. L'acqua corrente del « Fiume 
delle perle », rispecchiando il cielo luminoso, fu 
piena di tremolanti barbagli, e la giunca nera, 
con le sue grandi vele di stuoia, spicco contro 
la chiarezza dell'acqua e il biancore del cielo. 

Allora Tan-yd aperse le palpebre e recito la 
preghiera del mattino. Poi si niosse. 

I pirati avevano avuto ordine di non mole- 
starla, sicchd ella pote tranquillamente contem- 
plare da una parte e dall'altra le sponde ri- 
vestite di verdi boscaglie, le colline su cui emer- 
gevano pagode dal tetto di porcellana; osservo 
i ruscelli che sfociavano nel fiume, gli uccelli 
variopinti che volavano cantando. 

Le sponde apparivano deserte di abitanti: 
solo qua e la rare casette di campagnuoli o di 
pescatori spiccavano tra i boschi e i campi, e di 
tratto in tratto qualche canto di gallo fendeva 
I'aria mattutina. 

AUorche comparve il sole la giunca fu fatta 
accostare a una delle sponde, la dove il iiu- 
me, in un piccolo gomito, formava come un 
minuscolo golfo. II luogo era assolutamente 
deserto, e i pirati, fermata I'imbarcazione, co- 
minciarono a sbarcare e a trasportare a terra 
il bottino rapito. Anche « Luce d'aurora » scese 
a terra. 

— Ci fermiamo qui? — domando a un pi- 
rata. 

— No. Adesso andiamo a WU-ciou e di li a 



Yue-scian, il monte della luna, dov'e il nostro 
villaggio Cohn-cian. 
— ■ C'e molta distanza? 

— Una giornata di cammino. 

Tan-yi sospiro pensando che si allontanava 
sempre piu dal luogo natio e dal fratellino, che 
aveva lasciato laggiii e di cui ignorava la sorte. 
Fece tuttavia atto di rassegnazione alia vo- 
lonta di Dio, fiduciosa nella Provvidenza. 

Mentre una parte dei pirati sbarcavano i 
sacchi e le casse, un'altra, che formava un drap- 
pello armato, si era allontanata verso una ri- 
saia. Torno qualche ora dopo, spingendo innanzi 
dei muli e dei coolies, ossia facchini. 

Gli uni e gli altri furono caricati, e, formata 
una lunga fila Indiana, a un fischio di Long, la 
carovana si mosse su per un sentiero tagliato 
nel terreno giallo che s'inerpicava tra una ca- 
tena di colline boscose. 

La giunca rimase li nascosta, con tre o quattro 
di guardia. 

Cammina, cammina, il sole comincio a dar- 
deggiare, e i portatori ad ansimar e a gocciolare 
sudore. 

— Ancora due ore! — diceva qualcuno di 
essi. 

— Perche due ore? — chiese « Luce d'au- 
rora » accostandosi a uno curvo sotto un pesante 
sacco. 

— Due ore fino a Wii-ciou. 

— E poi? 

— 15 dopo noi ritorneremo indietro. Non vo- 
gliono che andiamo piii in la. 

— Perche? 

— Perche non desiderano che si conosca il 
loro rifugio. 

— Ma io lo so. E; Cohu-cian. 



ii8 



— Nessimo 
paese. 



h;i niai udito iiuailuui 



— H vri siete obbligati a portare i loro sa-jchi: 

— E il nostro mestiere. Ma ci hanno pagati. 
Abbiamo fatto i patti prima. 

— E se non vi avessero pagato? 

— Li avremmo accusati al mandarino. Cosi 
fingiamo di ncn sapere che sou pirati. 

— Tu come ti chiami? 

— Toe ill. 

— Sai dove si trova il villaggio di Koii-poiig? 

— Si. 

— Fammi nn piacere, Tociii! lo son di quel 
villaggio e mi chiamo Tan-ye. Sono stata por- 
tata via di la da questi pirati, che hanno ucciso 
i niiei genitori. Recati, appena puoi, da quelle 
parti, e se trovi un ragazzo di nome Cieng, 
in una delle prime case, digli che io, sua sorella, 
sont) viva e godo di una certa liberta in mezzo 
a questa gente; digli che coniidi ncl Signore e 
che mi aspetti con fiducia. perche un giorno 
ritorne'ro a lui. Lo farai, Tociii? 

— Lo faro. ^la adesso sta' zitta, perche c'e 
uno che ti guarda e sospetta qualche cosa. Anzi, 
e meglio che ti allontani... 

La giovane rallento il passo e si accompaguo 
I'on quelli che seguivano 

Intanto erano arrivati suUa cresta della col- 
lina. II « Dragone » fece fermar tutti per dare 
riposo e rancio. Di lassii si godeva un vasto 
panorama; si . vedeva nella valle sottostante la 
ritta di Wu-ciou, con le mura quadrate fian- 
cheggiate da torri, i sobborghi attorno alle porte 
e la moltitudine di tetti simili a tanti baldac- 
chini, quale piu alto quale piii basso, in una di- 
sordinata varieta. 

La discesa fu pin facile e quindi piu svelta. I 
pirati, che avevano preso I'apparenza di gente 
tranquilla di ritorno dai propri affari, cammina- 
vano contenti del bottino fatto, iiancheggiando 
o seguendo i muli e i portatori. La carovana 
non si era pero messa per la strada principale 
che si dirigeva alia porta est della citta. ma 




per ui; ijil.'ir;. (.u.-.;'i nasjosto ch:j giravii r.c'.iM 
valle attorno alia me.lesima. I pochi passanti 
che fucoatravano, si fermavano per lasciarla 
passare, indovinando facihnente dai volti truci 
e dalle arnii che razza di gente la formassero, 
e, per timore, taluno salutava e abbozzava un 
sorriso, dicendo in cuor suo: — Alia larga da 
costoro! 

Ouando furono in basso, ci fu uu'altra sosta, 
e i coolies, deposto il carico, si congedarono. 
II portatore Tociii rivolse uno sguardo d'intesa a 
Tan-ye che, con gli ocelli e con I'atteggiamento 
supplichevole, gli ricordo la promessa. 

I muli dovettero tuttavia lasciarli: forse cio 
era nelle condizioni del patto, e appuuto queste 
povere bestie vennero doppiamente caricate e 
spinte per un altro sentiero. ]Mentre la carovana 
s'inoltrava nel nuovo cammino, alcuni pirati 
si diressero invece alia citta per farvi delle 
provviste. e raggiunsero in seguito il grosso 
della comitiva. 

A poco a poco la strada diventava scmpre piu 
aspra e solitaria, poi saliva e s'internava 
in un'altra catena di coUine rocciose e selvagge. 
La maggior parte dei pirati erano stanchi, e 
camminavano automaticamente, spingendo ogni 
tanto innanzi lo sguardo nella speranza di scor- 
gere la meta. 

— E ancora disiante Cohii-ciau ? — chiese 
Tan-ye. 

— Dielro quel dirupi... — le fu risposto. 
Ora il sentiero serpeggiava incassato fra alte 

rocce, inva.so gia dalle ombre della sera, mentre 
le sommita apparivano tuttavia illuminate 
dagli ultimi raggi del tramonto. II « Dragone » 
aveva srelto bene il suo covo. Quel sentiero 
con poca guardia poteva essere sorvegliato e 
difeso contro qualsiasi numero di assalitori. 
A un tratto « Luce d 'aurora i> udi un grido 
giulivo partir dalla testa della carovana, grido 
che audo propagandosi ripetuto di l)occa in 
bocca: 

— C"liii-ciaii.' 

II villaggio dei pirati era in vista. 
Tan-ye guardo anch'essa sul breve spiazzo 

sottostante che si allargava tra gli anfratti. 
Non meritava davvero un grido di gioia quel 
sudicio ammasso di casupole dai tetti con le 
tegole rotte, dalle iinestre a cui s'affacciavano 
donnacc e, dalle viuzze dove ruzzavano insieme 
nella fanghiglia bambini e niaiali. ]Ma li quella 
gente uveva la propria casa, la propria famiglia. 
e. si .sa, <• a ogni uccello suo nido e bello! ». 

(Coii/inua). 



Tan-ye guardo anch'essa sul 
breve spiazzo sottostante... 



// (J 



OFFERTE PERVENUTE ALLA DIREZIONE 



India sud. — P. Molinari (Medina) pei nomi 
Pia, Maria. - Coniugi Daniele Giuseppe Magni 
(Monza) pel noma Daniele Giuseppe. 

Krishnagar. — M. Scala (Magenta) pel nome 
Vittorio Giuseppe Giovanni. - V. Rana (Casalpu- 
sterlengo) pel nome Paolo Piet.ro Battista. - M. Vaia 
pel nome Giovanni Bosco. 

Orinoco. — R. Alessio (Torino) pel nome Anna. - 
Bambino Avondento Attilio Giuseppe pel nome 
Attilio Giuseppe. - M. Magnano (Trento) pel nome 
Maria Domenica. - E. Penna (Solero) pel nome Carlo 
Luciano. - A. e V. Ferrari (Tarcento) pel nome Ma- 
rio Pio Giovanni. 

Patagonia. — E. Delugan (Alessandria) pel nome 
Maria. 

Porto Velho. — M. Feliciani (Villa S. Angela) 
pel nome Marella. - Cattaneo (Forcola) pei nomi 
G is el da, Alfredo. 

Rio Negro. — C. Bertotto (Torino) pel nome Se- 
bastiano. - A. Caminati (Treviglio) pel nome Geno- 
veffa. - A. Dal Sasso (Schio) pel nome Assunta. 

SiAM. — Sorelle Moreschi (Bergamo) pei nomi 
love, Ester. - R. Bisio (Genova) pel nome France- 
sco. - R. Ingignoli Pe'dotti (Cuggioni) pel nome Ric- 
cardo Giuseppe Antonio. - M. Mechini Perino (Asti) 
pel nome Giacomo. - Famiglia Parolini (Lanzada) 
pel nome Maria. - A. Castiglioni (Busto Arsizio) 
pel nome Piera. - M. Severi (Veggia) pel nome Cladia 
Giovanna. - Famiglia Gabriele (Matri) pel nome Giu- 
seppina. - Prof.a B. Stoppa (Cuneo) pel nome Ca- 
rolina. - Istituto salesiano (Montodine) pel nome 
Lucia Ceriani Baroni. - G. Colomba (Milano) pel 
nome Giovanni Cherubino. - D. A. Ferrari (Bagno) 
pel nome Vittorio. - L. Satta (Villamar) pel nome 
Speranze. 

Assam. — A. Rosso (Alassio) pel nome Alice. - 
C. Casanova (Pontetresa) pel nome Giuseppe Mario. - 
Paese Malo (Pontetresa) pei nomi Oreste, Gaetano, 
Epifanio. - Aw. Gallo (Torino) pei nomi Mario, 
Teresa, Giuseppe, Maria. 

CiNA. — Rag. A. Ugolini (Rimini) pel nome Ro- 
sanna. - L. Capra (Lissone) pel nome Luigi. - Sale- 
siani (Schio) pel nome Giuseppina. - C. Coltro (Va- 
rese) pel nome Clara Coltro. - C. Coltro (Varese) pel 
nome Cesar e Coltro. - O .Gavazzeni (Varese) pel 
nome Gavazzeni Olga. - 1st. Salesiano (Lanusei) pei 
nomi Priamo Loi, Delia Demurtas Carla, Elvira Usala 
Piroddi. - A. Giannantoni (Gioia di Matsi) pel nome 
Giuseppe Caputi. - E. Micanzi Gatti (Passirano) pel 
nome Luigi. - F. M. B16 (Castagnole P.) pel nome 
Giuseppino Titino. - A. Geietti (Udine) pel nome 
Massimo Tarcisio. 

Congo. — R. Simonini (Rovereto) pel nome 
Anita. - A. Pedrazzini di En. (Bellinzona) pel nome 
Antonio. 



Equatore. — G. Zignano (Rapallo) pel nome Paolo 
Mario. - O. Mosca (Biella) pel nome Famigoni Siro. - 
Dir. Preventorio inf. (Limone P.) pel nome Ernesto 
Stefano Giuseppe. - Dir.ce P. Rabiola (Limone P.) 
pel nome Roberto Feriel. - O. Dalla Torre (Trento) 
pel nome Sisinio Giovanni. - C. Nosengo (S. Mauro) 
pel nome Severino. - E. Pacifici (Roma) pei nomi 
Giovanni, Maria. 

GiAPPONE. — G. Gregorini (Pisogne) pel nome 
Renato. - N. N. (Pisogne) pei nomi Enrico, Rosa. - 
Uff.-dioc. Prop. miss. (Vicenza) pei nomi Pier Giu- 
seppe, Francesca Giovanna, Severino. 

India sud. — R. Innocenti (Villa Masone) pel 
nome Francesco. - M. Malgora (Torino) pel nome 
Anna. - F. Pegoli (Verona) pel nome Pegoli Filippo. - 
Dr. G. Oddino (Genova) pel nome Antonio. - I Classe 
Gin. S. Giov. (Torino) pel nome Roberto. - B. Ar- 
gentero (Torino) pel nome Bartolomeo. 

Krishnagar. — E. Corte (Borgosesia) pel nome 
Edoardo. - C. Fornara (Campestogno) pel nome 
Gian Paolo. - Uff. dioc. di Prop. miss. (Vicenza) 
pei nomi Leo Mario, Luigi, Andrea. 

Orinoco. — G. Clerico (Torino) pel nome Giu- 
seppe. - A. Banchio (Moretta) pel nome Anna Maria. - 
A. Tono (Pino Torinese) pel nome Angiolina Carla. 
A. M. Rita (Torino) pel nome Maria Rita. - V. In- 
tonella (Roma) pel nome Pio Achille. - M. Lombardi 
(Carmagnola) pel nome Pietro. 

Rio Negro. — M. Gaiani (Milano) pei nomi 
Domenico, Giovanni. - I. Cantoni in Pittini (Ovaro) 
pel nome Renato. - A. Astinelli Belgeri (Como) pel 
nome Piero. - M. Zani (Ghedi) pel nome Giuseppe. 
G. Zanellato (Borgo Ermada) pel nome Elena. 

SiAM. — T. Bovelli (Alessandria) pei nomi Adriana, 
Lidia, Lavinia, Adele. - A. De Munari (Schio) pei 
nomi Angela, Margherita. - Don A. Guidi (Milano) 
pei nomi Attilio, Giulia. - Dr. M. Cacciatore (Bo'go- 
manero) pel nome Mario. - A. Bavaris (Clusone) 
pel nome Maria Teresa. - 1st. Sales. (Ivrea) pei nomi 
Antonio Michele, Giuseppe Lauro, Anna, Maria. 
M. Mira (Renate Brianza) pel nome Mauro Giovanni 
Pio. - E. Morello (Genova) pel nome Alfredo. - 
M. Staderini (Roma) pel nome Maria Saveria Ca- 
brini. - Uff. dioc. di Prop. miss. (Vicenza) pei nomi 
Giovanni Carlo, Antonietta, Teresina, Maria Pia, 
Teresina, Vito, Giovanni Battista Giuseppe. - S. 
Mazzucco (Torino) pel nome Canale Maria. - To- 
masso (Rochester) pel nome Irma Tomasso. 

Porto Velho. — M. Caberlon (Valrovina) pel 
nome Pierina Rita Maria. - A. Lanzanova (Sore- 
sina) pel nome Ernesto. - A. Decaroli Stranesi (Ca- 
stel Nuovo Scrivia) pel nome Giuseppe Giovanni 
Angelo Stranesi. - G. Campalani (Brescia) pel nome 
Luigi. - A. Angelotti (Perignano) pel nome Mar- 
gherita. (Continua). 



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Bollettino demografico della citti di Torino — Aprile: Nati 846 Morti 757 DifTerenza -|- 89 

Con approvazione ecclesiastica. - Torino, 1939-XVII - Tipografia della Society Editrice Intemazionale. 
Direttore responsabile: D. GUIDO FAVINI, Via Cottolengo, 32 - Torino 109. 



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Mandar la soluzione su cartolina postale doppia 
entro letters , accludendo pero un francobollo da 
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di Topolino. 



BiSKNSO: Sono sette della musica 

fondamento e base armonica; 
aempre « care » invece quelle 
del barbier, del sarto eccetera. 

Indotinello: 

lO Quali sono le piante che si muovono da s^ ? 
2" Qual h quell'animale che non sta « mai a letto ?,. 



LIBRI RICEVUTI 

O. ViSENTiNi. — L'OMBRA SULLA STRADA. 

S. E. I. Torino L. lo. 

Bel romanzo illustrate per ragazzi. Vi si raccon- 
tano le avventure di un ragazzo orfano. Stile ele- 
gante, contenuto educative. 
G. BuTTiGLiONE. — SANGUE E FUOCO. Edi- 

trice A. V. E. Roma L. 4. 

Avvenente romanzo, il cui intreccio si svolge 
nclla guerra spagnuola. Sono pagine che interessano 
e conquidono. Anchc le artistiche illustrazioni del 
Barberis concorrono a rendere attraente questo 
Tolume per tutti. 
R. BoLDONi. — NEBULINA. Ed. Salani - Firenze. 

Graziosa farola illustrata, nella quale si raccon- 
tano le eroiche gesta di una principessina rapita e 
restituita dai nani ai suoi genitori. 
A. Falietii. — STANLEY. Ed. Paravia - Torino L. 9. 

In questo interessante volume della serie « I grandi 
Tiaggi di esplorazione » sono narrate le avventure 
del grande esploratore Stanley, nato a Galles nel 
1641, che fece un viaggio di 4 anni e percorse un 
itinerario di oltre 11.000 miglia attraverso il conti- 
nente nero,' alia ricerca del celebre Livingstone. 
P. ScHRYVERS. — L'AMICO DIVINO. Ed. Ma- 

rietti - Torino L. 7,50. 

In questo importante libro, I'A. dimostra che 
« Tamore da la costanza nella lotta, la compunzione 
« lo spirito di preghiera; che esso insegna a purificar 
ta Tolonta con il distacco, a disciplinar la liberta con 
robbedienza, educando i sensi alia purezza •. 

Soluzione dei giochi precedenti. 

Indovinello: Prato. 
Anagramtna: Ajaccio-acciaio. 
Monoverbi: i" Dio; 2* Undici; 3° semi. 



live* Gi-%r^%rG>T\±xxfG' dol oaooia^tor-e* ]Bon:at>^. 




Per sfuggire 
rimonta sull' 
e... nuTole. 



data una lavata di... 



alle ire di Cappellini, a cui aveva bagnato il... naso 

aeroplano assieme a due fringuelli che se la godono un mondo a trovarsi con la 
II pilota bombardiere pero, novello Chisciotte, cozza con I'elica contro un obel 



capo, Bomba 

la testa tra 

isco pro- 




vocindo il panico generale nella sottostante « Piazza Tremarelli », dove, tia gh altri si trova locchialuto 
Barbilini venditore di palloni. Perche i suoi aerei impediscono la visuale alia guardia Perucchetti. 
questa da una forte... impressione al vecchio, facendogU vedere... le stelle a mezzogiorno e battendogh^U.. 
empo sul capo scarico. 



(Continua). 





»/ 



-/^yu/^^/jr/AV/vmaamm 



CRONACA MISSIONARIA 



Dopo la caduta della capitale del KAvang- 
tung (Canton), Shiu Chow divenne il nuovo 
centro della provincia; :na tale onore porto 
con se anche molto onere. Finora vi fnrono 
ben 34 incursion! aeree con relativi bombar- 
damenti da parte dell'aviazione giapponese, che 
causo danni ingentissimi e inenarrabili dolor i. 
La citta e per due terzi distrutta e la popola- 
zione superstite, in un continuo allarnie, e 
costretta a vivere piu che in casa, sulle colline. 
La residenza antica « Sin Thong ^lun », attual- 
mente Casa madre della novella Congrega- 
zione di Suore indigene, fu piii volte bonibar- 
data; Iddio non permise alcuna vittima; tut- 
tavia i danni niateriali furono rilevanti. 

Nel cortile davanti all'Episcopio, cadde una 
bomba che danneggio tutto un angolo del col- 
legio D. Bosco, e non poco la cappella, la- 
sciando pero illesa la toniba di ]\Ions. \'ersiglia. 
Ultimamente una seconda bomba cadde in 
pieno sul collegio rovinando due piani al coni- 
pleto e rendendo inservibile tutto il resto del- 
I'edificio. Ma la celeste Ausiliatrice intervenne 
maternamente, tanto che non vi fu alcuna 
vittima nell'attiguo Episcopio, dove si tro- 
vavano, col Vescovo, i Missionari, le Suore e 
i cristiani. La Mamma celeste diniostra in 
modo mirabile la propria benevolenza verso 
i Missionari. Vi\ giorno una Suora indigena 
presenta al Missionario un catecumeno e gli 
dice: « Padre, ecco un nuovo acquisto ». La 
messe si e ora moltiplicata: si tratta di una in- 
tera famiglia protestante entrata nella vera 
Chiesa di Dio. Durante un l)ombardament(), 
furono miracolosamente salvi: una bomba cadde 
sulla loro casa che rovino al completo a ecce- 
zione di una parete, addossata alia quale stava 
il catecumeno con tutta la sua famiglia. I^a 
medaglia dell' Ausiliatrice, aA-uta dal Missio- 
nario, provo loro come la Madonna li avesse 
presi sotto la sua celeste protezione e da quel 
giorno i convertiti furono ferventi apostoli di 
Maria. 

Non di rado succede che il ^Missionario, tra 
I'imperversare degli orrori bellici, porti, qua.si 
per caso, i balsami salutari della fede a cuori 
affiitti. Infatti I'altro giorno, il salesiano Don 
Battezzati, giunto da Ho vSai a Shiu ChoAV, 
mentre infuriava il bombardamento degli aerei 
giapponesi e sdraiato lungo un fossato in attesa 
che i velivoli terminassero I'opera di distru- 
zione, udi una voce: « San Fu, io sono cristiano, 
sono di Canton; il Signore ci protegga! ». 

Si trattava di un compagno di rifugio, cola 
trovato per caso. Voile confessarsi e il ^Nlissio- 
nario in quel luogo, teatro di distruzione e 



di morte, ridono a quel cuore, bisognoso di 
Hesu, quejla pace di cui sentiva la nece.ssita. 

Risulta che Lin Chow sia stata gia ben tre 
voile bombardata anche con bombe incendia- 
rie. Una famiglia cristiana, per speciale pro- 
tezione di Maria Ausiliatrice, rimase illesa ii.i 
Ic macerie. II INIissionario fu il primo ad ac- 
correre in salvataggio,' tanto che il IVIandarino, 
in pubblica adunanza, lo propose come esem- 
])ii) a tutti. 

H da .segnalare a Manyung un episodio che 
niette in evidenza quale sia la fiducia nella 
^lissione cattolica presso i pagani. I negozianti 
])iu facolto.si vollero ofErire al ^fi.ssionario Don 
J/areno 200 q. di risone come ringraziamento 
all'Altissimo per aver risparniiato la citta da 
danni rilev-anti in seguito a una incursione 
aerea. Le re.sidenze .sono piene di profughi e 
(li catccumeni. 

Jvok Chong e la residenza edificata in me- 
moria di ilons. \'ersiglia, eroico martire sa- 
lesiano della purezza. Anche cjui si ebbero 
Irepidazioni per le incursion! aeree; tuttavia 
non si segnalano danni. Xotevoli ed edificanti 
sono le visit e premurose di un bravo cristiano 
oriundo del nord; e un ferroviere e tutte le 
volte, che .si trova di passaggio, viene alia re- 
sidenza mi.s.sionaria. A Pak San, fervorosa cri- 
slianita, si c potuto edificare una bella chiesetta. 

Xe! prim! di febbraio a Yan Fa, furono te- 
nuti gli e.sercizi spiritual! al popolo. In cjuesta 
cilia vi e una .scuola fennninile, e la prima ed 
intern )mpe cosi I'antica tradizione che inter- 
diva alle ragazze lo studio. Esse*Sono tutte 
jiagane; ma parecchie gia si prejiarano al Bat- 
lesimo e tutte studiano con fervore il Cate- 
ilusnio. 

In questo bel distretto di -Vng Tak i glorios! 
Protomartir! sale.sian! offersero il supremo sa- 
crilicio della vita per le pecorelle loro affidate. 
(Juesta citta fu piii danneggiata di tutto il 
Vicariate. La miseria e indescrivibile! II Mis- 
sionario salesiano D. Vetch riusci a mettersi 
in contatto con la Croce Rossa internazionale 
e a ottenere un po' di aiuto. Intanto nella re- 
sidenza tiene aperto un dispensario di medici- 
nali e una ciicina per gli indigeni, ove i bene- 
ficati quotidiani sono a centinaia. I mezzi pero 
sono insulBcienti al bisogno e anche il solo 
IMissionario che lavora in quel vasto distretto 
non puo arrivare ad aiutar tutti. 

Speriauio che il buon Dio e la Regina della 
pace, invocati da tante anime fervorose, fac- 
ciano presto cessare questi orrori e maturare 
! tempi per il trionfo di Cristo neH'immensa e 
tribolata Cina. 



1 



ILLVSTRAZIONE DELLA COPERTINA: PcUerOSSa. 



Anno XVI - N. 7 - Pubblicazione mensile TORINO, 1° LUGLIO 1939-XVII Spedizione in abbonamento postale 



^ per I'Itaua: Ordinario L. 6,20 - Sostenitore L. 10 - Vitalizio L. 120 
Abbonamento annuo: ^ ^^^ i'Estero: . L. 10 - L. 20 - L. 200 

Direzione e Amministrazione: Via Cottolengo, 32 - Torino (109). 



Cattolicesimo e induismo 



' Dopo di avere studiato sul luogo la 
mentalita prevalente in India nei rapporti 
del Cattolicesimo e consultati personal- 
mente i piu eminent! rappresentanti del- 
I'induismo, il benedettino P. Olam venne 
' alia conclusione die in nessmi paese pa- 
gano, compresi Cina e Giappone, si riscon- 
tra, specialmente nelle sfere intellettuali, 
tanta simpatia per la Chiesa cattolica, 
tanto rispetto e venerazione per la dottrina 
e la morale del Vangelo come fra gli hindu 
di qualclie coltura, a qualmique classe 
appartengano. 

Egli basa la sua opinione anche su au- 
torevoli testimonianze, fra le altre, su 



quella di un giornale hindu, dove si scrisse 
che « dal" principio della creazione in poi 
non ci fu che un solo perfetto, Gesu Cristo 
e ch'Egli fu perfetto perche divino ». 

Lo stesso Ghandi, cosi fedele all'indui- 
smo, in un famoso discorso tenuto nel 
Bengal, fece questa affermazione: « L'ln- 
dia e debitrice a uno, che non ha mai cal- 
cato il suo suolo, piu che a qualsiasi altro 
uomo al mondo e quest'vmo e Gesu Cristo ». 

Rama Krisna, il piu celebre apologeta e 
il piu fortunato propagandista dell 'indui- 
smo .dichiaro che <t si prostrava, ne mai 
avrebbe cessato dal prostrarsi, ai piedi di 
Gesii Cristo ». 



La gioia di giovani in- 

dii, convertiti alia reli 

gione di Cristo. 




E) poi note vole che, dopo i libri sacri 
deH'induismo, i libri pivi popolari fra gl'in- 
tellettuali indiani sono la Bibbia e Vlmi- 
tazione di Crista. 

Ram Mohan Rai, precursore del movi- 
mento moderno per la riforma religiosa e 
sociale dell 'India, pubblif^ava a Calcutta 
un estratto dei libri del Nuovo Testamento, 
sotto il titolo: « I precetti di Cristo quale 
guida alia pace e alia felicita ». C'e pero an- 
cora una forniidabile barriera da sman- 
tellare per poter diffondere il cristianesimo 
in India e cioe il sistema sociale delle ca- 
ste. Finche non si perverra a guadagnare 
al Vangelo i bramini, la conquista reli- 
giosa deirindia rimarra un miraggio lon- 
tano. Lo diceva gia il Saverio, che ne con- 
verti uno solo: « Senza I'opposizione dei 
bramini, tutto il paese avrebbe gia ab- 
bracciato la religione di Gesii Cristo ». 

I bramini scno gli eredi e i rappresen- 
tanti della piii alta nobilta dell'induismo, 
di cui costituiscono la casta sacerdotale. 
Intelligenti, volitivi, di aspetto e di modi 
distinti, fieri della loro origine dalla testa 
di Brania, sprezzanti delle altre caste, 
dalle quali sono considerati come semidei, 
essi hanno monopolizzato per secoli le ca- 
riche pivi importanti e grimpieghi piij ]u- 
crosi, esercitando su tutta I'lndia meri- 
dionale un incontrastato predominio. 

Indifferenti al Cristianesimo come dot- 
trina, deferenti alia sua morale, che pre- 
tendono ricalcata su quella dei loro libri 
sacri, essi hanno sempre considerato in esso 
una religione che predica Tuguaglianza di 
tutte le persone dinanzi a Dio e lo indi- 



cano percio come il pin forniidabile ne- 
micc della loro religione e del loro popolo. 

II solo, che riusci a convertirne in note- 
vole nmnero, fu I'italiano P. De-Nobili, 
fattosi bramino per convertire i bramini. 
II suo metodo fu seguito dal Ven. P. De 
Britto, martire della Missione di Madura. 
II tentative fu ripreso a Trichinoply dal 
P. Faseuille che, nel ricevere gli auguri 
del corpo insegnante come rettore del lo- 
cale collegio, disse: 

« Se io sapessi che si trova tra di voi 
I'apostolo invocato per la conversione dei 
bramini, gli bacierei i piedi ». 



INTENZIONE MIS510NARIA PtR LUGLIO: 

Pregare affinche i maomettani 
conoscano Cristo Redentore. 

Nel mondo si annovevano 248 milioni di 
maomettani. Consta dalla storia che i se- 
gitaci di Maometto furono sempre ferventi 
propugnatori della loro religione, che dif- \ 
fondevano anticamente con il ferro e con il ' 
fiioco e attualmente con i moderni inezzi di 
propaganda. Recentemente i maomettani si, 
adoprano per unirsi [panislamismo) , in mode, 
da divenir piU forti nell'estendere il lore 
culto. Essi furono sempre avversari dei cri\ 
stiani, dai quali vennero spesse volte scon- 
piti. Or a e tempo che i seguaci di Cristo coni 
la parola, con I'esempio della 
vita e con la caritd si dimostrini, 
loro fratelli, dacche hanno cot 
loro lo stesso Padrat da adorarei 
Voglia Iddio che i maomettani 
si convertano cosi da adorar4 
non solo I'eterno Padre, mc 
anche I'eterno Figlio da Lui 
mandato a redimere I'um-anitii 
peccatrice! 



Nonno e nipotina musulmani. 




4' J ■'^.4t'i'^Lj3&. — ■ 







lo te lo dico, o mamma, il mio destino 
I' ho scoperto una sera 
quando gli astri foravano il turchino, 
mentre al Signor facevo la preghiera. 

E la voce divina mi diceva: 
Vuoi seguirmi da forte 
la. dove dell' amor spenta e I' idea. 
Id dove regna pallida la morte? 



Vuoi tu seguirmi dove udrai la voce 
del bosco lamentosa? 
Dove I'ombra non stende la inia croce, 
dove I'aninia e stanca e mai non posa 

Segitimi, o caro, vedi tu nel cielo 
I'ardente scintillio? 
I forti annunziaiori del Vangelo 
brilleranno cost rtel regno mio. 



Da qiiella sera, o mamma, in riva al mare 
nel luccichio deU'onda, 
vedo rizzarsi innanzi a me I'altare 
e sento in cor la speme piii profonda. 

Sento i invito de la chiestiola: 
lo sard Missionario! 



/2J 




INNONDAZIOm 



a Pak-'Hong-Sa 



Nella repubblica celeste le disgrazie son 
come . le ciliege; una lira I'altra. In pochi 
anni di permanenza in Cina assistetti a 
parecchie rivoluzioni, piraterie, furti, innon; 
dazioni e simili. Descrivero 1 'ultima innon- 
dazione di novissima edizione riveduta e 
aumentata. 

— A memoria di uomo — dicevano i 
vecchi — non si ricorda iina innondazione 
piu tremenda di questa. Ouello che vidi 
io stesso a Pak-Hong-Sa era veramente 
desolante. Appena informato del disastro, 
accorsi la dove piu grave incombeva il 
pericolo. Ouella vasta estensione, dove vi- 
vevano tanti cristiani e prima verdeggiante, 
era sparita sotto le acque. Qua e la si scor- 
gevano alcune capanne circondate di fron- 
zuti bambu: tutto il resto era imiforme. 

Gettai due monete su di una barca, dove 
tre cinesi sbadigliavano per il digiuno. Essi 
le raccolsero, poi afferrarono i remi e si 



parti. Intanto il sole dardeggiava impla- 
cabile sullo specchio delle acque. 

Ma dov'erano i sentieri da me percorsi 
tante volte? Dove i campi, i prati, le risaie, 
i gelsi? Tutto era sommerso in quella di- 
stesa di acqua fangosa. Sembrava il regno 
della morte. Non vma voce, non un trillo: 
silenzio di tomba. Ov'erano, dunque, i 
bimbi scorrazzanti fra i canneti del fiume? 
Perche non echeggiava piu I'argentino canto 
delle fanciulle prima intente a cogliere la 
foglia di gelso per i filugelli? ' 

La quiete dominava imponente, lugubre, 
impressionante. La barca passava rapida 
fendendo le torbide acque. 

Ma ecco un filare di cedri emergenti 
dalle onde e, dietro a essi, qualche pen- 
nacchio di bambii giganti. Poi comparve 
anche una capanna. A quella vista, il mio 
cuore si console. Ma dovetti assistere tut- 
tavia a uno spettacolo piuttosto triste. 



124 



Ecco: si passa tra due grossi tronclii. 
La capatina, immersa nell'acqua quasi 
fino al tetto, forma un'altana sulla quale 
stanno alcune persone: i genitori con nove 
ragazzi e una bimba. 

Alia mia comparsa, i piu grandicelli get- 
tano dell'e tavole tra i cedri e i bambu per 
formare un ponte, sul quale posso passare. 

Raggiiuita cosi la capanna, cerco di con- 
fortare quel poverini. Intanto un frugolo 
mi offre la pipa tradizionale e la madre 
accende ima fiammata per fare il te. II 
padre, invece, in disparte, 6 molto pensie- 
roso. 

— Suv^da, caro Pietro... — gli dico. — 
Fatti animo; non e poi tutto finito. Guarda 
la tua numerosa famigliola, tutta vispa. 
Poteva accader di peggio... 

— Ah, Padre! Come si potra vivere con 
tre innondazioni, una. all'anno? Abbiamo 
perduto tutto. I laglietti, prima pieni di 
pesci, ora sono diventati orrendi stagni 
limacciosi; i bachi, per mancanza di foglia, 
sono morti. 

La donna, intenta a soffiar nel fuoco, 
continuo: 

— Abbiamo perduto anche le galline, i 
pulcini, le anitre e i porci. 

Dopo queste dichiarazioni, quel pove- 
retti proruppero in pianto. I bimbi, in- 
vece, inconsci della sventiura, giocavano 
sulla barca. Immaginarsi la mia commo- 
zione nell'ascoltar quel penoso racconto! 
Avrei voluto rivolgere a quel buoni cri- 
stiani qualche altra parola di conforto 
ma mi nodo mi stringeva la gola. 

Intanto Pietro aveva pulito le tazzine 
e ora vi versava il te. Poi, presentandomi 
la bevanda con mano tremante, soggiimse: 

— Non voglio dir tuttavia clie il buon 




Poveri cinesini! 



X 




Dio ci abbia abbandonati. Se abbiamo po- 
tuto infatti salvare i nostri figliuoli, dob- 
biamo attribuirne I'esito al Signore. Quella 
marmocchietta la, per esempio, era gia 
sommersa e 1' abbiamo pescata come una 
trota. Ora i nostri piccini sono allegri, ma 
noi invece... 

— Coraggio! — mormorai. — Dei beni 
materiali ti potrai r if are con il lavoro; 
per il resto ringraziamo la divina Prowi- 
denza. 

Le mie parole valsero a rasserenare al- 
quanto quella povera famiglia. 

Guidato poi da Pietro, visitai una dopo 
I'altra tutte le capanne dei cristiani di 
quell'estesa regione. Erano venti famiglie 
con circa duecento cristiani ridotti alia 
piu squallida miseria. Ma in tutti riscon- 
trai una edificante rassegnazione in Dio. 

Partito dalla residenza verso le dieci an- 
tinieridiane, ritornai a casa alle diciotto. 
Intanto i miei occlii, velati di commozione, 
guardavano sgomenti il sole che imporpo- 
rava con gli ultimi raggi i cedri emer- 
genti dalle acque e arrossava quell'immensa 
estensione di acqua quasi fosse di sangue. 
Rabbrividivo al riflettere che la, dietro 
quel cedri, c'era tanta gente priva di tutto 
e che io non disponevo di mezzi per soc- 
correrla. 

La barca scendeva lenta e leggiera sfio- 
rando di quando in quando i ciuflEi dei 
lunghi canneti, che sembravano recinges- 
sero un vasto e silenzioso cimitero. 

D. C. Martei^IvI. 

ABBONATI SOSTENITORI 

G. Roccati - M. Rasetti - F. Deval - Sac. F. 
Baldi - C. De Pascale - G. Gozzani - A. Caccia- 
tore - L. Plana - A. Castellino - P. Morato - 
M. Coppe - R. Gorla - F. Porro - R. C. Morello - 
Rag. R. Ghio - B. Zanardi - C. Trentin - T. Per- 
na.stek - C. Cantu - V. Galli - E. Albusi - E. Pa- 
res! - A. Parisi - E. De Caterma - B. Scazzosi - 
Sac. G. Poggi - E. Novelli - D. Demichelis - 
Direttrice Bagnolo - R. G. Mazzolotti - Lega 
Missionaria - T. Dott. Beilis - E. Cabrini - R. Pe- 
rego - B. Marinzi - F. Castellani - M. Bevilacqua 

- E. B. Gandin - E. Bertone - C. Liberali - L. Pelli 

- Sac. M. Costa - Fratelli Madaro - R. M. Dal- 
rOlio - G. Francescutti - Salesiani Brescia - 
A. Nobile - Ten. C. Bobbio - E. Maggiulli - 
S. Nicosia - M. Venturelli - vSuperiora Mon. 
S. Treviso - Famiglia Calligaris - Direttrice 
Convitto :\Iatlu - L. Moro - P. Tarditi - A. Mar- 
siglio - A. Verde - Direttrice Bizzozero - So- 
relle Gerosa - M. Tacchini - E. Greselin - M. 
Brino - G. Mazzola - M. Ferrari - Direttrice 
Castelnovetto - V. Mesaglio - B. Mondini. 



^^5 



IL Bonzo 




cr^ 



r^t 



v_^ 



Questo discepolo di Budda era entrato 
a servir nella pagoda non per devozione ma 
unicamente per denaro. Fin da principio 
aveva studiato il mezzo migliore per diven- 
tare ricco. Egli non era uno di quelli ora- 
tori che, con i loro discorsi, attirano i fedeli 
e le loro generose offerte; si riscontrava 
in lui anche una caratteristica furberia 
congiunta alia menzogna e alia ipocrisia. 

Appena... installato nella sua pagoda, 
segretamente Thong fece conoscenza con 
un brigante della regione, che aveva lo 
stesso suo nome. I due compari decisero 
di far comunella per ingannare i fedeli, 
che accorrevano lassu per le loro devozioni. 
II brigante Thong quasi ogni settimana 
rubava un bue o un bufalo o un cavallo 
appartenenti ai fedeli, che si recavano alia 
pagoda. Nascondeva i quadrupedi rubati 
vicino alia pagoda e poi andava a darne 



notizia al bonzo. Gironzolava quindi per 
il vicino villaggio proclamando che il loro 
bonzo era bravissimo nell'indovinare tante 
cose. Quei buoni contadini, nell'intento 
di riuscir a ritrovar le loro bestie, andavano 
a pregar Budda e a visitare il bonzo e gli 
portavano dei doni promettendogliene degli 
altri qualora avesse loro rivelato dove erano 
nascosti i quadrupedi rubati. 

Allora il bonzo Thong, dopo qualche 
istante di riflessione, diceva ai derubati 
di andare in un determinato sito della fo- 
resta, dove avrebbero trovato I'oggetto 
delle loro ricerche. 

Come si puo immaginare, I'indicazione 
era precisa; percio quei creduloni ritoma- 
vano riconoscenti presso il bonzo per adem- 
pire alia loro promessa. Cosi, per diversi 
anni. Thong era riuscito ad accumulare 
molto denaro, che aveva diviso con il pro- 
prio omonimo. A poco a poco, la sua fama 
di straordinario indovino si era sparsa 
per tutto il regno ed era giunta perfino 
a conoscenza del re il quale, per ritrovare 
un prezioso oggetto scomparso dalla reggia, 
ricorse alia scienza divinatoria del bonzo. 

Dal palazzo reale era sparita una ricchis- 
sima anfora, che il sovrano apprezzava 
assai. La si era cercata dappertutto ma 
invano. Allora imo disse al re: 

— Sire, soltanto il bonzo Thong potrebbe 
aiutarvi a ritrovar I'anfora scomparsa. 

Al sovrano piacque la proposta e subito 
invio alia pagoda una schiera di valletti, 
con una portantina, per invitar I'indovino 
alia reggia. 

Thong rimase sorpreso a quell'invito ma, 
temendo che il re si sdegnasse se egli non 
avesse ubbidito, sali suUa portantina, ma 
durante il viaggio mormorava: 

— Povero Thong, sei perduto, perduto 
per sempre! 

Tra i portatori ve n'era imo, chiamato 
Thong, che aveva rubato I'anfora. Nell'a- 




fece conoscenza con un brigante della regione.. 



7 26 



scoltare i lamenti dell 'indo vino, credette 
ch'egli alludesse a lui, sicche, quando la 
comitiva raggiunse il palazzo, cliiese di 
parlare al bonzo. Lo condusse in disparte 
e gli confesso tutto: 

— lo sono il ladro dell'anfora. Se non 
mi deferirete al sovrano come autore del 
fnrto, io vi diro dove si trova il vaso ru- 
bato. 

II bonzo glielo promise e allora il val- 
letto gli rivelo che I'anfora era nascosta 
nella stalla delle capre. 

Introdotto alia presenza del re, I'indo- 
vino pote quindi dargli precise indicazioni 
del sito, dove si trovava I'oggetto rubato. 

II sovrano mando a vedere ed ecco il 
bellissimo vaso d'oro riportato a palazzo. 
Immaginarsi la gioiosa sorpresa del re! Egli 
desiderava sapere anche il nome del ladro, 
ma il bonzo non glielo rivelo. Voile tuttavia 
premiare lo straordinario indovino con 
una generosa ofierta di oro, di argento, di 
pietre preziose e di decorazioni. 

Ed ecco Thong ritomare esultante alia 
pagoda. 

Ma un giomo una grande imbarcazione 
di indiani venne a gettar I'ancora nelle vi- 
ctnanze della pagoda. II capo indiano fece 
vma sfida con il capo del villaggio: chi avesse 
vinto, sarebbe divenuto padrone o del paese 
o della barca con il suo contenuto. 

II bonzo Thong, incaricato dal re ad ac- 
cettar la sfida, mormorava tra se: 

— Povero Thong, questa volta e davvero 
la tua fine... 

E fu proprio cosi. 

Desideroso di sapere di che si trattasse, 
una notte il bonzo discese nel fiume e si 
awicino alia barca senza essere veduto. 
Proprio in quel momento udi i barcaioli 
che dicevano: 

— Mettiamo in questo vaso tre fave, 
due piselli e una lenticchia. Se il bonzo in- 
dovina, avra vinto. 

Nell'udir cio, Thong rimase assai con- 
tento e si allontano dalla barca ripromet- 
tendosi una bella vittoria. Ma all'indo- 




... andavano a pre 
gar Budda... 



mani la memoria gli fece cilecca. Invece di 
rivelare il numero esatto degli oggetti rac- 
chiusi nel vaso, egli disse:' 

— La dentro ci sono tre piselli, ima fava 
e tre lenticchie. 

— Niente affatto! — rispose il capo in- 
diano. E fece, senz'altro, versar per terra 
gli oggetti indicati, per dimostrare agli 
astanti che Thong aveva sbagliato. 

Fu tanta la vergogna provata daH'indo- 
vino, che svenne e mori. 

Intanto il villaggio passava sotto il do- 
minio degli indiani e i compaesani, ridotti 
per colpa di Thong a divenire schiavi de- 
gli invasori, lo maledirono e non innalza- 
rono percio nessun monimiento alia sua... 
memoria. 




P. Hebert. — SULLA VIA DEL CALVARIO. Editore Marietti - Torino L. 3,50 

Queste meditazioni, dedicate alle anime pie, sono ricche di riflessioni sul dolori del Redentore. 

Presso lo stesso editore: 

P. ScRYVERS. — IL DONO DI SE. 

Volumetto quanto mai importante per alimentar la mente e il cuore di chi tende alia vita interiore. Sono 
pagine scritte da un pio e dotto redentorista informato dallo spirito di S. Alfonso. 



127 



J\ 1 tramonto della 

vita, San Giovanni 

Bosco ebbe un sogno 

nel quale vide « i suoi 

figli partire dall' India 

per un nuovo canipo 

di apostolato e quelli 

della Cina muovere loro incontro festanti 

e stringere loro la mano ». 

Quel campo di apostolato era la Birma- 
nia, clie in quest 'anno aperse le porte ai 
Salesiani. Nella festa del Santo, il primo 
drappello dei suoi figli missionari, capita- 
nati da Mons. Scuderi, ispettore del nord 
India, raggiungeva Mandalay per assu- 
niere la direzione di un Orfanotrofio con 
annessa parrocchia, Scuola pubblica, Ca 
tecumenato e Ricovero per vedove. 

La mattina del 17 gennaio u. s. V Aurora 
gettava I'ancora nel porto di Rangoon, la 
superba capitale della Birmania. Ecco le 
guglie snelle e dorate d'innumerevoli pa- 
gode comparire all'orizzonte; la Birmania 
e la terra classica delle pagode e dei bonzi. 
Mandalay ne conta 17.000. 

Un gruppo di ammiratori e d'amici ac- 
colse i primi Salesiani in terra birmanese. 
D. Bosco aveva gia preceduto i suoi figli; 
il suo nome di Padre degli orfani e la sua 
fama di taumaturgo aveva gia riempito la 
Birmania. Durante la giornata, i missionari 
visitarono le varie e imponenti Opere cat- 
toliche della citta. Rangoon vanta la piu 



I Salesiani ii 



bella cattedrale dell'Oriente: una vera opera 
d'arte in puro stile gotico. La vita catto- 
lica vi e fiorente. 

II P. Lafon, delle Missioni estere di Pa- 
rigi, che da 44 anni attendeva i Salesiani, 
li abbraccio commosso alia stazione di 
Mandalay, dove si era recato assieme a mi 
folto gruppo dei suoi orfani. Egli non po- 
teva parlare, tanto era commosso. Li con- 
dusse nella grandiosa e bella chiesa da lui 
stesso innalzata. Si fermo dinanzi al quadro 
di D. Bosco, che sembrava sorridesse,' fe- 
lice di vedere i suoi figli finalmente arri- 
vati nel cuore della Birmania. 

— Sono tanti anni — disse P. Lafon — 
che i miei orfani s'inginocchiano dinanzi 
a questa immagine per pregar D. Bosco 
di mandare presto i suoi figli. Ed eccoli 
finalmente arrivati! 

A Mandalay si celebro per la prima volta 
con grande solennita la festa di S. Giovanni 
Bosco con I'intervento di S. E. Mons. Fa- 
liere, Vicario della Birmania settentrionale, 
che celebro un solenne pontificale cui par- 
teciparono tutte le locali Comunita reli- 
giose e moltissimi fedeli. Al pomeriggio, 




Pastore birmano neUe adiacenze di Mandalay. 



I2S 



^irmania 



nello spazioso cortile dell'Orfanotrofio, vi 
fu un ricevknento con grande concorso di 
cristiani e con la partecipazione delle Au- 
torita civili e militari della citta. II P. La- 
fon, con accento conimosso, parlo di Don 




Ragazzo birmano suonatore di tamburo. 

Bosco e della Societa Salesiana die svolge 
la sua opera specialinente a vantaggio della 
gioventu povera e si disse felice di conse- 
guare ai Salesiani quell 'Orfanotrofio, che 
gli era costato tanti sacrifici. Concluse di- 
cendo che ormai a lui non restava che can- 
tare il Nuvc dimittis, perche il Signore aveva 
finahnente esaudito la sua insistente pre- 
ghiera e aveva mandato la salvezza al suo 
popolo. Poi uno dei giovani getto al collo 
di Mons. Scuderi una bella ghirlanda di 
fiori secondo il simpatico costume orien- 




La imponente cattedrale di Rangoon. 



tale e quindi lesse un indirizzo di benve- 
nuto per i Salesiani venuti nel nome e con 
il cuore di D. Bosco. 

Lo stesso giomo ebbe luogo la solenne 
presa di possesso dell'Orfanotrofio e delle 
varie opere annesse. II nuovo direttore e 
parroco D. A. Alessi, assieme ai suoi cin- 
que Confratelli, si mise subito al lavoro 
con ardente entusiasmo e spirito di sacri- 
ficio. Le prove e le diflScolta non potevano 
niancare, anzi erano necessarie per segnare 
con il divino sigillo la nuova Opera. Un 
confratello coadiutore fu colpito dalle feb- 
bri tifoidee e si salvo per intercessione di 
D. Bosco. C'e un caldo oppriniente e sner- 
vante; una lingua nuova e difficile da im- 
jiarare e si sta attraversando un periodo 
di sconvolgimenti politici, che minacciano 
la pace e I'ordine della incipiente Opera. 

Mandalay e il piccolo seme destinato a 
svilupparsi in albero gigante; questo seme 
pero ha bisogno di acqua. Anzitutto del- 
I'acqua perenne e vivificante della grazia, 
senza la quale tutto appassisce e muore. 
Bisogna dunque pregare affinche il Signore 
e la Vergine benedicano la nuova Opera sa- 
lesiana. 

D. L. Ravauco 
Missionario salesiano. 



1 2g 




Un' abitante di Terrasanta. 



La Via dolorosa. 




fftede d^ fi 









Tiepolo - La cadut 

In questo mese, mediliamo sui grandi 
Egli, rinnocente, si sottopose airumilie 
liberar noi dalla schiavitu del peccato 
per tanti beneficT, preghiamo affinche pa 

vivono tuUc 



Hm^ yfatt^ue 




:he costo a Gesu lumana Redenzione. 
a croce e sparse tullo il suo Sangue per 
rci le porte del Paradise. In riconoscenza 
Irutti della Redenzione anche coloro, che 
bra di morte. 








incerta: guardavo di sottecchi e vtdevo bene 
che nessuna dormiva. Che fanno, dunque? 
Che aspettano, cosi, senza fiatare? Ed ecco 
che una di quelle indie rompe il prolun- 
gato silenzio incominciando a zufolar e a 
cantare come un uccellino. Poi una lunga 
pausa, e un ripetuto canto di uccello; an- 
cora tutte zitte, poi, a un terzo zufolare, se 
ne scappano via di botto, lasciandomi sola. 

Guardavo attorno preoccupata, non sa- 
pendo dove andare e che fare per ricercarle. 

La penosa attesa pero non fu lunga, che 
a una a una le mie care indie fuggitive ri- 
comparvero sorridenti, stringendo giulive 
tra le mani la preda, ancor viva e palpi- 
tante: uccelli di ogni sorta. Chi un caiquen, 
grande come un'oca, chi un carancho, spe- 
cie di piccione, chi grossi passeri, chi un 
terii-ieru, simile a una cicogna. 

— Prendi! — mi dissero, mostrandomi 
la loro preda e ridendo soddisfatte della 
mia sorpresa. 

Allora capii il gioco. Con quel ripetuto 
zufolare, avevano richiamati gli uccelli, che 
nei dintorni dovevano essere numerosi; poi 
di scatto vi si erano gettate sopra, riu- 



ISII IE COSTUIMIII ID 



Per tutto il tempo che rimasi alia Mis- 
sione, godetti della plena fiducia e dell'af- 
fetto dei fueghini. Le indie mi accoglie- 
vano con festa nelle loro casette; ascol- 
tavano docilmente quanto andavo loro 
insegnando,-' venivano volentieri con me 
a pregare in chiesa, dove volevano sem- 
pre che suonassi Vharnionium, per ac- 
compagnare il canto di qvialche lode. 

Piu volte partecipai anche alle loro pas- 
seggiate, alcune davvero originali. 

Un giorno andaninio insieme nella landa; 
dopo aver camminato per hiolto tempo, 
sostammo in semicircolo, entro im fossato 
vuoto d'acqua per ripararci dal vento, che 
incominciava a soffiar con violenza. 

Rosa — I'india piii civilizzata del gruppo 
— disse: « Dormiamo! ». Allora tutte chiusero 
subito gli occhi; poi rivolta a me, che conti- 
nuavo a guardarmi intorno con aria un po' 
sospetta, aggiunse in modo imperioso: 
« Dormi anche tu! ». 

Quella strana scena mi teneva alquanto 



scendo a catturarne parecchi, in un modo 
primitivo, ma non pero senza effetto. 

Un altro giorno fu la volta della pesca. 

Mentre stavamo passeggiando sulla spiag- 
gia, le indie, approfittando della bassa 
marea, munite di un lungo palo termi- 
nante in punta con un arpone, senza dirmi 
nulla, scesero nel fivune. Ouando le vidi 
allontanarsi via via con I'acqua cominciai 
a gridare, chiamandole per nome a una a 
una, preoccupata del pericolo al quale, al- 
nieno second© me, esse si esponevano. 

Ma esse, affatto intimorite, volgendo appe- 
na il capo indietro, mi rispondevano ridendo: 

— Non aver paura; siamo pratiche! 

Tacqui, quindi, accontentandomi solo di 
guardare per vedere dove andassero a finire 
e che volessero fare. Le vidi, poco dopo, fer- 
marsi tutte intorno agli scogli, e dar princi- 
pio alia cvu-iosa pesca... L^n energico colpo 
di arpone nell'acqua, ed ecco il palo subito 
estratto e sollevato in aria con la preda: 
un grosso « ribalo », un pesce molto buono, 



/ ?^ 



che si dibatteva come il fluttuare di una 
bandiera. Con mossa non meno rapida, le 
indie staccavano il pesce e lo infilzavano 
per la bocca in un file di ferro, che chiuso 
a cercliio portavano a tracoUa. Non un 
colpo solo ando a vuoto; i pesci andavano 
via via aggiungendosi gli uni agli altri, e, 
contorcendosi, percuotevano disperatamente 
la schiena delle indie, che proseguivano 
imperterrite nel loro lavoro, incuranti di 
quella flagellazione. Cosi per mezz'oretta 
circa; poi ritornarono alia riva liete per 
I'abbondante pesca, che quasi non pote- 
vano reggere. Mi rallegrai con loro; le 
invitai a ringraziare il Signore per tanta 
provvidenza, ed aiutai or I'una or I'altra 
a portare il proprio peso fino alia Missione, 
ove ebbero le lodi della Direttrice, alia quale 
cfirirono un po' della loro pesca. 

AH'indomani, davanti a ognuna delle 
proprie casette, come un trofeo di vittoria, 
si vedevano i pesci puliti e infilati nel fil 
di ferro, dondolare all'aria per essere dis- 
seccati, onde conservarli per I'inverno; poi- 
che il pesce costituisce una delle maggiori 
risorse degli indi fueghini, che dalla loro 
terra, quasi priva di vegetazione, non pos- 
sono avere ne verdura, ne legumi, ne frutta. 

Un altro episodio, assai diverso da quelli 
ricordati, mi e rimasto impresso nella me- 
moria. 



Era morto, tragicamente bruciato dal 
grasso bollente rovesciatoglisi addosso, il ni- 
potino di Rosa, 1 'India gia ricordata, tra 
le piu assidue alia Missione. Verso sera, dopo 
i funerali, cui parteciparono tutti con vero 
dolore, andammo a visitare la povera ca- 
setta del piccolo defunto, per portarvi una 
parola di conforto. Ma ne avevamo appena 
varcata la soglia, quando ci sfuggi un grido 
di raccapriccio: Rosa, seduta per terra, 
con un pezzo di vetro appuntito stava in- 
cidendosi profondamente i piedi, gia in 
gran parte sanguinanti. Accanto a lei, an- 
che la mamma del morticino e altre indie, 
in segno di lutto, si andavano martoriando 
cosi, senza pieta. Alle nostre insistenti pro- 
teste, non volevano arrendersi; e ce ne voile 
per f arle smettere e per persuaderle a espres- 
sioni di dolore meno barbare e piu cristiane! 

B si che alcime di quelle indie erano le 
prime cresciute, si puo dire, alia Missione, 
che contava gia piu di trent'anni di vita! 

Nell'apostolato missionario non sono in- 
frequenti questi risvegli di usi e di consue- 
tudini primitive, a cui si deve rispondere 
con sempre nuove energie di lavoro, di pa- 
zienza, di sacrificio e, soprattutto, di con- 
tinua e fiduciosa preghiera! 

Sr. GiuSEPPiNA Bltrxa 

Missionaria di Maria Ausiliatrice. 



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^ un fiore dell 'Oratorio di Miyazaki; 
si chiama Yano. Non e ancora cristiano, 
ma sta preparandosi per vincere le gravi 
difficolta da parte dei parenti e riuscir vit- 
torioso in tante contrarieta, nella speranza 
di coronar la vittoria con I'essere rigenerato 
nel santo Battesimo. 

Un anno fa siipresento all'Oratorio, sca- 
miciato, scalzo, senza cappello e senza... 
pregiudizi. Corse subito all'altalena e, con 
modi tutt'altro che gentili, ne fece discendere 
un pafEutello di quinta elementare. Entrato 
poi a far parte nel gioco di « palla in campo », 
fece ritornar a casa piangendo un bugiar- 
detto, che non voleva esser preso. 

Cominciavamo bene! L'assistente I'av- 
verti premuroso e titubante; ma, mentre 
si aspettava una risposta come sanno darla 
certi tipi, come padroni in casa propria 



verso stranieri che osano rimproverarli delle 
loro colpe, se lo vide calmo e accondiscen- 
dente, rispondere: Vacatta, mo sen; cioe: 
« Ho capito, non lo faro piii ». 

Quello sbarazzino aveva dunque un cuor 
d'oro. Da quel giorno continuo a fre- 
quentare assiduamente 1' Oratorio, tanto 
che si era fatto un dovere di venire al- 
meno ad awertire I'assistente, quando non 
poteva venire; oppure il giorno seguente 
faceva le proprie scuse. Prendeva parte 
attivissima a tutte le manifestazioni ora- 
toriane: gioco, ginnastica, passeggiate, re- 
cite (in cui eccelleva sempre per la sua 
parlantina e buon gusto); non mancava 
mai speciaknente all'istruzione catechistica 
giornaliera e domenicale. Alcune volte gli 
feci raccontare una parabola evangelica, 
o un fatto di Don Bosco, davanti ai tre o 



^4 



quattrocento ragazzi adiinati. Non fu raro 
il caso in cui, quando qualclie discolo non 
stava attento, Yano si facesse sentire, prima 
ancora dell'assistente, con forti sgridate 
e anche con qualche ceffone, con sorpresa 
di tutti, perche guai se uno di noi toccasse 
un giapponese; tra di loro invece si com- 
prendono molto bene. Invece di reagire, 
il paziente, zitto zitto, abbassava la testa 
e... non disturbava piu. Da notare clie, 
in Giappone, quelli di classe inferiore hanno 
timore reverenziale verso i maggiori di eta 
e di classe, che spesso esercitano potere 
legislativo ed esecutivo verso gli inferiori. 
Erano trascorsi sei mesi dacche Yano 
comincio a frequentar 1' Oratorio, quando 
una sera, prima di rincasare, mi si awicina 
e dice: 

— Dammi, per favore, im libro sul cat- 
tolicismo... 

— Che ne vuoi fare? 

— Voglio studiare per farmi cristiano. 

— Bravo! 

Gli prestai il santo Vangelo vmificato, 
rac?omandando di leggerlo con attenzione, 
di meditarne il senso e di domandarmi poi 
spiegazione dei punti difi&cili. 

Pochi giorni dopo, egli viene di nuovo e, 
deciso, mi domanda il necessario per ri- 
ce vera il santo Battesimo. Vista la sua 
buona volonta, il Padre missionario non 
esito ad inscriverlo tra i catecumeni, e si 
incomincio I'istruzione catechistica. Yano si 
applico ron amore alio studio e, per quanto 



gli era possibile, alia pratica di quel santi 
insegnamenti. Aveva sempre il libretto in 
tasca, e piu volte lo vidi in im angolo del 
cortile intento a imparar le domande di re- 
cente spiegate, per poterle riportare magari 
il giorno stesso. e fare, una nuova lezione. 
Tanto pi VI che erano incominciate le va- 
canze, e cosi gli rimaneva piu tempo per 
intrattenersi alia Missione. 

Quando arrivo al pimto ove si insegna 
il dovere di conoscere e di far conoscere la 
religion e: 

— Ouesto suggerimento... — disse — posso 
praticarlo subito! 

Ed eccolo, il di seguente, con im. nuovo 
compagno, ch'egli aveva indotto a venire 
alia Missione, e al quale spiegava le le- 
zioni preliminari del Catechismo. 

Ma le vele procedevano troppo prospe- 
ramente, e il nemico non voleva perdere 
ccsi in fretta queH'anima. 

Quando i parenti si accoisero che Yano 
studiava il catechismo e pregava, comin- 
ciarono a deriderlo per distoglierlo dalle sue 
nuove idee, ma il ragazzo riusciva sempre 
vittorioso, anche nelle discussioni sui prin- 
cipii religiosi. 

Allora i genitcri, temendo che il loro unico 
figlio abbandonasse i patrii dei, ricorsero 
a mezzi espedienti, e lo mandarono a far 
un po' di vacanza presso ima zia di mon- 
tagna, lontana da Miyazaki. Pensavano 
che forse I'aria dei monti, le occupazioni 
e le cure della zia I'avrebbero convinto che 



e lo mandarono a far un po* di vacanza presso una zia... 




^^Mmi^m^^am<iei 



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Giappone. - Coltivatori di riso. 



il Cattolicesimo e una religione strauiera e 
awersa all'Imperatore. Quando seppe la 
decisione dei genitori, il ragazzo corse, ad- 
dolorato, alia Missione per raccontar I'av- 
venimento e per licenziarsi dalla scuola di 
Catechismo, protestando pero che non a- 
avrebbe mai rinunziato al proposito di farsi 
cristiano e promettendo dt ritornare alia 
Missione appena possibile. 

Pochi gicrni dopo, lo vedo comparire di 
nuovo con aria trionfante. 

— Cosa c'e di nuovo? Non sei andato 
dalla zia? 

— Ci fui, ma... non ci ritornero piii. 

— Come mai tale cambiamento ? 

— Che vuoi! La zia non mi dava pace: mi 



parlava sempre male di Gesu e dei cattolici 
e mi derideva. Voleva persino strapparmi 
il Vangelo e il Catechismo! Visto che non ci 
potevamo accordare,. io scno ritornato a. 
casa. 

Ma le persecuzioni non erano cessate. I 
genitori e i parenti non lasciarono di stuz- 
zicarlo, tanto che Yano questa volta prese 
una risoluzione pivi ardua, quella cioe di 
allontanarsi dalla famiglia, per recarsi alia 
capitale e trovarvi lavoro e tranquillita. 

Un mattino, prestissimo, parte da casa 
inosservato, passa davanti alia chiesa an- 
cor chiusa e, domandato aiuto al celeste 
Prigioniero, prende la via del nord. A Ta- 
kanabe si sofferma alia Missione; entra 
in chiesa e, con altri cristiani, recita le 
preghiere del mattino. Poi, visto il Missio- 
nario vicino al confession ak, gli si avvi- 
cina e lo tocca leggermente alle spalle, 
volendolo salutare, poiche lo conosceva di 
vista. II Missionario pero non conosceva 
lui; e, pensando fosse un cristiano che vo- 
lesse confessarsi, si siede al Tribmiale di 
penitenza; ma... accortosi dell'equivoco, lo 
licenzia con la benedizione. Intanto un 
conforto di piu per il limgo viaggio. 

Alia sera del giorno seguente, arrivo 
stanco sfinito alia Missione di Oita. Ma la 
meta era ancor molto lontana, e sarebbe 
stata imprudenza continuare... Quindi il 
Missionario, capite le sue intenzioni, giu- 
dico piu conveniente rinviarlo a casa, dove 
i genitori gia lo cercavano, tui po' impen- 
sieriti e dolenti di aver provocate la fuga 
con il cattivo trattamento. Da allora in 
poi capirono il suo carattere, fermo e riso- 
luto, e lo lasciarono piu tranquillo. 

Attualmente, Yano e garzone presso un 
buon padrone, che gli permette di recarsi 
qualche volta alia Missione, ed e deferente 
verso il Cattolicismo. II ragazzo non e 
ancora cristiano, poiche troppe furono le 
sue vicende e le corftrarieta dei parenti, e 
perche e ancor minorenne; ma persevera 
per6 nel fermo desiderio di ricevere il 
santo Battesimo. 

II Signore certo non I'abbandonera, spe- 
cialmente se i nostri amici vorranno pregare 
qualche volta per lui e per la sua famiglia. 
La condotta di Yano sia ancheun monito per 
tanti di noi, che si curano poco del grande 
dono del Signore, la « Fede », per la quale 
egli ha tanto combattuto! 



D. LUIGI Fl^ORAN 

Missionario salesiano. 



136 



QfLoti 






plu dmedM 



I 



Tempo fa, dopo le sacre funzioni pome- 
ridiane, mi recai nella vicina contrada 
Pet sam si, posta alle pendici del monte 
Sam man Hang. L,a localita e bella per la 
posizione naturale; anticara.ente vi era ima 
bonzeria, di cui si ammira tuttora il fab- 
bricato ridotto a scuola, con le varie fon- 
tane di acqua limpida e i chioschetti fab- 
bricati dai bonzi nelle ore di ozio. 

Girando per le vie, scorsi un capannello 
di persone, clie sostavano poco lontano da 
me. Mi awicinai e vidi, con penosa sor- 
presa, che nel mezzo di quel cnriosi gia- 
ceva un ragazzo in un lago di sangue. Era 
caduto da un albero e aveva riportato delle 
gravissime ferite. Aveva il braccio destro 
sfracellato e grondava sangue un po' dap- 
pertutto. Pur vedendolo in quelle allar- 
manti condizioni, tuttavia nessuno degli 
astanti muoveva im dito per soccorrerlo. 
Se ne stavano attorno per vederlo morire. 

Immaginarsi se non feci di tutto per soc- 
correrlo! Tanto piu che conoscevo il mo- 
rente, il quale era venuto parecchie volte 
all 'Oratorio. Mi rivolsi agli astanti per- 
che mi aiutassero a soUevarlo dal suolo 
e a portarlo all'ospedale ma rimasi sor- 
preso nell'udir rispondermi che ormai non 
c'era rimedio e che quindi conveniva la- 
sciar morire il ragazzo la dove si trovava! 

Viste le condizioni del ferito, giudicai 
impossibile fame il trasporto da solo, an- 
clie per non assmnermi la responsabilita 
che morisse tra le mie braccia; mandai 
pertanto uno degli astanti in citta a pren- 
dere una portantina. 




Nel frattempo, attinta dall'attiguo fos- 
satello un po' d' acqua con una foglia di 
bambii, dopo aver disposto il morente al 
Battesimo, lo battezzai. 

Proprio in quel momento, giungevano 
sul luogo i genitori del morente costemati 
per I'accaduto. Cercai di confortarli di- 
cendo che con un pronto intervento chi- 
rurgico si sarebbe salvata la loro creatiara. 
Appena arrivata la portantina, vi feci ca- 
ricare il ragazzo, die fu trasportato al- 
l'ospedale protestante, runico della citta. 
Ma, nonostante le pietose condizioni del 
moribondo, il direttore dell'ospedale, ado- 
ratcre del dio... quattrino, si rifiuto di ri- 
cevere il ragazzo perche i suoi genitori 
non potevano pagare. Appena informato 
della cosa, feci subito mi biglietto di ga- 
ranzia, impegnandomi di depositare otto 
dollari per la prima giomata di degenza. 

Cosi il poveretto fu rice\aito ma troppo 
tardi, che I'emorragia lo aveva gia dissan- 
guato. Dovette percio soccombere ma mori 
rassegnato anche perche pietosamente as- 
sistito dal Missionario il quale, ben di verso 
dai pastori palancai die gestivano quelle 
stabilimento, fece il proprio dovere per 
assicurare a queH'anima il possesso del 
Cielo, dacche non gli riusciva ormai piu 
possibile salvame il corpo. 

II Signore benedica pertanto i benefat- 
tori delle Missioni, die hanno aiutato il 
Missionario a introdurre in Paradiso un'a- 
nima in pericolo di perdersi. 

D. De Amicis 
Miss. sal. in Cina. 

i}.i}.if.if.)f.if.if.if.tf.if.if.if.i^i}.i}.iy.2f.if.}f.if.:f.if.}f.if.tf.if.if. 

O. ViSENTiNi - ROSIGNOLETTO. - S. E. I. 
Torino L. 6 — 

Geniale racconto scritto in uno stile disinvolto e 
suggestivo nell'intreccio. Per bibliotechine scolastiche. 



f.'C 




ROMANZO DI E. GARRO 



Disegni di D. Pilla. 



I,a sporca popolazione di quel villaggio corse 
iiicontro ai sopravvenienti: donne scapigliate, 
dalla pelle gialla e dagli zigomi sporgenti piii 
che mai; fanciulli seminudi, daU'aria fiera e 
provocante: uomini anziani, con le facce sfre- 
giate da cicatrici che indicavano chissa quante 
passate imprese di pirateria. E questa gente 
gridava anch'essa di gioia, con voci sguaiate 
e rauche, con esclamazioni di avidita e di bra- 
mosia. 

Tacquero allorche Long si fece avanti. 

— II bottino adesso non si tocca! — disse. — 
Verra tutto deposto nella mia casa, e distri- 
buito in proporzione. II resto sara portato 
nella Caverna del tesoro. 

E fece incamminare i muli verso un recinto 
quadrato di mura, entro cui s'indovinava un 
cortile e donde alcuni edifizi emergevano con 
i loro tetti acuniinati. 

Quindi si avvicino a « Luce d 'aurora ». 

— Tu — I'avverti — abiterai nella casetta 
che sta alia destra nel mio giardino, insieme 
con la vecchia Hoa-ti. 

Poi, rivolto a un pirata: 

— Conducila! — ordino. — E di a Hoa-t'i 
che la tratti bene. 

Allora il pirata disse a « Luce d'aurora »: 
Seguimi! 

Cera appunto oltre il recinto un cortile con 
una abitazione piu grande e piii pulita delle 
altre, e, intorno, povere casette, un orticello, 
un giardino. Tra la verzura di questo, spun- 
tava una minuscola casina bianca, che non 
mancava di una certa eleganza. La fu condotta 
Tan-ye, ma la porticina era chiusa. 



— Hoa-tt, vecchia Strega! — grido Tuomo 
battendovi su con la palma della mano. — 
Apri, che k arrivato il padrone! 

Allora si udi un acciabattio sul pavimento, 
poi la porta si aperse, e comparve nel vano 
una vecchia curva e grinzosa, la quale comin- 
cio a brontolare: 

— Che i diavoli ti portino all'infemo, iiglio 
dell'abisso, te e tutti i ladroni che ti fanno 
compagnia! Non si puo stare un momento in 
pace! Che c'e di nuovo? Chi e costei? 

— B una compagna che ti assegna Long, 
perche ti scacci i sorci che venissero a rosic- 
chiarti, vecchia carcassa! E dice die lu la tratti 
bene, altrimenti...! 

Hoa-ti aguzzo lo sguardo verso « Luce d'au- 
rora » brontolando altre parole incomprensi- 
bili; poi le disse: — Fatti avanti. Mi pare che tu 
sia giovane e bella. Ma qyi diventerai brutta, 
brutta come me, te I'assicuro! Ci pensero io! 

Tan-yi entro nella stanza, e la vecchia Hoa-t'i 
richiuse la porta, alle spalle del pirata che si 
allontanava. 

— Ho bisogno di riposarmi e di dormire... — 
affermo « Luce d'aurora », che veramente era 
stanca. — Ov'e il mio letto? 

— Prima mangia, se ti place. Eccoti pane 
e riso. Qui poi — raggiunse aprendo un uscio ■ — 
c'e la tua camera. 

La giovane prese il pane e se lo porto in ca- 
mera, dove si mise a sbocconcellarlo; poi, ve- 
stita com'era, si getto sopra il giaciglio e dormi 
profondamente tutta la notte. 

Quando aperse gli occhi, alia luce solare che 
penetrava dalle impost e della finestra, Tan-ye 



^js 



vide protesa su di se la faccia grinzosa di Hoa-t'i, 
che la osservava con ima strana curiosita. 

La vecchia non aveva che due denti, uno so- 
pra e uno sotto, e in quella positura pareva 
il mascherone di una fontana. Vedendo la gio- 
vane svegliarsi, parlo con voce gutturale; 

— Ohe, ragazza! Hai dormito? Come ti 
chiami? Qual e il tuo paese? Che cosa facevi? 
Perche Long ti ha mandata qui? 

— Hoa-t), ti rispondero a poco per volta... — 
dichiaro Tan-ye. — Ma lascia prima che io re- 
citi le mie preghiere, per raccomundarmi al 
Cre.itore del niondo. 

— Preghiere! Qui non si prega mai! 

— So che le bestie non pregano. Io invece, 
creatura ragionevole, sento il dovere di ado- 
rare il vero Dio. Anche tu dovresti imitarmi... 

— Ma io non so pregare... 

— Se e cosi, ripeti alnieno le mie parole. 

— Ya. bene... 

— Troi lien itgo, Tang fii tza... Padre no- 
stro, che sei ne' Cieli, sia santiiicato il luo nome, 
venga il tuo Regno! 

La vecchia ripete macchinalmente il Paler 
e poi domando: 

— Chi t'insegno queste cose? 

— II Shan-Fa (il Missionario) che e un 
Sing-Sang (maestro) della Tin CIme long 
(Chiesa cattolica). Egli proviene dall'Occidente 
e insegna la verita. 

— Tutti quelli che vengono dall'Occidente 
sono diavoli! — affermo convinta Hoa-i) scrol- 
lando la testa. E si allontano. 



In quella casa « Luce d'aurora » trascorse 
giorni discretamente tranquilli, ma monotoni. 
Ella vedeva talvolta il « Dragone » e gli altri 
pirati — ora divenuti tranquilli abitanti di 
quel villaggio; — ma li vedeva solo di sfuggita, 
quando attraversavano il cortile per entrare 
o per uscirne dall'abitazione principale. Ella 
poteva stare indisturbata nella casetta del giar- 
dino insieme con Hoa-t'i, che veniva istruendo, 
ma con difficolta, nella religione cristiana. 

Le occupazioni delle due donne consistevano 
nel rattoppar vestiti, nel lavar biancheria, 
nel preparare la cucina a Long e a qualche al- 
tro dei capi principals 

Talvolta Tan-ye usciva di casa e scambiava 
qualche parola con le donne vicine. 

— Dove mette questa strada? — domando 
un giorno a una indigena. 

— :\Iette nella pineta e poi alia montagna. 
Ma la e assolutamente vietato andare, perfin 
agli uomini... — dichiaro I'interrogata. — Perche 
oltre la pineta c'e la caverna nera. 

— Cos'e questa caverna? 

— l\ il luogo dove sta nascosto il tesoro. 
Solo il (I Dragone » e Jung il « Turbine » ci 
possono andare. Se un altro passasse di la, 
sarebbe fucilato o decapitato. 

Tan-ye si volse a guardare. La via era co- 
steggiata di rari pini selvatici e poi si perdeva 
tra le nude rocce. 

— Io non andro neppure nella pineta... — 
concluse « Luce d'aurora ». 

Invece vi ci dovette andare. (Conlinua). 




— Perche oltre la pi- 
neta c'e la caverna 
rera... 



Avetc Ictto " LA PERLA DELL'UMBRIA" profilo bioyrafico di S. Rita da Cascia scritta da 
D. Piila, con prefazione di S. E. Mons. Coppo? 

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nomi Lina, Maria Grazia. - E. De Carli (Pompo- 
nesco) pel nome Sigisnionda Resta. - F. Ansaldi (Bo- 
ves) pel nome Agnese. 

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nomi Ferruccio, Margherita. - L. Veracini (Carrara- 
Avenza) pel nome Arduino. - I. Guerzoni (Cognento) 
pel nome Giuliano. - A. Rovere (Magnano) pei nomi 
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disio (Volvera) pel nome Giuseppe. - Famiglia Go- 
dio (Milano) pel nome Maria Lena Piera. - I Be- 
nussi (Rovigno) pel nome Giovanni Maria. - D. U. 
Vianelli (Ancona) pel nome Virgilio. - Sr. N. Ca- 
muto (Pisa) pel nome Ugo. 

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Carlo. - A. Gandino (Bra) pel nome Giovanna. - 
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trice asilo (Jerago) pel nome Maria Mazzarello. - 
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tro (Varese) pel nome Curio. - Romo Altagrazia 
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Buenso: Note. 

Indovinello: i* Le piante dei piedi; 2° maialetto. 



r^o eL^%r-%rG>Tx±\:iJtr& del oa.oola.toi?© Bom.l>a.. 




t 



La liberazione... anarchica dei palloncini sueciu I'idea di far sospenderc la vita degli aviatori a un 
fiio di... speranza, per il quale essi vanno a un bagno... penale prendendosi una lavata di capo... buona 
aperanza, che... liquida ogni questione di statica veter-in-aria. Tanto piu che, con un andante... 




mosso dei renti... o trenta monsoni, anche il velivolo discende a bassa... quota; cos! il... triumvirato 
puo risalire e asciugare i suoi stracci dandosi delle... arie di grandi aviatori per ridi... scendere quindi a 
prorredergi di munizioni, con ic quali ammazzare il... tempo e cacciar la... noia. {Continua). 




1" AGOSTO 



N.8 - ANNO XVII- Pafebliuiiufm 
till. - Spedizisnt ii ibb*BUUitt feitai 



N 



D 



NEL CUORE DEL BENGALA 



II Krishnagar occupa la parte centrale del 
Bengala propriamente detto con una lunga 
striscia che, attraversando la regione del Sun- 
derban, si spinge sino al mare. IJ questo il 
paese di Krishna, incarnazione di Vishnu, 
vera roccaforte deU'induismo. Gli « dei falsi 
e bugiardi » si sono qui trincerati da millenni 
e hanno scatenato tutte le ire dell'inferno con- 
tro i messaggeri di Cristo. 

Khulna: La porta del Sunderbfn. 

Grande centre fluviale e commerciale alle 
porte del Sunderban, da lunghi anni Khulna 
aspettava la venuta dei Missionari cattolici. 
II loro arrivo fu salutato con vero entusiasmo 
dai nostri cristiani e catecumeni della regione, 
che avrebbero finalmente avuto il Padre in 
mezzo a loro. Anche i pagani li accolsero con 
deferenza perche avevano udito parlare degli 
ospedali e scuole industriali costruiti dai Mis- 
sionari cattolici in altri centri e desideravano 
che facessero lo stesso anche nella loro citta. 

Una vecchia casa, presa in afl&tto, fu il primo 
punto di partenza: D. Righetto e D. Bianchi 
visitarono subito I'immensa pianura macchiet- 
tata di simpatici villaggi e attraversata da 
innumerevoli fiumi e canaU. 

« E una delle piu belle regioni del mondo... 
— mi diceva I). Paoletto di ritorno da una 
escursione protratta per ben ^^ giorni. — Qual- 
cuno vorrebbe tradurre sunder-ban in « belle- 
foreste » ed io gli do pienamente ragione. Dalla 
mia barchetta non mi stancavo di ammirare 
quelle sterminate foreste piene di vita e d'in- 
canto, che si susseguivano presentando aspetti 
sempre nuovi e sempre suggestivi. Ho potuto 
visitar venti villaggi e amministrare i SS. Sa- 
cramenti a parecchie centinaia di neofiti, che 
da tanti mesi non vedevano il ilissionario. 
Ora pero, che abbiamo un bel motoscafo... — 
soggiunse con un sorriso di gioia, — potremo 
visitar molto piii spesso le cristianita vecchie 
e fame delle nuove! II Missionario e tutto per 
questa povera gente! Deve far da medico, da 
giudice, da paciere, da avvocato, da maestro. 
Com'erano felici di vedere il Padri sahib ar- 
rivar nei loro villaggi! Appena segnalavano 
la mia barca in distanza, tutti accorrevano 
alia sponda del fiume per poi portarmi, tra 
canti e suoni, al loro villaggio all'ombra dei 
bambu giganti e ai palmeti di betel. La, ac- 
coccolati suUe stuoie, passavamo qualche ora 
parlando prima delle cose loro e poi di religione. 
Qualche volt a facevo cenuo di alzarmi; ma 
essi insistevano afEnche continuassi a parlar 
di quelle cose, ch'essi udivano cosi di rado e 
che facevano loro tanto bene. 



Ancora una volta ho potuto constatare i 
mirabili effetti del nostro sistema. I giovani 
preparano la via al ]\Iissionario e attirano i 
grandi. Per introdurmi nei villaggi pagani, 
non ho trovato mezzo migliore che di circon- 
darmi di ragazzi e far con essi I'entrata solenne. 
Fatto cosi il primo passo, il ghiaccio e rotto. 
Ora posso gettare a piene mani il buon seme 
e lasciarlo crescere sotto I'influsso benefico della 
grazia. 

Un grande awe .lire. 

Khulna ha seiiza dubbio un grande avvenire: 
oltre a essere una maguifico centro d'irradia- 
zione cristiana per tutto il Sunderban, questa 
citta e destinata a divenire un grande centro 
dell'Opera salesiana. IJ infatti un posto ideale 
per gli studi e per il commercio. I giovani ben- 
galesi sono assai avidi d'imparare. Le nostre 
scuole, sparse nei villaggi, sono molto frequen- 
tate. Speciale menzione nierita la scuola di 
Malgaji, grosso villaggio nei pressi di Khulna. 
Oltre 200 ragazzi, molti dei quali ancora pa- 
gani, la frequentano con mirabile costanza. 
Durante la stagione delle piogge, tutta la re- 
gione circostante diventa un mare. Ma i nostri 
scolaretti non si perdono d'animo: barche, 
zattere, tronchi d'albero, tutto serve loro per 
arrivare a scuola. Non e raro il caso di vederli 
giungere a nuoto; una mano a fior d'acqua sor- 
regge il vestiario e i libri ben avvolti dentro; 
I'altra serve da remo... Oggi a Malgaji c'e una 
bella chiesetta dedicata a S. Giovanni Bosco. 
Dall'altare, il buon Padre sorride a tanta gio- 
ventii, che ogni mattina s'aduna a cantar le 
sue lodi. La Missione di Khulna ha un bell'ap- 
pezzamento di terreno situate nei centro della 
citta. Non c'e pero ancora la chiesa. Ma la 
carita dei buoni non manchera di venire loro 
in soccorso. Intanto i bravi giovani del Collegio 
di Verona ci regalarono un magnifico motoscafo. 

La cerimonia della benedizione di tale im- 
barcazione e del nuovo motore assunse un si- 
gnificato tutto speciale: I'Arca di Noe, la barca 
sul mare di Tiberiade, la Pesca miracolosa 
diventavano simboli vivi e concreti. Poi fu 
benedetta la nuova campana, portata dal- 
ritalia da Mons. Scuderi, e che faceva bella 
mostra di se sopra un... albero e attendeva 
il momento per sciogliere la lingua e cantar 
I'Alleluja! Possa il suo suono argentine diffon- 
dersi lontano e scuotere dai millenario tor- 
pore tante povere anime, che ancor branci- 
cano nelle tenebre e nelle ombre di morte! 

Don IvUiGi Ravalico 
Missiunario salesiano. 



Illustrazione della copertina: TlziAXO. L'Assunta (Chiesa dei Frari, Venezia). 



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DOVEIRl 



Le Missioni cattoliclie dovrebbero de- 
stare il maggior interesse e Tentusiasino 
piu vivo tra i cattolici, perche si tratta 
dell'opera piii eminenteniente cristiana, la 
quale consiste nel continuar I'attivita di 
Gesu sulla terra; nel tesoreggiare il suo di- 
vin Sangue sparse per noi sulla croce; nel- 
I'attuare il voto piu ardente del suo Cuore; 
nell'obbedire al suo divino comando di 
predicare il Vangelo a tutte le creature. 

II Missiouario e il banditore del Vangelo, 
il nunzio della buona novella. E I'uomo di 
Dio, olie abbandona la famiglia e la patria, 
per recarsi in paesi lontani ad anniinziare 



die il Regno dei Cieli e venuto eche Iddio 
ha talmente amato gli uomini d'avere in- 
viato il suo Unigenito sulla terra per re- 
dimere rumanita peccatrice. 

La sua missione e doppia. La prima e di- 
vina. Infatti il Missiouario e niandato dallo 
stesso Redentore che, nel giorno della Ri- 
surrezione e poi in quello dell'Ascensione, 
invio i suoi Apostoli a evangelizzare il 
mondo. La Missione venne affidata agli 
Apostoli, ma in essi a tutti coloro, ai quali 
giungera, attraverso i secoli, la voce di 
Gesu. 

Ma questa missione generale non basta. 



141 



Gesu, dopo avere istituito la Chiesa, le ha 
aflSdato la pienezza della propria autorita 
divina; sicche i fedeli devono seguir la 
voce del Redentore in dipendenza della 
sua Sposa, che chi ascolta la Chiesa ascolta 
Gesu. La missione individuale deve percio 
provenire dalla Chiesa, la quale fa echeg- 
giar nei secoli la divina parola, invita 
all 'opera della propagazione del Vangelo, 
esamina e sceglie gli aspirant! alia vita 
missionaria e aflBida agli eletti una porzione 
del Regno di Dio, dove essi esplicheranno 
la loro apostolica attivita. 

II Missionario e dunque lui banditore 
del Vangelo inviato a questo scopo dalla 
Chiesa cattolica; egli lavora nella vigna 
del Signore con la Sposa di Cristo e alle 
dipendenze di lei e attinge da questa 
unione la propria autorita e il suo vigore 
apostolico. Soltanto i cattolici 'hanno per- 
cio vere Missioni. Quindi una missione non 
cattolica e una contraddizione in termini, 
perche il concetto del Missionario richiede 
im' autorita che I'abbia mandato e tale 
autorita, per volere di Gesu, risiede sol- 
tanto nella sua Chiesa. 

Dobbiamo pertanto farci un'idea ade- 
guata del Missionario e della sua opera 
prowidenziale; dobbiamo aiutarlo con la 
preghiera e con le offerte, cooper ando con 
lui alia diffusione della verita e del Regno 
di Lio sulla terra. 

INTtNZIONE MISSIONARIA PtR AGOSIO: 

Pregare affinche, per mezzo della carlta cristlana, 
si promuovano la pace e la concordIa tra i popoli. 

Quanti danni provengono alle Missioni 
dal fatto che, tra le iribu indigene e fra i po- 
poli, sotto il cui potere si trovano le Mis- 
sioni stesse, e tra le varie religioni non re- 
gnano la pace e la comoditd! Quando manca 
la caritd, mancano anche la pace e la concor- 
dia, perche, come ammonisce Pio XI di s. m. 
nella sua Enciclica Quadragesimo anno, la 
sola giustizia non basta; senza la pace e la 
Concordia infatti, il regno di Cristo non si 
pud e slender e. 

Preghiamo pertanto affinche tutti ci ar- 
ricchiamo di quella caritd, che rifulge nelle 
epistole paoline: « Non c'i infatti distinzione 
di giudeo e di greco, poiche lo stesso e il Si- 
gnore di tutti, generoso verso tutti color o che 
lo invocano {Rom., 10-12).. Non v'ha ne 
giudeo ne greco; non servo e libero, non ma- 
schio ne donna; tutti voi siete infatti uno solo 
in Cristo Gesii {Gal., 3-28) ». 



(Ina nuova $[cll 



Nel maggio del 1856, il santo Curatod'Ars, 
dopo aver molto pregato, disse: 

— Un giorno la madre De Vialar salira 
all'onor degli altari! 

II voto di quel santo fu sancito ufficial- 
mente a Roma il 18 giugno u. s., tra lo 
squillar delle trombe d'argento e il suono 
festoso delle campane. 

La novella Beata, fondatrice delle Sucre 
missionarie di S. Giuseppe dell'Appari- 
zione, nacque a Gaillac il 12 settembre del 
1797. II Signore dispose che le sue fresche 
energie fossero spese per il bene della Fran- 
cia, appena uscita dalla cruenta rivolu- 
zione, e per far brillare la croce di Cristo 
in mezzo agli infedeli. Dicicttenne, Emilia 
senti imperiosa la chiamata del Signore, 
ma per la contrarieta del padre, nascose 
nel cuore il suo segreto e si esercito nella 
pieta e nella carita verso i poveri. Ella 
dedicava la sua giornata trascorretidola 
nella ricca casa paterna, lodando Iddio e 
soccorrendo gl'indigenti. Trasformo xm an- 
golo del suo palazzo in un « salotto della 
carita », al quale si accedeva per una porta 
segreta e sconosciuta al padre, che non 
tollerava in casa il lezzo dei cenciosi e 
anche perche questi potessero liberamente 
ricorrer a lei senza che sguardi indiscreti 



Dona nobis 
pacem! 





&<^s 



lelle n)i$$ioni 



e indagatori si soflfermassero sulle loro mi- 
serie. In questa sala, elegantemente am- 
mobiliata, la futura apostola di Algeri 
accolse gli sventurati con un angelico sor- 
riso e prodigo loro conforto e denaro, me- 
more die « il bene non fa rumore e die il 
runiore non fa il bene ». 

Dopo questo noviziato laicale, la B. Emi- 
lia nel 1832, trentacinquenne, segui la voce 
di Dio, die la voleva non soltanto Suora, ma 
anche fondatrice di una Coniunita religiosa, 
die svolge un provvidenziale apostolato. 
La culla della sua opera fu un convent© 
acquistato dalla Beata nel paese di Gaillac. 
Una notte, il nionastero fu visitato da una 
banda di ladri decisi d'inipossessarsi della 
cospicua eredita paterna della Fondatrice 
e disposti anche a strangolare le tredici 
postulanti, in caso di resistenza. Ma la 
Beata si desto e riusci a mettere in fuga i 
malandrini, senza die le postulanti si fos- 
sero accorte di nulla. 

Trascorsi pochi mesi dalla fondazione 
del nuovo Istituto, la Provvidenza pre- 
sentava a quelle generose Suore il primo 
formale invito al lavoro missionario. Al- 
geri, recente conquista della Francia, in- 
vocava I'apostolato delle giovani eroine di 
Gaillac. Allora la Fondatrice ando cola 
con tre Suore per dirigere le varie Opere, 
die sarebbero riuscite utili per la diffusione 
del Vangelo nelle nuove province conqui- 
state. Ma quando giunse ad Algeri, vi in- 
fieriva una violenta epidemia di colera, 
die decimava la popolazione. Fra i colpiti, 
le zelanti Suore di Gaillac furono veri an- 
geli consolatori. 

Ma ecco, dopo tanti atti di eroismo, la 
pubblicazione di un decreto governativo, 
die espelleva da Algeri le Suore di S. Giu- 
seppe « perclie ree di aver curato i lebbrosi, 
di aver date il pane ai poveri e portato 
per prime la croce di Cristo in quelle 
terre ». 

La perdita della casa di Algeri fu pero 
riparata con altre fondazioni, ma nientre 
la Congregazione si espandeva, crescevano 
anche le prove per la Fondatrice, la quale 
pero non si scoraggiva. Profondamente 
umile, ella comprese I'arcano gesto di Dio, 
die reclamava ogni suo sacrificio personale 
per far trionfare 1' Opera voluta e benedetta 
da Lui. In breve la Comunita si diffuse 




La Beata Emilia De Vialar, 
fondatrice delle Suore missionarie di S. Giuseppe. 

nelle lontane regioni missionarie e nella 
stessa Francia. 

Nel 1853, la Beata diede forma stabile 
alle sue Costituzioni e euro lo sviluppo 
delle sue case a Chio, GiafEa, Gerusalemme, 
Trebisonda, nella Birmania e in Australia. 
Cosi la sua Congregazione, per volonta 
di Dio, diventava eminentemente missio- 
naria. 

II lungo cammino della croce, da lei per- 
corso sin dai primi anni della sua giovi- 
nezza, I'anicdii di esperienza e di meriti. 
Ella mori sulla breccia la sera del 20 agosto 
1856, dopo avere ricevuto il S. Viatico e 
recitato il Magnificat. La sua tomba, pro- 
fumata di rose, fu meta di continui pelle- 
grinaggi; vi andarono afflitti per ricevere 
conforto, ammalati per ottener la salute; 
cosi la fania di Santa si diffuse celermente 
ovunque anche per i prodigi, die si opera- 
vano al suo sepolcro. 

In uno sfolgorio di luci, la dolce figura 
di questa Martire della carita apparve nella 
raggiera del Bernini in S. Pietro la dome- 
nica 18 giugno 1939 e ricevette, nel ponie- 
riggio, I'oniaggio del santo Padre, verso il 
quale, anche in momenti burrascosi, si era 
sempre dimostrata figlia devota e ubbi- 
diente. 



^43 



KfU 
KliET 



II cinese ama il quieto vivere, rispetta 
gli altri e sa farsi rispettare; ama la pro- 
pria terra e la famiglia. Infatti un sapiente, 
gia molti secoli or sono, cantava: 

« Ouando le spade sono coperte di rug- 
gine e le zappe brillano; quando i granai 
si riempiono e le prigioni si vuotano; quando 
i fornai viaggiano in palanchino e i medici 
vanno a piedi; quando le soglie delle pa- 
gode sono levigate e i cortili dei tribunali 
sono ricoperti di erba, e segno die I'lmpero 
e ben governato ». 

Con tutto cio non si pensi clie la patria 
di Confucio sia priva di persone, die cono- 
scono e apprezzano I'anior di patria. Quasi 
tutti i cinesi sanno die I'anior patrio non 
e una semplice velleita, ma bensi un raggio 
di cielo, die illumina le menti e infiamma 
i cuori di un popolo, il quale parla lo stesso 
idioma, ha i medesimi costumi e lo stesso 
ideale. 

Per non riesumare gli anticlii eroi, die 
tanto dissero e fecero per la propria patria, 
accennero a un allievo del CoUegio sale- 
siano di Lin Chow. Shau Yung Km (= co- 
raggio a tutta prova) . Nato da famiglia pa- 
gana nia agiata, fu messo a studiare nel 
Collegio della Missione cattolica diretto 




dai Salesiani. Aveva quattordici anni; era 
un ragazzo svelto, furbo, ilare e pronto 
per ogni buona iniziativa. Quantunque non 
avesse ancor potuto divenir catecumeno, 
pure studiava il catechismo con piacere 
ed era anclie assiduo alia chiesa. Alia scuola 
dei figli di D. Bosco non imparava sol- 
tanto a leggere e a scrivere, ma andie a 
conoscere Iddio e ad amar la patria. 

Sicconie allora, dal 1926 al 1929, in Cina 
si procurava di oacciare i bolscevici russi 
e il Governo dava la caccia ad alcuni ca- 
pitani di ventura che infestavano, con le 
loro orde, i paesi di provincia, anche in 
collegio si parlava di queste guerriglie e 
Shan Yung Kin diceva ai compagni: 



/44 



f^— Occorre I'opera nostra; noi dobbiamo 
liberar la patria da quel criminali! 

Un giomo egli non si vide piu compa- 
rire a scuola e la madre, venuta in collegio 
a domandar notizie di lui, si dovette con- 
vincere che il figlio era misteriosamente 
scomparso. Come mai? 

In quel giorni erano venuti in citta al- 
cuni ufficiali per reclutare volontari e Shan 
Yung Kin, senz'avvisare alcuno, si arruolo 
e parti. Arrivato a Shiu Chow, ando a vi- 
sitar la Missione cattolica per ossequiar 
Mons. Canazei e i Missionari salesiani. 
Questi pero, appena appreso com'era av- 
venuto il suo arruolamento, lo esortarono 
a darne notizia alia famiglia e agli amici 
di Lin Chow. Difatti, dope alcuni giorni, 
arrivo in collegio una letterina nella quale 
egli scriveva cosi: 

— Carissimi amici, vi ho lasciati e ho 
interrotto gli studi per accorrere alia sal- 
vezza della patria, che in questi tempi, 
per causa di parecchi ribelli, e cosi trava- 
gliata. Voi intanto studiate e ubbidite ai 
vostri Superiori, che tanto si sacrificano 
per la vostra educazione. Ricordatevi pero 
che il vero amore impone sacrifici e che 
amar la patria senza di essi e ima velleita. 
lo mi sono arruolato volontario perche 
desidero poter dare la vita per la patria, 
morendo coperto di un lembo della bandiera 
nazionale, simbolo di civilta, di grandezza 
e visione d' amore. 

Assuuto come attendente da un valoroso 
ufficiale, se ne seppe accaparrar la stima 
facendosi ammirar per le sue belle doti. Si 
trovo in varie e critiche circostanze, ma egli 
non temeva. Anche i soldati ne ammiravano 
il coraggio, la sveltezza e la docilita agli or- 



dini che riceveva. Tra i commilitoni, quasi 
tutti pagani, egli esercitava un provviden- 
ziale apostolato; spesso parlava loro del vero 
Dio Creatore del Cielo e della Terra; diceva 
che il servir la patria costituisce im onore e 
anche un' merito perche il soldato lavora 
per un disegno del Cielo, per la difesa della 
liberta e per il trionfo della vera civilta. 

Nella tremenda battaglia svoltasi nelle 
adiacenze di Ma Ba, egli non voile assolu- 
tamente restar nell'accampamento ma, ar- 
mato di bombe e di pistola, segui il suo uf- 
ficiale. Alia scuola salesiana aveva appreso, 
con un po' di catechismo, anche alcune 
preghiere. Specialmente nelle critiche cir- 
costanze sapeva rivolgere il pensiero a Dio 
per impetrar misericordia per se e per i 
commilitoni. In attesa della battagha so- 
le va ripetere: 

— Signore, Dio dei cristiani, infondi co- 
raggio al nostro animo e forza al nostro 
braccio! Che ognuno di noi preferisca una 
morte gloriosa a vm'avvilente diserzione! 

La lotta contro il nemico fu accanita; 
nei due campi caddero parecchi morti e 
feriti. Shan Yung Kin si faceva veramente 
onore, sempre presso il suo ufficiale. Ouando 
pero questi cadde gravemehte ferito, an- 
ch'egli fu obbligato a seguirlo e obbedi 
piangendo. A chi gli domandava perche 
piangesse, rispondeva: 

— Perche non mi e piu concesso di com- 
battere per la salvezza della patria. 

Alia scuola di D. Bosco, I'amor di Dio e 
quelle della patria sono due raggi, che 
promanano da vm medesimo astro e gli 
allievi imparano ad amar I'mio e a difen- 
dere I'altra. 

D. D. A. 




Tra i conunilitoni esercitava un p.'owidenziale apostolato. 



f45 




al Laux e a Plan dell'Alpe. 



Partii da Torino per il Laux: casa estiva 
degli aspiranti di Bagnolo. 

A Pinerolo presi il treno. 

Che treno! Non antidiluviano, ma del- 
Tanteguerra, si. Ogni sbufiEo di fumo, era 
un passo stracco di quei vecchi vagoncini, 
stanchi di camminare. 

La valle. 

La valle del Chisone ha una peculiarita 
tutta sua: i paesi, disseminati lungo la via, 
portano tutti una storia, una leggenda: quel 
castello fu preso dai francesi, questa chiesa 
fu eretta da im Duca di Savoia. Ma i ricordi 
affiorano con ricchezza alia memoria in 
Penestrelle, yegliata dal suo forte, monu- 
mento della passione guerriera del vecchio 
Piemonte. 

Passando sotto I'arco di quel castello, 
ti rammenti della descrizione che ne fa il 
De Amicis, e i suoi diventano i tuoi senti- 
menti. 

Anche la strada ha la sua leggenda: fu 
fatta — dicono — da Napoleone e qual- 
cuno, lui po' piii azzardato, mostra vma 
fresca fontanina dove be we il Generale. 



Al Laux. 

Era sera quando giunsi. 

Ma che ripugnanza a camminare per quei 
luoghi scuri come la bocca dell'Orco! 

Un senso vago d'incertezza m'assale il 
cuore, che da battiti piii accelerati. 

Un po' di paura? Ma gia! Non esiste la 
paura: e fatta di nulla. Coraggio! 

Finalmente, ecco la casa. 

Cosi mi parve il Laux di notte. 

Un lungo fabbricato con tante finestrine, 
come cellule d'alveare, e poi porte rare. 
Dalle finestrine e dalle porte usciva una 
luce sbiancata da dare al luogo im'aria 
d'incantesimo. 

A due passi, il laghetto — il Laux — sem- 
brava ridere nel bel lume di luna. 

Al mattino, nella luce del sole vidi che 
quei bravi ragazzi erano allogati in un 
lembo di Paradiso. 

— Come avete fatto a portarvi questo 
ben di Dio quassu? 

— A spalle! — rispose un bamboccione, 
faccia tonda e occhi vivi. 

— B non vi siete stancati? 

— Dobbiamo ben prepararci a divenir 
Missionari! 

II ragazzo aveva appena tredici anni. 



1^6 



Ragazzi, a giocare! 

Hanno un prato grande cosi e cosl, e per 
dir di piu in pendenza. 

Sono un centinaio a scorrazzar per quel 
prato quasi privo di erba. 

Giuocano a base-hall: cinquanta per parte. 

Se vm valente ha la palla, e si precipita 
contro la porta avversaria, una siepe di 
mani e di petti cerca d'arginar la travol- 
gente discesa. 

Spesso la palla girella per il prato, su e givi, 
scliiaffeggiata da cento mani; allora I'arbitro 
— beato lui! — deve osservar se qualcuno 
di quel cento piedi da una spinta o un 
calcio al pallone: e un fallo da segnarsi e 
se non lo segna, cinquanta reclamano. 

Vengon fuori dal giuoco rossi in faccia, 
con la fronte sudata, ma intanto crescono 
e s'irrobustiscono per le fatiche del domani. 

Ragazzi in preghiera. 

In cappella non si riconoscono piu! 

La chiesetta e povera, ma in compenso 
frequentata da quella gioventu, die recita 
le orazioni in un tono unico, con calma: le 
pupille sono fisse in un punto: Gesu nel Ta- 
bemacolo. 





A due passi il Laux, che nello specchio delle sue 
acque riflette il cielo. 



Le stelle alpine, simbolo di ardimento. 



Quel SanctaMaria,r\-gQt\ito con insistenza 
nel Rosario, scende al cuore e sempre ti 
risuonera alle orecchie quando alia memoria 
t'affiori il ricordo dei centottanta aspiranti 
di Bagnolo. 

Al Pian dell'AIpe. 

« Cosa bella e mortal passa e non dura». 

Non scarta neppure in montagna il pro- 
verbio. 

I giorni trascorsero rapidi e mi trovai 
all'ultimo quasi senz'accorgermene. 

Ma prima di discendere in citta, voUi 
far una capatina a Pian dell'AIpe. 

Salii per trecento metri. 

Era domenica. 

Che strano abbigliamento hanno le donne 
di questi paesi! In testa portano mia cuffia 
raggiata da parer regine. 

A passo a passo raggiunsi la meta tra i 
giovani agricoltori di Cumiana, anch'essi 
Aspiranti m-ssionari. 

La casa? Vistane una, son viste tutte. La 
montagna ha le stesse esigenze ovimque. 



^47 



Hanno una divota chiesina e sopra vin 
poggio il inonumento a Don Bosco santo. 

Cambiano soltanto i giovani. 

Lontano da ogni manierismo studentesco, 
hanno cuori aperti con mani incallite. 

Famiglia. 

Con questi giovani ci si familiarizza su- 
bito. 

Esaminavo una carta topografica, cir- 
condato da pochi di loro, ma subito la do- 
vetti chiudere perche quei giovanotti par- 
lavano di quelle cime, delle mulattiere, delle 
scorciatoie con una vivezza e abbondanza 
di particolari come di cose arcinote li pre- 
sents 

— Di qui — mi diceva uno, indicandomi 
un sentiero che si perdeva in una gola di 
monte — si va all'Assietta. — E me I'ad- 
ditava. 

Vedevo in distanza mu monte, che aveva 
in vetta una colonna. L'erta era tosata 
anche a quote, in cui la vegetazione vive 
folta. 

Chiaro segno die la scarica di piombo 
ricevutasi sulla schiena in quella famosa 
battaglia tra Austriaci e Piemontesi I'ha 
privato del suo verde ammanto. 

Vidi il Col delle feiiestre. 

M'afEacciai da quel balcone. Di sotto si 



apre tutta la val di Susa; dalle storiche 
Chiuse al Moncenisio. 

Nel cuore di questa valle c'e il Roccia- 
melone con la sua Madonnina: la Madonna 
fu collocata su quella immensa piramide 
per volere e con i sacrifici di tutti i bimbi 
d'ltalia. 

Davanti all'Alpeggio dei giovani Mis- 
sionari torreggia I'Albergiam, rupestre e 
SLOSceso, che in un giorno ormai lontano, fu 
dal compianto Papa Pio XI scalato con 
curiose avventure, tra le quali — la piii 
gustosa — un fermo di parecchie ore delle 
guardie di finanza. 

Queste le cime: nella valle lungo la bella 
strada asfaltata, tanti piccoli paesi, timidi 
greggi stretti neH'ombra del basso campa- 
nile. 



A caratteri cubitali sul tetto dell'Al- 
peggio di questi Aspiranti missionari si 
legge « Viva Don Bosco ». 

E il grido delle migliaia di cuori I'lianno 
scritto non solo sui muri e sui tetti, ma la 
loro giornata e un intreccio di inni al Pa- 
dre. Gli Aspiranti lavorano e pregano pro- 
prio.come Don Bosco, che sempre pregava 
e sempre lavorava. 

AlvFA. 




Residenza estiva degli Aspiranti missionari d'lvrea. 



148 



i»K, 



iLlt^i 




Lo voile imitare anche con il catechismo in mano. 



Sulle orme del Padre... 



L'invito alio studio del Catechismo, con 
le relative gare, fu accolto con entusiasmo 
dagli alunni e alunne delle nostre scuole, 
figli di civilizzati e di bororo, die in quc-sto 
anno raggiunsero un consolante numero. 

Essi si misero subito all'opera: sicche la 
grande preoccupazione era per loro lo stu- 
dio della Dottrina, la « gara ». 

Un giovanetto bororo, dotato di buona 
memoria, vi occupava tutti i momenti 
liberi; anzi mi dicevano die studiava per- 
fino lavorando, davanti ai buoi aggiogati. 

lo non volevo credere; ma giorni sono, 
av ;ndo assistito alia bella scena qui in casa, 
la volli fissare in questa fotografia. 

Sembra una imitazione di una ben uota 
illustrazione della vita di D. Bosco fanciullo. 
Ogni volta die faccio il catechismo il- 
lustrato da proiezioni, alia fine passo qual- 
che quadro della vita di D. Bosco fanciullo. 
Una volta passai anche il quadro in que- 



stione, die piacque assai specialmente al 
piccolo bororo che, avendo la medesima 
occupazione di Giovannino, lo voile imi- 
tare anche con il catechismo in mano. 

Ammetto die queste non sono notizie 
di grandi conquiste, ma soltanto una stilla 
di rugiada riflettente pero le belle luci degli 
esempi di D. Bosco. Chissa die la scena 
del giovane bororo non abbia anche la 
forza del buon esempio? 

Don Cesare Albisetti 

Missionario salesiano. 



G. Verne. — MICHELE STROGOFF. S. E. I. 

Torino L. 6. 

Interessante romanzo, nel quale spicca la figura 
eroica del protagonista, che da saggio di straordi- 
nario ardire, a bene della patria. 



^49 



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^3gA 



Soltanto dal Redentore, invocalo dagl' innocent! e dai 
nuovi cristiani, proverra alia tormentata Cina ia sospirata 
pace, che porra fine a tante sofferenze e a tante rovine. 




[?(D®9 





MOSTfRA CATECHISTICA 



II Rev.mo sig. D. Ricaldone , 
il 2 giugno u. s., decennale 
della beatificazione di D. Bo- 
sco, inaugurb la Mostra ca- 
techistica allestita dagli al- 
lievi deir I stituto Card. Ca- 
gliero, d'lvrea . Preseniiamo 
pertanto un resoconto dell'in- 
teressante manifestazione, spie- 
gandone succintamente il con- 
tenuto. 

Sezione I — DAMN I 
DELL'IGNORANZA RELI- 
GIOSA . 

Su di una parete si vedeva 
una fascia rosa recante a let- 
tere cubitali I'argomento della 
Sezione. 

Iv'ignoranza religiosa era 
raffigurata in un ributtante 
mostro opprimente il mondo, 
mentre dal volto del Cristo 
si sprigionava la luce della 
Salvezza. 

Su di una colonnina sporgente, era presentato 
un cubo con incisi tre volti stilizzati e raffigu- 
ranti il paganesimo. 

All'ombra del paganesimo spiccava il simbolo 
del mondo idolatra, visto attraverso la bocca 
e le occhiaie di un idolo mostruoso: il tutto a 
sfondo tetro. 

Le conseguenze dell'ignoranza religiosa, che 
piii tormentano il mondo moderno. erano sim- 
boleggiate neU'uomo-macchina, espressione del- 
I'incancrenito materialismo; si vedeva una nera 
mano rapace, che tentava di ghermire il centro 
della Cristianita, dal quale emanava vivissima 
luce sull'Europa insanguinata. 

Sul verde nastrone, che solcava Tint era pa- 
rete dall'alto in basso, c'era un quadro rias- 
suntivo delle eresie. 

SEZIONE II — LA CHIESA E L'ERRORE. 

Dominava la grande figura del Redentore: 
« Via, Verita, Vita », che protendeva le braccia 
con gesto ampio e paterno. A destra, spicca- 
vano frasi delucidanti la reazione contro I'er- 
rore. A sinistra, era rappresentata, in simboli, 
I'attivita catechistica salesiana. 

Sezione III — IL CREDO ILLUSTRATO. 

Una bruna fascia in alto portava incisi gli 

articoli general! del Credo, illustrati nelle figure 



Le raffigura- 
zioni simboli- 
che dei Santi. 




sottostanti. In basso, su di uno sfondo indefi- 
nito di triangoli azzurrini, in un fulgido raggio 
della sua potenza, Dio lancia il creato. 

Risaltava poi, su sfondo arancione, I'ooera 
della divina Redenzione nei suoi attori prin- 
cipali: « Cristo innocente, che riconcilio al Padre 
i peccatori... ». Nel quadro successivo, domi- 
nava la figura santificatrice e vivificatrice dello 
Spirito santo. Piii avanti, la Cliiesa cattolica 
nelle sue divine prerogative. L'ultimo quadro 
presentava in simboli, i Libri santi e la Mis- 
sione degli Apostoli. 

In alto dominava la figura di S. 8. Pio XII. 



Sezione IV 



/ SS. SACRAMENTI. 



Sul primo quadro del Battesimo, era raffi- 
gurato Gesii sulla porta semiaperta della Chiesa, 
per indicar la necessita di questo Sacramento, 
insostituibile per poter appartenere alia Cliiesa. 
Completavano il quadro I'ampolla dell'acqua e 
la Candida stola. Poi da una mano di Sacer- 
dote sciogliente i lacci del peccatore, era rappre- 
sentato il Sacramento della Penitenza con le di- 
vine parole dell'istituzione (Matth., XVI-19). 

La Cresima era efiigiata in una grande croce 
grigia filettata in rosso, e alle quattro estremita 
del quadro spiccavano I'emblema dell'Azione 
cattolica per significare il benefico influsso 
della Cresima nella societa; il Missionario con la 
croce alzata per I'eifetto della Cresima sulla ci- 



^5^ 



vilizzazione dei popoli; le insegne episcopal! 
per simboleggiare il Ministro; un albero stron- 
cato con i nuovi virgulti per indicar la forza che 
da la Cresima nell'affrontare anche il martirio. 

Nel grande quadro successivo era rappresentata 
I'Eucaristia. Dominava un Ostensorio irradiante 
il cielo, le citta e le campagne. In alto sui 
raggi la scritta: Christus imperat. Sotto I'Osten- 
sorio le spighe e il grappolo d'uva, per indi- 
car Id materia del Sacramento. 

II Sacramento dell'Ordine era rappresentato 
da un trono di croci, sul cui fondo campeggiava 
la figura di San Giovanni Bosco, modello ti- 
pico del Sacerdote, rivestito dei sacriparamenti. 

II ]\Iatrimonio era raffigurato dallo Sposalizio 
della Beata Vergine con S. Giuseppe. 

Sezione V — IL TRIONFO DELLA CROCE. 

Sulla parete campeggiava luminosa la Croce 
estendentesi suU'Asia e sull'America. 




Una nera mano rapace tenta di ghermire 
il centro della Cristianita. 



SEZIONE VI — CANTO SACRO E LITUR- 
GIA. 

II canto sacro era indicato dalla musica gre- 
goriana scritta in bianco su sfondo nero. La 
Liturgia era raffigurata dall'organo, dall'altare 
su cui campeggiava la croce, dal cero, dal libro, 
dal leggio e dal turibolo. 

Sezione VII — PR A TIC A. 

Si vedeva una pianta della Casa del Cate- 
chismo (Oratorio festivo) con ogni moderno at- 
trezzamento, ideata dal signor Don Ricaldone. 



C'erano inoltre cartelloni ad uso didattico 
riproducenti scene di Sacramenti e di vita 
cristiana. 



Nel centro sorgeva il motiumento, da cui si spri- 
gionava una fulgentissima luce e recante a destra 
la statua di Maria SS. Ausiliatrice e a sinistra 
quella di Don Bosco per significare la luce e 
il calore di carita espandentisi in tutto il mondo 
nel noma deU'Ausiliatrice e dell'Apostolo della 
gioventii. 



All'esterno della Mostra si ammiravano vari 
gioclu atti ad agevolare, dilettando, I'insegna- 
mento catechistico; si vetjeva anche un co- 
lossale mappamondo, da cui si poteva rilevare 
I'azione missionaria salesiana nel mondo. Roma, 
centro della Cristianita; Torino, focolaio del- 
ropera salesiana erano contrassegnate con punti 
luminosi come i luoghi dove gloriosamente cad- 
dero i IMartiri salesiani: Mons. Versiglia e Don 
Caravario nella Cina; Don Fuchs e Don Sacil- 
lotti nel Matto Grosso; Mons. lyuigi Lasagna in 
Brasile; e molti altri nella Spagna. 

La Mostra fu visitata da moltissimi ammi- 
ratori, tra i quali ricordiamo: 

S. Em. il Card. La Puma, Prefetto della 
S. Congregazione dei religiosi e Cardinal pro- 
tettore della Societa salesiana; Mons. Riccardo 
PiTTiNi, Arcivescovo di Santo Domingo; Mons. 
Roberto Tavella, Arcivescovo di Salta; Mons. 
Nicola Esandi, Vescovo di Viedma: Mons. 
LuiGi Santa, Vescovo di Gimma; Mons. Er- 
nesto COPPO, Vescovo titolare di Paleopoli; 
Mons. LuiGi Masera, Vicario cap. di Ivrea; 
Mons. Giuseppe Gionali. 




Dal volto di Gesu si sprigiona la luce della salvezza. 



iJ 



fluueniuRe 

Dl UIHGGIO 



Chissa se a qualche lettrice di G. M. pia- 
cerebbe un viag^io, come il nostro, da 
S. Fernando de Apure a Los Teques! Fu- 
rono quattro giorni di navigazione fliiviale 
tutt'altro che monotona, con tappe not- 
turne alia ventiira, rese piu varie da im- 
previsti d'ogni genere, non escluso quelle 
deU'approssimarsi di una tigre! Invece, per 
noi Missionarie, le awenture non riescono 
tanto attraenti; ma poiche sono quasi in- 
separabili dalla nostra vita, cerchiamo d'in- 
contrarle allegramente, fiduciose nella pro- 
tezione di Dio e di Maria Ausiliatrice, e si- 
cure che gl'inerenti disagi e pericoli co- 
stituiscono vma moneta preziosa per il 
quotidiano lavoro di apostolato. 

II viaggio incomincio assai bene: la lati- 
cia a motore, sulla quale si trovava la no- 
stra piccola comitiva formata da quattro 
Suore e da cinque ragazze, filava diritta 
attraverso il grande fiiune Apure, che con 
la sua larga e imponente distesa d'acqua 
e le rive lussiu^eggianti, ci offriva im me- 
raviglioso spettacolo. Ma appena imboc- 
cammo il suo aflBluente Apurito, la scena 
cambio del tutto. Qui il fivune era cosi 
stretto che i grandi alberi, protendendo 
dalla riva i loro Ivmghi e fitti rami, non la- 
sciavano passar la iancia. Gli uomitii di 
bordo dovettero percio aprirsi faticosa- 
mente il varco a colpi di scure, mentre, 
di quando in quando, era necessario che 
vm ragazzo si gettasse a nuoto nell'acqua, 
per togliere, di sotto alia Iancia, i rami ca- 
duti che, ixapigliandosi, ne arrestavano il 
motore. 

Fu im percorso lento e diflScile, ma esso 
divenne piu arduo in seguito, sal fiume 
Guarico il quale, ricoperto di erbe acqua- 
tiche, sembrava una gran prateria flut- 
tuante. La Iancia non poteva pivi proce- 
dere; allora gli uomini discesero nell'ac- 
qua a strappar I'erba, mentre uno di loro, 





/3 iH/'T 



Ecco un vicino bramire di tigre... 

con una grossa fime, tirava la Iancia dalla 
riva. Oltre alia fatica, v'era per tutti un 
notevole pericolo, quelle di vedere sbucar 
da un momento all'altro i feroci caimani, 
che sotto il verde tappeto tendono di so- 
lito le loro insidie. Alle cinque del pome- 
riggio, fu prudenza ritirarsi poiche con le 
prime ombre della sera il pericolo dei coc- 
codrilli diveniva piii temibile; percio, as- 
siciurata la Iancia con forti legature agU 
alberi della riva, si ando in cerca di un ri- 
fugio per la notte. 

Ce lo offri una capanna abbandonata, 
ove ponemmo le nostre tende. Distendemmo 
le amache e allargammo le zanzariere, 
per salvaguardarci vm po' da tutta la genia 
dei noiosi moscerini, numerosissimi in pros- 
simita di questi fiumi tropicali. II gridio 
delle araguatos, piccole scimmie dalla lunga 
barba, ci servi da sveglia alle prime luci 
dell'alba. Iniziammo pertanto -an altro 
giorno di viaggio, non molto dissimile dal 
primo; tra inciampi, riprese e arresti piu o 
meno prolungati. 

La seconda notte la passammo in vma 
miserabile casuccia, in compagnia di grossi 
topacci, che fecero del loro meglio per non 
lasciarci doj-mire; non risparmiarono, nelle 
loro scorribande, neppur le nostre povere 
persone e ci portarono via perfino le scarpe. 



^54 



che avevamo lasciate sotto le amache. Cosi 
fu iin continuo battagliare dalla sera fino 
al mattino. Immaginarsi se potemmo ri- 
posare! Furmno perd egualmente contente 
di essere state condotte dalla Prowidenza 
in quella casetta, perche potemmo rivol- 
gere qualche parola di fede a una povera 
donna, che vi abitava con le sue due bam- 
bine, e che era quasi priva di prrncipi re- 
ligiosi. 

Le domandammo se la maggiore delle 
bimbe, la sola battezzata, non avesse ancor 
fatta la prima Comunione; ma I'interro- 
gata ci guardo sorpresa e ci disse che non 
sapeva neppure che cosa fosse la Comu- 
nione. Ella sapeva soltanto che, per sal- 
varsi, era necessario esser battezzati e re- 
citare ogni giorno I'Ave Maria. Ouanto vo- 
lentieri avremmo voluto prolvmgar la no- 
stra sosta, anche a costo di riprendere le 
notturne battaglie con i topi, pur di fare 
xm po' di bene a quella poveretta! Ma 
non ci fu possibile; donatele quindi alcune 
medaglie di Maria Ausiliatrice, dovemmo 
lasciarla, affidandola alia protezionc della 
Vergine, che avrebbe certo risposto mater- 
namente a quella quotidiana Ave Maria. 

La terza e ultima notte del viaggio mi- 
nacciava di diventar drammatica, anzi 
tragica; poiche verso le due, dopo liuighe 
ore insonni per la molestia causata da 
minutissimi moscerini, dai quali non valse 
a difenderci neppur la zanzariera, ecco xm 
vicino e ben distinto bramire di tigre. 

Questa awentora, forse interessante a 



leggersi in un romanzo, per noi invece riu- 
sciva penosa. Immaginarsi che gioia nel- 
I'udire i passi della belva, che si awici- 
nava sempre piu! Si provavano certi sus- 
sulti al cuore, che stentavamo a respirare. 
La povera catapecchia abbandonata, ove 
ci eravamo rifugiate, non aveva neppur la 
porta; di fuori, la pioggia scrosciava tur- 
binosamente; che cosa mancava dimque 
perche la tigre potesse entrare? Non c'era 
che afl&darsi alia protezione del Signore, 
il quale deve aver mandato certo i suoi 
Angeli a custodirci, perche la belva si al- 
lontano. Avenuno cosi una nuova prova 
della bona di Dio per le Missionarie. 

Al mattino non fu facile; sul terreno 
reso melmoso e sdrucciolevole dalla piog- 
gia notturna, scendere alia riva del fiume; 
ma tra scivoloni e affondamenti, ci riu- 
scimmo, incoraggiandoci con il pensiero che 
alia sera, finalmente, saremmo arrivate a 
casa. 

A coronamento del viaggio, 1' ultimo 
giorno ci riserbo ima tempesta in plena 
regola; e la nostra povera lancia, sbattuta 
dalle raffiche del vento e dalle ondate li- 
macciose, dovette risolvere diversi problemi 
di statica e di equilibrio per condurci sane 
e salve in porto. Vi giungemmo verso sera, 
e si puo immaginare con quale sospiro di 
sollievo e con quale commozione corremmo 
in cappella a ringraziame il Signore! 

Sr. G. D. 

Missionaria di M. Ausiliatrice net Venezuela. 



■^tJW^'' 



j£^ fia*»tmti 



II fempio Parsi. 

Una stanza piuttosto piccola dal pavi- 
mento di marmo bianco e con il soffitto a 
forma concentrica; nel mezzo, sopra uno 
sgabello di pietra, spicca una nrna di ar- 
gent© : il tempio Parsi non ha bisogno di 
altro. 

NeH'urna crepita il « fuoco sacro », che 
non si spegne mai. Cinque volte al giorno, 
il sacerdote parsi — con le mani rivestite 
di guanti e la bocca ricoperta di un velo 
bianco — entra nella stanza semi-oscura. 
Con solennita e gran cura egli scopa e 
spolvera ogni cosa; lava lo sgabello di pie- 
tra; ripulisce I'uma d'argento, poi, con 
nuova legna profumata, alimenta la fiamma. 




Ne le sue mani ne il suo fiato devono venire 
in contatto diretto con il « fuoco sacro i>. 
I « fedeli » arrivano alia spicciolata: si 
prostrano dinanzi all'virna, biascicano una 
breve preghiera e, dopo aver deposto i 
doni per il sacerdote e nuova legna per il 
fuoco, si allontanano silenziosi come sono 
venuti. 

I parsi o a adoratori del fuoco » sono i 
discendenti diretti dei seguaci di Zoroastro. 
Provenienti da Phars, nella Persia, in se- 
guito all'invasione mussulmana essi si 
stabilirono nell' India ove in breve diven- 
nero una delle collettivita piu ricche e in- 
traprendenti. Dopo tanti secoli, essi con- 
servano gelosamente le loro tradizioni re- 
ligiose: il « fuoco » e per loro I'elemento piu 
sacro; il « sole » I'oggetto principale del 
culto; Ormuzd e Ariman i due principi 
del bene e del male. 

II culfo del fuoco. 

II fuoco, sin dagli albori dei tempi sto- 
rici, esercito sui popoli primitivi un fa- 
scine misterioso, che ben presto si e mutato 
in un vero atto di culto e di adorazione. 
Anche Roma antica conobbe questo culto: 
le Vestali avevano I'obbligo — sotto pena 
di morte — di tener sempre acceso il « fuoco 
sacro »■ sull'altare della dea Vesta. 

Secondo la leggenda greca, Prometeo, 
dopo aver plasmato il primo uomo di terra 
e acqua, sail a rapire il fuoco in cielo per 
dar vita alia creatura. Cera, dimque, nel 
primo uomo una particella di fuoco sacro. 
Ma purtroppo questa « scintilla divina » 
doveva ben presto offuscarsi e spegnersi 
del tutto. L'uomo, dimentico della sua no- 
bile origine, trascviro di alimentar la fiamma 
sacra; egli divenne oscura caligine e ritorno 
fango e acqua. 



Ormuzd principio del bene. 



156 



ttt^t^ 



e 



si 



II divin Prometeo. 

Ed ecco nella pienezza dei tempi, il 
Figlio di Dio scendere sulla terra por- 
tando con se il « segreto perduto ». 

— Sono venuto — Egli disse — a por- 
tare il fuoco sulla terra e cosa posso desi- 
derare maggiormente che abbia ad ardere 
e a purificare ogni cosa? 

Era il « fuoco sacro » che tornava tra gli 
uomini; la fiamma spenta ora si riaccen- 
deva per non spegnersi mai piu! 

Un artista ha saputo mirabilmente il- 
lustrare la « corsa della vita » secondo I'an- 
tica leggenda. Nella buia notte si vede un 
uomo avanzar di corsa brandendo in alto 
una fiaccola. I suoi muscoli, contratti nello 
sforzo supremo, rivelano la tenacia del cor- 
ridore. Nei suoi occhi fiammeggianti brilla 
la gioia d'avere raggiunto la meta. Egli 
pero cadra sfinito; ma che importa? Un 
altro e pronto a prendere la fiaccola e 
a continuar la corsa. 

Ma nessun artista al mondo sapra mai 
illustrare la « corsa della Fede attraverso 
i secoli, portata dal Missionario cattolico ». 
Questo e un soggetto troppo grandioso e 
celeste. Ecco la Fiamma che non si spegne; 
il « Fuoco sacro », s?mpre alimentato dal- 
I'amore e dal sacrificio di milioni di cuori, 
die pulsano per il fulgido ideale missio- 




— Sono venuto a portare il fuoco sulla terra... 

Luce nelle tenebre. 

II Missionario cattolico impugna la fiac- 
cola della Fede con ardore, perche il suo 
cuore arde con maggior veemenza della 
fiamma. Egli avanza solo in terre lontane, 
fra popoli sconosciuti e spesso ostili, che 
forse lo colpiranno a morte. Non importa! 
II suo braccio sara sempre eretto; il suo 
pugno sara sempre cliiuso e la fiaccola con- 
tinuera a brillare, nelle tenebre, rosseg- 
giando di sangue, che sara seme di vita. 

Indicus. 



Per bihiioteche scolastiche. 
D. A. TE.XIER. — LA PIETA NEI GIOVANI. 

Ed. Marietti - Torino I-- 6,50. 

Queste conferenze costituiscono un vero manuale 
di picta, dove si riscontrano ragioni del cuore, gridi 
eloquenti che commuovono, citazioni poetiche che 
deliziano, motti storici o paragoni che conquidono 
I'anima. V'ha in esso quanto occorre per entusia- 
smare i cuori dei giovani. 
Dello St esso Editore: LE CONFESSIONI DI 

S. AGOSriNO L- .1.50- 

Versione accurata dell'aureo libro, che costitui.sce 
una preziosa miniera di massime e di subUmi inse- 
gnamenti per ogni ceto di persone. 



^57 




ROMANZO DI E. GARRO 



Disegni di D. Pilla. 



Capitolo VI 

L'orso grigio. 

Una sera, verso il traiiionto, Tan-ye era 
uscita dalla sua casetta sulla strada, quando 
le parve di udire delle grida provenienti dalla 
parte del boschetto. 

Poiche sapeva che nessuno si avventurava 
di la, ritnase assai meravigliata, e la curiosita 
di sapere che cosa ci fosse, o che avvenisse, la 
indusse a incamniinarsi verso la zona vietata. 
La gente del paese stava in quel momento oc- 
cupata nelle proprie faccende, e non badava a 
lei; quindi « Luce d'aurora » giunse indisturbata 
alia prima iila di pini. 

Le grida continuavano. Tan-ye s'inoltro an- 
cora un poco e assistette a una scena quanto 
mai raccapricciante. 

A cavalcioni sopra un ramo basso di un 
pino, ella vide Long, il Dragone, atterrito e 
impossibilitato a scendere, perche un grosso 
orso grigio, alle radici dell'albero, lo aspettava 
per stringerlo e soffocarlo tra le sue braccia 
vellose. II bestione si alzava spesso sulle zampe 
posteriori, e con gli ungliioni di quelle ante- 
riori dava delle poderose graffiate al tronco, 
portando via qualche pezzo di corteccia; poi 
si abbassava, girandosi intorno con formida- 
bili ringhi. 

Intanto Long stava sopra, disarmato. Come 
cio potesse essere, non uscendo egli mai senza 
fucile, non era facile comprendere; ma sul 
fatto non c'era dubbio. La vista del terribile 
orso grigio impressiono Tan-ye che, istintiva- 
mente si ritrasse; ma il capo dei pirati, che 
I'aveva scorta, la chiamo. 



— Tan-yd, « Luce d'aurora » non andartene! , 
Fermati! Aiutami! j 

— Che debbo fare? — grido ella, fermandosi. , 

— Ascoltami. Venti passi qui indietro c'e 
per terra il mio fucile. Procura di prenderlo; 
altrimenti va a chiamare Jung, che venga qui 
con degli armati. Ma presto! 

Tan-ye penso che, non sapendo dove potesse 
essere Jung, avrebbe perduto, per cercarlo, 
chissa quanto tempo; stabili percio di agir da 
sola e d'impadronirsi intanto del fucile. Giro 
al largo per non dar sospetti al plantigrade, e 
riusci a vedere I'arma posata presso un cespu- 
glio. Si avvicino cautamente, la prese, I'osservo. 
Era un fucile a ripetizione: qualche colpo era ' 
stato sparato, ma v'erano ancor delle pallot- 
tole; quindi se ne poteva servire. 

L'orso grigio, intento a Long, non si era 
fino allora accorto di Tan-ye. Ella percio, na- 
scondendosi dietro i tronchi dei pini, gli si 
avvicinava. Quando giunse a tiro, Tan-ye 
spiano I'arma e miro. II plantigrado .si alzava 
in quel momento sulle zampe, levando il muso 
verso I'uomo. Un colpo rimbombo di schianto 
e l'orso rimase colpito, non pero al cuore, dove 
voleva la tiratrice, ma a una spalla. Esso co- 
mincio a fremire altamente, e, lasciato il pino,; 
si diresse, sanguinante, contro « Luce d'aurora ». 
Questa gli volse contro I'arma e sparo di nuovo, 
ma non avendo mirato bene, la fucilata andc 
a vuoto senza colpire il bersaglio vivente, ch| 
continuava ad avvicinarsi a lei. Tan-yd si fec^ 
coraggio, e tento di sparare ancora, ma, conl 
orrore, si accorse che ogni carica era finita,' 
sicche il grilletto batteva iuutilmente. 

Non le rimaneva che fuggire. Getto quindi via ' 
il fucile per esser piii libera, si volto e si mise 



138 



a correre. Ma per sventura, dopo due o tre 
passi, i suoi piedi inciamparono in un cespuglio; 
sicche cadde a terra. 

L'orso, che la inseguiva abbastanza rapida- 
mente, le giunse subito vicino. Mentre « Luce 
d'aurora » si rialzava, il plantigrado, levatosi 
sulle zampe posteriori, allargava le braccia 
per abbrancarla e soffocarla nella stretta. Ma 
in quel momento Long, che frattanto era sceso 
dal pino, giungeva veloce dietro I'orso, bran- 
dendo un enorme . coltellaccio; prima che il 
grosso bestione avesse potuto toccar Tan-ye, 
egli glielo infiggeva fino al manico nella schiena 
riuscendo a ferirgli il cuore. L'orso lancio un 
urlo di spasimo, barcollo e cadde pesantemente. 

— Sei salva, Tan-yi! — le disse il « Dragone ». 

— Grazie, Long! Ne sia ringraziato Iddio. 

— Era un orso terribile! Guarda che corpo- 
ratura! Che denti! Che ungliioni! Ora non fara 
pill male ad alcuno. 

II feroce animale, infatti, dava rantolando 
le ultime scosse e rimaneva poi immobile in 
mezzo a una pozza di sangue nerastro. 

— I/O manderemo a scuoiare! — concluse 
Long. — Se non era per te! Sei coraggiosa, 
Tan-ye! 

— Sapevo di fare un'opera buona, e Dio mi 
ha dato forza. 

— Torniamo a casa. I compagni saranno in 
pensiero per me. 

Si avviarono. Dal villaggio gli altri pirati, in- 
fatti, non vedendo tornare il « Dragone » muo- 
vevano incontro a lui. 

Egli narro loro I'avventura, e tutti ammira- 
rono il suo coraggio e la presenza di spirito 
di « Luce d'aurora ». 

CAPITOtO VII 

Sperduti nelle risaie. 

Cieng, il fratelUno di « Luce d'aurora » in- 
sieme con Vu-tae e Sam-ku giixnsero in breve alia 
capanna del barcaiolo Lin, che li aspettava. 

— Nonno, come stai? — gli cliiesero premu- 
rosamente i nipoti. 

— Adesso sto abbastanza bene, ma chi sta 
male e la nostra casa. Vedete? I pirati hanno 
fracassato e rovinato tutto. La barca e stata 
afEondata laggivi, fra le canne. Poveri noi! Come 
faremo ora? 

— Volevamo appunto — disse Cieng ai giova- 
notti — che tiraste su la barca, perche da noi 
non ce la facciamo. E poi bisognerebbe che ci 
trasportaste all'altra riva; non e vero, Linl 

— Si! — affermo il vecchio. — Fatelo, miei 
cari nipoti. Cieng e Ciao sono stati buoni con 
me, e mi hanno levato di la dove quel diavoli 
scatenati m'avevano lasciato mezzo morto. 



— Vediamo allora dove sta la barca... — 
propose Vu-tae. 

— Andate pure! — continue Lin. — lo per 
adesso non ho bisogno di nulla. 

Uscirono dalla capanna tutt'e quattro e si 
diressero verso il fiume. La luna — bianca, 
rotonda, enorme ■ — illuminava tutto come fosse 
stato di giorno. Tra le canne si vedeva spor- 
gere dall'acqua, che la copriva completamente, 
la prora della barca. Vu-tae e Sam-ku si ti- 
rarono su fino a mezza coscia le brache e a. 
gambe nude scesero nell'acqua. Ma lo stesso 
dovette fare anche Ciao-Ciao, perche I'impresa 
era difficile. Si diedero tutti a spingere con forza 
facendo scivolare I'imbarcazione fin dove c'era 
terra asciutta, e li dovettero rivoltarla per le- 
vame I'acqua e il fango, pulirla alia meglio, e 
farla di nuovo scendere nel fiume, dove final- 
mente galleggio sicura. Ma i remi non c'erano. 
I due nipoti di Lin si misero quindi a rovistar 
tra le canne e la fanghiglia e, come Dio voile, 
furono ritrovati anche i remi. 

— Coraggio, adesso! Su, Cieng e Ciao, saUte 
in barca! — fece Sam-ku. 

Costoro non se lo fecero ripetere, e tutt'e 
quattro furono presto a bordo. Allora i due 
barcaioli afierrarono un remo ciascuno, e la 
barca fu spinta in mezzo alia corrente del fiume. 

— Addio, Ku-pong! — esclamo commosso 
Cieng salutando il suo villaggio. — Chissa 
quaudo ti rivedremo ancora! 

Ciao-Ciao guardava invece la luna, senza 
pensare a nulla, e quel faccione candido come 
il latte, da mezzo al cielo turchino senza una 
nuvola, sembrava ridere impassibile su tutte 
le sventure umane. II fiume la rispecchiava, e 
il movimento delle acque pareva dar vita al- 
I'astro delle notti, che tremolava sull'onde in 
una comica danza. 

La sponda opposta fu raggiunta dopo una 
mezz'ora. 

(Continua). 




sicch^ il grilletto batteva inutilmente. 



^59 



OFFERTE PERVENUTE ALL A DIREZIONE 



Assam. ■ — T. Villa (Renate) pel nome Maria Pu- 
rissima Villa. - Famiglia Attiglia (Renate) pel nome 
Eralda Attilia. - G. Calzani (Besazio) pel nome Emi- 
lio Virginio Caslani. - N. Casini (Chiavris) pel nome 
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Serafino Gaetano Renio. 

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Juan Bosco. - 1st. Salesiano (Tolentino) pel nome 
Mario. - A. Rapetti (Lussito) pel nome Elio. - I. Dal- 
bon (Dar^) pel nome Anselmo. - M. Cavigliasso 
(Treiso d'Alba) pel nome Giuseppe. - M. Manunza 
(Cagliari) pel nome Maria Ausilia Ida. - O. Volonta 
(Isolabella) pel nome Orsolina. - E, Palmarini (Fra- 
scati) pei norai Ennio, Maria Palmarini. 

Congo belga. — 1st. Salesiano (Schio) pel nome 
Luigi. - Sr. M. Bianchi (Argate) pel nome Alberto. - 
D. Bologna (Treviglio) pei nomi Guido Bianchi, An- 
tonina Taormina, Vincenzo Bologna. - A. Pizzardi 
(Savona) pei nomi Tito Augusta, Maria Rosa Car- 
reso. - C. Mandelli (Monza) pel nome Antonietta. 

Giappone. — G. R. D. Coniugi pel nome Mar- 
gherita. - Paese Muggio (Muggio) pei nomi Maria, 
Ida. - D. B. Ronzoni (Lonazzo) pei nomi Antonio, 
Giuseppina. - V. Zorattini (Udine) pel nome Pietro. 

Equatore. — D. Ferraris (Livorno) pei nomi 
Giuseppe, Giuseppa, Giovanni. - P. Pagliano (Pae- 
sana) pel nome Pietro Giacinto Stefano. - S. Roero 
(Rapallo) pei nomi Carlo Alberto, Giuseppe. - M. 
Re (S. Maurizio) pei nomi Anna, Laura. 

India sud. — T. Prati (Talamello) pei nomi Giu- 
seppina, Teresina, Tito, Cornelia. - G. S. Balgera 
(Tiiano) pei nomi Gina, Dina. 

Madras. — A. Ferraris (Pavia) pel nome Rosalba. 

- G. Reumermier (S. Maurizio Can.se) pel nome 
Giovanni. - Gardini M. (Uscio) pel nome Lucia. - 
D. Verniano (Baldissero) pei nomi Domenico, Maria 
Anna. - V. Vaccini (Vercelli) pel nome Giuseppina. 

- 1st. Salesiano (Treviglio) pel nome Vincenzo Ore- 
ste Angela. 

Venezuela. — M. Pietrogrande (Padova) pel 
nome Antonluigi. - C. Ravasso (Torino) pel nome 
Carlo. - G. Polparetto (Romano Can.se) pei nomi 
Giuseppe, Giovanni Rosa. - G. Colombo (Seregno) 
pel nome Ambrogio Giuseppe. 

Rio Negro. — C. Bonometti (Castel Mella) pel 
nome Carlo Mario Giuseppe. - C. Anna (Cagliari) 
pel nome Carminetta. - D. B. Magister (Sondrio) 
pei nomi Guido Antonio, Bernardo Luigi. - U. Ca- 
salegno (Toiino) pel nome Umberta. - C. Oggero 
(Camerano Cas.) pel nome Carlotta Luigia. - L. Gal- 
vagni (Gardolo) pel nome Giulio Giacomino. - R. 



Di Minno (Greci) pel nome De Rita Rita. - L. Og- 
gero (Camerano Cas.) pel nome Maria Giuseppina. - 
L. Licari Silvani (Francavilla Sic.) pel nome Maria 
Giovanni. 

SiAM. — M. Momo (Saluggia) pel nome Delina. - 

C. Vellino (Saluggia) pel nome Cesarina. - G. Fa- 
scio (Castelrosso) pel nome Cesare. - Can. G. Pa- 
gano (Arciale) pel nome Salvatare Liberato. - B. 
Pennella (Morino) pel nome Giuseppe. - C. Polian 
(Monza) pel nome Giulia Maria. - N. Capra (Monza) 
pel nome Nina. - R. Oltolina (Milano) pel nome 
Enrico. - Sr. G. Tvola (Ponte S. Pietro) pel nome 
Maria Camilla. - F. Corna (Volpiano) pel nome Fran- 
cesca. - T. Mezzano (Vercelli) pel nome Anna Ma- 
ria Armida. - D. V. Bologna (Treviglio) pel nome 
Antanina Taormina. - O. Lenussa De Franceschi 
(Osoppo) pel nome Oliva. - Fam. De Anna (Chia- 
vris) pel nome Cesare. - D. B. Magister (Sondrio) 
pel nome Nazara. - A. Susa (Cuzzago) pei nomi 
Maria Vittoria, Maria Vittorio. - C. Ricchini (Pra) 
pel nome Giulia Camilla. 

Krishnagar. — D. De Garretti (Lehman) pel 
nome Racca Pellegrino. - S. Quattrocchi (Gangi) 
pel nome Maria Concetta. - E. Guarmani (Esine) 
pel nome Enea Antonio. - E. Frigerio (Erba) pel nome 
Mario. - L. Ferrero (Torino) pel nome Lidia. - T. 
Tirrena Volpi (Milano) pel nome Tersilia. 

Porto Velho (Brasile). — M. Aloisio (Vignole 
Borbera) pel nome Mensi Romano. - G. Gritti (Pe- 
gli) pel nome Maria Luisa. - M. Delle Piane (Ge- 
nova) pei nomi Umberta, Maria, U?nberto, Maria. 

Vic. Equatore. — T. Rinaldi (Torino) pel nome 
Rosa. - M. Gardini Guatelli (Uscio) pei nomi An- 
tonio, Maria Luisa. - I. Formica (Lentate) pel nome 
Mario Giovanni. 

Patagonia. — Don M. Randen (Villaverla) pei 
nomi Giandomenica, Giovanni Maria, Giovanna Au- 
relia, Angela, Giuseppe. {Continua). 

Abbonati sostenifori a G. M, 

D. Mortara - P. Brialdi - C. Baruffi - E. Minelli - 
B. Cainattini - D. Perozzi - F. Lovisetto - O. Mar- 
chLsio - M. Grattoni - C. Moresi - P. Pagliano - 
M. Cozzani - Dott. F. Bertolino - E. Raspaldo - 
G. Ficetti - P. Signori - G. B. Schierano - Fa- 
miglia Salmoiraghi - A. Femminis - Sucr Con- 
siiela - Direttrice Verona - A. Marcioni - Di- 
rettrice Voltri - Direttrice Legnano - B. Pigo- 
rini - E. Salvestro - A. Perona - B. Pezzana - 
G. Zavattaro - M. Ferri - I. Risso - Direttrice 
Arquata Scrivia - P. Fuse - G. Bellazzi - N. Va- 
lentini - N. Jacinti - M. Mina - B. Allione. 

{Continua). 



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o entro lettera, accludendo pero un francobollo da 
cent. 30. 

In giugno fu premiata I'abbonata Gabriella Di 
Mola, Istituto magistrale - Vomero (Napoli). 



Falso accrescitivo: 

Un bipede domestico, che fiero 
il capo ed il cimiero impenna, e sogna 
oh, gli alti veli, a razzolar sol buono; 
fregio di varia proporzion che adorna, 
indice e segno di valore e merto 
dei militari il braccio od il berretto. 

BiSENSo: 

Moneta d'oro, che il fier Napoleone 
conio a ricordo della vittoria omonima. 



Trovare Tami- 
co verdolino 
di Spagno- 
letto Tonino. 




Monoverbo. 




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Anagratnma: astri-sarti. 

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Monoverbi: i" Sire; 2* Tonchino; 3° Ticino. 



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GERI. Edit. Salani - Firenze L. 5. 

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cente, scritto con eleganza. In questo libro, come in 
SOLA dello stetso editore, si trovano pagine ricche 
di sentimento cristiano, che costituiscono una let- 
tura Sana e utile per le giovani. Adatti per biblio- 
teche femminili. 

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DI TSU (L. 9) e NEI CAMPI ELISI DEL GIAP- 

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tiche, esposte per fine culturale, in buono stile. 

G. Lattanzi. — L'ASSEMBLA DEI MORTI. 

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contrasti scenici, di sicuro effetto. 



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Rossi-Erba - V. Inclimona - Scuola agraria S. Tar- 
cisio, Roma - A. Ricciardi - C. Bonaccorsi - Fratelli 
Mino - C. DcirUtre - S. Lo Giudice - D. Castagno - 
L. Roit - A. Ginepro - G. Bellucci - G. Di Mola 
(premiata) - V. Pratesi - E. Castiglioni - C. De Ma- 
ria - V. Volpi - R. Fabbri - A. Russo - M. Arena - 
O. Ferrero - S. De Rossi - G. Pino. 



Ivo eL-%r-%r&ir%.t\jLi^& cle>l oo-ooiottor-o Bomt>a.. 




Lasciato I'aercoplano ai piedi... di una palma, i tre soci in acco... man... dita salgono man... mano, 
con le piante dei... piedi, sulla pianta... dei datteri e di la prctenderebbero di catturare un elefante che, 
al Tcderli lassii, resta con tanto di... naso. Seguendo il filo del suo... ragionamento, I'elefante diyenta 
scelto... tiratore, anche perch^ si awicinano due leon... fanti, uno dei quali vorrebbe arrampicarsi 




AWJ 



sulla pianta, desideroso di pranzare con Bomba, mangiandosi i due galletti di primo canto. Ma Bomba 
gli esplode contro la sua pista... molla, mentre I'altro leone, tipo... scarico, gli scarica contro la cara... 
bina, mandando in... aria i tre compari, che prendono I'aire in cerca di nuove awenture. (Contittua). 






liembre 1939- XVII 

I .VII . N. 9 . PDbblicazione 



<^VlC^>TN. 




St&i^ jdi' 



r'^wiJ^S ^'^ 



I sistemi di soccorso per i profughi cinesi, 
adottati dal Vic. Ap. di Pechino S. E. Mons. Mon- 
taigne e ricopiati da Comitati non cattolici, 
consistono nell'apertura di particolari scuole di 
soccorso, che accolgono una cinquantina di 
ragazzi tra i piu bisognosi, meutre le loro fa- 
miglie ricevono settimanalmente dalla sciiola 
una porzione di cereali. Intanto iurono aperte 
ventotto di tali scuole, che ospitano 1270 fa- 
ciulli e che soccorrono quasi 7.000 persona. 



Un sacerdote cinese del Vicariato Ap. di 
Changsha, diplomato infermiere, pote curare 
5000 infermi rifugiati nei trenta campi di 
concentramento del suo distretto; egli pote 
amministrare anche il Battesimo a numerosis- 
simi morenti conquisi dalla sua carita. 

La cronaca africana registra la scomparsa 
della regina di Uganda Emiliana Mukomugabi, 
morta centenaria. Ella e una figura di primo 
piano dell'epoca eroica cristiana in Uganda. 
La storia della dinastia regia d'Uganda, che 
annovera 35 sovrani, da Kintu all'attuale 
Chwa II, fu scritta da Apollo Kaggera e 
risulta di criidelta, di vendette. d'intrighi e di 
odi feroci. 

Makomugabi era nata nel 1839, sotto il regno di 
Suna II. Nel 1853 a Suna succedeva Mukabya, 
nome che significa « re che fa piangere » e 
Makomugabi passo sposa al sovrano, il quale fu 
sanguinario. In una sola volta egli mando a morte 
700 contadini, 200 schiavi, 35 capi e 500 donne. 

Nell'anno in cui egli saliva al trono, nel 1853, 
gli arabi penetrarono nell' Uganda e i Missionari 
cattolici nel Tanganica incominciarono a pre- 
dicarvi la religione cristiana. Succeduto Muanga, 
questi richiamava i Padri bianchi scacciali dal 
genitore, i quali battezzarono i primi diciotto 
cristiani della regione, sei dei quali divennero 
martiri. 



La regina Mukomugabi, riti- 
rata a Kasuli, fu istruita nella 
religione dal capo dei cattolici 
Nyongo-Ntono. Ma istigato dal 
primo ministro sanguinario, il 
re Medanga, dapprima favore- 
vole ai cattolici, decise il mas- 
sacro di tutti gli «oranti ». Mu- 
komugabi stessa venue caricata 
di catene e flagellata. Consi- 
gliata alia fuga dai f amiliari, la 
regina, pur non ancora battez- 
zata, rimase dicendo: — Mi uc- 
cidano pure come hanno uc- 
ciso, per la religione, tutti i 
giovani di casa reale! 

Mukaya, il primo ministro, 
tento d'intimidirla: — Se per- 
sisterai nel praticar la religione 
dei bazunfu (bianchi), — le dis- 
se — la pagherai cara. Che 
preferisci perdere? Le orecchie, il naso, gli 
occhi, le mani o i piedi? Scegli! 

— Le mie membra non mi appartengono... — 
rispose la regina. — Sono di Dio; fate cio che 
volet e. 

Allora il terribile Katikkiro la diede in balia 
di sicari che la coprirono di cenere infuocata; 
le torcevano il collo, la tormentavano con punte 
di ferro e le facevano soffrir la fame e la sete. 
Ma la regina non cedeva; confessava nei tormenti 
la propria fede e si preparava, tra i martiri, 
al Battesimo. 

Incendiata la Missione di Rubaga, perse- 
guitati o imprigionati i Missionari e fedeli, in- 
seguiti come belve dappertutto, anche Muko- 
mugabi fu fatta fuggire. Dopo un estenuante 
viaggio attraverso a fiumi senza ponti, foreste 
senza sentieri, inseguita dai sicari, ella giunse 
finalmeute a Bukaba, dove fu battezzata con 
il nome di Emiliana. A pace ristabilita, i Mis- 
sionari le proposero di rimanere per istruire 
i catecumeni, ma ella prefer! rimpatriare. Fu 
ricevuta nella risorta Missione di Rubaga, dal 
P. Guillermain, che Ife dono una piantagione 
di banane. Familiari e cortigiani tentarono 
invano di toglierla dal suo ritiro pef ricondurla 
a Kasuli presso la tomba di Mutesa. 

— Sono cristiana... — diceva. — Questa e 
la mia ricchezza! Servo un Re piii grande di 
Mutesa, Gesu Cristo e una Regina piu grande 
di tutte le sovrane, la Vergine Maria. Preferisco 
il cibo dei poveri, mi vesto di fibra vegetale. — 
Quando Mutesa niori, nella sua fossa furono 
gettate 4000 pezze di stofEa, 20 zanne di elefanti, 
4000 vestili (mbiigo) e 40.000 conchiglie (la 
moneta corrente prima dello scellino inglese). 
Quando morro io, mi bast era il mio lubugo.^ 
Ma suUa mia tomba sara posta la croce di 
Cristo e la scritta: « Pregate per Emiliana Muko- 
mugabi ». 

Nella pace del suo avello cristiano la cente- 
naria regina, che sopporto le sofEerenze del 
martirio, riposa vegliata dai cristiani che pre- 
gano per lei. Missionari e fedeli sperano che 
I'anima eletta dal Cielo interceda per loro. 



Illustrazione della copertina: II " Cagneras ", capo della tribu, ci accolse con piacere. 

(V. « Escursione apostolica » a pag. 164). 



(^iOMMr %Ji44iOMJUXIi^ 



Anno \\1 -N. 9- Pabblicazionc 



Abbonamento annuo: 



\ per 



TORINO, 1« SETTEMBRt 1939-XVIl Spedizione in abbonamento poslale 

1'Italia: Ordinario L. 6,20 - Sostenitore L. 10 - Vitalizio L. 120 



/ per I'EsTERO: » L. 10 



L. 20 - 



L. zoo 



Direzione e Amministrazione: Via Cottolengo, 32 - Torinc (I09^ 




LLo 



La cooperazione missionaria deve trovare il suo complemento nell'uso di 
questi mezzi: preghiera, vocazioni, offerte, organizzazione. 

La preghiera e il primo mezzo alia portata di tutti e rende il Signore 
propizio ai Missionari. L'opera missionaria sarebbe sterile e vana, se nou 
fosse fecondata dalla grazia divina. Ma per impetrar questa grazia, 
uon c'e che la perseveranza della preghiera imiile e fervorosa. Come Most 
ill vetta al colle, alzando le braccia al Cielo, impetrava il divino aiuto a 
Israele in guerra contro gli amaleciti; cosi i cristiani devono, pregando, 
aiutare i banditori del Vangelo, che sudano nel campo del sacro mini- 
stero. Cirtamente tale preghiera sara esaudita, perche si tratta di una causa 
assai nobile e accetta al Signore. 

In secondo luogo e necessario sopperire alia scarsezza dei Missionari, 
perche parecchie parti della vigna del Signore difettano di coltivatori. 

Chi pertanto fomentera o aiutera vocazioni missionarie, si arricchira 
di meriti. Questo compito e affidato in modo speciale al Clero, ma anche 
i genitori, richiesti da qualche buon figliolo o figliola del proprio con- 
senso alia loro vocazione, si renderanno benemeriti davanti a Dio e alia 
Chiesa favorendo tali vocazioni, coltivaudole 
con cura e facendole giungerea maturita (i). 

Ma per sostener le Missioni si richiedouo 
anche mezzi materiali, concui fondare scuole, 
ricoveri, ospedali e altre opere di carita. 
Ognuno quindi, nei limiti del possibile, 
concorra all'incremento delle Missioni con 
libere offerte, poiclie chi « avra dei beni 
di questo mondo e vedra il proprio fratello 
ill necessita e chiudera le sue viscere alia 
compassione di lui, come e in cestui la carita 
di Dio? » (Gk)VAN., Ill, 17). Cosi si esprime 
I'Evangelista S. Giovanni, riguardo alia 

(i) Chi avesse figliuoli desiderosi di farsi missio- 
nari, li indirizzi alia Direzione generale delle Opere 
D. Bosco - Via Cottolengo 32, Torino. 



r6i 




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poverta e all'indigenza niateriale del pros- 
simo. Ma quanto piu in questo caso si deve 
osservar la santa legge della carita, trattan- 
dosi non solo di soccorrere una imniensa 
moltitudiiie di miserabili, ma anche e prin- 
cipalmente di strappar tante anime dalla 
schiavitii del demonio per conquistarla alia 
liberta dei figli di Dio? Purtroppo i prote- 
stanti elargiscono generose offerte ai loro 
pastori, affinche questi diffondano I'errore; 
dovremmo noi lasciarci vincer da loro, 
trattandosi di cooperate alia diffusione della 
verita ? 

La carita dei cattolici deve confluire so- 
prattutto nelle opere ufficiali della Chiesa 
e a questo scopo conviene che i cristiani 
si iscrivano all'opera della S. Infanzia, che 
si propone di amministrare il Battesimo 
ai bambini moribondi degli infedeli. Ouesta 
opera e tanto piu commendevole p^rche 
vi possono partecipare anche i ragazzi 
i quali cosi, venendo a conoscere (}uanto 
sia inestimabile il dono della fede, imparano 
anche a contribuire alia conversif>ne del 
mondo infedele (i). 

(i) E pure ottima cosa ofifrirt ai .Mis.<ionari sale- 
siani L. 25 per ogni Battesimo. ch'essi amministre- 
ranno. Assieme all'offerta si mandi pure il nome, che 
si desidera imporre al battezzando. 



INTENZIONE MISSION. PER SETTEMBRh 

Pregare affinche divenfi piu efficace e 
grande I'azione catfolica nelle Mission!. 

Nei quattrocento e piit territori delle Mis- 
sioni sono gid costituite, secondo le prescri- 
zioni di Pio XI , le sezioni deW Azione catto- 
lica. Vi si adunano scelti uomini e donne, 
ai quali, mentre si esercitano nelle opere 
dell'apostolato laico, s'impartono principi di 
vita spiritnale, si spiegavo le Encicliche che 
il Papa scrisse sid niatrimomo, sidla giii- 
stizia distribiitiva, sidla vera sociologia, sulla 
ediicazione della gioventii. E necessario per- 
tanto pregare affinche I'Azione cattolica fio- 
risca in tutte le Missioni, s'increnienti e pro- 
diica abbondanti friitti. A tal fine occorronn 
idonei e saggi Missionari, ai quali sia con- 
cesso tempo per attendere a quelle istituzioni: 
occorrono pure laid di ambedue i sessi, pa- 
rimenti generosi, adatti e obbedienti da essere 
veri apostoli secondo il cuor di Dio, valorusi 
ausiliari della Gerarchia ecclesiastica. 

L'editore Marietti ha ristampato: 

LA PIETA e la PUREZZA del P. Guibert, due 
autentici gioielli, dai quali tutti possono ritrarre 
preziosi insegnamenti per la vita spirituale. 
Ogni volumetto L- 4 — 




f^%lfk ^ 





Azione cattolica in Giappone. 



162 




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I 






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J^itdia, &oZ^l a ne^o^LLa oitui 



i 
I 



India sei bella! 
DeU'universo il Creator 
a larghe niani 
su te suoi doni ha sparsi 
su colli e piani. 
E nn incanto di paradiso 
il rimirar si gran dovizia 
di' piante e fiori 
di fiumi e laghi, 
di variopinti uccel. 
Ruggisce la tigre nella foresta, 
saltella la stanihecco in grande festa, 
mentre di scimiotti un gruppo 
a tutte due fa eco; 
barrisce I'elefante, 

striscia it serpe tra Verba fresca. 
S'ergono superbe, immacolate vette 
su su in alto, nel firmamento azzurro; 
, qual corona ti cingono il capo. 

Quando per 6 ti ripenso con le tue pene, 
quando rimiro la tua miseria e i niali, 
le pesanti catene di cui sei cinta, 
povera India, io ti compiango! 
Povera India, brancicante nelle tenebre; 
India che calchi millenarie, ma false orme; 
India tnia, perche non ti risvegli, 
perche non liberarti dal fardello, 
che pesantemente vai trascinando ? 
India, sorgi a novella vita! 
Perche tante lacrirne di poverelli, 
perche si gran mestizia negli orfanelli? 
Oh, perche non v'ha chi li rialzi e li consoli, 
una niano arnica che sia loro guida 
ad atnar Iddio e onestamente a guadagnarsi 

il pane? 



Oh! la religion tua, o India, 

a si nobil sentimenti non s'ispira 

e Vorfanel piange ognor 

e il poverel sospira! 

Bello, maestoso per via hatia 
se passa il Nazzaren 
segulto da una folia, 
che passa via via. 
Dalle sue labbra escono 
parole non mai udite: 
« O voi, che ognor soffrit 
beati, avrete il dono 
che ognor vi sazierd! ». 

O India, India bella! 

Di Gesii odi la voce; 

India, che tanto soffri 

che porti dura croce, 

ascolta lieta novella: 

« Col mio nianto copri 

le tue dolorose pene; 

alia mia ombra si chiuderan; 

da me avrai gioia e pace. 

Ti sard lucente face 

nella tua oscura vita. 

In me troverai sita 

la fonte d'ogni ben! ». 

O India, India bella! 

Perche ritardi ancor 

a seguir la stella 

che sicura al porto 

presto ti condurra? 

India sorgi a novella vita! 

D. Giuseppe Dal Broi 

Missionario salesiano neW Assam. 



163 



Escurslone 
aposfolica 



Al Yapi esiste una tribu piuttosto numerosa. 
Avevanio attraversato altre volte questa re- 
gione, ma a scopo scieutifico di esplorazione, 
accompagnati da autorita civili o militari, o 
da lavoratori bianchi, addetti all'apertura di 
nuovi sentieri; il che non aveva mai permesso 
al Missionario di prendere contatto con tutti 
i kivari della tribii, perche la presenza delle 
autorita che il kivaro teme, e dei lavoratori 
ch'egli disprezza, era un ostacolo a guadagnarsi 
la confidenza necessaria alia persuasione. Que- 
sta volta si diede all'escursione un carattere pu- 
ramente missionario. A compagni di viaggio 
avevamo tre kivaretti, ex-allievi, giovani, ma 
forti e capaci di perseverare nel lungo e difficile 
viaggio, con un carico di trenta chilogrammi 
ciascuno. Di piu, buoni cristiani, di pieta soda, 
senza rispetto umano e molto affezionati al 
Missionario, pronti a sostenerlo, a difenderlo 
e ad aiutarlo nell'opera difficile della catechiz- 
zazione, come ottinii catechisti. 



In 



cammino. 



Fatti gli indispensabili preparativi, riducendo 
tutto ai minimi termini, date le difficolta di 
trasporto, mettemmo I'escursione sotto la pro- 
tezione della buona Mamma Maria Ausilia- 
trice e partimmo verso oriente. II viaggio di 
andata non fu senza difficolta e pericoli. Ar- 
rivati la prima sera a Chinimbi, piccola succur- 



sale di Mendez, sopra il fiume Upano, ci tro- 
vammo nella impossibilita di passare, perche 
i kivari della parte opposta avevano ritirato 
e nascosto tutte le zattere, per timore del pas- 
saggio di soldati, che li forzavano al trasporto 
di merci. Ci cavo d'impaccio il kivaretto San- 
tiago del Chinimbi, gia cristiano, il quale, con- 
tento di poter rendere un servizio al Missio- 
nario, ci guido a un luogo piu basso del fiume, 
dove c'era una zattera nascosta nel bosco. Cos! 
.potemmo raggiungere I'altra sponda. Una piog- 
gia continua e fredda ci accompagno poi nella 
traversata della cordigliera del Cutucii, alta 
2000 metri. 

Non manco I'iucontro di serpentelli velenosi, 
che avrebbero potuto minacciar gravemente la 
nostra escursione; I'Ausiliatrice pero ci protesse 
dalle loro insidie. Verso sera, dopo dieci ore 
di viaggio a piedi, dovemmo costruirci un pic- 
colo rifugio con foglie di palme per passar la 
notte, improvvisare un po' di cucina e dormir 
sull'umida terra ricoperta di fiiasche. 

Nella capanna del Capo. 

Impiegammo cinqtie giorni di viaggio per 
arrivare alia capanna del Cagneras, Capo della 
tribu, il quale, riconoscendomi per le escursioni 
anteriori, ci accolse con gran piacere. OfEerse 
ai miei kivaretti una buona quantita di ciccia, 
coni'e loro costume; poi incomincio la conver- 
sazione ufficiale, nella quale il kivaretto- mag- 
giore spiego il motivo della visita del Missio- 
nario, facendogli capire ch'egli si era assogget- 
tato a quel viaggio, con tanti sacrifici e non 
indifferenti spese, unicamente perche voleva 
molto bene ai kivari del Yapi, perche voleva 
visitarli tutti, far loro qualche regalo e curare 
le loro malattie. Al termine della conversa- 
zione, I'animo del Capo era guadagnato alia 



164 



Cosi potemmo raggiungere I'altra sponda. 







Se c'era un corso d'acqua da attraversare, mi caricava sulle spalle. 



nostra causa; infatti si offri subito volontaria- 
niente ad accompagnarci, nei giorni seguenti, 
alle varie capanne della sua tribu. ly'indomani 

10 riservammo al riposo, per rifarci delle forze 
perdute, per curarci delle piccole ferite riportate 
nel viaggio e per preparar le altre escursioni, 
facendo centre la casa del Cagneyas, che si trova 
in mezzo alia tribu. 

SuH'imbrunire, li radunai attorno a me per 
un po' di catechismo e poi li congedai annun- 
ziando che avrei celebrato tutti i giorni la Messa, 
durante la quale avrebbero dovvito fare asso- 
luto silenzio. 

La Messa nella foresta. 

II mattino seguente, al primo canto del gallo, 
la voce baritonale del Cagne'ras diede la sveglia: 

— Scindiarfarum! Scindiartarum! Sveglia- 
tevi! Svegliatevi! II Missionario dira la ^Messa 
e voi tutti farete silenzio. 

In un moniento balzarono dal letto, si lava- 
rono la bocca e non la faccia, come e lore co- 
stume, e con la stessa acqua si spruzzarono le 
mani, che poi asciugarono nei capelli. Fatta 
cosi la pulizia, corsero attorno all'altare pieni 
di curiosita. La loro ammirazione non tardo 
a estendersi ai kivaretti cristiani che, inginoc- 
chiati a terra, con grande divozione assistevano 
e servivano la IMessa. Oualche ragazzetto, per 
spirito d'imitazione, s'inginocchio vicino a e.s.si. 

11 silenzio fu completo. Solo al moniento della 
Comunione, nientre comunicavo i kivaretti, 
una donna non si pote piu contenere ed esclamo: 
r arimbieit? (che cosa e?!). 

Ma subito il Cagne'ras la richiamo all'ordine 
con un: Tacamdt! (fa silenzio!) 

Terminata la Messa, fu un fuoco di fila di 
domande per avere spiegazione di tutto. 



In giro per le kivarie. 

II mattino seguente, partimmo alia volta del 
fiume Vambiza, con la nostra guida fedele, per 
visitar le varie capanne. II Cagneras mi pre- 
cedeva con tante attenzioni e delicatezze in- 
solite in un selvaggio. Strappato un ramo, dava 
colpi a destra e a sinistra del sentiero per scuo- 
tere la rugiada della notte; appena c'era un 
passaggio difficile, si ferniava per darmi la 
mano; se c'era un corso d'acqua o un pantano da 
attraversare, mi caricava sulle spalle; se c'era 
una corrente impetuosa, mi offriva il suo braccio 
forte e sicuro; quando incontrava qualche frutto 
della foresta, me I'offriva con gioia; arrivando 
a una casa kivara, andava subito in cerca di 
un sedile, lo spolverava e me I'oflEriva; era cosa 
che commoveva! 

Tutte le kivarie erano state da lui preavvi- 
sate; percio mi aspettavano e ci ricevevano 
con piacere. S'intrattenevano volentieri ad 
ascoltar la buona parola, pieni di gioia quando 
si offriva un dono qualsiasi, un ago, uno spec- 
chio. Approfittai di quelle visite per rienipire 
un modulo di statistica di tutta la tribu che 
diede i seguenti risultati: 22 capanne con un 
coniplesso di 181 abitanti; 30 matrimoni mo- 
noganii su 34; e di ij morti appena 3 assassinati. 

Quando partivamo da una capanna, quasi 
tutti ci seguivano, ingrossando cosi scmpre piii 
la comitiva. \'erso niezzogiorno, entrainmo nella 
casa del Yacuma, dove pochi giorni prima era 
entrato un ministro protestante per far propa- 
ganda. II buon kivaro ci racconto che voleva 
far loro il catechismo; ma essi lo svergognarono 
dicendogli die non poteva essere un prete, per- 
che non portava la veste e aveva moglie. Per- 
cio egli, arrabbiatosi, il giorno seguente ri- 
prese la via del ritorno. (Contiuua). 



/^5 




L'amore 
della 



mamma 



Nel distretto di Nagano, in Giappone, 
c'e ancor adesso una localita, fra le monta- 
gne, contraddistinta da nno strano titolo. 
Si chiama Ubasute-Jama e cioe «necropoli 
delle vecchie». II nome ha una storia, chenon 
e affatto ingloriosa. Nei tempi passati, un 
crudele signore feudale aveva comandato 
che tutte le vecchie, le quali non si deci- 
devano a morire, fossero abbandonate nel 
piu folto delle boscaglie, che coprono il 
monte e che ora si chiama Ubasute. L'or- 
dine fu purtroppo eseguito; le vecchie madri, 
affinche non fossero piu di soverchio carico 
alia famiglia, venivano abbandonate alia 
fame degli sciacalli. 

Storia strana questa nell'ambiente antico 
giapponese, in cui la mamma non di rado 
ispira a letterati e a poeti vaganti le pagine 
pivi ricclie di sentimento umano e di alata 
poesia. Quantunque la donna nella famiglia 
giapponese non occupi un posto privile- 
giato, ma anzi, come del resto avviene in 
tutte le civilta pagane, si elevi di poco 
sopra il concetto di serva dell'uomo; tut- 
tavia quando ella diventa madre e amata 
teneramente dai propri figli e rispettata 
dal consorte. 

Anche Shigeru, un abitante della valle 
di Nagano, amava la propria mamma, quan- 
tunque, quando gli fu ordinate di portarla 
a morire sulla montagna, non si fosse ri- 
bellato alia legge allora vigente. 

Un mattino Shigeru si alzo con il cuore 



trambasciato; guardo lontano il monte ve- 
lato di nebbia e cupo di alberi e gli parve 
che fosse adirato contro di lui, perche non 
vi aveva ancor portato a morire la propria 
vecchia madre. 

— Ebbene: quest'oggi te la portero... 
Cosi sara finita per sempre! — borbotto 
Shigeru guardando iroso il palazzo del prin- 
cipe, che imponeva ai figli quella iniqua 
ingiunzione. Non c'era, del resto, da ter- 
giversare: o morire con la madre sotto 
le frecce dei sicari del principe o esporre 
la sua vecchietta in pasto ai lupi. 

II cuore di Shigeru non era ancor cosi 
generoso da scegliere la prima condizione. 
Entro dunque in casa e alia. madre, che non 
poteva pill camminare, disse semplicemente 

— Andiamo, mamma! 

La madre lesse negli occhi del figlio la 
risoluzione di disfarsi di lei; intui anche il 
dolore di lui, che I'amava; comprese la 
propria condanna, ma non rispose. All'invito 
del figlio, si trascino fino alia soglia di casa. 
Allora Shigeru se la prese in braccio e con 
quel dolce carico comincio la salita. II monte 
era alto, coperto di boscaglie; I'erta era in- 
tersecata da sentieri, che come brime vene, 
avvolgevano il colossale mostro divoratore 
di madri. Shigeru non aveva mai voluto, 
prima di allora, ascendere quel monte per 
non incontrarsi in qualche madre condan- 
nata a morte o per non udire i gemiti di 
qualche infelice, che contendesse alia fame 
delle fiere le proprie misere carni. 

Mentre salivano, la vecchia madre spez- 
zava i rami del rosso nomiji, che, come 
braccia insanguinate, si protendevano sul 
sentiero fino a sfiorar la testa di Shigeru. 

II figlio si accorse di cio che faceva 
la madre, la cui destra era insanguinata 
dal continue lavoro, sicche i rami del 
nomiji ne erano intrisi. 

— Che fai, mamma? — le domando. — 
Perche spezzi i rami del nomiji? 

— Lo faccio perche tu possa ritrovar la 
strada, quando ritornerai senza di me, sui 
tuoi passi. 

Nel pronunziar queste parole, le labbra 
della vecchia tremarono e i suoi occhi 
velati di lacrinie s'incontrarono con quelli 
del figlio. 

Allora Shigeru proruppe in pianto e poi 
ritorno immediatamente sui propri passi 
riportando seco la maiiuna. 

L'amore della madre aveva vinto. 

La storia dichiara che, in seguito, la 
vittoria del popolo sul feroce signore feudale 
mise termine alia spietata consuetudine. 

D. Barbaro. 



/66 




r 



7^ae(te- 4lU^ Jif4i... 



II mese di settembre si apre con un ri- 
cordo ben doloroso per il Giappone: il 
grande terremoto del 1923, die causo tante 
vittime e tanti danni a questa grande na- 
zione. Tokyo e Yokoama sono risorte, dalle 
loro rovine, piu belle, rinnovate, moderniz- 
zate. II carattere di questo popolo, clie fa- 
cilmente si adatta agli avvenimenti, di- 
mentico le passate ferite e ora gode. Un 
altro periodo s'inizia dei cosidetti 210 giorni, 
die hanno una grande importanza per I'a- 
gricoltiira. Se essi sono sereni, i contadini 
possono compiere i loro lavori agricoli con 
profitto. 

II giomo 2 e considerato come doppia- 
niente favorevole e molti si affrettano a 
difendersi dai cattivi spirit! con rametti 
di gumi (specie di prugnole rosse) e bevendo 
il sake, in cui sono innnersi petali di cri- 
santemo. 

II 15 si conunemora il plenilunio, con 
poesie e doni offerti alia luna. I motivi or- 
namentali e poetici piu in uso in Giappone 
sono desunti dalla luna e davvero le notti 
Ivinari giapponesi, riflettentisi nei magnifici 
panorami, hanno un fascino die colpisce il 
poeta e I'artista. 



II giomo 21, S. M. rimperatore fa pre- 
ghiere speciali per le anime degli antenati, 
come nell'equinozio di autunno le fanno le 
sette buddiste. Le preghiere e il culto dei 
morti hanno parte integrante nello spirito 
giapponese. 

Manifestazioni caratteristiche del mese 
sono pure esposizioni d'arte fatte dall'As- 
sociazione Nika, le giornate della stampa 
(riposo di tre giorni) e feste speciali in van 
tempi: festa commemorativa di Nichiren, 
festa della purificazione, festa alia dea 
deU'emozione. 

Come sempre, a queste feste sono niesco- 
late manifestazioni o credenze supersti- 
ziose. Chi per esempio, nel plenilunio del 
15 di agosto compie i quhidici anni, e for- 
tunato. 

Caratteristica e non senza significato h 
una delle poesie del plenilimio: 
Tsuki zuki ni tsuki miru tsuki wa 6 keredo 
tsttki miru tsuki wa kono tsuki no tsuki. 

Ogni mese la luna appare, ma la piu 
bella e quella del plenilunio. 

Mons. Dott. ViNCENZO Cial\TTi. 
Vic. ap. di Miyazaki. 



I 6j 




LA PAGODA 



(Leggenda hirmanese). 

Chindvin non era il suo vero nome. Egli 
si cliiamava Suraj-Sole. Ma il vecchio bonzo 
voile mutare il suo nome nel giorno sacro 
del « tatuaggio », quando fumo per la prima 
volta e mentre il bonzo, con la punta acuta 
dell'ago, disegnava sul suo petto una bella 
pagoda sormontata da un grosso Budda, 
sopra un fior di loto. Poi il bonzo era partito. 
Ma la mamma I'aveva seguito a lungo 
con gli ocelli velati di lacrime, come sotto 
una misteriosa minaccia. 

Chindvin era cresciuto proprio come un 
fior di loto, clie schiude la sua Candida 
corolla sullo specchio terso di un lago cri- 
stallino. Ora lo chiamavano Chin e tutti gli 
volevano bene anche perche sempre sorri- 
dente e servizievole. 

Ma un giorno Chin non sorrise piii. Aveva 
compiuto dieci anni e, invece di far festa, 
egli pianse per la prima volta. II suo babbo 
era morto improvvisamente di malattia 
misteriosa. La mamma era fuori di se per 
il dolore e spesso alzava le mani suppliche- 
voli verso la montagna, ove c'era la grande 



pagoda e il bonzo. Chin nulla capiva e 
invano cliiedeva alia mamma il perche di 
quel gesti suppliclievoli. Ella se lo stringeva 
al petto tra i singliiozzi e lo mirava a lungo 
negli occhi celesti come I'azzurro del cielo. 

Una sera sul tram onto, Chin si era avvi- 
cinato alia mamma come per rivolgerle 
qualche domanda. Egli da tempo si era 
fatto serio e meditabondo. Ora voleva sa- 
pere perche mai lui solo portava sul petto 
quello strano tatuaggio di una pagoda con 
il Budda. Tutti gli altri ragazzi avevano i 
segni giocondi di fiori, uccelli, pesci: lui 
solo la faccia fredda e melanconica del- 
I'idolo. La buona donna a queste domande 
insist enti nulla rispose. Guar do ancora 
verso la montagna e sospiro. 

Trascorse qualche anno. Chin compiva 
tredici primavere. La mamma, da qualche 
giorno, era molto ammalata. Chin le stava 
sempre accanto, pronto a prodigarle tutte 
le cure. A un tratto, I'inferma si sollevo 
e stringendosi al petto I'unico figlio: 

— Chin, mio caro Chin! — esclamo. 

— Anche la mamma tua se ne va come il 
babbo! Ma tu non piangere; ora voglio sve- 
larti un segreto, quello del tuo tatuaggio... 

A queste parole, il ragazzo si scosse e 
avvicino I'orecchio alia bocca della mamma 
per non lasciarsi sfuggire alcuna parola. 

— Avevi sette anni — continue la vedova — 
quando, secondo il costume, si doveva pro- 
cedere al tuo tatuaggio. lo chiamai un 
venerando bonzo dalla montagna qui vi- 
cina. Egli muto il tuo nome e voile che sul 
tuo petto venisse rappresentata una pagoda 
e la faccia di Budda. Poi, prima di partire, 
mi disse in tono minaccioso: « A dieci anni 
Chindvin verra alia grande pagoda, che 
il maestro lo vuole. Egli diventera un bonzo 
di gran fama. Ricordati: se non lo manderai, 
Budda fara scendere la sua coUera su di te 
e sul tuo marito! ». Poi si era allontanato 
lento e maestoso verso la montagna. 

A questo pimto la buona donna proruppe 
in pianto. Poi, tra i singhiozzi, soggiunse: 

— Come vedi, Budda si vendico. lo ti volevo 
troppo bene, povero Chin, per lasciarti 
andar lassii nella grande pagoda. Ora 
muoio e chi sa quando potro raggiimgere 
« mukti », la felicita! Chin, promettimi che 
quando saro morta, tu andrai la, nella 
grande pagoda, sulla montagna dei Patkoi! 

Chin bacio la mamma in f route e rispose: 

— Si, eseguiro il tuo comando. Andro alia 
grande pagoda, mi tagliero i lunghi capelli, 
indossero la veste gialla dei monaci e pas- 
sero i miei giorni ai piedi del Budda. 

Cosi Chindvin era entrato nella grande 



J 68 



pagoda. Da quel giorno, gli abitanti del 
villaggio lo vedevano ogni mattina quando, 
con la testa rasa e china al suolo, avvolto 
neH'ampia veste gialla, egli passava con gli 
altri bonzi e si fermava silenzioso alle porte 
per chiedere I'elemosina. Tutti allora an- 
davano a gara per rienipir la sua scodella 
del riso migliore e delle droghe piu saporite. 
Passarono niolti aniii. Chindvin aveva or- 
niai raggiunto rultimo stadio della conteni- 
plazione e aveva lasciato la grande pagoda, 
per stabilirsi nella solitudine, lungi dai ru- 
mori e dalle preoccupazioni del mondo. Un 
inonte solitario, sulle frontiere dell 'Assam, 
I'aveva ospitato. Qui egli si era costruita, 
con le proprie mani, una piccola pagoda e 
passava la vita nella meditazione per spe- 
gnere in se ogni desiderio e cosi liberarsi 
dalla ferrea legge di Karma. Giu nella sot- 
tostante valle occhieggiavano le capanne 
di un villaggio. Ogni mattina qualcuno di 
quel buoni contadini saliva su per I'erta 
e lasciava presso il limitare della pagoda 
una scodella ricolma di riso. Ma nessuno 
aveva mai visto la faccia del sannyasi 
(eremita). Tutti avevano per lui la vene- 
razione piii profonda. 

Da quanti anni Chindvin non vedeva piii 
la faccia di un uomo! I suoi amici ora erano 
gli animali della foresta. Egli parlava con 
essi il loro linguaggio e le fiere gli leccavano 
le mani. Poi s'intemavano nella foresta 
per ritornare alia sera ad accovacciarsi ai 
piedi del vegliardo, come fossero tanti 
agnelli. Chindvin li conosceva uno per uno 



e per tutti aveva una parola e una carezza. 
Ma da qualche tempo, i << monsoni » si 
erano scatenati con violenza inaudita con- 
tro la montagna del vegliardo. Egli tut- 
tavia rimaneva imperturbato e continuava 
a meditare il « gran ntdla » dell'universo. 
Una sera pero Chindvin si scosse. Dalle 
viscere della montagna giimgeva un bron- 
tolio cupo e minaccioso. Cosa stava per 
accadere ? 

Ecco giungere trafelati, con gli ocelli 
fuori dell'orbita e la lingua pendente, i 
suoi amici, « i cervi «. Essi portavano al 
sannyasi una terribile notizia. Chindvin 
comprese e li segiii fin giii nel villaggio. 
Al suo apparire, tutti uscirono meravigliati. 

— Fuggite, fuggite, figliuoli! Salvatevi, die 
la montagna sta per aprirsi! 

A queste parole, tutti ubbidirono e si al- 
lontanarono di corsa nella direzione che 
il vegliardo aveva loro indicata con la scarna 
mano, come una visione d'oltretomba. 

Quando tutti scomparvero, un sorriso di 
gioia sfioro le sue labbra; poi tranquillo egli 
riprese la sua via verso la pagoda. Ma non 
vi giunse, poiche il terreno gli manco sotto 
i piedi e scomparA'e assieme ai macigni, 
nel torrente che rumoreggiava minaccioso. 

Quando la popolazione ritorno, ogni trac- 
cia del villaggio era scomparsa. Solo lassvi, 
sulla montagna informe, si vedeva ancora 
la pagoda abbandonata. Indicus. 



Ecco giungere i cervi... 



169 






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.i#*^' 



f ceo gli ostacoli che la Religione di 
Crisfo, Funica vera, deve abba f fere 
per inalberare la Croce, dinanzi alia 
quale si prosirera f Assam, 



# 





171 



IL 



e IL 






II vecchio mantenne la parola. 



Dopo la famosa sommossa dti boxer nel 
1900, nel distretto missionario di Lin Chow 
ando un Padre delle Missioni estere il 
quale, sia per le condizioni del tempo clie 
per le sue personal! abilita e rimasto ce- 
lebre sotto il nome cincvse di P. Mong. 

A quel tempo la paura dei cinesi dopo 
I'intervento delle potenze europee, e il ri- 
spetto per gli stranieri fu tale che in Cina 
si considerava il Missionario piu di im nian- 
darino. Per assicurarsi la protezione degli 
europei, facilmente i cinesi davano il pro- 
prio nome alia Missione o compravano 
qualche oggetto, medaglia, corona, imma- 
gine, per poi spacciarsi come cristiani e 
quindi come amici dello straniero. 

Ouando Don Cucchiara, di ritorno da 
un lungo viaggio apostolico, attraverso la 
citta s'imbatte in un vecchino magro come 
un chiodo, con barbetta a punta e una 
gabbia in mano. 

— Padre, vuoi comprar questo fagiano? 
— chiese egli al Missionario. 

— E perche no? 

— Per tua norma, io sono cristiano... 

— Possibile! Perche allora non ti sei 
mai fatto vedere? 

— Perche sono cristiano del tempo del 
P. Mong... 

Don Cucchiara capi subito con chi aveva 
da trattare ma, nella speranza di conqui- 
star quell'anima, compero il fagiano. Dopo 
I'acquisto, egli spiego al vecchino che per 
esser vero cristiano non bastava quella... 
vendita, ma die occorreva istruirsi nella 
religione di Cristo, essere battezzato e os- 
servare i Comandamenti di Dio e i pre- 
cetti della Chiesa. A questa antifona, il 
vecchietto trasecolo ma non si perdette 
d'animc- Venne invece alia Missione, fu 
istruito e ricevette quindi il Battesimo. 
Visse poi da vero cristiano eseniplare e 
concluse la sua lunga giornata terrena con 
una morte edificante. 

Prima di morire diceva spesso: 

— Oh, poveretto me! Come mi sbagliavo 
di credermi cristiano mentre ero ancora 
pagano. Adesso pero voglio rimediare al- 
I'errore procurando di vivere sempre in 
grazia di Dio. 

E mantenne la parola. 

Come sono meravigliose le vie della di- 
vina Provvidenza, che si serve talora anche 
di minimi mezzi per ottenere grandi risul- 
tati! 

D. Antonio De Amicis 

Miss. sal. in Cina. 



iy2 




Terminata la grande parata della partenza... 



Amptesso fraferno 



— Saverio Ciak-Weng, sciangajese! 

Irrigidito suU'attenti, il robusto giovi- 
notto sottotenente, alfiere del reggimento, 
stringeva al suo fianco I'asta della handler a, 
mentre il drappo bianco gli svolazzava 
d'intorno, gonfiato dalla brezza: il suo oc- 
chio brillava di gioia davanti al generale, che 
lo guardava compiacente. 

Terminata la grande parata della par- 
tenza, le truppe furono inibarcate alia volta 
del piu vicino porto cinese, ove si combat- 
teva e si moriva. 

Saverio portava con se un duplice ves- 
sillo: quello della patria e quello della re- 
ligione; la Croce die il Missionario gli aveva 
affidata come conforto e ricordo per tutta 
la campagna. 

Erano pochi o molti i cristiani nel reggi- 
mento? Egli non lo sapeva ancora: ma ne 
intuiva la desiderata esistenza, persuaso 
di cio dalla esemplare condotta di alcmii 
suoi subalterni: se ne sarebbe accertato, 
per avere degli amici, dei veri amici... 



Una notte la lunga colomia di autocarrii 
die trasportava i soldati a un posto avan- 
zato di combattimento, ricevette improv- 
viso I'ordine di sostare: erano stati segnalati 



degli aerei giapponesi: si doveva evitare di 
essere bersagliati. 

Ma i velivoli non fiurono ingannati dal 
silenzio dei motori spenti: venivano infatti 
proprio alia ricerca della colonna cinese, 
per interdire il rinforzo al nemico; cosi al 
secco crepitio delle mitragliatrici attaccanti 
dovettero seguire i gemiti dei feriti, il disor- 
dine del primo allarme, e poi il fuoco dei 
contraerei. Nelle tenebre squarciate dai 
fasci luminosi dei fari, la mischia dure per 
quasi tre ore; finclie la squadriglia giappo- 
nese, decimata e malconcia, lascio il campo 
di battaglia per tornarsene alia sua base. 

I/alba giunse con le ali della inorte: 
quasi duecento fanti cinesi e qualche avia- 
tore giapponese giacevano esanimi ai mar- 
gini della strada: otto aeroplani giapponesi 
mandavano ancora gli ultiuii bagliori dd 
loro medesimo incendio. 

Saverio Ciak-Weng era tra i feriti: egli 
anzi agonizzava vicino alia sua bandiera; 
era caduto, stroncato da una bruta forza 
nemica, a cui neppure aveva potuto opporre 
il valore di una qualsiasi difesa. 

Agonizzava: ma era confortato dal du- 
plice vessillo: sole rosso in campo bianco 
e la Croce; il primo gli garriva vicino, la 
Croce era tra le sue mani. 



^73 



Intaiito i commilitoni correvano qua e la 
in aiuto ai colpiti dall'msidia, ma Saverio 
capiva che per lui era la fine; gli rmcresceva 
di non poter avere I'unico aiuto, da lui 
tan to desiderato: il conforto cristiano. 

Bacio rantolando il sue crocifisso; si 
segno con il braccio gia quasi intorpidito 
dalla morte e si preparo a morire, lontano 
dai suoi, lontano dal Padre deH'aninia sua, 
senz'aver trovato tra tanti soldati neppure 
un fratello di fede. 

Ma ecco che la un aviatore giapponese, 
con le gambe fratturate e con il lividore 
della morte sul volto, gli sorride, alza la 
destra, poi fa il segno della Croce. 

Un lampo di amore brilla in quel 
due cuori nemici: sparisce d'un tratto la 
barriera che prima li faceva avversari: ri- 
mane in quei cuori, animati di diverso ideale 
patriottico ugualmente sacro per ambedue, 
il vincolo della fede cristiana. 

A un tratto, le due mani nemiche si Ser- 
rano per un muto riconoscimento. 



Quando gli infermieri del reggimento 
giunsero presso Saverio Ciak-Weng, lo trova- 
rono cosi, affratellato nella morte con il 
nemico caduto; le sue labbra erano atteg- 
giate a un sorriso di gioia serena. 

Aveva trovato un compagno di fede, un 
soldato cristiano; aveva raggiunto con lui 
la meta comime, il porto dove approdano le 
anime credent! e fiduciose in Colui, ch'e la 
verita e la vita. 

Mahen Moraziai,. 



Abbonafi sosfenitori a G. M. 

Sorelle Terragni - M. Ceretti - Sorelle Galbiati - 
M. Z. Fiascaris - E. Alessi - B. Biagi - P. Sa- 
vini - R. Pietrogrande - C. Busetti - P. Cor- 
ren'gia - O. Garavana - Direttrice Perugia - 
G. L,. Capiaghi - G. R. Canovaro - D. Corbel- 
lini - Direttrice Penango - Direttrice S. Colom- 
bano al Lambro - M. Scarrone - P. Diverio - 
F. Biggiero - Sac. O. Sartori - F. Valmaggia - 
O. Anzani - Direttrice Viarigi - A. De Marco - 
A. De Marco - A. Davidoni - L. B. Boietti - 
M. Villa - I Gioncada - G. e S. Garavana - C. 
Gioncada - P. Brunero - M. Scorti - G. Scanu - 
F. Botto - E. Volpi - Famiglia Pravettoni - 
A. Gatto - F. CoUio - C. G. Sismondi - C. Re- 
stiani - F. Musso - Sorelle Cravero. 

La Col/ana azzurra, 

interessante serie di dieci volumi ameni (abbo- 
namento annuo L. 93), si e arricchita del nuovo ro- 
manzo: 

L'AVVOLTOIO SUL NIDO di R. Uguccioni. 

Editrice « La Sorgente », Viale Romagna 51 - Mi- 

lano L. 9 — 

In questo libro, di avvincente intreccio, t narrata 

I'odissea del protagonista che, strappato dalle braccia 

materne da un usuraio russo, riesce a raggiungere il 

nido natio dopo tante pietose e drammatiche peri- 

pezie, che interessano e commuovono. Sono pagine 

scritte in buona lingua italiana ed elegantemente 

decorate, che educano e istruiscono. 

D'itnminenfe pubblicazione : 

E. Garro. — LA TREMENDA BONACCIA. 
Avventure di mare. L. 9,50 




Saverio Ciak-Weng era tra i feriti. 



^74 



(In mm fl$lro 
k\k (Dissioni 



II 25 giugno del 1939, nella Basilica di 
S. Pietro fvirono decretati gli onori degli 
altari al Servo di Dio B. Giustino De Jacobis, 
Apostolo dell'Abissinia, nuovo astro ra- 
dioso delle Missioni cattoliclie. 



Giustino De Jacobis nacque nella citta- 
dina di S. Fele il 9 ottobre del 1800, da 
Giovanni e Giuseppina Muccia. Docile ai con- 
sigli materni, attese alia considerazione delle 
celesti verita, venero con speciale devozione 
la Vergine, fu assiduo alia S. Comunione e, 
ancor fanciulletto, fu ritenuto degno di es- 
sere annoverato tra i cooperatori, clie s'iin- 
pegnavano di pregare per la conversione 
degli infedeli; nobile indizio della sua futura 
vocazione. 

Passato a Napoli con la famiglia, attese 
agli studi letterari e scientifici; diciottenne, 
entro nella Congregazione dei Preti della 
niissione. Promosso al presbiterato nel 1824, 
con intensissinio ardore si diede alia sal- 





II De Jacobis fu consacrato da Mons. Massaia. 



Con il tenero amore di Cristo, 
il Beato conquise i cuori degli Etiopi. 

vezza delle anime con la predicazione e con 
le confessioni. 

Dopo aver occupato importanti cariche 
nella sua Congregazione, fu designate dalla 
S. Congregazione di Propaganda fide a 
fondare la Missione etiopica con il titolo 
di Prefetto apostolico. II 23 di maggio del 
1S39, con la benedizione di Papa Gre- 
gorio XVI, egli parti da Roma con alcuni 
confratelli e si reco in Ktiopia. Ouivi, adat- 
tandosi ai costtuni della popolazione, con 
la benignita, con I'inesauribile pazienza, 
con il sollecito e tenerissinio amore di Cristo, 
come di lui portasse i lineament!, conquise 
i cuori degli etiopi e spiano loro la via, af- 
fiuche dallo scisma quelle anime potessero 
ritornare all'unita della vera fede. Cosi con 
I'aiuto celeste, egli riusci a ricondurre al 
seno della Chiesa dodicimila abissini. Ma 
questo successo gli attiro I'ira e I'invidia 
dell'abuna scismatico Salania, il quale sca- 
teno una crudele persecuzione contro colore, 
clie avevano aderito alia religione cattolica, 
in mode speciale contro P. Giustino. 

Nominate frattanto dalla santa Sede 
Vicario apostolico, I'indefesso Missionario 
rs di gennaio del 1849 in Massaua fu consa- 
crato Vescovo di Nilopoli, riluttante ma ob- 



^75 



bediente, da Mons. Guglielmo Massaia di 
s. m., allora Vicario apostolico dei Galla. 

La consacrazione episcopale avvenne dentro 
una stanza. L' altar maggiore per il consa- 
crante venne alzato con tre casse sovrapposte 
una suU'altra; I'altarino del consacrando 
distava di qualche metro e risultava di due 
oasse sovrapposte, due altre casse, coperte 
di rosso, ser\dvano come sedie ai prelati. 
Ouattro candelieri da tavola furono posti 
suU'altar maggiore e altri due sull'altarino. 

Ma per quanto semplice e povera, la 
consacrazione riusci commovente per i pre- 
lati e gli astanti. Al prefazio, Mons. Massaia 
e Mons. De Jacobis non poterono trattener 
le lacrime. 

Quanto il De Jacobis era stato riluttante 
a ricevere la consacrazione, altrettanto era 
poi penetrato della grandezza della nuova 
dignita, alia quale Iddio lo aveva elevato. 

Ma appena apprese la notizia della consa- 
crazione, Salama fece di tutto affinche il 
Vescovo fosse ucciso o espulso dall'Etiopia. 
Benche a tale ingiimzione si opponesse il 
ras Ulie, clie favoriva il Vescovo e i cattolici, 
pure il Beato soffri I'esilio, il carcere, la 
fame, la sete, il tradimento e ogni sorta 
di patimenti. 

Tuttavia egli lavoro per pivi di vent'anni 
in Etiopia, senza raffreddarsi nell'amor di Dio, 
e la sua morte fu un eroico atto di carita. 

Lasciata Massaua, si reco a Unkullu, 



dove celebro con solennita la festa di San 
Vincenzo de' Paoli. Era tanta la sua devo- 
zione e il fervore di spirito che, durante la 
Messa, stette per notevole tempo come im- 
mobile ed estatico. 

Sfuggendo poi il persecutore Salama per 
luoghi aspri e inaccessibili, il 30 di luglio 
del i860, prostrato dalla malattia, sfinito 
dal caldo e privo di forze, fu costretto a 
femiarsi per strada. Accorgendosi che si 
avvicinava la morte, avverti i compagni di 
viaggio che gli rimanevano soltanto tre ore 
di vita. 

Confessatosi e ricevuta I'estrema Unzione, 
esorto i cristiani ad amarsi scambievolmente, 
a essere obbedienti al Papa e domando 
perdono delle offese loro fatte. Disteso per 
terra, con il capo appoggiato a una pietra, 
con le braccia incrociate, si riposo pregando. 

Avvicinandosi I'ora della morte, esclamo: 

— Viene il Signore! 

Poi, quasi pregustando le gioie celesti, 
con il viso raggiante di splendore, spiro se- 
renamente, vittima di carita, divenuto 
esempio al mondo, agli Angeli e agli uomini. 

Con autorita ordinaria si iniziarono i 
Processi di beatificazione in Napoli, in Lecce 
e nel Vicariato ap. dell'Abissinia, nel quale 
ultimo deposero alcuni confessori della fede, 
compagni, assieme alsuo discepolo B. Ghebre 
Michael, delle sofEerenze del Servo di Dio. 

II 28 di luglio del 1935, Pio XI di s. m. pro- 



La consacrazione episcopale avvenne in un ambiente paragonabile, per la poverta, alia Capanna di Betlemme. 



176 



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clamo I'eroicita delle virtu del Ven. Giustino. 
Nella passata festa della SS. Trinita, il Papa 
Pio XII, dopo aver celebrate la S. Messa, 
decreto potersi procedere con sicurezza alia 
solenne Beatificazione del Ven. Giustino De 
Jacobis. 

I due miracoli furono operati I'uno nella 
terra natale del Beato, nella persona di 
Francesco Lorenzo gviarito da scarlattina 
maligna con infezione nefritica e intossi- 
cazione uremica; I'altra a Firenze, nella 
persona di Angelo Marlazzi guarito da 
gravissima tubercolosi polnionare. 

Letto il Breve, con il quale furono decre- 
tati gli onori degli altari al Servo di Dio, 



al canto del Te Deum comparve nella sua 
amabilita la figura dell'Apostolo dell'Abis- 
sinia, grande figlio di S. Vincenzo de' Paoli. 
Nella « gloria » del Bernini, con gli Angeli 
inneggianti al suo trionfo, uno di essi era 
atteggiato in atto di mostrargli vui abis- 
sino anelante alia luce del Vangelo. 

Nel ponieriggio, il S. Padre Pio XII, cir- 
condato dai Cardinali e dalla sua Corte, 
discese a venerare il nuovo Beato. 

« Iddio — diceva il Beato quando era in 
vita — non mi ha mandato in Etiopia per 
vincere, ma per combattere... ». Ora dopo 
la lotta, egli gode il premio; e splendera 
come astro radioso per tutta I'eternita. 




MACCHIETTE 

CONGOLESI 



Hanno ucciso or ora un serpente lungo 
circa un metro e mezzo; dalla bocca gli esce 
ancora la lingua biforcuta, con la quale 
ha cercato, fino all'ultimo, di difendersi 
tentando d'inoculare il veleno ai suoi assa- 
litori. _Le fanciulle ne sono terrorizzate; 
e se ne stanno a molta distanza, perche 
nulla le spaventa quanto i serpenti. Non 
toccano poi piii per nessuna necessita ne 
il bastone, ne la scopa usata per abbatterli; 
anzi, si guardano perfino dal passar vicino 
al luogo, dove le serpi sono state uccise. 

Cic) clie le impressiona di piu, in certe 
illustrazioni del catechismo, e il vedere 
rapjjresentato 1' inferno con tanti serpenti. 

— Misericordia! — dicono. — Guai a 
noi se cadessimo la dentro! Resteremmo 
tutte av\'^elenate! 



Maddalena, la vispa negretta clie ci aiuta 
nelle faccende domestiche, non e certo un 
modello di attivita; non manca tuttavia di 
buone ragioni per giustificarsi. 

Un giorno la Suora addetta alia cvicina 
la manda a prender legna, e Maddalena 
rientra subito dopo con due o tre pezzetti 
di legno. La manda una seconda volta, 



e di nuovo Maddalena ne riporta pigra- 
mente soltanto vm altro pezzo. 

— Maddalena... — le chiede la Suora — 
liai recitato bene le preghiere? 

— Si, Suora! 

— E clie ti ha detto Gesvi? 

— Mi ha detto di non lavorare perche 

oggi e domenica! — E, ridendo, scappa via 

dalla cucina. 

* * * 

LTna povera mamma pagana ha lasciato 
battezzare il suo piccino inpericolo di morte. 
Stamane ha assistito anclie alia Messa fe- 
stiva e, vedendo le altre donne accostarsi 
alia S. Comunione, voleva comunicarsi an- 
che lei. Ma una suora se ne accorse e la ri- 
trasse dalla balaustra, dicendole che non 
poteva comunicarsi perche non ancora cri- 
stiana. — Ma Suora... — rispose la donna 
— e vero ch'io non sono battezzata, ma 
pero e battezzato mio figlio: non basta? 

Una Figlia di Maria Aiisil. 



177 




ROMANZO DI E. GARRO 



Disegni di D. Pilla. 



Vu-tae e Sam-kii sbarcarono i due e dissero 
loro: 

— Noi torniamo presso il nonno. Voi cam- 
minate sempre in su, e Iddio vi aiuti. Buona 
fortuna. 

Cosi Cieng e Ciao si trovarono di nuovo soli, 
diretti verso I'ignoto. 

— Dove andiamo? — chiese il ragazzo. 

— Camminiamo! — rispose Ciao. — In qual- 
che parte capiteremo. 

Si fecero il segno della Croce, e avanti, uno 
dietro I'altro, per un sentiero appena traccia- 
to tra gli arbusti. La luna pero splendeva e illu- 
minava come se fosse stato di giomo. 

Cammina cammina, sempre vicino alia riva del 
fiiime, si trovarono a un punto dove il sentiero 
scendeva direttamente verso I'acqna. I,a pro- 
babilmente c'era un approdo, ma in quel mo- 
mento non si trovava alcuno. 

— Che si fa? — domando uno. 
- — Ma! — rispose I'altro. 

— Bisogna inoltrarsi dentro terra, in mezzo 
a questo bosco. 

— Andiamo! 

La buona volonta dei due cinesi non duro 
tuttavia molto. II bosco era intricate e buio, e 
il lume della luna non riusciva che raramente 
a penetrare sino in basso, suscitando ombre 
paurose e semoventi. Si sentivano poi di tanto 
in tanto degli strani rumori, dei miagolii curiosi, 
dei tonfi misteriosi che mettevano i brividi a 
Cieng e facevano fermar e tremare Ciao-Ciao, 
che per coraggio non era un leone. 

— Cieng! 

— Ciao! 

— Hai udito? 

— Si! Che sara stato? 



— Ma! Forse qualche spirito... 

— lo comincio ad aver paura! 

— E io comincio a perdere il coraggio! 

— Se ci fermassimo in attesa del giorno? 

— Sarebbe meglio! Io ho un sonno, che non 
ci vedo piu! 

— E io sono cosi stanco, che le gambe mi si 
piegano! 

— Ma dobbiamo sdraiarci per terra? E se 
ci sorprendesse qualche bestione? 

— Facciamo come gli uccelli! Mettiamoci 
sopra un albero. 

Scelsero un grosso tronco e il ragazzo, salito 
sulle spalle del compagno, arrivo ad afferrarsi 
al ramo piii basso e a sollevarsi su; ma Ciao escla- 
mo subito: 

— E io? Come faccio a salire? Non voglio 
mica rimaner qui! 

— Ciao, sai che cosa vedo? — grido Cieng 
dall'alto. 

— Che cosa? 

— Un lume lontano lontano. Andiamo dun- 
que laggiu! 

— Scendi, allora! 

Cieng ridiscese, poi tutt'e due si avviarono 
verso la direzione del lume. Passarono il folto 
della boscaglia, entrarono in una radura, s'inol- 
trarono in un terreno pantanoso. II lume pero, 
scorto dal ragazzo, non si vedeva per niente. 

— Temo che tu abbia scambiato una Stella 
per un lumicino! 

— Lo temo anch'io. Fermiamoci. 

— Dove? 

— Li c'e una massa scura.Vediamo che cos'e. 
Fecero alcimi passi e vi giunsero. Era la 

rovina di una capanna abbandonata. La por- 
ticina sgangherata dava in una stanzuccia 



I7S 



copert.i solo in parte; ma in un ungolo di essa 
c'era nn po' di paglia tritiirata: nienl'altro. Ap- 
pena pero i due vi entrarono, fu un fuggi fuggi 
di grossi topi, clie fecero saltare dalla pauni 
Cieng e Ciao. 

— Per passare il resto della notte, tjuesto 
luogo e ancora buono! 

— Accostianio la porta e riposianioci. 
Aggiustarono la paglia e vi si sdraiarono 

sopra. Stanchi erano davvero e percio non tar- 
darono a prender sonno. Cieng coniincio presto 
a sognare, parendogli di avere ritrovato la so- 
rella Tan-ye, di strapparla ai feroci pirati e di 
ricondurla al paese natio. Gli senibraVa anzi 
die tutto 11 paese andasse lore incontro, insienie 
al ^lissionario e con i suoi genitori risuscitati, 
e che tutti facessero una grande musica festosa 
con ogni sorta di svariati strumenti sonori. 
Gli acuti avevano pero il sopravvento ed e- 
mettevano certe note cosi penetrant! che... 
Cieng si sveglio addirittura, e si trovo assalito 
da una nuvola di zanzare, le quali appunto fa- 
cevano intorno alle sue orecchie quella strana 
musica! Salto in piedi. Da una iinestruccia la 
faccia tonda e impassibile della luna plena lo 
stava a guardare: Ciau-Ciao, lungo disteso sulla 
paglia, dormiva e russava con la bocca aperta, 
senza mostrar di sentire le zanzare; intantodi 
fuori proveniva un concerto di grilli e di ra- 
nocchie cosi universale, che la terra sem- 
brava esser diventata tutta cauora. Ma, tra il 
gracidare delle raue gli giunse anche il suono 
di voci uniane, voci che dovevano provenire 
da gente vicinissima. Una frase lo colpi: 

— Ammazzeremo, se e necessario! 

Erano dunque dei malfattori? II ragazzo 
non voile percio uscire e mostrarsi; ma, facendo 
il minor rumore possibile e trattenendo il fiato, 
riusci ad arrampicarsi sulla finestruccia e giu. 

Appoggiate al muro c'erano due ombre, che 
parlavano, e si. dicevano: 

— Ancora cento passi. Coraggio! I,a casa di 
To-ciii non e lontatia. Kgli e assente, e faremo 
buon bottino. 

— Temo che gli spiriti dei suoi anlenati ce 
lo impediscano. Egli c molto divoto di loro, 
ed essi sanno tutto. 

— Se non sanno die siamo arrivati sin qui. 
non sapranno neppure il resto. \ieni! 

— Aspetta. Xon hai visto laggiu luuoversi 
(jualche cosa? 

— ^ nulla! Pauroso... 

All'udire quel dialogo, Cieng comprese due 
cose: che vicino c'era una casa di brava gente, 
e che (juei due volevano recar loro del danno. 

Senza riflettere piu che tanto, afterro una 
pietra dalla sgretolatura della finestra e la 
lancio in basso, in mezzo a loro, nascondendosi 
nel vano d'ombra, e stette in ascolto. 



■ — Te lo dicevo io! — scatto tremando il dub- 
bioso. — Ecco gli spiriti degli antenati, che 
ci hanno visti! Fuggiamo, Tong! Fnggiamo! 

— Hai proprio ragione! Scappiamo! 

E fuggironq per donde erano venuti. 

II ragazzo aspetto che si fossero allontanati; 
poi scivolo gill dal muro, che non era alto, dalla 
parte esterna per cercare quella casa e avvertire 
poi Ciao-Ciao. L'alba cominciava a imbiancare 
la zona orientale del cielo e contro di essa spic- 
cava nera una fila d'alberi, che forse celava 
I'abitazione. Raggiunse quelle piante, ma anche 
li c'era pianura allagata, da cui gli steli del riso 
uscivano in copia tremolando alia l^rezza mtt- 
tutina, e piu in la altri filari di alberi. Cient, 
si tolse gli zoccoletti di legno mettendoseli 
pendenti al collo, si rimbocco i calzcncini ed 
entro nell'acqua bassa per raggiungere diretta- 
mente le altre file, sguazzando nella fanghiglia 
e facendo scappar ranocchie da tutte le parti, 
sotto i suoi passi. Senti come delle punture in- 
torno alle caviglie, e, alzando una gamba per 
volta ed osservando, vide che gli si erano attac- 
cate alia pelle quattro o cinque sanguisughe, che 




Un pescatore poco lontano di la, lo udi. 

si preparavano a succhiargli il sangue. Se le 
strappo con ribrezzo c si pose a correre, cosi 
come poteva, suscitar.do niille spnizzi d'acqua 
che k) bagnavano fin sui capelJi; non potendone 
pill si mise a gridare: 

— Kau-ngoof Kau-ngov! Aiiito! aiuto! 

T"n pescatore poco lontano di la, lo luli. 

(Conlimia). 



179 



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recchia) pel nome Antania. - C. Ratti (Nossa) pel 
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nome Alessandro Emilia. 

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gliano B.) pel nome Miranda Maria. - (Paese) Turate. 

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vanni. - T. Razzetto (Torino) pel nome Teresa. - 
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Porto Velho. — D. Costanzo (Orbassano) pel 
nome Armanda Giuseppina Vittorina. - P. Farronato 
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Falsa accrescitivo : gallo-gal'.one. 
Bisenso: Marengo. 
Monoverbo: In-di-retto. 



ly© €L-%r-%rG>TX±x:i.r'& del oa.ooia.t:oiT© Boxnl3a.* 




Dopo un volo... celeste, Bomba fa una... impressionante... seduta terrestre, mentre gli altri... volanti 
vanno a far da... turaccioli alle capanne dei negri. Intanto Bomba gesticola per far capire ai mori che 
non e un invasore; per ingraziarsi il... grazioso loro capo con la... cresta... capitale, gli offre la catena 




delle... carceri. Nella speranza di cacciar le fiere facendo loro il viso... scuro, Bomba si fa tinger di nero 
da quel moro pittore improvvisato; intanto gli altri preparano una bocca di... lupo per prendere i leon- 
fanti e I'elefante, che ha... buon naso. (Continua). 





I 



loQTTOBRE 1939-XVII 

N. 10- ANNO XVII - PobbliuriMi irt 
liU. - Sptdiiint ia ibktuMiti |M>iU 



CM'Mica' Ohi44^i64%aMa' 



II lo febbraio 1939 moriva a Santiago il sa- 
lesiano S. E. Mons. Jara, Vescovo titolare di 
Archelaide, Prefetto Apostolico di Magellano, 
illustre per tante nobili iniziative apostoliche, 
tra le quali la cura dei poveri Indi Alacalufes, 
di cui egli miglioro la situazione spiritiiale, eco- 
nomica e sociale. 




S. E. Mons. Arturo Jara Marquez, S. S. 

All'ospedale di Suifu (Cina), uii bonzo, sen- 
tendo parlar di religione dalle Francescane mis- 
sionarie di Maria che istruivano alcuni degenti 
vicini a lui, ammirato della carita delle Sucre 
si convert! e fu battezzato. Appena divenuto 
cristiano, si fece trasportare in casa per di- 
struggere ttitti gli idoli e gli oggetti supersti- 
ziosi; quindi rientro nell'ospedale per morirci 
piamente, lieto di essere entrato nella vera 
Chiesa. 

* * * 

S. S. Pio XII, agli inizi del suo Pontificato, 
seguendo I'esempio del suo Antecessore di 
s. m., che aveva nominate diciotto Vescovi 
cinesi, otto indiani, tre annamiti, due giappo- 
nesi, un etiope e uno di Ceylon, dono all' Africa 
due Presuli indigeni: S. E. Mons. Ignazio 
Ramarosandratana, Vescovo del Madagascar 
e S. E. Mons. Giuseppe Kiwanuka, \'escovo 
deir Uganda. 



Recenteniente la diciannovenne Suor Maria 
Bei e Suor Teresa Dsachang, della Congrega- 
zione indigena della S. Famiglia, furono uc- 
cise nel Vicariate ap. di Sinyangchow. 1,'eroi- 
smo delle giovani religiose e tanto piii ammira- 
bile in quanto esse prevedevano la fine, che le 



ullt'udeva. C<>n il prelcsto di scDpriie iiriui e 
spie, i banditi cinesi erano penetrati nella Mis- 
sione, arrestaiido Sacerdoti, Suore e circa 900 
profughi. In effetto rubarono quanto trovarono 
disponibile. AU'indomani Suor Teresa non voile 
neppur far colazione: 

— Desidero prepararmi allu inorte... — di- 
ceva. — Per nie non c'e piu alcuna speranza. 

Nell'attesa, le' due Consorelle s'incoraggia- 
vano a vicenda e dissero a una cristiana: 

— Forse non giungeremo a sera: pregate 
perche non ci venga meno il coraggio. 

In realta, qualche ora dopo", irruppe un gio- 
rane bandito il quale colpi Suor ^laria con la 
rivoltella spezzandole quasi tutti i denti. La 
Religiosa cadde a terra gridsndo: 

— • Santa Madre di Dio, salvatemi! 

AUora il niasnadiero le sparo due colpi al 
cuore e poi trapasso la gola di Suor Teresa con 
la baionetta.' 

Saputa la cosa, i cristiani e i pagani accor- 
sero in massa per piangere sulla tragica sorte 
delle due eroiche Religiose, che speriamo di 
veder innalzate presto all'onore degli altari. 

Circa trent'anni or sono, il P. Freinademetz, 
della Societa del Verbo divino, del quale e 
stata introdotta la causa di Beatificazione, 
aveva predetto il martirio di due Religiose in- 
digene della vS. Famiglia. 



La citta di Vucheng, residenza del Missio- 
nario spagnolo P. Martinez agostiniano, tro- 
vandosi in possesso dei giapponesi fu assalita 
da un contingente di franchi-tiratori cinesi. 
I difensori, impossibilitati a resistere, chiede- 
vano I'intervento del Missionario per ottenere 
che non si spargesse sangue tra la popolazione. 
Calatosi dalle mura alte nove metri con una 
scala di corda, P. Venanzio fu accolto dal co- 
mandaute dei franchi-tiratori cine.si e, dopo 
lunghi colloqui, furono fissate le condizioni 
della resa. La citta fu occupata pacificamente: 

— Siatene riconoscenti al ^lissionario... — 
diceva il comandante cinese. — Eravamo in- 
fatti venuti con intenzioni tutt'altro che paci- 
fiche! ■ '' 

Quella notte c 'erano piu di 700 profughi nella 
residenz'i della Missione. Trascorsa una setti- 
mana, giunsero truppe giapponesi presso la 
citta e allora i franchi-tiratori cinesi fuggirono. 
Gli abitanti ricorsero nuovamente a P. Ve- 
nanzio che, solo e agitando una bandierina, ando 
incontro ai giapponesi, i quali avanzavano 
con I'arme in pugno ignorando la fuga dei ci- 
nesi. Giunto agli avamposti, il Missionario fu 
riconosciuto dai giapponesi. 

— Non c'e nessun nemico tra la popola- 
zione... — dichiaro loro P. ^'enanzio. — Vi 
sono soltanto persone inermi, in nome delle 
quali vi prego di entrare pacificamente, giac- 
che le porte sono aperte. 

Per questo, il coraggioso Missionario e ama- 
tissimo e popolare in tutta la citta di Vucheng. 



Illustrazione della copertina: Ogni giovane cattolico deve riflettere sul problema inis« 
sionario e dare il proprio contributo alia grande opera civilizzatrice degli infedeli. 



Edizione ridotta secondo le prescrizioni ministerial!. 



AnnoXVI -N. 10 -Pubblicazionemensile TORINO, l*OTTOBRE 1939-XVlI Spedizione in abbonamenlo postalc 

... ^ t per I'Italia: Ordinario L. 6,20 - Sostenitore L. 10 - Vitalizio L. 120 

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'11 





II Missionario cattolico sacrifica la propria vita per dilatare il regno di Dio nel mondo infedele; 
egli battezza e amministra i Sacramenti ai suoi neofiti, di cui ^ padre in Cristo. 



L'ARALDO DEL VANGELO 



L'Incarnazione e la Redenzione hanno, 
come fine, la glora di Dio e la salvezza delle 
anime. Beiiche queste due finalita siaiio 
distinte, tuttavia si completano vicende- 
volmente; infatti la Redenzione del niondo 
si risolse in un tributo di gloria a Dio e la 
glorificazione del Signore, nei suoi attributi 
di sapienza e di bonta, si risolve nella sal- 
vezza delle anuiie. E pero certo che il fine 
iminediato dell'Incarnazione e della Re- 
denzione e la salvezza deH'unianita; il Sal- 
vatore nel \'angelo allude infatti all'aver 
ricevuto dal Padre la missione di riscat- 



tare I'limanita colpevole. Ma Egli doveva 
ritomare al Padre e il suo Regno non si 
era ancora stabilito suUa terra. Per questo, 
Ivgli affido alia Chiesa la stessa missione, 
quando disse agli Apostoli: Come il Padre 
ha mandato me, cost io mando voi (S. Giov., 
XX - 21). 

Tale Missione ha tutta Tautorita e I'e- 
vStensione di quella di Gesu Cristo; di- oon- 
seguenza, essa si estende a tutti i popoli, a 
tutto il mondo e a tutti i tempi. Quindi 
soltanto la Chiesa ha il diritto e il dovere 
di predi^are il Vangelo e di diffondere la 



iSr 



fede in ogni plaga e nessuno puo ostacolar 
la sua predicazione. Ecco perclie la liberta 
del ministero evangelico e sacro, inviola- 
bile e inalienabile diritto della Chiesa. 

II diritto di predicazione appartiene 
esclusivamente alia Chiesa, perche Gesu 
designo chiaramente e inequivocabilmente, 
come continuatori della sua missione, gli 
Apostoli e i Missionari clie si riallacciano 
giuridicamente con Pietro. In conseguenza, 
ne i pastori protestanti ne altri inviati da 
chiese dissidenti e separate dalla vera Chiesa, 
possono predicare ed evangelizzare i po- 
poli. La verita e una sola e la Cliiesa cat- 
toUca ne e Tunica depositaria. 

La missione della Chiesa si esplica in gran 
parte mediante I'azione del Missionario e 
quasi si impersona in lui. Nel Missionario 
si deve quindi considerare I'araldo della 
Chiesa e il rappresentante di Gesvi stesso. 
Egli predica le medesime verita annun- 
ciate dal Salvatore; dilata il regno di Cri- 
sto sulla terra; dispensa la stessa grazia 
che Gesu profondeva; come Lui, va in cere a 
delle pecorelle smarrite per ricondurle al- 
I'ovile; egli si circonda d'innocenti e ne 
fa altrettanti Angeli; in lui il Redentore 
passa ancora benedicendo e sanando tutti. 

Ammiriamo dunque la grandezza del 
Missionario, preghiamo per lui, aiutiamolo 
con i mezzi disponibili nell'ardua sua mis- 
sione e cosi parteciperemo ai suoi meriti 
e al suo premio. 



INTENZIONE MI5S10NARIA PER OTTOBRE 

Pregare affinche sia diffusa piu larga- 
mente la stampa missionaria. 

Secondo la sacra Scrittura, ogni cristiano 
ha il dovere di procurare il bene del prossimo. 
II prossimo, che possiamo aiutare corporal- 
niente e spiritualmente , pud esserci amico 
anche avversario; ma la carita cristiana 
passa sopra a ogni motivo umano e suggerisce 
di beneficar tutti senza distinzione, per amove 
di Dio. In ogni parte del niondo possiamo 
aiutare il prossimo, quello lontano con le pre- 
ghiere e con le elemosine e quello presente 
anche con le opere sacerdotali, con le istru- 
zioni e con la cur a del corpo. 

Ma affinche le persone esercitino veramente 
la carita cristiana, e necessario ch'esse sap- 
piano, conoscano e abbiano sempre sott'oc- 
chio le necessitd del prossimo in ogni plaga. 
A questo scopo non sono sufficienti i periodici 
piensili di « Propaganda fide », dell' Opera di 
S. Pietro, della S. Infanzia e quelli dei vari 
istituti missionari. Anche i giornali e setti- 
manali illustrati dovrebbero maggiormente ab- 
bondare di notizie missionarie. Ma, per tale 
scopo, si richiedono Missionari, che procu- 
rino notizie corredate di fotografie; necessi- 
tano scrittori esperti, che compongano arti- 
coli degni di essere letti. Occorre anche che 
rUfficio centrale della stampa missionaria 
sia maggiormente conosciuto e che aumenti 
il suo increm,ento , in modo che i suoi periodici 
si fnoltiplichino anche nelle diverse lingue e 
si diffondano con il concorso di ferventi pro- 
pagandisti. 




L'arma pacifica ed eificace 

di cui dispone il Missionario per il proprio apostolato. 




Dal loro atteggiamento capisco che si tratta di una importante ambasciata. 



La redenzione degli schiavi. 



Lahakri e il nome di un villaggio indiano, 
a circa 25 miglia dalla citta di Saliaranpur, 
ove ha sede la nostra Missione. Affiancato 
all'arteria stradale proveniente dal Punjab 
e dalle frontiere dell'India del nord, avra 
certo, uu tempo, visto passare la succes- 
sione degli eserciti niussulmaiii degli Im- 
peratori conquistatori, come lo attestano 
alcune anticlie moscliee e qualche minareto 
diroccato, muta vestigia di una gloria die 
fu. La strada imperiale e ora ridotta a 
un tracciato negletto e polveroso, battuto 
giornalmente da qualche auto-corriera, die 
solleva nugoli di polvere. 

Invece delle orde mussulmane e dei carri 
reali passano attualmente lente mandre di 
bufali, carovaiie di cammelli e gruppi di 
viandanti affaticati sotto il solleone in- 
diano. 

T'^^n giorno mi si presenta alia Missione 
im individuo dal capo ravvolto in un grande 
turbante a colori. Lo accompagna ima 
dozzina di uomini armati di un bastone 



di bambii, secondo I'uso del paese per tutti 
coloro che sono in viaggio. E questa una 
precauzione necessaria in una localita, ove 
al pericolo delle belve si aggiunge quello 
dei ladroni [dacait). II polverone, che li 
ricopre da capo a piedi, e indice che pro- 
vengono da lontano; dalla loro fisionomia 
arguisco che appartengono alia schiatta dei 
paria, dal loro atteggiamento capisco die si 
tratta di una importante ambasciata. 

— Salam, Hazur! (Salve, Altezza!). 
Cosi essi mi salutano in coro appena com- 

jjaiono alia mia presenza; contemporanea- 
mente s'indiinano devotamente e, in s;igno 
di saluto, si toccano la fronte con la palma 
d-^lla destra distesa. 

~ Donde venite e die volcte, brava gente? 
— domando. 

— Giungiamo da T.,abakri e siamo veiuiti 
a veder la tua faccia e a porgerti i nostri 
sinceri saluti. — Dopo queste frasi, chi non 
conoscesse gli usi indiani s'imniaginerebbe 
davvero che tutta questa brava gente si 



^ss 



fosse preso il gusto di quella Iiuiga passeg- 
giata tra sole e polverone unicamente per 
venire a salutarlo. Eppure anche qui, come 
in tante altre cose, I'lndia e il suo popolo 
riservano una sorpresa. 

II loro galateo stereotipato e tradizionale 
non permette mai di dire apertamente il 
vero motivo di una visita, specialmente a 
persona rispettabile; cio lo lasciano al- 
I'interpretazione deU'interessato. Ci vuol 
pero poco ad accorgersi che son venuti per 
qualche altra cosa. 

— Kbbene; se e cosi, tu, o Ciauduri 
(Capo), raccontami cosa vi e capitato e 
in die posso aiutarvi. 

A questo punto, il Capo, che attendeva 
appunto questa dichiarazione, volge in giro 
uno sguardo di mutua comprensione sui 
suoi uomini accoccolati in circolo per terra 
e poi incomincia la sua narrazione sciori- 
nando il fiorito stile indiano ricco di colore 
e d'imraagini, aiutandosi con gesti espres- 
sivi, monologhi e frasi, alle quali i compagni 
assentono di tanto in tanto, in coro, nei 
punti piu salienti. 

In sostanza, il Capo mi racconta che nel 
loro villaggio sono sistematicamente mal- 
trattati dagli zemindar (fattori), i quali li 
fanno lavorare nei loro campi da mattina 
a sera e poi, invece di retribuirli con la mer- 
cede pattuita, non ne danno che una mi- 
nima parte e talvolta neppur quella; se poi 
protestano troppo, si prendono bastonate 
■dai sipahi, guardiani al servizio degli ze- 
mindar, che si servono di loro per tutte 
le prepotenze. 

— Siamo al disotto dei cani! — mi diceva. 
— Perche rimanere nella religione hindii, 
che non ci ha inai dato alcun benessere e 
ci ha resi schiavi di questa gente, la quale 
ci considera come una schiatta maledetta 
da trattarsi con il bastone? 

Ouesti e altri consimili argomenti de- 
terminano Tawicinamento attuale degli in- 
toccabili paria al Missionario cattolico. La 
Chiesa, che redense gli schiavi dell'Impero 
romano, delle Americhe e dell'Etiopia, con- 
• tinua tuttora la sua opera liberatrice in 
favore dei settanta milioni d'intoccabili del- 
rindia, i quali, benche non abbiano le ca- 
tene ai polsi, giacciono tuttavia in una 
schiavitu e in un avvilimento ancor piu 
deplorevole. 



L'ora della Redenzione e suonata anche 
per i poveri paria! 

Come Labakri, cosi tanti altri villaggi 
chiedono di essere istruiti nella Religione 
cattolica; in questa fede che ci fa tutti 
fratelli in Cristo senza distinzione di casta 
e di colore; in questa fede che e cattolica, 
di tutto il mondo e che abbraccia tutte le 
creature. 

La messe e biondeggiante e sta a noi 
trarre il maggior profitto da quest'ora di 
Dio. I poveri paria vi stendono le mani e 
implorano il vostro aiuto fratemo. Quanto 
mai sarebbero felici questi fanciulli, se po- 
tessero sedere qualche ora del giorno in xma 
capanna per imparar a leggere e a scrivere, 
o per apprendere i rudunenti della Reli- 
gione! Per educare alia genuina vita cri- 
stiana tutte queste nuove reclute, e assoluta- 
mente necessario fondare delle scuolette 
nei centri principali e afl&dare al catechista 
I'educazione di queste tenere anime cri- 
stiane. 

Voglia Iddio retribtiire chi dara il suo 
contributo per la redenzione dei paria. 
Per essi, piu che per tutti gli altri, dice Gesvi: 
« Cio che avrete f atto per uno di questi miei 
piccoli, I'avete fatto a me ». 

Sac. U. Marocchino 

Missionario salesiano 
a Saharanpur (India). 



^aUia. 



E uscito il sesto volume della Col- 
lana azziirra, scritto dal nostro infa- 
ticabile coUaboratore D. Garro: 

LA TERRIBILE BONACCIA. - Meraviglioso 

romanzo di 330 pagine illustrate, rilegato alia bo- 

doniana. - Ed. « La Sorgente », Viale Romagna, 51. 

Milano. Lire 9,50. 

Sono pagine scritte con arte, con rara competenza 

e in uno stile elegante. Vi sono narrate le vicende 

di due fratelli, Mario e Laura Belcore, che si accin- 

gono a un lungo e pericoloso viaggio per il possesso 

di una vistosa eredita. L'A. sa incatenar I'attenzione 

dei lettori sino all'epilogo dell'interessante vicenda, 

conquidendo, istruendo ed educando. Libro quindi 

per tutti, degno dei piu incondizionati elogi. 



Siatno al di- 
sotto dei cani. 



184 




Ouando 
la notfe 



appam 



♦♦♦ 



{LEGGENDA TUPl) 




Un tempo, la notte non c'era; c'era sol- 
tanto il giomo. Sofl&ava il vento forte, poi 
cadeva la pioggia tepida, poi il sole ardeva 
e bruciava; ma la notte non era conosciuta 
dagli antichi, die fabbricavano canoe tra 
le pietre bianche, al margine della selva, 
sotto alia sonora cascata di Ipanore. E 
nessuno quindi dormiva, nessuno sapeva 
dormire. 

La notte, tutta nera, stava addormentata 
in fondo all'acqua, laggiu nel basso Rio 
Piquie. 

Gli animali non vivevano ancora, ma 
tutte le cose parlavano. 

— Voglio dormire — disse la figlia del 
gran Serpente {boa-uassii) . 'B^ cliiusa gli 
occhj, ma non dormiva. 

— Si, dormi, dormi! — appro v6 il ma- 
rito. 

— Non posso, perche non e notte. — E 
vschiuse nuovamente gli occhi con tristezza. 

— Gia, non e notte; e sempre giorno... — 
dichiaro il marl to convinto e mortificato. 

Ma a un tratto la giovane donna sog- 
giimse: 

— Uomo, la notte sta in casa di niio pa- 
dre, il gran Serpente. Mauda dniique a 
prenderla laggiu; forse egli te la dara. 



— £ per mia figlia? — domando ii gran Serpente. 

II marito, Kurumi, aveva tre servi forti 
della tribii dei Macus; egli invece era tu- 
cano. Cliiamo i tre domestici e allora la 
donna li mando a casa di suo padre a pren- 
dere un nocciolo grande di tucumdn ma- 
turo (i). 

I servi [miacua) partirono con la canoa 
piccola a due remi e cosi giunsero alia casa 
del gran Serpente. 

— 1$ per mia figlia? — domando questo. 

— Si! — risposero i tre miacua. 

— Sta bene? 

— Benissimo! 

Egli consegno il nocciolo di tucumdn, ben 
cliiuso in un involucro di pece. Nel darglielo, 
disse brevemente: 

— Attenti a non aprirlo; altrimenti tutte 
le cose andrebbero pordute. 

Nel far questa dichiara/ione, il gran Ser- 
pente aveva parlato con voce steiitorea e 
fissandoli con occhi severi. 

I tre servi ne rimasero impressionati. 
Essi ripartirono remando contro corrente, 
per duo gionii, in sileuzio. ]Ma, durante il 
tragitto, udivano uu rumore doutro il noc- 

(•i) Fruita selvaggia dei tropici, del colore e 
grossezza di una sorba. 



185 



ciolo: ten, ten, ten... sciiiii... Sembrava uno 
zirlio di griJli o un gracidar di rcspetti? 

Al terzo giorno, erano molto lontani dal- 
I'abitazione del gran Serpeiite. Allora uno 
dei tre miacua disse ai compagni: 

— Vediamo cosa o'e dentro! 

— Non aprire! — raccomando il timo- 
niere [iacumdna). — Se apriste, noi tutti 
saremmo perduti. Prosegvdamo piuttosto; 
lemate! 

Continuarono a re mare per nn giorno, 
ma nell'udir quello strano rvxmore provenir 
dall'involto, erano presi dal desiderio d'in- 
dagare di die si trattasss. 

Vinti finalmente dalla curiosita, entra- 
rono con la canoa in un piccolo torrente 
{igarape), legarono I'imbarcazione, si accoc- 
colarono tutti e tre nel mezzo. Accesero 
quindi il fuoco, scaldarono il nocciolo e 
sciolsero la pece die lo cliiudeva. 

K lo aprirono. 

Ma appena aperto il nocciolo, improv- 
visamente tutto si oscuro. Disse allora il 
timoniere: 

— Siamo perduti! La donna sa ormai 
die abbiamo aperto il nocciolo di tucumdn. 
— E piangeva forte. 

Continuarono il viaggio. 

In realta, la donna nella sua casa vedeva 
tutto oscuro; ella ebbe paura e disse al ma- 
rito: 

— Uomo, hanno lasciato scappar la 
notte! Ora voglio dormire sinche non yenga 
il giorno. 

Intanto tutte le cose sparse per la foresta 




si trasforraarono in animali e uccelli: erano 
tanti e nessuno It conosceva. Dal canestro, 
nacque la tigre (onza); il pescatore con la 
sua barca {libd) divenne anatra {ipe'ca). Dalla 
sua testa nacque il capo e il becco dell'a- 
natra; dalla barca il corpo dell 'anatra stessa 
e dai remi le sue zampe. 

Ouando spuiito la prima stella, la figlia 
del gran Serpente si sveglio e disse al ma- 
rito: 

— L'alba e prossima; voglio dividere il 
giorno dalla notte. 

— Va bene... — assenti Kurnmi. — Se- 
para pure il giorno dalla notte. 

Allora la moglie si alzo, prese un limghis- 
simo filo, ne fece un gomitolo grosso come 
un pugno e poi gli parlo: 

— Tu ti diiamerai cugiitbi (i) e appena 
si fara giorno canterai. 

A queste parole, il gomitolo si trasformo 
in un volatile con la testa bianca e le zampe 
rosse. A un cenno dell a domia, il ciigiubi 
volo e canto, perclie era la sua ora. 

Poi la donna prese un altro filo, ne fece 
un gomitolo piu piccolo e quindi gli parlo: 

— Tu ti diiamerai inambu! (2). 

Presa quindi della cenere, gliela butto 
addosso e soggiunse: 

— Tu canterai nel pomeriggio, quando 
si fara scuro; canterai anclie nel cuor deUa 
notte e poi al primo chiarore. 

Dopo questa dicliiarazione, I'uccello inambu 
volo via e canto perclie era la sua ora. 

Da quel tempo, tutti gli uccelli cantano 
ciascuno nel tempo fissato loro dalla donna; 
i piu munerosi cantano all'alba per ralle- 
grare il principio del giorno. 

Quando i tre servi arrivarono, I'uomo 
ando loro incontro e li accolse con parole 
molto dure, dicendo: 

— Voi non siete stati fedeli! Avete la- 
sciato fuggir la notte, avete mandato tutte 
le COS2 in rovina. Perclie tutte le mie cose 
della foresta s^ono perdute, vi punisco: di- 
venterete scinuniotti, (macacdi) per sempre 
e starete sempre arrampicati sui rami degli 
alberi pivi alti, dentro la foresta grande, 
lontani dal fiume. 

Ecco perclie tutti i macachi, da allora in 
poi, haimo le labbra nere di pece! 

D. BiGIARETTi 

Miss, sales, a Barcelos Amazonas. 

(i) Bellissiino uccello della foresta vergine, che 
canta all'alba. 

(2) Uccello indigene simile alia pernice: canta 
in ore determinate del giorno e della notte. 



Kurumi li accolse con parole molto 
dure: — Avete lasciato fuggir la notte! 



186 



NOSTRA 
SIGNORA 

DEL BUON 

VIAGGIO 



La grande campana del Santuario ha or 
ora diffuse il suo dolce invito vespertine. I 
pochi fedeli hanno recitato V Angelas con de- 
vozione, ma anche i nuinerosi pagaiii dei din- 
torni hanno rivolto un pensiero di riconoscenza 
alia loro bara Ma (grande Madre), che da oltre 
tre secoli stende la niano benedicente dall'alto 
della sua nicchia. 

E^ una di quelle sere bengalesi piene d'in- 
canti e di profumi, che dopo una giornata afosa 
e calda, vengono a rinfrescar e a rallegrare 
aninia e corpo. Sul piazzale, di fronte al vecchio 
convento agostiniano, un gruppo di vivaci 
fanciulli si rincorrono e riempiono I'aria dei 
loro strilli, mentre dal fiunie, che scorre placido 
ai nostri piedi insieme alia brezza ristoratrice, 
giunge I'eco dei canti patetici dei pescatori. 
II mio sguardo si posa ora sul fiume « sacro », 
che dopo un si lungo viaggio senibra anelare 
alia pace del gran mare; e ora suUe ciminiere delle 
nunierose fabbriche di yutta, che sorgono sulle 
sue sponde. ]\Ia il mio pensiero e lontano, molto 
lontano: quella data, al portone d'ingresso del 
Santuario, mi ha trasportato a tre secoli di di- 
stanza e mi fa rivivere 340 anni di storia. E; que- 
sta la chiesa piii antica del Bengala e attorno 
a essa quante vicende di fulgido eroismo cri- 
stiano, di lotte sanguinose, di terribili stragi 
si sono susseguite nel corso di questi tre secoli! 
Ouante volte le acque del fiume furono im- 
porporate di sangue e la pace di questo sacro 
chiostro profanata da urla di odio e di morte! 

L'arrivo dei Porfoghesi. 

Una mattina del 1531 novo caravelle porto- 
ghesi, capitanate dall'ammiraglio Sampayo, ri- 
salivano il corso dell'Hooglhy (la principale 
bocca del Gange) e gettavano le ancore nelle 
vicinanze di Bandel. Essi erano venuti in soc- 
corso deH'imperatore ilammud e in compenso 
ricevevano una stristia di lerreno lungo il 
fiume con il monopolio commert iale di tutto 
il Bengala. Nel 1580 il capitano Tavares, ottimo 




La grande campana del Santuario ha difTuso il 
suo dolce invito vespertino. 

cristiano e amico del famoso iihperatore Akbar, 
otteneva il permesso di erigere una chiesa e 
un convento a un miglio dal possedimento 
portoghese. Egli allora chiamava da Goa gli 
Agostiniani, i quali si stabilivano definitiva- 
mente in Bandel nel 1599. Essi furono i primi 
missionari del Bengala; mediante I'esempio 
della loro vita sacrificata e accoppiata a un 
ardente zelo per la salvezza delle anime, riu- 
scirono a fare numerose conversioni. Presto 
due altre chiese e varie scuole sorsero nei din- 
torni e tutto dava bene a sperare in un grande 
avvenire di espansione cristiana. Bandel do- 
veva diventar la seconda Goa dell'India e da 
qui i futuri apostoli sarebbero partiti alia con- 
quista del Tibet e del Bhutan. 

Ma tante belle speranze dovevano crollare 
dopo solo t rent 'anni, allorquando i Portoghesi 
di Hooghly si rifiutarono di aiutare il principe 
Harun nelle lotta contro I'lmperatore Jehangir 
suo padre. Nel 1628 Jehangir nioriva e il prin- 
cipe saliva sul trono dei gran Moghul con il 
titolo di Shah Jehan. Cestui penso subito di 
vendicarsi dei Portoghesi e infatti ordinava 
al governatore del Bengala di marciare con un 
esertito contro il possedimento dell'Hooghly. 
1 220 soldati portoghesi per un niese circa resi- 
stettero valoro.samente contro ben 10.000 as- 
salitori e forse sarebbero riusciti a una difesa 
molto pill lunga se un traditore non avesse 
aperte le porte al nemico una domenica mattina 
quando lutti erano in chiesa. Ne segui un mas- 



fSz 



sacro generale; il governatore portoghese fu bru- 
ciato vivo e un migliaio, fra uomini, donne e 
bambini, venne fatto prigiouiero e portato alia 
capitale di Delhi. Fra questi erano anche cinque 
Agostiniani del Santuario di Bandel. Ouattro 
di essi furono barbaramente uccisi e soltanto il 
vecchio P. Giovanni da Cruz venue risparmiato 
con la speranza che riuscisse a far apostatare 
i suoi compatriotli e a farli niussulmani. 

11 frionfo cristiano. 

Ma quel santo vegliardo, al contrario, si mise 
con gran zelo a incoraggiarli a mantenersi forti 
nella fede e a niorire piuttosto che rinnegarla. 
AUora incominciarono a sottoporlo a ogni ge- 
nere di vessazioni e di tormenti e inline tentarono 
di ucciderlo prima con il veleno e poi con la 
fame: ma la Provvidenza, che aveva i suoi mira- 
bili disegni, vegliava sul campione di Cristo. 

Purtroppo alcuni dei prigionieri, atterriti 
dai tormenti e adescati dalle promesse, aposta- 
tarono. Altri, specialmente donue e fanciulle, 
furono dispersi qua e la e non si seppe piii 
nulla della loro sorte. Ma un forte manipolo, 
incoraggiato dalle parole e dall'esempio del 
valoroso frate, rimase saldo nella fede. Alia 
fine I'imperatore, irritato per tanta costanza, 
li condanno tutti a essere divorati dalle belve. 
Per primo doveva morire P. Giovanni e per 
questo un elefante selvatico era tenuto in una 
gabbia di ferro e fatto digiunare per una setti- 
mana. II giorno stabilito per I'esecuzione, una 
immensa moltitudine di mussulmani e d'hindii 
si era riversata nella grande arena del Durbar. 
Qui I'imperatore, con tutto il suo seguito, ave- 




y^w^'^w^w^ 



(S) 

(S) 
(S) 

(S) 




loritalt^ 



L'imperatrice del Taj Mahal. 



Terza dometuca di ottobre: giomata m's- 
SLonaria mondiale. La Chiesa stende la mano 
a tutti i suoi figli perche Tautirio con ogni 
mezzo, e specialmente con I'obolo della 
carita, a diffondere il regno di Cr'sto tra 
i popoli infedeli. Cio perche il problema 
miss-onarlo sta molto a cuore alia mistica ' 
Sposa di Cristo ed e grave e urgente perche 
dalla sua soluzione dipende I'eterna salvezza 
di mihardi di anime. Per comprendere la 
necessita di sostenere le Mssioni, bastera 
considerare i seguenti dati fomitici dalle sta- 
tistiche: sopra un'estensione di 64.000.000 di 
kmq. e tra tma popolazione di 1.229.000.000 
d'infedeli, lavorano appena 16.050 sacer- 
doti, cioe tin sacerdote per ogni 75.000 pa- 
gani. Nell 'India e nella Cina la spropor- 
zione e ancor piu fantastica: tm sacerdote 
per ogni 200.000 abitanti. Da notarsi che 
nelle Miss'.oni, ove regna il pagan esimo ostile 
al Cristianesimo, manca lo stimolo del buon 
esempio e la vita dei sensi vizia perfino 
I'atmosfera; le difficolta quindi di awiare al 
bene le anime sono niolteplici e spesso insor- 
' montabili perche riesce dviro, ai pagani, 
' passare dalla superstizione alia religione di 
' Cristo, che giustamente impone di mortificar 
' le passioni. La religione cattohca non e per- 
"> cio una rehgione di masse; essa deve formar 



18S 







^miSLSiiiXiiiuria 



o riformare individuo per individuo, per 

radicarsi nella coscienza personale di cia- 

sctino. Anche quando intieri villaggi si fanno 

cr^stiani in massa, le conquiste spiritual! de- 

vono risolversi in opera individuale, perche 

f ede e Sacrament I sono strettamente personal] . 

Bisogna quindi atunentare il numero dei 

Missionari con la preghiera, con un'attiva @) 

propaganda e con offerte. Superfluo far ri- «) 

levare Timportanza della pregliiera indi- ^ 

spensabile per I'incremento di ogni buona ^ 

iniziativa; ma anche la diffusione della stam- «) 

pa missionaria e utilissima alio scopo, per- ^ 

che gli eroismi dei Missionari esercitano ^ 

sulla gioventu im irresistibile fascino e co- (S) 

stituiscono il miglior fattore di vocazioni «) 

missionarie. Occorrono inoltre anche le of- ^ 

ferte ind'spensabili per la formazione dei ^ 

giovani miss'onari e per prowedere a tante ^ 

necessita, cui gli araldi del Vangelo devono ^ 

pro\^^edere per imporsi tra gl'infedeli come (a) 

benefattori dei poveri, dei malati e dell'in- (^ 

fanzia abbandonata. Ogni sacrificio pertanto, (^ 

che si fara per procurare ai Missionari i mezzi @) 

indispensabili per eserc'tar I'apostolato, sara ^ 

benedetto e ricompensato dal Padrone della (^ 

messe, che non si lascia mai vincere in ge- ^ 

nerosita. La Ch'esa ci vuol dtuique tutti ® 

crociati per la Giomata missionaria! (9) 



va preso posto e pregustava la gioia feroce dello 
spettacolo di sangue. 

A un dato segnale i cristiani, capitanati dal 
valoroso frate, furono condotti nel centro e fu 
loro chiesto se ancora persistessero nel proprio 
proposito. Iv'imperatore accordava ancora cin- 
que minuti di tempo perche decidesscro. Essi 
allora s'inginocclnarono per pregare, mentre 
P. Giovaniii, ritto in piedi, dava loro I'assolu- 
zione. Poi ad alta voce dissero ch'erano tutli ben 
felici di morire per la fede cristiana. Allora venne 
aperta la gabbia e il terribile pachiderma si 
lancio contro il gruppo dei cristiani. Ma giunto 
presso il frate, che teneva in mano il crocefisso, 
I'elefante si fermo come ammaliato da una forza 
misteriosa. Poi alierrato dolcemente con la pro- 
boscide il vecchio sacerdote, se lo niise in groppa 
e lo porto dinanzi al trono dell'imperatore fra lo 
stupore e la meraviglia dei present:. Ancora 
una volta il Siguore era venuto in soccorso 
del suo servo fedele. 

Dinanzi a questo spettacolo, la folia comincio 
a gridare che Allah voleva la liberta dei cristiani. 
Anche Shah Jehan rimase molto meravigliato 
e alia fine permise che P. Giovanni tomasse con 
i cristiani a Bandel. Anzi lui stesso sottoscrisse 
un « farman » (documento), con il quale faceva 
un dono permanente e assoluto di una grande 
estensione di terreno {777 bighas). Immaginarsi 
la gioia dei cristiani, che dopo lunghi anni di 
privazioni e dolori indicibili, potevano ora fi- 
nalmente far ritorno alia loro piccola oasi sulle 
sponde dell'Hooghly! Veramente I'oasi cristiana 
era diventata un vero deserto, ma essi si rinii- 
sero all'opera e in breve Bandel risorgeva dalle 
rovine. (Coniinua). 




L'imperatorc. 



iSp 




-/l 



nune. 



Giunse all'ospedale nelle calde ore del 
poraeriggio, sorretta dalle robuste braccia 
del babbo e seguita dalla mamma, che 
sembrava la personificazione del dolore. 
Ella non piangeva, perche forse aveva gia 
versato tutte le sue lacrime dm-ante il 
limgo e penoso tragitto di oltre trecento 
chilometri. 

Appena i medici la visitarono crollarono 
il capo, concludtndo: « % troppo tardi, ma 
tenteremo... ». 

Difatti la piccola ammalata fu subito sot- 
toposta aH'operazicne chirurgica, interrotta 
varie volte, perche pareva che la bimba do- 
vesse soccombere. Invece Ortensia non 
mori: anzi, a poco a poco, ando riprenden- 
dosi, fino a guarire del tutto. 

I genitori I'affidarono alle cure delle 
Suore, che la convalescente chiamava vovb 
e cioe nonne! Invano le altre ammalate le 
insegnavano a non dir norma, bensi Irnms, 
ossia Suora: la bambina continue a pro- 
nunciare il suo vovo preferito, perche forse 
per lei significava una particolare tene- 
rezza. Alle Suore infatti voleva tanto bene, 
e in loro assenza con difficolta accettava 
d'essere servita dalla ragazza aiutante. Non 
fu difficile quindi darle qualche nozione di 
catechismo, di cui era completamente di- 



giuna, e prepararla al Battesimo, che ri- 
cevette in quel giomi. Si pensava anclie se 
non fosse il caso di ammetterla alia Comu- 
nione, ma si era in dubbio; ella stessa pero, 
prevenuta certo dal Signore, con il suo ar- 
dente desiderio di comtmicarsi dissipo ogni 
dubbio in proposito. 

Un mattino si alzo alle cinque e corse in 
chiesa all'ora della Messa; sedette accanto 
alia Direttrice senza dirle nulla. Si linii- 
tava a osssrvarla di tratto in tratto; ma 
pill tardi, incontrandola fuori di chiesa, 
disse: 

— Vovo, tu questa mattina sei andata 
a ricevere Gesii; io I'ho visto! Ma perche 
non mi hai detto di accompagnarti ? Sappi 
che anch'io voglio tanto bene a Gesvi. 

— E perche gli ^aioi bene? 

Rispose pill con lo sguaido che con la 
parola: 

— Perche gli vuoi bene tu e merita tanto 
amore. 

— Ma sai dirmi ora dov'e Gesii? 
Ortensia la guardo con un sorriso espres- 

sivo, e poi puntando il ditino verso il cuore 
della direttrice, rispose sommessamente, 
quasi religiosamente: 

— E li dentro... 

Poclii giomi dopo, nel lasciare I'ospedale 
dove aveva ria\-uto con la vita del corpo 
anche quella deH'anuna, Ortensia se ne an- 
dava serrando fortemente le manine sul 
petto, perche anche lei, come le vovo, por- 
tava Gesii nel proprio cuore. 



Oh, poter ottencre che tutti, lasciando 
IVspedale, portino con se Gesu, come la 
piccola Ortensia! Lavoro, rinunzie, sacri- 
fizi: ogni cosa e diretta a questo fine; e ci 
stimiamo felici se si riesce a raggiungerlo. 
Ma talora I'atteso conforto manca, e allora 
ci assale quasi im sentimento di delusione, 
se non si sapesse che nessun buon seme va 
perduto, e che, forse nascosto e ignorato, 
esso prepara un frutto lontano e inatteso. 

Tutto cio dovemmo dire a noi stesse per 
consolarci, nel vedere partir dall'cspedale 
un vecchio negro settantenne, che avevamo 
preparato con tanta cura ai Sacramenti. 

Da bambino aveva ricevuto il Battesimo 
e imparato le prime preghiere; ma poi, chi 
sa per quali circostanze di sventura o d'in- 
curia, non aveva avuto altra istruzione re- 
ligiosa, ed era giunto alia veccliiaia senza 
saper nulla ne di Confessione, ne di Comu- 
nione. 

Si mostrava pero assai remissive a quanto 
gU si diceva, e pareva animato dal piii vivo 



/ ^O 



desiderio di far la prima Comunione. Non 
era lontana la niens'le ricorrenza del 24, e 
quel tardo primo incontro con. Gesu sa- 
rebbe stato ixn fiore gradito da ofErire alia 
Vergine Ausiliatrice. 

Preceduto dall'apposito e quotidiano ca- 
techismo, venne il giorno stabilito per la 
Confessione; I'amnialato sembrava ben di- 
sposto; gia dal mattino s'era fatto aiutare 
a far I'esame di coscienza, rimanendo poi 
in tin tranquillo raccogliniento. Ma poche 
ore piu tardi, le cose cambiarono: 

— Suora! — disse. — Non mi sento d'an- 
dare in cliiesa... 

— Non v'e bisogno... — risposi. — II 
Padre e gia avvertito e verra qui; anclie 
domani, se non potrete alzarvi, Gesvi stesso 
veira da voi... 

II veccliio tacque un po', quindi soggimise: 

— Ma io non posso far delle spese: devo 
gia pagare il medico, le medicine, come 
faro dun que? 

— Non c'e nulla da spendere, che la 
grazia di Dio non si paga con il denaro; 
basta solo im po' di buona volonta... 

— Questa I'ho sempie avuta... — con- 
tinuo. — Mi e mancata soltanto un'occa- 
sione opportuna. 

— Ora pero la buona occasione e ve- 
nuta; coraggio dmique, die il Padre non 
tardera molto a venire... 

Infatti poco dopo ritornai presso il buon 
vecchietto per annunziargli clie il sacerdote 
era giimto per visitarlo. Allora egli disse: 

— Proprio in questi giorni devono giun- 
gere dalla fazenda i miei figli e le mie figlie: 
percio sara meglio che rimandi la Confessione 




II vecchietto rimase irremovibile nel suo pensiero. 



e la Comunione fino al loro arrivo. Quando 
li avro tutti d'intonio a me, faro chiamare il 
Padre, mi conf>.sscr6, ricevero la prima Co- 
munione, e cosi faremo insieme ima bella 
festa... 

A quell inaspettata uscita, rimasi davvero 
un po' delusa; tuttavia cercai di convincerlo 
a non differire: 

— B inutile aspettare i figUuoli per con- 
fessarvi! — dissi. — E) meglio anzi che vi 
confessiate segretamente con il Padre, il 
quale e venuto appositamente. Approfit- 
tatene dunque... 

Ma il vecchietto, caJmo e apparentemente 
sempre tanto docile, rimase irremovibile ne] 
suo pensiero. 

Pochi giorni dopo, giunsero davvero i 
figli: egli pero non voile piu sapeme di 
confessarsi e, ormai guarito, se ne ando 
con loro. Gli diedi ima medaglia di Maria 
Ausiliatrice, che ricevette ringraziando con 
la sua corisueta cortesia e promettendomi 
di ritomare piii tardi, per fare quanto non 
aveva... potuto. Ma, com'era da aspet- 
tarsi, non lo vidi piii; Maria Ausiliatrice 
non me lo fara ritrovare in Cielo? 

Sr. IRMA MONTICONE 

Figlia di Maria Ausiliatrice 
missionaria nel Matogrosso. 

LIBRI RICEVUTI 

S. Bruneteau. — LE TENTAZIOM DEL GIO- 

VANE. Ed. Marietti - Torino L. 5. 

Opera utilissima alia gioventu, che vuol crescere 
virtuosa per essere veramente cristiana. Un libro 
prezioso. 
M. Deli.y. — MAGALV. Ed. Salani - Firenze L. 5. 

Commovente storia di un'orfanella che, ricevoita 
caritatevolmente in una casa signorile, vi porta la 
benedizione di Dio. Per giovinette. 
E. Nuccio. — TURL Ed. Paravia - Torino L. 6,50. 

Emozionanti avventure di un ragazzo siciliano, 
che va in cerca della propria sorellina. fc un racconto 
interessante, bene scritto e illustrato. Per bibliote- 
chine scolastiche. 
E. F.\BiETTi. — LA PIU MA SUL CAPPELLO. 

Editrice S. E. I. - Torino L. 6. 

Graziosa raccolta di novelle per ragazzi. Vi si 
ammirano semplicita di stile e intento educative. Per 
biblioteche scolastiche. 

GLI OCCHI INVISIBILI. Impiessionante cine-ro- 
manzo giallo di Romho. 

NEL CUORE DELLA FOREST A. Interessanti av- 
venture africane di Cozzi. 

CAPPA E SPADA. Romanzo storico di Rebus. 

IL CROCIATO NERO. Tcsto di Bonelli. Avvin- 
cente romanzo delle Crociate, di Caes.^r. 

IL VASCELLO PANT ASM A. .Avventure marinare 
di Cozzi. 

L. 1,50 ciascuno presso la direzione del ■> Vitto- 
rioso », Via Stazione S. Pietro, 3 - Roma. 



191 




La vista del lago fu uno spettacolo incantevole. 



Escursione aposfolica. 



{Continuazione - V. n. precedente). 



II lago del terribile "panghi". 

Vicino a questa casa — mi dissero — c'era 
un lago, dove viveva un terribile panghi. II 
panghi dell'acqua, differente da quello di terra, 
che e un grosso serpent e, una specie di anaconda, 
e per i kivari un dragone mitologico, che non 
ban mai visto, ma che tutti temono, perche 
pensano che sia il divoratore di quelli che si 
perdono nei fiumi o nei laghi. Manifestato il 
desiderio di vedere quel lago ignoto alia geo- 
grafia dell'Equatore, si ofErirono volentieri ad 
accompagnarmi. Eravamo quasi vicini, quando 
vidi una grossa gazza e li invitai a tirare un 
colpo. Ma essi mi risposero che non si poteva 
piu tirare, perche il panghi sarebbe andato suUe 
furie. ha vista del lago fu uno spettacolo in- 
cantevole: uno specchio di acqua, di piu di un 
chilometro di diametro, circondato da migliaia 
di palme e a ovest da piccole coUine, dalle quali 
sgorgano le sorgenti. A est e completamente 
aperto e un fiuniicello ne riceve I'acqua che so- 
vrabbonda. Nell'acqua guizzavano numerosi e 
grossi pesci, e varie lontre o lupi di acqua sol- 
cavano la superficie. II luogo centrale, salubre 
e fertile non potrebbe essere .migUore per una 
futura stazione missionaria. 

Stavo fotografando quelle bellezze naturali, 



quando il Cagneras, che mi si era avvicinato 
silenzioso, pensando ch'io guardassi nella mac- 
china per scoprire il panghi, mi chiese sottovoce: 

— L'hai visto? 

— No! 

— Non c'e il panghi? 

— No, non c'e niente; guarda anche tu. 
Si avvicino, guardo nei vetro smerigliato, 

nei quale si riflettevano tutte le palme della 
foresta riflesse nei profondo del lago, mosse 
la macchina a destra e a sinistra, fisso di nuovo 
gli ocelli scrutatori e rimase in silenzio. 

— ■ Ebbene, c'e il panghi? — gli chiesi. — 
L'hai visto? 

— Non vedo niente! — rispose. 

— Vedi dunque... — • conclusi — che avevo 
ragione io di dire che non c'era niente, che vi 
spaventate senza motivo? 

Ma egli non si persuase. Chiamo gli altri ki- 
vari, che trattenevano perfino il respiro; li fece 
guardar nella macchina e concluse dicendo: 

— II Padre non I'ha visto, io non I'ho visto, 
voi pure non I'avete visto: dunque non ci deve 
essere. 

La sentenza fu definitiva. Contenti tutti, ci 
riniettemmo in viaggio per visitare ancora po- 
che capanne e ritornar, verso sera, alia casa del 
Cagneras. 



1 g2 



Verso il Yapi superiore. 

Ripreso il viaggio, rindomani visitammo le 
kivarie del Yapi superiore. Ci sorprese subito 
una forte pioggia, per la quale conveniva tor- 
nare indietro; ma il Cagiieras, ricordandoci che 
ci si aspettava, che i kivari erano andati a caccia 
e a pesca per ofErire qualche cosa al Missionario, 
ci decise a proseguire. 

A un certo punto, vedendomi fare un movi- 
meuto rapido perche mi era passato vicino un 
grosso serpente, mi conforto prontamente: 

— Non temere, Padre: non e velenoso. 

— Perche? — gli chiesi 

• — Tutti quelli che fuggono I'uomo — ri- 
spose — non sono velenosi; solo quelli che hanno 
il veleno, per difendersi, non si muovono. 

Non so quanto di verita ci sia in questa as- 
serzione. Poco dopo, egli stacco una foglia e 
me la presento dicendomi: 

— Guardala bene! 

La guardai e vidi impressi chiaramente su 
di essa i colori e i disegni del serpente macdngi, 
il piu velenoso. 

— Bene! — soggiunse — questa foglia e 
per noi il contravveleno piu potente contro le 
morsicature dei serpenti. 

Ammirai la sapiente e provvida natura, che 
sa offrire anche ai poveri selvaggi i rimedi per 
tanti mali. In tutte le kivarie fummo accolti 
molto bene. Verso sera ritornammo alia casa 
del Cagneras, e la trovammo plena di kivari: 



erano quelli visitati il giorno antecedente, e 
venuti a restituir la visita. Ne approfittam- 
mo per un'altra lezione di catechismo. La 
stessa scena si ripete nei giorni seguenti. Ogni 
sera un buon numero di uditori. Durante I'i- 
struzione religiosa, non mancarono espressioni, 
che rivelavano come la parola di Dio facesse 
impressione sui loro cuori. Per esempio, mentre 
parlavo loro deU'inferno, il Cagneras, con un 
brivido e con un lungo sospiro, come sotto una 
forte e improvvisa impressione, esclamo: 

— Nuna tzumeigneili: questo e spaventoso! 
In altra occasione: 

— Padre, — disse — se tu stessi qui, anch'io 
sarei buono. 

Altre escursioni facemmo alle kivarie del 
basso Ydpi, ricevuti senipre cordialmente. 

Nel ritorno da una di queste, incontrai va- 
rie sorgenti di acqua minerale, che con I'odore 
che mandavano a distanza, rivelavano certa- 
mente la presenza, nel sottosuolo, di zolfo, di 
solfato di rame e forse di qualche altro metallo. 
Quante ricchezze ancora sepolte in queste foreste 
inesplorate! Una sera venne alia casa del Cagneras 
una famiglia intera con una bimba gravemente 
inferma, domandando medicine e il Battesimo. 

— Perche volete che la battezzi? — chiesi. 

— Perche, se morisse, non vogliamo che vada 
a soffrire... • — mi risposero piangendo. 

Anche in quel luoghi remoti si comprende 
ormai la necessita del Battesimo, che doman- 
dano con insistenza. (Continua). 




Constatavo che la parola di Dio faceva impressione sui miei ascoltatori. 



PIO XI 

e Topera dei Catechisti. 

L'udienza. 

Un giorno del 1938 Mons. Scuderi si 
trovava in udienza. Fra le altre opere, 
Monsignore nomiiio la nuova Scuola oate- 
chistica di Jessore. A quella allusione il 
S. Padre si inostro oltremodo soddisfatto: 
« Bene, bene! — disse. — Questo mi fa molto 
piacere. Cercate di mantenerla e di niiglio- 
rarla. Poi comincio a parlar deH'iinportanza 
dsi catechisti. Inline egli domando quanti 
fossero gli studenti. 

— Una quindicina, Santita! — rispose 
rinterrogato. 

— Una quindicina? E un bel niunero. — 
Poi prese dal tavolo un pacchetto d'ini- 
magini, le conto una per una fino a quin- 
dici, e consegnandole a Mons. Scuderi, S3g- 
givmse: — Prenda e le dia agli studenti 
come ricordo del Papa. Le ho contate a 
una a una afSnche essi sappiano die cia- 
scuna di esse e passata per le mani del 




I catechisti sono importanti come il clero indigeno. 



Papa. Nel loro lavoro apostolico siano sem- 
pre fedeli al Papa e lo difendano perche 
chi e con il Papa e con Pietro, e con la 
Cliiesa. Presa poi uJi'altra immagine dal 
tavolo, si fermo a commentarla. Kcco la 
Madonna del soccorso. Dica loro die amino 
sempre la Madonna e die la invocliino nel 
loro lavoro. Infine li benedisse tutti. 

Mons. Scuderi consegno le immagini ai 
quattro fortmiati e agli altri allievi del 
corso pure presenti. Tutti la conservano 
come uno dei pivi preziosi ricordi che pos- 
sano avere, per mostrarla poi con legittimo 
orgoglio alle loro famiglie e ai loro cristiani, 
come segno deH'aiiior del Papa per essi e 
per la loro terra. 

La scuola. 

La scuola catechistica di Jessore fu aperta 
nel gennaio del 1937 con un atto di generoso 
coraggio dell'Ispettore Mons. Scuderi. Dopo 
im anno di difi&colta e d'incertezze, dovute 
in gran parte a incomprensione, difl&colta 
e sospetti die del resto non mancano mai 
all'inizio delle opere di Dio, la scuola fu 
organizzata e alia fine del 1938 si vede- 
vano gia i primi quattro allievi spiccare il 
volo per il loro non piccolo, ne facile canipo 
di lavoro. 

Con tale scuola si risolve un grave pro- 
blema e si sopperisce a una grave necessita. 
II problema da risolvere consiste nella ne- 
cessita di catechizzare un popolo con ca- 
techisti indigeni. La straniero e in generale 
soggetto a sospetti, e sovente malvisto, se 
non pure odiato e cio specialmente tra po- 
poli, die, come quelli dell'India, anelano 
all'indipendenza dal giogo straniero. 

La necessita deriva dalle condizioni in 
cui la Missione salesiana si trova tuttora, 
dalla mancanza cioe di abili e zelanti ca- 
techisti, necessari anclie per accudire alle 
comunita gia formate. — Ah, i catechisti! — 
diceva recentemente un prelato dell'India. 
— Essi sono importanti come il Clero indi- 
geno. — Chi ha esperienza di Missione, ca- 
pisce veramente die e cosi! 

Ecco dunque la scuola avviata; ma cio 
e il meno: il piii e die continui. Purtroppo 
le condizioni finanziarie, in cui si trova ora 
la Missione salesiana, niinacciano la sua 
esistenza. 

Oualche ottima peisona invia regolar- 
niente la rata di L. 30 mensili, die e il minimo 
per il mantenimento di uno studente; ma tali 
persone sono ancora pochissime. Speiiamo 
die aumentino. 

Sac. RuGGERO Dai. Zovo 

Missionario salesiano in Bensala. 



194 




ROMANZO DI E. GARRO 



Disegni di D. Pilla. 



A Cieng niancarono le forze, sicche egli si 
abbandono nell'acqua, che in quel punto correva 
come \\n rigagnolo; ma ben presto si fernio. 
Riacquistata la conoscenza, arranco con le mani 
e con le braccia. Le sue dita s'impigliarono nelle 
maglie di una rete, di una grossa rete a bilancia 
fermata li per imprigionarvi i pesci e le an- 
guille. 

Allora grido ancora piii forte: 

— Kan-ngoo! Kaii-ngoo! 

Una voce poco distante gli rispose: 

— Chi grida cosi? 

— Sono Cieng! Aiuto! 

— Dove sei? 

— Nella rete! 

— Hon-la! Va bene. \'engo subito. 

Di li a poco, le alte erbe palustri si apersero 
e comparve il pescatore. 

— Oh! — disse — dot keif Meraviglioso ! 
Che bel ranocchio ho pescato! 

— Levami di qui! — ordino Cieng, che si 
sent! offeso nel sentirsi chiamare ranocchio. — 
Dimmi piuttosto dov'e la casa di To-ciii! 

— Ecco li il tetto! — rispose quelle indican- 
dogli I'abitazione che spuntava di sopra gli al- 
beri. E, facendo leva sopra una stanga, sollevo 
la rete e la giro posandola sopra una lista di 
terreno asciutto e sopraelevato, che fungeva 
da sentiero. 

Cieng sguscio, grondante, fuori da quella e si 
raise a sbattere piedi e braccia per togliersi il 
soverchio d'acqua e scaldarsi, perche si sentiva 
intirizzito. 

— Come ti chianii, nonno? — donuindo al 
vecchio. 

— Mi chiamo Ci-cio e sono il padre di To-ciu. 
I-jitriamo in casa. 

Pochi passi li separavano dalla capanna, e 
vi entrarono. Una donna lo accolse benevol- 
mente, gli fece levare gli abiti molli d'acqua 
e gliene diede altri in cambio. Poi presento a 



Cieng una buona tazza di riso, che il ragazzo, 
accanto al fuoco, divoro in un baleno, mentre 
raccontava, come poteva, la sua avventura e 
notificava esservi non lontano il suo compagno 
Ciao-Ciao, forse in pensiero per lui. 

— Adesso — disse la donna — lo mandero a 
prendere per mezzo del mio figlio maggiore. — 
E, affacciatasi a una stanza, grido: 

— Svegliati, Ye! Vieni qui! 

Cieng si tenne in dovere di avvisar quella 
brava gente delle cattive intenzioni di Tong, 
e ne fu ringraziato, con promessa che si sarebbe 
stati in guardia. 

Ye, un ragazzone alto il doppio di Cieng, 
usci a cercare Ciao, e torno presto con lui. 

Allora il pescatore e la donna pregarono i 
loro ospiti di fermarsi qualche giorno con loro, 
perche, trovandosi la capanna isolata nella 
risaia e mancando il capo di casa, potevano 
temere qualche violenza da parte dei malvi- 
venti: al che ben volentieri Cieng e Ciao ac- 
consentirono. Cosi il ragazzo fece conoscenza 
anche con Tin, il figlio minore di To-ciii , con 
il quale si diverti nella mattinata a cacciare 
rane in quantita per imbandirne il modesto 
desinare. 

Tre giorni dopo arrivo To-ciii, ch'era porta- 
tore, e avev'a accompagnato i pirati verso 
Wa-ciou. 

— Tu ti chiami Cieng? — chiese al ragazzo. 

— Si, e vengo da Kon-pong. 

— Sei dunque il fratello di Tan-ye? 

— Come lo sai? 

— lo ho visto tua sorella, che i pirati hanno 
condotta a Cohu-cian. Ella mi ha detto di av- 
visarti che non sta male, die gode di una certa 
liberta, e che cerchera di tornare a te! 

— Oh, che piacere! — esclamo raggiaute 
Cieng. — fj proprio il Signore che ti ha man- 
dato! Grazie! Hai sentito, Ciao? « Luce d'Au- 
rora » vive, sta bene, si trova a Cohu-cian! 



195 



Ma noi andremo la, nevero ? ^ torneremo via in- 
sietne con lei, poi saremo felici! 

— Voi volete andare al paese dei pirati? 

— Si! si! Qual e la strada? 

— Non so se ci arriverete sani e salvi. A 
ogni mode, state attenti. Dietro quella fila di 
colline, che si scorge di qui, c'e Wu-ciou. Ar- 
rivati la, pigliate a sinistra e vi troverete in 
mezzo a rocce e a dirupi. Continuate ancora un 
pezzo e giungerete a Cohu-cian. Ma vi avverto 
che in quel villaggio i pirati non vi faranno en- 
trare! 

— Lascia fare, To-ciu. Dio ci aiutera! 

II giorno appresso, salutata quella gente ospi- 
tale, Cieng e Ciao si rimisero in cammino alia 
volt a delle colline illuminate dai primi raggi 
del sole nascente. 

CAPiTor<o VIII 

La fuga di Tan-ye. 

L'aiuto die « Luce d'aurora » aveva portato 
a Long, nel pericolo corso con I'orso grigio, le 
aveva acquistato rispetto ed ammirazione, tanto 
che la vecchia Hoa-ti ne era invidiosa. 

— Sono tanti anni che io sono con questa 
gente... — le brontolava a denti stretti — e 
non mi hanno mai usata una gentilezza; tu 
invece, che da meuc di un mese ti trovi qui, 
sei trattata come padrona. 




Tan-yfe era nella retroguardia. 



— Abbi pazienza, Hoa-ti... — • le rispondeva 
Tan-ye. — Verra il niomento anche per te. 

— Si, si! Vedremo pero, adesso che rimarrai 
sola, che cosa farai! 

— Rimarro solo? Che dici? 

— Si, si! Long e gli altri preparano unanuova 
spedizione, e presto lascieranno il paese! 

— Una nuova spedizione? Dalla parte di 
Kou-pong? 

— Puo darsi. 

Allora Tan-ye prese subito la sua determi- 
nazione. A tutti i costi voleva approfittare 
dell'occasione, che le si presentava per tentar 
di tornare al suo villaggio. 

Quel giorno stesso si presento a Long. 

— So che i tuoi uomini — gli disse — si 
stanno preparando per far nuovamente bottino. 
Perche vuoi lasciare me lontana da te, che po- 
trai correre gravi pericoli? Se rimani ferito, 
chi ti curera? Non credi forse ch'io sia capace 
di affrontare i disagi del viaggio, e, aJl'occor- 
renza, non sappia combattere? Non impedirmi, 
dunque, di far parte della tua spedizione. 

II « Dragone » guardo meravigliato « Luce 
d'aurora » che mostrava tanto ardimento, e 
da principio non rispose nulla. Pensava. Sa- 
rebbe stato prudente per lui ammettere una 
giovane donna in mezzo ai suoi briganti? Ma 
ella pareva voler cio per amor suo, e, d'al- 
tronde, era una giovane ardimentosa che sapeva 
tener le armi in mano, che lo aveva salvato 
dall'orso grigio, che si era fine allora mostrata 
buona e fedele. 

— Tan-ye! — disse alia fine. — Cio che mi 
domandi e cosa difficile, ma credo che non sia 
impossibile. Tu sarai uno dei nostri. Dico «uno», 
e non « una », perche acconseuto che tu venga con 
noi a patto che tu ti vesta da uomo, e porti il 
fucile e combatta anche tu nei momenti dif- 
ficili. Ouesto ti senti di farlo? 

— Si, Long. Vestiro da uomo, portero il fu- 
cile, combattero. Quando si parte? 

— Domani. 

— E domani io saro pronta. 

« Luce d'aurora » fu di parola. II mattino se- 
guente, prima che sorgesse il sole, la banda del 
« Dragone » attrezzata secondo il bisogno, sa- 
lutate le donne e i bambini, si muoveva da 
Colm-cian inoltrandosi in fila Indiana tra le 
gole del Fue-scian, il d nxonte della luna ». 

Tan-ye era ultima della comitiva. 

[Continua). 



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JL^G> eL^%r-%r&xx'txxx'^ del oa^ooiaLtor© JBoxxit^ai. 




Risalito suUa pianta del... deserto, Bomba vuol piantare in... asso, con una schioppettata, i tre soci 
rimasti di princisbecco. Ma I'elefante, che c in... gamba, gli risponde a mira di... naso mandandolo 
a... gambe levate. Per quel rovescio di... fortuna, Bomba e costretto a lavorar di... testa e, sentendo... 
trasporto per il suo centro di... gravita, sprofonda sotterra, dove si trova al... verde. Immaginarsi lo... 




spaghetto del poverino, che nel veder sopra la sua testa tante bocche spalancate, non potendo... impal- 
lidire, fa la faccia scura e trema per la paura. Non potendo reggersi suiie gambe, che gli fanno... Gia- 
como, siede per here del... cordiale alia salute dei leoni; ma, poco dopo, qualcuno gli bagna il nato con 
una pioggia fuori stagione. Come mai quel fenomeno ? (Continua). 



iiiiMii^^'i'/^:t.4'^'i^- ', ■--.. 



ovembre 1939 -XVIII 

' XVII -N. 11 ■ Pubblicazione 
i-Speiliz.inabbonainentoposlale 




Confratelli, come Mons. Fagnano, grande 
civilizzatore degli indi patagoni. Qualcixno 
mori dopo poco il suo arrive in Miss one, 
qualche altro durante il viaggio; tutti pero 
furono banditori del Vangelo immolati al- 
I'amore di Dio e delle anime; nella tomba 
quindi trovarono la cnlla per la vita eterna. 

Le tombe del Missionari sono sotto tutti 
i climi e gli Angeli le custodiscono per la 
risurrezione finale. Speciahnente agli araldi 
del Vangelo e appropriata Tespresslone 
scrJtturale: « Beati i niDrti, che muoiono 
nel Signore! ». Se il merito e infatti propor- 
zionato al sacrificio e alia retta intenzione, 
a essi e riservata una grande ricompensa, 
la cui entita corr.'sponde alle loro generose 
rinunzie. Dacclie avevano abbandonato la 
patria e la famiglia per Cristo e per le anime, 
ricevettero il centuplo in terra e ora posseg- 
gono la vita eterna. Seminarono nel pianto, 
ma raccolsero nella gioia abbondanti mani- 
poli di conquiste spirituali, che costituirono 
il loro patrimonio in terra e formano la loro 
corona in Cielo. 

Essi pero conchiusero la loro laboriosa 
giornata nella speranza di essere sostituiti 
da altri volonterosi; giacquero stremati di 
forze offrendo, con mano tremante, la 
fiaccola della carita ai giovani apostoli, 
che I'agiteranno in alto per illimainare il 
mondo tuttora infedele, per imitare i loro 
predecessor! bramosi di estendere il Regno 
di Cristo fino agli estremi limiti della terra. 



INTENZIONE M15SI0NARIA PER NOVEMBRE 

Pregare per le Missioni dell'isola di 

Ceylon. 

Ceylon, tra i 5.617.000 abitanti, anno- 
vera 300.000 maomettani e 409.000 catto- 
lici; gli altri sono huddisti e induisti. II 
gregge cattolico, relativamente piccolo, e pevb 
vigoroso; dispone di un'Archidiocesi e di 
tre diocesi; ha quattro Seminari maggiori e 
due minori, sei Noviziati per le Suore, sei 
scuole normali, 844 scuole elementari, 16 
scuole superiori, 35 Case per orfani. Se au- 
menteranno le scuole cattoliche, si moltipli- 
cheranno anche le conversioni, il che assi- 
curerd alia Chiesa cattolica una sensibile 
influenza spirituale sull'isola, atiualmente 
roccaforte del buddismo. Bisogna quindi chie- 
dere al Padrone della messe che mandi ope- 
rai e mezzi, con cui si possa evangelizzare 
presto Ceylon e guadagnarla intieramente a 
Cristo. 



£eitoU! 



Affermate la vostra 
simpatia a Giovenfu 
Missionaria, mandando subito labbona- 
mento per il 1940. Fatevi ardenti propa- 
gandisti del grazioso periodico missio- 
nario salesiano ! 

Chiedeteci numeri di saggio. 




Pescatori dell'isola di Ceylon. 



ip8 




II Missionario, che da ai suoi flgli in Cristo la vita deH'anima per mezzo del Sacramenti, 
prega anche sulle tombe dei trapassati per il loro etsrno riposo. 

Una grave perdifa 



II va'uolo nero cL porto via Dloaigi, il 
nastro braccio destro, forse il migliore dei 
Kivari, quello che piti degli altri aveva cor- 
risposto alia grazia della fede cristiana. 

Serio, lavoratore, servazievole, affezio- 
natiss'jno ai Missionari e deferente verso 
le Suore, era iin prezioso aiuto special- 
mente nei viaggi attraverso la selva; cio, 
perche forte, robusto e sempre pronto a 
ogni- bsogno. 

Tutte le domenlclie, iirunancab'Lmente, ci 
trasportava al di la del fimne Upano, per' 
il consueto catech'smo nella m'ssione Don 
Bosco, e ripetendo il traglietto, alia sera, 
nel rJtorno. Per nessun motivo avrebbe ce- 
duto ad altri quell 'ufiicio, che compiva con 
il piu grande r.spetto e con la massima pre- 
mnra. 

Nell'infierlre deU'epidem-a, Dionigi aveva 
accompagnato a Cuenca il Direttore della 
MJss'one e, appena di ritorno, fu colpito 
anch'egli dal terribile morbo. Supplico al- 
lora di essere trasportato all'cspedale di 
^lacas, per poter inorire asslstito da un sa- 
cerdote. 

Si fece di tutto per salvarlo, ma ogni 
cura fu inutile contro la violenza del male; 



slcche in breve il buon Dionig., dopo aver 
sopportato con esemplare rassegnazione pe- 
nos-ssime sofferenze, si trovo agli estremi. 
Cahno e sereno, desldero vicino a se tutti 
i suoi numerosi parenti, ai quali parlo cosi: 

— Vi raccomando di vivere da buoni 
crist'ani, perche cio che mi rende tranquillo, 
in questo momento, e 1 'essere v,ssuto sem- 
pre secondo grinsegnamentJ del Miss'.ona- 
rio. Chi di voi non ha rice\aito ancora il 
Battes'mo, procuri di riceverlo al piu pre- 
sto. 

Poi, r.volto al cognato, gli affido la cura 
di traghettar le Suore sul fiume, facendosi 
promettere che non avrebbe mai pemiesso 
ad altri kivari di compiere quell'ufficio. 

Alia Direttrice raccomando la sua gio- 
vane sposa e il piccino, pregandola di te- 
nerli alia Missione e di vigilare perche il 
piccolo orfano fossa educato crlstianamente. 

Finito cosi il suo testamento, si raccolse 
tutto nel pensiero della propria an'ma, ri- 
ce vette con devozione i Sacramenti e si 
addormento con invidiabile pace nel Si- 
gnore. 

Una Figlia di Maria Ausiliatrice, 
Missionaria neW Eqiiatore . 



igg 




{LEGGENDA A MA ZONICA ) 



Jagurari, il giovane capo {touscidua) della 
tribu dei Manaus, era bello come un fresco 
mattino di sole sulle sponde del gran Rio. Ed 
era forte: aveva la destrezza del puma, signore 
della foresta, I'occhio fermo e acuto del gia- 
guaro, I'agilita del cerbiatto. 

Quando vogava suUa stretta ubd, scivolando 
leggero sull'onda cupa, le gazze pescatrici non 
fuggivano spaventate, e i jacainins gentili gli 
svolazzavano d'intonio per fargli festa. 

Tutti nella numerosa tribu guerriera e sel- 
vaggia amavano quel giovanotto gagliardo e 
taciturno: tutti erano fieri di lui. 

— II vecchio capo e morto, ma il figlio val piii 
di suo padre... — dicevano gli indios con orgo- 
glio, ammirando Jagurari nel maneggio dell'arco 
e nella caccia con la cerbottana, sempre primo 
fra tutti nella selva e nel fiume, nella pesca e 
nella danza. 



Ma in un tramonto non lo si vide tornare con 
gli altri dalla pesca; e la sua canoa non galleg- 
giava tra le altre nella giuncaia della piccola 
rada deserta. Qualcuno I'aveva scorto di lon- 
tano dietro lo scoglio di Tarumdn, tra la pe- 
traia assolata del torrente schiumoso (igarape). 

— Tarumdn! — • mormoravano le vecchie in- 
die sgomente: — Tarumdn! Acqua nera, acqua 
bianca, mistura di morte! Chi va- fin la. non 
torna piu! — E spiavano sulla vastita sconfi- 
nata del Rio nell'attesa paziente, soggiungendo: 
— II touscidua non puo morir lontano dalla 
sua gente! 



Passarono cosi tre giorni. Ma nella penombra 
afosa della grande capanna le ore trascorre- 
vano tristi anche perche la fiamma languiva: 
la vedova del grande Capo gemeva sommessa- 
mente sulla sorte del figlio, dell'unico figlio 
della sua vecchiaia. 

Ma Jagurari torno: giunse a ora tarda, a 
notte inoltrata. Sua madre lo vide con gioia 
al chiarore del fuoco: ma egli non le corse vi- 
cino come al solito, non le rivolse I'abituale e 
dolce parola di saluto: non la guardo neppure, 
ma si avvio curvo e stanco all'angolo piu oscuro 
e lontano. Poi si accovaccio sulla stuoia, in 
silenzio . 

Sua madre non si mosse: cesso di gen;ere, 
aveva il cuore pieno di sgomento. 
• — Dove sei stato per tanto tempo? Sono gia 
scese le ombre sul Rio, figliuolo! In queste ore 
tetre solo Agnangd (lo spirito maligno), amico 
del buio, va errando tra fiume e foresta. Forse 
udisti in qualcuna di queste notti la sua voce 
spaventosa, che il vento trasporta suU'acqua? 
Figlio mio, mio caro figUo, dinimi: che ti av- 
venne? Agnangd, io lo so, butta tra I'erbe e 
le foglie la cattiva semente delle pene che ucci- 
dono. Dimmi, dunque, figlio mio: che ti suc- 
cesse? 

Jagurari si batte tre volte la fronte con 
pena, gemette pure per tre volffe, poi tacque 
un attimo; quindi proruppe con impetc: 

— • Madre, io I'ho vista! L'ho vista a mez- 
zanotte, proprio la dietro agli scogli bianchi 
di Tarumdn! Una cantiga nuova, che con voce 
stridula di lamento chiamava fin la. Oh, mamma! 



200 



Scrgeva dalla spuina biancastra come il fiore 
delle iiinfee, dalle acque pigre del ParanA. E 
cantava. Vuoi clie ti riproduca il tono della 
sua voce? Oh, nessuna tra le nostra donne 
canta cosi! Era luminosa come la luna nelle 
notti piu chicire, e i bagliori del firmamento le 
ardevano d'intorno luminosi come i fiioclii delle 
nostre capanne. E in alto e intorno e indietro 
raggiava la nube d'oro dei suoi capelli, che on- 
deggiavano lontano siill'acqua come un pic- 
colo torrente nello splendore del sole. Ma i 
suoi grandi ocelli verdi, pieni di lampi, non 
erano occhi di persona viva! Aveva le mani piene 
di fiori e la fronte cinta di un diadema, sul quale 
brillavano splendidi diamanti radiosi come stelle. 
lo I'ho vista ccsi, madre! 

Parlava con enfasi il giovane figlio del Capo, 
sempre cosi laconico e freddo: la madre percio 
ne ebbe sgomentc. 

— Fuggi, mio caro, fuggi! Tu hai visto la 
Vara. II suo canto e la tua agonia! Fuggi, 
Jagurari, entra neJla foresta, nasconditi, va' 
lontano. E la Yara! Tu non la conosci: e lo 
spirito malvagio abitatore del fondo dell'acqua; 
ella dimora tra i jacares e le cobras (cocco- 
drilli e serpenti). IJ la figlia di Agnangd, re del 
male ! Gli scogli maledetti di Tarumdn non 
son dimore di gente! Perche sei andato la? 



La voce implorante risuonava alta nella 
sciupana silvestre, e si dii?ondeva all'intorno 
lontana tra le ombre, fino alia sponda del fiume, 
lugubre come I'urlo della tigre nelle notti di 
luna, come il richiamo del giiariba nei tramonti 
di tempesta. E la brezza ne trasportava I'eco 
sull'onda. 

vSu quella faccia scarna e grinzosa, solcata 
dalla vecchiaia e sconvolta dallo sgomento, i 
guizzi del fuoco semispento salivano quasi come 
palpiti tiepidi di conforto. 

— Fuggi, iiglio mio, fuggi la Vara, perche 
dai suoi occhi ti spia la morte. 

Ma Jagurari, assorto in un nuovo stupore, 
pareva estraneo a tutto quello strazio: occhi e 
cuore erano la, sull'acqua spumosa e chiac- 
chierina deWigarape di Tarumdn. La Vara era 
ancora la, illuminata dalla luna, tra un vivo 
fiammeggiar di oro e di stelle. Nessuna canoa 
all'intorno, ne bardie, ne ubd: perche? E chi 
cantava quella ignota canzone? 



Perche i figli non ascoltano piu i richiami 
accorati delle madri? Perche non si commuo- 
vono piu al loro pianto? Agnangd, spirito del 
male, pianta le spine nei cuori e butta se- 
men ti di pene nelle capanne! 




Gli scogli maledetti di " Taruman " non son dimore di gente. 



Nessuno della nostra tribu, neppure tuo padre, 
si accosto alia bianca petraia, die da la morte. 
IJ la ^'ara: il suo canto costituisce perdizione! 

Quell'accorato grido materno saliva tra i 
singhiozzi; ma negli occhi della donna non c'e- 
rano piu lacrime. Le aveva versate tutte nei 
tre giorni di attesa e di desolazione. 

— Figliuol mio, fuggi! — ripeteva. 



Dcve egli passo, la pace e morla! 

Per tre giorni urlo il vento; poi scese la piog- 
gia a torrenti; quindi venne il sole bruciante; 
poi ancor pioggia e vento; sparivano i giorni 
neH'ombra cupa delle notti, la tribu dei Manaus 
si disperse a lungo nei boschi in grandi battute 
di caccia; poi le capanne luccicarono di fuo- 
chi, risuonarono di grida, di canti, di danze 



201 



guerriere, di orge selvagge; le snelle canoe si 
dispersero per la pesca nel grande specchio 
di acqua negra e lenta, tornarono piii volte a 
riva tutte nei chiari tramonti, ma nella iiia- 
16ca del tusciaua il fucco era spento, non sorri- 
deva mai la gioia, nel cuore di Jaguravi non 
tornava piii la pace. 

Finalmente il giovane prese una tremenda 
decisicne e disse: 

— lo vado! 

Sorse e parlo nel silerzio della notte insonne 
con un'asprezza nuova, fieramente. 

— Dove? — chiese la voce materna con 
brividi di sgomento. 

— Vado. Mi chiama. Non senti? 

— No, figlio! 

— Perche vuoi trattenermi? Non senti la 
sua voce? 15 laggiu, fluttua sull'onde nel bian- 
core della luna nuova. Vado, dunque! 

Delirava. 

Usci sul poggiolo deserto: tutti dormivano 
nella quiete delle capanne, tra i sospiri umidi 
della brezza, tra i guizzi dei fuochi languenti. 
Jaguran balzo a riva pronto, sciolse la canoa; 
in un attinio prese il largo, fu nel mezzo del 
Rio Negro e discese veloce a grandi falcate di 




La perfida " Yara " I'aveva awiluppato 
tra le pieghe del suo funebre tnanto. 



remo, solo, in silenzio, sulle acque pigre e dor- 
menti. 

Lontano, laggiu tra il nereggiare della selva, 
la' petraia grigia di Tarumdn emergeva sinistra 
sui larghi rifles.si dell'onda, protesa tra fiume e 
torrente, in uno sciacquio sommesso di spuma. 

La canoa si allontanava rapida, non sospinta 
dai remi inerti, non portata dall'onda lenta, 
non incalzata da folate di vento: scivolava agi- 
lissima e lucente nella serenita del chiaro di 
luna. 

Ma d'imprcvviso proruppe dalla capanna 
grande un urlo accorato; era I'ultimo, amoroso 
richiamo della madre al giovane faglio perduto. 
Tutta la tribu fu desta e in piedi d'un tratto. 
Le donne risposaro con grida di lamento; gli 
uomini afferrarono gli archi e le frecce piu- 
mate, balzarono pronti davanti alia mal6ca 
del Capo, con fierc impeto di guerra. 

SuU'ampia distesa del Rio una canoa sci- 
volava in fuga fantastica. Videro tutti, gli 
indios dalla pelle di rame, gli uomini forti 
della tribii dei Mandus: videro gelidi di spa- 
vento. 

Ritto in piedi sulla barca leggera, a braccia 
aperte, Jagurari solcava le acque come un 
grande uccello vSelvaggio, pronto a spiccare il 
volo. 

D'un tratto gli scogli lontani di Tarumdn 
lampeggiarono di sinistri bagliori. 

— La Yara! — gemettero i guerrieri a denti 
serrati. 

La canoa del touscidua era ormai una pic- 
cola ombra fuggente nella notte argentata. 

15 disparve. 

Gli indios rientrarono muti e sgomenti nelle 
capanne: le donne spensero i fuochi piangendo. 
Chi dormi quella notte? 

— La Yara! La Yara! 

Invano un cuore di madre attese, a ogni tra- 
monto, il ritorno del giovane figlio: nessuno lo 
vide piu, niai piu! 

La Yara, la perfida Yara, trasformata in or- 
renda megera dalle occhiaie vuote, I'aveva av- 
viluppato tra le pieghe del suo funebre manto; 
lo aveva attratto e sommerso all'imbocco del- 
I'igarape, dove I'acqua si mesce e ribolle spu- 
mosa di fronte alia petraia riarsa di Tarumdn. 

D. BiGIARETTI. 

O. VisENTiNi. — LIONELLO DEL LEONE. S. E. I. 

Torino L. lo. 

Bellissimo romanzo artisticamente illustrate da Gu- 
stavino. L'interessante trama si svolge al tempo della 
Serenissima e il grazioso protagonista delle vicende 
narrate con arte appassiona i lettori. Sono pagine pal- 
pitant! di vita e ricche di sentimento. Per tutti. 

L'editore Salani di Firense presenta: 

G. Spyri. — HEIDI A CASA SUA. 

Graziosa storia di una piccola montanara dall'anima 
innocente e dal cuore nobile. Tra queste pagine illu- 
strate spirano sentimenti veramente delicati ed edu- 
cativi. Per bambine. 

Sono pure graziosi, anche perchfe bene illustrati, i 
volumetti: Le fate del mare; La bambola vivente e il 
Libriccino fatato. 



202 






(CoTilimiazione e fine). 




La pesca di addio. 

Avvicinandosi I'ora della partenza, si orga- 
nizzo una grande pesca siil fiume Y4pi per pro- 
curarci i viveri necessari per il ritorno. Avendo 
inanifestato il desiderio di parteciparvi anch'io, 
di buon mattino discesi con loro al fiume. Quivi 
era gia radunato circa un centinaio di kivari, 
parte intenti a far ceste per la raccolta del 
pesce, in parte a pestare radici di barbasco, 
pianticella che si coltiva negli orti per la pe- 
sca, perche le sue radici contengono un nar- 
cotico tanto potente da avvelenare o ubbria- 
care il pesce anche in una grande quantita di 
acqua. Terminata I'operazione, un capo diede 
gli ordini tassativi a ciascuno: una parte, ca- 
ricate in tante ceste le radici pestate, discesero 
sul Ydpi; altri, seguendo il corso del fiume, si 
divisero in piccoli scaglioni, ogni ducento me- 
tri, per la raccolta del pesce. A circa tre chilo- 
metri, il fiume venne chiuso completamente 
da' una trentina di barbacoe destinate a rac- 
cogliere tutti i pesci che sfuggono alle varie 
squadre. La barbacoa e una specie di stuoia, 
f atta con canne o con lunghi giunchi, con pareti 
laterali, che vien dispo.sta sopra una piccola ar- 
matura, in una piccola cascata d'acqua. Quando 
tutto fu pronto, il Capo diede principio alia 
pesca, suonando un corno. Appena immerse le 
radici nell'acqua, ecco alia superficie numerosi 
pesci che, agitandosi come ebbri, vennero tra- 
scinati dalla corrente. Le squadre li accolsero 
con un gridio, gettandosi in acqua per insegiiire 
con coltellacci e bastoni quelli semivivi. In 
poche ore la pesca frutto quasi dieci quintali di 
pesci meravigliosi. Contenti per il buon esito, 
voUero manifestare ancora una volta il loro af- 
fetto al Missionario, gareggiando nel regalargli 
i pesci migliori. 

Un fiore della selva. 

Avevamo omiai trascorsi dieci giorni fra loro, 
e, fatti i preparativi, ci disponemmo al ritorno. 
Alia vigilia della partenza, la casa del Cagneras 
si riempi di kivari venuti per I'ultimo saluto. 
Era commovente e consolante ascoltur da quei 
selvaggi queste espressioni: « Padre, ritorna pre- 
sto! ». <t Perche te ne vai cosi presto? ». « Per- 
chd non ti fermi qui con noi? » « Noi pure ti 
daremo i nostri bambini perche tu li faccia 



buoni e li istruisca, come questi »! E accennavano 
ai tre cristiani. « Se tu ti fermassi, noi ti faremmo 
I'orto e la casa; vieni, vieni presto! ». Fra tanta 
commozione, si avanzo verso di me un kiva- 
retto di dieci anni, che chiese: « Padre, quando 
vai a Mendez? » « Domani, bimbo ». « Vengo an- 
ch'io con te ». « Davvero? E chi ti ha detto di 
venire? ». « II mio cuore! ». « Ma i tuoi genitori 
saran contenti? » <i Si, eccoli qui ». E me li pre- 
sento. Ci vidi la provvidenza di Maria Ausi- 
liatrice. II bimbo, fatto cristiano, potra diven- 
tare il granellino di senapa capace di racco- 
gliere sotto i suoi rami tutta quella tribii. Lo 
accolsi quindi assai volentieri. Egli si trova tut- 
t'ora nella missione, contento e allegro; il giorno 
di Pasqua ricevette il Battesimo. 

II riforno. 

Le prime due giornate di ritorno furono gior- 
ni cumpali: undici ore di viaggio quotidiane, 
sotto una fredda pioggia, senza poter usu- 
fruire ne d'impermeabili, ne di ombrelli, inu- 
tili o impossibili per quei sentieri. 

Al terminar del secondo giorno, caddi gra- 
vemente ammalato: mi sorprese una violenta 
febbre con forti dolori di capo, perdetti I'appe- 
tito e le poche forze rimastemi dopo tanti di- 
sagi. Nel trovarmi ancor distante da Chinimbi 
e piii ancora da Mendez, in mezzo ad alte mon- 
tagne, solo con i miei giovani kivari, in un pic- 
colo rifugio, espcsto al freddo e alia umidita di 
quelle giornate piovose, mi .sgomentavo. Tutta- 
via, rassegnato a coronar I'escursione anche con 
il sacrificio della vita, fiducioso nella nostra Au- 
siliatrice, il mattino seguente, nonostante I'alta 
febbre, mi rimisi in cammino, su per un'erta 
montagna, sotto la fredda pioggia. Raccolte le 
poche energie, fra stenti e cadute, potei rag- 
giuuger la cima, ma incontrata una capannuccia 
di foglie di palma, dovetti sospendere il viaggio 
per I'alta febbre. AU'indomani, diminuita un 
po' la febbre, ripresi il viaggio e giunsi a Chi- 
nimbi. Quivi accorsero subito i confratelli di 
Mendez, che mi fecero visitare dal medico della 
guarnigione militare. Grazie alia Madonna di 
D. Bosco, alle cure del dot! ore e alle attenzioni 
dei cari confratelli, in 14 giorni fui in grado di 
ritornare a Mendez per la convalescenza. 

D. Giovanni Ghinassi, Miss. sal. 



203 



QfLaStt^a AlgMMwa 



(Continuazione e fine). 



La sfafua miracolosa. 



Per tutti i pescatori dell'Hooglhy e per i viandanti della « grand 
Trunk Road », che iinisce Calcutta con Delhi, il santuario di Bandel e un 
vero faro di luce al quale essi volgono istintivamente lo sguardo rico- 
noscente, nella bma notte. Lassu infatti, nella bella nicchia di marmo 
bianco, c'e la « grande Madre » sempre circonfusa di viva luce, che 
segna il cammino e assicura « buon viaggio ». Non e forse la Madonna 
del buon Viaggio? Quella statua, di forma piuttosto tozza e priinitiva, 
apparteneva alia cappella niilitare del possedimento portoghese di Hoog- 
Ihy e P. Giovanni da Cruz aveva saputo che, durante I'assalto dei 
mussulmani, essa era stata gettata nel fiume. Ora erano tornati da 
Delhi, avevano riparato il santuario e il convento, ma purtroppo non 
avevano piu trovato alcuna statua od oggetto sacro. Tutto era stato 
distrutto dai mussulmani! 

Una notte il frate fu svegliato di soprassalto; gli sembro di vedere 
una viva luce e una Signora muovere verso la Chiesa. Ma il buon Padre 
si convinse che fosse un sogno e torno a letto. La mattina dopo pero, 
di buon'ora, alcuni pagani vennero a bussare alia porta del convento 
dicendo che la bara Ma era venuta di nuovo a Bandel. Difatti li, 
presso la porta della chiesa, c'era la stessa statua gettata nel fiume du- 
rante I'assedio. In ricordo dell'avvenimento, i cristiani e pagani voUero 
costruire una bella scalinata, che dalla chiesa va al fiume, al posto stesso 
dov'era apparsa la luce misteriosa. Ogni anno poi si celebra una 

suggestiva e solenne festa di ringraziamento, 
j e allora migliaia di cattolici da ogni parte del- 

j rindia vengono a questo vetusto santuario a 

j pregar la gran Madre di Dio. Sono innumerevoli 

j le grazie, che la bara Ma concede ai suoi devoti. 

Ogni giorno essi corrono ai suoi piedi per portar 
I gli ex-voto e i fiori della riconoscenza. E spesso 

anche hindii e mussulmani vengono a ringraziare 
la Vergine di Bandel per grazie ottenute. 

— Durga e Kali non ci ascoltano... — diceva 
una signora bengalese. — Esse sono le dee del- 




Mendicante pagano 
di Bandel. 







I'odio e hanno sete di sangue! Ma la vostra ba\ 
Ma e la dea dell'amore e della misericordia... 
dopo aver deposto un gran mazzo di fiori 
suoi piedi, si prostrava bocconi in atteggiamen 
umile e devoto.j 



L'offerta del capifan 

Uno degli ex-voto pin appariscente e stn 
ordinario nel santuario di Bandel e senza dubb 
I'albero maestro di un'antica nave portoghesj 
che si erge ritto di fronte alia cliiesa. Ur 
vecchia cronaca, conservata negli archivi d 
tempio, attesta che nei giorni stessi dei festej 
giamenti per la comparsa miracolosa della stJ; 
tua giunse inaspettata una grossa nave portc 
ghese, che si ancoro proprio in faccia alia chiesi 
II capitano con tutti i marinai si unirono i\ 
fedeli nel celebrare le lodi della « Vergine d«| 
buon Viaggio » e poi, commossi, raccontaron 
la loro storia. 

Si trovavano nel golfo del Bengala quandi 
una terribile tempesta si levo e la nave f 
in procinto di essere inghiottita dai flutti mi 
nacciosi. Allora il capitano, niolto devoto dell. 
IMadonna, La prego fiduciosamente di venire ii 



Novita editoriale: 



1 



D.PILLA - TR 

n 11 lit 
7" volume della « Collana az: 




La grande Condottiera 

e la con la mano 

protesa. 



deL buoMi ^iaq^ia 



loro'aiuto e promise anche una generosa offer ta per un qualche suo san- 
tuario. Quasi improvvisamente il temporale si placo ed essi riuscivano 
a risalire I'Hooghly e a giungere proprio in tempo per prendere parte ai 
f esteggiamenti "in onore della «3kIadonna del buon Viaggio>>. Prima di ri- 
partire, egli diede una grossa somma per I'orfanotrofio e per il santuario 
e voile anche perpetuare il ricordo del suo miracoloso salvataggio 
piantando I'albero della nave dinanzi alia statua della Madonna. Son 
passati 300 anni e quell'albero e ancora la al suo posto, muto ma elo- 
quente testimone della potenza e bonta di Maria. 

" Haec domus mea: inde gloria mea ". 

«Questa e la mia casa - di qui si diffondera la mia gloria ». Queste 
furono le parole, che D. Bosco giovane prete lesse in mirabile visione 
scolpite a caratteri di fuoco sul frontone di quel santuario dell'Ausilia- 
trice, che avrebbe poi innalzato in Torino e che sarebbe diventato 
la culla deirOpera salesiana. E i figli di Don Bosco portarono per 
tutte le vie del mondo il nome di Maria e fecero fiorire il suo amore in 
tutti i cuori. Ma chi potra misurare le delicatezze di una Madre? 
Ella infatti voile fare molte « belle improvvisate » ai suoi figli e li voile 
precedere sul campo dell'apostolato. Cos! fu a Shillong, nell' Assam, 
ove I'Ausiliatrice stessa <(in persona)) era li a dare il benvenuto ai primi 

Salesiani, che vi giungevano nel geunaio del 1922. 

Poi fu la volta del santuario di Bandel, il piii 

antico e piu famoso santuario mariano del- 

ITndia. 

Esso era appartenuto ai Religiosi portoghesi 

sino a pochi anni or sono, quando venne siste- 

niata la questione del Padroado e il santuario 

di Bandel passava alia Congregazione salesiana. 

I figli di D. Bosco videro, in questo, una nuova 

prova della speciale benevolenza della \'ergine 

e ancora una volta giurarono di diffondere il 
sue glorie per tutta I'lndia. 



■■"s 



mo nome e le 

Come i conventi e i santuari dei primi tempi 
urono dei veri fari di luce e di civilta cristiana 
n un'Europa invasa dai barbari, cosi il santua- 
io di Bandel, che sfido le orde mussulmane, 
:ontinua a brillare di una luce sempre piu viva, 
iestinata a fugar per sempre le tenebre e le 
)mbre di morte. Quella nave ai piedi della 
I Madonna del buon \'iaggio » e figura della Chiesa 
:he non teme procelle e tempeste e prosegue 
iduciosa il suo canuiuno. La grande Condottiera 
\ la con la mano protesa in atto di protezio- 
le e di augurio. Ella dalle sponde del Gange 
nira tutti i suoi figli che, scaglionati lungo 
'immenso continente indiano, combattono le 
sante battaglie. \'ede tanti milioni di anime 
mcor prostrate dinanzi agli <i dei falsi e bugiardi »>. 
Sente la vote dell'India pagana: Durga e Kali 
lianno sete di sangue e non ci ascoltano piu. 
Ripete pertanto con materna dolcezza: Venile 
I vie, che sono la Madre del bell' amore! 

D. LuiGi Ravauco, 

Missionario salesiano. 



RAFFICHE DELLA BtJFERA 

montagva e degli ardimenti ». 

« La Sorgente » - Viale Romagna, 51 - Milano L. 10 



II sorriso del piccolo 
convertito. 





A. CiSARi. " Ecce Homo! " - La prima proclamazione di Cristo Re. 



UN'APOSTOLA DELLA REGALITA 



Marta de Noaillat, nata il 29 di novem- 
bre del 1865 a Crostoy, sulla costa Pic- 
carda, fu I'apostola della regalita di Cristo. 
Nella notte di Natale del 1881, Marta de- 
c;se la propria vocazione, comincio ad as- 
S'stere i malati e a soccorrere gl'indigenti. 

Nel castello di Ctincy faceva da mamma 
ai fratelli lavorando, pregando e mortifican- 
dosi. Istruita nella filosofia, confuto e con- 
verti xm vecchio parente, die poi inizio nella 
pratica della carita. Convert! pure iin as- 
sassino, clie vis'tava in carcere. A venti- 
due anni, desiderosa di farsi missionaria, 
entro nel noviziato deirAssvmzione ad An- 
teuil. Non potendo farsi religiosa per infer- 
mita, rientro nel mondo. Invece di partir 
per le Mfssioni di oltre oceano, rimase in 
Francia; pr.ma a Par'gi e poi a Nevers, 
dove per cinque anni condusse vita di pre- 
ghiera, di carita e d'apostolato. Per conqui- 
star anime a Dio s'industriava e diveniva 
audace. 

Nel 1899 peregr.'no in Terrasanta, donde 
ritoruo con accresciuto fervore e anmata 
da rJnnovato zelo per I'apostolato. Una 
delle super ore deHAssvmzfone le aveva 
detto: — Marta non e adatta a vivere fra 
quattro niura; ella deve predicar sulle pub- 
blr'che p azze. 

Infatti ella, pur dirigendo un coUegio a 
Parigi, continuava la sua vita di mssio- 



naria negli ospedali, nei sobborghi operai, 
nei posti piia abbandonati e difficili, per- 
s'no nelle tramvie, dove parlava ai mano- 
vratori e ai passeggeri: era miss'onaria 
o vim que e con tutti. 

Conferenziera della Lega patriottica, ogni 
domenica parlava sulle piazze di Paiigi; 
nel 1906 e 1908 ai Congress! della Lega di 
Loturdes present© relazioni vibranti di en- 
tus'asmo, nelle quali si sentiva im'anima 
bruciante del fuoco dell'azione. 

Dopo la grande guerra, Marta divento 
I'apostola di Cristo Re. Invio ima sup- 
plica al Papa, afiSnche Egli istitu'sse la 
festa della Regalita di Cristo. Dal 1920 
al 1925 Marta fu una infaticabile propa- 
gandista di questo voto. Ando a Roma, 
vis i to il sommo Pontefice e redasse un me- 
moriale per consiglio di S. S. Pio XI di 
s. m. Finalmente venne il giomo, in cui 
la sua supplica fu appro vata da 779 firme 
di Principi della Chiesa, di Vescovi e di 
generali di Ordini. Poi il santo Padre con 
la Enciclica Qttas primas promulgo solen- 
nemente la festa di Cristo Re. 

Senza dubbio, Marta de Noaillat era 
stata ima delle piu solerti apostole di que- 
sta corona posta dalla Chiesa sulla fronte 
del suo Capo divino. Per ricompensarla delle 
sue fatiche, Gesia chiamo a se quell 'anima 
eletta, il 5 di febbraio del 1926 a Hieron. 



206 



IP 




]Tnitt][DB9Tr 



Ouesto era il nome di Budda prima die 
si chiamasse come attualmente. 

Volete clie vi racconti il curioso viaggio 
di questo messere in cerca dell'albero della 
sapienza? Statemi a sentire. 

Dovete dunque sapere che im.a notte del 
560 avanti Cristo, Phra Sittharet dormiva 
nella sua cameretta del castello, quando un 
essere misterioso lo desto di soprassalto 
per invitarlo a mettersi in viaggio in cerca 
della sapienza. 

II cavallo, sul quale sedeva, fu traspor- 
tato dalla misteriosa gm'da fino alia porta 
■della citta, la quale si aperse da se e poi si 
rincliiuse. A im certo pimto della via, Phra 
Sittharet scese da cavallo e continue a piedi 
il suo viaggio. Poco dopo, incontro un cac- 
ciatore dal quale si fece cedere il vestito, 
che indosso dandogli in compenso il proprio, 
che era principesco. S'imbatte quindi in 
im barbiere, dal quale si fece rapare il capo. 
Da notarsi che il cacciatore e il barbiere 
erano due inviati dal Cielo e Phra Sittharet 
fu successivamente discepolo di un eremita 
e di im filosofo; ma le loro dottrine non gli 
andavano a genio. Egli continue qviindi a 
viaggiare. Finalmente fisso la sua dimora 
nella foresta, presso le sponde del fivune 
Khaja e la comincio a vivere austeraniente. 

Intanto il padre, addolorato per la sua 
assenza, gli mandava di tanto in tanto un 
servo per invitarlo a litomare al castello; 
ma egli rispondeva: 

— E inutile insistere. Quando saro morto 
e godro della vera sapienza, porterete le mie 
ossa al castello e direte: « Queste sono le 
reliquie di un uomo fedele alia decisione 
presa di raggiungere il proprio fine ». 

Un giomo si decise a non piu mangiare 
per rinforzarsi nella decisione di digiimare. 
Allora la sua guida apparve alia figlia di 
im pastore capo-villaggio e le comando che 
preparasse del latte in qucsta maniera. Le 
ordino di radimar mille mucche e che poi 
prendesse il latte di cinquecento di esse 
per darlo a bere a He altre cinquecento; che 
prendesse quindi il latte di 250 e lo desse 
a bere alle altre 250 e cosi di seguito fino 
ad avere il latte di qmndici mucche, il quale 
doveva essere bevuto dall 'eremita. 

Cosi fu fatto e quando Phra Sittharet 
bewe quel poco di latte di mille mucche, si 
senti assai rinvigorito. 

Cerco poi di attraversare il fiimie Khaja, 
ma la vorticosa corrente I'avrebbe travolto 




se gli spiriti degli alberi non gU avessero 
steso ii braccio omato di perle e di gioielli 
per trarlo all'altra sponda. 

Giimto il tempo di pranzare, il prof eta 
si assise sulla spond'a del fiiune e si cibo 
di quel che aveva portato seco dalla sponda 
opposta e cioe tm'anfora di latte conden- 
sato. Vuotato il vaso, getto il recipiente 
d'oro nell'acqua. Allora alia superficie delle 
acque spimto mi dragone per prendere I'an- 
fora e portarsela nelle regioni infemaU. Ma 
la guida, sotto la forma di im uccello, gUela 
rapi e se la porto in Cielo. 

Poi Phra Sittharet si rimise in cammino 
in cerca dell'albero della sapienza. Tosto 
centinaia di uccelli di ogni specie gli svolaz- 
zarono d'intorno per fargli festa, mentre 
dietro a lui venivano altri animali abita- 
tori della foresta. 

Un dragone, detto Nak, che centinaia di 
anni prima aveva visto passare un altro 
Budda, appena vide Phra Sittharet gli 
fece tante feste; poi adonio di lampioni e 
di gioielli la via, che conduce va al famoso 
albero della sapienza. Cosi egli pote rag- 
giimgere la famosa pianta, che tanto cer- 
cava. Phra Sittharet sedette sotto Talbero 
e fece il proposito di non alzarsi piu finch^ 
non avesse trovato la verita. A im tratto 
la terra tremo per sei volte, ma il profeta 
non si sgomento riflettendo, a ragione, che 
quel terremoto era fittizio, provocate dai 
demoni dell'abisso per farlo fuggire dall'al- 
bero della sapienza. I tentatori lo sottopo- 
sero ad altre tentazioni, ma egli trionfo 
su tutte e quando si alzo di la era... Budda; 
aveva cioe acquistato la verita. E di questa 
verita trattero im'altia volta. Intanto pre- 
gate per i Missionari e per i cristiani, affin- 
che il Signore ci aiuti a diffondere veramente 
I'l suo Regno fugando con la genuina verita 
le ombre degli errori, che Budda sparse con 
tanta audacia, a danno delle anime. 

D. N. MANfe, Miss. sal. in Siam. 



20J 




A CRISTO RE 

Quella, che I'Uomo-Dio cinse per primo, 

regal corona, adorna d' infinite 

gemme di carita e di forbite 

verghe de la giustizia ancor ne I'imo 

seggio del mondo, ch'e spregevol limo, 
tiirba ed esalta I'anime contrite 
e terribil fulge su le ambite 
potesta de la terra, in trono opinio. 

Regal di Crista insuperata , 
brillar ti vedo nel nitor de gli dstri 
e ne la flora immensa e profumata! 

Ugo Caxosi. 



g.'^^§/^'^'^'§,'g,'@y^%'^'(g,'@/^'^%'^'@/@/@/^^^^'^'^/@y%'^'^'@/^'^^ 



LA IM 



Nella provincia cinese di Sciantiing si 
trova la tomba di Confucio, il grande sag- 
gio della Cina. Un tempo, per andar a vi- 
sitarla partendo dalla costa, occorreva viag- 
giare parecchie settimane a cavallo o su 
di un carro tirato da muli per strade che, 
d'inverno, erano res 2 impraticablli da tem- 
pevSte di neve e, nell 'estate, malagevoli per 
i torrent i che le attraversavano. 

Attuahnente da Sc^anghai si puo audare 
in poclii giorni. 

Ouando il pellegr^no e arrivato alia citta 
santa della repubblica celeste, si trova in 
Cli'u-Fu popolata quasi interamente dai 
discendenti di Confucio. II piu illustre di 




tali d'scendenti era il duca K'ung, incari- 
cato dalla nazione di custodire e di ve- 
gliare il tempio e la tomba del grande fi- 
losofo, contrassegnata da un rialzo e da 
una lastra di pietra. 

II duca possedeva im bel palazzo e aveva 
onori e privilegi al tempo del celeste Im- 
pero: possedeva la penna di pavone a due 
occhi e la concessione imperiale di poter 
usare la briglia di porpora, a cavallo o in 



Quando il pellegrino 
e arrivato alia citta 
santa... 




carrozza. Precedeva, in dignita, i piu alti 
funzionari dopo i membri della casa impe- 
riale e riceveva in udienza anclie i grandi 
cons'glieri e i v'cere delle prov.'nce. Era 
cons-derato come il p'u alto dignitario ci- 
nese e lo chiamavano « sant ss mo Duca ». 
II tempio di Confucio consta di vma serie 
di cortili, di portici, di altari e di sale ed 
e circondato da im estesss'mo parco li- 
mltato da mi alto muro. Vn tempo, I'in- 
grtsso al tempio, per quelli che non erano 
in dignita, era laterale. Si entra quasi di- 
rettamente nell'intimo del santuario: una 
alta e spaziosa sala a colonne di marmo, 
che contiene le immagini di Confucio e dei 
suoi piu famosi d'scepoli. La grandiosa fi- 
gura centrale e seduta sotto mi alto bal- 
daccli-'no, di fronte a'la porta. Dall'tmo 
all'altro lato della statua, die per una se- 
rie di paraventi e di cortinaggi e appena 
visibile quando si entra nel tempio, sono 
sospesi due lunghi rotoli di pergamena, 
che r'cordano la saggezza di Confucio e la 
paragonano alle grandi forze della natura. 
Dall'alto soflfitto, splendidamente decorato, 




ILLA 




pendono dei cartelli con varle iscrizioni 
laudative, donati da imperatori devoti. Di 
fronte all'immagj'ne di Confucio stamio delle 
tavole o altari, sui quali si vedono incen- 
sieri, candelabri, vas' smaltati e bronzi mas- 
sicci, antcliissmi. L'esterno del santuario 
principale e circondato da im colonnato di 
alti pilastri, ciascuno di mi solo blocco di 
marmo, accuratamente scolpito di draghi. 
Negli altri edfici sono santuari eretti alia 
memoria dei genitori e della sposa di Con- 
fucio, di una semplicita grave in confront© 
degli splendidi omamenti della sala cen- 
trale. Una spec'e di gnepro, die i devoti 
credono germogl.o di un albero plant ato 
dalle stesse mani di Confucio, e conside- 
rato con speciale venerazione per le prodi- 
g'ose qualita, che gli si attribu'scono. Si 
diceva, tra I'altro, che quando la Cina era 
dominata da imperatori che govemavano 
applicando grin,segnanienti di Confucio a 
bene del popolo e deH'inipero, I'albero fie- 
ri sse abbondantemente e germogliasse nuovi 
rami. Al contrario, quando mi imperatore 
era irreligicso e ing'usto, s" d ceva che il 
ginepro perdesse le foglie. 

La tomba di Confucio e situata a circa 



mi mglio dalla citta. Limglie file di su- 
perbi alberi limitano I'ultima parte della 
strada, che mena al sacro recinto e si ar- 
resta d'nanzi a un magnifico cancello. Un 
grande pad'gHone vicino airingresso ser- 
viva di luogo di riposo al Duca, quando 
egli andava a far le sue devozioni alle tombe 
dei suoi antenati. L^no svolto a s'nistra 
conduce alle tombe del figho e del n'pote 
di Confucio. 

II monticello che coj^re la tomba del sa- 
piente, e piantato di alberi e di un'erba 
detta sic-zao, che si suppone dotata di 
propr'eta prodigiose e percio viene accura- 
tamente asciugata e vtnduta in pacchetti 
ai pellegrini. Di fronte, c'e mi altare dove 
ardono degli inceiis'eri e si fanno le offerte 
devote. Una grande iscrlzione scolpita ri- 
sulta di queste parole: 

OUESTA IC I<A TOMBA DEL PIU PERFETTO 
E DEIv PIU SANTO DEGLI -ANTICHI SAGGI, 
IL PRINCIPE DELLE LETTERS, CONFUCIO. 

La vanno a prostcmarsi migliaia di pel- 
legrini da tutti gli angoli della Cina per far 
omaggio al filosofo, ch'tssi prendono a guida 
nella loro es'stenza. 



20g 




" Phan ", da discepolo di Budda, dlvenne 
seguace di Gesu. 



Da Budda a Cristo. 



venne, in s2gulto, sostitu'ta da una splen- 
dida chiesa fatta erigere dallo zelante Pa- 
dre Petit M. E). Questo tempio, attual- 
mente affidato ai Salesiani, fu decorato di 
pregevoli pitture dal sales ano Vitrano. 
Annessa alia chiesa, c'e la Scuola con Ora- 
torio quotidiano, banda, cantoria, squadra 
ginnastica. L'Azione giovanile vi e fiorente 
e ha gia dato parecchie vocazioni al pic- 
colo Seminar io della Missione. 

Dell'accohto Paolo Phan non resta die 
la tomba, di cui riporto I'epigrafe tradotta 
letterahnente dallo Siamese: 

SOTTO QUESTA PIETRA (RIPOSA) II. GIA 

XXo Capo dei<i<a pagoda di Ban Ki^heni, 

FONDATORE DEI^IvA CHIESA DI VaT PHI,ENG. 
PU AMANTE DEI<I,A GIUSTIZIA E RICCO DI 
VIRTU; PER DIECI ANNI PREDICO LA VERA 
REWGIONE. ViSSE 78 ANNI. SlA IN PACE! 
L'ANNO 1935 DEI,I.A PICCOIvA e;rA SIA- 
MESE, ANNO DEIy GAI,I<0. 

Ma la sua memoria e nella mente di tutti 
i cristiani e la sua anima, speriamo, nella 
gloria di Dio. 

Mons. Gaetano Pasotti 
Vic. ap. di Bang Nok Kuek. 



II 24 d' marzo del 1864 e una delle date 
piu belle nella s tori a della Cristianita] Sia- 
mese, ly'abate della pagoda detta Ban 
Klheni, ossla del « viUaggio delle banane », 
entrava nella Chiesa cattolica. Bcco il suo 
atto di Battesimo: 

« Nell 'anno del Signore 1864, 24 dl marzo, 
nella chiesa dedicata alia Nativita di Ma- 
ria SS., in Bang Nok Kuek, fu battezzato 
lo s'amese Phan, di anni 67, gia abate di 
pagoda il quale, da ardentiss mo d scepolo 
di Budda, si fece discepolo di Gesu. Gli fu 
imposto il nome di Paolo e io stess^ fui 
suo padrino. 

In fede, sottoscritto 

P. A. RabardeuE ». 

Quel cuore assetato di ver.ta aveva tro- 
vata la vera via. Voile essere sub to apo- 
stolo e il 27 di marzo dello stesso anno te- 
neva al fonte battes'male quattro adulti 
connazionali. Era suo ardente des'derio di 
diventar sacerdote; in'zio quiudi gli studi 
e ricevette gli Ordini minor.. Ma il Signore 
lo cliiamo invece al Cielo prima ch'egli 
potesse ragg ungere il proprio ideale. In- 
tanto pero aveva innalzato una chiesa a 
Vat Phleng: la « chiesa del canto ». Essa 



ni5S!0NE5flLESmNfl 





, Puntata 11 "^J 



ROMANZO DI E. GAHRO 



Disegni di D. Pilla. 



« Luce d'aurora si distingueva appena dagli 
altri. Sembrava ella pure un pirata, vestita come 
era da uomo, e armata di tutto punto. Procedeva 
.in silenzio al passo degli altri, che cantavano una 
monotona nenia. Recitava mentalmente le pre- 
ghiere del mattino e si raccomandava a Dio, af- 
finche quel la nuova avventura avesse per lei un 
felice esito. Per alcune ore i briganti cammi- 
narono in faccia al sole, ch'era sorto, e quindi 
nella direzione desiderata da Tan-ye; ma, dopo 
ima sosta in cui fu consumata una specie di 
colazione, il Capo fece volgere a sinistra, dove 
'era una zona boschiva, ordinando di avan- 
zarsi tra le macchie e le selve. Cio dispiacque 
molto a « Luce d'aurora », che vedeva allon- 
tanarsi la speranza di poter raggiungere Hou- 
pang. Cominciava intanto a far caldc e la 
marcia era stata percio rallentata: i pirati non 
cantavano piii, ma si scambiavano tra loro solo 
qualche breve parola, cercando con gli occhi 
dove scorresse qualche ruscello o mormorasse 
lo zampillo di una sorgente. AUorche s'intrav- 
vedeva il luccicare dell'acqua, era una gara 
di corsa tra essi, per arrivare primo ad attin- 
gerla e togliersi la fastidiosa sete. 

« Luce d'aurora », al veder cio, concept su- 
bito un piano di fuga. 

Prese a lamentarsi di aver molta sete, e chiese 
da bere ai vicini, ma tutti avevano gia consumata 
la propria acqua, e la borraccia o la zucca che 
portavano a tracolla non ne conteneva piii nep- 
pure una goccia. Guardavano anch'essi invece 
se coniparisse qualche ri- 
voletto. II luogo era di- 
rupato e pieno di an- 
fratti: le rocce si alter- 
navano con luoghi albe- 
rati, e il sentiero spesso 
scompariva nel sasso 
nudo, che riverberava il 
calore del sole. Mezzo- 



OJuanto )?trima, itit nuoro 

5)?lcnbibo roinaino scritto 

^alla brtUanic i?^"*^'^ ^i 

2lrturo ^Ititrari. 



giorno era passato'^da poco tempo, allorch^ 
Hu-kung diede un grido di gioia: 

— Acqua! Acqua fresca! 

A una ventina di metri di distanza, si vedeva 
venire da un folto di acacie un ruscelletto che, 
rompendosi tra i sassi in rapide cascatelle, 
si andava poi a perdere in un precipizio. I 
pirati corsero verso quella parte gettandosi 
a terra per bere, facendo giumella delle mani 
che portavano poi gocciolanti alia bocca, riem- 
piendo le loro varie fiaschette per non mancare 
di riserva durante il cammino. 

« Luce d'aurora » corse anch'ella, e, iingendo 
di trovare un posto piu adatto per attinger 
I'acqua, risali lungo il ruscello fin nel boschetto, 
dove stette ben nascosta, sbirciando di tra la 
ramaglia e il fogliame quegli uomini intenti 
a dissetarsi. Nessuno in quel momeuti pensava 
a lei, che li vide allontanarsi a uno a uno 
per riguadagnare il sentiero dov'era il grosso 
della banda, senza che alcuno notasse la sua 
assenza. 

— Gesu, Maria, aiutatenii! — mormorava a 
fior di labbra, attendendo il momeuto oppor- 
tuno per muoversi e fuggire. 

I pirati a poco a poco scomparvero dietro il 
dorsale del monte e anche le loro voci an- 
darono gradatamente smorzandosi, finche si e- 
stinsero del tutto. II luogo rimase in tal niodo 
deserto e silenzioso; non si udiva ormai che il 
niurmure del ruscello e il chioccolio dell'acqua, 
che dirocciava in tante cascatelle. 

A Tan-yi parve quelle 
il momento opportune: 
piano piano e guardan- 
dosid'intorno, si mosse e 
lascio il boschetto di aca- 
cie. Non segui il cammi- 
no della banda di Long, 
ma prese la direzione 
contraria ritornando ver- 



21/ 



so I'orieute. II sole non le dava piii in faccia, ma 
le illuniinava la strada: quando si credette al si- 
curo, lascio i riguardi e si mise a correre di tra- 
verso per guadagnar tempo, per mettere mag- 
giore spazio possibile tra se e i pirati, e per 
non incontrar gente. Ando cosi per alcune ore, 
fino a quando il sole, inclinato sull'orizzonte, 
volgeva deciso al tramonto. AUora penso di 
avvicinarsi all'abitato e ritorno verso il sentiero 
battuto. Anche li il terreno era molto acciden- 
tato: colline e dirupi, boschetti e anfratti, ru- 
scelli e laghetti, e giii in pianura, risaie e campi 
sino a una fila di alberi die, pur nascondendolo, 
lasciavano indovinare il « Fiume delle perle ». 

Appunto alia sponda di questo iiume, « Luce 
d'aurora » voleva giungere; se non die, a uno 
svolto della strada, un rumore di molte voci 
la fece a un tratto arrestare. Chi poteva es- 
sere quella gente, die veniva insieme? Non ebbe 
die poco tempo per riflettere, perclie dal de- 
divio laterale del colle, su cui era tagliato il 
sentiero, vide ijn gruppo di uomini armati, in di- 
sordine, chi piu innanzi, chi piu indietro. Essi 
sbucavano dai folti cespugli, die ne orlavano il 
ciglio, e saltarono sulla strada. Uno di quei iiguri 
si presento a Tan-ye con la rivoltella alia mano 
e le intimo di fermarsi. 

« l/uce d'aurora » non oppose resistenza. 

— Hai visto gli uomini di Long? — le do- 
mando quel tale. 

— II <( Dragone » crede di sorpassarci, ma 
Lo- Vang e piu astuto di lui! — affermo un altro. 
— Noi arriveremo a Cin-cion prima di lui, e 
il bottino sara nostro! Andiamo, andiamo svelti! 

Da queste parole a lei rivolte, « Luce d'au- 




Hai visto gli uomini di Long? ^- le domandd. 



rora » coniprese immediatamente la sua nuova 
situazione. 

Ella era capitata in un'altra banda di pi- 
rati, la banda di Lo-Vang, I'avversario di Long. 
Essi I'avevano scambiata per un brigante della 
loro avanguardia. Tutt'e due le bande avevano 
stabilito di assaltare lo sventurato villaggio 
di Cin-cion distante di li due o tre giornate di 
cammino, e facevano a chi arrivava prima. La 
giovane rispose che non aveva visto alcuno, e, 
facendo buon gioco all'avversa sorte, non li 
disinganno. Si mosse invece insieme con loro, 
tingendosi cosi della banda. 

Ma dovette rinunciare a camminar verso il 
fiume, perche quei pirati girarono presto verso 
la parte occidentale, mettendosi senza saperlo 
sulle tracce di Long. Cio fece palpitare il cuore 
alia povera Tan-ye. Guai, se quelli con i quali 
aveva lasciato Cohu-cian, I'avessero vista in 
mezzo ai loro nemici! L'avrebbero senz'altro 
uccisa come traditrice. E, d'altronde, se questi si 
accorgevano ch'ella aveva fatto parte della banda 
del « Dragone » la sua sorte sarebbe stata la me- 
desima. Che fare? Fuggire anche da costoro? 
Ma in che modo? Davanti, dietro, e ai fianchi 
ella si vedeva circondata da uomini armati, 
feroci, crudeli, che imprecavano e bestemmia- 
vano: il sentiero era stretto, fiancheggiato da 
burroni: nessuno scampo in vista. Anche que- 
sta volta Tan-ye non trovo di meglio che met- 
tersi mentalmente a pregare e fingersi stanca 
del cammino per evitare di conversar con 
quella gente, ch'era un'accozzaglia di disperati 
e di miserabili raccolta da diversi paesi e ignoti 
in gran parte gli uni agli altri. 

Ando avanti cosi per un'ora, allorche av- 
venne un caso, per il quale pote nuovamente 
fuggire. 

Una fucilata sparata d'improvviso, non si 
sa da chi, mise in subbuglio la banda; ma pre- 
sto si constato che nessuno di essi aveva spa- 
rato. Da chi era dunque provenuta quella scarica? 
La risposta venne data qualche momento dopo, 
allorche non piu una sola, ma decine e decine 
di fucilate si udirono echeggiare aH'intorno. 
Presto qualche palla fischio rasentando le te- 
ste dei pirati. 

— Sono gli uomini del -« Dragone »! 

— Ma no! Non sono essi! Guardate qualcuno, 
die e comparso laggiu dietro le rocce! 

(Continua). 



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trova soltanto i due zii. 

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nuova provincia; elvetica citta. 

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Nota e il primier, 
dubita I'altro; 
taglia I'inter. 

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Soluzion*' dei giochi precedenii: 

Bisenso: Tasso. 

Decapitazione : Tirana-rana. 

Mo/?oi'er6«.- i) tradire; 2)trapano; 3) radio; 4) Milano. 



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L. RiGGio CiNELLi. — PASSIONS SPAGNOLA. 

Ed. Agnelli - Firenze L. 10 — 

Delizioso ronianzo della rivoluzione spagnola, nel 

quale risalta la radiosa figura di Elena Martinez isti- 

tutrice presso i Conti di S. Lazaro. Questa creatura 

angelicale, dopo aver dato prova di spirito cristiano e 

di eminenti virtu, impalma il conte Gerardo reduce 

dalla lotta per la liberta della Spagna cattolica. Libro 

per tutti, meritamente encomiato dalla stampa. 

C. Repossi. — LA MASCHERA AZZURRA - 

Ed. A. V. E. - Roma L. 4,50. 

L'A., noto per altre pubblicazioni assai apprezzate, 

in questo bel romanzo avventuroso incatena I'atten- 

zione del lettore, che resta conquiso dalle sue ecce- 

zionali doti narrative. 

G. Savioiti. — LA MASCHERA CINESE. - 
Ed. Vallardi - Milano L. 6 — 

E il primo di una serie di romanzetti gialli per ra- 
gazzi. Vi si notano spigliatezza di lingua, bonta di 
contenuto e ricchezza di critiche situazioni, che inte- 
ressano' i piccoli lettori. 

F. Formigari. — PICCOLE STORIE DEL GRAN- 
DE IMPERO. Ed. Paravia - Torino L. 8 — 
Bel volume di 120 pagine con copertina policroma 
e otto artistici fuoritesto del disegnatore aw. Geuna. 
Contienp graziosi racconti etiopici, esposti con vivacita 
di stile e ricchi di sentimenti patriottici. Per biblio- 
techine scolastiche. 

C. MoRETTO. — LA SAGRA DELLA GIOVI- 

NEZZA. Ed. Ancora - Monza L. 10 — 

Romanzo stile « novecento », scritto per la gioventu, 

nel quale I'A. rivela buone doti narrative e intenti 

educativi. 



J^& a.^v^verxtvir'© del oa-ooiaitoi*© Bon:it>ci« 








Dope quel bagno... penale, Bomba fu... so?peso dalle sue funzioni... venatorie e, rimasto privo del... San- 
giaccato, sentl trasporto per... I'Equatore, desideroso di asciugarsi... al fuoco delle... illusioni milion.irie. 
— Siete acuto come una punta di... materasso ! — gli dis^e in confidenza il moro dalla cresta. — Ora an- 
date nelh selva dove, trovandovi al... verde, mangerete la... foglia. Invece Bomba, ri... presi i due soci in 




acco-man-dita, fece una... seduta parla-mentare per esercitar i... palmenti e intanto si... impipava... del fumo 
della pentola... brontolona. Ma ecco una mano vellosa e d'ignota... provenienza afFerrarlo per la .. cuticagna. 
AUora Bomba prese il... coraggio a due... mani. ma... (Continua). 






^^^ 



'«a 



lo Dicembre 19^9 XVIII 

N.12- ANNO XVII - Pobblitaz. mlBflli 
Spedizioni in ibboMBioto postali - Gruppo 3 



OGNI ABBONATO 

di "G. missionaria" sia un entusiasta propagandista del periodico 




masi^jamiassBBiiig^ 



UH^^ ^Jvu rar^ 



I Salesiani, vittime eroiche della rivoluzione mar- 
xista in Spagna, sono: 43 Sacerdoti, 34 Chierici, 33 
Coadiutori, 2 Figlie di M. Ausiliatrice. In tutto: 112. 

« 

II Governo peruano affido alle Figlie di M. A. una 
scuola agricola, a Puno, esclusivamente per le famiglie 
indie, per prepararle alia pratica dei loro doveri re- 
ligiosi e sociali, addestrarle ai lavori propri della loro 
condizione e avviarle all'amore del focolare domestico. 

* 
Le Figlie di M.A. di Shiu Chow e di Shanghai 
continuano a provare i dolorosi effetti della guerra 
cino-nipponica; quelle di Shiu Chow vivono ancora 
sotto I'incubo dei bombardamenti aerei, dei pericoli 
di privazioni e di sacrifici d'ogni genere. 

La Scuola di belle arti deU'Universita cattolica di 
Pechino pubblica un calendario artistico per il 1940, 
nel quale sono ripiodotte le opere di trenta grandi 
artisti cinesi. Ventidue sono riproduzioni di scene 
cristiane in stile indigene. 
# 

E noto che la pittura giapponese risulta piii di 
poesia che di realta, cioe rende piu lo spirito, il ritmo, 
la luce delle cose, che la loro immagine reahstica. II 
vero si trasfigura secondo la visione poetica del pit- 
tore e splende nella sua essenza artistica. Questo ca- 
rattere spirituale della pittura giapponese ha prepa- 
rato le vie a un'alta e commovente cristianizzazione 
di questa arte gia naturalmente cristiana. 

La nuova scuola di pittura cristiana del Giappone, 
con i nomi di Luca Hasegava, Okoyama, Shunkio, 
Takahiro, Toda e Kosaki, si e imposta aH'animira- 
zione di tutti quelli che si occupano d'arte sacra; 
I'alta spiritualita delle immagini di questi pittori col- 
loca le loro opere assai piu in alto di tante produzioni 
sacre occidentali influenzate dal barbarico deformismo 
novecentista. 

S. E. Paolo^ Marella, delegate ap. nel Giappone e 
mecenate dell'arte neocristiana giapponese, porto a 
Roma !'« Immacolata » del celebre pittore Shuho 
Yamada della scuola di Ukiyo-e. La dolce figura della 
« Purissima « e dipinta su di un rotolo di seta {ka- 
kemono); I'artista tratto il soggetto alia giapponese, 
curando che anche gli elementi ornamentali del ka- 
kemono esprimessero simboli religiosi in armonia con 
il mistero deU'immacolata Concezione. L'altra pit- 
tura h dell'artista Koseki, che rappiesento una Mar- 
tire giapponese la quale, forte e serena, s'inginocchia 
dayanti al Crocifisso e scrive il proprio testamento 
prima di salire il martirio. La composizione, splen- 
dida di colore e armoniosa di linee, non riflette nulla 
del tetro momento: la morte e illuminata e vinta dalla 
fede. 



Offerte pervenute alia Direzione. 

CiNA. — B. Moresco (Varazze) pel nome Moresco 
Battistina. - M. Chiesa (Vigliano d'Asti) pel nome 
Luigia. - C. Casella (Cremona) pei nomi Maria Gio- 
vanna, Giovanni Antonio. - F. Monti (Bagnacavallo) 
pel nome Fanny. - F. Miribung (S. Virgilio di Mar.) 
pel nome Giovanni. - E. Demattio (Carano) pel nome 
Amia Maria. - L. M. Fiorini (Cuneo) pei nomi Luigi, 
Margherita. - A. Tassara (Rapallo), pel nome Giu- 
seppe. 

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Camilla. - M. Fusini (S. Lucia B.) pel nome Rocco. 

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sani Colli (Pogno) pei nomi Amalia, Luciano. 

Giappone. — F. Lavini (Torino) pei nomi Carlo, 
Riccardo. - S. Brendolan (Torino) pel nome Sante. 

- G. Gallo (Cambiano) pel nome Maria. - R. Bizzi 
(Roma) pel nome Francesca. - A. Castiglione (Busto 
Arsizio) pel nome Piera. 

India. -— A. Serioli (Marone) pel nome Antonio. 

- E. Trebino (Marone) pel nome Maria Antonietta. 

- L. Comerio (Vittuone) pel nome Luigi. - R. Milocco 
(Trieste) pei nomi Rodolfo, Maria. - D. A. Maddalon 
(Campo d'Albano) pel nome Giandomenica. - A. Vaio 
(Caselle Tor.) pel nome Vittorio Giovanni. - O. Bella 
Gamba (Bologna) pel nome Luisa Giuseppina Fran- 
cesca. - M. Marchetti (Bologna) pel nome Pietro 

- F. Gotti (Borgomanero) pel nome Giovanni Bat- 
tista. - M. Poggi (Bologna) pel nome Giovanni Bat- 
tista. 

Porto Velho. — L. Oggero (Camerano) pel nome 
Angela. - D. A. Garibaldi (S. Fruttuoso) pei nomi 
Fausta, Angela. 

Patagonia. — Sezione Missionaria (Caltagirone) 
pei nomi Eugenio, Pietro. 

Rio Negro. — F. Longoni (Prestino) pel nome 
Giuseppe Stefano. - F. Zanchi (Cortenuova) pel nome 
Francesca. - V. Orsi (Meda) pel nome Pietro. 

Siam. — M. Mira (Renate Br.) pel nome Giuliano 
Giuseppe. - G. Pellegrini (Trento) pel nome Baldas- 
sare. - A. Amico Roxas (S. Cataldo) pei nomi Giu- 
seppe, Concetta. - C. Fogliatti (Cossano B.). - L. Sor- 
gentini (Porto Recanati) pel nome Achille Eugenio. 

- D. Fusero (Torino), pei nomi Guglielmo, Giovanni, 
Antonia, Domenica. 

Assam. — A. Cangioli (Lercara Fr.) per i nomi 
Giordina Francesca, Salvatore Alessandro. - S. Sca- 
nagatta (Schiavon) per il nome Silvio Lucia. - M. 
Fresio (Torino) per il nome Sergio Silvio. - Ing. L. 
Pantoli (Firenze) per il nome Lodovico. - L. Russo- 
lini Berardi (Montechiaro) per il nome Luigino. - 
M. Gardini (Genova) per il nome Maria Teresa. 

CiNA. — D. G. Russo (Castiglione) per i nomi Gio- 
vanni, Antonio, Renzo, Pietro, Lino, Luigi. - G. Val- 
preda (Asti) per il nome Valpreda Giuseppina. - B. 
Mazza (Livorno) per il nome Rosina Ribaldone. - 
D. C. Sacca (Roccalumera) per i nomi Salvatore, 
Maria. - Mons. L. Olivares (Capranica) per il nome 
Giovanni. 

Colombia. — D. P. Landoni (Penango Monf.) per 
il nome Luigi. 

S. Salvador (S. Tecla - D. Migliavacca) Cooper, 
di Castellamonte, a mezzo Salesiani di Cuorgn^: 4 
Battesimi per i nomi Pietro, Maria, Franca, Giuseppina. 



Un grazioso e utile periodico per i ragazzi fe 
« LO SCOLARO », ricco di piacevoli articoli, di no- 
velle e di racconti - Abb. annuo L. 15,30 - Vico 
S. Matteo 12 • Genova. 



II celeste Bambino prodighi le piu elette benedizioni e grazie 
a tutti gli abbonati e lettori di "Gioventu missionaria". 



Anno XVII -N.12.Pubbl.men8ile TORINO, 1" DICEMBRE 1939-XVIII Spediz. in abbonamento postaU - Gruppo 3« 



Abbonamento annuo: 



\ per I'Italia: Ordinario L. 6,20 - Sostenitore L. io - Vitalizio L. 120 
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Direxiane e Amministrazione: Via Cottolengo, 32 - Torino (109). 



LA VERA PACE 



La pace, che gli Angeli annunziarono 
nella santa notte Natalizia agli uomini di 
buona volonta, e assai diversa da quella che 
il mondo- promette e che effimera perche 
non fondata sull'amore. Per essere vera, la 
pace deve basarsi anzitutto sulla vera giu- 
stizia attinta la dove soltanto essa sussiste, 
cioe neH'osseqiiio alle leggi di Dio. E perche 
tali leggi sono I'espressione pratica dell'a- 
more che deve legare gli uomini a Dio e ai 
loro fratelli, percio la vera giustizia dev'es- 
sere anch'essa anitnata da questo araore. 

La carita, virtu bella e santa fra gli 
individui, riesce mera- 
vigliosaraente efficace Armonie 



anche tra i popoli di diversa razza; essa ^ 
la sacra fiamma che i Missionari cattohci, a 
qualunque nazione appartengano, procu- 
rano di accendere nel cuore degli infedeli, 
facendo loro conoscere che, una volta dive- 
nuti cristiani, si sentiranno fratelli in Gesu, 
Principe della pace. 

II fondamento granitico della vera pace 
e dunque la carita cristiana, che deve 
unire tutti gli uomini sotto qualvmque cielo 
siano nati e qualsiasi lingua essi parUno. 
Nelle plaghe, ove non regna la carita perche 
non si conosce ancora il Re dell'amore, i 
Missionari si sacrifica- 
nataiizie. no appunto per fare 




sbocciar questo fiore celeste, dal quale pro- 
viene, quasi frutto, la pace tra i neo- 
fiti. Cos! il Missionario rende arnioni'>sa la 
vita di ogni famiglia, di ogni tribu e di ogui 
nazione che conquista alia civilta cristiana; 
in questo modo egli concorre eflScacemente 
a ricondturre nel mondo I'ainore tmiversale. 

Ma I'araldo del Vangelo riesce nell'ardua 
impresa perche aiutato dal divin Maestro, 
di cui e discep.olo. II diviii Missionario, die 
oggi adoriamo s itto le vezzose spoglie di 
Bambinello, con appena dodici uoinini di 
buona volonta e disposti - al sacrificio, fece 
conoscere ramore al niondo e ve lo fece 
fiorire. Anche attuaknente I'ultimo discen- 
dente del Capo di questi dodici, il Pontefice 
Pio XII, ammaestra il mondo, sconvolto 
dalle guerre, a riconoscere che la pace e 
figlia della giustizia e della carita e lo in- 
vita a questa mostrandogliene I'origine in 
Dio. 

Interpret! fedeli della voce del Vicario 
di Cristo, i Missionari cattolici, animati dalla 
carita e fidenti nel divino aiuto, diffondono 
tra le anime alle loro cure affidate I'amore 
di Dio, che porta seco I'amore del prossimo: 
essi sono quindi « seminatori di amore ». 

Distaccati dal mondo e consacrati al ser- 
vizio del Signore, i sacerdoti Missionari sono 
i dispensatori della grazia di Dio, e vivono 
vita cosi intima con Cristo, che ogni niat- 
tina possono farlo discendere tra le proprie 
mani; a essi speciahnente e riservato I'onor 
di spargere a piene mani I'amore nelle anime 
degli evangelizzati. Cosi Cristo li vuole. 
Egli disse infatti a Suor Lnisa Margherita 
Claret de la Touche che i Sacerdoti devono 
essere « madri » e « seminatori di amore ». 



Ma tale importante missione essi la eser- 
citano anche per mezzo dei Coadiutori nel- 
I'apostolato e mediante le Snore, che costi- 
tuiscono quasi una fiorita di gigli, il cui 
olezzo attira le anime all 'amore di Gesu e 
all 'amore verso il prossimo. 

I Missionari pertauto, Sacerdoti, Laici e 
Suore, come seminatori di amore, lavorano 
per la pace, di cui il divin Bambinello di 
Betlenune e adorabile Principe. 

INTENZIONE MI5SI0NARIA PER DIGEMBRE 

Pregare per le Universifa catfo- 
liche nelle Missioni, 

Nelle Missiojti c'e una sola Universita com- 
pleta, quella di Beyruf e died Collegi universi- 
tari a Bangalore, Bombay, Calcutta, Madras, 
Mangalore, Palamkotta, Shanghai, Trichinopoly , 
Pekino, Tientsin e Tokyo. E evidenie che tali 
istituti sono utili a divulgare e a stabilire il Regno 
di Cristo. In essi si formano infatti laici che, 
esperti nelle scienze, nan solo con I'ssempio della 
vita ma anche insegnando e scrivendo, possono 
propagare i principi cristiani tra i loro colleghi e 
amici. I pagani stimano maggiormente i cattolici 
per le loro Universita e cost si preparano alia 
conversione. 

Ma per istituire e sostenere le Universita, si 
richiedono ottimi professori, anche laid, special- 
mente per le facolta di diritto e di medicina. Pre- 
ghiamo pertanto affinche anche nelle Missioni si 
veriftchino le parole di S. S. Pio XI di s. m.: 
« E stato sempre vanto della Chiesa quello di fa- 
vorire e curare studiosamente la scienza e la dot- 
trina in modo che, unite strettamente dalla di- 
vina rivelazione e dalla ragione nattirale, si co- 
stituisca con do una invitta difesa della fede ». 



Diffondete "Gioventu missionaria" in tutti gli ambienti ! 




214 



(^orniiiiiattx 



Con il iiuovo ordinamento ecclesiastico 
della Tripolitania, si creo il Vicariato apo- 
stolico di Derna, die 11 S. Padre affido ai 
Salesiani. Nello scorso settembre, la sacra 
Congregazione di « Propaganda fide » nomi- 
nava il salesiano D. Giovanni Lucato Ve- 
scovo titolare di Tigia e Vicario ap. di Derna. 
II novello Vescovo, nativo di Cornedo 
(Vicenza), era parroco a « S. Maria della 
neve ». Nato il i nov. del 1892 da Giovanni 
Battista e Maria Castellani, partecipo alia 
grande Guerra come allievo ufiiciale pilota 
aviatore. 

Dopo i grandiosi festeggiamenti svoltisi 
in suo onore alia Spezia e al paese natio, 
Monsignore venne nella Casa madre dei Sa- 
lesiani, a Torino, per prendere congedo dai 
Superiori e partecipare alia coinmovente 
funzione di addio a una sessantina di Mis- 
sionari, funzione die si svolse nella Basilica 
di Maria Ausiliatrice, domenica 19 dello 
scorso novembre. 

Sua Eccellenza tenne un indovinato di- 
scorso di occasione, nel quale mise in rilievo 
lo spirito apostolico di D. Bosco aniinatore 
dei primi Missionari die, nel noiiie dell'Au- 
siliatrice, si slanciavano alia conquista delle 
anime per estendere il regno pacifico di 
Cristo Re. L'oratore concluse il suo dire in- 
vitando i presenti ad aiutarlo, nell'incipiente 
Missione, con la recita di vax' Ave quotidiana, 
convinto die la Madonna di D. Bosco sia 
la vera e principale Missionaria, die opera le 
piu grandi nieraviglie tra gl'infedeli evan- 
gelizzati dai figli del grande Padre. 

Dopo die Mons. Luoato benedisse i cro- 
cifissi, il Rettor niaggiore, accompagnato 
dagli altri niembri del Capitolo superiore, 
li distribui ai partenti. 

I^a cerimonia, seniplice nia comniovente, 
fu seguita con interesse dai fedeli die gre- 
mivano la Basilica; dopo di essa, il Vescovo 
di Derna imjjarti la Benedizione eucaristica, 
diu'ante la quale i giovani cantori dell' Ora- 
torio eseguirono nielodiosi niottetti. 

Al Vicario ap. di Derna e ai suoi collabo- 
ratori giiuigano, anclie da queste pagine, i 
piu fervidi auguri jjcr un fecondo aposto- 
lato. 




S. E. Mons. Lucato. 



Partenza di Missionari 

Quale evento niiovo e grande 
empie il tnondo di splendor? 
Quale gioia oggi si spande 
ed inonda i nostri cuor? 

Oggi e festa s\ solenne 
ed un canto risuono: 
quel pio canto donde venne, 
quel bel canto chi intondP 

Ha di Cieli un'armonia, 
un profumo almo di fior, 
esso parta di Maria, 
ch'd per noi Madre d'amor. 

Esso e I'inno di vittoria, 
che Don Bosco al del lev 6, 
quando a Dio per dare gloria 
scese in lizza e trionfb. 

Altri ciiori oggi son pronti 
quel vessillo a inalberar: 
fino agli ultimi orizzonti 
deve Cristo ora imperar. 

D. Melchiori 



21 




Natale era imminente. 

Le poche famiglie cristiane di Wan Chat 
si'radmiavano ogni sera in chiesa « per pre- 
parar le strade » al Signore — come ripete 
il Vangelo di quei giorni. — Pregavano con 
fervore, gustando gia la gioia di vedere ri- 
posar nella piccola cnlla Gesu bambino. 
II gruppo formava un suggestive coro d'a- 
nime in preghiera: 

lesu, Mali-a! Je-sit, Mali-a! 

Recitavano il Rosario. 



Ogni sera Yeong — una giovane donna 
pagana — si appressava alia chiesina e 
stava in asco to come inebriata, mentre nel- 
I'interno continuava la cantilena: Je-su, 
Mali-a! Je-su, Mali-a! 

I cristiani ben presto si accorsero della 
strana visitatrice e ne a\^isarano P. Uu- 
genio, un Missionario anziano e coUocato 
a riposo dopj trent'anni di fatiche. Se pero 
qualcuno si a\^^xcinava, la donna fuggiva e 
anche se raggiimta e interrogata, non ri- 
spondeva; talvolta sospirava:' 

~ Tin Chin lo yan! — Dio me la mandi 
buona! 

Una sera, Yeong si fece coraggio, si pre- 
sent 6, in prossimita del Natale, al Missio- 
nario, ma rimase silenziosa come se si sen- 
tisse colpevole. 

Intanto, attomo ai due, i cristiani ave- 
vano fatto circolo, incuriositi. 

— Shin-Fu (Padre)! — disse finalmente 
la donna. — Posso anch'io assistere alle 
orazioni dei cr.st an: ? 

II Missi nario, sorpreso a questa domanda 
semplice e sohietta, si commosse: nelle brevi 



parole intuiva I'ardore dell'anima^orientata 
verso Dio. 

— N(3n s Ao ti e permesso, ma ci fai pia- 
cere... — rispose. 

B Yeong. da quella sera, fu assidua alia 
chiesa. 

Intanto in casa di Yeong le cose andavano 
di male in peggio. Le mori un figliolo e di 
notte i « quai » (gli spiriti) — diceva ella — 
venivano a tormentarla; inoltre A-Cio, suo 
marito — impenitente fimiatore d'oppio — 
s'inebetiva sampre piu. 

Una notte — A-Cio era fuor di casa — 
parve clie i « quai » si dessero convegno nella 
capanna di Yeong: il poco mobHio, smosso 
da una mano infernale, si agitava in una 
danza paurosa... Yeong non ne pote piu: 
corsi dal Missionario, il quale non riusci a 
farla ritornare a casa. 

— Shin-Fu! — domandava disperata- 
mente la doima. — Come devo far per scac- 
ciare i « quai »? 

— Fatti cristiana: non soffrirai piii nulla! 
« Fatti cristiana! » — E presto detto. Da 

tempo si sarebbe convertita, ma di mezzo 
c'era il marito A-Cio. 

Ouella volta Yeong si fece seria: 

— Shin-Fu! Lascia fare a me! 

B se ne ando veloce, alia prima luce mat- 
tinale. 

^ -^ 

Poche ore dopo. 

A P. Eugenio fu annunziata la visita di 
A-Cio e Yeong. 

Introdotti, dopo i primi compliment] , 
A-Cio dice: 



21 6 



— Grazie, Padre, per quanto hai fatto 
a bene di mia moglie. Le permetto di farsi 
cristiana, ma a nn patto. 

— Quale? 

— Alia condizione che prepari anche me 
al Battesimo. 

II IVIissionario rimass tras colato, ma 
A-Cid parlava seriametite; tant'e vero che 
aveva gia distrutto tutti i suoi idoli. 

— Ma e I'oppio? Fumerai ancora? 

— Mi correggero. 

— Dawero ? 

— Parola d'onore! 



A-Cio mantemie la promessa. 

A Natale Yeong e A-Cio furono battez- 
zati e poi il Missionario^benedisse anche il 
loro matrimonio. 

Gesu bambno, dal presepio, sembrava 
s"!rridesse ai due neofiti. 

Tornando dalla chiesetta, A-Cio e Yeong 
incontrarono il bonzo che, scandal'zzato e 
impemialos to, li fissava in cagnesco con 
la grinta di chi beve raceto. Ma i due no- 
velli cristiani non lo degnarono neppiir di 
uno sguardo. 

Al,FA. 



if. 1^. if.2<.if.jy.jj.i}.i}.ij.i}.jy. jy. J^ i}. :y. jy. :^ i;f. i^ ^ j;^ jy. jy. jj. jy. ij. jy. 2^ 

Per le feste di Natale e Capodanno leggete: IL RE DELIA LUCE, affascinante romanzo 
orientale lodatO dall' «Osservatore romano» (L. 9 aH'editrice "La Sorgente" - Viale Romagna 51 - Milano). 



.• 



Che desiderio di Natale, 
nell'aria! Quanta ansia d'in- 
ginocchiarsi davanti al bam- 
bino Gesii di stucco o di 
cera, adagiato sulla paglia 
lucida, con le rosee braccia 
amorevohnente aperte verso 
di noi, che siamo capaci d'in- 
chiodargliele! Che gioia, an- 
che nelle Mission!, per i pic- 
coli e grandi neofiti che pos- 
sono contemplare il grazioso 
Principino divenuto loro So- 
vrano, dopo la rigenerazione 
battesimale delle loro anime! 

In questo tempo il Mis- 
sionario non ha che da in- 
dicare il presepio ai catecu- 
mf ni e perfino ai pagani per 
vedere i loro visi irradiati di gioia al river- 
bero del Re della luce. Chi temera di awi- 
cinarsi a quel sorridente Bambino? 

Com'e bello pertanto il Natale anche nelle 
Mission! ! Chiunque beve della sua gioia, ne 
rimane assetato. E cosi dolce assiderci e ri- 
trovarci tutti ancora, tra qualche giomo, 
aUe nozze del Figho del Re, che sposa la 
nostra carne e sceglie per sorella la morte; 
sederci al convito « di Betlemme, casa del 
Pane »; bere alia coppa della Redenzione, 
di quel vino che e Sangue. 



^ 



Anche tutto Israele era nell'attesa, mentre 
la Madoima aspettava la nascita del suo 
Bambino. Si giudicava, dai segni, I'Awento 
dei tempi messianici. II misterioso termine 
di settanta settunaue dato da Daniele stava 



ATTESA 



^,,,xA*«5ii5/^^^ 




per finire, secondo i calcoli 
degli tnterpreti. Lo scettro 
era stato tolto alia casa di 
Giuda: sul collo del popolo 
teocratico, duro a pentirsi 
di avere sistematicamente 
tradito il suo Re, pesava 
il giogo straniero. II ca- 
stigo preannimziava il ri- 
scatto: Israele aveva avuto 
insieme la minaccia dell'as- 
servimento e la promessa di 
im Liber atore. 

In Isaia stava scritto: 
« Confortate le braccia in- 
fiacchite e rinfrancate le gi- 
nocchia vacii anti. Dite ai 
pusillanimi: non temete, ecco 
il vostro Dio... Eeli stesso 



verra e vi salvera... 



Rinnoviamo da tanti anni la festa del 
mistero, che adagio il divin Bambmo sul 
fieno di mia stalla. Ci santiamo percio in 
diritto di credere che Lo conosciamo. La 
nostra attesa di Natale si ammanta dei so- 
liti ricordi e runpianti elegiaci: anni migliori, 
usi piu semplici e teneri, desideri piu can- 
didi. Cias :mio ne ha mia riserva senza fondo, 
ne aspira il profumo. 

Pensiamo ai Missionari che, lontani dalla 
casa natia e dalla patria, si trovano in 
questa dolce ricorrenza tra i loro evange- 
lizzati per infondere in essi, con la parola 
dettata dal cuore, i sentunenti che li ani- 
mano a far nascere nelle loro anime il bam- 
buio Gesd, che deve regnare in tutto I'uni- 
verso per dare a tutti la pace promessa agli 
uomini di buona volonta. 



21^ 



]l Colore di Savai 



Scendeva la notte. Ritto su di iina im- 
palcatura, davo le ultime pennellate all'e- 
dificio, canticchiando sommessamente un'a- 
rietta di nostalgica provenienza. Tingevo 
la parte estema della scuola con un rosa 
tenero, die tanto place agli siamesi. 

Ed ecco, quasi trillo di campanello, una 
voce di bimba: 

— Khru cha! (Maestro, per favore!) 

— Arai nuP (Che vuoi, topolino?) 

— Perche canti sempre? 

— Canto perche sono sempre contento. 

— E perche sei sempre contento? 

— Perche lavoro per 11 Signore e quindi 
godo la pace. E tu non sei allegra? 

— Cosi... Cosi... 

— Se tu fossi, come me, figlia della Cliiesa 
cattolica, saresti sempre contenta. 

— Ma perche? 

— Perche i veri figli della Chiesa procu- 
rano di essere sempre amici di Gesii man- 




Savai era la reginetta della festa. 



2/ 



tenendo la propria anima m grazia di Dio. 
Se anche tu fossi battezzata, constateresti 
die dico la verita. Non credi? 

Savai (brillante) — questo era il nome 
della bimba — stava per rispondere, ma 
si senti cliiamare: 

— Nu-cha! (Topolino, vieni a casa!). 

Era la sorella Siao Fa (Piccolo cielo), die 
I'invitava a cena. AUora la ragazzina con- 
giunse le mani, fece una graziosa riverenza 
verso di me e poi scomparve. 
* * * 

Erano passati parecchi giorni da quella 
sera. Ormai la scuola pareva una fiorita di 
rose, che spiccasse nel verde dei prati. 

Era prossimo il S. Natale e io stavo spie- 
gando il catechismo alle prime classi, quando 
si aperse la porta e si vide comparire Savai. 
Rimasi alquanto meravigliato a quella vista, 
perche sapevo che la madre pagana non 
permetteva assolutamente ai figli di stu- 
diare il catechismo e nemmeno di sentir 
parlare di religione. Io pero non dissi nulla 
e, dopo aver sorriso alia ragazzina per in- 
coraggiarla nella sua coraggiosa iniziativa, 
continual la lezione. 

Mentre parlavo, i fasti natalizi impara- 
disavano, quasi, gli occhi e la mente dei pic- 
coli allievi: Betlemme, gli Angeli, la pace 
promessa alle persone di buona volonta e 
specialmente il grazioso Neonate circonfuso 
di luce aifascinavano il mio uditorio. 

Anche Savai, riita vicino all'entrata, 
ascoltava estatica. Forse pensava: « Ecco la 
pace, che il Khru diceva di avere nel cuore; 
come dev'esser bello possederla! Oh, po- 
tessL anch'io conoscere il Bambinello, che 
dispensa ai ciistiani un tale tesoro! ». 

Ma d'improwiso, ecco una mano afferrar 
la bimba e trascinarla via. La madre, 
accortasi die la figliuoletta era scomparsa 
da casa, era accorsa per toglierla dalla scuola 
del Khru nemico di Budda. 

Quella sera in casa di Savai ci furono 
canti, daiize sacre e suoni davanti alia sta- 
tuetta deH'obeso Budda. La ragazzina do- 
vette danzar e cantare, ma nel cuore sen- 
tiva vuoto e amarezza. II suo pensiero era 
rivolto al vezzoso Bambino di Betlemme, 
nato povero anche per lei e il solo die avrebbe 
potuto riempire il vuoto dell 'anima sua. 

La festa di Natale ella fuggi nuo^'amente 
da casa per mettersi sotto la protezione 
del Missionario salesiano, ma non vi riuscl 
anche perche ella era la reginetta della festa, 
die sua madre aveva organizzata in famiglia 
in onore di Budda. 

Ouando il divin Reuccio riuscira a strin- 
gere al suo Cuoricrno quella pecorella, che 
tanto aspira al suo dolce amplesso? 

Bar.\mi. 

s ^ 




NATO! 



Notturna la brezza tra i cedri giganti 
soffiava con lieve fruscio di rami; 
sembrava un sussurro con doici richiami 
di voci lontane di stelle vaganti. 

Dell'astro notturno nel tenue bagliore 
dormiva la terra coperta d'un velo 
solenne ed austero, cosparso di gelo, 
il sole attendendo con I'almo suo ardore, 

Nel tepido ovile agli alari d'appresso 
dormivan supini gli stanchi pastori: 
e un tenero agnello, sognando gli orrori 
di cruda tormenta, belava sommesso. 

Un alito lieve di pace foriero 
scoteva le fronde: sui candidi monti 

'~~~' 2ig 



Borgo S. Martino, 



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per I'atre foreste dai gelidi fonti 
de' monti il silenzio velava 11 mistero. 



Ma arcana una vampa d'ignoto splendore 
brillo ail'orizzonte: poi, gli Angioli a mille 
apparver sonando i'argentee squille; 
la terra assopita si scosse al clangore. 

D'ovili e tuguri le misere porte 
varcaro assonnati gli stanchi pastori. 
il cielo mirando con I'ansia ne' cuori: 
I'agnello destato belava piu forte, 

Un Messo celeste splendente ed alato 
sul monte piu eccelso fu visto a sostare, 
all'aure cantando, alia terra ed ai mare; 
— Dal core I'osanna innalzate: Egli e nato! 



Prof. Carlo Bussi. 



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Ueccezionale splendore 



Nella festa di Cr.sto Re, nella basilica Va- 
ticana, furono consacrati dod ci nuovi Ve- 
scovi missionan. La funzione si svolse con 
un eccezionale splendore e solennita pari al- 
rawenimento, die suggellava un nuovo, 
grande slancio apostolico per I'evangeliz- 
zazione del niondo. 

I nuovi eletti prestarono giuramento di 
fedelta al sonimo Pontefice e poi si iniziava 
la Messa, durante la quale si svolsero le ceri- 
monie della Consacrazione episcopale: Tim- 
posizione e I'lmzione delle mani agli eletti. 

Mentre si cantava il Veni Creator, il santo 
Padre ungeva con il sacro Cr.sma il capo 
dei consacrandi e, dopo le sacre unzioni sul 
dorse e sulle palme delle mani, consegnava 
ai Vescovi consacrati I'anello e il Vangelo. 
AirOffertorio, il sommo Pontefice riceveva 
da ciascuno dei Vescovi le rituali oblazioni. 
Al termine della Messa, S. Santita imponeva 
ai novelli Vescovi la mitra e i guanti, e, 
dopo averli intronizzati, poneva nella si- 
nistra di ciascuno il pastorale. Egli teneva 
quindi una mirab le omelia. 

Dopo avere, nell'esordio di essa, inneggiato 
a Cr sto Re e aver esortato tutti i cristiani a 
riconosceme la regale dignita, il santo Padre 
soggiungeva: 

« Come un giomo il divin Redentore mando 
una piccola schiera di Apostoli a conqui- 
stare il mondo, non con la forza delle armi 
ma con la potenza della verita e della carita, 
cosi Noi mandiamo dodici araldi della divina 



parola; inviamo voi che, non appoggiati sulle 
vostre o sulle altrui forze, ma fidenti imi- 
camente in quella Grazia divina che trasfor- 
ma gli animi, dovrete, a costo di qualunque 
sacrifizio, rendere partecipi della dottruia 
evangelica e della civilta cristiana tante na- 
zioni lontane nello spazio, ma cosi vicine 
al nostro cuore. Mentre, con il volgere degli 
anni e con I'alterna vicenda degli aweni- 
menti, inmmieri cose sorgono, crescono e 
cadono, la Chiesa cattolica invece non e 
scossa dai flutti del tempo, non e vinta dalle 
difiicolta, non e tramutata dalle incalzanti 
vicende, ma avanza con passo sicuro e anche 
attualmente, per la sua vocazione e missione 
divina, compie per il bene del genere umano 
quanto gia compiva venti secoli or sono. 
Mentre i desideri di cose terrene, gli odi 
intestini e le gelosie troppo spesso scindono 
e dividono gli animi, la Chiesa di Dio, madre 
amantissima di tutti i popoli, abbraccia con 
immensa carita tutta I'umana famiglia senza 
distinzione di stirpe e di grado; essa prowede, 
sia con la preghiera che con I'opera estema, 
alia salvezza e alia vera felicita di tutti. 

Speriamo, o novelli Vescovi, che cio si 
aweri felicemente per la vostra attivita 
diligente e fattiva. I popoli, che oggi gioi- 
scono per la vostra accresciuta dignita, vi 
attendono con sommo desiderio. State per 
affrontare im opera vastissima e importante: 
innumerevoli persone, traviate dagli error i 
ma pur tuttavia ansiose di luce divina e 




una funzione 



assetate di supema verita, necessitano del 
vostro miiiistero per jioter attingere da 
Gesu Cristo la salvezza e la pace. Terribili 
lotte vi atteiidono, ma la caxita cristiana 
non puo essere vinta, ne le promesse divine 
possono fallire. Su voi, die avete ricevuto 
i sette doni dello Spirito santo, sia radicato 
quello zelo apostolioo, che soavemente attira 
gli uoroini ad abbracciar la legge di Dio; 
in voi si ammiri quella fortezza, che cou 
invitta costanza spezza ogni ostacolo e lot- 
tando esce vittoriosa; vi accompagni infine 
I'aiuto del Cielo, per cui il campo del Signore, 
affidato al vostro govemo, biondeggi di 
messe evangelica, sempre piii copiosa. 

Tutta la Chiesa vi circonda di preghiere 
innalzate a Dio e di fervidi voti; Noi per 
primi vi seguiamo con patemo afEetto, au- 
gurando\i ogni bene, mentre chiediamo al 
sommo Principe dei Pastori che con la sua 
grazia divina favorisca e sostenga le vostre 
peregrinazioni e fatiche apostoliche e che 
finahnente splenda, anche per merito vostro, 
quel giomo in cui il Re divino « dominera 
da un mare fino all'altro mare e dal fiume 
fino alle estremita del mondo ». 

Tra i Presuli consacrati c'era il salesiano 
Mens. Luigi Laravoire Morrow, Vescovo di 
Krishnagar (India), nato nel 1892 a Weather- 
foot (Texas). Ordinato sacerdote nel 192 1, 
dopo un anno d'insegnamento nel Collegio 
salesiano di Puebla, aveva seguito come 
segretario S. E. Mons. Piani, delegato ap. 



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S. E. Mons. Laravoire, Vescovo di Krishnagar. 

nelle Filippine. Per sedici anni coadiuv6 
S. E. dedicandosi anche alle opere di Mis- 
sione e specialmente all'apostolato dell'in- 
segnamento catechistico, per cui compose 
degli ottimi testi, giudicati dalla « Civilta 
cattolica » come i migliori libri per I'istru- 
zione religiosa. 

Gli Arcivescovi consacranti: Mons. Costantini 
e Streicher tra i novelli Vescovi missionari. 




(DoHvi 



Beflemme. 

A Betlemme cercai la Grotta dove nacque 
Gesii e la trovai. Essa e intatta, nella sua fi- 
sionomia di grotta vera, risultante di pietre 
brime, rosicchiate, scalfite, ma ancor salde, 
quasi calde dei luininosi aliti del bue e del- 
I'asinello. A custodirla nei secoli, vi sorge sopra 
una magnifica basilica, die la nasconde e di- 
fende. 

Per una pietra ruggine di quel buio sotto- 
suolo, per un sasso di quella squallida stalla, 
che un tempo ricovero il Principino celeste, si 
darebbero volentieri le quarant'otto colonne di 
marmo rossovenato della basilica costantiniana, 
che le si addossa, compresi i capitelli corinzi. 
Cio perche la santa Grotta parla sempre al 
cuore del divoto pellegrino; parla e insegna. Di 
la comincio, di fatto e con I'esempio, a esser pro- 
mulgata la verita, che « fece nuova ogni cosa »; 
la legge di umilta, di poverta, di carita, di per- 
dono. Di la pure parti il primo annuncio del 
Regno di Dio, che non ha termine ne confine. 
Di laggiii parti « la luce che illumina ogni uomo, 
che viene in questo mondo », la quale illumina 
la stessa bellezza di Atene e purifica la forza 
di Roma. 

Come per il passato, anche attualmente, tutte 
le persone coscienti genuflettono in estatica 
venerazione nell'umile Grotta, che sfida i secoli, 
e piu apprezzata di qualunque reggia e com- 
muove i cuori. 



II presepio. 

E) un tentative fran- 
cescano di riproduire 
Betlemme. Eil piu bello 
e il piu vivo dei «Fio- 
retti ». Di ritorno da 
Terrasanta, con dentro 
gli occhi la visione del 
paese nativo di Gesu, 
San Francesco d'Assisi 
voile farlo conoscere 
airitalia e al mondo, 
riproducendolo plasti- 
camente. 

A Greccio egli fece 
il primo presepio che, 
oriundo dall'Umbria, e 
divenuto non soltanto 
elemento necessario del 



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paesaggio natalizio, ma elemento caratteristico 
di una civilta, un modo di vivere e di espri- 
mersi. Cosi I'immagine di Betlemme, ridotta a 
questo schema comune, passo, passa e passera 
negli occhi di tutti. 

Quanta gente c'era a Betlemme in quella 
Notte memoranda? 

II censimento voluto da Cesare Augusto ne 
aveva chiamata molta, da ogni parte; e ogni casa 
era gremita come una spiga turgida di chicclii. 
Di quel furioso rigurgito c'e appena una eco 
nelle parole mortificate deH'IJvangelista: « Non 
trovarono piu posto all'albergo ». Si sa che Be- 
tlemme, in quel tempo, non aveva piu di due- 
cento focolari; era pero una cittadina quasi il- 
lustre, con sede di Comando, citta romana e 
romanizzata anche nell'aspetto edilizio. Nella 
santa Notte c'erano inoltre in Betlemme alti 
funzionari, distinti ufficiali ed egregi cspiti. 

Eppure, a leggere I'adorabile racconto di 
S. Luca, che deve avere appreso il fatto diretta- 
mente dalla bocca della Madonna, si dovrebbe 
concludere che i soli veri abitanti di Betlemme 
in quella Notte erano pochi malvestiti: un Neo- 
nato, Maria sua Mamma, I'umile artigiano Giu- 
seppe suo custode e alcuni pastori. Non "c'e- 
rano, dunque, illustri personalita? IJ supponibile 
che Luca sapesse che c'erano, perche I'autore 
degli « Atti degli Apostoli » era uomo di studio 
e stoffa di storico. Ci doveva tenere a far bril- 
lare qualche no me. In- 
vece, niente. Ne il' no- 
me, ne I'asjjetto, ne la 
profes.sione di alcuno di 
essi. Senza dubbio i lo- 
ro nomi furono scritti 
sui registri del censi- 
mento, sul libro del 
Governo, ma non in 
cjuello di Dio, dove so- 
no ricordati i pochi che 
ebbero I'onore di esser 
vicini al divin Neonato. 
E ogni volta che, in 
un angolo del mondo, 
si leggera il Vangelo 
di S. Luca, si dira di 
loro, di loro soli. 

Questa constatazio- 
ne riesce spiegabile dal 



222 




£ un tentativo francescano di riprodurre Betlemme. 



fatto che a Betlemme Gesii capovolse la tavcla 
dei valori. Nella nuova L,egge non contano i 
grandi secondo il mondo, ma gli umili, i po- 
veri, consapevoli ma lieti della loro pochezza: 
questi sono i grandi secondo Dio. Percio, mentre 
i nomi degli illustri furono sommersi dal tempo 
con i palinsesti su cui erano scritti, I'umile e 
grande Vergine Madre, invece, il modesto Arti- 
giano e i pastori passano trionfanti alia eter- 
nita. Cio perche queste sono persone che, per 
essere state vicine alia vita, sono sempre vive. 
Percio passano dal Vangelo al Cielo. 

Nostalgia. 

Tutta la Terrasanta, in cjuesto tempo, e 
Eetlemme. Quantunque sia importante anche 
Gerusalemme, piena del richianio tragico delle 
sue; responsabilita, pure ovunque si sente aria 
di Betlemme, la quale e I'altar maggiore della 
regione, a cui convergono tutti gli occhi e tutti 
i cuori. II suo clima squisitamente pastorale vi 
distende anche un velo dovunque. Ma tutto il 
mondo, oggi, e Betlemme; luce che non si 
spegne; sospiro, segno, meta, allegrezza interiore, 
plaga di nostalgia aperta del pellegrino che sa. 

Oualcuno disse che Terrasanta e un quinto 
Vangelo, volendo dire ch'essa aiuta a capire gli 
altri quattro e i fatti che narrano e i misteri 
che celebrano; in capo a tutti, I'innesto di Die 
suH'uomo con I'lncarnazione di Gesu. Cio e vero. 



Quando si e tinito di leggere Matteo, Marco, 
Luca e Giovanni, si sente una gran vogUa di 
leggere il quinto Vangelo sulle sue pietre vive: 
vive perche parlano, chiamano, comandano. 

Dunque andare in Terrasanta significa vi- 
vere nel paese di Gesu e adorare. Significa respi- 
rare su quella collina confinante con il Cielo, 
contemplare quella Patria di stelle. Significa 
dimenticarsi di se stessi per rimanere vicino alia 
Grotta, come S. Girolamo senza il peso della 
sua cultura ebraica, ma solo con la luce della 
sua fede cristiana: viverci con la pieta di santa 
Paola ed Eustochio, romane; con la devozione 
di Eusebio, cremone.se.- 

A Betlemme non passai io piu di una notte 
nella stanza dedicata ai Pastori? E quell'ab- 
bandonarmi al sonno non era un po' come ab- 
bandonarmi a morire? La, dunque, sarebbe 
bello, a suo tempo, morire; la essere sepolto. 
In una grotta, che guardi a levante, verso il 
<i Campo dei pastori », sul quale, nella santa 
Notte, volo una luce ed erano gli Angeli. Oppure 
in una tomba prospiciente verso la strada, lungo 
la quale e sepolta Rachele e da dove si vede 
cosi bene il sole tramontare dietro i monti di 
Giuda. Ce.s.\rr Axcri.ixi. 

► DeU'illustre scrittore Angelini I'editrice Aurora 
di Milano ha pubblicato uno stupendo volumetto 
intitolato: "Invito in Terrasanta" (L. 6). Sono pa- 
gine scritte con fede e con arte: un tesoro. 



22J 




mm 



Soltanto circa una sessantina d'anni fa, nel 
Giappone non si conosceva ancora la festa del 
Natale, ne rimane alcuna tradizione, dalla 
quale risulti che i primi Missionari lo celebras- 
sero pubblicamente; cio per il fatto ch'essi 
erano bersagliati da continue persecuzioni. 

Invece oggi il Natale si sta trasformando in 
una festa nazionale. Al principio di dicembre 
la parola Christmas (Natale), desunta dalla 
lingua inglese, e la piii frequente nei periodic!, 
riviste o programmi di spettacoli. 

La festa natalizia e popolare in Giappone es- 
sendo moderna e questa caratteristiga place tal- 
mente ai giovani, che neppur la commemorazione 
della nascita di Budda e da loro celebrata con 
pari solennita, quantunque essi appartengano 
a famiglie buddiste. Dicono che nella festa del 
loro dio non provano soddisfazione essendo essa 
troppo antica, classica e poco attraente. 

lya popolarita del Natale si deve anche alia 
sua caratteristica di essere internazionale, poiche 
tutti sanno che questa e Tunica festa celebrata 
aU'unanimita in tutto il mondo ed e risaputo 
che i Giapponesi, in fatto d'internazionalita, 
cercan sempre di occupare uno dei primi posti. 

II Natale e popolare inoltre grazie ai maestri 
i quali, per aver lo Stato adottato — fin da 1 
1873 — il calendario Gregoriano, devono spie- 



Vi si danno concert! straordinari... 

gare agli alunni chi e Gesii Cristo, la sua influ- 
enza nel mondo e la sua nascita. Percio gli stu- 
denti sono i primi a celebrare il Natale e a farlo 
celebrare, se possono, ai loro parenti. 

I Giapponesi si preparano alia grande festa 
natalizia adornando fin dalla vigilia la casa e 
collocando le scarpette vicino alia stufa o bra- 
ciere (e non al balcone, perche le case giappo- 
nesi non ne hanno), nella speranza che il buon 
papa Noel lasci loro qualche giocattolo. Quindi 
accorrono tutti alia Missione, compresi quelli 
che abitano in borgate molto lontane, nella quale 
si celebra un festa molto familiare, finche non 
giunge I'ora della Messa di mezzanotte. La 
chiesa e adorna di fiori e si riveste dei migliori 
addobbi. Tutti i cristiani assistono a questa 
Messa e — cio ch'e piu bello — tutti si acco- 
stano a ricevere la santa Comunione. 

La sera del 25 si celebra quindi la festa pub- 
blica, alia quale partecipa un numero si grande 
di persone, che i locali non bastano. La maggio- 
ranza viene con la speranza di pescar qualche 
regaluccio, che potrebb 'essere anche quello della 
fede se i loro cuori si trovassero ben disposti a 
ricevere i santi ammaestramenti, che in quel 
giorno si seminano abbondantemente in discorsi, 
conferenze, filmi e opuscoli. 

Ma il Natale offre anche un lato utiUtario e 



224 



mrrmut 



quindi, fin dai primi giorni di dicembre, inco- 
mincia la piibblicita del Christmas; nelle vetrine 
del negozi vengono esposti tutti i simboli di 
questa festa: I'albero, le stelle, i giocattoli, 
papa Noel compreso, con la dicitura in pretto 
inglese « Alerry Christmas », che pochi sanno 
leggere. 

Uno dei piu grandiosi negozi di Tokyo fa col- 
locate nel suo intemo un pino alto 15 metri, 




di dimensioni tali che, per non interrompere 
il traffico cittadino, lo si trasporta di notte e 
lo si fa entrare dalla parte del tetto. Poi lo 
adornano con tanto buon gusto, che la gente 
va in processione a vederlo. Ricordo che I'anno 
scorso, per essersi incendiato uno di questi pini, 
venne distrutto dalle fiamme uno dei piu grandi 
stabilimenti di Tokyo. 

Cio lo si fa certamente per scopi commercifili; 
intanto pero la festa Natalizia si e resa popo- 
lare persino nei quartieri piu periferici delle citta. 

Anche gli alberghi, per attirarvi molta gente, 
vengono adornati con gusto; vi si danno pranzi 
a meta prezzo e concert! straordinari. 

Nelle citta, il traffico e sopratutto straordi- 
nario nei rioni, dove si trovano missioni catto- 
liche o protestanti, poiche ognuna di esse or- 
ganizza feste e distribuisce regali. Per le vie 
corrono — stanchi e affaccendati — gli afiigUati 
all'Esercito della salvezza e dispensano gratui- 
tamente libri e giocattoli. I giovani di Azione 
cattolica e quelli della Ymka organizzano feste 
sportive e umoristiche in quel parchi pubblici, 
dove il popolo suol entrare in folia. 

Infine, tutto concorre a far si che la festa del 
Natale assuma gia nel Giappone I'aspetto di 
una vera festa nazionale. Niponicus. 

Un'ottima rivista mensile di spirit© cattolico, ben fatta, con ar- 
ticoli vari, che terranno le Signore al corrente della vita moderna, h 
VAZIONE MULIEBRE, diretta dalla Contessa Da Persico. Si 
chiedano numeri di saggio all' Amministtazione: Via Annunciata -^/j 
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Una splendida rivista settimanale per famiglie h: LA DOME- 
NICA ILLUSTRATA, ricca di interessanti articoli, novelle, foto- 
cronaca e con un romanzo di appendice. Abbonamento: L. 18 — 
Via Grottaperfetta, 58 - Roma. 



Nelle vetri- 
ne dei ne- 
gozi si e- 
spongono i 
simboli del 
Natale. 



Accorrono 
tutti alia 
Missione... 




^(UHhM fnlMiOH<Ule 



Dieci ore di treno fino a I,as Heras, dove 
passammo la notte; e aH'indomani altre 
otto buone ore di auto per giungere presso 
il cosl detto lago Buenosaires, in un paese 
fissato in quel tempo dal Missionario sale- 
siano per una sua visita. 

La gente del luogo non aveva mai veduto 
Suore; percio funmio oggetto di viva cu- 
riosita, ma anche di accoglienza altrettanto 
cordiale. Incominciammo subito a girare di 
porta in porta per interessarci presso le 
marmne se vi fossero bambini da presantare 
poi al Missionario per il Battesimo, e fan- 
ciulli da preparare alia prima Comimione. 
Di questi ultimi ne trovammo subito un'ot- 
tantina, piu im gruppetto di adulti, fra cui 
una vecchia di novantacinque anni che non 
aveva ancora mai ricevuto il Signore. Cer- 
cammo allora un locale adatto, e potemmo 
avere quello della scuola, con due aule che 
ci consentirono di dividere i nostri catecliiz- 
zati in due sezioni. Non v'erano che nove 
giomi disponibili; quindi la preparazione 
dovette essere necessariamente accelerata, 
ma in compenso fu intensiva, con ripetute 
istruzioni quotidiane, favorite dalla buona 
volonta del fanciulli, tutti attenti e impe- 
gnati nello studio. 

Quando glimse il Missionario, egli si pose 
subito, per pareccliie ore, in un confessio- 
nale impro\'^^isato, a disposizione del piccoli 
penitenti gia pronti, e alcuni perfino con in 
mano la lista delle proprie mancanze scritte 
su di im foglio per non dimenticarne nessuna. 

La giornata piii bella fu quella conclusiva 
della prima Comimione. Alia vigilia do- 
vemmo fare piu da Marte che da Marie: tra- 
sformare le aule scolastiche in cappella, ad- 
dossando i banchi alle pareti: improv\asar 
I'altare con I'immagine di Maria Ausilia- 



trice, che avevamo portata con noi; pensare 
all'addobbo con quanto si poteva avere 
sul posto: alcime tende, la bandiera argen- 
tina, e moltissime rose fresche e profu- 
mate. Trovanuno pure un pianoforte, in 
mancanza (ItlV harmoyiium , e ci assicurammo 
che i neo-comiuxicandi potessero avere mi 
vestito decente, che le fanciulle indossassero 
il grembiale bianco della scuola, lavato e 
in buon ordine. Ai veli avevamo prowisto 
portandone in buon numero da casa, e in 
tal modo la fxmzione ebbe, anche aU'esterno, 
la sua caratteristica nota di candore. 

Intomo a.\ piccoli fecero corona gli adulti: 
venne. pure la veccliietta ultra nonagenaria. 
Ella era stata istruita in casa sua e si disse 
contenta di aver potuto ricevere il buon Dio, 
non troppo... presto, ma ancora in tempo. 

Non manco poi una buona colazione, a 
cui si prowide ricorrendo un po' a tutto il 
paese. Chi aveva prestato le assi per for- 
mar le tavole in rnia vicma tettoia; clii la 
stoffa bianca per ricoprirle; i pochi bottegai 
e alcmie famiglie del luogo avevano offerto 
pane, biscotti, zucchero, cioccolatto, e per- 
fino qualche bella torta casalinga, preparata 
per I'occasione da buone e prowide massaie. 

Si distribuirono quindi le immagini-ri- 
cordo; poi, lasciata ima jjarola ai piccoli e mi 
pensiero alle mamme, ci si dispose al ritorno, 
salutate da tutte come antiche conoscenze, 
con il piu espresslvo e familiare: 

— Arrivederci presto! 

Una Figlia di M. A. 
226 Missionaria a Puerto Deseado. 



La funzione 
ebbe la sua 
caratteristica 
nota di can- 
dore. 





(Punlala 12*) 



KOMANZO Df E. GARRO 



Disegni di D. Pilla. 



RIASSUNTO — Una banda di pirati, condotti da 
Long, il « Dragone », da Vassalto a Kou-peng, paesetto 
sulla sponda del « Fiume delle perle » e zi compie iicci- 
sioni, ladrerie, incendi. Allontanandosi di la, Long 
conduce prigioniera con se la giovane cristiana Tan-y^ 
{Luce d'aurora), la quale, durante il viaggio e nel paese 
dei pirati (Cohu-cian), da prove di ardimento e di sag- 
gezza cost da 7neravigliarne il « Dragone >>, cite, in una 
nuova spedizione, le permette di far parte della banda 
Ma essa, colta I'occasione, fugge da una sua zia, presso 
la piccola cittd di Sin-ciou. 

— Portano una benda bianca! 

— I rivoluzionari! Sono i soldati della rivo- 
luzione! 

— Sono nostri nemici! 

— Quanti! Quanti! 

— Non possiamo resistere! 

— Bisogna fuggire! 
— - Fuggiamo! 

Senza piii badare a niente, quel poco valo- 
rosi armati indietreggiarono, e, dinanzi ai sol- 
dati che avevano proclaniato la Repubblica 
cinese sbalzando dal trono I'antica dinastia 
manciu dei Ta-Tring, i briganti di Lo-Vang se la 
diedero a gatnbe, sparpagliandosi in disordine 
per il declivio del coUe, rintanandosi nelle grotte, 
nascondendosi nelle boscaglie. 

« Luce d'aurora « approfitto del niomento 
opportune e si diede anch'ella a una corsa 
pazza, come se fosse presa da paura; ma il 
suo cuore gongolava di gioia per quel fortu- 
nate incidente. 

Si alloutano, piii die pote, dagli uni e da- 
gli altri e, quando ormai solo la luce pallida 
del crepuscolo tingeva di rosa la zona inferiore 
dell'orizzonte occidentale, giunse a una ca- 
setta sul limitare di un caiupo. Allora busso, 
perche la porta era chiusa. 



— Ton! ton! 

— Chi e? — rispose di dentro la voce di 
una vecchia. 

— Amici! Aprite! 

La porta si aperse e s'affaccio una donnetta 
dalla faccia rugosa, che, appena scorse un anna- 
te, grido: 

— Misericordia! 

E chiuse di nuovo, sprangando bene i battenti. 

— Ehi, brava gente, aprite! — continue 
Tan-ye, bussando di nuovo con garbe. — ■ Non 
sono un uomo. Sono una povera giovane fug- 
gita dai pirati con questo travestimente. Cre- 
detemi, in nonie di Gesii Cristo! 

Parve che questo sante nome invocato da 
« Luce d'aurora » persuadesse gli abitanti della 
casetta, perche la porta si riaperse, e comparve 
un vecchio, che teneva pero in una mane un 
fucile irrugginite, forse perche la prudenza non 
e mai troppa. 

— Tu sei una ragazza? 

— Si. Proveugo da Kou-pong. Rapita dai 
pirati, sono fuggita da lore. Dammi ospitalita 
per questa notte. 

— Entra. Tu sei seguace della T'in-Chiu- 
Tong? (Chiesa cattolica)? 

— Si. 

— lo ho conosciuto un Sin-Fii (missionario) 
di^.quella Chiesa, ch'era tanto buono. Sei buena 
anclie tu? 

— Lo spero. 

— Ma perche allora porti quel fucile? 

— E tu, nonno, non hai pure un fucile? E 
per questo sei forse meno buono? 

— Hai ragione. Siediti presso il focolare, e 
raccontaci le tue vicende, mentre mia moglie 
far a cuocere un po' di rise. 



22/ 



La giovane si assise li vicino e racconto le 
sue avventure, spesso commovendo i due vec- 
chi, i quali a loro volta raccontarono d'esser 
rimasti soli, essendo il loro unico figlio state 
ucciso dai pirati alcuni anni prima. Cosi una 
scambievole simpatia nacque presto tra essi. 

— Tati-ye, vuoi rimanere tra noi ed essere 
la nostra figliola? — le propose la vecchia. 

— Lo farei volentieri — rispose « Luce d'au- 
rora », — ma alcuni motivi mi consigliano al- 
trimenti. Prima di tutto qui attorno si aggi- 
rano le bande da cui sono fuggita, e non mi con- 
viene quindi lasciarmi sorprendere. In secondo 
luogo io vorrei andare a Kou-pong, ma dal mo- 
mento che mi dite che quel villaggio fu incen- 
<iiato, vorrei almeno recarmi a Siu-ciou, di 
la dal flume, dove abita una mia zia. In terzo 
luogo non posso rimanere qui con questi a.biti... 

— A questo si rimedia subito... — disse la 
vecchia. — Ti do volentieri un vestito mio. 
Entra nella mia camera e sarai servita. 

Rivestita da donna, Tan-yi godette I'ospi- 
talita di quel buoni vecchi sino al mattino se- 
guente, allorche, desiderosa di rimettersi in 
cammino, si congedo da essi lasciando loro il 
suo fucile, migliore dell'arma irrugginita che 
possedevano. Ma il vecchio non permise che 
andasse sola e molto volentieri I'accompagno 
per un pezzo di strada. 

Fresco e chiaro sorgeva il mattino: i campi. 




Quando apparve il lucido tremolar delle acque.. 



ancora deserti, erano velati da uno strato basso 
di nebbia, traverso al quale spuntavano le 
vette dei maggiori cespugli e degli alberelli; 
il sentiero che conduceva al Fiimie delle perle 
era umido dalla guazza e portava le impronte 
dei pescatori mattinieri. Quando apparve il 
lucido tremolare delle acque, si scorse pure una 
piccola giunca che vi galleggiava. 

— Ehi, la! — grido il vecchio. — Ci sei, 
Si-Leng? 

Si-Leng si fece udire dalla barca, dove stava 
alzando la vela di canne di bambii. 

— Chi mi chiama? Ah, sei tu, Yan? 

— Si, sono io. Acc6stati alia riva, che devi 
traghettare una persona. 

— Subito! 

Mentre la giunca voltava la prua verso la 
sponda sinistra, Yan par lava a Tan-ye: 

— QueSt'uomo e mio nipote, ed ha la sua 
casetta con la moglie e i figli di la dal fiume. 
Adesso ti raccomandero a lui, e t'insegnera il 
sentiero per Siu-ciou. 

— Grazie, nonno, di tanta bonta. II Signore 
del Cielo e della terra ti ricompensi e ti faccia 
di nuovo incontrare il Sin-Fu, che salvi I'a- 
nima tua. 

— Lo desidero. Quando tu lo troverai, man- 
dalo anche da me. 

— Me ne ricordero. Addio! 

— Addio! 

II vecchio fece come aveva detto, e quando la 
giunca tocco la riva e Si-Leng si mostro, con la 
sua faccia bonaria sotto il largo cappello che 
sembrava un parasole, Yan gli spiego ogni cosa 
e gli raccomando caldamente Tan-ye. Essa 
scese nella barca e si sedette presso il bordo, 
dopo aver ringraziato ancora una volta chi le 
usava tanta bonta. 

II barcaiolo punto un remo alia sponda, e 
la giunca comincio ad allontanarsi nel fiume, ri- 
flettendosi tutta, con la vela tesa, nelle acque 
che scorrevano placide, illuminate dal primo 
raggio del sole sorgente. 

(Continua). 



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Da queste pagine biografiche, scritte in uno stile 
elegante e accessibile alia mentalita dei ragazzi, la 
figura del Duce risalta con i contorni ben definiti del 
grande in miniatura. Accanto a Lui spiccano le fi- 
gure dei Genitori, del fratello Arnaldo e del nipote 
Sandro; il tutto su di uno sfondo risultante di om- 
bre e di penombre, che danno al quadro biografico 
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L'editore Salani di Firenze presenta: 
Dei.ly.— Lv4 CASA DEL GIGLIOelL RE DI KI- 

DJL II loro contenuto e morale; sono istruttivi ed edu- 
cativi.Volumetti elegantemente rilegati, chepossono of- 
frirsi come strenna alle giovinette, nelle feste Natalizie. 
Aw. Trabucco. — PRETI D'OLTRE PI AVE. 

Ed. A. V. E. - Roma. 

Magnifico volume, la cui lettura interessa ogni 
ceto di persone. L'A. delinea con arte le piu vene- 
rande figure sacerdotali dell'alto Veneto martoriato 
dalla grande Guerra e le cinge quasi di un'aureola di 
gloria da esse meritata nel compimento del loro mini- 
stero. Vi e pure tratteggiata la radiosa figura del ch. 
Ferdinando Urli, medaglia aoro, che sul Pasubio, con 
pochi alpini, arresto I'avversario scongiurando una 
catastrofe: esempio fulgido di eroismo compiuto da 
un eroe senza macchia e senza paura. 
A. LocATELLi. — LUIG7 DE BOUGAINVILLE. 

Ed. Paravia - Torino L. 9. 

Interessante studio biograiico dell'illustre esplora- 
tore francese il quale, dopo aver servito onorevolmente 
!a patria con le armi (1763), si awenturo a un viaggio 
di circumnavigazione, come Magellano, Spilberg e 
Cowley. Libro scritto con stile disinvolto e con com- 
petenza storica. 



XL^e a.'V"ve>nt:ti.j:»«3 d^l oa.oola-l:oi:'C^ I5om.l3a.« 




'' II gorilla, che aveva... acciuflFato Bomba per i... capelli sfuggiti al pettine, 1 ..... atterro e poi lo sollevo 
da terra, mentre il cacciato... re della foresta tentava di difendersi a... spada tratta dall'avversario il quale, 
deciso di pro...pugnare la sua velleita di fuga, gli cambio i... connotati con un pugno, che gli ando a... 
sangue e gli fece vedere il firma.-.mento a mezzogiorno suonato. Appioppato a un... pioppo e legato, senza 




essere ... ambasciatore, all'albero... genealogico del suo casato in procinto di spegnersi con la sua scom- 
parsa, Bomba si trovo... sbertucciato dalle bertuccie, mentre i suoi soci in acco...man...dita studiavano il 
modo di... svisare il rapitore facendogli chiudere un ... occhio suUa ... situazione, e rendendogli, per... 
filo e per segno, pan per focaccia. AUora... (un po' di pazienza, che continueremo al prossimo numero!). 



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ainVFNTII MISSION ARIA 



l'»!.l,l. 




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a^ntissionavta 

Le Mission! cattoliche, prese nel vortice della tur- 
binosa guerra cinonipponica, risentono deleterie in- 
fluenze. Un missionario di Sienhsien, dopo aver fatto 
un giio nel suo dist etto che annovera 180.000 abi- 
tanti, scrive di aver trovato ovunque lo stesso spetta- 
colo miserando: estorsioni, rapine, omicidi e orrori. 
Cio che rimane di vettovaglie, e requisite con la forza 
dalle tiuppe di passaggio; poi i briganti approfittano 
di questo inferno per fame il lorOw. paradise. 

Alia guerra si aggiunse il flagello delle inondazioni, 
ch^ in parecchi luoghi la violenza delle acque sfondo 
!e dighe dei fiumi sommergendo campi e villaggi. 

Anche le regioni costiere sono sotto il terro e dei 
bombaidamenti ac^ei; cosl la Missione di Taichow 
nel Chekiang. Ad Haimen una bomba distrusse la 
casa delle Vergini cinesi. II Collegio provinciale di 
Taichow: chiesa, dispensario e scuole, fu ridotto a 
un mucchio di rovine. 

Quasi tutte le citta del Vicariato di Tsaochowfu, 
nello Shantung, furono occupate dai giapponesi, poi 
riprese dai cinesi, quindi perdute e nuovamehte ri- 
conquistate. Le conseguenze sono disastrose anche 
perch^ nella campagna bande di franchi-tiratori e di 
comunisti scorrazzano liberamente. Ma nonostante 
cosl gravi afflizioni che provano la Chiesa missionaria 
in Cina, anzi forse per queste, le popolazioni si orien- 
tano sempre piii verso la religione cattolica. Nella 
regione di Tsaochowfu si amministrarono, nello 
scorso anno, 9.307 Battesimi; piu di 15.000 profughi 
constatarono praticamente gli efFetti della carita cri- 
stiana e appresero le principal! verita della fede. 

Per6 anche I'opera di soccorso da parte dei Mis- 
sionari diventa sempre piu ardua e pericolosa. II 
P. Richter, mentre si p*^odigava per mettere in salvo 
i suoi fedeli, fu ferito da una fucilata. Un sacerdote 
cinese fu catturato e poi esposto ai rigori del freddo, 
per cui contrasse una grave malattia. Parecchi Mis- 
sionari, durante le loro escur'>ioni apostoliche, fu.ono 
attaccati da bande armate anche di mitragliatrici. La 
residenza del P. Beck fu saccheggiata dai briganti; il 
buon Missionario non pot^ salvare nemmeno i para- 
menti per la Messa e dovette quindi re^tar parecchio 
senza celebrare. Si supporrebbero avventure roman- 
zesche, se non fossero le dolorose realta della vita 
missionaria in Cina, alle quali fanno sublime con- 
trasto I'abnegazione, la carit& e lo spirito di sacrificio 
dei band! tori del Vangelo. 
# 

Recentemente S. E. Mens. Castanier, Vescovo di 
Osaka (Giappone) ordin6 sacerdoti quattro semina- 
rist! indigent. 

Alcuni mesi or sono, S. E. Mons. Tong, Vicario 
ap. di Phat Diem, (Indocina), benedisse un'artistica 
statua di Cristo Re, egregio lavoro di uno scultore 
indigeno, eretta sulla piazza di Tri Chiuh, per ini- 
ziativa dei P. Chi, che nell'ambito della sua parrocchia 
face costruire anche due belle scuole. 



Offerte pervenute alia Direzione. 

Equatore. — L. Gavarino (Torino) per il nome 
Gavarino Joseph. - A. De Ninni (Torino) per il nome 
Luigi. - P. A. Vismara (Pescarenico) per i nomi Gio- 
vanni Mario. - C. Bonelli (Monserrato) per i nomi 
Mariano, Michele. - Sor. Palatini (Vittorio V.) per i 
nomi Giuseppe Tiziano. - D. N. Dottini (Parma) per 
il nome Dante. 

GiAPPO>fE. — R. Psuratti (Cassano D'Adda) per il 
nome Mario Psuratti. - Istituto sales. (Fossano) per 
il nome Giovanni. - A. Rosa (Torino) per il nome 
Efisio. - E. Segagni (Pavia) per il nome Piero. - N. 
Piva (Paese) per il nome Giovanni. 

India sup. — Sor. D. A. Abrate {Sommariva Bosco) 
per il nome Giovanna Margherita. - L. Rocci (S. An- 
tonio di S. per il nome Luigi. - A. Merlo (Capriata 
d'Orba) per i nomi Carta Alberta, Giarini Antonio. 

Madras. — L. Vianello (Melna) per il nome Gio- 
vanni. - A. Caneva (Valdagno) per i nomi Luigi, Gio- 
vanni. - C. Zangrossi (Trieste) per i nomi Violetta, 
Carta. - Sr. T. Graziano (Milano) per il nome Maria. 

- C. Bettinardi (Malo) per il nome Cecilia. - G. Co- 
lombo (Siregno) per i nomi Aurelio, Rita. 

Porto Velho. — O. Battaglia (Udine) per il nome 
Pio. - M. R. Grassi (Nunziata) per i nomi Nicold 
Grassi. - G. Gobetti (Torino) per i nomi Giovanni, 
Giuseppe. - M. Serasso (Torino), per i nomi Carlo 
Lorenzo. 

Rio NEGRO. — M. Benvenuti (Bologna) per il nome 
Silvio. - V. F. Cimarelli (Ala) per il nome Virginia. 

- M. Aldi (Caramagna L.) per i nomi Modesto, Can- 
dida, Aldo, Anselmo. - V. Cald (Napoli V.) per il 
nome Pace. 

Siam. — Signorine S. E. T. (Torino) per il nome 
Rosa Spegno. - C. Eusebio (Tirolo) per i nomi Gio- 
vanni, Michele, Guido. - A. Aghina (Milano) per i 
nomi Angela, Maria, deante. - M. Sangiorgi (Faenza) 
per il nome Renato. - D. F. Santucci (Napoli) per i 
nomi Giorgio, Lucia. - M. Barg^.glia (Nozzano) per il 
nome Maria Luisa. - A. M. Berardi (S. Rocco B.) 
per i nomi Eugenio, Elisabetta, Maria, Anna, Maria 
Caterina, Espedito, Giovanni. 

Venezuela. — L. Radici (Gandino per il nome 
Florindo. - Circolomiss. S. Fr. S. (Fermo) per i nomi 
Giovanni, Maria. - G. Binaghi (Torino) per i nomi 
Giovanni, Giuseppe, Girolamo. - D. G. De Belli (Ve- 
rona) per il nome Paolino. 

Madras. — C. Morandi (Cislago) pel nome Ro- 
sanna. - P. Castoldi (Zerbolo) pel nome Emilia. - 
I. Montanino Foglia (Parabiago) pel nome Maria 
Ausilia. - V. Zorattini (Udine) pel name Agnese. - 
P. Cistoldi (Zerbolo) pel nome Emilia. - D. Pelloli 
(Asso) pel nome Vincenzo, ^ 

Krishnagar. — E. Niccoli (Osimo) pel xiome Gjo- 
laitni). - F. Martoni (Fusignano) pel nome Tino. 

- M. Rossi De Gasperi (Roma) pel nome Luigi. 
Congo belga. — I. Formica Porro (Lentate) per 

il nome Fabrizia. - C. Brambilla (Monza) per il nome 
Giovanni Bosco. - M. Ricca (Buriasco) per il nome 
Giovanni Battista. - G. Gianasso (Torino) per il 
nome Francesco Mario. - T. Tubertini (Bologna) per 
il nome Francesco. 

Thailand. — C. Bernareggi (Desio) per i nomi 
Angelo, Cesarino. - G. Brugo Sola (Grignasco) per il 
nome Francesca. - Fam. Dolando (Torino) per il nome 
Teresio. - M. Bianchi (Genova) per il nome Marina. 

- G. Gritti (Pegli) per il nome Maria. - L. Carnevali 
(Reggio Em.) per il nome Benito. - Dir. Convitto 
Manif. (Legnano) per i nomi Legnani Maria Teresa, 
Legnani Ezio. - A. D. Mella (Carpignano S.) per i 
nomi Agostino Maria, Giacomo Andrea. - A. Cl^. Ros- 
setti (Jesi) per i nomi Luigi, Anselmo. - G. Fornesi 
(S. Biagio C.) per i nomi Bartolomeo, Giuseppina. - 
M. Saporiti (Fara d'Adda) per i nomi Giovanni, 
Clementina, Margherita. - C. Gervasoni (Pontevico) 
per i nomi Savina, Claudia, Lucia, Maria Ausiliatrice, 
Fantino, Francesco. (Continua). 



Illusfrazione della coperlima: Prof. Morfineffi - Gesu fanctullo. Principe della pace. 



Anno XVIII - N. i - Pubbl. mensile - Torino, i" GENNAIO 1940-XVIII - Spediz. in abbon. postale - Gruppo a" 

( per I'Italia: Ordinario L. 6,20 - Sostenitore L. 10 - Vitalizio L. 120 
Abbonamento annuo 1 ,,t- t t t 

' per 1 EsTERo: » L. 10 - » L. 20 - » L. 200 

Direzione e Amministrazione: Via Cottolengo, 32 - Torino (109). 



-MmL/; 




M^imu^ 



MANIFESTAZIONE 



Nella vocazione dei Magi si deve consi- 
derar la vocazione di tutte le genti alia vera 
fede. II profeta Isaia, che S. Gerolamo 
chiama «evangelista anticipate dei misteri 
di Cristo », allude a questa grande chiamata 
otto secoli prima che si compisse. E una 
splendida profezia ricca di concetti e pervasa 
di dolci sentimenti. 

« Sorgi, o Gerusalemine, dal tuo sonno, e 
apri gli occlii alia novella luce, die ti cir- 
conda e t'investe; che gia e spuntato iul 
tuo orizzonte il sospirato Sole di giustizia 
e onnai si vede splendere sul tuo capo la 
gloria del Signore... E vedrai immenso stuolo, 
non solo di plebe, ma di grandi e di re cam- 
minare dietrola novella luce e rimirar I'astro 
spuntato su te... Allora vedrai; si stupira e 
gioira il tuo cuore, perche nazioni formida- 
bili e genti d'oltre mare verranno a te. Le 
tue contrade si vedramio gremite di cam- 
melli e di dromedari di Madian e di Efa, ca- 
richi d'incenso e d'oro, che a te a\Tanno ap- 



portati i \daggiatori di Saba, mentre cele- 
brano con lodi il Signore » (Isaia, L,X). 

In tale profezia, nella quale si allude a 
re e a popoli, a potenti e a duci, a doni e a 
lodi, e adombrata la vocazione dei Magi e 
delle genti alia fede di Gesu Cristo. Anzi la 
chiamata dei Magi e, secondo la Chiesa, fi- 
gura, pegno e principio della vocazione dei 
Gentili; la Sposa di Cristo parla a Dio della 
Stella come mistero e mezzo della pietosa ri- 
velazione che I'etemo Padre fece, nell'Epifa- 
nia, del suo Unigenito a tutte le genti. I Magi 
non sono dvuique persone private senza rap- 
presentanza, ma pubblici ambasciatori; sono 
le primizie dei Gentili, come i pastoii erano 
primizia dei Giudei, che dovevano quindi 
entrar nella Chiesa. L'Epifania e dunque la 
festa particolare dei popoli, che dal gentile- 
simo vennero alia verita del Cristianesimo. 

iVIa, come osserva S. Leone, i benefici ef- 
fetti dell'Epifania non sono limitati al 
giomo, in cui si compi il mistero. Ogni volta 



che i pagani si convertono a Cristo, la luce 
della fede che illumina le loro menti im- 
merse nelle tenebre, e come il riflesso dell'an- 
tica luce, che illumino 1 Magi, e il raggio dello 
stesso astro che anoora brilla e si perpetua 
nel mondo spirituale ripetendovi gli stessi 
prodigi di rischiarar le intelligenze, di muo- 
vere gli animi, d'infiammare i cuori, di 
guidar gl'infedeli al riconoscimento e al- 
I'adorazione del vero Dio. Ma mentre, come 
osserva S. Gregorio, i Magi furono chiamati 
a Gesii per mezzo dell'astro materiale, gl'in- 
fedeli invece, che sull'esempio dei Magi ven- 
gono a Lui, sono chiamati dai missionari. 
Ouesti pertanto sono per gl'infedeli cio che 
la Stella fu per i Magi, cioe luce che illumina, 
parola di verita e di giustizia. Percio Da- 
niele annunzio che « coloro, i quali insegnano 
a molti la giustizia, rifulgeranno come stelle 
nella eternita ». Cristo stesso disse agli Apo- 
stoli, primi missionari: Voi siete la luce del 
mondo... Risplenda la vostra luce dinanzi 
agli uomini. 

La Stella dei Magi non e dunque tramontata, 
ma continua a brillare e cosi di continuo nuovi 
Magi vengono dalle ombre di morte a pro- 
strarsi dinanzi al Cristo « via, verita e luce ». 




INTENZIONE MISSIONARIA PER GENNAIO: 

Pregare per i cristiani separati 
dalla Chiesa, nelle Missioni. 

Rlsulta che in Asia ci siano 3.700.000 prote- 
stanti e in Africa 3.600.000. Questi cristiani dissi- 
denti, divisi in varie sette, appresero dall'esperienza 
quanta nuocerebbero alia propagazione della reli- 
gione cristiana i loro dissensi; cercano quindi 
I'unione. Nel dicembre del 1938 i protestanti 
si radunarono in un congresso internazionale in 
Tambara, presso Madras, al quale parteciparono 
470 delegati appartenenti a settantadue nazioni. 
In quell' adunanza si decise una piii stretta col- 
laborazione. 

Preghiamo pertanto affinche, mossi dal desi- 
derio dell'unita e della pace, i dissidenti possano 
entrar nella vera Chiesa. 




Veduta panoramica di Betlemme, la cittadina natia di Gesii. 



"xlW* ^eUc^ dJu tnMUe' ffdfUU&ttoiui' ! 



»» 




-{f -tr ir -ir -If -if 

•ir 



Tutte noi, figlie sue dell'In- 
dia, Siam, Ciua e Giappone 
sappianio quanto si deve alia 
sua materna bonta, alia sua 
prudenza e saggezza! La carita 
di Suor Cogliclo era cosi sem- 
plice e silenzicsa! 

La sua grande fede le faceva 
coDsiderare ogni avvenimento, 
sia Heto che triste, alia luce di 
Dio; senza mai fermarsi nelle 
difficolta, sempre lieta e sorri- 
dente ella seguiva con fedelta 
la via che la divina Provvidenza tracciava rel 
campo missionario. Era una guida sicura e 
solerte alle sue Suore, che incoraggiava Dell'a- 
postolato con bonta e carita. 



Dal i6 di aprile al i8 di maggio del 1939, 
giorni di piii intenso calore in Indie, questa ge- 
nerosa figlia di Maria Ausiliatrice giaceva im- 
mobile su di un bianco lettuccio, nel piu grande 
ospedale di Madras. In pochi giorni, il caso di- 
venne allarmante per i dclori e sofferenze inde- 
scrivibili, ma il sorriso della rassegnazione non 
•sficri mai sulle sue labbra, ne mai un lamento le 
usci dalla bocca. Le sue figlie pregavano, suppli- 
cavano per ottenerla la tanto sospirata guari- 
gione. Invece Suor Cogliolo non prego per gua- 
rire; forte di una fede incrollabile mai la si vide 
triste, anzi nei suci occhi sereni c'era un river- 
bero di pace celeste Era sempre calma e serena 
come un Angelo del Paradiso. 

Ripeteva spesso* Dominus est! IJ il Signore! 
Lasciamo che si compia la sua volonta! 

E s'interessava di ciascuna delle sue figlie 
a tutte voleva parlare, dar loro i suoi ultimi 
ricordi e consigli. I giorni passavano trepidant! 
e angosciosi per tutte le sue figlie vicine e lontane. 
In tutte le Case dell'Ispettoria si pregava, si 
offrivano a Dio dei piccoli e grandi sacrifici, per 
la Madre ispettrice inferma, ma il male progre- 
diva sempre piii. Percio la vera religiosa e I'eroica 



Suor Cogliolo. 



Missionaria passava giorni di 
martirio, quantunque restasse 
calma perche in un completo 
abbandono in Dio. A quelle 
che I'as-sistevano diceva: 

— La volonta di Dio e sem- 
pre stata il mio ideale fin da 
bambina. 

Alle direttrici delle Case vi- 
cine, accorse al suo capezzale, 
diceva: 

— Dite alle Suore e a tutti 
che facciano sempre bene la 

di Dio, perche questo solo li 



santa volonta 
render a felici. 

E quando il male, refrattario alle piu intelli- 
genti cure mediche, I'aveva convinta dellapros- 
sima sua fine, non un'ombra di tristezza o di 
pena passo su quel viso pieno di bonta. Al con- 
trario una gicia indescrivibile, che fioriva da un 
vivo e ardente desiderio del Paradiso, le trasu- 
manava il vclto. Tale desiderio lo espresse 
con queste parole: 

— Come sono contenta di morire missionaria 
in India! Ditelo, ditelo che sono felice di morire 
Missionaria. — Pci, per consolar le sue figlie 
piangenti: 

— Lasciate ch'io vada in Paradiso; di la potr6 
far di piu, potro aiutarvi maggiormente, saro 
sempre con voi... Oh, quanto preghero per vol dal 
Cielo, per le veneratissime Superiore generalizie, 
per i Superiori, e per la nostra amata Congre- 
gazione. 

Si sentiva felice perche amata dal Signore 
con amore di predilszionc. 

Nelle prime ore della festa dell'Ascensione 
scese 1' Angelo dal Cielo a prendersi il piu bel 
fiore della nostra Ispettoria: I'anima bella, pri- 
vilegiata di una geuerosa e forte Missionaria, che 
passo amata e venerata da quanti la conobbero. 
Ella passo praticando e insegnando tutte le vir- 
tu, ma soprattutto la fede e la carita. 

Suor Teresa Merlo. 

Missionaria in India. 



if -ir tr ^ -if if -tr ir ^ ^ -if -tr -{f -(t -fr -(r ■ ^ ir -tr ir -ir <t -ir -ir ir -ir it -(r -ir 

OGNI ABBONATO di "GIOVENTU MISSIONARIA" 

sia un entusiasta propagandista del periodico! 



J 



I J a quando la morte gli ghermi la 
giovine mamma, non im sorriso, non ima 
carezza per questo piccolo Giovannino. Suo 
padre ha avuto sempre le vene coLme di 
aceto e non ha fatto altro che coprirlo 
d' improper! e di percosse. 

Lo vendette e rivendette e ora, avendolo 
nuovamente in casa, si svelenisce contro di 
lui per non aver trovato chi glielo paghi sia 
pure im soldo. 

— lo stento la vita e tu mi sei sempre 
tra i piedi per domandarmi del pane. Ti 
vender© ancora. 

B la dura manaccia percuote pivi volte le 
guance ormai smvmte di Giovannino. 



— Sei sempre cattivo con me, ma io 
fuggiro lontano... Andro in cerca di un 
cuore, che mi ami. — Cosi il ragazzo. 

B cosi ogni giomo, per settimane e setti- 
mane, finche mia volta... 

— Ma perche mi batti sempre ? Mi f arai mo- 
rire! Perche non abbandoni il gioco, il vino? 

L'uomo si adira, afferra un randello e lo 
vibra una, due, pivi volte sull'impaurito fan- 
ciuUo. 

— Papa! Papa! 

Ma il bruto non ascolta e continua a 
battere. D'improwiso il piccino cade dolo- 
rante al suolo; si contorce e spasima, invo- 
cando la mamma. 



(Dal vero) 



31^ iwla 




II protagonista del racconto k 
contrassegnato dalla freccia. 



Eccolo li, povero Giovannino, sul suo 
povero lettuccio, nell'angolo piu b'jio, 
sempre buio, della stanza. Lui, 11 fanciullo 
paffutello e vivace, dallo sguardo profondo 
e dalla voce acuta come il trillo dell'allo- 
dola in volo. Oh, come rammenta i bei giomi 
passati lieti sul suo capo di bimbo, nella 
gran casa delle Suore, con la Madonnina 
che gli sorrideva di tra le aiuole del giardino! 
Ricorda Suor Maria che ne ammansiva, lui 
inconscio adesso come allora, la bollente e 
capricciosa infanzia imbastardita dalle cru- 
delta di ^m padre imrmano. Come ricorda i 
bei giomi passati, caldi di cure e di affetti 
in casa Juson, religiosissima, nella gran pace 
e serenita dei campi, tra coltirre di cocchi e 
di banani, con sempre im frutto o xm pa- 
nino rosaceo da mordere c<3n i suoi dentin i 
bianchi! 

Ora ha il viso scarno, le occhiaie infossate 
e violacee, lo sguardo semispento, il re- 
spiro affaiinoso. 

— Papa, dammi da bere! 

— L'acqua e fangosa. 

— Brucio dalla sete. 

— Ti passera. 
Altre volte: 

— Papa, ho fame. 

— Non c'e piu pane m casa. 

— Chiedilo ai vicini: sono tan to buoni! 

— Sono buoni... Mi chiamano cane e a 
me non darahno un boccone. 



Passano vari giorni. 

— Papa, stammi vicino. 

Un essere senza espressione e senza amore, 
un'ombra immobile gli e seduta accanto. 

— Papa, ch'io ti guardi! 

— Non vedi die sono qui? 

— Papa, ti ho sempre voluto bene, lo sai ? 
Risponde un grugnito. 

— Oh, come sei cattivo! 

Nuvole imniani solcano il cielo, sospinte 
da un vento possente e foriero di pioggia. 

— Papa, lascia ch'io ti stringa la mano. 

— Ti fara male. 

— Oh, no! Mi sembrera anzi di stringere 
la mano della povera mammina. ^ 



Gii parla di Dio, 
soltanto di Dio... 




iLclV oMj^jdjix 



II sue piccolo essere ormai disfatto ha 
ancora qualche sussulto. 

— Papa, io ti lascio .. Mi perdonerai se 
qualche volta ti ho dato dei dispiaceri? 

II cielo si fa sempre piu greve di cupa nu- 
volaglia. Coniincia a piovere quando viene 
il prete col suo ombrellone di carta oleata e 
11 libro di latino in mano. 

— Dov'e il mio piccolo angelo? — dice 
entrando. 

II viso di Giovannino si ravviva di gioia. 

— Oh, siete venuto. Padre ? Grazie per tanta 
bonta. Io sto male, sapete? Molto male... 

Gli prende la mano e gliela bacia e ribacia. 

II missionario, esperto ormai di bimbi maci- 
lenti e ammalati, si accorge clie I'anima del f an- 
ciullo corre a grandi passi verso la soglia del- 
I'etemita. Gli parla di Dio, soltanto di Dio. 

D'xm tratto il malatino alza al cielo le 
braccia risecchite, dilata gli occhietti di 
mandorla ed esclama: 

— Oh! E tomata la Signora di ieri, la 
Madonnina die sorride sempre ai bimbi, nel 
giardino delle Snore. Papa, com'e bella! 

Abbassa lentamente le braccia e le in- 
crocia sul petto. Poi canta. Poi ride. Ora 
la pioggia tambiu-ella sul tetto di foglie di 
cicadea e sferza i rami dei cocchi. 

— La Madonna se ne va... Oh, perch^? 
Lascia cadere le braccia lungo i fianchi e 

si assopisce. Poi si riscuote, riapre gli occhi 
ed esclama: 



— Papa, non vedi com'e pieno d'oro il 
cielo? Che scie luminose a occidente! 

Uno schianto fragoroso di folgore intimi- 
disce I'uomo, die si alza e volta la faccia al 
suo piccino. 

— Suor Maria! Madonnina santa, vengo... 
Papa, me ne vado... 

— Giovannino! Giovannino! 

Continua a piovere, ma gia a occidente 11 
sole squarcia le nubi e versa sul campi lucci- 
canti di tremole acque un fascio liuninosis- 
simo di raggi d'oro. 

Sac. GrosEPPE M. Fori<azzini, 
Missionario salesiano. 

C. PozzoNi. — FRENESIA INFERNALE. - Edi- 

trice « La Sorgente ». Viale Romagna 51, Milano. 

In questo elegante libro artisticamente decorato, 
I'A. tratta importantissime question! sociali. Mette i 
vizi alio sbaraglio, indicandone le cause e gli effetti. 
Attraverso a questc 250 pagine, come attraverso a un 
prisma, il lettore puo studiare la societa moderna nelle 
sue luci e ombre e ritrarne delle utili lezioni per la 
vita. Libro per tutti, del massimo interesse. 

PiERO BiANCHi. — LEONARDO il prectirsore di 
mirabili conqiiiste. - Ed. Vallardi - Milano. 
Magnifico volume di gran formato, ricco d'illustra- 
zioni e rilegato alia bodoniana. Esso e dedic:>.to ai 
giovani e offre una lettura piu interessante di un rac- 
conto meraviglioso. Nelle sue 158 pagine, I'A. narra 
la vita di Leonardo da Vinci, uno dei piii grandi geni 
deU'Italia e del mondo, e ne illustra la multiforme 
opera con uno stile accessibile alia gioventu. Autore ed 
Editore collaborarono in un libro veramente pregevole. 



5 



^cstc gtapponcsi 




Ragazze e ragazzine son vestite con il « kimono »... 

Straordinarhi e la varieta di riti e feste nelle 
varie religioni del Giappone; solo il buddismo vi 
conta una cinquantina di sette; il shintoismo ne 
ha altrettante; si e qui in mezzo a una tale va- 
rieta di costumi e di pratiche, che pur scrivendo 
giorno per giorno, senza fare altro lavoro, non 
si riuscirebbe a registrare ogni cosa. II « folclo- 
rismo giapponese poi e cosi caratteristico, ar- 
ristico e nobile, che noi, pur essendo gia da 
anni abituati a queste scene, le troviamo seni- 
pre belle e nuove. 



II Capodanno e una festa di colori, che per- 
vade tutti di gioia, la quale regna in seno alia 
famigJia, si spande per le strade, per i crocicchi, 
tra i gruppi dei ragazzi e degli adulti. Benche 
tutti i negozi siano chiusi, I'ornamentazione 
per la circostanza da un tono di gaiezza anche 
alle case piu povere; davanti a ogni porta vi 
sono piantati due « kado-matsu » ossia due pini, 
a cui scno aggiunti alcuni banibii tagliati obli- 
quamente, cosi da sembrar canne d'organo; a 
questi bambii si aggiungono un ramo di pino e 
qualche foglia di canna; una corda di paglia lega 
tutto quel verde; qualche striscia di carta.taglia- 
ta secondo il rito shintoista, completa la deco- 
razione. AU'entrata di tutte le case, si disten- 
dcno dei grandi drappi dai colori nazionali: il 
rosso e il bianco; ragazze e ragazzine sono vestite 
con il « kimono » delle feste: graziosi il « naga- 
sode » e il « kimono » dalle maniche che arrivano 
fino a terra; caratteristico il « kimono » dai co- 
lori sgargianti, dalla fascia di un rosso-scarlatto 
con riflessi d'oro. Dappertutto un gridio fe- 
toso, un trillare di bambini felici; il primo del- 
I'anno e dedicate al gioco tradizionale del «hago- 
ita ». Usso consiste in una assicella, con cui si 
getta in aria una pallina, alia quale sono attac- 
cate alcune piume. I ragazzini e le bimbe giocano 
e cantano con la faccia rossa, lo sguardo fisso 
sulla pallina, finche questa non cada a terra. 
11 « hagoita » passa allcra in mano al giocatore 
seguente e il canto ricomincia; cosi davanti a 
tutte le case, tanto all'entrata elegante delle 
ville signorili ccme davanti alle case delle fa- 
niiglie modeste, tutti giocano; grandi e piccoli; 
i piu piccoli si accontentano della trottola e del 
cervo volante. Passata la festa, tutto sparisce: 
cervo volante, « hagoita », « kimono » e « kado- 
matsu »: bambini e bambine rivestono le divise 
fissate dalle scuole, e si danno alio studio in at- 
tesa di un'altra festa. 

D. Mario Marega 

-Miss. sal. in Giappone. ^ 



Pubblicazioni degne della massima diffusione: 

LETTURE CATTOLICHE, fondate da D. Bosco. Dodici interessanti volumetti ameni, agiografici, cultu- 

rali. Abbonamento annuo L. 12,50. - S.E.I. - Torino. 
RIVISTA DEI GIOVANI, diretta dai Dott. D. A. Cojazzi. Una rivista meravigliosa per la cultura e la 

vita cristiana, ricca di articoli educativi e istruttivi. Abb. annuo L. 10. Chiedere saggi alia S. E. I. Torino. 
CATECHkSI, diretta dai Dott. D. G. Luzi. Interessante rivista culturale per i docenti di religione. 

Abb. annuo L. 12. Editrice S.E.I. - Torino. 
L'AMICO DELLA GIOVENT17. Ottimo quindicinale per gli studenti delle scuole media. Abbonamento 

annuo L. 12,50 all'Istituto salesiano 5. Gregorio (Catania). 



6 




LA INIUOYA 
ILL A 



Lucente sopra i monti e sulle case, 
una Stella s'aperse come un giglio, 
SI che d'un grande evento i cuor persuase. 



Dell'ori'ente in sull'estremo ciglio 

la scorsero tre Re; ecco ognun s'avvia 

seguendo I'astro suo del buon consiglio. 




Pel bianco mar senz'acqua e senza ombria 
giunsero ai monti della Palestina: 
la Stella stette sopra una macia. 



Ed era qui la Maesta divina 

Iddio umanato; che nei Cieli splende, 

all'aspro vento esposto ed alia brina. 




L'incenso, che in soavi nubi ascende, 
e I'oro che rifulge come raggio 
chiaro di sol, la mirra che difende 
da corruzion Gli offersero in omaggio. 



Sol non gradi dell'oro lo splendore, 
e come piu ii traesse altro miraggio: 
— Datemi... — parea dir — il vostro cuorel 

D. Melchiori. 




Gli Angeli, con celesti armonie, conci- 
liano il sonno del loro grazioso Reuccio. 



I Libri sacri non ci offrono precisi dati crono- 
logic) suUa nascita di nostro Signor Gesu Cristo. 
Sappiamc tuttavia che regnava allora Erode il 
grande, il quale mori verso I'aprile dell'anno IV 
avanti I'Era vclgare. 

Tenendo conto che il monarca, affetto forse 
da cancro intestinale e da diabete, trascorse le 
ultime sue settiniane a Gerico ; calcolando 
che la strage degli Innocetiti era stata da lui or- 
dinata qualche tempo dopo I'arrivo dei Magi in 
Gerusalemme; avendo inoltre riguardo al fatto 
che Erode, dopo essersi informato diligetitemente 
da essi circa il tempo dell'apparizione della Stella 
prodigiosa, aveva ordinato I'eccidio di tutti i 
bimbi del territorio di Betlemrae dai due anni 
in giu, si viene alia deduzione che la nascita tem- 
porale di Cristo debba riportarsi almeno cinque 
anni prima dell'ISra volgare stabilita da Dio- 
nigi il piccolo, tra gli anni 747-749 di Roma. 

Tra I'arrivo dei Magi a Gerusalemme e I'appa- 
rizione del nuovo astro, Erode fece un calcclo 
alquanto largo, ordino la strage degli Innocenti. 
Restringiamo pure questo calcolo, tenendo inol- 
tre conto che i Magi ritrovarono la sacra Fami- 
glia ancora a Betlemme, dove era ritornata dopo 
la Purificazione di Maria a Gerusalemme. Ripen - 
siamo che gli Orientali, specialmente quando 
viaggiano, non hanno mai la fretta degli Occi- 
dentali! La caro.vana dei Magi, con i loro servi e 
con le casse dei loro tesori, pote impiegar pa- 
recchie settimane di cammino, prima di arrivare 



La carovana dei 
Magi impiegd pa- 
recchie settimane... 




alia Corte di Erode. Qualche altro tempo sara 
pure trascorso tra I'apparizione dell'astro prodi- 
gioso e la determinazione dei Magi alia partenza, 
la formazione della carovana e i preparativi. 

Se Erode mori tra il 13 marzo dell'anno IV 
avanti Cristo e il 14 Nisan (21 aprile) successive, 
cjuando in quell'anno ricorse precisamente la 
Pasqua, nulla cronologicamente vieta che i Magi 
siano giunti a Gerusalemme verso il principio 
del gennaio precedente. 

Narra San Matteo nel Vangelo che, quando i 
Magi annunziarono la nascita del Re a Erode, 
questi se ne turbo con tutta la citta di Gerusa- 
lemme. Questo particolare psicologico e esatta- 
mente storico. Infatti Erode, gia divorato dal 
cancro, allora non vedeva, ne sognava altro che 
congiure contro la sua corona. Quando man- 



do i Magi a Betlemme, egli gia non poteva piu 
muoversi, e si faceva trasportare in seggio. 

Aveva appena repressa una insurrezione popo- 
lare contro di lui, quando fece bruciar vivi con 
due Dottori un largo gruppo di audaci giova- 
notti, i quali, essendosi sparsa la voce della sua 
morte, si erano affrettati a sfregiare a colpi di 
scure I'insegna aurea dell'aquila romana, die 
il re aveva apposta al frontone del Tempio del 
Signore. 

In previsione poi della sua vicina morte, Erode 
aveva fatto rastrellare e racchiudere nell'ippo- 
dromo di Gerico i notabili dei vari paesi del suo 
regno, perche alia prima notizia della sua dipar- 
tita da questo mondo anch'essi fossero uccisi, 
« affinche — dice va— per un motivo ol'altro tutta 
la Giudea allora piangesse e prendesse il lutto». 

Cinque giorni prima della sua morte, fece tru- 
cidare il proprio figlio Antipatro per mano dei 
lancieri. In tale ambiente di crudelta e di libi- 
dine. la strage degli Innocenti rientra esatta- 
mente nello stile del governo di Erode, sopra- 
tutto nei suoi ultimi tempi di malattia e di esa- 
sperazione. 

L'Epifania del 6 gennaio. 

La tradizione liturgica, che celebra nel mese 
di gennaio I'arrivo dei Magi a Gerusalemme die- 
tro il segno prodigioso dell'astro luminoso, e 
antichissima e la si ritrova ormai tradizionale 
nel secolo III. Oltre al significato storico, aveva 



anche un senso simbolico e apologetic©, perch^ 
con i miracoli della Colomba celeste, apparsa sul 
Redentore presso la riva del Giordano, con il 
prodigio dei paiii e dei pesci moltiplicati per 
cinquemila persone, dell'acqua cangiata in vino 
nelle nozze di Cana, la Chiesa intendera di di- 
mostrare, innanzi alle nuove generazioni cri- 
stiane convertite dal paganesimo, la divinita di 
Colui che era adorato dai Magi in carne mortale. 

Piu tardi Roma, per contrapporre alia festa 
astronomica della nascita del Sole-Mitra, cele- 
brata il 25 dicembre, il culto di Cristo vero Sole 
di giustizia, sdoppio quasi il contenuto simbo- 
lico della solennita del 6 gennaio dell'Epifania 
del Signore, anticipando la festa della sua Na- 
scita temporale a Betlemme il 25 dicembre. 

Iv'autorita di Roma fece si, che quasi subito 
la novella festa venisse accettata anche in Orien- 
te: non pero in modo tale, da diminuire la solen- 
nita veramente primitiva e originaria della Teo- 
fania del 6 gennaio. 

Card. Schuster. 

Nell'attraente romanzo IL RE DELLA LUCE 

e narrata la storia dei Magi, alia quale sono in- 
trecciate le graziose vicende del pargoletto Gesii. 
Ed. « La Sorgente » Viale Romagna 5 1 , Milano, L. 9. 

C. Angelini — INVITO IN TERRASANTA. 

Pagine pervase di alta religiosita. Ed. <iAncora», 
Milano L. 6. 




tcx cavatHvx cinest 



Diceva un sapiente cinese, che la maggior 
parte delle questioni sorgono perche alle parole 
non si da un unico e precise significato. Spesso 
il tono della voce, il lampo degli occhi o un gesto 
influiscono a cambiare significato anche ai 
termini piii comuni; sicche talvolta anche nel- 
I'espressione piu innocente si puo intuire il 
fuoco della passione, la fredda malizia del sot- 
tinteso, la caustica crudelta dell'ironia. 

Ma finche si parla a quattr'occhi, escluso 
pero il telefono fatto apposta per causar ma- 
lintesi, qualche volta, a forza di ripetere e di 
afEannarsi, si riesce a farsi comprendere; ma 
il peggio awiene quando si scrive. 

Chi legge, se vuol capire, deve mettersi nelle 
condizioni psichiche di chi scrive; per poter 
vedere quello che vede lo scrivente, dovrebbe 
mettersi i suoi occhiali; dovrebbe, insomma 
cercar di ragionare con lui, o meglio, lasciarsi 
guidar dallo scrivente nella interpretazione deUo 
scritto. Ma perch^ cio in pratica non e possibile, 
ecco malintesi, cantonate e quindi contese. 

Questo certo non avverrebbe se si potesse 
fotografare il pensiero ossia esprimere con im- 
magini il pensiero stesso. Cio sembrerebbe pue- 
rile e quasi impossibile; eppure i nostri ante- 
nati usarono appunto caratteri figurativi. Tali 
sono appunto i caratteri, che i giapponesi ri- 
cevettero, con molta della loro cultura, dalla 
Cina. Questi caratteri, almeno in origine, erano 
rudimentali pitture deU'idea. 

Quando per esempio gli antichi giapponesi 
scrivevano a un mercante che mandasse loro 
una gallina, disegnavano su di un cartoncino 
un bipede pennuto; se invece desideravano vm 
maialetto, disegnavano un quadrupede con 
tanto di codino a ciambella. Cose da porci... 
rimedio! 

Secondo le cronache cinesi, circa quattro- 
mila anni fa, un certo Soketsu, dopo avere os- 
servato le impronte che i galli lasciano cammi- 
nando sul terreno moUe (scrittura da... gallina!) 
intui la possibility della scrittura a caratteri. 
Ma piu probabilmente quel cinese si valse di 



« t'' t^^-' 




segni convenzionali gia esistenti, dando a essi 
un'impronta piu estetica e piu facile per la 
riproduzione. Comunque sia, questo sistema 
figurativo e assai difiicile; sicche per imparar 
bene la scrittura cinese occorrerebbe la memoria 
del poliglotta Card. Negrofanti, tanto sono 
complicati gli ideogrammi di questa lingua. 
Intanto anche questa difficolta impedisce al 
missionario di dedicarsi subito all'apostolato. 

Bisogna pensare che mentre con le nostre 
ventiquattro lettere dell'alfabeto trascriviamo 
anche la Divina Commedia, i giapponesi in- 
vece devono conoscere tanti segni quante sono 
le parole che vuole scrivere. 

I caratteri hanno inoltre subito una deter- 
minata evoluzione, sicch^ attualmente bisogna 
ragionarci o meglio sofisticarci sopra per in- 
dovinar I'imniagine della cosa, che essi espri- 
mono. In tali caratteri si riscontrano tracce 
di quelli cuneiformi, propri dei mongoli, i quali 
per indicare a esempio il sole disegnavano un 
cerchio col relativo centro; per indicare la luna, 
un mezzo cerchio, per esprimere I'idea di un 
monte, disegnavano tre cime, per indicar I'ac- 
qua, tracciavano delle linee serpentine, per 
dar I'idea di un albero, disegnavano una retta 
con due rami. 

Ma i caratteri foggiati secondo la forma degli 
oggetti piu comuni sono i piii inteUigibili e piu 
semplici, quando invece si tratta di esprimere 
idee astratte, allora il problema si complica. 
Come si fa, per esempio a rappresentar I'idea 
del colore e quella dell'eternita? Eppure i cinesi, 
gente perspicace, hanno pensato anche a questo: 
il pennello, col quale scrivono, fa dei veri pro- 
digi, ma il piu difficile e interpretare i relativi 
geroglifici, quasi tutti enigmatici. 

Intanto i cinesi misero insieme in complesso 
circa cinquantamila segni; i vocabolari anche 
piu voluminosi ne contengono pero appena 
diecimila e in pratica un giapponese puo rite- 
nersi dottissimo se ne conosce meta con tutte 
le rispettive composizioni, che sono addirittura 
innumerevoli. - <l 

A nostra consolazione quindi, quando si 
conoscono tremila caratteri, gia si puo leggere 
qualsiasi giornale. Che questa poi sia una con- 
solazione, ^ assai discutibile, perche ogni ca- 
rattere e suscettibile di diverse pronunzie se- 
condo la vicinanza di altri... coUeghi, allora, 
chi, come il sottoscritto conosce poco il giappo- 
nese, crede di capire e invece, anche senza an- 
dar a pescare, prende dei... granchi a... secco, 
che talvolta sono proprio... seccanti. Ma ci vuol 
pazienza c.morderci la 

f^ 111 i i< M lingua italiana, dacche 
f^l^ quella di un italiano non 

^2 P'^o essere lingua giap- 

* ponese. Vi pare? 



D. Pederico Barbaro 
Miss. sal. in Giappone. 



Caratteristico atteggia- 
mento degli scolaretti ci- 
nesi alle prese con i pen- 
nelli da... scrivere. 




I selvaggi sono molto sospettosi degli europei.. 



^f^OM^ehiu^O'ti^ 4^tdi%l(^M^ 



II Tibet ha sempre esercitato una misteriosa 
attrattiva su tutti gli esploratori e Missionari. 
Nel 1850 arrivo in Assam un sacerdote francese, 
P. Nicola Krick delle Missioni est ere di Parigi, 
che da Gauhati si mise in canimino verso il 
Tibet. Marciava da solo, armato del suo corag- 
gio, di una croce, di una bussola e d'una cas- 
setta di medicinali. Arrivo al punto dove il Bra- 
maputra sbocca nel piano, dopo aver percorso 
un migliaio di cliilometri nelle valli dell'Ima- 
laia. A quel tempo le sorgenti di quel fiume 
erano piu misteriose di quelle del Nilo. II P. Krick 
si trovo in mezzo a una tribii selvaggia detta 
degli Abhors. Ecco come descrive le sue avven- 
ture: 

— Nessun europeo riusci mai a metter piede 
su questa regione; percio e molto difficile farsi 
un'idea della sua configurazione orografica. I 
selvaggi poi sono molto sospettosi degli europei. 
« Timeo danaos et dona ferentes ». Se permet- 
tiamo, COS! dicono, che un inglese entri nel 
nostro paese per un motivo qualsiasi, la falla 
e fatta; un'armata sara ai suoi calcagni. Ogni 
bianco, ogni naso un po' troppo sporgente, per 
loro e un inglese. Potete quindi immaginare 
quali difficolta io abbia incontrate per riuscir a 
entrare. La croce che io portava, simile a quelle 
del loro tatuaggio, e la mia riputazione di sacer- 
dote francese erano i miei unici passaporti. II 
mio ingresso fu accompagnato dalle cerimonie 
piu curiose, ch'io potessi mai immaginare. 



La cacc'ata dei diavoli. 

Diciotto giovanotti vennero a incontrarmi 
alle basi della montagna. Non avevo ancora 
fatto due passi, quando i tre piii giovani di quella 
banda si misero a coprire il mio corpo con foglie, 
cantando parole del tutto ostrogote per me. 
Era evidente che ■ volevano purificarmi e libe- 
rare il mio corpo da ogni diabolica influenza. 
Questo esorcismo doveva presto essere seguito 
da qualche cosa di piu pauroso e strano, per 
scacciare i diavoli piii terribili, che avevano 
resistito al primo assalto. Al temiine della fo- 
resta, mi fecero passare sotto forche caudine, 
fatte di archi e di frecce e decorate con ogni 
sorta di orribili mostri: diavoli trapassati da 
frecce, figuracce in ibridi attorcigliamenti. Tali 
mostri dovevano intimorire anche il piu osti- 
nato diavolo, che avesse osato oltrepassare il 
primo ostacolo. Le donne irruppero sulle porte 
per assistere al mio passaggio, e cosi fra due 
ali di curiosi spettatori, di bambini urlanti e 
di cani ringhiosi, fui condotto alia capanna 
del popolo, dove gia gli anziani mi aspetta- 
vano. 

II mio arrivo fu salutato da tale esplosione di 
urla selvagge che parevano tuoni; da fischi e ru- 
mori simili a una scarica di artiglieria. Era I'ul- 
timo assalto contro il diavolo, caso mai fosse 
ancora ben trincerato in me. Anche il diavolo 
piu... indemoniato avrebbe battuto in ritirata 



/ / 



a queH'assordante frastuono di voci. Ormai 
non c'era piu pericolo di spiriti cattivi e percid' 
io.ero a disposizione del pubblico. 

II parlamenfo. 

Fui subito circondato da uno stuolo di uo- 
mini e donne intenti a studiare ogni particolare 
della mia persona. La turba veglio Tintera 
notte; le pulci mostravano non minor ardore 
per attaccarsi alia mia pelle; naturalmente, as- 
sediato da tanti ospiti, non potei dormire a 
liingo. II giorno dopo, si tenne parlamento. 
Tutto il villaggio era convocato. I sei Capi se- 
devano nel centro. II presidente di questo rozzo 
Senato mi fece cenno di sedere alia sua destra 
e, seiiza complimenti, mi ficoo sulla testa nn 
elmetto di vimini, di una eiiorme grossezza, 
coronato con un batuffolo dipinto in rosso di 
peli di capra, un altro di peli di orso e due zanne 
di cinghiale, incrociantisi sulla mia f route. Era 
il segnale dell'apertura del comizio. Ci furono 
molti discorsi per esortare i membri del Con- 
siglio a dare il loro voto. Infine i Capi si appar- 
tarono per pronunciare il verdetto. Ritornarono 
con una risposta favorevole. 

— Migom (re)! — cosi mi dissero. — Siamo 
convinti che le tue in- 
tenzioni siano paciiiche; 
ti permettiamo percio di 
viaggiare attraverso il 
nostro paese. 

Ma io aspettavo I'ar- 
rivo del mio confratello 
e con gioia mi lasciaro- 
no abitare nel villaggio, 
purche curassi gli am- 
malati. 

Un medico improvvi- 
sato. 

Quando potei acco- 
modarmi nella nuova 
dimora, affluirono da 
ogni parte gli infermi. 
Questi poverini, quan- 
do sono ammalati, non 
usano medicine. A che 
pro? Le malattie scno 



II presidente 

del 

rozzo Senato... 



causate dai cattivi spiriti, o anche~dai buoni 
spiriti che essendo, secondo loro, molto irasci- 
bili, si vendicano per la minima mancanza. h'^- 
sorcismo e percio I'unico rimedio; i cattivi spi- 
riti devono essere cacciati e gli altri propiziati 
con sacrifici. Lo stregone, che presiede ai sacri- 
fici, e I'unico dottore. Mentre io scrivo, la mia 
stanza sembra convertita in un ospedale di am- 
malati incurabili. Qui vi e una gio vane ' donna 
dal braccio coperto da ulceri. 

— Come avvenne questo? 

— Tre anni or sono — rispose — ; il giorno 
in cui uccisi un topo. 

La e un povero scrofoloso, uno scheletro am- 
bulante. 

— Da quanto tempo siete ammalato? 

— Migom, io ero bello, grasso; un coraggioso 
guerriero; I'anno scorso lo spirito maligno entro 
in me e compi I'opera nefanda. 

Mi misi all'opera: purgativi, unzioni, qualche 
pillola operarono prodigi. Tale fu I'entusiasmo 
di quella gente, che un giorno mi voUero por- 
tare in trionfo. Cominciarono a credere che il 
solo contatto con le mie mani avesse efficacia 
curativa. 

— Tu sei il piu potente dondai (prete); nessuno 
spirito pud resistere 
a te. 

Povero me! Dovet- 
ti aver pazienza e 
toccare ogni cosa con 
le mie mani, anche 
le piu ributtanti fe- 
rite. Ma il diavolo, 
che non ha peggior 
nemico del missiona- 
rio, non si lascia vin- 
ceru facilmente. 

Novelli Don Chi- 
sciotfe. 

Un giorno, mentre 
gli uomini stavano 
lavcrando nei campi, 
il villaggio prese fuo- 
co. Accorsi sul luogo 
e grande fu la mia 
maraviglia nel ve 




dere uno o dua uomini ritti sul tetto di ogni 
casa con la spada sgiiainata, impegnati in una 
iiera tenzone contro il diavolo... fuoco. 

— Portate acqua! — urlai; ma per asco]- 
tarmi erano troppo assort! nella loro chisciot- 
tesca impresa contro il diavolo. AUora mi ri- 
volsi alle donne che ammiravano paciiiche il 
valore dei mariti e, con le buone e con le cat- 
tive, le mandai a prendere acqua. Ouando vi- 
dero cio che I'acqua faceva, corsero tutte .^1 
torrente. Anche i bravi Chisciotte, visto che 
I'acqua aveva piu valore delle sciabole, si appi- 
gliarono ai recipienti. Molte case furono cosi 
salvate e io fui I'eroe della giornata! Certamente 
il demonio del fuoco ha paura dell'acqua. II 
giorno dopo bisogno imprigionare lo spirito del 
fuoco. Le case bruciate furono cintate con em- 
bleini di spaventa-diavoli. Ma c'era pericclo 
che scappasse e si rifugiasse in qualche altro 
angolo del villaggio; percio tutti gli uomini ar- 
mati fino ai denti, fra il rullo dei tamburi e 
urla selvagge, si misero a cacciare a spada tratta 
I'invisibile diavolo entro la foresta. Le due fa- 
miglie, le cui abitazioni erano state preda delle 
fiamme, furono esiliate per un anno perche uc- 
celli di male augurio. 

Cadufo in disgrazia. 

Ma poco per volta quella povera gente, che 
vive sempre sotto I'incubo degli spiriti, venne 
in sospetto che la mia presenza potesse essere 
stata causa dell'incendio. La perdita di due 
vacche sacre aumento la diffidenza. Non sape- 
vano piu come fare; da una parte mi amavano, 
dall'altra la paura soffocava ogni sentimento di 
amicizia. Le cose peggiorarono di giorno in gior- • 
no, finche mi si diede I'ordine di partire. L'unica 
concessione, che mi fecero, fu di permettermi 
una guida per il Tibet. Ancora prima della par- 
tenza curai le loro ulcere e poi mi allontanai. 
Avevo il cuore gonfio, benche potessi alfine li- 
berarmi da quello sciame di pulci che mi divo- 
ravano. A notte, piantannno la tenda nella fo- 
resta. II mattino seguente scoppio un furioso 
temporale. Ouando ripigliammo il cammino, 
non potei fare a meno di rivolgere uno sguardo 
a quel villaggio, ch'io sentivo di amare. 

La corona. 

Pero il santo sacerdote non doveva piu ritor- 
nare. Raggiunto dal compagno, si mise in moto 
con gioia verso la meta. Ma un Capo della tribu 
Mishmi, che I'accompagnava, per derubare i 
missionari, uccise con una daga P. Krick, men- 
tre si chinava a cogliere un fiore. L'altro sacer- 
dote riposava ancora nella capanna: tento di 
fuggire, ma, raggiunto, colse anch'egli la palma 
del martirio. « Salvete flores Martyrum! ». Si 
erano guadagnata la corona di gloria che Gesu 
giusto giudice, promette ai suoi seguaci. Era 
I'anno 1853. 

Un giubileo d'oro. 

L' Assam continue ad aver visite periodiche 
di altri valorosi atleti, iinche nell'anno 1889, la 
santa Sede fondo la Prefettura apostolica del- 
I'Assam e I'affido alia Societa del divin Salva- 
tose. Nel 1890 giunsero a Shillong i Salvatoriani 




Donne intente a studiar ogni particolare... 

e incominciarono la nuova storia dell' Assam 
cattolica, che registro pagine gloriose. 

Quest'anno si celebrera dunque il giubileo 
d'oro della Missione assamese. Ma ancora quelle 
tribu Abhors, Mishmi, ecc. abitano nelle loro 
montagne e il sacerdote non le puo visitare. 
Si vedono tante volte discendere al piano. Al- 
cuni hanno un vestito di vimini intrecciati e 
strane acconciature di capelli e tatuaggi. Con 
loro chissa quante altre tribu vivono in continua 
paura degli spiriti cattivi! Solo in Gesu Cristo 
troveranno la liberazione. Intanto in Dibru- 
garh, la bella cittadina sulle rive del Bramaputra 
di fronte a quelle montagne che videro I'ero- 
isnio dei due primi apostoli, si stanno prepa- 
rando grandi feste per la benedizione di un ma- 
gnifico santuario al sacro Cuore. Dibrugarh 
sorge suUa via del Tibet e della Cina, come una 
sovrana, circondata dai colossi dell'Imalaya. 
Sara I'inizio del giubileo d'oro nel nome e sotto 
I'egida di quel Cuore, che tanto ama gli uomini 
e al quale i missionari contraccambiano I'amore 
fino aU'eflusione del loro sangue. 

i^ Stefano Ferrando 
Vescovo di Shi/long. 

Bono usciti il 7" e 8" volume della * Collana az- 
zurra » (abb. annuo L. 93) - Ed. « LaSorgente», 
Milano. 

SERENATA SULLA TOLDA del prof. D. 
IL PICCOLO EVASO R UcuccioNi. 

Ecco due perle preziose, aggiunte al radi'oso vezzo, 
che « La Sorgente » offre alia fanciullezza d'ltalia. 
Pagine .suggestive, elegantemente scritte e decorate, 
che conquidono, educano, istruiscono. Le simpatiche 
figure dei protagonisti, create da un maestro della 
penna, balzano vive dalla fantasiosa cornice d'inte- 
ressanti avventure, che si svolgono con tale natura- 
lezza, da sembrar vere. Sono due libri da chiedere 
come .itrenna di Capodanno! 



^S -^ 



II I3l OOOl O 

o^ r* o. 1 d o 



Sono quasi due millenni, dacche un re afri- 
cano — secondo la tradizione — si presento in 
Betlemme con altri due « Magi » ad adorare 
Gesii bambinc. 

Dalle sue terre infuocate vide la stella santa 
e parti. 

' La strada, ch'egli aperse, non si e piu rinchiusa: 
per quella via, milioni di africani vengono ad 
adorare Gesii. 

I primi di queste nere falangi sono i moretti. 

I Martiri dell'Uganda fanno onore non solo 
alia fanciullezza del continente nero, ma a tutti 
i ragazzi che vivono sulla terra. 




La maggior parte dei moretti sono bambini 
semplici e senza presunzione. 

Se conoscono Gesu, Lo servono. 
Oggi ve ne faccio conoscere uno. 



I/'abbiamo chiamato Franco, a ricordo di 
un benefattore d'Europa e anche perche, a 
vederlo con tanto di fucile, ha I'aria di un fran- 
co... tiratore! 

Non posso dire chi sia suo padre e sua madre, 
ne da quale tribu provenga. 

Arrive piangendo, accompagnato dal cate 
chista Zimmu. 

— - Donde vieni? 

— Di lontano. 

— E sai chi sono i tuoi genitori? 

— Sono cattivi... — E proruppe in pianto. 

* * * 
Franco ora e contento: fu il primo fiorellino 
deirOspizio « S. Pietro Claver »; e il capo e il 
fratello maggiore dei cinquanta orfanelh. 

— Franco, cosa farai nella tua vita? 

— Ma! — E, ridendo, mostra la chiostra dei 
denti bianchissimi. 

— Su, pensaci un po': fra qualche anno cosa 
vorrai fare? 

II moretto non osa parlare, ma si vede nelle 
pupille d'ebano passare splendente il suo intimo 
pensiero: divenir prete come te! 

Intanto da fiato alia tromba per arringare 
i suoi subalterni. Con il tempo, fara certa- 
mente... carriera! 

* * * 

II moretto mi si rivelo in due episodi, che rive- 
lano una fede ingenua e calda di amore. 

— Preghi qualche volta? 

— Si, ma pochino... — E sorrideva. 

— E che fai durante il giorno? 

— Conduco le capre al pascolo. 

— Le capre sono superiori a te? 

— No, perche io sono piu alto di esse. 

— Allora tu vali meno dell'albero, che e piii 
alto di te. 

— Ma io ho I'anima immortale; sono quindi 
superiore alle piante e alle bestie. 

Un altro giorno vidi in chiesa Franco, con un 
altro ragazzo piu grandicello di lui. 

Franco si afiannava, bisbigliando, a spiegargli 
qualcosa d'importante: ramico aveva gli occhi 
spalancati, che fissavano ora I'altare e ora il pic- 
colo maestro. 

Qualche ora dopo, Io interrogai: 

— Che cosa dicevi al tuo compagno? 

— Mansur e piu grande di me, ma non sa 
nulla: non sa neppur dove sia Dio. Io I'ho 
quindi condotto in chiesa per spiegargli che Dio 
si e fatto piccino piccino e abita nella cassetta 
d'oro dell'altare. 

* * * 

Franco tra qualche anno non si accontentera 
piu d'insegnare dov'e Gesii, ma Lo portera lui 
stesso per le contrade ardenti di sole. 

Quando dal seminario indigeno egli uscira 
prete, I'Afric^ avra un apostolo in piu. 

AtFA. 

Con tanto di fucile, ha I'aria 

di un franco... tiratore. 14 




(Punfafa 13*) 



ROMANZO DI E. GARRO 



Disegni di D. Pilla. 



RIASSUNTO — Una banda di pirati, condottt da 
Long, il « Dragone », da I'asnalto a Kou-peng, paesetto 
sulla sponda del « Fiume delle perle » e vi compie ucci- 
sioni, ladrerie, inccndi, Allontanandosi di Id, Long con- 
duce prigioniera con se la giovane cristiana Tan-ye 
(Luce d'aurora), la quale, durante il viaggio e nel paese 
dei pirati (Cohu-cian), da prove di ardimento e di sag- 
gezza cosi da meravigliarne il « Dragone », che, in una 
nuova spedizione, le permette di far parte delta banda. 
Ma essa, colta I'occasione, fugge da una sua zia, presso 
la piccola cittd di Lin-Ciou. 

CAPITOI.O IX 

Un nuovo assalto dei pirati. 

La zia di Tan-ye non abitava proprio a Sion- 
cion, ma in un \allaggetto vicino, a Tong; 
era una brava donna che aveva il marito de- 
dito alia coltivazione dei canipi e tre figlioli: 
Fung (vento) che, secondo il suo nome, non 
stava mai ferino; Tao (coltello), ch'era sempre 
fuori di casa, a sguazzare nel fiume come un 
pesce, e la piccola T sin-Kong (Purezza di cielo). 
Era una famiglia pagana, ma senza colpa: se 
avesse conosciuto il missionario o qualche per- 
sona che I'avesse istruita nella religione cat- 
tolica sarebbe presto diventata fedele seguace 
di Gesu Cristo. Quante famiglie, nell'immensa 
regione della Cina, si trovano in quelle condi- 
zioni! E come I'arrivo di un missionario e 
quindi per essi una provvidenza! 

Tao era sulla sponda del fiume in procinto 
di far un bel tuffo nell'acqua, quando vide av- 
vicinarsi la giunca di Si-Leng, con a bordo 
una perse na sconosciuta. 

Da molto tempo infatti la giovane mancava 
dalla casa della zia, dai tempi cioe in cui Tao 
non aveva che pochi niesi, e Tsin-Kong non 
era ancora nata. 

— Chi porti, Si-Leng? — grido il piccolo. 

— Una tua parente. La conosci? 

— Fammela vedere da vicino. 



Poi, senz'aspettare risposta, Tao si butto 
giu a capofitto, e, nuotando sott'acqua, emerse 
qualche istante dopo, tutto grondante, a due 
metri dalla barca. 

Tan-ye si sporse sorridendo e gli accenno di 
salire. 

— ■ Vieni su, Tao. Come ti sei fatto grandicello! 

II fanciullo si arrampico sul bordo, e stette 
li, in piedi, a guardare a bocca aperta la gio- 
vane. 

— Tu sei mia cugina Tan-yi, di cui ho sen- 
tito parlare qualche volta mia madre? 

— Si! 

— - Brava! E vieni a casa mia per far che 
cosa? 

« Luce d'aurora » sorrise, ma il barcaiuolo 
redargui il piccolo. 

— Non si fanno queste <iomande, maledu- 
cato! E) scappata dai pirati, e viene a casa tua 
per aiutarvi e per istruirvi. Hai capito? Questo 
devi dire a tua madre! E adesso ringraziala, 
salta a terra e accompagnala a casa. Andiamo, 
che mi bagni tutte le tavole! 

La barca aveva infatti toccato terra, e Tao, 
senza farselo ripetere, spicco un salto e fu giu. 

Si-Leng aiuto la giovane a scendere, la saluto 
augurandole buona fortuna, e ricomincio la tra 
versata per il ritorno. 

— Da che parte si va? — chiese Tan-yi al 
fanciullo. 

— Di qui... — rispose Tao, mostrando un sen- 
tiero e mettendosi a salterellare. La giovane 
gli tcnne dietro, finche vide tra gli alberi il tetto 
di una casa. Allora Tao si mise a gridare: 

— Mamma, e arrivata Tan-ye.' Corri, Fung.' 
Corri, Tsin-Kong.' 

Allora si aflaccio sulla soglia una buona don- 
na, con le mani sui fianchi, la quale al vedere 
il ragazzo tutto bagnato: 

— Ah, brutto marmocchio moccioso! — gli 
grido. — Cosi mi vieni dinanzi? Te I'ho detto 
tante volte di non buttarti nel fiume! Non sai 



^5 



die la sotto c'e Jim-lo-vong (il re dell'abisso), 
che ti piglia per le gambe e t'ingoia? Adesso 
pero ti piglio io! 

E fece I'atto di muoversi minacciosa verso di 
lui. Ma Tao si volto svelto per fuggire, dicendo: 

— Si! Accliiappanii, se sei capace! — E ando 
a sbattere tra le braccia di « Luce d'aurora » 
che se lo strinse al cuore, e disse benevolmente 
alia donna: 

— La, zia, perdonagli, povero piccolo! E 
un frugoletto come il mio fratellino Cieng! Ma 
e tanto buono! Si e buttato nell'acqua per me. 

Allora soltanto la donna si accorse della gio- 
vane; cambiando tono e illuminandosi di un 
cordiale sorriso, aperse le braccia per stringere, 
in un solo amplesso, lei e il bimbo, che si trovo 
quasi softocato da tanta amorosa espansione. 
Percio, sgusciato subito da quelle strette, Tao 
corse in casa a guardare che cosa bollisse nella 
pentola, che brontolava sul fuoco. 

La zia Scian-ye fu molto contenta di rive- 
dere la sua nipote, come pure Lo-Pa, il capo 
di casa, e il fratello maggiore e la sorellina di 




Scian-ye era una brava donna. 



Tao. « Luce d'aurora » ebbe per se una came- 
retta e si pose iin da quel primo giorno ad aiu- 
tare la zia nelle faccende di casa e nella cura 
dei bimbi, dopo aver pero raccontato, a tavola, 
le varie sue avventurose vicende e la dolorosa 
morte dei genitori. 

Ma ella provava in fondo al cuore un parti- 
colare dispiacere: caudle persone, grandi e pic- 
cole, che I'attorniavano erano buone, ma pa- 
gane. Percio, mentre Tan-ye pregava il vero Dio, 
esse bruciavano lisle di carta con sopra scritte in- 
vocazioni agli spiriti dell'aria e del fuoco, cre- 
dendo cosi di pregare. Risolse quindi di cate- 
chizzarli, e incomincio da Ts in- Kong, la piii piccina. 

— Sai, cara, che cosa significa il tuo nome? 

— Lo so. Vuol dire « purezza di cielo ». 

— Si, tu sei pura come il cielo sereno, ma 
c'e nella tua anima una brutta nuvola, che si 
fara piu grande a grado a grado che crescerai, 
macchiando la purezza del tuo bel cielo. 

— Non e vero, Tan-ye; io non la vedo. 

— Non si pud vedete, ma c'e in tutte le 
creature che nascono alia vita. Io pero conosco 
un'acqua che cancella questa macchia e rende 
davvero puri come il cielo sereno. 

— Dammi allora quest'acqua. Tan- ye! 

— Per ora non posso dartela, ma se tu vorrai 
istruirti nelle verita che t'insegnero, verra il 
momento in cui avrai quest'acqua meravigliosa 
e diventerai tiitta bella! 

— Si, istruiscimi, e fammi I'anima tutta 
bella! — esclamo contenta e fiduciosa la bimba. 

A Tao invece « Luce d'aurora » insegno il segno 
della Croce, con le parole: «In nome del Pa- 
dre, e del Figliuolo e dello Spirito santo ». Gli 
spiego il mistero dell'Unita e Trinita di Dio. 

Con Fung, il piu grandicello, dovette far 
delle lezioni di morale accessibili alia sua in- 
telligenza, lezioni che la zia e Lo-Pa ascolta- 
vano pure con interesse. Ma Z,o-Pa interrompeva 
spesso con obbiezioni e discussioni e Tan-ye, 
pazientemente, procurava d'illuminarlo. Cosi, 
quasi senza che se n'avvedessero, ella veniva 
formando quella faniiglia alio spirito cristiano, 
preparava le anime alia parola del missionario 
e ai sacramenti della giazia quando fosse ve- 
nuto il momento opportuno. 

Quanto bene puo fare, in mezzo ai poveri 
pagani, un catechista o una catechista, special- 
mente se indigeni! (Continua). 



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Bisenzo: Cuneo. 
Anagramma: verso - servo. 
Monoverlo: Sultano. 



LIBRI RICEVUTI 

A. MoRENO-C. Berka. — IL POEM A DBLVAIA. 
S. E. I. - Torino L. 9 

Lo scopo degli A. di questo grazioso volume illu- 
strato h di tratteggiare alcuni aspetti della vita degli 
animali domestici, che coadiuvano I'uomo nel lavoi 1 
della terra. Sono pagine serene, scritte con arte 
illeggiadrite da belle poesie. 

A. Berg. — LA TERZA VOLTA. - Ed. Salani - 
Firenze L. 5 

Romanzo per giovinette, nel quale I'A. si propont 
tini educativi. Sono pagine ricche di sentimento, in- 
tonate all'ambiente moderno e illuminate dalla fedt 
base della vita cristiana. Anche per il volume di: 
E. Ardel, REN ATA ORLIS, della stessa Collan;i 
e della medesima Casa editrice, si puo affermar< 
altrettanto: sono libri che illuminano, dilettano i 
istruiscono. 

L. RiGGio CiNELLi. — SULLA SOGLIA DELL'AL 
DI LA. (3»ed.) - Editore Agnelli- Firenze L. 10 
Pagine scritte con rara competenza e intenzionc 
devota, L'A. rivela in esse gli errori e i mali della 
societa e vi contrappone le verita e i rimedi della fede. 
E un importante lavoro apologetico, degno di consi- 
derazione. 

PiETRO Petroselli. — IL SOLE MALATO - Ed. 
Ancora - Piazza SS. Triniti, Milano L. s 

Forte romanzo per famiglie. Ben delineate le figure 
di primo piano: robusto ed espressivo lo stile. Un 
libro che si legge con piacere e profitto. Per adulti. 
R. UsiGLio. — IL DOTTOR FAUST - Ed. Para- 
via - Torino L. 9 

Volumetto decorato da Nicco; in esso I'A. racconta 
le prodezze magiche, eroiche e comiche del dottor 
Faust. £ una leggenda che puo dirsi il « dramma di 
tutta I'umanita ». Per studenti. 



T^& ek-%r^%rG>T\.txi.tr^ del oa-OoiaLtor*^ Bomba. 




DeSiderosi di darsi delle... arie, i tre soci ritornarono presso i niori che, invece di far loro la faccia... scura. 
caricarono aeroplano e aviatori su di un... rotabile per tentar la... ruota della... fortuna. Ma ecco \xn 
leopardo mettere in fuga di... Bach i franchi-tiratori... pedestri. Piantati cosi in... asso di... coppe, per noii 




essere... accoppati dal felino... intraprendente a mira di... naso contro I'elica, gli aviatori scendono in uno 
stagno, dove si trovano in... cattive acque. Trovati per6 due rinoceronti, s'impuntarono di servirsi delk 
punte del loro naso per spuntarla nella... liquidazione della loro incerta sitiiazione. \'edremo prossimamentt 
lome se la caveranno... (Covtimui). ■ 




1° Febbraio 1940 XVIII 

N 2 - AKNO XVIII - Pobblitai. mtMi'* 
Siudiziont » ibbtmirtDtt gsstali - CropfM 3 



Mi 



issionan 



in... 




trappola?! 



A chi deve risalire il fiume Sian Pet Kong 
per recarsi nella graziosissima cittadina di 
Lin Chow, il pensiero corre subito a Mons. Ver- 
siglia e a D. Caravario di venerata niemoria. 
Cio avviene non solo per il ricordo indelebile, 
ch'essi hanno impresso nei nostri cuori, ma 
anche per la circostanza che il fiunie e sempre 
infestato da briganti. Questa localita offre in- 
fatti un facile nascondiglio, perche le sue rive 
sono rivestite di quasi continue boscaglie di 
bambu. 

Tutti i j\Iissionari, che viaggiano per questo 
fiunie, hanno qualche avventura da raccon- 
tare, non esclusi neppure i nostri amati supe- 
rior! D. Ricaldone e D. Berruti, che si reca- 
rono in Cina come visitatori straordinari. 

Risalendo questo fiume, poco dopo la con- 
sacrazione di S. E. Mons. Canazei, io, D. Parisi, 
D. Geder e un prete cinese andammo a finire 
in... trappola. 

Si parti di buon'ora, proprio sulla stessa 
barca, sulla quale furono catturati Mons. Ver- 
siglia e D. Caravario. II viaggio, parte a piedi 
e parte in barca, non presento seri pericoli, 
ma non fu privo di difficolta. 

Arrivati sul luogo, dove furono martiriz- 
zati Mons. Versiglia e D. Caravario, avemmo 
una brutta sorpresa nel vedere, sulla sponda 
del fiume, un fuoco acceso e una dozzina di 
giovinastri armati e sdraiati sotto una grossa 
pianta. Senza dubbio erano pirati, ma noi, 
grazie a Dio, riuscimmo a passar quasi inos- 
servati. Cosi potemmo arrivare felicemente 
nella citta di An Kuon. La regione e comple- 
tamente in niano dei pirati, che la dominano 
da padroni incontrastati. Uno di essi, amico 
dei Missionari per aver avuto in passato un 
nipote nel nostro CoUegio D. Bosco di Shiu 
Chow, appena seppe del nostro arrivo, venne 
a farci visita e a offrirci i suoi servigi. Gli fa- 
cemmo intendere che si desiderava trovare una 
casa, ove poter celebrare la S. Messa al mat- 
tino seguente. 

— Facile! — ci disse con naturalezza. — 



Qui vicino, c'e una grande pagoda illuminata 
e plena di idoli; la potete quindi celebrare e 
far le cose a vostro agio. 

La proposta ci fece ridere ed egli, accortosi 
forse di averla detta un po' grossa, perche di 
cose di chiesa ne sapeva abbastanza, promise 
di trovarci un'altra abitazione piii adatta, e 
si allontano. 

Dopo qualche ora lo vedemmo ritornare, 
soddisfatto, alia nostra barca per dirci: 

— Venite con me! Ho trovato...; c'e una 
casa a vostra disposizione! 15 il Comando del 
mio generale in capo, il quale e partito per 
partecipare a una riunione e non tornera che 
fra qualche giorno. 

Veramente quella proposta non ci lascio 
molto tranquilli. Immaginarsi! Alloggiare in 
casa di un capo-briganti! 

Ma non e un mettersi in trappola? — si di- 
ceva. Dopo esserci consultati e avere riso tra 
noi (parlando in italiano per non esser capiti e 
non dar sospetti) concludemmo con I'accettare 
la proposta. Cio perche si desiderava celebrare 
al mattino ed evitar di peggio se avessimo ri- 
fiutato. Prese le nostre coperte e I'altarino, 
accompagnati dal nostro amico in divisa pira- 
tesca, ci avviammo dun que verso il luogo 
indicato. 

La casa constava di due stanze, una dopo 
I'altra; al fondo c'era uno steccato di pali spor- 
genti sul fiume. Le pareti divisionali dalla parte 
sinistra erano formate con una sottile tavola 
rivestita di giornali di ogni lingua e qualita. 
La mobilia si riduceva a iin gran tavolato per 
fumar oppio, a due sedie di bambu e a una 
immagine appesa alia parete. Nell'altra, die- 
tro la porta d'entrata, si vedeva un focherello 
fumoso perche senza camino. Accanto al fuoco, 
stava un pirata sulla cinquantina, armato di 
moschetto e di un grosso coltellaccio: quel... 
galantuomo faceva da gtiardia alia... reggia. 
Appena egli ci vide entrare, non poteva piu 
star nei panni; ci guardava con certe occliiate 
da far paura e nello stesso tempo, data la sua 



j8 



figura piuttosto gofEa, eccitava al riso; andava 
e veniva, ora metteva il capo fuori della porta 
per salutare i suoi commilitori, che passando 
lo chiamavano, ora si voltava qua e la, spesso 
guardava noi con curiosita e meraviglia, non 
potendo capacitarsi come noi avessimo avuto 
tanto ardire. II nostro amico, appena dentro, 
scomparve, ma, poco dopo, altri suoi degni 
compagni e coUeghi, informati del nostro caso, 
venivano alia porta per soddisfar la loro cu- 
riosita. Cera percio un via vai continuo: si 
vedeva, come in cineniatografo, passar tutta 
una Via crucis di giudei dalle facce tutt'altro 
che rassicuranti. 

Tutti si meravigliavano come mai il loro uf- 
ficio di comando fosse occupato da inquilini 
della nostra specie... In citta fu un gran par- 
lare e non pochi ci compassionavano suppo- 
nendoci in trappola. La notte passo senza sor- 
prese, ma chi poteva dormire? Eravamo at- 
torniati da case da gio- 
co, ove si cantava, si 
suonava e si urlava. 
Sdraiati sul tavolo, do- 
vevamo dormire con 
un occhio solo per se- 
guire con I'altro i movi- 
menti dei nostri... amici. 
Ascoltavamo i curiosi 
dialoghi che si facevano 
sul conto nostro tra il 
pirata di guardia e co- 
loro che gli chiedeva- 
no informazioni di noi. 



Dopo mezzanotte si aggiunse il vociar delle 
barcaiole, che volevano approdare per scari- 
car e vendere la loro merce. 

Finalmente sorse I'alba e allora, visto che 
non si poteva dormire, ci decidemmo a cele- 
brare. Immaginarsi che raccoglimento durante 
la Messa! La buona intenzione non mancava, 
ma le distrazioni erano all'ordine... del giorno. 
Pazienza! Finita la celebrazione, ritornammo 
alia nostra barca per proseguire il viaggio. 
Mentre eravamo in procinto di partire, ricom- 
parve I'amico, desideroso di informarci che, se 
tutto era andato bene, lo si doveva a... lui. 

II resto del viaggio non ci riservo . che al- 
larmi pirateschi, risse tra briganti e qualche 
minaccia, provvidenzialmente, a parole. Come 
Dio voile, dopo ima diecina di giorni, arri- 
vammo sul campo di lavoro missionario, fe- 
condato dal sacrificio dei due Protomartiri sa- 
lesiani. 

Che il sangue di que- 
A sti eroici Figli di D. Bo- 

sco plachi la giustizia 
di Dio scongiurando da 
questo nobile popolo ul- 
terior! castighi! Speria- 
mo anche che I'esem- 
pio di questi gloriosi 
Pionieri della civilta 
cristiana in Cina susciti 
molti imitatori. 

D. A. De Amicis. 
Miss. sal. 




f •^ 


vita nell'e- 


r 


roico adem- 


pimento 


f. 


del 




proprio 


• \ 


dovere. 



R. Uguccioxi. — BELLAFONTE. S. E. I. - Torino L. lo. 

II noto scrittore salcsiano offre ai ragazzi d'ltalia questa graziosa storia romanzata dellV Aquilotto » La 
compassionevole figura del figlio di Napoleone il grande i emerge da queste pagine scritte con arte 
nella cornice storica del suo tempo. Geniale I'A. anche nella creazione dei per.sonaggi di secondo piano, in 
maggior parte ragazzi, le cui avventure si intrecciano con quelle del mesto protagonista. E un libro vera- 
mente pregevole per inventive, per stile e anche perche artisticamcnte decorato. 



^9 



Si avanza portato da 
due giovani. 





€ 



Tra i diver si spettacoli soliti a darsi nelle 
diverse epoche dell 'anno, si nota la curiosa, 
attraente e interessante passeggiata del 
Su Teu per le vie della citta. Sapete che 
significa questa parola di colore oscuro? 

II Su ten e un animale favoloso, che, 
secondo la leggenda, alia nascita di Con- 
fucio apparve portandogli un libro e co- 
municandogli, con la scienza piii profonda, 
I'intelligenza piii straordinaria. 

Un gruppo di giovani, vestiti decente- 
mente, se ne vanno per le vie della citta, 
scortando questo fantastico animale. Esse 
si avanza portato da un robusto giovane, 
die ne sostiene la parte anteriore. 

Dalla mostruosa testa pendono, a guisa 
di criniera, dei lunghi pezzi di seta che, di- 
stendendosi, formano due gruppi flessibili di 
alcuni metri di lunghezza, terminanti con 
due altre gambe umane procedenti al passo 
delle prime. II niostro si avanza dondolan- 
dosi e da lontano sembrerebbe di vedere 
un mastodontico animale antidiluviano. Al 
suono dei tamburi piii assordanti e agli spari 
di petardi, il corteo raggiunge la pubblica 
piazza. 

Un circolo compatto di curiosi si ferma. 



II Su teu si avanza inchinandosi in tutte 
le direzioni, sobbalzando bruscamente, fiu- 
tando la polvere, girandosi e piegandosi su 
se stesso, allungandosi, facendo miUe con- 
torsioni con grande stupore della folia, 
die nulla osa dire, tant'e severa questa 
figura anche nei suoi minimi movimenti. 

II Su teu entra in scena. Un giovane, 
dal petto scoperto e dalle mani contratte, 
si slancia sull 'arena mandando un grido 
cosi acuto da atterrire anche 1' animale 
pill feroce. Egli si mette in posizione di 
boxe lanciando pugni in tutte le direzioni 
e, per accentuare la sconfitta dei suoi ne- 
mici immaginari {Su Teu), manda ancora 
uno stridente grido; poi, tra lo sparo di pe- 
tardi, con le braccia tese in avanti, saluta 
gentilmente e si ritira. 

Dopo la boxe, il bastone. II combattente 
afferra un bastone verso la sua meta e da- 
vanti al 5m teu lo fa vibrare vertiginosa- 
mente. Bgli lo maneggia a meraviglia, lo 
lancia in aria, lo raccoglie, lo tiene a braccia 
tese, e con esso si avanza e indietreggia 
eseguendo mille movimenti diversi. 

Poi viene I'alabarda e il coltello. In que- 
sto, i lottatori spiegano una tale destrezza 
ed energia, da attirare I'attenzione dei piu 
grandi circhi europei. Dopo di cio, in 
mezzo alle acclamazioni della folia e al 
ripetuto sparo di altri petardi, il Su teu 
vincitore si ritira glorioso dalla scena. 

Le origini di queste rappresentazioni 
risalgono alia dinastia dei Min. II palazzo 
imperiale a Pechino fu saccheggiato da 
una banda di pirati. Ouesti erano talmente 
addestrati nella boxe, che i soldati non riu- 
scirono mai a catturarli. Un bonzo devoto 
airimperatore concepi I'idea di esercitarsi 
con i suoi confratelli nella boxe, con I'in- 
tenzione di rendersi abile nel catturare i 
pirati. I bonzi, in numero di sessanta, si 
addestrarono talmente che riuscirono a vin- 
cere e a disperdere i pirati. Essi ricevettero 
grandi premi dall'imperatore, senza contar 
la riputazione di coraggio che si acquista-' 
rono in tutto I'impero. 

L'orgoglio pero li perdette. Avendo vinti 
i pirati, i bonzi divennero una forza in- 
vincibile nella corte, la quale si adombro 
poi della loro influenza. L'hnperatore stesso 
fece bruciare la bonzeria, dove essi si tro- 
vavano. Quasi tutti perirono e i pochi su- 
perstiti, per vendicar la morte dei loro con- 
fratelli, iniziarono alcuni borghesi ai se- 
greti delle loro arti, formando delle societa 
segrete. I boxer sarebbero stati i loro di- 
scendenti. 

Sac. V. RiCAXDONE 
Missionario salesiano. 



20 






Esopo, in una delle sue celebri favole, allude 
a una rana che, volendo imitare un bue, si gon- 
fio tanto da scoppiare. 

Non saprei da che cosa abbia tratto lo spunto 
il grande favolista antico, ma il racconto ha 
realmente un fondo di verc. In Siam esiste in- 
fatti una specie di rana, che imita perfettamente 
il bue, alnieno in parte, ed e percio denominata 
rana-bue. 

Di grandezza ordinaria come le nostre rane, 
essa ha I'epiderniide color marrone con larghe 
chiazze gialle; quando viene stuzzicata o attac- 
cata, si gonfia enormemente fino a prendere la 
forma di una palla ed emette dai pori della 
pelle un liquido biancastro, che la protegge dal 
morso dei suoi assalitori. 

Cio che v'ha di strano e quasi di meraviglioso 
in questo anfibio pero e la sua voce simile, sia 
nel tono che nella robustezza, a quella dei piu 
grossi bovini. 

La prima notte, che trasccrsi in Siam, non riu- 
scivo a capacitarmi come mai vi fossero tanti 
buoi nelle case vicine, mentre il giomo innanzi 
non ne avevo scorto alcunc. II mattino seguente, 
quando mi fu spiegato il fenomeno, andai ad 
accertarmi del fatto che mi sembrava non solo 
strano, ma anche inverosimile. Anche era, alia 
distanza di tanti anni, la prima impressicne a 
quel gracidic e sempre quella di udire il muggito 
dei buoi. Sembrano inoltre incredibili la potenz i 
e resistenza vocale di tali anfibi eppure con- 
statai che il loio gracidare si ode fino a due chi- 
lometri di distanza e pensare ch'essi gracidano, 
o meglio, niuggiscono anche sei e piu ore con- 
secutive. Durante la stagione secca, se ne starino 
per fortuna in letargo, sotto terra, in un buco 
precedentemente scavato in luoghi umidi: ma 
alle prime piogge ecco le rane uscire e molti- 
plicarsi con impressionante rapiditji. 

Alia sera, tramontato il sole, si radunano nei 
luoghi acquitrinosi. dando inizio a quei carat- 
teristici e cosi sconcertanti... concerti, che costi- 
tuiscono un serio tormento per chi ha sonno e 
vuol dormire. Forse, se Dante fosse vissuto in 
Siam, le avrebbe collocate neU'inferno o almeno 
nel purgatorio a punire, con il loro canto, i pigri 
e i sonnolenti. 

II capo, un vecchio gia esperimentato nella 
vita e sfuggito a chissa quante cacce, assiso su 




di una grossa foglia di loto, da il segnale di at- 
tacco: uno... due... tre. AUora, con perfetta 
sincronia, baritoni e tenori si slanciano in rapidi 
crescendo, salendo e discendendo attraverso 
tutte le scale delle note musicali umane e ani- 
mali: non mancano neppure i soprani, piccoli 
e arditi rampoUi, che vanno addestrandosi sotto 
la guida paterna: di tanto in tanto, qualche 
vecchia... chitarra... scordata prorompe in uno 
stridulo acuto, oppure, specialmente se afflitta 
d'attacchi di asma o di reumi, termina in una 
nota rauca e fessa. 

Tra un pezzo e I'altro, c'e sempre un inter- 
mezzo di riposo e perfetto silenzio, special- 
mente quando i cantori vanno a prendere un 
...rinfresco. AUora gU uditori mandano un sospiro 
di sollievo, chiudono gli occhi e gia si abbando- 
nano in braccio a Morfeo, ma ecco che la musica 
ricomiucia piu forte e piu violenta di prima. 
Coraggio! Siamo solo alia terza sinfonia del 
Beethoven. 

Soltanto alle prime luci dell'alba, a un cenno 
del capo banda, d'un colpo il concerto finisce: 

— Signori, il concerto e terminato, ora po- 
tete dormire. Buona notte! 

Questa stessa voce pero, di cui la rana bue fa 
tanto esibizionismo, le riesce fatale, perche gU 
Siamesi, che sono veramente ghiotti di questa 
specie di anfibio. guidati dal suo gracidare si 
avvicinano cautamente, muniti di un cestino 
e di una lampadina elettrica e le danno la caccia. 

Infilzate poi in lunghi cordoni, in ordine di 
grandezza e grossezza, vengono spedite un po' 
dovunque e formauo imo dei piatti piu gustosi 
e ricercati della stagione. 

Che si mangino veramente con gusto, ve lo 
assicuro io, se non altro per la rabbia che hanno 
fatto inghiottire nelle lunghe uotti insonni. 

D. A. Ai.ESSi 
Mission, nel Siam. 



21 



F I O R E L L I N 
S I A M E S I 



'71' JflUCC4^ 



Erano tre fratelli, cosi intinii tra loro 
che si sarebbero detti tre mandorle in un 
solo nocciolo. Sempre insieme: alia scuola, 
al pascolo, alia pesca; assieme si tuffavano 
perfino nel canale, che scorreva poco lon- 
tano da casa. Tutti e tre, vivacissimi, erano 
I'aninia delle ricreazioni. Liang, il mag- 
giore, era il generale; i suoi fratellini erano 
stati eletti, a nnanimita, primi aiutanti di 
campo. 

II nostro geneiale voleva essere ubbidito, 
e guai ai rivoltosi, ai pigri! Ouante sgri- 
date calorOvSe! Quando gliene facevano qual- 
cuna, inveiva con titoli punto onorifiei, 
con parole addirittura militaresclie. Ma 
finita la sfuriata, i compagni non osavano 
piii gicrare, e, mogi mogi si dileguavano. 
AUora il generale rimaneva solo e a poco 
a poco rientrava in se. Seduto sulla scala 
della residenza missionaria si metteva a 
piangere ?ulla sua disavventara. Come con- 
solarsi dopo una tale diserzione in... massa? 
Ouando usciva il Missionario, si gettava in 
ginocchio dinanzi a lui; poi, tra i singhiozzi, 
narrava la sua caduta e finiva con il pro- 
mettete di non arrabbiarsi piu, di non pro- 
ferir niai piii parole offensive. Chi non si 



sarebbe sentito intenerire a quelle dichia- 
razioni? Percio il perdono veniva e il pen- 
tito era reintegrato nei suoi pieni po- 
teri. I compagni, che da loutano osserva- 
vano tutto, nel vederlo tornar giulivo e 
contento, correvano a lui, dimentichi delle 
sonore sgridate e dei titoli... al portatore, 
per nulla cavallereschi. 

Caro generale! Era pronto di parola, im- 
pulsive, ma di buon cuore. In quanto ad 
abilita strategica, non c'era da discutere: 
faceva giocare tanto bene e volentien. 

Per quel giomo, ed alle volte anche per 
il giorno dopo, tutto andava bene, ma in 
breve eccolo di nuovo ai piedi del Missio- 
nario per narrare la stessa dolorosa storia. 
Nuove promesse e nuovo perdono. Ci vo- 
leva un miracolo per ammansire la piccola 
beiva dal cuore di agnellino. 

Ma ecco giunto, per Liang e i suoi com- 
pagni, il tempo di far la prima Comunione. 
Non silo sapevano a memoria il piccolo Ca- 
techismo, ma erano capaci anche di spie- 
garlo abbastanza bene. Ancora un mese li 
separava dalla data memoranda: 25 di- 
cembre. Tutti i piccoli comunicandi si sfor- 
zavano di preparare una degna dimora a 



INTENZIONE MISSIONARIA PER FEBBRAIO: Pregare per le genti, che ancor non conoscono Cristo Redentore. 

Vi sono nel mondo sedici milioni di giudei, di cui non pochi 
si trovano nei territori delle Missioni. II numero dei maomettani 
oscilla tra i 2SO e i 300 milioni. Si annoverano 250 milioni di 
induisti. 150.000.000 di buddisii e 25 milioni di sintoisti. I con- 
fuciani e i taoisti assommano a 350.000.000 e gli animisti a 
135 milioni. Una notevole parte di tutti questi, a contatto con il 
neo-paganesimo occidental, e in pericolo di abbandonare ogni reli- 
gione, il che « sarebbe un errore peggior del primo » (MatTH., 9, 16). 

Preghiamo pertanio aftinche coloro, che non possono vivere 
senza religione, conoscano e abbraccino quanto prima I'unica vera 
Religione, e diventino figli della Chiesa cattolica. 22 



,s 



tefte^it^ 



Gesu bambino. In quel giorni Liang si ve- 
deva di frequente in chiesa, davanti al SS. 
Sacramento; egli pregava con lo sguardo 
fisso sul celeste Bambino. *; i'' ^- 

— Ma io... — sussiirrava — potro rice- 
vere il pargoletto Gesu, io cosi cattivo, 
con la lingua macchiata da tante brutte 
parole e il cuore sempre in tempesta per 
la stizza? Caro Bambino, Ti prometto clie 
in questo mese non saro piu cosi! Aiutami 
tu! 

E voile e vinse. 

Ouando, nel piu bello del gioco, acca- 
deva qualche inconveniente, si vedeva il 
generale accendersi e le sue labbra muo- 
versi, ma era un attimo; correva verso la 
chiesa, dava uno sguardo al tabernacolo, 
scoccava un bacio verso il Bambino e poi 
ritornava sorridente al gioco. Arrivata la 
bella festa tanto attesa, Gesu entrava nel 
cuore del piccolo generale vincitore di 
grandi battaglie. 

— Padre! — diceva poi: — Se mi avessi 
ammesso prima a ricevere Gesii, ora sarei 
diventato veramente buono! 

Barami. 




OFFERTE PERVENUTE ALLA DIREZIONE 



Assam. — F. Dr. Abelli (Casalvolone) per il nome 
Giovanni Pietro. - A. Basileo (Cogliate) per il nome 
Angioletta Giovanni Basileo. - G. Fantin (Casarsa) per 
i nomi Eraristo Carlo, Tarcisio. - A. Fantin (Casarsa) 
per il nome Enrico. - A. Pedrotti (Cavedine) per il 
nome Carlo. - A. Mandelli (Cumardo) per il nome 
Claudia. - E. Vergani (Milano) per i nomi Giuseppe, 
Isabella. - R. Dir.ce Bernardi (Tornaco) per il nome 
Pietro. 

CiN.JV. — M. Agaglia (Occhieppo) per il nome Giu- 
seppe Maria. - M. Amisano (Como) per i nomi Maria, 
Paolo. - A. D. Lopez (Messico) per i nomi Juaw Bosco, 
Maria Ausilia, Emilio, Carlo, Virginia. - Segretariato 
Dioc. (Bergamo) per i nomi Graziosa, Adriano, Luigi. 
- F. Nurisso (Condove) per il nome Giorgio Maria. - 
S. Leone (Torino) per il nome Leone Speranza. - 
A. Cassani M. (Voltana) per i nomi X, Y. 



Equ.\tore. — Gualdoni (Turbino) per il nome Gio- 
vanni Giuseppe. - L. Ficcarelli (Orvieto) per il nome 
Aurelio Agostino. - C. Quaglia (Besozzo) per il nome 
Erminio. - E. C. Correi (Malavicina R.) per il nome 
Cinzia. - P. D. Molinari (Savona) per i nomi Luigi, 
Antonio. 

GiAPPONE. — A. Spampinato (Sesto S. Giovanni) 
per il nome Angela. - Tcol. Gabello (Fossano) per il 
nome Giuseppe. - AL Benedetti (Monteortone Alb.) 
per il nome Maria Mazzarello. - S. Salvi (Colmurano) 
per il nome Giovanni Silvio Guido. - N. N. (X) per i 
nomi Gaspero Gaudenzio, Guglielma Luigi. - E. Botta 
(Torino) per il nome Enrica. - E. D. Perissinotto 
(Cremona) per il nome Giovanni Maria Guido. - 
M. D. Leder (Villa Moglia) per il nome Mario Giu- 
seppe. - L. D. Benvenuti (S. Dona di P.) per il nome 
Mario Felice. 




Sono di ritorno dal prinio giro invemale 
nella vallata del Bramaputra. 

In Assam vi sono ancora parecchie zone, 
ove la tigre sta in agguato e dove gli elefanti 
spadroneggiano. Mi trovai in un distretto ove la 
gente viveva sotto I'incubo di un grande ter- 
rore: quale ne era la causa? Una tigre. Que- 
sto man-eater — divoratore di persone — deve 
essere di una ferocia straordinaria, se detiene 
il triste primato di sessantaquattro vittime: 
uomini, donne e fanciulli. Questa cifra fu ac- 
certata dalle autorita govemative, ma tuttavia 
si teme che sia piu alta. II pericolo comincio 
a diventare serio in dicembre, quando le ucci- 
sioni si succedettero a intervalli di cinque o 
sei giorni: nell'aperta campagna, sul limitare 
delle giungla e persino nelle stesse capanne. 
Si organizzarono delle battute con cinque ele- 
fanti, centinaia di uomini, indigeni e anche eu- 
ropei, armati di fucile. La divoratrice di per- 
sone pero se I'era svignata e, poclii giorni dopo, 
si fece viva in un altro giardino di te, con 
nuove vittime. Ora e quieta; ma e forse na- 
scosta, pronta a piombare con uno slancio terri- 
bilmente fulmineo su qualche creatura umana? 
Questo e I'angoscioso interrogative. Percio si 
dovette rimandare una riunione generate di 
cristiani. 

In un altro. distretto, i cristiani avevano 
avuto parecchie noie da parte di una mau- 
dra di sessanta elefanti selvaggi. L'elefante e 




Questo divoratore 
di persone e di 
una ferocia straor- 
dinaria... 




DELLA MISSIC 



quanto mai capriccioso e, quando s'infuria, di- 
venta terribile. Erano discesi dalle coUine per 
mangiare il riso, che ormai biondeggiava ma- 
turo nei campi. Immaginarsi la distruzione e 
il vandalismo che simili colossi producono con 
il solo passaggio! Si tento d'intimidirli con 
fuochi e torce accese; due di essi furono uc- 
cisi a fucilate, cost gli altri fuggirono nelle selve, 
donde provenivano. 

I lettori e le lettrici di G. M. devono conoscere 
anche questi aspetti della vita missionaria as- 
samese. Cara e bella Assam! Quanto ti amnii- 
rai nei tuoi immensi fiumi, nelle foreste ver- 
gini dalle felci gigantesche, nei monti e nelle 
colline! Viaggiai piu di due giorni in treno e 
sul battello per raggiungere I'estrema zona 
della diocesi. Arrival la dove incomincia a in- 
nalzarsi la impenetrabile barriera dell'Imalaia, 
verso il misterioso Tibet: la sono le colonne 
d'Ercole d'Assam. II Govemo non permette 
di andare oltre, perche le tribii, che abitano 
quelle pendici, sono liere della loro liberta e 
non ammettono intrusione di europei nei re- 
gno inviolate. 

Ci accontentammo percio di ammirar la lus- 
sureggiante vegetazione, il paesaggio pittore- 
sco delle valli, la dove i fiumi sfociano nei 
piano. Incontrammo alcuni Daflas apparte- 




PIROlMl 




el Re! 



DELL*ASSAM 



nenti a una delle tribii principali e a segni 
e con il luccichio di una moneta li persuademmo 
a lasciarsi fotografare: sono tipi di razza mon- 
golica, portano ornamenti strani e sono sem- 
pre armati di daghe. Ma un'altra visione mi 
sta fissa nella mente, come conforto e inco- 
raggiamento a continuar I'opera da Gesu af- 
fidata ai Missionari al di sopra di ogni bar- 
rier a, quando disse: 

— Andate e predicate il Vangelo a tutte le 
genti. 

Quante genti e quante tribu in Assam! L,e 
numerose tappe del giro furono con- 
trassegnate dai ricevimenti. L'arrivo 
' del Vescovo in posti cosi lontani era 

salutato da sincere esplosioni di gioia 
e di entusiasmo. lo li vedo quel cri- 
stiani vestiti a festa, in una gamma 
di colori, suUa quale spicca il bianco. 
Quante facce sorridenti, come di an- 
tichi amici! Le donne e i fanciulli 
agitano bandierine di carta; gli uo- 
mini portano degli altissimi bambu sormon- 
tati da pennoni incrociati. S'inginocchiano per 
la prima benedizione, mi lavano le mani, m'in- 
ghirlandano di fiori e poi intonano il canto: 
— IJ venuto I'araldo del Re! 
25 Girando lo sguardo, un'altra vista mi col- 
pisce e addolora; quella dei pagani che si sono 
radunati per assistere al ricevimento; sono an- 
cora nella degradazione dei popoli primitivi. 
Intanto la processione dei cristiani procede. 
Quando le piogge insistent! cambiano i sen- 
tieri polverosi in pozzanghere e in poltiglia 
sicche non mi permettono quasi piii di cam- 

. Jt^K^'C*" . Riaffermate la vostra simpatia 
I missionaria" inviando quanto prima il vostro 
to ed esortando i vostri amici ad abbonarsi. 



minare, mi si solleva in alto su di una sedia. 
Posso assicurare che la sedia gestatoria assa- 
mese non e un mezzo di trasporto comodo per 
una persona pesante come me, anche se pog- 
gia sulle spalle di quattro robusti uomini; per 
essere sincere, devo asserir che forse la colpa 
non e mia, poiche i piedi dei miei portatori 
guazzano nell'acqua limacciosa o si attaccano 
al fondo argilloso e il conseguente moto ondu- 
latorio perturba e rende pericolante I'equili- 
brio. Se si attraversa un villagio pagano, e un 
accorrere da tutte le parti per assistere al pas- 
saggio del Vescovo. Quando poi rullano i tam- 
buri, allora lo spettacolo e al completo. Tutto 
a maggior gloria di Dio. Ma tra i festosi canti 
e lo sventolio delle bandiere, il mio cuore e 
la fra quel poveri pagani allineati in distanza 
lungo la strada. Appartengono alle tribu degli 
Abhors, Nagas, Uria, Mikhir, Uraon... Strano 
paese questo, ove tante razze vivono e si toc- 
cano senza confondersi. 

La mano si alza per benedirli. 

— Sono pagani... — dice il Missionario. — 
Non capiscono. 

— Non importa! Gesii non mori forse anche 
per essi? 




L'elefante 
e quanto 
mai ca- 
priccioso., 



II vizio piu terribile, che degrada la tnag- 
gior parte di loro, e I'ubbriachezza che soffoca 
ogni slancio verso rinfinito. 

E qual e la religione? Sono tutti compresi 
sotto il nome di animisti: praticano I'antica 
religione pre-ariana dei popoli dell'India. Non 
cercate nei riti e nei sacrifizi un'idea qualsiasi 
di lode e di ringraziamento, qualche espres- 
sione di gratitudine e di amore: hanno si una 
idea di un Essere supremo, ma non se ne cu- 
rano molto. Le manifestazioni del culto con- 
sistono nei placar certi spiriti maligni, che si 
annidano nei dintorni del villaggio e che sono 
— secondo loro — la causa di malattie e di 
epidemie. Per esempio una scimmia crocifissa 
e infilzata su di un palo, all'entrata di un vil- 
laggio, e uno spettacolo comune; essa tiene 
lontane le malattie. La vita di questi animisti 
e dunque una esistenza di terrore e di oppres- 
sioni, perche i cattivi spiriti vivono sugli al- 
beri, nelle caverne, volano per aria come uccelli 
di rapina, pronti a piombar sulle inermi vittime. 

Una volta fu domandato ai cristiani: 

— Che differenza c'e fra la nuova vita e 
quella pagana? 

— Ah! Prima avevamo sempre paura dei 
diavoli, ora invece siamo felici in Cristo Gesu, 
che ce ne ha liberati. 

Compresi allora le parole del Vangelo: « Il 
Signore mi ha unto per evangelizzare i poveri, 
per annunziare agli schiavi la liberazione e ri- 
mettere in liberta gli oppressi ». 



— Ma allora, perche non si fanno cristiani? 
— domandai. 

— Monsignore! — rispondeva il missionario 
D. Cerrato, che mi accompagnava. — Ho cento 
comunita da visitare e sono solo: datemi i mezzi 
per pagar cinquanta catechisti e vi assicuro 
che verranno tutti a noi. 

Mi vennero alia mente allora le parole di 
S. Paolo: « Come crederanno in uno, di cui 
non hanno sentito parlare? Come poi senti- 
ranno parlare senza chi predichi? Come poi 
predicheranno se non sono mandati? » {Rom., X). 

Occorrono dunque catechisti. Essi potranno 
andar nelle loro capanne, fumeranno con essi, 
si guadagneranno la confidenza e poi il buon 
seme sara sparso e fruttifichera. La parola 
della buona novella sara come il lievito che, 
adagio adagio, fa fermentar tutta la massa. 

Ritornai a casa dall'escursione dopo avere 
amministrato novecento Cresime, centoventi 
Battesimi, e aver benedetto . trentadue Matri- 
moni. Ma da altri distretti chiamano e dovro 
recarmi a Tura distante ottocento kilometri, 
ove le medesime scene si ripeteranno e, alia 
vista di quel poveretti, mi risuonera nei cuore 
I'eco della parola di Gesu: « Ho compassione 
di queste moltitudini ». 

Attiriamole a Gesu, finche siamo in tempo! 

Mons. Stefamo Ferrando 
Vescovo salesiano di Shillong. 




Quante facce sorridenti come di antichi amici ! 



26 



]| teatro (ine$e 



Le buone Compagnie cinesi sono rare per- 
che le rappresentazioni teatrali costano troppo. 
Per questo, in Cina ci sono pochi teatri; ab- 
bondano invece i teatrini di marionette e tal- 
volta alcuni attori privati, generosamente re- 
tribuiti da qualche mandarino, danno rappre- 
sentazioni di beneficenza, in occasione di qual- 
che festa di famiglia o in onore di qualche 
idolo. I veri teatri grandiosi non si trovano 
che a Pechino, Scianghai, Canton e nelle citta 
principali. Generalmente questi teatri hanno 
titoli invitanti come « Giardino della felicita », 
<( La gioia », « Casa delle grandi gioie ». Oltre 
a tali teatri, ci sono i « Caffe-concerto » dove 
delle artiste truccate e vestite di seta esegui- 
scono canzonette con voce acuta e monotona, 
accompagnandole con un mandolino primitive . 
Nei teatri cinesi si espone un semplice av- 
viso, che annunzia il titolo della comniedia; 
vi si entra pagando una somma piuttosto mo- 
dica. La dentro i mandarini e i commercianti 
arricchiti, durante la rappresentazione, fumano 
o un sigaro o la pipa ad acqua. 

Nei teatri cinesi si rappresentano general- 
mente commedie guerresche, risalenti ai tempi 
delle antiche dinastie. I costumi sono scintil- 
lanti; la musica, con tamburi, cembali e gran- 
cassa, assorda gli orecchi; il linguaggio degli 
attori, che gridano dei monosillabi, e general- 
mente un dialetto cinese antico, che pochi com- 
prendono; ma di tanto in tanto x\n comico, 
■che parla il vernacolo locale, esilara il pubblico 
■con qualche barzelletta. Si tratta pero di fred- 
dure sempre sotto zero, insipide ed esagerate. 
Nella sala teatrale circolano camerieri, che 
versano il te e forniscono agli spettatori sal- 
viette a spugna, ba- 
gnate di acqua tie- 
pida, per asciugarsi 
il sudore. 

Le rappresentazio- 
ni sono quasi quoti- 
diane, ma i cinesi di 
buona famiglia assi- 
stono raramente a 
tali commedie, per- 
che preferiscono in- 
^y^ vitar la Compagnia 
^^i^^ a domicilio. 

Invece per il po- 
polino cinese il tea- 
tro e qualcosa di sa- 
cro; tant'e vero che 
ogni festa di villag- 
gio ha i suoi musi- 
canti e attori e spes- 
so si da una rappre- 
sentazione per rin- 
graziar gli dei di a- 
vere arrestato una... 





inondazione o permesso la cattura di un... 
brigante. 

Gli attori cinesi sono generalmente persone 
affamate e in...faniate. Cominciano il loro ti- 
rocinio teatrale al servizio di un Capo-comico 
{pan achon), spazzano la sala e cambiano le 
scene, le quali sono semplici perche consistono in 
qualche tappeto e tavolo. Gli attori intelligenti 
salgono di grado guadagnando lauti stipendi. 

Nelle commedie, il dramma e la comicita 
sono armonizzati; si notano quindi eroi e buf- 
foni. La rappresentazione dei costumi e biz- 
zarra; per montare a cavallo si inforca una... 
frusta; per far battaglia, gli attori si inseguono 
ed escono da una porta per rientrare da un'altra. 

II teatro cinese ebbe un'origine pittoresca. 
Fu fondato dall'imperatore I\Iing ^^'ang, che 
regnava verso la meta del XIV secolo: egli era 
un irreconciliabile avversario dei letterati. Si 
racconta che una sera Ming Wang, passeg- 
giando, sorprendessc due scolari in conversa- 
zione. Uuo di essi, accennando al cielo, diceva: 

— Guarda... 15 la stella dell'imperatore. Gli 
portera qualche disgrazia... 

— Perche? — gli chiese il sovrano. 

— Perche, o figlio del cielo, cosi si desume 
dai nostri libri. 

L'imperatore non proferi piu parola, ma il 
giorno dopo ordino, con un editto, la distru- 
zione di tutti i libri scolastici. Poi, — secondo 
la leggenda — egli si addormento ed ebbe un 
meraviglioso soguo. Gli parve di trovarsi suUa... 
luna, circondato da esseri straordinari, che al 
suono di una musica deliziosa e rivestiti di 
stoffe preziose, saltellavano di gioia. Destan- 
dosi, l'imperatore fece delle costruzioni nei pro- 
prio giardino, invito degli artisti, li vest! sfar- 
zosamente e, aiutato da nmsicisti, ricostrui il 
suo sogno. II teatro era fondato. 




Questo e il titolo della 
biografia di Laura Vicuna, 
un fiore d'innocenza, che 
profumo con I'olezzo delle 
sue virtu il collegio di Junin 
de los Andes. E) una emula 

del Ven. Domenico Savio; una stella che brilla 
nel cielo della vera gloria, che vince il tempo 
e perdura nei secoli, un modello di figliuola, di 
educanda e di piccola apostola. 

Ella nacque in Santiago del Cile il 5 aprile 
del 1 891 da Domenico Vicuna e Mercede Pino. 
Fu battezzata il 24 di maggio. Rimasta orfana 
di padre, la piccina dovette esulare di regione 
in regione, iinche si stabili con la mamma nel 
Neuquen, nella repubblica Argentina. Passata 
quindi nel Collegio delle Figlie di Maria A. in 
Junin, vi si distinse per il contegno esemplare 
e I'applicazione alio studio. In quel sano am- 
biente, la sua religiosita si esplico in un'ab- 
bondante fioritura di virtu. Pura come un an- 
gelo e serafica nella devozione verso Gesu e 
I'Avisiliatrice, f aceva passi da gigante per la via 
della santita. Educata dalle solerti Snore di 
D. Bosco con il sistema preventivo, cresceva 
in virtu e in sapere, amata dalle compagne e 
prediletta, per la sua bonta, dalle educatrici. 
Con il suo esempio e i buoni consigli, era di edi- 
ficazione a quante I'avvicinavano. 



Studio, lavoro, divertimento: tutto faceva 
con retta intenzione per piacere a Dio e far la 
sua adorabile volonta. Offriva spesso fiori 
alia Madonna, della quale era devotissima. E 
quando la Superiora le disse che i iiori piu 
graditi alia Vergine erano i sacrifici, Laura 
comincio a offrire alia Mamma celeste conti- 
nui fioretti per assicurarsi la sua protezione. In- 
tanto si preparava alia prima Comunione, che 
desiderava fare assieme alia propria mamma. 
Invece dovette accostarsi al banchetto degli 
Angeli senz'aver questa gioia, perche sua ma- 
dre non era degna di comunicarsi. Laura of- 
fri tale sacrificio a Gesu, che da quel di memo- 
rando fu il centro dei suoi afEetti. 

Quando Mons. Cagliero passo a visitare il 
collegio, Lauretta fu tanto infervorata dalle 
parole del Vescovo che, con permesso del pro- 
prio confessore, fece i voti privati di poverta, 
castita e obbedienza. Aveva dodici anni. 

Come buona allieva di D. Bosco, procurava 
di essere sempre allegra. Aveva una voce an- 
gelicale e specialmente durante il mese di Ma- 



Un giorno quel 
malvagio per- 
cosse barbara- 
mente la giovi- 
netta... 

28 





Quando la Superiora le disse che i fiori pi6 
graditi alia Vergine erano i sacrifici.... 

ria deliziava tutti con i suoi canti armoniosi. 
II suo serafico contegno in chiesa convert! 
perfino un peccatore. Ma Laura desiderava so- 
prattutto la conversione della mamma e per 
ottenere da Dio tale grazia fece a Dio I'offerta 
della propria vita. II Signore accetto I'olocau- 
sto ed ecco un malore, refrattario a ogni cura, 
minar quella delicata esistenza. 

Un giorno colui che aveva traviato la mam- 
ma di Laura, acceso di sdegno contro la giovi- 
netta, che lo rimproverava con lo splendore della 
sua innocenza, la percosse barbaramente. La 
vittima non reagi, ma perdono generosamente 
a quell'empio. 

Poco tempo dopo, Lauretta spirava serena- 
mente nel Signore, ma dal Cielo intercedette 
e ottenne da Dio la conversione della mamma, 
che finalmente si riconcilio con Dio. 

Ecco pertanto un modello da imitare spe- 
cialmente per le ragazzine, che vivono al rezzo 
dei coUegi diretti dalle solerti figlie di Maria 
Ausiliatrice. 

Myriam de G. — 7 MIEI BENIAMINI. Ed. Ber- 
ruti, L. I. C. E. - Torino L. 8. 

Edificante e graziosa raccoha di biografie giovanili 
artisticamente illustrate da Barberis. Pagine ricche 
di fascino celestiale e atte a trasportar I'anima dei 
ragazzi in un clima di alta spiritualita. Chi avra la 
fortuna di leggerle, si sentira piu buono, piii disposto 
al sacrificio, piu amante di Gesu. E un libro delizioso, 
destinato a far del gran bene specialmente tra gli 
innocenti. 



GIOVENTU ATTIVA 
E RELIGIOSA 



fi una scena commovente vedere i giovani 
lavorar febbrihnente, affrontare e vincere diffi- 
colta senza numero, alio scopo di soccorrere i 
propri fratelli e sacrificarsi per il loro bene. 

ij cio che capita ogni anno in parecchi Isti- 
tuti di Sicilia retti dai Salesiani, quando gli 
alunni partono per le vacanze e quando ritor- 
nano, dopo alcuni mesi, per riprendere gli studi 
interrotti e addestrarsi alle future lotte della 
vita. 

Siamo alia chiusura dei ccrsi. I professori, 
memori della loro missione formatrice degli 
animi giovanili, durante i vari mesi di scuola 
hanno spesso insistito intomo al dovere che 
incombe su tutti i cattolici, senza distinzione 
di eta e di sesso, d'interessarsi delle lontane 
Mission!, dove tanti Sacerdoti, chiamati da Dio 
a far completa dedizione di se stessi per la sal- 
vezza delle anime, rompcno i vincoli che li te- 
nevano legati al suolo della Patria, e vanno in 
remote regioni per conquistare i propri fratelli 
e condurli, sudata preda, ai piedi del diviu Re- 
dentore. Sono state, intanto, preparate delle 
cassettine di legno, liscie, lucide, attraenti, ossia 
graziosi salvadanai; i giovani ne chiedono con 
insistenza, uno, due, per se, per i propri parenti, 
esclamando con voce sicura e vibrante di riso- 
lutezza: « Li riporteremo pieni di soldi, fine 
all'orlo! ». 

E mantengono la parola. Giunti ai loro paesi, 
senza I'ombra del rispetto umano, vincendo 
ogni rossore, smussando ogni punta di amor 
proprio messo a dura prova, vanno chiedendo 
I'obolo della carita, presso i congiunti, gli amici, 
i conoscenti; davanti a una ripulsa gentile o 
a un rifiuto sgarbato, non s'indispettiscono, non 
avvertono neppure un minimo indizio di sco- 
raggiamento, e intanto la ca.ssettina si riempie 
di soldini, di nichelini e anche di lirette e di 
monete d'argento. 

Al ritorno in Collegio, e per loro una vera 
festa entrare nei grandi istituti della loro for- 
mazione intellettuale e morale, con il salvadanaio 
in mano, cercare il Superiore incaricato della 
propaganda missionaria, e consegnar trionfal- 
mente il frutto di tante questue, di tante parole 
di caloroso incitaniento, di tante orette sot- 
tratte ai giovanili divertimenti, per fare da in- 
stancabili collettori. Uno dice: « Prenda, ho 
raccolto, credo, venticinque lire; osservi come 
pesa! ». E un altro: « lo sono arrivato anche 
fino a trenta! ». E un terzo: « E io fino a cin- 
quanta! ». 

Non basta. Dopo qualche mese, nell'Istituto, 
e un fervet opus per allestire la Ictteria missio- 
naria, uno dei numeri piu belli, piu aspettati e 
piii divertenti dell'annata. I doni si comprano, 
in gran parte, con il capitale raccclto dai coUe- 
giali; le varie classi, con una gara spontanea di 
primato, oflErono un premio speciale, vistoso, 
acquistato con il concorso di tutta la scolaresca: 



2g 



per esempio: una bicicletta, un fonografo, una 
piccola radio, macchine fotografiche a soffietto, 
orologi di marca; quando tutto e pronto, co- 
mincia la distribuzione dei biglietti: chi ne com- 
pra in maggior numero, ha diritto al premio di 
qualche libro d'amena lettura, rilegato, ricco 
fl'illustrazioni, scritto in lingua inappuntabile. 
come quelli della famosa « CoUana azzurra ». 
V Giungono gli attesi giorni del sorteggio. L'am- 
pio salone del teatro e gremito di un piccolo 
esercito giovanile vociante, che aspetta il mo- 
niento solenne in cui venga alzato il velario, 
per scoprire, davanti agli occhi sbarrati dei piii 
piccini, una visione fantastical sul palco sono 
collocati artisticaniente i doni della lotteria, in 
mezzo a uno sfolgorio di luci che, investendo 
tutto quell'insieme pittoresco di premi d'ogni 
colore, d'ogni dimensione, d'ogni prezzo, eccita 
nell'animo dei presenti un bisogno incoercibile 
di batter le mani festosamente, di applaudire 
alia magnifica iniziativa. 

II divertimento dura per ben due ore. in due 
serate consecutive: i libri e i quaderni hanno un 
bell'aspettare nella sala da studio: i coUegiali 
sono assorbiti da un divertimento, in cui I'animo 
giovanile trova una gioia innocente, che appaga 
le sue legittime esigenze. 

Al termine dell'estrazione, i fortunati agitano 
in aria, con braccio festante, i premi guadagnati, 
destando un po' d'invidia nei compagni rima^ti 
a mani vuote; ma nessuno si lamenta; anzi al- 
cuni, i piu buori e piii generosi che hanno aviito 
avversa la fortuna, sorridono lo stesso e ripe- 
tono sensatamente: « Nc n importa se ncn ab- 
biam vinto nulla! Si e speso il denaro per far 



del bene alle Missioni; il Signore ci ricompen- 
sera di tutto! ». 

E cosi termina questa spontanea manifesta- 
zione di fede, questo lavoro fecondo di attivita 
religiosa, che lascia nella mente di tutti un 
ricordo incancellabile, al quale i bravi allievi 
delle Scuole Salesiane ritorneranno, con il pen- 
siero, negli anni futuri, per prender nuova lena, 
quando si trattera di cooperare, con maggi< r 
disinteresse e sacrifizio, alia esaltazione del ncme 
di Cristo sulla terra. 

D. LuiGi Principe. 

Catechista nel Collegia salesiano 

« S. Luigi » di Messina. 



P. S. RivETTA. — MOMOTARO. Editore Hoepli - 

Milano L. 28. 

Decorosissima raccolta di fiabe giapponesi artisti- 
camente illustrate da Vera d'Angara. Momotaro non 
e solo un personaggio fiabesco ma, per i giapponesi, 
e anche un piccolo eroe nazionale, degno di emula- 
zione. E un giovanissimo guerriero ricco di bonta 
e di coraggio. II traduttore commenta ogni fiaba con 
arte e le tavole a colori, intercalate nel testo, sono- 
verainente stupende. Ottimo libro da regalo pubbli- 
cato da una delle primarie Case editrici, che onorano- 
ritalia. 
M. Dodge. — I PATTINI D'ARGENTO. Ed. Pa- 

ravia - Torino L. 12. 

Questo volume, della « Collana di bei libri », si 
presenta in una bella veste editoriale, con artistiche 
tavole fuori testo. II fatto, che vi si racconta, si svolge 
in Olanda e interessa i ragazzi amanti deH'awentura. 
Libro educative, istruttivo e ameno. 



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D. Principe, ardente propagandista di ",Gioventii Missionaria " e il glorioso gruppo dei collegiali 
di Messina reduci da Roma con il'gagliardetto guadagnato nella gara di cultura religiosa. 



30 




(Punfafa 14*) 



ROMANZO DI E. GARRO 



Disegni di D. Pilla. 



RIASSUNTO — Una handa di pirati, condotti da 
Long., il '< Dragone ^>, da Vassalto a Kou-peng, pae- 
setto sulla sponda del « Fiiime delle perle » e vi compie 
uccisioni, ladrerie, incendi. Allontanandosi di Id, Long 
conduce prigioniera con si la giovane cristiana Tan-ye 
{Luce d' aurora), la quale, durante il viaggio e nel paese 
dei pirati (Cohu-cian), da prove di ardiinento e di sag- 
gezza cosi da meravigliarne il « Drag one », che, in una 
nuova spedisione, le permette di far parte della banda. 
Ma essa, colta I'occasione, fugge da una sua zia, presso 
la piccolo cittd di Sin-ciou. 

Nel vicino paese di Sin-ciou furono presto co- 
nosciute la bonta, la intelligenza e la saviezza di 
(' Luce-d'aurora », e molta gente veniva spesso 
ad ascoltar le lezioni di dottrina cristiana, ch'ella 
impartiva all'esterno. 

I frutti furono assai consolanti. Antiche 
inimicizie si dimenticarono e gli avversari fe- 
cero pubblica riconciliazione; qualcuno, die stava 
per commettere del male, nell'ascoltar quanto 
diceva Tan-ye suirinferno, si converti; della 
roba rubata venne restituita. Anche nella fa- 
miglia di Lo-Pa il bene fece rapidi progressi, e 
invece di bruciar liste di carta, ogni sera tutti 
si raccoglievano intorno a una rozza croce or- 
nata di fiori, che le mani stesse di « Luce-d'au- 
rora » avevano formata e recitavano insieme il 
« Tsoi Tien vgo tang Fu Tsu: Padre nostro, 
che sei nei Cieli » e r« Ave IMaria ». Quindi la 
giovane cantava delle giaculatorie, che gli al- 
tri ripetevano in coro: 

— Jes-su, Ma-li-a, Kan-Ngoo! Gesu, Maria, 
salvateci! 

— Seng mou poiau! O Madonna, aiutateci! 
Perche da molti si desiderava una visita di 

P. Giovanni, due dei catecumeni di Sin-ciou 
una mattina s'imbarcarono sopra una giunca 
dirctta a Canton, risoluti di cercarlo e di con- 
durlo al loro paese. . 

Ma il demonio, invidioso del bene che fa- 
ceva « Luce d'aurora », cerco di danneggiar 
quella brava gente. 

Ed ecco un grido: 



— - I pirati! I pirati! Fuggite! 

Avvezzi a siniili incursioni, gli abitanti di 
Sin-ciou fuggirono verso i confini del Kuang-si 
portando con se tutto cio che potevano. 

Si erano avvistati i pirati oltre il <( Fiume 
delle perle » mentre si preparavano ad attra- 
versarlo con giunche e sampans; il grido d'al- 
larme era stato tempestivo. 

La casa di Lo-Pa, perche piii vicina al fiume,. 
fu sgonibrata per prima. Su di un carro tirato- 
da due cavalli furono poste le masserizie e poi 
Siang-ye parti assieme a Tsin-Kong. Lo-Pa 
guidava per la briglia i cavalli, ed era seguito da. 
Fung e da Tao; ultima veniva Tan-ye. Si reca- 
vano a una collinetta poco distante, dove an- 
che altri si dirigevano: lassu avrebbero alzata 
delle tende, aspettando la partenza di quegli 
invasori, che sarebbero passati come una ro- 
vinosa grandinata. 

Ma chi erano i pirati che in quella mattina 
assalivano Sin-ciou ? Erano proprio quelli di Long, 
il « Dragone », i quali, piombati qualche setti- 
mana innanzi su Cin-ciou, I'avevano gia tro- 
vato devastato dalla banda di Lo- Vang, che It 
aveva preceduti. Irritati per tale insuccesso, 
avevano deciso di attraversare il fiume e di get- 
tarsi, come uno stormo di cavallette affamate, 
sul primo paese che si trovava da quelle parti, 
cioe su Sin-ciou. 

— Avanti, figli del Dragone! — gridava 
Long, appena la prima giunca tocco la sponda. 
— Abbiamo davanti Sin-ciou, paese grande e 
ricco! 

— Torneremo cariclii di preda a Cohu-ciau! — 
dichiarava il suo aiutante Pang con la rivol- 
tella alia mano. 

— Viva Long! Viva il « Dragone! » — rispcn- 
devano i pirati agitando le armi, e saltando in 
terra. 

— Nessuno si allcntani! — comando Long. — 
Sin-ciou e paese forte, e gli abitanti possono 
avere organizzato della resistenza. Attendete che 



3^ 



tutti siano sbarcati, e iniiovetevi solo quando 
daro I'ordine di avanzata! 

Mezz'ora dopo, I'ordine fu dato e, con le spade 
sguainate, con i fucili in mano, e i coltelli in pu- 
gno i pirati si misero in marcia cantando una 
tremenda canzone di strage e di sangue. 

Capitolo X 

La banda di Lo-Vang. 

Lasciate le risaie, Cieng e Ciao, giunsero al 
mattino alle pendici delle colline di Wu-ciou. 

— Sei stanco, Cieng? 

— No. E tu? 

— Neppure. 

— E allora, avanti! 

Intrapresero la salita, che fu iin po faticosa, 
ma ebbero la consolazione di arrivare a niez?o 
giorno sulla cima e scorgere la citta sottostante. 

— Adesso niangianio un boocone — propose 
Cieng. — Poi scenderemo. 

II bravo To-ciii li aveva forniti di cibarie; 



— Torneremo cari- 
chi di preda a Cohu- 
ciau! — dichiarava 
il suo aiutante Pang, 
con la rivoltella alia 
mano. 




percio placarono I'appetito, e poi continuarono 
il viaggio in discesa, e quindi piu agevole. II 
portatore aveva detto che, giunti a Wu-cioti, 
dovevano volgere a sinistra. 

Cosi fecero infatti. Cammina e cammina, il 
sentiero comincio a risalire, e si fece quindi 
aspro e difficile. Bisogno andare piu adagio e 
cercar di orientarsi bene in mezzo a quelle 
rocce sporgenti, a quel boschi paurosi, a quel 
torrenti rumoreggianti. 

— II sole tramonta... — disse Cieng. 

— E quindi? 

— Dovremo fermarci. 

— No, proseguiamo fino a Cohu-ciau... 

— Va bene! 

Ma I'ultima luce del crepuscolo li colse in un 
anfratto del sentiero dove enormi macigni, ac- 
catastati da chissa quale cataclisma preistorico, 
formavano numerosi nascondigli. Ne scelsero 
uno per passarvi la notte. Adagio adagio, con 
grande cautela penetrarono nella cavita buia 
tenendo in mano un bastone: il ragazzo avanti 
e il servo dietro. 

— Attenzione! — esclamo a un tratto Cieng. 

— Che c'e? 

— Vedo la in fondo un lanternino. 

— lo ne vedo due. Fermo! Sentiamo se c'e 
gente che parla. 

— Niente! 

— Zitto! I lanternini si muovono. 

— Mi tremano le gambe... Ma quelli sono 
due occhi! 

— Brrr!... Un leone? Una tigre? 

— Scappiamo! 

I due coraggiosi voltarono le schiene verso 
I'apertura, ma, piu svelto di essi, un animale 
peloso passo attraverso le lore gambe e si allon- 
tano rapidamente. 

— Ciao, hai visto? 

— Si. Era un gatto selvatico. Adesso pos- 
siamo tornare. 

Ritornarono infatti e visitarono I'antro, che 
ormai parve sicuro. Recitarono alcune pre- 
ghiere, poi, rotolato un niasso suU'entrata, per- 
che non v'entrassero bestie a disturbarli, si 
s'draiarono e presto, stanchi com'erano, si ad- 
dormentarono. (Continua). 



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ogni ceto di lettori. Sono pagine scritte con arte e con 
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vantaggio. Si tratta, in conclusione, di un libro che 
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U editor e Salani di Firenze presenta: 
P. PiNZANi. — S. FRANCESCO SAVERIO. Gra- 

ziosa biografia del glorioso evangelizzatore del Giap- 

pone, decorosamente illustrata. . 
G. Chelazzi. — CINQUE RAGAZZI GARIBAL- 

DINL 

Interessante racconto inquadrato nella storia, nel 
quale agiscono cinque ragazzi ardimentosi. Sono figure 
palpitanti di vita. 




Per... liquidare il rinoceronte furioso, Piripicchio lo fa suo... ambasciatore, legandolo con una corda 
non vocale. Ma il... legato, deciso di svincolarsi e cieco di furore, corre • veder le... stelle antimendianc 
lavorando di... testa contro la pianta... genenloi^ica di un moro, che lo men. in... giro per faWo suo legato 




perpetuo. Ed ecco Bomba in vista di quattro belve dotate di un coraggio da... leone, benche legate a un 
piuolo. Meno male che la caduta di un albero... maestro insegna... loro a liberarsi da quei vincoli... terrenil 
Dopo una seduta... parlamentare e... impressionante, i leoni non solo ci rimettono la coda, ma si^ lasciano 
;;nchc... bagnare il naso da Bomba cacci?.to...re di... bastoni. (Continua). 



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10 MAKZO 1940-XVIlI 

Num'ero 3 - Anno XVIII 



Pubblicazione mensile. - Spedizione 
in abbonamenlo postale - Gruppo 3° 





La dolorosa situazione del Vicariato di Shiu Chow 
(Cina) non ha fatto che esasperarsi in questi ultimi 
mesi. I bombardamenti frequenti obbligano abi- 
tanti e missionari parecchie volte al giorno a disper- 
dersi suUe colline, sotto gli alberi. Con il ritorno del 
freddo e con il blocco delle vie di accesso al mare, 
tante miserie si sono aggiunte alle precedenti. I ge- 
neri di prima necessita sono rincarati di almeno quat- 
tro volte rispetto al prezzo dell'anteguerra. Certi 
generi non si trovano piii. Del vino da Messa si fa 
una straordinaria economia per timore di dover so- 
spendere la celebrazione prima di poterne ricevere 
deiraltro. Non si trovano nh candele di cera, n^ 
steariche; percio ci si aggiusta come si puo. 

La sera bisogna andar presto a letto perch^ non si 
trova quasi piii petrolio per accendere le lampade. II 
chinino, medicinale indispensabile per la malaria che 
imperversa, manca assolutamente e parecchi nostri 
missionari, affetti dalla malattia, si trovano a mal 
partito. Latte, pasta, formaggio, aghi, file, tutti og- 
getti d'importazione, non si vedono piii sul mercato. 

I poveri, i profughi aumentano in massa alle porte 
delle nostre Mission], e i missionari fanno il possibile 
per consolarli. Ma come piange il cuore a non po- 
terli aiutare quanto occorre per mincanza di mezzil 
Tutta la Cina conta ora piii di loo milioni di questi 
poveri infelici. Eppure il loro morale e alto: soffrono, 
ma resistono e sperano nella vittoria finale. Le di- 
struzioni causate dai bombardamenti nemici sono 
incalcolabili. Anche le nostre residenze hanno sof- 
ferto. La citta di Lin Chow fu gia bombardata pa- 
recchie volte. La bella chiesa di Maria Ausiliatrice 
ebbe i vetri infranti e una porta sconquassata. Un'al- 
tra residenza in citta ebbe il tetto rovinato. La resi- 
denza di Lin Kong Hen ebbe il tetto scoperchiato 
e le mura scosse da bombe cadute vicinissimo. Nam 
Yung e Lak Chong non subirono seri guasti, ma 
ebbero le mura e le tegole squarciate da schegge di 
rimbalzo. Shiu Chow, centro della nostra Missione, 
fu bombardata quaranta volte. Le nostre opere sof- 
fersero solo tre bombardamenti per colpi diretti. In 
uno di essi una bomba colpl in pieno la chiesetta di 
S. Teresina, gioiello di stile cinese, che era la chiesa 
delle religiose indigene. In un secondo bombarda- 
mento, una bomba, entrata di sbieco per una finestra, 
distrusse lo studio e il gabinetto di fisica della no- 
stra scuola normale, ora chiusa. In un terzo bombar- 
damento sei bombe caddero dentro il recinto della 
Missione rovinando un'ala delle scuole normali fem- 
minili, alcune casfette del ricovero dei vecchi e la 
pro-cattedrale, ov'^ seppellito Mons. Versiglia di s. m. 
Per grazia di Dio, la bomba, scoppiata appena toc- 



cito il tetto, non distrusse complctamente la tomba 
JcU'eroico Vescovo e non ne disperse le ossa. Ma in 
tutti questi bombardamenti fu visibile la protezione 
tii Maria Ausiliattice: non un morto, non un ferito. 
Risulta tanto piu efficace la protezione se si consi- 
dera che il personale addetto a queste opere era tutto 
al suo posto. I missionari nei distretti si prodigano 
in mille guise, con coraggio veramente apostolico. 
Tante volte, presi di mira come spie, sono continua- 
mente vigilati e le loro opere di bene e di carit^ di- 
sinteressata riescono a far ricredere tanti e a renderli 
benevoli. Le scuole, in generale, in tutta la Missione, 
sono chiuse; quindi il lavoro dei missionari si esplica 
specialmente nel confortare, consigliare e animare i 
cristiani, nel ricercarli quando sono dispersi e ammi- 
nistrar loro i Sacramenti, nell'aiutare e seminar le 
verita della nostra fede tra i profughi, nel dispensar 
medicinali di produzione cinese, nel distribuire libri 
V fogli di propaganda tra i pagani, nel dirigere e 
sostenere i numerosi nostri catechisti e le suore in- 
digene. Colgono tutte le occasioni per fare il cate- 
chismo a tanta gente pagana, con cui vengono a loro 
contatto e per perfezionarne la cognizione tra i cri- 
stiani, specialmente f.a i giovani. 

Questo assillante lavoro si svolge ora in mezzo a 
tanti pericoli: di malattie senza medici e medicine, 
pericoli di guerra, pericoli di briganti strao'-dinaria- 
mente aumentati con la guerra, pericoli di falsi fra- 
telli, pericoli nei viaggi, a piedi, per lo piu estenuanti. 

E meraviglioso come questi pionieri di civilta cri- 
stiana, pur fra tanti pericoli, disagi e necessita, vivano 
sereni e fiduciosi nella Provvidenza del buon Dio. 
Sac. Giuseppe Cucchiara 
Missionario salesiano. 

Offerte pervenute alia Direzione. 

Venezuela. — J. Os. Lopez (Aguascalientes) per 
i nomi Giuseppe, Gioachino. - F. Ica^di (Cassinelle) 
per il nome Dionigi. - .A. Bardelli (Mercallo) per il 
nome Amilcare. - M. Feno (Torino) per i nomi Pietro 
Maria, Clementina. 

Congo belga. — A. Carrara (Belli) per il nome 
Antonio. - C. Allais (Coazza) per il nome Luciano 
Modesto. - C. Brunella (Laveno) per il nome Domenico 
Alessandro. - G. Zadra (Toja) per il nome Erminia 
Costantina. - M. Fabris (Palmanova) per il nome 
Maria. - M. Corazza (Noventa di Piave) per il nome 
Francesco Giuseppe. - G. Coletto (Padova) pel nome X. 

India Sud. — P. D. Tataranni (Matera) per il nome 
Pietro Giovanni. - M. Marucco (Milano) per il nome 
Maria Ausilia. - Dir. Istituto sal. (Schio) per il nome 
Assunta. - L. Vassallo (S. Cataldo) per il nome Salva- 
tore. - A. Mazzini (Langosco) per il nome Paolo. - 
A. Pezzini (Torino) per il nome Alma. 

Madras. — • M. Barbero (Torino) per il nome Mi- 
chele. - M. Tacchis (Torino) per il nome Giovanni 
Bosco. - C. Belloni (Torino) per il nome Giovanni 
Battista. - G. Cottone (Torino) per il nome Adda 
Giulia Giuseppina. - S. D. Silvestro (BrindisI) per il 
nome Giovanni. 

Matto Grosso. — B. Romnella (Torino) per il 
nome Carmencita Luisa. - P. D. Molinari (Savona) per 
il nome Giuseppe Maria. - M. A. Corinelli (Lodi) per 
il nome Alma Rosa. - L. Vandano (Torino) per il 
nome Giovanni. - G. D. Fumagalli (Senago) per il 
nome Giuseppe Maria. - G. B. D. Calvi (Torino) per 
il nome Teresina Matilde. 

Rio Negro. — M. Sirigu (Senorbi) per il nome 
Luigi. - I. De Nardo (Meduno) per il nome Claudio 
Saverio. - C. Todero (Lido) per il nome Maria Elisa 
Caterina. - G. D. Dell'Oro (Magianico L.) per il nome 
Andrea. - M. Sangiorgi (Faenza) per il nome Rosa 
Ausilia. - L. Maffei (Volterra) per il nome Maria, 
Lidia. - C. Orzilli (Roma) per i nomi Teresa, Maria. 
- R. Rizzo (Montagnana) per il nome Giovanni Bat- 
tista. - E. Parini (Nerviano) per i nomi Pierino, Gio- 
vanni, Maria. - Fam. Grazioli (Novara) per il nome 
Carlo Grazioli. (Continua). 




^ 



Anno XVm - N. 3 - Pubbl. mensile - Torino, 1° MARZO 1940-XVIII - Spediz. in abbon. postale - Gruppo 3" 



Abbonamento annuo 



\ per I'Italia: Ordinario L. 6,20 - Scstenitore L. 10 - Vitalizio L. 120 



I per I'EsTERo: » L. 10 - » L. 20 - 

Direzione e Amministrazione: Via Cottolengo, 32 - Torino (109). 



L. 200 



UN GRANDE ONORE 



La missione della Chiesa cattolica non 
ha ne limiti, ne restrizioni di luogo perche 
i diritti di Cristo si estendono a tutta la 
terra, diritti die il Redentore trasmise alia 
sua mistica Sposa. 

Tale missione non ha neppure limiti di 
razze, poiche tutta I'umanita abbisogna di 
redenzione. Percio Gesu disse: « Andate e 
ammaestrate tutte le genti! ». 

Essa non ha nemmeno limiti di tempo. 
II Figliuolo di Dio si fece uomo per salvare 
I'umanita. e a tal fine mando i suoi Apostoli 
a predicare il Vangelo a tutti i popoli che 
vivevano sulla terra al suo tempo e a quelli 
die, in s:guito, I'avrebbero abitata. 

Per incoraggiarli neU'afErontar questa 
ardua impresa, Gesu disse loro: « Ecco die 
io sono con voi fino al termine dei secoli » 
(S. JVlATTEO, XXVIII, 20). Ma questa pro- 
messa si spiega soltanto se si animette che 
I'opera evangelizzatrice da lui affidata agli 
Apostoli doveva continuar per tutti i secoli. 
Anche gli stessi Apostoli pero, per attuare 
e continuar la loro missione, dovettero sce- 
gliersi dei collaboratori e poi dei successori. 



Essi mfatti, poclii e ostacolati dalle perse- 
cuzioni, non avrebbero potuto recarsi su 
tutti i punti della terra, secondo il piano 
della Redenzione come lo voile e lo traccio 
il divin Redentore. Ecco perche il Papa 
Benedetto XV, di s. m., nella celebre enci- 
clica Maximum illud, scrisse: « La grande 
e sublime missione, die Gesii affido ai disoe- 
poli, non doveva finire con la loro morte, ma 
bensi durare, per mezzo dei loro successori, 
sino alia fine dei tempi, cioe finche esisteran- 
no persone da salvare con il magistero della 
verita. La Chiesa qumdi, meniore del divino 
mandato, non ha mai cessato, attraverso ai 
secoli, d'inviare banditori della divina pa- 
rola, che annuncino I'eterna salute arrecata 
da Gesii Cristo al genere umano ». 

Anche come continuatori degli Apostoli, 
i missionari sono pertanto degni di consi- 
derazione. Ouei giovani, che si sentono ispi- 
rati a emularli nella loro opera provviden- 
ziale, devono considerare come mi grande 
onore quello di dedicarsi all'apostolato per 
diffondere il dolce Regno di Cristo la dove 
incombono ancora le ombre di morte. 



33 




■^B 





La $conipar$a Oi uno ^dank missionario 



P D. Giovanni Pedrazzini, infaticabile missio- 
nario e brillante collaboratore di Gioventii mis- 
sionaria, non e piu. Dopo acerbe sofferenze, egli 
conchiuse la sua laboriosa giornata evangelica 
a Hong Kong, caritatevolmente assistito dai 
Confratelli. 

Nato a Intra il 23 di febbraio del 1884, I'indi- 
menticabile scomparso si era arruolato tra i 
figli di D. Bosco nel 1903. Ordinate sacerdote 
nel 191 1, era partito come missionario per le 
terre del Sol Levante. 

Gioviale, amorevole, zelante, si era consa- 
crato alia vita missionaria disposto ad affront ar 
qualunque sacrificio, pur di guadagnare anime 
a Cristo. Missionario profondamente pio e do- 
tato di una smagliante parola, sapeva conqui- 
dere quanti avvicinava. Ovunque passo, dif- 
fuse, con I'esempio e con la predicazione, la 
devozione al SS. Sacramento e all'Ausiliatrice, 
nonche I'amore al Papa. 

Nei suoi vent'otto anni di vita apostolica, 
egli compi veramente una missione, che ha 
dello straordinario. Con la sua grande fede e 
carita convert! tanti pagani, richiamo sul retto 
sentiero molti traviati, riscatto perfino dei cri- 
stiani caduti in schiavitii, ammansi formidabili 
pirati i quali, conquisi dalla sua bonta, diven- 
nero, dinanzi a lui, mansueti come agnelli. Ma 
11 suo apostolato apporto i piu ubertosi frutti 
nel campo giovanile. Perennemente giovane, 
malgrado la sua precaria salute, egli elettriz- 
zava i ragazzi. Bastava che un giovane lo avvi- 
cinasse per amarlo. Percio D. Pedrazzini riusci 
a strappar molti giovani dall'incredulita e dal 
vizio, ne avvio parecchi al sacerdozio e alia vita 
religiosa. 

Quando scriveva i suoi briosi stelloncini per 
Gioventii missionaria, si provava un vero godi- 
mento nel leggerli, tanto erano graziosi, spigliati, 
interessauti, divertenti. Certo, se D. Pedrazzini 
si fosse dedicate all'apostolato-stampa, sarebbe 
riuscito il beniamino dei lettori. Aveva un ine- 
sauribile repertorio di novelle, di leggende, di 
fatti curiosi, storici o inimaginari, che sapeva 
colorire cosi bene da restar ad ascoltarlo a bocca 



aperta. Ouando in ricreazione compariva lui, 
era un grido solo: 

— D. Pedrazzini! Ecto D. Pedrazzini! Evviva! 
E il buon missionario si lisciava la barbetta, 

protendeva le braccia verso i suoi frugoli e poi 
eccolo in mezzo a loro per giocare e per diver- 
tirli con le sue lepidezze. 

Nel 1925 ripartiva per la Cina. 

Sulla nave Fulva, durante la ricreazione del 
pomeriggio, quando arrivava lui era una festa, 
anche se il mare minacciava qualche brutta 
sorpresa. In questo caso diceva: 

— Sembra che navighiamo in... cattive acque. 
Mi rincresce perche, non sapendo nuotare, se 
succedesse un naufragio non saprei che... pesci 
pigliare! Voglio sperare pero che I'oceano non 
riesca a... bagnarmi il naso, altrimenti sarei... 
liquidate! 

Tutti i marinai erano suoi amici di lunga 
data, perche, da ragazzo, marinava... la scuola. 

Intante, con queste barzellette a gette con- 
tinue, riusciva a teuere allegri tutti e a renders! 
simpatice anche agli anticlericali. Tanti, che 
non avrebbere fatte Pasqua, dope essersi in- 
contrati con D. Pedrazzini divenivano religiosi; 
molti, che bestemmiavane, dopo un coliequio 
avute con quello zelante missionario, riuscivano 
a correggersi della lore brutta abitudine. 

Ma scocco anche per lui I'ultima era. Ebbe 
anch'egli il sue Getsemani. Ma I'angelo della 
merte lo trovo preparate. Si trattava di andare 
a godere il premie premesso ai fedeli eperai 
della Vigna. 

— Ecce arrivata la mia era! — sussurro a 
chi lo assisteva. — Vade a ripesar nel Signere... 

I solenni funerali, cui parteciparono le prin- 
cipali autorita religiose e civili, riuscireno un'apo- 
teosi e furone un plebiscite di ammiraziene e 
di affette da parte di quanti I'avevane cene- 
sciute. Egli era veramente amate perche aveva 
spese la propria vita per le anime. Aveva sfie- 
rato la terra simile a un raggio di sole per illu- 
minar le menti e riscaldare i cuori di amere 
verse Gesu e la Vergine. Per queste, la memoria 
di lui sara indelebile e vincera il tempo. 
Riposi in pace! 



34 




Scntiinenio 
cstctico in 



Oiappone 



Una delle caratteristiche, per le quali i giap- 
ponesi sono piu accessibili dei cinesi alia coltura 
europea, consiste neU'affinita del sentimento 
dell'estetica, ch'essi hanno con noi. L'interpre- 
tazione dell'arte, nei cinesi, si limita a rappre- 
sentare gli orrendi draghi minacciosi e di ripro- 
dur la maggior parte degli oggetti in un ordine 
di simmetria rigida e convenzionale. In Cina 
e raro trovare un lenibo di paesaggio interes- 
sante; si vedono soltanto qua e la gruppi di 
piante intorno a un tenipio o a una toniba. I 
cinesi agiati, che dispongono di un giardino, lo 
nascondono gelosamente alio sguardo altrui, 
cingendolo di un'alta niuraglia. 

I giapponesi invece sono molto diversi. Gli 
abitatori del « paese del loto, del ciliegio in fiore 
e del crisantemo » hanno un tale sentimento 
estetico, die in antico pareva ch'esso fosse 
Tunica loro guida nella vita spirituale. 

I giapponesi hanno quasi un culto per la 
natura. I loro paesaggi sono resi attraenti dalle 
piantagioni pittoresche di pini e di altre coni- 
fere raggruppate in modo, che i colori del loro 
fogliame formano una deliziosa gamma di tinte. 

In luoghi ameni, che offrono degli splendidi 
punti di vista, sorgono templi o chioschi, da- 



vanti ai quali il viandante rimane ammirato. 
Migliaia di giapponesi, che vivono in citta, la- 
sciano ogni anno, per qualche tempo, i loro im- 
pieghi e le proprie famiglie per recarsi in cam- 
pagna a goderne I'incanto. Ecco perche Tarte 
del giardinaggio e cosi fiorente in Giappone. 
I giardini e i parchi di Daimio sono vere opere 
d'arte, eseguite secondo regole stabilite. Essi, 
piii che giardini, sono labirinti in un paesaggio 
fantastico, attraversato da redole sinuose, che 
serpeggiano fra gruppi di alberi e cespugli fioriti 
e conducono alle colline, ai laghetti e alle casca- 
telle in miniatura. I sassi e i blocchi di roccia, 
che costituiscono uno dei principali ornamenti 
dei giardini giapponesi, sono disposti secondo 
regole special!. 

II giapponese facoltoso, die possiede una pa- 
lazzina fra i giardini, prova un delizioso godi- 
mento nel compiervi la cerimonia del te, se- 
condo I'etichetta nipponica. Ma auche le ca- 
sette modeste sono abbellite da iiori; nell'in- 
terno stesso delle citta tutti procurano di avere 
un giardinetto dinanzi alia propria abitazione o 
almeiio ne formano uno dentro il recinto del 
cortile o sopra il tetto. 

Iv'arte della floricoltura si rivda ovunque, 



35 



perche auche il piu piccolo spazio puo dar I'idea 
di un vasto dominio in miniatura, trasformato 
cosi dall'arte giapponese. Anche una superficie 
di pochi centimetri quadrati, con piantagioni 
di pini nani e ornata artisticamente di rocce 
e di ponticelli, da I'idea di un vero paesaggio. 
I giapponesi usano dare agli alberi la forma 
di oggetti, per esempio di un bastimento o di 
una bestia, a seconda dei gusti. 

II giardiniere giapponese non cura le aiuole 
come si fa nei nostri paesi; le piccole piante 
separate non si trovano che nelle case, perche 
i giapponesi amano I'effetto del complesso delle 
forme e del colore dei fiori. Uno dei loro diver- 
timenti preferiti consiste nel visitare, con I'in- 
tiera famiglia, le grandiose esposizioni di fiori 
distribuite nelle diverse stagioni dell'anno. In 
primavera comincia il movimento; nel parco 
di Uyesco, presso Tokyo, fioriscono i ciliegi sel- 
vatici; in altri giardini gli alberi si coprono di 
fiori bianchi come neve, di graziosissimo ef- 
fetto. In aprile e in maggio cominciano le espo- 
sizioni di peonie e di azalee; in giugno ondeg- 
giano gli iris nel giardino di Horikiri presso 
Tokyo; il leggiadro fiore di loto compare in 
agosto e in novembre c'e la festa del crisantemo 
nel parco imperiale di Akasaka. ]\Iagnifici esem- 
plari dell'arte del giardinaggio figurano in que- 
sto parco e attirano I'ammirazione di tanti vi- 
sit atori; esemplari di migliaia di fiori; corolle 
di venti colori diversi e di tutte le grandezze, 
cresciuti sullo stesso posto; piante cresciute con 
misure calcolate; fiori giganteschi; foglie vellose 
e spesse o di una sorprendente delicatezza. 

Anche la poesia celebra la comparsa della 
primavera in Giappone, prendendo ispirazione 
dalla fioritura: 

Tateba shakiiyaku 

suvareba botan 

aruku sugata-va 

Yuri no hana. 
Sia che t'erga superba sullo stello, 
oppur, come il lilla, mite ti pieghi 
vaganiente, o peonia, la tua vita 
lieta trascorri a tutti sorndendo. 
Allor che i rami spogli dei ciliegi 
fremon ne i lor germogli intirizziti. 



^~-f-\^ 




Ma un pesciolino rosso ed oro. 



il sol, che odia i biancori d'inverno, 

nasce, un matlmo, assai piU di buon'ora 

e con le f recce e I'arco d'oro e fuoco 

scuote le nevi, le saetta e scioglie. 

L'inverno, allora, tutto grinze e ghigni 

fugge sui nionti tra gli eterni geli. 

Tutte le sere dietro il nionte Fuji 

il sole si nasconde. A poco a poco 

tutto intristisce, tutto si scolora! 

Geloso il sol! Con se tutti i colori, 

i piii festosi, attira dietro il Fuji 

e la, dicon, I'annega dentro il mare. 

Nao sulla nevosa vetta sail! 

II sol, vedendo te, piu non tramonta. 

Ne I'acque azzurre e quete d'un laghetto 

si specchiava tranquilla una mimosa, 

ma un pesciolino color rosso ed oro 

con un guizzo dall'acqua la tocco. 

Le foglioline della pianticfilla 

si rinchiusevo offese e il pesciolino 

ne morl per il rimorso e pe 'I dolore. 

Presso il pozzo un vilucchio e germogliato 

ed alia corda, ahime, s'e attorcigliaio. 

Piiittosto che turbare il suo fiorire 

per r arsura crudel vorrei morire (*). 

(*) Trad, dal giapponese di L. Colmo. 

INTENZIONE MISSIONARIA PER MARZO: 
Prepare per le vocazioni missionarie. 

/ Sacerdoti, che esercitano il loro ministero 
nelle Missioni, sono appena ventimila. Essi sono 
coadiuvati da circa diecimila Fratelli religiosi e 
da cinquantamila Suore. A questo numero di 
evangelizzatori, si aggiungano inoltre circa no- 
vantamila catechisti e cosi si avrd il prospetto 
deU'esercito missionario, che deve conservare il 
Regno di Dio tra venti milioni di cristiani ed 
estenderlo a circa un iniliardo di persone, che 
giacciono ancora nelle tenebre e nell'ombra di morte. 

Come si pud comprendere da tale statistica, il 
numero degli operai evangelici e molto inferiore 
alle necessita. 

Preghiamo percio il Padrone della. messe, af- 
finche mandi altri operai nella sua Vigna, in 
modo che siano evangelizzate anche quelle anime, 
che ancor non conoscono il Redentore e qitindi 
non Lo amano. 

G. Can. — STORIE DI TERRE, DI ACQUE E 
DI FUOCHI. - Casa ed. Marzocco - Firenze. 
Magnifico libro elegantemente rilegato e illustrato 
a colori. Con immaginosa inventiva, I'A. sa ricostruire 
storie curiose e attraenti intrecciando favole e leg- 
gende atte a dilettare e a istruire. Per biblioteche 
scolastiche. 

V. Bravetta. — / FIGLI DEL SOLE. - Ed. Para- 
via. - Torino L- 7 — 

Questo volumetto, decorato da C. Nicco, contiene 
le piu belle e poetiche leggende del Peru. Vi e tessuta 
una vicenda romanzesca, di cui sono protagonisti tre 
ragazzi di stirpe imperiale. Vi si nota scorrevolezza 
di stile. Adatto per bibliotechine scolastiche, come: 

FAVOLE ED ESEMPI DI LEONARDO DA 
VINCI, raccolte da G. Pico e pubblicate dalle 
stesso editore (L. 3,70). 



36 - 




1JL wimje^ uM'l 

(A scuola di ginnastica tra i piccoli indi dell'aHo Amazonas). 



E tanto difficile trovare una gioruata di sole 
in questo diluviare di pioggia, che ci delizia da 
qualche settimana! IMa questa mattina e salito 
improvviso dal fiume un venticello insolito, che 
ha disperse la minacciosa nuvolaglia. 15 bal- 
zato fuori il bel tempo a sgranchirci le ossa e 
spegnerci in gola gli sbadigli. 

— Su, ragazzi, ginnastica! 

I frugoli cominciano a raccogliersi senza 
fretta, svogliatamente, con quella meravigliosa 
pigrizia, che sonnecchia nel sangue di tutti 
gli indios — piccoli e grandi — da Colombo 
in poi. E ce ne vuole del tempo e di fiato prima 
di riunirli tutti sul grande spiazzo erboso e 
umidiccio! Oh, non sono i monelli vocianti e 
rissosi della mia terra lontana questi bnoni 
figlioli timidi e queti e taciturni, questi ottanta 
caboclus che riesco a mettere in fila a stento. 

Hanno ancor tutti in cuore la sconfinata li- 
berta della foresta, e qui, a specchio del Rio, 
in questo luminoso splendore di sole e di az- 
zurro, li punge vivo il rimpiauto della paterna 
sciupana. Oh, e assai piu dolce e coufortevole 
il molle dondolio della pigra canoa, I'altalenar 



lento della redi sonnacchiosa, anziche rimmo- 
bile rigidita dell'attenti! 

— Animo! Presto! 

Forse questi miei piccoli aniici non hanno 
per la ginnastica una... vocazione troppo spic- 
cata. Petti prominenti, in calzoncini sempre 
troppo stretti, andatura cascante e dinocco- 
lata, scarso spirito di emulazione, ncssuno 
sforzo di attenzione, nessun entusiasmo. 

Si puo continuare a perdere tempo e fiato 
cosi?! 

Eppure qualcosa bisogna fare: tra qualche 
settimana saranno qui alia Missione certi uffi- 
ciali ispettori di frontiera, e verranno certa- 
mente a visitare i due collegi di indigeni. Bene: 
prepariamoci dunqiie a riceverli. 

— Ragazzi, al posto. At-tenti! 

E incomincio. Siamo ancora ai primi eser- 
cizi da fermo, e penso che ci resteremo per un 
pezzo. 

— Riposo! 

Alia prima voce, i piu non badano; devo ri- 
petere ogni comando bene scandito, con il 
lampo degli occhi e con tutta I'energia della 



J/ 



Con i suoi quin- 
dici anni, e il piu 
anziano... 




gola. Ma in fine c'e sempre qualcuno che non 
si preoccupa affatto della ginnastica, ne di 
me, ne dei miei comandi. Non scorgo in tutte 
queste facce apatiche e assonnate, ne lampi 
di entusiasmo, ne impeti; neppure scatti di 
sdegno o di scontento. 

Pero la colpa e tutta mia, perche non so 
scorgere, comprendere e giudicare queste ado- 
lescenze nuove e ignare; perche non so leggere 
nel mistero di queste piccole teste selvaggette, 



non so guardare nell'occhio stanco e forse tri- 
ste degli ultimi figli delle ultime morenti tribu 
amazzoniche. 

II sole si e fatto vivo e bruciante a un tratto: 
andiamo a rifugiarci in uno spicchio d'ombra 
a ridosso del campanile intonacato di fresco. 

— Attenti! 

Oggi ho messo come capofila il mio buon 
amico Scicu: « Scicu pretu » (Francesco nero) 
come lo chiamano i compagni. EJ il piu alto e 
snello: forse fara bene da guida con quel suo 
gran passo. 

Intanto, non so come, penso al mattino in 
cui lo vidi giungere fradicio di pioggia. Prove- 
niva dalle lontane sorgenti dell'IJrere; sette 
giorni di remo dentro la carcassa di una canoa 
per arrivare fin qui in Barcelos, alia Missione. 
Lo accompagnava suo padre, un negro lungo e 
nodoso: quando si separarono, spuntavano le 
lacrime negli occhi di entrambi. Quella perla 
di Ajayv venne subito a dirmelo: 

— Sai? Scicu piange! 

E tutti i ragazzi ne erano sorpresi, perche 
si vede raramente qui qualcuno in lacrime. 

Ma da quel giorno Scicu non pianse piu. Con 
i suoi quindici anni, e il piu anziano della mia 
classe e anche il piu queto. Sta tribolando se- 
riamente sulle prime pagine dell'a b c; e se 
continua cosi di buona voglia, forse qualcosa 
adagino adagino riusciro a spremere da quella 
testa. 

Ora sono tutti in linea, di fronte, i miei 
ottanta ginnasti, silenziosi e attenti, ma non 
immobili, perche uno sciame danzante d'in- 
setti minuscoli e invisibili: piiim, mucuim, e 
mosquitus, c'investe e ci avvolge, si aggira sulle 
gambe, sui colli, sulle teste, e punge e grafl&a 
e morde con intensita assidua e tormentosa. 
Nei mesi di pioggia e di plena c'e da succhiarsi 
in pace anche questa delizia tropicale nelle 
bassure acquitrinose deir« inferno verde ». 

— Riposo! 

I ragazzi hanno gia imparato a passar dalla 
posizione di fronte a quella di fianco: oggi le- 
zione nuova. Contare per tre e formare le «ter- 
ziglie». Spiego i movimenti a lungo, minuta- 
raente, con la voce e con I'esempio, ma su 
tutti questi visi pazienti e rassegnati corrono 
ondate di sbadigli. 

iv chiaro, si annoiano. 

— Attenti! Avete capito? 

— Sissignore! 

— Tutti? 

— Sissignore! 

— Riposo! 

Son certo del contrario, e ripeto percio la 
spiegazione, frugando energicamente negli oc- 
chi di qualcuno piu distratto e cascante. 

Ma la stanchezza e in tutti uguale: lo scorgo 



^s 



bene anche nella varieta copiosa di fisiononiie, 
anche nell'occhio a mandorla dell'indio puro, 
nel biancore slavato del nordestino, nei riflessi 
bruno-rame del caboclo grassoccio e satoUo, 
nel bruno lucente e scarno del negro, nel bion- 
dastro e lentigginoso del creolo, in questa in- 
definita mescolanza di meticci, nel cui sangue 
pallido e acquoso sopravvive I'eredita fiacca 
di tutti i conquistatori, avventurieri e negrieri, 
che invasero e desolarono per secoli lo sconfi- 
nato bacino amazzonico. 

Incominciamo gli esercizi. 

Faccio contare per tre, poi viene il resto: 
dopo varie prove disordinate, confuse, dope 
lunghe spiegazioni e commenti, dopo ammo- 
nizioni, minacce, grida, lui accorgo die hanno 
capito ed eseguono bene. 

Sono soddisfatto. 

— Per tre! 

Do un'occhiata energica: il movimento e ela- 
stico e simultaneo. Perfetto. Cioe no, vedo — 
non so perche io non I'abbia notato prima — 
vedo che Scicu e fuori di posto: e restate la 
fermo e rigido invece di fare il passo obliquo 
in avanti. Mi accosto e gli insegno per benino: 

— Hai capito? 

— Sissignore! — I\Ia non si niuove. 

— Al tempo! 

Poi comando di nuovo il movimento per 
tre: tutti bene, ma Scicu non si e mosso. Sono 
disgustato, e richiamo vivacemente all'ordine 
il ragazzo: 

— Ma che fai? Sta' piu attento: tu sei capo- 
fila e numero uno. Devi fare un passo obliquo 
a sinistra, in avanti. Ricordati: sei numero uno! 

Egli non risponde; e mortificato. 

— Attenti: per tre! 

Questa volta sbagliano parecchi. Non mi 
perdo di animo e ripeto, a voce alta e risen- 
tita, che quelli che hanno il numero uno de- 
vono fare un passo obliquo a sinistra. 

— Avete capito? 

— Sissignore! — La voce di Scicu squilla 
su tutte. 

— Vediamo... Per tre! — Ognuno ha fatto 
il suo movimento con impegno; ma Scicu e 
sempre la immobile e mi sorride soddisfatto. 

Mi accosto con impeto e lo investo di sdegno: 

— Vuoi farmi perdere la pazienza?! 

— Nossignore! 

— Tu solo sbagli, tu solo non capisci, tu 
solo sei distratto! Verg6gnati! Perche non fai 



il passo come gli altri? Tu sei numero uno, ri- 
cordalo! 

Davanti al mio sfogo, il ragazzo e sgomento: 
abbassa il capo e piange in silenzio. Mi fa pena 
e abbasso la voce: 

— Tu hai il numero uno: hai capito? Nu- 
mero uno. 

— Nossignore! 

— Sissignore. Tu hai il numero uno! 

— Nossignore! 

II ragazzo insiste calmo, a mezza bocca. 
Non capisco la sua ostinazione. 

— Scicu, ascolta: tu sei il prime della fila, 
sei il capo-fila: la numerazione comincia qui 
da te. Va bene? 

— Va bene. 

— Dunque hai il numero uno. 

— Nossignore! 

— Ma perche: « Nossignore »?! 

II mio amico mi guarda sorpreso, senza com- 
prendere, senza rispondere. Gli altri sono gia 
tutti usciti dalle iile, ci fanno cerchio, indiflfe- 
renti e muti. 

— Che numero hai allora? 

— Venticinque! — risponde con disinvol- 
tura. — Allora io ho uno scatto: 

— Ma che dici!? — La mia parola e un 
grido. Scicu trema un poco, ma insiste. 

— Venticinque, sissignore! 

Solleva ilare un lembo della camicia che gli 
sventola fuori dei calzoncini, e mi mostra: in 
un angolo sta marcato un bel venticinque di 
un rosso fiammante. £) il suo numero di... 
matricola. 

Guardo negli occhi di tutti: nessuno ride, 
nessuno ha compreso. 

Scicu, il mio capo amico Scicu, serenissimo 
continua a mostrarmi il lembo della camicia. 
ij soddisfatto: anch'io lo sono. 

— Al posto, ragazzi. Attenti! 

Dott. D. GiAx Francesco Bigiaretti 

Miss, salesiano a Barcelos. 

L'atitore di qiiesto grazioso racconto parti per un 
lungo viaggio sui vari fiumi del vasto bacino eqtiato- 
riale, a bordo del battello ambtilanza offertogli dal Go- 
verno dell'Amazonas. Egli, medico tiell'ospedale di 
Barcelos, ftt recentemente nominato dalla Diresione 
generals di sanitd di Rio de Janeiro Ispettore sanitario 
del Rio negro. Cordialissime congrattilazioni, dunque, 
aWillustre figlio di D. Bosco, che onora Vltalia all'e- 
stero! ^^ 

39 La Missione salesiana'si specchia sul fiume. 






Le acclamazioni di gioia, che salutarono il nostro apparire, ci fecero dimenticare i disagi. 



ASSAM 






Ritorno da una visita pastorale suUe colline Khasi, e 
precisamente a Umniuh, grosso villaggio sperduto nella 
giungla. Ero partito di buon mattino con D. Bianchi 
in automobile, prendendo la strada che congiunge Shil- 
long con la pianura del Bengala. Un viaggio all'altezza 
di duemila metri; la strada corre sul crinale dei nionti 
costeggiando profondi valloni e paurosi precipizi. Era ter- 
minata la stagione delle piogge. II cielo bellissimo, le 
catene dei monti, che parevano inseguirsi co:ne smisurati 
giganti, e la limpidezza dell'aria invitavano I'aninra a 
sciogliere un inno al Creatore. Scendemmo al 50° chilo- 
nietro, ove gia ci aspettavano i cristiani venuti a pren- 
dere i nostri bagagli. Ci salutarono con il consueto: « Sia 
lodato Gesu Cristo: Yn yaroh ia u Jesii Christ ». 

Con essi c'inoltrammo per il viottolo, che si distacca 
dalla strada asfaltata. Marcia a piedi: solo le gambe ci 
potevano aiutare. II sentiero ora serpeggiava per una folta 
foresta, ora si arrampicava faticosamente sulle erte pen- 
dici, e ora spariva in mezzo aH'altissima erba. 

— Dov'e Umniuh? ■ — domandammo. 

— Al di la di quella montagna... laggiii! 

E continuammo ad avanzare. Scalammo una, due ca- 
tene di colline, che chiudevano I'orizzonte, e la meta era 
ancora lontana al di la della montagna. Oltrepassammo 
vari villaggi: miseri raggruppamenti di capanne sparse 
qua e la, ove quella povera gente vive ancora la vita quasi 



iLelLe CMXito^if^SLiMXiti 



40 



primitiva. In im prato, gli uomini eran tutti 
impegnati in una gara di tiro all'arco. Mentre 
le frecce sibilavano nell'aria, si udivano urla 
strane e selvagge. Al nostro saluto, essi ci guar- 
davano con meraviglia. Proseguirono il giuoco 
fino a sera, per poi conchiiidere la gara con 
bevande inebrianti fino a ubriacarsi quasi tutti. 
Non hanno ancora ascoltato la buona novella, 
e chissa quando la potranno sentire! 

In seguito, trovammo la strada sbarrata da 
una collina; il sentiero si muto in una ripida 
scala intagliata sui fianchi. Facemmo di neces- 
sita virtu e, ansanti, ci trascinammo su per la 
montagna. Marciavamo da sei ore, quando il 
panorama cambio. L'occhio spaziava suU'im- 
mensa pianura del Sylhet (Bengala), die si di- 
stende come una carta geografica con i suoi 
fiumi serpeggianti e gli stagni e boschi. Sem- 
brava di vedere il mare. La meta non era Ion- 
tana. 

Umniuh, sorge sul limitare di un altipiano, 
che doniina, con ripidi fianchi, la pianura. Gode 
di un clima tropicale con pioggia e sole a dovi- 
zia, il che spiega la vegetazione lussureggiante 
che cresce ovunque, si direbbe anche suUe pie- 
tre, in un trionfo di aranceti, di piante di caffe, 
di palme. Dopo il faticoso cammino, quella 
zona ci pareva veramente la terra promessa. 
Intanto udivamo I'eco dello scoppio dei petardi, 
Alcuni cristiani, spintisi innanzi come vedette, 
appena ci scorsero volarono a riferir la no- 
tizia del nostro arrivo. Da due ore ci aspetta- 
vano, e finalmente arrivammo stanchi, sudati, 
con il viso arrossato dal sole. Ma le acclama- 
zioni di gioia, che salutarono il nostro apparire, 



ci fecero dimenticare i disagi e la stancliezza. 
I fancivilli fomiavano una banda musicale, uo- 
mini e donne si accalcavano per baciar I'anello- 
al Vescovo. II missionario D. Tonello e le Suore, 
che da una settimana si trovavano sul luogo, 
sorridevano soddisfatti. 

Solenne I'ingresso in paese! Anche i pagani 
e i protestanti accorrevano al nostro passaggio. 
L'aria risuonava di canti, di evviva, di scoppi di 
niortaretti, del rullio dei tamburi. Dinanzi alia 
cappella, I'entusiasmo raggiunse il colmo. Ma 
si faceva notte e noi ci ritirammo per rifocillarci 
alquanto, prima di cominciare il lavoro. Era 
in programma la Benedizione solenne, I'acca- 
demia e la riunione all'aperto per la trattazione 
di argomenti religiosi. 

II giorno seguente, non ci fu un istante di 
riposo: Confessioni, Battesimi, Messa pontificale, 
Cresime, visite alle famiglie, udienze, riunioni e 
teatro riempirono tutta la giornata. Accettam- 
mo il te nella capanna di una vecchia, che rice- 
vette il Battesimo quello stesso giorno. Ci ac- 
colse con semplicita, circoudata dai figli e da 
uno stuolo di nipotini, tutti cattolici. Ultima ad 
abbracciar la fede, appena la grazia ha trionfato, 
dopo tanti anni di lotta, la donna si e data con 
sincerita al Signore. Anche S. Matteo — come 
si legge nel Vangelo — dopo la sua conversione 
diede un banchetto; cosi quella buona dorma, 
per esprimere la sua gioia ci invito nella ca- 
panna ove aveva apprestato il te, banane, 
aranci e miele. Tutto si svolse in un'atmosfera 
di gioia cristiana. Quando mi alzai per benedir 
quella famiglia ospitale, mi ricordai del Salva- 
tore che entrava nelle case di Palestina e mi 



In un prato, gli uomini 
erano tutti impegnaii in 
una gara di tiro all'arco. 




parve di udire I'eco delle sue parole risonanti 
attraverso tutti i tempi e luoghi: « Oggi la sal- 
vezza e venuta a questa casa ». 

Ma in mezzo a tanta festa, il mio cuore era 
punto da un'acuta spina perche quel poveri 
cristiani son costretti a vivere in mezzo a pa- 
gani e protestanti, ove tentazioni e lacci di ogni 
genere sono tesi alia loro fede. Durante i lun- 
ghi mesi delle piogge, quel poverini restano 
isolati sui monti, perche il missionario non li 
puo visitare che tre o quattro volte all'anno. 
Quello almeno era stato un giorno di benedi- 
zione e di gioia per loro. Al calar della sera, 
cominciarono gli addii e una nube di tristezza 
parve offuscare il cielo di quel giorno radioso. 
Iv'indomani non avrebbero piu veduto le Suore 
aggirarsi come angeli di carita fra le viuzze 
ineguali e pietrose e la campana non avrebbe 
piii dato i suoi squilli di festa per invitare i 
fedeli al Banchetto eucaristico. Si sarebbero 
sentiti come orfani. Varie deputazioni di paesi 
pagani vennero a pregarmi d'inviar loro al- 
meno un catechista; desiderosi d'istruirsi nella 
Religione, pronti a costruire una cappella, pro- 
mettevano di mandare i fanciulli a scuola. II 
primo impulso del cuore era di rivolgermi a 
D. Tonello e di dirgli: 

— Vedi qual messe? Va' subito! 

II missionario rispondeva sorridendo: 

— Si, Monsignore; altri venti posti mi atten- 
dono; non ci sono strade, mancano i mezzi e 
percio non si puo accorrere alia prima chiamata 
per visitar tutti quelli che domandono. Di piii, 
io ho gia due mesi impegnati per la visita ad 
altri villaggi... Andro quindi appena mi sara 
possibile. Riguardo poi al catechista, io ho gia 
una lista di cinque villaggi, che attendono il 
loro turno. Trovatemi un benefattore e io tro- 
vero un altro catechista disposto ad andare a 
dissodar il terreno. Fra cinque o sei mesi poi, 
quando il lavoro sara ben avviato, andro an- 
ch'io a fare il resto. Ah, Monsignore, se aves- 
simo molti catechisti! 

E) proprio la necessita piu urgente fra questi 
popoli primitivi, semplici e buoni, che ven- 
gono a noi. Non possiamo piu battezzare isola- 
tamente: dobbiamo ricevere villaggi interi, 
dopo mesi di istruzione, stabilendo fra essi un 
buon catechista. Quando poi sono rigenerati 
a Cristo, il missionario li deve sempre accom- 
pagnare e assistere con delicatissime cure. Mi 
ricordo che, durante la grande guerra, era facile 
conquistar certe posizioni, ma dif- 
ficilissimo conservarle. Nelle paci- 
fiche conquiste di Cristo, il demo- 
nio sferra i suoi feroci attacchi 
dopo il Battesimo. Che puo fare 
un missionario se non e coadiuvato 
da catechisti ben formati? Nel 
campo delle conversioni, e quindi 
dell'avanzata dell'esercito missio- 
nario, questo e il piu urgente. Che 
il buon Dio susciti dunque anime 
generose all'apostolato missionario! 

>^ Stefano Ferrando 
Vescovo di Shillon^. 



^/^jiMi 



M' 4, 



u. 



' n Missionario, desideroso di correggere dei 
neofiti un po' vendicativi e golosi, racconto 
loro questa favoletta: 

Un giorno Topolino se ne andava a di...porto 
sulla riva del mare indiano e, non volendo pren- 
dere... un pesce di aprile, sedette estatico per 
ammirar la distesa marina. Ed ecco venirgli 
incontro un granchio con tanto d'occhi e di... 
forbici. A quella vista, Topolino si senti venir 
la pelle... d'oca, ma il granchio Io rassicuro 
e gli propose, anzi, di fare un viaggietto assieme. 

- — Dove andiamo? — chiese Topolino. 

— Andremo a visitare il pescatore bruno, 
che ha dei vecchi... conti da pagare alia mia 
famiglia. 

— Andiamo pure! — approve Topolino, che 
sperava di fare una buona scorpacciata di cacio 
in casa del pescatore. 

Ud eccoli in cammino. II granchio pero, pur 
essendo piu in... gamba di Topolino, perche 
aveva piu gambe di lui, restava indietro; per 
cui Topolino gli disse: 

— Coraggio, granchio; gambe in... spalla e 
avanti, altrimenti alia capanna del pescatore 
non ci arriveremo mai. 

— Se tu mi portassi sulle spalle... — pro- 
pose allora il granchio — faremmo certamente 
piii presto. 

— D'accordo, ma allora tutti mi deridereb- 
bero... 

— Perche? 

— Perche direbbero che avrei preso un... 
granchio. 

— Anche di me riderebbero... — soggiunse 
allora il crostaceo. 

— Perche? 

— Perche direbbero che avrei fatto una... 
topical 



42 



I fanciulli formavano 
una banda musicale. 





Jii^ j^CUhxAi^ 



Ed eccoli finalmente in vista della capanna. 
Era una capannuccia minuscola come un guscio 
di noce, la quale si specchiava sul mare. 

— Non ne posso piu... — diceva frattanto 
11 granchio. — Altro che passeggiata! Mi hai 
iatto fare una facchinata. 

— Meno male che tu non sudi... — osservo 
Topolino. — lo invece, bagnato come un... 
■pulcino, vado a rischio di prendermi una pol- 
monite. Andiamo dunque subito a ripararci 
dentro la capanna, altrimenti... 

Ma ecco comparir suUa soglia il pescatore 
bruno, un mostro addirittura, con un naso rin- 
cagnato e bitorzoluto, capelli setolosi e scar- 
migliati, dentatura cariata e due occhiacci... 

Fatto sta che Topolino voleva darsela a gam- 
ine, ma il granchio lo trattenne dicendogli: 

— Che pauroso! Vedrai che, quantunque 
quell'omaccione ci faccia la... faccia... scura, 
io riusciro a fargli scontar tutti i torti, ch'egli 
iece a me e alia mia progenie crostacea. 

— Io temo... — osservo allora Topolino — 
che tu faccia i... conti senza I'oste e che non 
TJesca a fare... scontar a quel pescatore le sue 
malefatte. 

— Mi vedrai alia prova! 

— Vedremo! 

Quando videro il pescatore allontanarsi dalla 
capanna per andar a pescare, i due amici s'in- 
trodussero in casa, decisi di farla da padroni. 
Topolino trovo subito un'occupazione per i suoi 
denti e cioe una formella di cacio, che gli ando 
aenz'altro a... fagiuolo. Egli si mise quindi im- 
mediatamente a lavorar di... mandibole, mentre 
invece il granchio rimaneva a... becco asciutto. 
Tanto per ingannare il tempo, il crostaceo penso 
-allora di andare incontro al pescatore per mor- 
sicargli una caviglia e fargli veder le stelle a... 
niezzogiorno. Si afEaccio pertanto all'uscita ed 
■ecco il pescatore di ritorno dalla pesca. 

— • Salvati, Topolino! — raccomando allora 
il granchio all'amico, che mangiava a crepa- 
pelle. 

A quell'allarme, Topolino fece un salto da 
acrobata e si nascose dentro un buco, dal quale 
pero poteva assistere alia lotta tra il granchio 
e il pescatore, che era scalzo e aveva i polpacci 
vellosi quasi come quelli di un caprone. 

Fatto sta che, appena egli venne a tiro al 
granchio, questo gli fece un complimento con 
le forbici, mentre Topolino rideva sgangherata- 
mente nel vedere le smorfie del pescatore punto 
sul... vivo. 



— Che succede?! — mormoro frattanto I'or- 
rendo uomo che, essendo corto di vista, non 
aveva ancor veduto il granchio. 

Incoraggiato per quel successo, il crostaceo 
ritento la carezza, ma questa volta il pescatore 
sprango un tale calcio in aria, che il granchio 
ando a sbattere violent emente ricevendo una... 
luminosa impressione contro il muro. Immagi- 
narsi la fresca risata di Topolino a quel colpo 
di... scena! 

i; qviasi sempre vero pero il proverbio, se- 
condo il quale, ride bene chi ride ultimo. Ecco 
infatti, poco dopo, un miagolio. 

— Ahime, ci siamo! — penso allora Topolino 
atterrito alia prospettiva di andar a finire in 
bocca a Mio-Mao. Per buona sorte pero, ebbe 
il tempo di ritirarsi... strategicamente dentro 
il buco voltando... coraggiosamente la coda al 
nemico. 

Intanto il granchio, rinvenuto dal suo stor- 
dimento, ritentava... un'avanzata ver.so I'av- 
versario che stava sbuzzando il pesce, presso 
la tavola. Si avvicino lemme lemme e stava 
gia per adoperar le forbici, quando il pescatore 
fece una mossa improvvisa e schiaccio la testa 
del crostaceo vendicativo, che non fece neppur 
in tempo di far... testa... mento. 

Nel frattempo, Mio-Mao, che girava per la 
cucina, noto che dal nascondiglio di Topolino 
usciva la sua coda. Allora, camminando su 
piedi di... velluto, il gatto raggiunse il foro e 
poi addento il dolce codino tirandosi dietro 
I'intero suo... proprietario. Perfettamente inu- 
tili gli strilli di Topolino alia prospettiva di 
entrar nel... digeribile di Mio-Mao. Fu letteral- 
mente ingoiato in un sol boccone, mentre il 
pescatore, contento di aver preso... un bel gran- 
chio senza tante fatiche, agli strilli del ladrun- 
colo che gli aveva mangiato il formaggio, faceva 
... I'indiano! 

— Chi di voi, miei cari... — concludeva il 
narratore — vorrebbe imituro I'esempio dei due 
. . . compari ? 

— Nessuno! — risposero a una voce gli ascol- 
tatori. 

— Bravi! Cost va bene. Nessuno deve essere 
goloso e tanto meno vendicativo per non finire 
come Topolino e il granchio, che sono audati... 
all'altro niondo senza veder... I'America! 

Diffondete "Gioventu missionaria" ! 



yj 



mm 



Una parte ha un 
aspetto signorile... 




site dalla Comunione! Preziose pure le visitine 
spontanee, i colloqui affettuosi, le preghiere 
fervide, i canti devoti e ardenti! Oh, le sugge- 
stive novene di Natale, dell'Immacolata, le fe- 
ste dei nostri Santi celebrate con tanto entu- 
siasmo! La preghiera e afietto, riconoscenza; e 
consacrazione continua di loro stesse a Dio; e 
rinuncia volontaria e gioiosa, che tempra I'ani- 
ma ai sublimi ideali di fede e d'amore. 

Animate da buona volonta, le aspiranti at- 
tendono pure alio studio, cercando di dare al- 
I'intelligenza il necessario nutrimento per ren- 
dersi senipre piii atte alia niissione, che le at- 
tende. Prequentano la scuola nei suoi vari rami, 
a seconda della preparazione avuta, della loro 
capacita; da qualche tempo la Scuola di avvia-. 
mento professionale a tipo agrario fu debita- 
mente autorizzata dalle Autorita governative 
ed e in plena attivita. Le allieve sono felici del 
genere particolare di scuola, perche lo studio 



IM 




Conoscete I'Aspirantato delle Figlie di Maria 
Ausiliatrice in Arignano? Ha una posizione 
incantevole, in mezzo a bellezze di natura e a 
ricordi tanto cari, perche Arignano, il paese 
fortunato che lo ospita, e poco lontano dai 
Becchi, luogo natale di S. Giovanni Bosco, e 
fu testimonio della vita del grande Amico della 
gioventu. 

Su di una piccola altura, all'ombra quasi del 
vecchio campanile della parrocchia, accanto a 
un antico castello medioevale, s'innalza il fab- 
bricato semplice ma imponente, vasto e gra- 
zioso. Esso accoglie un'ottantina circa di aspi- 
ranti missionarie. Una parte, donazione del 
compianto e muniiico barone Gamba, ha un 
aspetto signorile e familiare, che ben si accorda 
con il bel giardino, con i lunghi viali e con 
la piccola torre, dalla quale lo sgtiardo puo 
spaziare per piu vasti orizzonti e contemplar 
la magnifica cerchia alpina; I'altra, di recente 
costruzione, frutto pure della carita dei bene- 
fattori, e moderna, ampia, arieggiata; a essa 
e annesso il vasto campo agricolo. 

Bello I'aspirantato, ma piii bella la vita che 
in esso si conduce: vita di pieta, di studio, di 
lavoro santificato dall'amore e dalla gioia piu 
schietta. Si, la gioia ride sul volto di tutte le 
aspiranti perche regna sovrana nei cuori. Os- 
servate le piccole missionarie: provengono da 
varie regioni d'ltalia, ma sono tutte unite nei 
desiderio di raggiungere la meta tanto sospirata: 
« Studiare la propria vocazione, rafforzarla, se- 
guirla con slancio, con generosita per portar 
Dio a molte aninie ». 

Nella cappelletta raccolta e devota, esse tra- 
scorrono le ore piu belle: oh, le sante Messe 
ascoltate con intima partecipazione, imprezio- 



YIYAIIO 




L'altra parte h moderna, ampia, arieggiata. 



e alternato al lavoro libero e sano della terra, 
alle occupazioni proprie della donna, e le no- 
zioni tecriche vengono cosi completate con la 
pratica. 

Guardatele la nei campo sperimentale! Quan- 
ta gioia, quanto ardore in quel la esercitazione 
pratica di agraria, fonte di benessere fisico e 
morale! Con quale interesse quelle sane adole- 
scenze seguono i vari allevamenti: apicoltura. 



44 



pollicoltura, coniglicoltura, suinicoltura, bachi- 
coltura! 

Anche nella cucina, nella lavanderia, nella 
stireria e nel laboratorio esse svolgono la loro 
attivita. Devono saper fare un po' di tutto per- 
che cosi esige la vita niissionaria. 

Le piccole missionarie non faniio alcuna di- 
stinzione tra lavoro e lavoro: con la stessa gioia 
•e disinvoltura passano da un'occupazione al- 
I'altra, dalla cappella alio studio, alia ricrea- 
zione, al teatrino. 

Dopo il lavoro sereno e costante, vivificato 
■dalla pieta sentita, la ricreazione e libera mani- 
festazione di esuberaute vitalita, e cordiale 
intesa, e fusione di anime semplici e buone che, 
nella semplicita dei divertimenti e nelle varie 
iniziative, sauno trovar tanta gioia e gareggiare 
nel niantener sempre vivo lo spirito di famiglia, 
proprio di D. Bosco santo e della Beata Madre 
Mazzarello, nell'amare le reverende Superiore, 
che le circondauo di afEetto e di materne soUe- 
■citudini. 

Ma, se lo studio, il lavoro, le allegre passeg- 



giate, le ricreazioni movimentate interessano 
molto, non e minore lo slancio nella conoscenza 
della Religione e di cio che riguarda I'avvento 
del regno di Cristo nelle anime e nel mondo 
intero. 1,'insegnamento catecliistico ha carattere 
attivo; le aspiranti, divise in squadre, contrad- 
distinte da un motto che e programma, si ani- 
mano a vicenda nel riportare il maggior nu- 
mero di punti di diligenza. Spontanee le illu- 
strazioni delle varie lezioni; geniali, nella loro 
semplicita, i giochi catechistici atti a tener 
desta Tattenzione su quanto e loro insegnato, a 
ravvivar la fiamma deH'apostclato missionarie. 

Questi brevi e incompleti cenni sull'aspiran- 
tato missionarie sono di semplice presentazione, 
ma voi, mie giovani lettrici, che con tanta 
bonta avete seguito le piccole missionarie, guar- 
datele con santa invidia, e mentre nel vostro 
cuore si accende un vivo desiderio d'imitarle, 
saiga a Dio questa fervida preghiera: 

— Che io pure, o Signore, sia missionaria! 
La Direttrice dell' Aspirantato Miss, 
delle F. di M. A. in Arignano. 



'ifif-ir-(rif'(r'irit'itif-it^i^ifif'(^-iri^^^^it'(f'(f^^'ir-it^ 



Sp 



eranze e reaita. 



If 



Una delle pagine piii gloriose e commoventi 
■della storia dell'apostolato missionario fu com- 
niemorata nella Prefettura Apostolica di Miya- 
zaki, in occasione della festa della grande Pa- 
trona delle Missioni: la data cinquantenaria 
<lella fondazione dell'Opera pontificia di San 
Pietro per il clero indigeno. 

La commemorazione trovo il suo ambiente 
naturale nel nostro seminario: ambiente caldo 
di comprensione, ambiente che dimostra pra- 
ticamente i risultati dell'opera, ambiente i cui 
elementi sentono quanto mai la riconoscenza 
per i benefattori che si prodigano per la loro 
formazione. Suoni, canti e discorsi armoniz- 
zarono, come in un grandioso poema sinfo- 
nico, la figura della patrona dell'Opera santa 
Teresina, le iniziatrici Stefania e Giovanna Bi- 
_gard, i 400 seminar! sparsi per tutto il mondo 
con i 16.000 seminaristi, i 6000 preti gia formati 
in questo cinquantennio, e la pleiade dei soste- 
nitori dell'opera. Ecco le parole di conclusione 
del nostro U. Tassinari: « Gli sguardi e le spe- 
ranze della Chiesa, dei missionari e della cristia- 
nita, sono rivolti a voi, miei cari seminaristi. 
Fate presto a diventar buoni preti, e pregate 
ogni giorno per coloro che vi aiutano ». Esse si 
scolpirono iudelebilmente nel cuore dei nostri 
giovani giapponesi. Al Signore il farle maturare. 

Far presto a formare buoni preti! Per asso- 
ciazione di idee si peusa agli inizi dell'opera che 
— coincidenza provvidenziale — viene a essere 
quasi motivata dalle necessita della formazione 
del clero giapponese. 

^ noto il metodo della Chiesa nell'evangeliz- 
zazione. Gli Apostoli, formate le comunita cri- 
stiane, eleggevano e consacravano un prete o 
un vescovo del luogo e gliele affidavano; gia 
fin dall'era apostolica dunque il problema del 




clero natni) tu pralicaiUfUto ri.sollo. Auche 
attualmeute la Chiesa persegue lo stesso me- 
todo; basta leggere la « magna carta » delle 
Missioni in Rerum Ecclesiae di Papa Pio XI. 
II missionario in Giappone poi ne tocca con 
mano la necessita convalidata da tante ragioni. 
La base e la fondazione di seminari per la for- 
mazione del clero native, suscitato in ogni 
parte del mondo dalla Provvidenza per venire 
in aiute ai prepri fratelli. Per fondarli e seste- 
nerli, ecce I'epera di S. Pietro che, con la pre- 
ghiera, I'elemosina e il lavoro, si propone di 
raccogliere i niezzi indispensabili. Nel 1889 il 
vescovo di Nagasaki scriveva ai suoi benefat- 
tori e amici in Francia lettere piene di angescia, 
perche non aveva petute accettare dei semina- 
risti per mancanza di mezzi; egli implorava 
percio aiuto. Una di queste giunse anche a 
Caen alle signore Bigard, che gia da tempo si 



4S 



proponevano di lavorare per le vocazioni nelle 
IMissioui. La lettera, che implorava soccorso, fu 
come una rivelazione che prospetto d'un tratto 
le linee dell'opera. La signora Bigard con la sua 
figliuola si assunsero questo lavoro come por- 
zione della loro eredita. Andarono elemosinando 
attraverso la Francia, e a cinquant'anni di di- 
stanza il mondo puo constatare il bene prodotto 
dal lavoro di due donne volonterose, avvalo- 
rato dalla preghiera, dai sacrifici e dalla grazia 
di Dio. La qualita delle persone, I'epoca sto- 
rica — I'epoca di ferro — che si attraversava, 
contrassegnata in Francia dall'antireligione, 
potevano far pensare a un fallimento. Con- 
temporaneamente a Lisieux pregava e s'immo- 
lava per le Missioni Teresa del bambino Gesu. 
— lo soffriro assai. Ma se questa e la condi- 
zione perche il piccolo granello di senapa debba 
germogliare e crescere, farei peccato a rifiu- 
tarmi — diceva la fondatrice. 
. E i missionari che fecero in Giappone per 
questo problema di primo ordine? E; bello sto- 
ricamente considerare come hanno affrontato 
la questione i successor! di S. Francesco Sa- 
verio. Sotto la guida dell'incomparabile pio- 
niere P. Alessandro Valignani, che dal 1575 al 
1606 fu superiore dei Gesuiti in India, Cina e 
Giappone, i missionari lavorarono con slancio, 
e sicurezza di direttive nella grande impresa. 
Scriveva il P. Acquaviva, Generale della Com- 
pagnia: « Con uomini come i giapponesi e per- 
messo sperare che, formati nei seminar! alle 
lettere e alia pieta ne piu ne meno degli europei, 
saranno atti a diventare religiosi, sacerdoti se- 
colari e vescovi... Non si ha da fare fonda- 
mento per il governo di questa Chiesa del Giap- 
pone su gente forestiera, ma su gli stessi na- 
tivi ». Nel 1580 si aperse il primo seminario ad 
Arima e il noviziato e scolasticato giapponese 
a Funai (Oita). Due altri vennero aperti nel 
1581. Nel 1589 i seminarist! giapponesi erano 
gia 45; nel 1596 ricevettero la tonsura 6 scola- 



stici, fra cui il future martire B. Paolo Miki:. 
nel 1600 furono promossi al sacerdozio i due 
primi giapponesi Luigi Miyabara e Sebastiano 
Kimura, che subirono ess! pure il martirio e 
vennero beatificati dalla Chiesa. Nel 1604 ! se- 
minarist! erano piu di 100. Alia morte del Vali- 
gnani, in Giappone v! erano 1 50 missionari, di 
cui meta giapponesi, e due seminari per i na- 
tivi. Nel 1626 la Congregazione di « Propaganda 
fide I) scrisse all'ultimo vescovo del Giappone di 
ordinare pret! tutti ! giapponesi che giudicasse 
degni; e nel 1630 imparti le medesime direttive 
a tutti i superior! di missione in Giappone. 

La persecuzione stronco questo prospero 
stato di cose. Ora lentamente e faticosamente 
tutti i Capi-missione del Giappone lavorano in 
patieniia per riuscire alio stesso intento. II gran 
seminario regionale di Tokyo accoglie un'ottan- 
tina di seminarist! per la filosofia e la teologia;. 
! piccoli seminari (notevol! quell! di Tokyo, 
Nagasaki, Fukvioka, Miyazaki) ne accolgono 
qualche centinaio. Cosi si vengono preparando 
gli opera! apostolic! giapponesi del domani. 

La nostra Prefettura in questo cinquanten- 
nio ofEri alia Chiesa il suo primo sacerdote giap- 
ponese. Una settantina d! seminarist! so no in 
preparazione. L'anno scorso in Italia una brava 
signora, nel consegnarmi una generosa offerta 
per I'educazione di un seminarista giapponese, 
mi disse: « Oh, come sono felice, perche avro 
anch'io il mio prete! ». 

Pensavo a quanto scrisse Papa Innocenzo XI 
a Mr. Pallu, uno dei primi vescovi inviati nel 
XVII secolo in estremo Oriente: « Amere! assai 
^piii che voi ordinaste un solo prete in queste 
region!, che apprendere la conversione di cin- 
quantamila infedel! ». Parole d'oro! 

Mons. ViNCENZO CiMATTI 

Pref. ap. di Miyazaki. 



Una settantina di seminaristi 
salesiani sono in preparazione. 



46 






, 4- f ^ ^ /2 - 











(Puntata 15*) 



ROMANZO DI E. GARRO 



Disegni di D. Pilla. 



RIASSUNTO — Una banda di pirati, condotti da 
Long., il «. Dragone i\ da I'assalto a Kou-peng, pae- 
setto sulla sponda del « Fiume delle perle » e vi compie 
uccisioni, ladrerie, ittcendi. Allontanandosi di Id, Long 
conduce prigioniera con se la giovane cristiana Tan-ye 
{Luce d'aurora), la quale, durante il viaggio e nel paese 
dei pirati (Cohu-cian), da. prove di ardimento e di sag- 
gesza cost da meravigliarne il « Dragone », che, in una 
nuova spedizione, le permette di far parte della banda. 
Ma essa, colta Voccasione, fugge da una sua zia, presso 
la piccolo cittd di Sin-ciou. 

La notte passo tranquillamente. Ma quando, 
all'aurora il cielo si tinse di fuoco, ed essi, tolto 
il masso, uscirono sul sentiero per continuare 
il viaggio, udirono prima un gran vocio e vi- 
dero presto sbucare da tutte le parti degli or- 
ridi ceffi che li circondarono: 

— Alto la! Dove andate? - — • domandarono 
ai fuggiaschi due pirati. 

— • A... Cohu-cian — rispose il ragazzo. 

— Anche noi andiamo la. Siete di quell'in- 
faine paese? 

— No, siamo di Kou-pong! 

— ■ Ah, bene! Se no, avreste subito lasciato 
qui la vostra pelle. Venite con noi! 
E, voltosi a due conipagnacci, disse: 

— Legateli con le niani dietro la scliiena, e 
fateli camminare! 

— Ma noi... 

Non poterono linire la frase perche imniedia- 
tamente furono con mal garbo presi per le brac- 
cia, legati, alleggeriti delle cibarie, e frustati 
crudelmente, nonostante le loro proteste. 

Poi tutti .s'intrupparono con gli altri che scen- 
devano verso il paese, gia in vista, e che pare- 
vano presi da gioia selvaggia. 

— yiva Lo-Vang! — urlavano, agitando scia- 
bole e fucili. — Morte a Long e a tutti i suoi! 

In prossimita di Cohu-cian la banda di quei 
pirati, neniici del « Dragone », si divise in due 



parti per aggirare il paese, quindi di qua e di 
la piombarono contemporaneamente sul lurido 
villaggio, quasi deserto, perche non c'erano 
che donne e vecchi e fanciulli. 

Ciao e Cieng furono costretti ad assistere 
agli orrori di quell'assalto, fatto per vendetta 
e con speranza d'impadronirsi del tesoro di 
Long. 

Le donne che, urlanti, fuggivano per le strade, 
alcune anche con bambini in braccio, erano 
raggiunte, afferrate per le vesti o per i capelli, 
e scannate sulla pubblica via; i vecchi, rotolati 
per le scale o decapitati; i fanciulli, trafitti, 
squartati, sfracellati contro i muri. Le case, 
invase da quella canaglia, erano mauomesse 
in tutti i ripostigli; le masserizie e i mobili but- 
tati dalle finestre; gli oggetti di valore, frutti 
anch'essi di altre rapine, tolti via e di.sputati a 
mano armata. L'abitazione del « Dragone », 
fu occupata dallo stesso Lo-Vang insieme al 
suo barbaro corteggio. Era costui un uonio 
poderoso, di statura gigantesca, con due baffi 
spioventi e sopracciglia folte e arcuate. 

— Ecco la tana del Drago! — grido ai suoi 
irrompendo nel recinto. — Qui ci dev'essere 
il tesoro! 

Dalla casetta in fondo al giardino si aiiEaccio 
spaventata la vecchia Hoa-ti; fu vista, afferrata, 
tirata imianzi. 

— Dov'e Long? — le urlo Lo-Vang. 

La disgraziata balbetto parole incomprensi- 
bili. 

— Dillo subito, o ti spacco la testa! — re- 
plied il pirata. 

— £) andato... a Ciu-ciou! 

— Non e vero! La ci siamo stati noi! E il te- 
soro? Dov'e il tesoro? 

— Non so niente!... lo... non so niente! 

— Ah, vecchia bugiarda! Non sai niente? 
Piglia, allora! 



47 



E senz'altro le scarico addosso il fucile a bru- 
ciapelo. 

l,a vecchia diede un grido e cadde a terra 
rantolando, mentre i pirati penetravano nella 
casa e si davano al saccheggio. 

Ma il tesoro non fu trovato. 

Piu irritato che mai, Lo-Vang diede I'ordine 
•di dare il fuoco all'abitazione di Long. 
(If Mentre le fiamme cominciavano ad alzarsi 
un pirata che veniva dalla parte opposta del 
paese si presento al capo. 

— lo so dove si trova il « Dragone » — - af- 




— Alto la! Dove andate? — domandarono ai 

fuggiaschi due pirati. 

fermo. — Egli soltanto conosce il luogo del te- 
soro. 

— Dov'e dunque Long? 

— Me I'ha detto un tale tornato da Ciu- 
ciou. 

Long, arrabbiato che noi I'avessimo prece- 
duto a Ciu-ciou, ha passato il fiume per gettarsi 
Su Sin-ciou. Dobbianio cercarlo la. 

— Andiamo dunque anche noi a Sin-ciou! — 
decise Lo-Vmig. Ma prima, bruciamo questo 
paese fino all'ultima casa! 

II fuoco fu appiccato dappertutto, quindi i 
pirati si allontanarono dirigendosi verso il fiume, 
mentre le fiamme si levavano altissime da ogni 
parte tra nuvoU di fumo asfissiante e accecante. 

Anche Cieng e Ciao, prigionieri, furono con- 
dotti via con Lo-Vang. 



Capitolo XI. 

Strage sopra sfrage. 

L,a prima abitazione che Long e quel della 
sua banda trovarono sul loro cammino, passato 
il <( Fiume delle Perle » fu quella di Lo-Pa. De- 
serta e abbandonata, era tuttavia di bella ap- 
parenza, e su di essa si sfogo la prima rabbia 
dei « Figli del Dragone ». Ogni cosa fu posta 
sottosopra, rovinata, guastata, frantumata, e, 
poiche troppo si trattenevano i pirati cola, ri- 
tardando la niarcia, dovette lo stesso Long en- 
trare la dentro, salire le scale, snidarli, allon- 
tanarli con gridi e minacce. 

Prima di ritirarsi, Jl « Dragone » diede un'oc- 
chiata in giro nella stanza dove si trovava, e, 
in mezzo al disordine che vi regnava, un pic- 
colo oggetto luccicante attrasse la sua atten- 
zione: una crocetta d'argento con catenella, gia- 
cente sul pavimento. La prese, la osservo: quella 
crocetta egli I'aveva vista pendente al collo di 
qualcuno: di chi?... Ah, ecco: adesso si ricor- 
dava: era « Luce-d'aurora » che aveva quel pic- 
colo segno cristiano. « Luce-d'aurora! » La fi- 
gura dolce e ardimentosa della giovane donna 
si disegno subito dinanzi al suo sguardo, e il 
pirata stette qualche moment© immerso in quella 
ideale contemplazione. Ricordo le massime cri- 
stiane da lei esposte e praticate: rivide il suo 
sguardo sereno e penetrante: considero la pu- 
rezza della vita di lei, tanto diversa dalla sua, 
e provo un senso di vergogna. Ma dov'era adesso 
« Luce-d'aurora? » Lo aveva salvato dall'orso 
grigio, si era intruppata coi suoi, ma poi era 
scomparsa. Morta? fuggita? Quall'oggetto che 
egli adesso ritrovava, era appartenuto a lei. 

Era dunque questa la sua casa? era questa 
la stanza del suo riposo? Guardo ancora intorno, 
e pur nella confusione prodotta dagli invasori 
gli sembro .scorgere qualche indizio di accura- 
tezza e di proprieta che non poteva provenire 
se non da una mano femminile. 

LTn sospiro profondo gli soUevo il petto, e si 
sarebbe abbandonato ancora a piii dolci ricordi 
e a carezzevoli sogni se Li-fang, uno dei suoi 
pirati, non fosse entrato con furia nella stanza. 

— Tutti ti cercano e ti aspettano. Long! — 
esclamo — Non vieni? 

— Vengo. Corri a dire che son subito con 
loro — rispose il « Dragone » richiamato alia 
dura realta. [Continua). 



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bolscevico, mentre i suoi birichini gli inettono in bocca un... budino aereo per darsi al... riso, che va a... 
fagiuolo a chi vuol far buon sangue. Dopo quel risveglio a... sorpresa, Bomba cavalca una... gazzella, de- 
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temuto incontro, per il quale Bomba deve avere un coraggio da... leone. (Cojinnua). 




»R1LE 1940-XVIII 

III - n. 4 - Pubbiitiz. mm\k. 
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t 







fl.Ulf 



11 villaggio di Chaynankow, che fu ceiitro d'azione 
del beato Perboyre, diede, negli ultimi cinquant'anni, 
numeiose vocazioni sacerdotali. Novantacinque sa- 
cerdoti cinesi provengono da trc parrocchie di questo 
distretto e il Prefetto ap. di Siangyang, Mons. Yi, 
h pure nativo della regione. Attualmente Chaynan- 
kow h sede di un seminario mino:e c molti giovani, 
che vi rice\ettero la propria formazione, asslcurano 
di dover la loro vocazione agli esempi del beato. In 
quest'anno si festegge:a il centenario del sue mar- 
tirio av\cnuto a Wuchang nel 1840. 



Dalla sua residenza di Isabel nova, da lui fondata 
parecchi anni or sono, il missionario salesiano Don 
Acchiardo parti per una missione di pace tra i fieri 
indi delle tribu Maciis, sul rio Caborys. Questi indi- 
geni, esasperati dui continui soprusi e prepotenze dei 
Caboclos e dei bianchi cercatoii d'oro, si abbandona- 
rono spesso a crudeli rappresaglie contro i pacific! 
abitatori delle sponde dei fiumi circostanti. L'allarme 
nella regione h grande e I'impresa del missionario ii 
difficile c rischiosa; cio non toglie che la figura del- 
I'araldo del Vangelo appaia anche nel suo alone di 
araldo della pace. 

m * * 

La consorte del generalissimo Ciang Kai Shek, 
parlando ai radioascoltatori americani, fece risaltare 
che la vita religiosa e la base necessaria di ogni ci- 
vilta e della stessa vita umana. 

« Le tragiche sventurc, che attualmente minacciano 
la civilta — disse ella — sono eflFetti della deprecabile 
facility con cui tante persone, nel mondo, si sono 
prostrate dinanzi agli idoli degli espedienti e del de- 
naro, invece d'inginocchiarsi, umilmente contrite e 
supplichevoli, davanti a Dio. La diplomazia ha chiuso 
la porta alia religione, che rimane sempre il princi- 
pale fondamento di ogni civilta. Senza religione, in- 
fatti, non ci puo essere ne correttezza internazionale, 
nh giustizia, neppure la comune onestA, ne garanzia 
di promesse. 

» Nessuno Stato potrebbe lungamente sussistere 
senza religione. Se lo spirito religioso guidasse i go- 
vernanti, non ci sarebbero piu ingiustizie e infedelta 
di trattati; se essi fossero animati da sentimenti reli- 
giosi, non ci sarebbero piu distruzioni e oppression!. 

» Se non si compiia pertanto un radicale muta- 
mento nei cuori e nelle menti, avremo il croUo di 
tutta la civilta; una sola forza puo salvar I'umanita 
da tale disastro: la religione. Quando essa dirige la 
vita individuale e sociale ed ^ il cardine e la guida 
dei nostri atti, solo allora la civilta non h destinata a 
inabissarsi ». 

« « * 

II salesiano Mons. Ciniatti, Prefetto ap. di Miya- 
zaki, consegn6 ai coniugi Kurita, fondatori delle Con- 
ferenze di S. Vincenzo in Giappone, la decorazione 
' Pro Pontifice et Ecclesia ». Privi di figli, questi be- 
nefici signori si sono dedicati, atti vita e sostanze, alle 
opere di carita e, ritiratisi nell'ospizio di Miyazaki 
al quale hanno donato i loro averi, si prodigano in 
tutti i modi al bene dei ricoverati. 



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Casasco-Asti) per il nome Luigina Carlotta. - D. Elia 
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M. Boerio (Montalenghe) per il nome Domenico. - 
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leggiante la salvezza della gioventu per mezzo dell'educazione salesiana. 



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IL CROGIUOLO 



Ogni opera veramente grande implica sa- 
crificio, fatiche e spesso delusioni. Si arriva 
al trionfo dopo la lotta; si raggiunge la vit- 
toria, dopo molte battaglie. 

Anche I'oro per risplendere dev'essere pu- 
rificato attraverso il crogiuolo. 

Cosi I'opera dell'evangelizzatore. 

Egli la inizia con il doloroso distacco dalla 
famiglia e dalla patria, che forse non rivedra 
mai piti. 

Ragglunto il campo dsl suo lavoro apo- 
stolico, eccolo di fronte a popoli di razza 
diversa dalla sua, sconosciuti, spesso bar- 
bari, die talvolta lo cons derano con diffi- 
denza, quasi fosse un invadente. Malgrado 
tutto cio, il M'.,ssionario ofEre loro quanto ha 
di piu prezioso: il suo cuore di apostolo, i 
suoi insegnamenti attinti al Vangelo e rav- 
valorati daU'esenipio. Ma spesso dai bene- 
ficati egli non riceve che aflfronti, sclierni, 
ingratitud ne. Benedice ed e maledetto, be- 
nefica ed e calunniato, si prodiga disinte- 
ressatamente per chi desidera conquistare 
a Dio ed e ripagato con insulti. Spesso si 
attenta al suo onore e perfino alia sua vita. 

Eppiure egli venne nella Missione con entu- 
siasmo, persuaso di poter far molto bene 
tra gl'infedeli, convinto di battezzar molti 



pagani, di convertir tante anime; invece il 
terreno e arido, sterile, i cuori resistono 
alia grazia e non si schiudono al dolce sofl&o 
dello Spirito santo. Invano I'araldo di Cristo 
prega, parla, predica, istru'.sce, benefica. 
Nessuna conquista. 

Valeva dunque la pena di abbandonare 
tutto per non riuscire a nulla? Se fosse ri- 
niasto in patria, tra i suoi connazionali avreb- 
be beneficato tante anime riconoscenti ; sa- 
rebbe stato benedetto, circondato di affetto; 
avrebbe ofierto a Dio le anime degli inno- 
centi, dei peccatori assolti dalle loro colpe, 
dei glusti giunti alia fine della loro giomata 
terrena. 

Qui invece, in terra di Missione, il deserto. 
Quale sconforto! Eppure egli non deve per- 
dere il coraggio, ma riporre la propria fiducia 
nel Re dei cuori. A suo tempo, Iddo farii 
sbocciare fiori olezzanti dal terreno inondato 
dai sudori apostolici del suo araldo, fara matu- 
rar fnitti deliziosi di conversioni dagli alberi 
apparentemente sterili di certe anime e cosi il 
cuore del Missionario sara inondato di gioia. 

Allora egli potra ripetere il salmo: 

« Andando, seminavo lacrime; ritornando, 
avevo abboudanti manipoli ». 

Dopo la fatica, il riposo e il premio. 



49 




LA BUONA NOVELLA 

£ ANNUNZIATA Al POVERI 



Passai il primo giorno deU'anno in Tyrna, sulle 
colline khassi, nel distretto di Cherrapunjee. A 
me piace molto questo villaggio con le sue ca- 
panne sparse come un gregge di pecore suUo 
sperone di un monte, in una conca boscosa, 
circondato da piu alti monti che lo mirano come 
colcssali giganti. La chiesetta tutta rossa con lo 




snello campanile spicca tra il verde. L'altipiano 
di Cherrapunjee strapiomba con i fianchi roc- 
ciosi su di un lato della conca, i quali hanno 
I'aspetto d'immen&i baluardi; di la precipita, 
in rumorose e argentee cascate, I'acqua del posto 
piu piovoso del mondo. La piu alta cima e chia- 
mata Ka Likai. Narra la leggenda die una donna 
di nome Ka Likai, straziata dal dolore per I'ucci- 
sione della sua figlia, si sia gettata giii nel vuoto 
della cascata da un'altezza di piu di cento metri; 
il rumoreggiar delle acque e forse ancora I'eco 
delle urla della infelice madre? Cos! dicouo, ma 
il villaggio di Tyrna parla soltanto di pace e di 
quiete; nei bosclii di arancio, che circondano il 
villaggio, i frutti dorati fanno piegare i rami e 
le alte e snelle palme del betel-nut troneggiano 
sulle capanne. Come e fervente la comunita 
di Tyrna! II seme del Vangelo e caduto su bucn 
terreno e la semplicita e bonta dei suoi abitanti 
mi richiamano alia mente la terra di Galilea, 
dove per la prima volta la buona novella fu 
annunciata. Mentre lontano, lontano la guerra 
infuria e la voce del Principe della pace e soffo- 
cata dal rombo del cannone, suUa terra di mis- 
sione Gesu Cristo continua a predicare il Vangelo 
ai poveri, a rimettere in liberta gli oppressi. 

Raggiungemmo Tyrna dopo una faticosa di- 
scesa lungo i gradini del sentiero montano. Le 
autoniobili, il telef one, la radio e il rumore della 
vita moderna non ci poterono accompagnare, 
ma ci sentiamo cosi felici nella contemplazione 
delle meraviglie naturali e al contatto di una'po- 
polazione semplice e buona! Comprendiamo la 
bellezza della vita missionaria. Tranquilli, con 
ocelli scintillanti, ci vengono incontro giovanotti 
che sparano petardi, vecchi che ci tendono le 
tremolanti mani, donne che ci presentano i loro 
bimbi perche li benediciamo. Cantano i nostri 
canti salesiani in varie lingue: italiana, inglese, 
khassi, perche hanno una memoria tenace. Cosi 
comincia la festa. Una caratteristica delle ce- 
lebrazioni khassi e quella che essi chiamano 
la « giniaseng » o radunanza. Quando il delegato 
apostolico dellTndia venne a visitare Shillong, 
fece una passeggiata per le circostanti colline; 



...il rumoreggiar delle acque e forse an- 
cora I'eco delle urla della infelice madre? 



5° 



ed ecco improvvisamente trovarsi di fronte 
a un centinaio di cattolici che, seduti suU'erba 
nel centro del villaggio, pregavano, cantavano 
e ascoltavano le istruzioni del catechista. II 
buon prelate ne fu aminirato e disse: 

— Come i primi cristiani! 

Nell'occasione di Battesimi, matrimoni e 
anniversari di morte, queste riunioni hanno sem- 
pre luogo in famiglia con inviti agli amici, e 
parenti. Un pagano cede al pungolo della gra- 
zia e si avvicina a noi? II primo passo con- 
siste nel cliiamare i cattolici perche tengano 
la « giniaseng » in casa sua. La si prega, si 
canta, e vari oratori spiegano la religione cat- 
tolica. In questa nianiera la parola di Die corre 
e si diffonde. Anche in Tyrna avemnio la grande 
riunione, alia sera, sul sagrato della chiesa; vi 
intervennero molti protestanti e pagani. La 
parola di Dio e come un seme, che cade nel cuore 
degli indigeni. Forse domani il missionario in- 
contrera, sulla soglia delle loro case, questi Ni- 
codemi che vennero di notte; i bimbi lo salu- 
teranno come un vecchio amico gridando: 

« Khublei! Khublei! ». II sacerdote si fermera 
per accarezzarli e accettera I'ofEerta di aranci 
e rin\ato a riposarsi. Il seme caduto su buon 
terrene incomincia a germogliare senza che lo 
si percepisca. 

La riunione e seguita dal teatro. La religione 
promuove e santifica la gioia. Danze e saggi 
ginnici, piccoli drammi e farse si susseguono 
fin oltre la mezzanotte, preparati da loro con 
un'arte incipiente. Ci offersero ospitalita nella 
casa piu bella del villaggio, che appartiene a 
due sorelle orfane, le quali hanno per tutore 
uno zio. Da cinque anni offrono la casa in simili 
occasioni; nel loro cuore e accesa una fiamnia 
sola; la fiamma di quel fuoco che Gesu porto 
sulla terra. II Salvatore disse: Non son venuto 
a portar la pace, ma la spada. E la spada di 
un'opposizione terribile pendeva sul loro capo 
e Dio solo conosce I'angoscia e il dolore di quei 
lunglii cinque anni. Ma clii le separera dall'amore 
di Cristo? In tutte queste contrarieta furono vin- 
citrici per I'opera di Colui che ci mando. Le 
battezzo e do loro la prima Comunione; esse 
sono molto contente. Al catechista manifestano 
la loro gioia e la fortezza dicendo: 



— Ora siamo felici, e nulla piu ci spaventa, 
neppure la morte 

Quante altre anime sono pronte per andare 
a Gesu Cristo, ma le barriere sono cosi alte, che 
umanamente parlando pare impossibile supe- 
rarle. E nostro dovere pregare per quelli che 
sono gia arrivati alia porta e tuttavia stanno 
fuori della sala nuziale, al freddo; preghiamo af- 
finche nella lunga attesa della lotta I'ardore 
non si affievolisca. 

II giorno dopo, i cristiani prima di separarsi 
da noi vennero a darci I'addio e a chiedere la 
benedizione. Ciascun villaggio preparo un inno 
d'occasione in onora del Vescovo e passarono 
a turno. Sembrava di assistere a un'accademia 
musicale. I Khassi amano molto la musica e 
cantano bene. Domando a un catechista: 

— Quando sarete a casa? 

— Oh, — rispose — questa sera dopo dieci 
ore di marcia. 

D. Bars, che e vicino a me, sorride e dice: 

— Qui bisogna avere buone gambe e cono- 
scere Parte di arrampicarsi. 

E io penso con ammirazione ai sacrifici dei 
missionari sempre in movimento per queste 
montagne, lontani dalle gioie di una casa re- 
ligiosa, in mezzo a stenti di ogni genere. Ma il 
buon Dio non si lascia vincere in generosita e 
ogni missionario ripete sempre con il niede.simo 
accento: 

— Grazie, o Signore, per la vocazione niis- 
sionaria che mi avete data. 

Un sacerdote da Tura mi scrive: 
Monsignore, ritorno a casa dopo un giro di 
25 giorni e come regalo di Xatale vi presento 
106 nuovi Battesimi. Xi sono nuovi villaggi 
che desiderano istruzione, ma abbiamo dovuto 
licenziare quattro catechisti; non possiamo man- 
tenere le posizioni conquistate, a che pro avan- 
zare? Ora ho un po' di febbre, ma sono contento. 
II po' di febbre significa una temperatura di 
410 sicche il poveretto dovra rimanere a letto 
per una quindicina di giorni. 

kJ-( IMons. Stefano Ferrando 
Prefetto ap. di Shillong. 

S. E. Mons. Ferrando tra i cristiani di Tyrna. 



{Sii 




II Noviziato delle Figle di Maria 
Ausiliatrice a Casanova (Piemcnte). 




QiioU 



ei^ 



ieMib^ 



— Ci siamo gia? 

— Si, Carniagnola! 

Una veloce corsa in auto attraverso la verde 
campagna coronata dalle bianche cinie alpine, 
ed ecco un avito castello all'ombra di un bel 
campanile. 

— Oh, il caro nido! II Noviziato! 

L,a macchina si arresta. L'incontro con le 
Superiore, gia in attesa suUa soglia del grande 
portone d'ingresso, e di materna cordialita pret- 
tamente salesiana. 

Entriamo. Una corona reale sopra un grande 
lampadario in ferro battuto ricorda i Principi 
di Casa Savoia, che vi abitarono fino a quando 
il castello fu adibito a uso militare. Alti abeti 
€ fiori occhieggianti tra il verde rompono I'au- 
sterita del bellissimo chiostro, che dal 1636 



al 1750 risuono delle salmodie dei Cistercensi. 
Laggiu, prospiciente all'entrata, vi e la di- 
mora dell'Ospite divino, Gesii: e I/ui, il Padre, 
il Maestro, lo Sposo delle anime nostre che ci 
accoglie a braccia aperte. 

Le ore, i giorni trascorrono velocissimi. L'at- 
tesa si fa trepidante. Ecco I'alba del 5 agosto! 
Una Candida schiera di angeli (siamo noi: le 
neo-novizie) si appressa all'altare per ricevere 
I'abito delle Figlie di Maria Ausiliatrice; altre 
brune « capinere » (le neo-professe) gia pronte 
per spiccare il volo, si accostano per celebrare 
i mistici sponsali con Gesu. 

Poi la vita del Noviziato riprende il suo ritmo 
normale. La squilla dell'Ave, il canto del gallo 
o il lento suono delle ore sono gli unici rumori 
notturni, che non disturbano i nostri placidi 



5^ 



sonni. Ma allorclie un tocco di timpano, segui- 
to dal Benedicamus Domino, annuuciano I'ora 
della levata, si seute un coro di voci che leva a 
Dio il primo saluto, e poi im niovimento con- 
tinuato, quasi fruscio d'ali di angeli che s'afEret- 
tano nel loro volo per riunirsi quanto prima nella 
bianca cappella attorno alia Mensa celeste. 

E infatti, dopo un intimo colloquio dell'anima 
con se stessa e con Dio, in una meditazione con- 
templativa, un bagliore di luci ci scuote e ci 
eleva: Gesu s'immola misticamente sull'altare. 
— Anch'io voglio ofErirmi con Te al Padre — 
dice segretamente ogni anima. — Voglio ofErirmi 
in un olocausto continue per la redenzione degli 
uomini! Vieni, o Gesu, mio Dio, mio tutto! Vieni 
e trasformami in Te! Dammi il tuo Cuore, per- 
che possa amare tutti in Te e per Te! 

Oh, la missionaria salesiana vuole avere 
anch'essa un cuore grande come I'ebbe 11 suo 
santo Padre Don Bosco, quasi arena quae est 
in littore maris! 

E Gesu, tanto ardentemente desiderato, entra 
a prendere possesso delle nostre anime, accom- 
pagnato da dolci armonie. 

Cosi, con il cuore inondato di gioie celesti, 
lasciamo la cappella per raccoglierci nello stu- 
dio; quindi dopo il necessario ristoro del corpo, 
ci disperdiamo nelle varie occupazioni della casa. 
« II lavoro e preghiera », disse Don Bosco, 
perche nobilitato dalla continua unione del- 
l'anima con Dio. E tanto bella la preghiera fio- 
rita sul labbro delle prime Figlie di Mornese: 
« Tutto per Voi, mio buon Gesu, quanto faccio, 
soffro, dico e penso. Tutto solo per amore e 
gloria vostra ». 

Sono le undici: un campanello ci avverte di 
radunarci nell'* aula magna ». Eccoci arrivare 
frettolosamente, sole o a gruppi, dal laboratorio, 
dalla cucina, dall'orto, dall'aula di musica, di 
pittura, di dattilografia. Rastrelli, pentole, la- 
vori di rattoppo, di fine ricamo, pergamene, 
libri: tutto e stato deposto con prontezza e con 
ordine. Si legge su ogni volto la gioia di un inter- 
rotto colloquio di affettuosa intimita con Ge.su. 
Ora ci appressiamo al banchetto della scienza 
divina per saper domani spezzare lo stesso pane 
alle anime giovanette, che ci saranno affidate. 



Noi, intente alia lettura. 




Com'e bello penetrare profondamente il soprau- 
naturale! De lezioni di Catechismo e Storia ec- 
clesiastica, S. Vangelo, Liturgia, Storia sacra e 
catechetica sono integrate poi da uno studio 
individuale. Ecco le piu insaziabili nel desiderio 
di sapere, consultare avidamente altri libri, 
approfondire e completar sempre piu la pro- 
pria cultura reUgiosa, cosi come ieri quella pro- 
fana, e rendere poi le sorelle, nei gruppi di stu- 
dio, partecipi dei frutti delle loro ricchezze. 
Qual nuovo fascio di luci rischiara ora le loro 
menti! Gesu si dclizia nell'arricchire le sue future 
Spose dei doni piu belli e delle piu caste gioie. 
Chissa quali segreti palpiti d'amore si scambiano 
durante le brevi, ma fervorosissime visitine 
particolari f atte durante la ricreazione! 

e; I'ora del tramonto. II sole proietta i suoi 
ultimi raggi sulla natura, che si prepara al sonno 
notturno. Noi, intente alia lettura, distogliamo 
di tratto in tratto lo sguardo dal libro di asce- 
tica e contempliamo le magnificenze del creator 
dal nostro cuore esce spontaneo un inno di esal- 
tazione: Gloria in excelsis Deo! Laiidamus Te, 
benedicimus Te, adoramus Te; gratias agimus 
iibi propter magnam gloriam Tuam. 

Un entusiastico « Viva Gesu » — I'abituale sa- 
luto delle Figlie di Maria Ausiliatrice — scuote 
chi e ancora assorta nelle mistiche contempla- 
zioni. 

Tutti gli sguardi .si posano sul volto di colei 
che e, per tutte, la mamma buona, sulla quale 
incombe la responsabilita di tante figlie che do- 




ll lavoro 6 preghiera... 

vranno poi lasciarla per recarsi a portare lontano 
loutano, fino agli estremi confini della terra, la 
fiaccola ardente deH'aniore divino. Nell'* aula 
magna » o sul verde prato, ella getta a larghe 
mani, con vero intelletto d'amore, il seme della 
sua esperienza e dei suoi saggi consigli attinti 
dalla parnla viva delle Superiore e Superiori 



maggiori. Quel seme irrorato dalla grazia divina 
germogliera nel cuore delle future missionarie, 
diventera albero gigante, dei cui frutti esse do- 
vranno cibarsi durante tutto il lungo e aspro 
cammino della loro vita religiosa e apostolica. 

Ma cio non basta. Un cuore riboccante di af- 
fetto e di entusiasmo ha bisogno di sfogo. 

« Lavoratori e parlatori, questi figli di Don 
Bosco! — fu scritto. — In essi la parola e un bi- 
sogno del cuore, esuberanza di attivita, alle- 
grezza, afEetto, amore. Parlare e lasciar par- 
lare: parlare al cuore e lasciarlo sfogare ». 

I5d ecco la Maestra, nel vero spirito salesiano, 
durante le rumorose ricreazioni in cortile, lungo 
i viali o in mezzo alio stesso ampio circolo delle 
novizie e assistenti che giocano e cantano, pas- 
seggiare a fianco di qualcuna delle sue figlie, 
per dire, come faceva Don Bosco con i suoi gio- 
vani, una parolina: la parolina del cuore; esem- 
pio a noi della cordiale familiarita, che dovremo 
poi usare con le fanciulle. II suo ufficio si puo con- 
siderar quasi senza chiave: e sempre aperto, an- 
che durante le brevi e rare assenze. Al lieve bus- 
sare di una mano fa subito eco un dolce invito: 
« Vieni! ». Uno sguardo, un sorriso... e il cuore 
e gia spalancato. Desideri, impressioni, piccole 
o grandi pene, gioie, aspirazioni ardenti di ascesa 
... tutto, tutto esce, per lasciar posto alia parola 
che conforta, incoraggia, mette ordine e pace 
neU'animo sconvolto, incita con soave fermezza 
e solleva a sempre nuove altezze di perfezione. 

L'impronta del Noviziato rimarra incancella- 
bile neU'animo di ognuna. U quando giunge, dopo 
due anni, I'ora della separazione, allorche le 
« capinere » di Maria, gia addestrate ormai nel 
volo, lasciano il caro nido per raggiungere la 
lontana terra di missione, I'ultima imbeccata 
e una lacrima... I'ultimo saluto una spinta verso 
il cielo: « A Dio! ». 

Ecco la nostra vita. E voi forse, giovani let- 
trici, avete ricamato su questa pagina un segreto 
sogno e una possibilita di realizzazione. La 
nostra vita, come vedete, e tutta intessuta d^ 
dolcezze, di serenita, di allegria. 

Sotto il manto dell'Ausiliatrice non vi sono 
nubi di tristezza, perche Tunica causa, il peccato, 
e messo in fuga dalle armi della preghiera e della 
Comunione quotidiana. 

Chi non si sente attratto da questo bel cielo 
azzurro? Chi puo resistere aU'affascinante sor- 
riso di Gesu, che invita tutti a se per viv.ere in- 
sieme tra le braccia della Mamma celeste? Con 
Gesu non si teme piii nulla, nemmeno le asprezze 
di una vita di Missione, perche Egli e luce, 
verita e vita. 

Coraggio, lasciate le reti e seguite anche voi 
Gesu! 

Sr. Pierina Ari 
Novizia F. M. A. 



L^a visione di Agra, del « forte » di Akbar 
e del Taj-Mahal non svaniranno giammai 
dalla mia mente! Non mi pareva vero di 
poter contemplare con i miei occhi quelle 
merav.'glie, che avevo tante volte immagi- 
nate nei miei sogni giovanili... 

Mentre mi aggiravo per quel sontuosi 
cortili e saloni del « forte » di Agra, il mio 
pensiero rievocava tutta la magnificenza e 
la ricchezza della corte di Akbar — il piii 
grande e sapiente imperatore della dinastia 
dei <( Moghul ». Nato in esilio, ancor giovanet- 
to Akbar si era visto elevato al trono piu po- 




1 



tente e riccodi tutto I'Oriente. Fu questo per 
rindostan il periodo aureo della sua storia. 
II giovane re aveva presto compreso che tutte 
le ricchezze e lo splendore a nulla sarebbero 
valsi se fossero mancate la giustizia e la sa- 
pienza. II suo trono — il famoso trono del 
Pavone — era tutto d'oro e diamanti, fra 
cui il « Koh-i-nixr » (Montagna di luce) il 
diamante piti grosso e prezioso del mondo, 
attualmente rinchiuso nella torre di Londra. 
Ma per Akbar i suoi veri diamanti erano 
i dod'.ci cons'glieri scelti tra i plu dotti 
e sapienti del suo immenso impero. Nulla 
egli faceva senza il loro consenso: la sua Corte 
era aperta a tutti e tutti vi trovavano giu- 
stizia ed equita. Come il re Salomone, egli 
amava i detti e le parabole dei saggi e spesso 
elargiva doni preziosi a coloro die gli davano 
risposte sapienti e veraci. 




Govinda stava meditando su'.le sponde del Giumna. 



54 



Fra le mille che si raccontano, mi piace 
citarne una, che mi venne alia memoria men- 
tre m.i trovavo nella camera di Akbar. 

...Un giorno un viandante era entrato 
nella reggia ed essendo molto stance si era 
messo a riposare sul letto dell'Imperatore. 
Immaginarsi la meraviglia di Akbar allor- 
quando scopri quel pellegrino coperto di 
cenci e di polvere donnir tranquillamente 
sul suo letto di porpora. Ai rimbrotti del 
sovrano, il viandante si alzo e, mentre racco- 
glieva il fardello e il bastone: 

— Scusate, Maharaja... — disse con na- 




r~i 



turalezza. — Avevo creduto che questo 
fosse un albergo per i pellegrini. 

Akbar, tma volta tanto, perdette la sua 
calma. 

— Come! — grido — avete potuto scam- 
b'.ar la mia reggia per un albergo? Questo 
poi e troppo! 

Ma il pellegrino imperturbato soggiun.se: 

— Ditemi, o sovrano. Chi stava qui prima 
di voi? 

— K chi poteva starci se non mio padre ? 
— rispose con stizza I'imperatore. 

— E prima di lui? 

— Mio nonno! Ma son domande da farsi 
queste ? 

— E dopo di voi ? — ribatte il viandante. 

— Natturahnente mio figlio! Ma che in- 
tendi dire con simili domande, o straniero? 

Allora il pellegrino, che era gia alia porta, 
si volto e: 

— Ditemi, o sapiente Akbar, come chia- 
mate voi una casa che vide e vedra tanti 
d'fferenti padroni? lo non saprei darle un 
nome migliore di « albergo per pellegrini » ! — 
Finalmente I'imperatore comprese la lezione 
e il suo volto si trasformo come per in- 
canto. Abbracciando quindi il povero vian- 
dante: 

— Hai proprio ragione! — esclamo. — Si, 
siamo tutti pellegrini su questa terra... Ri- 
mani pertanto nella mia reggia, che da que- 
sto momento ti nomiuo mio consigliere pri- 
vate. 

A proposito di sapienza orientale mi piace 
riportare qui un altro episodio, che Tagore ha 



La visione del Taj-Mahal ncn svanira 
mai piii dalla mia mente... 

I 

I I reso popolare nella sua insupera- 

I I bile « Raccolta di fiori ». 

Govinda, il grande « guru » (mae- 
stro), se ne stava med tando le 
scritture suUe sponde del Givunna. 
Ed ecco che Raghnnath, desideroso 
di diventare suo d scepolo, ma an- 

cora troppo attaccato alle sue ricchezze, 

gli si prostra d'.nanzi. 

— Guarda, maestro, i doni che ti ho por- 
tati! — Cosi dicendo gli presento due ma- 
gnifiche collane di perle e di diamanti. 

Per tutta risposta, il « guru » ne prese 
una in mano e la fece g'rar velocemente in- 
tomo al dito, sicche i dJamanti sfavillarono 
alia luce del sole. Ma impro\n^isamente la 
collana scivolo dalle sue scarne d ta e pre- 
cipito g u nel fiume. Allora, con im gr do 
Raghimath si getto dentro le acque, mentre 
Govinda riprendeva tranquillamente la sua 
meditazione. 

Era il tramonto quando il d'scepolo tor- 
no al maestro, stanco morto e tutto gron- 
dante acqua limacciosa. Affannosamente so- 
spiro: 

— Potrei ancor trovar la collana se tu, 
maestro, m'indicassi il posto precise ove 
essa e caduta. 

Allora Govinda prese I'altra collana e, 
gettandola nel fiume: 

— E la! — Rispose senza scomporsi. 

D. LuiGi Ravaxico 

Missionario salesiano in India. 

p. L. Manzini. — LA ROSA DI S. CARLO A 
CATINARI. Ed. L. I. C. E. - Torino. L. 6,50. 
Edificante biografia di Rosina Giovannetti, artista, 
apostola, infermiera, eroica inferma, grande cristiana 
innamorata di Gesii crocifisso. Sono papine che si 
leggono con ammirazione e tremore anche perche 
rese interessanti dall'eloquenza dei fatti ivi narrati 
con una semplicita quasi evangelica. 



J 5 




Presenfiamo i due intrepidi Missioi 
dabile naufragio del transatlantko 
gennaio. -^ Essi sono D. Luigi a 
II sessantenne D. Frassato, dopo ii 
geva a ritornare in Venezuela, dovd 




Avevo come compagno di viaggio il confra- 
tello Luigi Breda destinato a S. Domingo. C'im- 
barcammo suir« Orazio » il 19 gennaio u. s. 
A bordo regnava grande allegria, malgrado il 
mare agitato. Nel tardo pomeriggio, un incro- 
ciatore francese procedette alia visita della nostra 
nave, impiegandovi circa quattro ore. Intanto 
sul Mediterraneo si scatenava una violenta 
tempesta. Ed eccoci finalmente in rotta a tutta 
velocita per guadagnare il tempo perduto. Pa- 
recchi viaggiatori pero erano colti dal mal di 
mare, sicche alia cena il refettorio era quasi 
deserto. 

Quando entrammo nel golfo di Lione, la tem- 
pesta raggiungeva la fase cruciale; il vento 
soffiava con impeto impressionante. lo provavo 
uno strano presentimento, sicche non volli 
coricarmi. Rimasi nel salone pensando di oc- 
cupare il tempo pregando e leggendo. 

Interrogati gli ufficiali di guardia suH'entita 
della tempesta, essi mi risposero che si trattava 
di un fenomeno comune a quell'ora e in quel 
golfo. 

* * * 

Poco prima delle quattro antimeridiane, en- 
tro nel salone una buona famiglia colombiana, 
con la quale scambiai qualche parola anche 
per riferirle la rassicurante risposta degli uffi- 
ciali. Ma ecco, d'improvviso, un sordo tonfo 
come di una grancassa che fosse precipitata 
dall'alto. Poco, dopo, uscivano da una cabina 
due ragazzi spaventati. Mentre procuravo di 
calmarli, altri tonfi piu gagliardi del primo 
misero in allarme I'equipaggio e i viaggiatori, 
tanto piu che il transatlantico sobbalzava si- 
nistramente in balia delle onde furiose. 

Corsi allora a destare il confratello Breda e il 
P. Mondanelli, che riposavano nella stessa cabina. 
Poi mi affacciai anche alia cabina, dove si tro- 
vavano alcune missionarie, per raccomandar 
loro di munirsi del salvagente e di salir presto 
sopracoperta. Ma ecco mancar la luce a bordo 
e incombere ovunque I'oscurita. Allora si udi- 
rono gemiti, pianti, lamenti, suppliche. In- 
tanto i marinai accorrevano alle pompe per 



spegnere I'incendio, che ormai si sviluppava 
con una raccapricciante celerita. A poco a 
poco i viaggiatori affluirono al salone di se- 
conda classe, il miglior sito strategico, ove or- 
ganizzare i salvataggi. Ma i passeggeri proce- 
devano a tastoni, brancolando a causa del te- 
nebrore appena diradato dalle lanterne di al- 
cuni marinai e ufficiali, che tentavano d'infon- 
dere fiducia in loro. Anch'io procuravo di com- 
piere il mio dovere di sacerdote missionario, 
esortando alia calma e alia confidenza in Dio 
e neH'Ausiliatrice. In seguito, varie persone 
si confessarono e altre chiedevano I'assoluzione, 
mentre da tutti si pregava. 



/ 

Intanto 
sul Me- 
diterra- 
neo si 



56 




ii provvidenzialmente sfuggiii al formi- 
abissatosi nel Mediterraneo nello scorso 
il coadiutore Breda ambedue italiani. 
mo a Caluso suo paese natio, si accin- 
mcirca ireni'anni. Ecco il suo racconto: 




A poco a poco ritorno una calma relativa, 
tanto pill che coniinciava ad albeggiare; le 
acque erano tuttavia agitate dalla burrasca, 
che scagliava tremendi marosi contro i fianchi 

della nave. 

* * * 

Ed ecco lingueggiar le fianime, precedute 
da vortici di fumo asfissiante, che ci obbligarono 
a salir sul ponte. Era tempo poiche le fiamme 
invadevano gia il salone. Noi quindi ci rifugiam- 
mo a prua, ma il vento impetuoso ci lanciava 
contro violent! spruzzi d'acqua fredda, flagel- 
landoci inesorabilmente. Da notarsi, che quasi 
tutti i viaggiatori avevano lasciato le loro cabine 




vestiti succintamente, senza speranza di poter 
ritornarvi per indossare gli altri indumenti. 
Proprio vicino a me rabbrividiva una signora, 
alia quale cedetti il mio pastrano per evitarle 
qualche serio malanno. 

Ma ecco un vociar di nuovi arrivati: 

— Ov'e il sacerdote cattolico? 

— Eccomi! — risposi, mentre tenevo in niano 
il crocifisso, dinanzi al quale i circostanti fervo- 
rosamente pregavano. 

Rassicurate dalla mia pronta risposta, quelle 
persone si rasserenarono e mi chiesero I'asso- 
luzione. Esse si confessavano individualmente 
e poi in gruppo recitavano I'atto di dolore, 
mentre impartivo loro I'assoluzione. Era edi- 
ficante assistere a quelle scene di pieta e ascoltar 
tante preghiere recitate in differenti idiorai e 
in diverse tonalita. 

Poi constatammo che I'incendio divampava 
da ogni parte della nave e che c'era orniai un 
abisso tra la poppa e la prua. Tuttavia tra noi 
regnavano la calma e una totale rassegnazione 
a ogni evento. Cio dipendeva specialmente dal 
sentir la coscienza tranquilla e dal provare una^ 
illimitata confidenza nella protezione celeste. 
I familiar! si abbracciavano e si davano I'estre- 
mo addio, in previsione della morte che si pro- 
spettava ormai umanamente inevitabile. 



Frattanto, i marinai, sfidando le fianime, tra- 
sportavano coperte e indumenti, specialmente 
per i bambini. Intanto la grande nave andava 
alia deriva, paurosamente sospinta dal vio- 
lento uragano. Noi tuttavia non ci abbando- 
navamo alio sconforto, che sentivamo una fi- 
Hale fiducia nella <( Stella del mare ». 

A calmare il panico della gente concorrevano 
auche le dichiarazioni degli ufficiali, che face- 
vano assegnamento sui soccorsi da parte dei 
francesi; ma le ore passavano lente come secoli 
e le fiamme ci cacciavano alia parte destra del 
bastimento in combustione. Provvidenzial- 
mente il vento sofiiava da una sola parte e men- 
tre ravvivava le fiamme, le spegneva anclie con 



alte ondate di acqua marina, che procrastina- 
-vano lo sviluppo dell'incendio. Mentre noi reci- 
tavamo il Rosario, un altro gruppo di viaggia- 
tori cantava le I/itanie lauretane, intonate da 
Tin avvocato italiano. 

La poppa della nave era stata isolata fin dal 
principio dell'incendio, perche questo si era 
sviluppato al centro. lo vidi calar due scialup- 
pe, una delle quali si sfascio perche lanciata 
violentemente dai marosi contro un fianco in- 
candescente della nave. L'altra scialuppa, in- 
vece si pote utilizzare per il salvataggio dei 
viaggiatori. 

Potei assistere all'immolazione dell'eroico ge- 
suita Padre Bernardo Andrade, missionario 
colombiano proveniente dalla Cina, il quale 
si recava a salutar la sua famiglia a Bogota. 
Prima di lasciare Roma, egli aveva ricevuto in 
dono dal sommo Pontefice un prezioso rosario 
per la mamma. Lo vidi impartire I'assoluzione 
a una signora e aiutarla a calarsi in mare, che 
ormai non potevano piu venire dove noi ci 
trovavamo. La signora discese, ma non la ve- 
-demmo piu; anche il gesuita stava per discendere 
con un bimbo in braccio, ma una vorticosa 
vampata lo avvolse d'improvviso. Cosi concluse 
la sua vita missionaria quell'eroe della carita. 
Era il giorno di S. Agnese, onomastico di sua ma- 
dre. E nella visione della mamma aveva stretto 
al cuore un bimbo, per salvarlo! 



di noi si assisero suUe ceneri tiepide del pavi- 
mento. Ma la tremenda realta s'imponeva dolo- 
rosamente. I ponti e le scale erano quasi tutti 
distrutti. Qui una mamma alzava sulle braccia 
il suo piccolo quasi asfissiato, invocando il soc- 
corso del medico; la c'era un asmatico che si 
lamentava. Ovunque si continuava a pregare 
in diversi idiomi. Nessuna bestemmia o parola 
sconveniente. Tutti ci sentivamo solidali nella 
fiducia in Dio. Porse giammai ci fu una mani- 
festazione cosi unanime di solidarieta umana. 
C erano persone di diverse nazioni e di diffe- 
renti idiomi; tutti pero si sentivano fratelli. 
Tutti pensavamo aU'eternita e speravamo la 
salvezza dell'anima e anche del corpo. Intanto 
passavano le ore. 



Facevamo voti che non si incendiassero i 
depositi di nafta, ma intanto le fiamme cam- 
biavano direzione e invasero il nostro rifugio. 
AUora i marinai c'invitarono a passar nel salone 
di prima classe ormai incendiato e coperto di 
ceneri calde, sulle quali 
potevamo sostare. Cosi 
facemmo. Eravamo co- 
si stanchi, che molti 



Ed ecco un rumor di motore. Si supponeva 
trattarsi di una nave francese; invece era un ae- 
roplano, che sopravveniva per ispezionare il 
golfo. II comandante dell'* Orazio » assicurava 
frattanto che sarebbero arrivati soccorsi. Di- 
fatti, poco dopo, comparve a bassa quota un 
aereo italiano, il quale volteggio sulla nostra 
nave incandescente per annunciare al Comando 
che le navi italiane « Biancamano » e « Colombo » 
si avvicinavano celermente. Immaginarsi il 
nostro conforto nell'apprendere che la madre 
Patria, appena informata del nostro pericolo, 
volava soUecita in nostro aiuto e aveva lan- 
ciato sul mare burrascoso le sue navi soccor- 
ritrici! 

Ecco inf atti all'orizzonte la sagoma del « Bian-- 

camano », che a grado a grado giganteggiava 

nel Mediterraneo in tempesta. Giunto a circa 

duecento metri dair« Orazio »>, il Comando del 

« Biancamano » invio 

una lancia per investi- 

...Ed eccoci flnalmente sul mare gare da qual parte del- 

tranquillo, diretti verso Genova. la nave in fiamme fosse 



S8 



possibile il salvataggio dei viaggiatori. Furono 
lauciate scale di corda. Provvideuzialmente 
il fuoco aveva risparmiato tre scale a bordo 
del nostro trausatlantico, sicche, con abili 
manovre, fu possibile prendere contatto con 
la lancia. AUora ritorno la speranza in co- 
loro, che ormai prevedevano di morire. Pero 
nel nostro salvataggio il massimo merito lo 
ebbero gli abilissimi Comandi delle due navi, 
coadiuvati dall'eroico equipaggio, che si prodi- 
garono con una abnegazione veraniente ammi- 
rabile. I,o stesso comandante dell'* Orazio » 
dirigeva la manovra: prima i bambini, poi le 
donne, quindi i vecchi e in ultimo gli altri. Cosi 
tutto procedette con ordine. Alle diciotto saliva 
sul « Biancamano » il primo gruppo di naufraghi. 

Quando giunse anche il « Colombo », si inten- 
sified il lavoro di salvataggio. Credetti mio do- 
vere di sacerdote salesiano attendere I'epilogo 
della tremenda tenzone. Era interessante se- 
guir le fasi di quel raccapricciante dramma. 
I/O scafo dell'd Orazio » era incandescente, il mare 
agitatissimo; tutto cio evidentemente rendeva 
quanto mai difficile la manovra. Eppure I'abne- 
gazione e I'abilita degli equipaggi trionfarono 
su tutti gli ostacoli. La tenzone si potrasse oltre 
la mezzanotte. Mi sento soddisfatto di essere 
rimasto suir« Orazio » con il comandante, che 
fu I'ultimo ad abbandonar la nave distrutta. 

Ero tuttavia angosciato per la sorte del mio 
confratello Breda, perche fin daU'inizio del 
dramma, le fiamme ci avevano separati. 1,'avevo 
veduto soltanto una volta, di lontano, nell'atto 
pietoso di aiutare i naufraghi a salvarsi; ero certo 
che I'Ausiliatrice I'avrebbe strappato alia morte. 

* * * 

Appena abbandonata la nave incandescente, 
vi girammo d'intorno per vedere se fosse ri- 
masto qualcuno a bordo. In uno dei vari giri 
di perlustrazione, scorgemmo due signore sopra 
il pivi alto ponte de\V« Orazio », che gesticolavano. 
Quasi impazzite, esse si erano nascoste chissa 
dove, mentre si procedeva al salvataggio degli 
altri naufraghi. Furono anch'esse fatte discen- 
dere e poi immediatamente ricoverate. 

Ed eccoci finalmente sul mare tranquillo, di- 
retti verso Genova. 

Arrivati a Genova, dal « Colombo » passammo 
sul « Biancamano d, dove finalmente potei ab- 
bracciare Breda. Ed ecco un signore che, rivol- 
gendosi ai marinai deir« Orazio », chiedeva loro: 

— Chi di voi mi ha salvato? 

Seppi che questo ricco signore, salvato da 
un marinaio italiano e da lui trasportato di 
peso sul <( Biancamano » perche aveva i piedi 
ustionati, voleva ricompensare con denaro il 
suo benefattore. Richiesto pero del suo nome, 
mentre compiva il suo dovere, il bravo giova- 
notto aveva risposto: 

— Sono un marinaio italiano! — E non voile 
dir altro, ne accetto alcuna ricompensa, dicen- 
dosi pago di aver compiuto il proprio dovere. 
Mirabile esempio di coraggio e di disinteresse 
che onora, ancora una volta, la Marina d'ltalia! 

* * * 

Come conclusione, sento il dovere di tributare 
alia Madonna di D. Bosco la mia filial e ricono- 



scenza per la protezione da Lei prodigatami 
durante i.il tragico cimento. 

Anzitutto devo a Lei la mia calma. Sentivo 
un'assoluta tranquillita, che non era indifferenza, 
ma completo abbandono in Dio. Mi risulta che 
anche della maggior parte dei viaggiatori si possa 
aflfermare lo stesso. Soltanto dopo il pericolo, al 
ripensare a cio che avrebbe potuto succedere, 
fui sorpreso da qualche brivido, che mi fece 
apprezzar di piii la protezione della Vergine. 

Anche riflettendo sul disastro, provo una inef- 
fabile riconoscenza verso la Mamma celeste, 
die stese il proprio manto sui naufraghi. Pa- 
recchi di essi soccombettero, ma la niortalita 
avrebbe potuto essere molto maggiore se si 
fossero incendiati i depositi di petrolio. Rin- 
grazio inoltre I'Ausiliatrice per aver potuto, 
per mezzo della sua assistenza, esercitare il 
ministero tra i naufraghi, parecchi dei quali 
passarono aU'eternita confortati dall'assoluzione. 

Di tutti questi benefici siano rese grazie a 
Dio e alia impareggiabile Mamma celeste! 




Intenzione 



missionana 



per aprilc: 



PREGARE PER LO SVILUPPO DELLE 
OPERE BENEFICHE NELLE MISSIONI 

Per predicare efficacementc Gesii Crista, bisogna 
esercitar la carita, che considera le persone, a qua- 
lunque razza appartengano, come figlie dello stesso 
Dio e quindi come degne di essere amate, conver- 
tite se pagane, e cosl salvate dall'eterna perdizione. 

Senza la carita cristiana non i possibile I'apo- 
stolato missionario e per imparare a esercitarla 
bisogna studiar gli esempi del divin Maestro, il 
Re della carita. 

Ma la carita non si manifest a soltanto nella pre- 
dicazione: bisogna dimostrarla specialmente in pra- 
tica con le operc, ossia con le istitxizioni benefiche 
quali sono gli ospedali, i dispensari farmaceutici, 
gli orfanotrofi, i ricoveri per i vecchi e i lebbrosari. 

Convinti per mezzo deU'evidenza dei fatti, gli 
infedeli si avvicinano al Missionario prima come 
a benefattore e poi come a maestro. 

Preghiamo pertanto af/inchi il liedentore in- 
segni ai suoi continuatori I'esercizio costante 
della carita, in modo che essi riescano, con la sua 
grazia, a conquistar tante anime al suo pacifico 
scettro per mezzo della predicazione e mediante 
una imponenie fioritura di opere benefiche. 



59 







CHIQUINHO 



"fig, ,, 

la nel sole, immobile e teso davanti alia porta 
niinacciata, ma le sue spalle di ebano sono asciiit- 
te di una freschezza nuova: cio mi sorprende. 
Lo seguo attento nel gioco, poi, quando mi e di 
nuovo accanto, lo chiamo per osservarlo bene 
da vicino. 

Si accosta vivace e impaziente: 

— Pronto! 
Non suda. Lo interrogo con serieta: 

— Ma come mai, Chiquinho, tu non sudi? 
II piccolo mi guarda sorpreso; diviene a un 

tratto serio, quasi pensieroso. Osserva le mie 
mani, il moccichino fradicio e la f route gron- 
dante, poi sereno, ridente, prontissimo: 

— e; perche io non ho il fazzoletto! 
E scappa a immergersi nel folto del gioco. 

SANDUKA 

Me I'hanno portato ieri quel povero piccolo 
perche gli strappasi un dente: un resticciolo di 
radice, che gli lacerava un angolo della lingua. 

Sanduka pero era ribelle: 

— Non voglio, non voglio, non voglio! — e 
serrava la bocca con una resistenza tenace e in- 
credibile, e piangeva e gridava con tutte le 
forze della disperazione. 

Per calmarlo ci voUero tanto tempo e tanti 
tentativi: le carezze della suora, le caramelle 
del medico, gli occhiacci spiritati della mamma, 
la minaccia di una iniezione. 

Ma la bocca non si apriva. 

Affrontai la situazione con la piu amabile 
calma e pazienza. Cominciai a raccontare una 
storiella; gli indi, piccoli e grandi, sono tanto 
avidi di racconti e di novelle. 

Finalmente Sanduka si rassereno d'un tratto, 
ma quel vivace diavoletto di sei anni poco ba- 
dava alle mie parole, seguitava invece inqmeto 
i movimenti e i preparativi della suora. 

Sniisi le chiacchiere e tentai con la piu grande 
tenerezza; ma il piccolo aveva intravisto la 
tenaglia nascosta nel cavo della mano, e rico- 
minciarono le bizze e le lacrime. 

Volli essere energico: Sanduka- non reagi, non. 
si divincolo, smise a un tratto ogni resistenza. 
Ghermi con le piccole mani nere il bavero della 
mia sopraveste bianca, sollevo il povero viso 
disfatto dallo sgomento, e dalle labbra sali un. 
balbettamento stanco, sommesso: 

— Io a te i denti non li ho mai cavati, si- 
gnore! 

Cosi mormoro Sanduka tristemente. I suoi 
piccoli occhi a mandorla, spalancati contro alle 
mie lenti, supplicavano in una desolazione in- 
finita. 

■ — Io non ti ho mai fatto piangere! 

Dott. BiGiARETTi, Miss. sal. a Barcellos. 

E uscito il 10° vol. della "Collana azzurra" : 

D. PlLLA-I FIGU DELLA FORESTA. Ed."'LaSorgente"- Via!eRomagna.51 - Milano: L. 12. 
Romanzo che conquide con un interessante intreccio di avventure svolgentisi nell'lndia misferiosa. L'A. fa risal= 
tare sullo sfondo pitforesco della giungia assamese figure luminose di adolescenti che, affascinati da un apo= 
stolo, raggiungono il loro radioso ideale dopo lotte e pericoli di una impressionante drammaticitd. Sono pa= 
gine ricche di sentimento, scriffe con arte e ricche di colore folcloristico, che lasciano nella mente e neS 
cuore dei lettori una indelebile impronta. Libra adatto per tutti. 



II sole arroventa i cortili con una rabbia in- 
solita: la terra riarsa si screpola e si f ende nel- 
I'afa bruciante di questi meriggi equatoriali. 
Si stenta percio a trovare uno spicchio d'ombra, 
un angolo di frescura, il rado palpito della 
brezza. Ouindi si suda, si suda con pena. Non 
e il solito stillicidio rugiadoso, ma rivoli e rivoli 
dappertutto, a tutte le ore, in tutte le faccende; 
ci si sente presi in un umidore appiccicoso, 
uggioso e fastidioso. II fazzoletto e sempre moUe 
e in moto. 

Anche i ragazzi sudano: le brune schiene ignu- 
de luccicano come per un gocciolio di pioggia; 
ma non se ne preoccupano ai^atto i piccoli indi. 
Scorrazzano irrequieti dietro al pallone, risalgono 
il cortile cento volte, succhiano alia fontana a 
larghe sorsate, e poi via in nuovi impeti di corsa 
e di grida. 

Li guardo con invidia. 

A un tratto, in un balzo, mi passa accanto 
Chiquinho, un bel brunetto panciuto e contento. 
E; il miglior giocatore della squadra dei piccoli; 
lo dicono tutti i suoi compagni fieramente. 

Ma Chiquinho non suda: salta e scavalla in- 
faticabile, grida, rincorre, minaccia, si pianta 



60 



c 



ome 



UD bon^o 
rdeiDOsina 




SvM'OsakalAsahi, uno dei migliori e piu 
grandi giornali giapponesi, apparve que- 
sto articolo di uno zelante sacerdote di 
Budda: 

« Uoinini, che gemete in questo mondo 
sotto il peso della sventura, ascoltate con 
cnore puro queste parole: Pinora noi 
vivevanio in uno stato poverissimo, senza 
che la fortuna ci sorridesse mai: si pas- 
savano i giorni tra infiniti stenti e neppur 
ci sorrideva la speranza di un miglior 
avvenire. Tuttavia, ci ferveva in cuore 
un forte desiderio: quello di poter arrivare 
a una condizione di vita se non agiata, 
almeno non miserabile. Con tale propo- 
sito, non mangiando neppure, talvolta, 
quando si aveva fame, si riusci alia fine 
a raggranellare qualche risparmio: grande 
fu la nostra gioia, perche I'orizzonte si fa- 
ceva piu sereno. 

» Ma la nostra speranza fu di un 
istante: un giorno la malattia di un fa- 
miliare, un altro una disgrazia, poi un 
avvenimento imprevisto; in breve, la no- 
stra condizione si fece sempre piu la- 
crime vole. 

» Ma ecco, che un giorno, non vi sa- 
prei dir come, mi viene tra le mani un 
Jukugami (dio della fortuna), piccolo gin- 
gillo d'oro. Mi sento quasi ispirato a 
metterlo dentro il portamonete; I'idea 
non poteva essere migliore. Dal giorno 
in cui il Jukugami entro nel portafoglio, 
meraviglioso a dirsi, la nostra sorte si 
cambio: tutti gli affari andavano a niera- 
viglia: le monete quasi piovevano e ci si 
prospetto dinanzi il piu soddisfacente av- 
venire. Grazie al Jukugami, scomparve 
ogni preoccupazione: potei radunare piu 
di 200.000 lire, ilmioprimogenito otteune 



un esito brillante nell'esame di ammissio- 
ne alia Scuola industriale superiore di To- 
kio, e potei far frequentare ai miei tre 
figli la prima scuola media del Oiappone. 
Tutto questo certamente non posso attri- 
buirlo alle sole mie forze, che I'intervento 
del Jukugami e palese. 

» Posso dire inoltre che amici miei, ai 
quali passai altri Jukugami, ottennero gli 
stessi benefici. 11 fatto va sempre piu 
divulgandosi, e anche da lontano ci ven- 
gono richieste di Jukugami. Ricevere da- 
naro in cambio di questo dio che spe- 
disco (si spedisce come campione senza... 
valore), a dir la verita, mi riesce quasi 
ripugnante (oh, quel quasi!). Tuttavia, 
per esporre la statua del dio alia vene- 
razione dei fedeli, e per le spese delle 
ofEerte da presentarsi a lui, occorrono 
tante monete. Percio d'ora innanzi invi- 
terei quanti desiderano avere il suddetto 
dio a unire alia domanda 70 sen (3 lire 
circa), non gia come prezzo del dio (3 lire 
70 sen sarebbero pochi) ma come contri- 
buto alle spese del suo culto. E quando 
per caso la forma del dio ricevuto non 
riuscisse gradita, si prega di avvisarci, 
ch^ le spese occorrenti per cambi di dei 
saranno a nostro carico. Noliamo infine 
che nulla impedisce che questo dio pro- 
digioso lo possano avere seguaci di sette 
religiose diverse dalla mia (oh, zelo sacer- 
dotalo!), e lo possano tenere accanto ad 
altri dei. 

* Si metta il suddetto dio tra le monete 
della borsa e si tenga al piii possibile 
addosso: sara pure un efficace preventive 
contro ogni sorta di malattie e di disgra- 
zie. In questo modo vedrete entrar tesori 
imprevisti nelle vostre borse! ». 

~~ (5/ _ 



\ 




Fe$[e giappone$i 



Parrebbe strano, ma quasi tutte le feste in 
Giappone sembrano fatte apposta per i bambini. 
Al tre di marzo vi e la festa delle bambole, la 
hina-matsuri. In ogni casa, ove abiti una bam- 
bina, si costruisce una specie di presepio: al 
posto d'onore vi sono I'imperatore e I'impera- 
trice, accovacciati su due stuoie rialzate, sotto 
un padiglione tutto sfolgorante di lacca e d'oro; 
sotto i sovrani, vi sono tre bambole rappresen- 
tanti le dame di corte; i vestiti di tutte queste 
bambole imitano alia perfezione i costumi di 
corte del periodo d'oro della letteratura giappo- 
nese, i costumi del secolo decimo e undecimo. 
Tutte le bambole sono collocate su di una gra- 
dinata coperta di un drappo rosso, sicche i vari 
personaggi di corte sono disposti sui gradini, 
secondo il loro grado: sotto alle dame vi sono i 
musici, cioe cinque nobili, vestiti di una casacca 
di seta bianca, che spicca sull'oscuro vestito 
di corte; I'orchestra consiste di un grosso tam- 
buro, un tamburello, un flauto, un cantore ar- 
mato di ventaglio, e suonatore di flauto multiplo, 



dalla forma sferoidale, che emette un accordo 
stridulo e monotono. Sotto I'orchestra vi sono 
tre battistrada, con a destra e a sinistra due vec- 
chioni; essi sono il ministro di sinistra e il mi- 
nistro di destra. Oltre alle bambole, vi sono 
niille oggetti in miniatura: portantine, armadi 
laccati, bauli per i materassi, tavolini con i piatti 
per i pranzi di lusso, fiori, un ciliegio fiorito e 
un arancio, gli alberi classici all'entrata del pa- 
lazzo imperiale; dolci, bottigliette di « sake » 
dolce, e altre minuterie. 

Le bambine girano di casa in casa, per ammi- 
rare le bambole delle loro amiche, sicure di tro- 
vare in ogni casa una grande quantita di dolci 
da sgranocchiare. Anche il nostro asilo di Oita 
possiede ormai la collezione completa delle 
bambole, sicche in marzo tutti vengono ad ammi- 
rar le nostre pupattole; in dicembre invece ac- 
corrono ad ammirare il nostro bel Presepio, che 
occupa uno spazio dieci volte piu esteso di quello 
occupato dalle bambole del hina-matsuri. 

Al cinque maggio e il turno dei ragazzi: in 
ogni casa, ove vi sia un ragazzo, (di solito ve n'e 
una dozzina) i genitori vanno a gara nell'innal- 
zare immensi pesci di stoffa in cima a dei grandi 
bambu; tali pesci nuotano nell'aria e si danno 
quindi delle... arie; cosi devono crescere forti 
i bambini. 

In casa poi si allestisce un'altra specie di 
presepio: questa volta tutto parla di guerra 
e di forza; su di una mensola a vari gradini, 
pure coperta di stoffa rossa, si allestisce un 
accampamento medioevale in miniatura. In 
alto, vi e il guerriero coperto dell'armatura, 
seduto tra una foresta di frecce e di bandiere; 
ogni minimo particolare dell'arniatura e imitato 
alia perfezione: tutti i pezzi sono copiati dal vero, 
sicche si possono stacca- 
re. Nei gradini inferiori 
vi sono le armi, il tambu- 
ro con cui dare il segnale 
dell'attacco, lo scettro 
in forma di ventaglio 
aperto, e parecchi bam- 
bocci rappresentanti 
personaggi storici, che si distinsero in guerra: 
Katb Kiomasa, che attacca una tigre con la 
lancia, il gigante Benkei, modello di lealta verso 
il suo signore Yoschi tsiine; vi sono anche pa- 
recchi personaggi mitologici come Momotaro, 
il conquistatore dell'isola dei demoni; Kintaro, 
il ragazzo che lottava contro gli orsi; Take-uci- 
sukune, il Matusalem del Giappone, un ministro 
che sarebbe vissuto per piu di trecento anni. 
II numero e la grandezza dei pvipazzi dipende 
dallo stato finanziario della famiglia; quello 
pero che piu fa meravigliare e la fattura accurata 
di tutte le bambole; le loro facce son fatte di 
una pasta delicatissima, i capelli sono veri, come 
i vestiti, sicche, oltre al divertimento e al si- 
gnificato simbolico di tali feste, grande ne e il 
valore educative, sia in quanto alle nozioni 
folkloristiche che contengono, sia in quanto 
ai concetti virtuosi che sanno ispirare: concetti 
di lealta. di pieta filiale, di coraggio. 

D. Mario Marega 
Miss. sal. in Giappone. 



62 




(Puntata 16»; 



ROMANZO DI E. GARRO 



Disegni di D. Pilla. 



Li-fang si allontano, e Long, dissipatasi d'un 
tratto la cara vision e, bacio con mote rapido 
la piccola croce e se la pose a\ coUo, nasconden- 
dola sotto il vestito giallo. Qiiindi, con la spada 
sguainata, fece in due salti le scale, raggiun- 
gendo i suoi. 

La niarcia dei pirati continue. 

Sin-Ciou era un grosso paese, che aveva 
aspetti e aspirazioni di piccola citta; le case 
erano pulite e di bella apparenza, e nel centro 
dell'agglomerato di abitazioni spiccava il Caiiv- 
Kuam, cioe il palazzo comunale a due piani, 
con i tetti aguzzi e risvoltati agli augoli, e su di 
essi i geni tutelari in forma di draghi rizzauti 
la irta coda. All'annunzio dell'arrivo dei pirati, 
non tutta la popolazione era fuggita: le donne, 
i vecchi, i fanciuUi erano stati fatti allontanare, 
ma gli uomini validi, prese le armi che potevano 
avere — vecchi fucili, pistole, tridenti, falci, 
sassi, archi con frecce, e bastoni — avevano 
organizzato la difesa, e, nascosti tra casa e casa, 
dietro le porte e le finestre e sui tetti medesimi, 
aspettavano I'arrivo degli invasori. 

Quando percio i pirati, sicuri del fatto loro, 
giunsero sotto le prime case — urlando, scliia- 
mazzando, agitando le armi — ima tempesta di 
proiettili di ogni genere li colse e arresto il loro 
impeto. 

— Indietro! — ordino Long alia banda. 

Cera, avanti alia porta che s'apriva nel muro 
di cinta, un largo piazzale circondato da alberi 
di acacia. Sotto questi alberi, il « Dragone » ri- 
tiro i suoi, per prepararli a un assalto regolare. 
Non in massa, ma in ordine sparso voile che si 
accostassero quindi alle mura, da cui sopravvan- 
zavano i tetti e i piani superiori delle abitazioni 
e, strisciando poi da una parte e dall'altra delhi 
muraglia, facessero forza all'entrata, spanden- 
dosi subito a ventaglio per le prime vie. l,a tat- 
tica riusci, e, quautuuqus alcuni cadessero col- 
piti a niorte o feriti, il grosso dei pirati riusci 
a penetrare in citta e a invadere le abitazioni 



prossime alle mura. I cittadini piii lontani, cio 
vedendo, accorsero a dare man forte a quelli 
assaliti e, penetrati a lor volta nelle case, co- 
strinsero gli assalitori a deporre gli oggetti gia 
rapinati, a lottare con essi, e a ritirarsi nuova- 
mente'fuori della cerchia delle mura. 

II « Dragone » e i suoi, irritati di tale inaspet- 
tata resistenza e in parte assottigliati di numero, 
si raccolsero ancora sul piazzale davanti le mura 
per stabilire un secondo assalto. 

Da una coUiua vicina i cittadini fuggitivi 
osservavano I'andamento della lotta, e non po- 
tevano che compiacersi vedendo che i pirati 
di Long avevano la peggio. Ma tra la folia, 
che di lassii guardava, corse a un certo mo- 
mento un senso di alta meraviglia. Lo-Pa, 
ch'era tra essi con i suoi parenti, indico alia 
moglie e a « Luce d'aurora » qualche cosa dalla 
parte del fiume. 

— Laggiu! Guardate!... Un rinforzo! Arri- 
vano altri pirati! 

— ij vero! Come corrono! Come agitano an- 
ch'essi i fucili e le sciabole! Sembrano diavoli 
scatenati! 

— Povero paese! Questa volta non c'e piii 
speranza di salvezza! 

— Tutto cadra sotto il ferro e il fuoco! 
Una nuova banda di pirati si avvicinava in- 

f atti alia citta: ma e.ssi non erano gregari di Long; 
erano i pirati di Lo-Vang, i nemici di quei del 
« Dragone ». Presto costoro si accorsero di aver 
da fare con altri terribili avversari e, voltata 
la fronte verso i sopravvenienti, tra urli, spari 
e rotear di ferri, si raddoppio il combattimento. 

— Pigliatemi vivo Long! — gridava il gi- 
gantesco Lo-Vang. 

I cittadini di Sin-ciou, vedendo che non con- 
tro essi si combatteva, niache gli assalitori erano 
a lor volta assaliti, si allacoiarono dalle case e 
dalle mura, heti del provvidenziale aiuto. ^la 
quando notarono che i loro aiutanli erano pi- 
rati ancor piu feroci, si dileguo la contentezza 



63 



pro vat a, e si teunero pronti a difendersi anche 
da questi altri. 

I seguaci del « Dragone » intanto stavano 
perdendo, e venivano a poco a poco soprafiatti. 
Gia la piazza era plena di morti e di feriti sparsi 
qua e la, gia i pirati di « Long » indietreggia- 
vano, allorche i due capi Long e Lo-Vang si 
trovarono di fronte. 

— Diinnii dove hai nascosto 11 tuo tesoro, 
e ti risparmiero la vita! — grido Lo-Vang. 

— Mai! — rispose il « Dragone ». — Prepa- 
rati piuttosto ad andare al diavolo! 



— Pigliatemi 
vivo Long! — 
gridava Lo- 
Vang. 




— Tu, vi andrai! E subito! — aggiunse il 
gigante giallo, tirando con lo spadone un fen- 
dente, che avrebbe spaccato una pietra. 

Ma Long, ch'era piu agile, fu svelto a tirarsi 
da parte, e il colpo ando a vuoto. 
^•^ — Prendi, inf ame! - — esclanio questi intanto, 
facendo scattare il grilletto della pistola. Sfor- 
tunatamente I'arina fece cilecca e non sparo. 
Lo-Vang raggiunse Long e rinnovo il colpo. Il 
pirata non f u cosi svelto a scansarsi come prima, 
e la punta della spada gli scese lungo le costole 
lacerandogli le vesti e le carni. 



Insanguinato e barcollante, il « Dragone >> 
tento con il pugnale di lanciarsi su Lo- Vang, ma 
le forze non lo ressero: scorse tutte le cose aggi- 
rarsi in vortice iutorno a se, mentre una nuvola 
oscura gli offuscava la vista, e cadde, privo di 
sensi, al suolo. 

Intanto, un clamore di urla e di gridi, che 
si levavano altissimi al cielo, fece volgere il gi- 
gante, che vide i suoi pirati fuggire precipitosi. 
Che cos'era avvenuto? Alle loro spalle, di dietro 
alia collina, era sbucato improvvisamente un 
battaglione di soldati, dei soldati della rivo- 
luzione, che marciavano su Canton, cinti con 
una benda bianca e costringenti chiunque in- 
contravano a tagliarsi il codino e a gridare: — 
Viva la rivoluzione! — Nemici dei pirati, da- 
vano loro addosso quando li incontravano, e 
proclamavano la rspubblica e la liberta. 

Lo-Vang si mise alia testa dei suoi, e tento 
di entrare in citta, ma una scarica ben nutrita 
dei difensori li costrinse a retrocedere. AUora 
si diressero dalla parte opposta, ed ecco anche 
di li giungere di corsa un altro reparto di sol- 
dati rivoluzionari che sparavano contro di loro 
e li facevano indietreggiare. 

Presi tra due fuochi, i seguaci di Lo-Vang e 
i pochi riniasti di Long vengono fatti segno a 
continue fucilate, e rimangono sterminati. Resta 
sempre in piedi il gigante, il quale va roteando, 
ma inutilmente, il suo grande sciabolone. II 
capitano Kuang, che condtxce i soldati, lo piglia 
di mira con la rivoltella: uno, due, tre colpi 
partono con fragore dall'arma micidiale, e Lo- 
Vang, ripetutamente colpito, si abbatte an- 
ch'egli al suolo come un alto pino schiantato 
dal fulmine e dalla bufera. 

Capitolo XII 

Cieng ritrova Tan-ye. 

Cieng e Ciao erano stati legati solidamente 
a un albero di acacia, allorche la banda di Lo- 
Vang aveva assalito quella di Long, e una sen- 
tinella aveva avuto I'incarico di sorvegliarli. Ma 
il ragazzo, le cui mani erano piccole e sottili, 
con sforzi, prove e controprove, riusci presto a 
liberarsi una mano dai nodi che lo avvincevano 
e lo mormoro al compagno: 

— Ciao, ho una mano libera! 

(Continua). 



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Ed. S. E. I. - Torino. L. 8. 

Questo romanzo, tradotto dal francese da L. Cassis, 
e'un saggio di psicologia militare e religiosa. L'.A. 
rivendica il diritto di associate il Vangelo alia spada, 
basandosi sopra un testo scritturale, che prova esserci 
una dottrina cristiana della guerra. In queste pagine si 
rappresenta il soldato credente. Libro di fade e di arte. 
L. Banal. — GLI ULTIMI SIGNORI DEL- 

L'ALHAMBRA. Ed. Paravia - Torino. L. 9. 

Interessante volumetto, decorato da C. Nicco, nel 
quale I'A. narra le graziose leggende fiorite nella 
Spagna durante la doniinazione dei Saraceni. In 
parte si tratta di fatti storici e in parte di leggende e 
tradizioni. Libro adatto per bibliotechinc scolastichc. 



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DI SANT'ELENA. Ed. Bompiani - Milano. L. 15. 

Questo libro fu scritto dal carceriere di Napoleone. 
t(int!o il menioriale di Sant'P^lena pubblicato da Las 
Cases. I-'.A. e sinceio. Dal volume balza fuori un 
Napok'one nuovo, libero di nvanifestar tutta la \'ee- 
inenza e I'ardore della sua natura c del suo carattere 
I- di schiacciare il suo avversario con una grandezza, 
che si cleva a rnito. ft un libro inteiessantissimo per 
(iti studiosi di storia e in bellissima edizione. 
L. Fai.iacara. — TERRA D\4RGENTO. Kd. 

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riviverc in questc pagine le gioie e Ic pene di una 
mamma nel primo anno di vita del suo bimbo. In 
cjuesto " diario di una mamma ", \'.\. desciive, coti 
cfficacia, gli orrori della tragedia russa e commuoM- 
i lettori con una oggettiva esposizione di cio ch'ell;j 
stessa sofFerse nell'allevare il suo tenero natc tra If 
strettezze della carcstia incombente sulla popolazionc 
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{ContiniKi). 





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JGNO 1940 -XVIII 

I - n. 6 - Pubblicaz. mensile. 
)bbonainentoposale-gruppo3° 



Abbonamento annuo 



( per I'Italia: Ordinario L. 6,20 - Sostenitoxe L. 10 - Vitalizio L. 120 



' per I'EsTERO: » L. 10 - 

Diresione e Amministrazione: Via Cottolengo, 32 



L. 20 - 
Torino (109). 



Pubblichiamo questo interessante diario inviato 
da S. E. Mens. Domenico Comin, Vic. i.p. di Men- 
dez e Gualaquiza. 

9 agosto 1939. — Arrive inaspettato a Mendez 
alle sei pomeridiane. Ubbidii a un cortese invito 
del Maggiore sig. Luigi Sierra Parades e dei mis- 
sionari, i quali pero erano persuasi che le difficolta 
del viaggio avrebbero ostacolato la mia venuta. Po- 
tei invece superarle, benche con sacrificio, e giunsi a 
Mendez per assistere, il giorno dope, alia festa patria che 
doveva essere pure la festa dei « Kivaros » della regione. 

10 agosto. — Si diede solennemente la nomina di 
capi-tribu a una decina di « kivaros », i piu quotati, e 
si distribuirono vestiti e oggetti a piii di trecento 
kivari, kivare, kivaretti e kivarette. I certificati ai 
capi-tribu porta vano la firma del Ministro della guerra, 
del Capo-sezione del dipartimento d'Oriente, del 
Comandante la guarnigione e del Vicario aposto- 
lico. A ciascuno fu regalati, a nome del Governo, 
I'uniforme completa da capitano. Non stavano in 
se dalla contentezza, e gli altri li guardavano con 
invidia. Vestiti e oggetti furono regalati dal supremo 
Governo, che voile in tal modo conquistarsi I'ade- 
sione dei selvaggi. La distribuzione fu organizzata 
da un comitato della regione orientale fondato a 
Mendez in questi giorni. Non vi furono disordini; 
si ebbe per il Vescovo ogni riguardo; la festa non 
diede motivo a recriminazioni di sorta, e i missio- 
nari e missionarie poterono prendervi parte. 

La sera del 10, alle ore 20, vi fu alia radio la 
trasmissione di un bel programma da Guayaquil e 
da Quito; il programma piacque e commosse. Com- 
niosse specialmente il messaggio di uno dei kivaretti, 
che si educano nella missione, messaggio con il 
quale il piccolo selvaggio ringrazia I'Equatore in- 
tero e il Presidente della Repubblica, a nome dei 
selvaggi suoi fratelli, per il desiderio che si ha di 
vederli presto civilizziiti. Gli stessi kivaretti esegui- 
rono, sempre alia radio, I'inno nazionale e altri 
canti, uno dei quali in lingua kivara. 

11 agosto. — L'autorita militate e il comitato 
orientalista di Mendez invitarono kivaretti e kiva- 
rette alia missione per ricevere vestiti e vari regali, in 
premio dello splendore da loro duto alia festa patria. 

13 agosto. — 11 kivaro Giovanni Huambaski di 




Yutupaza, educato qualche anno fa nella missione 
di Mendez, venne a rivedere i suoi antichi supe- 
riori; condusse seco una kivara che desiderava di 
ventare sua moglie. Ma essendo egli cristiano ed 
essa ancora infedele, pregava le buone Suore di 
prepararla al Battesimo. Stette due mesi dalle Suore 
e oggi fu battezzata da me, che verso sera bene- 
dissi anche il matrimonio. 

14 agosto. — La kivara « Cicuti », che da qual- 
che tempo vive con le Suore ed h abbastanza istruita 
nella dottrina cristiana, stava ritagliando le ostie. 
Le si awicino un'altra kivara, alia quale « Cicuti » 
offri i ritagli delle ostie perche li mangiasse. Ma 
questa si mostro sorpresa perche la lezione di ca- 
techismo non le era ancora entrata bene in mente. 
Aveva udito parlare del rispetto che si deve alia 
S. Ostia, e credette quindi di non poter toccare 
quel frammenti. La « Cicuti » rise e poi spiego: 

— Queste ostie, come pure i frammenti, ora sono 
pane e quindi li puoi mangiare. Quando invece il 
celebrante avra proferito sopra le ostie la formula 
della consacrazione, esse non saranno piii pane, ma 
Gesii. Allora percio non si devono piii trattare come 
pane, ma come corpo di Cristo. — Finalmente la 
kivara capf, mangio tranquilla quel frammenti e io 
ne ebbi piacere. E cosi difficile far entrare le verita 
della fede in queste testoline, che quando mi posso 
dar conto, come oggi, che han capito, benedico di 
cuore il Signore. E ricordo un'altra kivaretta di Ma- 
casi, che disse di comprendere bene il perche le ot- 
time Suore avevano per loro, povere selvagge, un 
cuore veramente materno; perche cioe le vedeva 
ogni giorno cibarsi di Dio nella Comunione. La loro 
bonta non era piii un mistero per quella poverina. 
Le Suore infatti si assimilavano Dio e quindi dove- 
vano diventar buone come Gesu; I'affetto quindi per 
loro diventava venerazione. (Continua). 

Offerte pervenute alia Direzione. 

Krishnagar (India). — D. R. Rodighiero (Mi- 
lano) per i nomi Luigi, Carola, Gaetano. Rosetta. - 
Sorelle Ricci (S. Agata sul Santemo-Ravenna) per 
il nome Anna Maria. - M°. L. Tessitori (Meretto di 
Tomba-Udine) per il nome Nicosia Michel. - M. Cra- 
vero (Cuneo) per il nome Maria Margherita. 

Madras. — N. N. (Torino) per i nomi Carlo, 
Luciano, - A. Dematio (Carano) per il nome Rosa. 

- S. Carazzi (Renate Brianzo) per il nome Angela 
Rosa. - N. Bolognani (Roma) per il nome Emma. - 
L. Angebelli (Anagni) per il nome Vespasiano. 

Assam Shillong. — A. Tettananzi (Tornago- 
Milano) per il nome Maria Assunta. - P. Opere mis- 
sionarie (Milano) per i nomi Maria, Michele, Gabriele, 
Raffaele, Angelo, Giuseppe. - Sorelle Bazzini (Milano 
per il nome Emilia. - S. Casalegno (Torino) per il 
nome Marino. - M. Razzano (Casarello) per i nomi 
Roberto, Maggiorino. - M». C. Milesi (Roncobello) 
per il nome Giovanni Pietto Giuseppe. 

India Sud. — D. Cervino (Pieve Scalenghe) per 
i nomi Negezio, Pieve. - A. Cacopardo (Messina) per 
il nome Angiola. - Famiglia Gariglio (Messina) per 
il nome Carlo. - Cav. E. Finello (Torino) pe- i nomi 
Turba Mariuccia, Ercolitio Finello. - G. Mainardi 
(Vallinotto-Carignano) per il nome Giuseppe. - Asilo 
infantile (Carignano) per il nome Giuseppe. - C. Grella 
(Vallinotto-Carignano) per i nomi Giacomo, Antonio. 

Congo belga. — M. Renoglio (Vercelli) per il 
nome Renoglio Antonio Giovanni. - L. Ferrari (Breno) 
per il nome Francesco Sintone. - C. Cattani (Trento) 
per il nome Amelia Maria Giovanna. - O. Batta- 
glia (Udine) per il nome Maria Giovanni Caterina. 

(Continua). 



Illustrazione della copertina: Giovane hindu. 



^^ifxoeittii 



iillSiSilOiiai^ltt 



Anno XVIII - n. 6 
Spediz. in abbon. 
postale - gruppo 3" 



(In arduo 




Torino, i" giugno 

1940-xvm 
Pubblicaz. mensile. 



prcblema 



Sulla terra vive tiittora piu di un miliardo 
d'infedeli. Chi non resta sconcertato nel pen- 
sare a questa immensa iiioltitudine ancor 
lout ana da Cristo e dalle vie della salvezza, 
dopo quasi duemila anni, dacche suUa terra 
si e compiuta la Redenzioue? 

Oltre a tale ango.sciosa constatazione, ecco 
una verita incontrovertibile: « Fuori della 
Chiesa non v'lia salvezza », jierelie scrive 
S. Paolo clie « senza fede e impossibile pia- 
cere a Die » [Hebr., XI, 6) e perche Cristo 
stesso disse: « Chi non rinascera per mezzo 
dell'acqua e dello Spirito santo non potra 
entrare nel Regno di Dio (lo., Ill, 3). 

15 quindi necessario rivSolvere il ])robknia 
missionario. Tale necessita risulta dalle parole 
del Redentore: «ho altre pecore, clie bisogna 
ch'io guidi» (lo., X, 16). La ragione intima di 
tale necessita e la gloria dell'eterno Padre, 
rimmancabile e divina efficacia della Reden- 
zione, la vittoria di Cristo su Sataua, il desi- 
derio e il voto di Gesu clie tutte le anime con- 
vergano a Lui, come a centro, e raggiungano 
in Lui e per Lui quella unita, ch'Egli ha nel 
Padre e con il Padre stesso. K dunque ne- 
cessario che gl'infedeli entrino nella Chiesa. 

La risoluzione del problema missionario e 



imjjosta inollre da un coniando. Disse intatli 
Gesu agli Apostoli: — Andando in tutto il 
mondo, predicate il Vangelo (Marc, XVI, 15). 

La voce del missionario e I'eco di quella 
di Gesu; I'azione svolta da lui per condiu^re 
le anime a salvezza e I'azione stessa del Re- 
dentore, ch'Egli medesimo si attribuisce. 
Ecco quindi ini atto d'impero solenne, cate- 
gorico, divino. La risoluzione del ])roblema 
missionario e anche un dovere. 

Da un comando legittimo non puo sor- 
gere clie la legge del dovere. I'oteva forse 
Gesu usare espressioni piii chiare e reci.se 
per manife.stare agli Apostoli la ])ropria 
volonta? Sta scritto inoltre in S. ^L1tteo 
(XX\'III, 18-20): « Fu dato a me ogni potere 
in Cielo e sulla terra; andate dunque a istnii- 
re tutte le genti, battezzandole nel iiorae 
del Padre, del Figliuolo e dello Spirito santo. 

Dobbiamo pertanto intercssarci di tale 
])roblema e cooperare, nei limiti del |)ossibile. 
alia sua risoluzione, con la preghiera, con 
I'obolo e con la difTusione della slampa 
missionaria. Con tale cooj^erazione rende- 
remo omaggio al Cuor di Gesu infiamniato di 
amore per le anime e concorreremo efficace- 
mente auche alia nostra eterna salvezza. 



81 






I4t, fn44404^ 



Da tre anni abbiamo aperto vina casa 
delle Figlie di Maria Ausiliatrice a Tezpur 
e per i fnitti consolanti finora ottenuti dob- 
biamo essere verameiite grati al Signore e 
alle zelanti nostre Consorelle, die ci hanno 
permesso tale fondazione. 

Ouesta cavSa e prettamente niissionaria 
con quelle opere annesse, che un distretto 
missionario sempre richiede e cosi, oltre che 
alia continua visita ad paganos nei villaggi 
cristiani o ancora pagani, le Suore a Tezpur 
accudiscono alle Opere della santa Infanzia, 
al Catecumenato fenuninile e a una scuola 
speciale che, usando di tante piccole astuzie 
e maniere, tende continuamente alia eleva- 
zione morale e materiale della donna in 
questo vasto distretto. 

Emule del Sacerdote missionario, anche le 
brave Suore lasciano la pace della loro re- 
sidenza per seguire il Padre e completarne 
I'opera di evangelizzazione. Con il cuore 
ardente di zelo e sempre con il sorriso sulle 
labbra, affrontano volentieri i disagi che, 
il « Giro missionario » implica specialmente 
per il vitto, I'alloggio e per i mezzi di comu- 
nicazione die, il pivi delle volte, si riducono 
al « cavallo di S. Francesco ». 

Perclie il sole dell'India e cocente, la sete 
sara loro immancabile conipagna e le innu- 
merevoli zanzare inoculeranno loro i germi 
della malaria quando I'acqua delle paludi 
e i miasmi dei pantani non procurano di 
peggio. Sono eroine umili ma genuine, che 
solo il buon Dio potra ricompensare: per 
esse, tutte queste fatiche diventano un do- 
vere, quasi un piacere e costituiscono una 
passione. In questi villaggi, che constano 
di misere caparme, si soffre, si langue e si 
muore e, mentre con la loro calda parola 




Emule del Missionario, le Missionarie 
ne completano Topera evangel izzatrice. 

queste sorelle consoleranno i sofferenti e 
istruiranno gli ignoranti, la loro mano pa- 
ziente e mai scliiva alleviera i dolori fisici 
portando sanita e felicita. Percio il loro 
arrivo al villaggio costituisce una festa: 
allora c'e una gara tra le ragazze e le donne 
per accaparrarsi la loro attenzione, per 
condurle a casa, misera capanna di fango 
e di paglia, per far loro visitare un'amma- 
lata o una catecumena. 

Ho davanti a me la statistica del bene 
compiuto in appena un semestre e cioe: 
villaggi visitati 41; istruzioni catechistidie 
224; medicine distribuite 3540; famiglie 
visitate 202. Ouesto e il bene die si puo re • 
gistrare, ma quanto maggiore e quello che la 
Suora fa consigliando, istruendo, ammonendo 
e specialmente con il suo buon esempio! 

Chi conosce la situazione della donna in 
India, puo comprendere questo aspetto della 
vita missionaria della Suora: ella e la vergine 
cattolica che, imitando I'esempio della Ma- 
donna, attraversa la pianura arsa e la mon- 
tagna scabrosa, per compiere opere di ca- 
rita e di santificazione. 

Se chiedete la loro impressione, le Suore 
vi risponderanno con semplicita e umilta. 

— L,a prima notte del mio primo viaggio 
missionario, — mi raccontava una Suora, — 
la passai in una misera capanna di un po- 
vero villaggio della jungla. La novita della 
cosa, il tavolato che ci serviva da letto 
e specialmente il ronzio delle zanzare, mi 
teneva sveglia. L'ululo degli sciacalli a 
breve distanza m'impressionava, tanto pivi 
che al loro urlo, come eco, rispondeva 
quello di molti altri animali, che non po- 
tevo ancora identificare. Ma il mio sgomento 
aumento c[uando avvertii un ripetuto fru- 



82 



scio nelle vicinanze e come una mano ro- 
busta die strappasse parte delle pareti della 
nostra povera abitazione. Non volli svegliare 
la mia compagna e le ragazze, che ci ave- 
vano accompagnate, ma quel rumore con- 
tinue, interrotto solo da brevissime pause, 
non mi permise di cliiudere occhio per tutta 
la notte: solo al mattino mi potei spiegare la 
causa di quel rumore. I cristiani, saputo 
della nostra venuta al villaggio, avevano 
costruito un'abitazione nuova e tutta per 
noi e la paglia fresca aveva attirato alcune 
magre vaccherelle che, sempre affamate, 
fecero im.a scorpacciata di quella paglia 
per esse cosi appetitosa ». 

II lavoro delle missionarie sara uguale in 
tutti i villaggi; raccogliere i piccoli e le donne 
di ogni eta, per insegnar loro le preghiere, i 
canti, per prepararsi alia Confe.ssione e alia 
Comunione del giorno dopo; poi visita alle 
case, per istruir nella religione e medicare i 
feriti. Ecco perche la loro cooperazione 
riesce preziosa ed efi&cace, a complemento di 
quella del missionario, che puo cosi, in poco 
tempo, accudire a tutto il proprio gregge. 

Ritornate alia loro casa di Tezpur, assieme 
alle altre Consorelle attendono al catecu- 
menato femmmile che, quantmique fre- 
quentato per tutto I'anno, dopo la visita 
delle Missionarie ai villaggi, accoglie molte 
altre neofite. Tali nuove conquiste, lasciato 
il villaggio, portano seco il riso sufi&ciente 
al proprio sostentamento ed entrano in casa 
delle buone Suore che, con tanta pazienza, 
le prepareranno al Battesimo. II loro letto 
consiste in una stuoia, come al villaggio; 
esse pero non pensano alle comodita, ma 
a istruirsi. Ogni giorno, dopo la Messa, 
sparse per il giardino, esse ripeteranno le 
preghiere cantate. Non mancheranno poi 



le predichette e le istruzioni non solo morali 
ma anche igieniche e pratiche; come lavare, 
cucinar e anche cucire. Cosi, rigenerate 
alia grazia con il Battesimo, le nuove cri- 
stiane ritorneranno al loro villaggio istmite 
anche nei prmii elementi della civilta. 

Trenta pargoletti allietano inoltre la Casa 
e rOpera della santa Infanzia, che sono una 
benedizione per il distretto. Ouante misere 
creaturine vengono raccolte, battezzate e 
allevate in questa casa benedetta! Nate al 
dolore e all'abbandono, esse trovano nelle 
Suore tante buone manmie che, oltre al 
bene spirituale, attendono anche alia loro 
istruzioue, cooperando cosi alia formazione 
di tante brave ragazze che saranno, tin 
giorno, il nucleo di tante famiglie cristiane. 
Se si domandasse a quel bimbi la loro storia, 
qualcimo di essi potrebbe dire: 

— Non ricordo di aver avuto ima madre, 
ne una casa, ne un paese. Ricordo solo di 
essere stata per tanto tempo in casa di per- 
sone cattive. Poco riso, molte busse e poi 
un giorno, forse perche avevo fatto qualche 
scappatella, mi maltrattarono talmente che 
conservo ancora le cicatrici sulla testa e 
su altre parti del corpo. II buon Dio, che 
veglia sugli orfani e sui derelitti, parlo al 
cuore di un buon uomo, il quale, quantun- 
que ancor pagano, mi porto alia Missione, 
dove trovai cure, affetto e ove ricevetti il 
Battesimo, per il quale son divenuta figlia 
di Dio. 

Voglia Maria Ausiliatrice far fiorire molte 
vocazioni per il campo missionario, afl&nche 
si possano conquistare al Cuore di Gesia 
tante anime! 



83 



Mons. Ferrando 

Vescovo Salesiano - Shillong.. 



Ritornate alia loro casa di Tezpur, assieme alle altre Consorelle.. 





DGL nORD 



(Racconto giapponese del 1600) 

fC tardi e la Missione di Nan man no tera, an- 
che perclie un po' appartata dal resto del paese, 
sembra immersa in un sepolcrale silenzio. La 
invece ci sono del cuori, die palpitano di ardore 
apostolico. 

Sulla via, qualche frettoloso viandante e 
null'altro. II Missionario, ritornato da una fati- 
cosa escursione apostolica, si effonde in santi 
affetti dinanzi al Dator della vita, e poi si ritira 
nel suo studiolo a preparar nuove tattiche di 
battaglia contro Satana. 

Mentre sta recitando le ultime « ore » del 
Breviario, ecco un runiore insolito, quasi im- 
percettibile, vicino alia porta della stanza. Che 
sara? 

II Missionario si ricompone subito e, prepa- 
rando il cuore a ogni evento, continua tranquillo 
la sua preghiera: « Deus mens, adjutor mens, 
et sperabo in eum ». Era proprio un versetto 
che faceva per il caso. 

A un tratto, la porta si apre leggerniente 
e spunta prima una lunga spada, poi un gran 
figuro che, al lume della candela, era difficile 
individuare. IJ un gigante dalla faccia torva, 
con uno straccio rosso alia fronte, capelli neri 
e ispidi che gli cadono da ogni parte; nella de- 
stra stringe una lunga spada sguainata, che 
punta al petto del Missionario digrignando i 
denti: 

— Voglio denari! — urla poi con voce roca 
e selvaggia. 

Era il famigerato « Orso del nord », chiamato 
cosi per la sua robusta corporatura erculea, ma 
piu per i numerosi furti e omicidi commessi in 
barba alia giustizia. 

II Missionario si alzo lentamente e con voce 
dolce, quasi amichevole: 

— Vedi... — disse, — io non ho tanti de- 
nari; tutta la mia ricchezza e qui! — E tiro 
fuori alcune piastre di rame, che I'ingordo « Orso » 
afferro subito, non tuttavia soddisfatto. 



— Non darmela a bere! — disse. — Voi ve- 
nite a commerciar nel nostro Giappone e percio 
denari ne avete. 

— Ma il nostro commercio e di anime, non 
di denaro... — spiego il Missionario. — I nostri 
soldi sono i meriti di Gesu morto in croce per 
noi tutti, anche per te! — Cosi dicendo, il Mis- 
sionario gli fece osservare il grande crocifisso 
murale e intanto gli parlava della Redenzione. 

Tali parole, dette con tanta dolcezza, col- 
pirono il cuore dell'* Orso » il quale, aprendo 
la mano e lasciando cadere sul tavolo i pochi 
denari ricevuti, mornioro: 

— Com'e diverso costui dagli altri uomini! 
Che non sia un dio anche lui? — E rimettendo la 
spada nel fodero, dileguo fra le tenebre ancora 
<i Orso del nord », ma ammansato. 

Nella stessa notte un violento terremoto di- 
struggeva la citta gettando nella miseria poveri 
e ricchi, migliaia di persone. Un fuggi fuggi ge- 
nerale, uno scompiglio indescrivibile. Unico tran- 
quillo, in tanta confusione, il nostro « Orso » che, 
seduto sulle macerie di una casa fuori mano, 
fumava la sua pipetta incurante di nulla; non 
aveva ne parenti ne amici da salvare, e tutte le 
sue risorse erano al sicuro nel saccone che teneva 
vicino a se. Ma ecco pararglisi davanti una scena 
molto straziante. Dai ruderi di una casa crol- 
lata sbuca un bimbo, che tosto si mette a pian- 
gere e a chiamare aiuto per la sua mamma im- 
mobilizzata fra due travi. 

— ii troppo compassionevole... — penso al- 
lora I'd Orso ». — Bisogna aiutare! E si accinse 
all'opera. Sentiva in cuore una voce, che lo in- 
coraggiava. Nello stesso momento passo di la 
un capobonzi in portantina, scortato da una 
buona squadra di sudditi armati. II bimbo, 
sperando un piii forte e celere aiuto perche 
si era aggiunto anche il pericolo del fuoco, 
corse dal caposquadra e domando soccorso. 
Fermatosi il convoglio, il bonzo, sporgendo dal 
finestrino la testa calva: 

— Avanti, marmotte! — urlo. — Non vedete 
il pericolo del fuoco? 

— C'e questo bimbo che domanda aiuto per... 

— Gettatelo nel fango quel monello e... avanti! 
!/'« Orso del nord », che ha assistito alia truce 

scena, da uno scatto, afferra un bastone, corre 
a piantarsi innanzi al convoglio del bonzo e: 

— \'oglio veder quel bonzo! — urla furi- 
bondo. — Voglio insegnargli io la carita, tiz- 
zone d'inferno! — E dimena per I'aria il suo 
randello. 

Allora inconiincia una zuffa, tuttavia le di- 
verse spade non riescono ad atterrare l'* Orso » 
inferocito. Percio il bonzo indignato e atterrito 
ordina al suo arciere: 

— In fretta! Una freccia al cuore di quel 
cane! — Cosi il povero « Orso » cade glorioso. 

Zelo intempestivo!? Ma il cuore era buono 
e I'intenzione retta. 

Intanto la povera donna sarebbe perita tra 
le fiamme divampanti dalle macerie, se il Mis- 
sionario e una squadra di eroi cattolici percor- 
renti le vie della citta non fossero giunti in 
tempo a salvarla. II Missionario, appena vista 
la necessita, anziche scappare, raduno dei vo- 



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lenterosi incaricandoli di andare alia ricerca 
di poveretti da aiutar e di anime da salvare; 
egli, fin dal principio del disastro, mise a di- 
sposizione la residenza e la cappella, che si 
trasformarono in un ospedal^ diretto dal Mis- 
sionario che, passando di letto in letto, consi- 
gliava, confortava, battezzava e confessava. 

Mentre, al tranionto dello stesso giorno del 
disastro, egli gira su e giu per la chiesa, a 
un tratto si arresta impressionato da una fac- 
cia nota. Si avvicina al letto e osserva. ft il 
famoso « Orso », il quale pure, visto e ricono- 
sciuto il Padre, sbarra gli occhi, e qiiando 
sente la dolce mano scorrergli sul viso quasi 
per animarlo, orgoglioso ma stentatamente: 

— ■ Padre! — sospira. — Le tue parole di 
iersera mi hanno fatto bene! Perdonami! ]Muoio 



per un'opera di carita! Parlami di Ocsu morto 
in croce per noi, del Paradiso e della felicita 
eterna! Non posso andarci anch'io? 

AUora il ^Nlissionario s'inginocchia presso il 
morente e con voce iunorevole gli parla di Gesii 
e della Croce e poi, con effusionc di cuore, 
versa su quella testa rude Tacrine rigenera- 
trice del Battesimo. 

— Spera! — gli dice quindi. — I'n pezzo 
di Paradiso ci sara anche per te! 

Contento e soddisfatto, r<'()rso» mutato in 
agnello chiude sorridente le pj.lpebre mornio- 
rando: — Gesu... Paradiso... Perdono! 

F, Gesii gli avra certo risposto nell'intimo 
del cuore: — Hodie niecuni eris in Paradiso! 

D. L. Fl.ORAN 

MissiouUi'io salesiano. 



^^if-^i^^iJ-^^i^if'iSi^'i^i^if-i^i^^^-ir'tr'ir'ir-tfit^r-if-ir-it-ir-irit-CririT-irf'if- 




— M I'eta? 

Ouesto e un probleina davvero difficile e 
inibrogliato. Sua madre certamente non. sa, 
perche tutte le donne di qui — indie o 
meticce — non badano a cio : sue padre 
non ricorda pivi, dal giorno in cui « per- 
dette il conto ». Ma il ragazzo, a guardarlo 
bene, potra avere sette anni. 

E I'ultiino arrivato, sara il piu piccolo 
della Missione. 

— Come ti cliiami ? 

II <( guri )> non risponde e non bada: su 
quella colma faccia bronzata lo scontento 
e vivo, e pare che gli occhi abbiano ap- 
pena cessato di piangere. 

— Come ti chianii? 

— Iracyr! — dice la niadre. 

— Bene; sei contento di venire alia Mis- 
sione ? 

— No! — comment a il babbo. — Non 
vuole... 

AUora P. I.uiz continua affabile e scher- 
zoso: 

— No?! E perche? Vedrai quanta allegria 
qui! Ci sono tanti ragazzi che giocano e 
cantano... Vieni, che ti divertirai... 

Entrano nel cortile, spazioso e assolato: 
portici bianchi ai lati, in fondo la bella 
chiesa nuova, qua e la giovani alberelli 
fronzuti. Ma e tutto silenzioso e deserto. I 
ragazzi stanno ora a scuola: i giovanotti 
lavorano nelle officine, gli operai nella fo- 
resta o nei canipi, tra le coltivazioni di riso 
e di mandioca, nei bananai ricclii e pro- 




mettenti, nelle piantagioni di canna, sul 
greto alto e rossastro a impastar mattoni. 
Oueste son le ore utili e buone, di fatica 
rude all'aperto, prima che il sole saiga I'o- 
rizzonte, e arrovt-nti I'aria e la terra, e bruci 
le schiere igiuule e sudauti dv-i lavoratori. 

— Iracyr, ti place (riini)arar a k-ggere? 

Silenzio. 

L'indietto e riniasto indictro hnbronciato: 
])are die tutto (juel vasto caseggiato, per 
lui grandioso e nuovo, non lo interessi affatto; 
sembra che ogni parola d-l Padre lo renda 
sempre piu scontroso e muto. Forse rain])ia 
barba folta e brizzolata d^-l Missionario 
incute soggezione al piccolo iudio, che si 
volge a tratti verso il fiume l)ass.) e lontano, 
scrosciante e spumoso fra le pietre della 
cascata: il bel rio Tiquie, che si perde laggiu 
oltre le isole, tra due alte nniraglie di verde 
e un bagliore accecante di sole; il suo rio, 
per il quale ^ disceso navigando tre giomi. 



S5 



al tonfo del piccolo remo, sulla ubd nuova 
e robusta... E dove sara ora la sua capauna 
di tdipa — di legno, di fango, di fronde — 
quieta e solitaria sulla riva del ruscello 
canter ino? Perche lo hanno portato qui sulla 
spianata ignuda, dove non v'ha pivi ne acqua 
ne bosco? 

Ma il suo babbo lo sa il perche, il robusto 
Zeca che conosce bene la Missione e la casa 
grande del Padre, ed e amico di tutti i mis- 
sionari, da quell'anno die vi brucio la selva 
in basso con tutte le piantagioni. Allora 
la gente aveva fame e P. Balzola — buon'a- 
nima — aveva provvisto farina di mandioca 
a